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Il viaggio infinito


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Ripropongo questo 3D di Cremisi (2020), il ciclo naturale dell'esistenza?

 

Da quel  momento in poi cessano tutti i dolori  le sofferenze  siamo avvolti da una sensazione di assoluto benessere qualcosa di mai conosciuto prima, qualcuno, qualcosa, ci chiede se vogliamo tornare indietro,  in pochi casi si accetta  nella quasi totalità dei casi vogliamo restare in quella condizione, stiamo troppo bene, una felicità infinita ci spinge a proseguire.

Il buio ci avvolge, una luce in lontananza ci attira verso di se, sono pochi attimi che durano una eternità rivediamo il percorso della nostra vita, i nostri amori, i nostri affetti, la nostra vita ci scorre davanti come un film siamo spettatori ci ciò che siamo stati.

Ci ritroviamo oltre quella luce la in fondo, siamo dall'altra parte, persone a noi care ci accolgono ci parlano siamo felici di rivederle, e un momento di gioia infinita, siamo in un luogo in cui ci siamo già  stati,  e un luogo familiare lo abbiamo gia visto molte volte  tutto ci appare molto naturale.

Non so dire quanto tempo e trascorso, quanto tempo si resta  in quel luogo  in quella condizione, all'improvviso accade qualcosa ci ritroviamo ancora nel buio quel luogo  scompare  siamo soli, .un senso di sgomento ci assale qualcosa e cambiato la memoria svanisce non ricordiamo più nulla.

Di nuovo una luce udiamo dei suoni, respiriamo, dei volti ci guardano sorridenti uno su tutti e molto felice, e il volto di quella persona che chiameremo mamma. 

L’Adesso è il vostro unico punto di accesso al regno senza tempo e senza forma dell’Essere - E. Tolle

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Il 28/1/2023 at 23:36, mystery1967 ha scritto:

Ripropongo questo 3D di Cremisi (2020), il ciclo naturale dell'esistenza?

 

Da quel  momento in poi cessano tutti i dolori  le sofferenze  siamo avvolti da una sensazione di assoluto benessere qualcosa di mai conosciuto prima, qualcuno, qualcosa, ci chiede se vogliamo tornare indietro,  in pochi casi si accetta  nella quasi totalità dei casi vogliamo restare in quella condizione, stiamo troppo bene, una felicità infinita ci spinge a proseguire.

Il buio ci avvolge, una luce in lontananza ci attira verso di se, sono pochi attimi che durano una eternità rivediamo il percorso della nostra vita, i nostri amori, i nostri affetti, la nostra vita ci scorre davanti come un film siamo spettatori ci ciò che siamo stati.

Ci ritroviamo oltre quella luce la in fondo, siamo dall'altra parte, persone a noi care ci accolgono ci parlano siamo felici di rivederle, e un momento di gioia infinita, siamo in un luogo in cui ci siamo già  stati,  e un luogo familiare lo abbiamo gia visto molte volte  tutto ci appare molto naturale.

Non so dire quanto tempo e trascorso, quanto tempo si resta  in quel luogo  in quella condizione, all'improvviso accade qualcosa ci ritroviamo ancora nel buio quel luogo  scompare  siamo soli, .un senso di sgomento ci assale qualcosa e cambiato la memoria svanisce non ricordiamo più nulla.

Di nuovo una luce udiamo dei suoni, respiriamo, dei volti ci guardano sorridenti uno su tutti e molto felice, e il volto di quella persona che chiameremo mamma. 

Racconto un po meglio i miei ricordi:

 

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CONSIDERATE LA VOSTRA SEMENZA

FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI

MA PER SEGUIR VIRTUTE E CONOSCENZA

Questa frase di Dante che mi è balzata all’occhio in un dipinto, sintetizza non solo l’essenza, ma anche il fine della vita. Che significato avrebbe il “non vivere come bruti”, se tutto si concludesse con una morte completa, cioè se tutto questo sforzo finisse nel nulla?? E che significato avrebbe il “seguir virtute e conoscenza” se la finalità fosse il niente??? Ecco che di fronte a questa frase si aprono le porte dell’infinito, si apre ciò che l’ateismo vorrebbe negare, e cioè una continuità oltre la morte. C’è da dire che questa continuità si renderebbe necessaria proprio da un punto di vista concettuale, perché l’uomo è l’unico “animale” che muore con delle domande irrisolte. E chiaramente, a qualsiasi domanda irrisolta che si può considerare una causa, deve corrispondere un effetto, e cioè la risposta alla domanda. Questo ragionamento molto semplice, ma difficile da eludere, presuppone che una risposta alla domanda ci sia nel post-mortem, cioè oltre la vita fisica. Altrimenti verrebbe a cadere, con la morte dell’uomo, proprio il principio di causa-effetto che è riconosciuto universale anche dalla fisica. Ma questo è solo un piccolo aspetto di ciò che l’uomo è, dal momento che egli uomo è in grado di vede l’universo e di porsi delle domande sulla finitezza e sull’infinitezza. E come potrebbe vedere l’universo se l’universo non fosse già in lui?? Forse non ve lo sete mai chiesto, ma noi siamo proprio uno specchio dell’universo, uno specchio della bellezza e della bruttezza, uno specchio dell’infinito che stà fuori di noi ma deve necessariamente stare pure dentro di noi altrimenti non potremmo neppure porci la domanda su tale infinito. Quello che Margherita Hack temeva, o perlomeno voleva negare, era il Big-Bang perché secondo lei rispecchiava la Genesi Biblica del mondo. Cioè che la Hack voleva sostenere, e lo ha fatto fino alla fine della sua vita, era l’infinitezza dell’universo ed il suo non essere mai nato. Sperava in tal modo di negare Dio come se questo fosse una risposta alla finitezza e giustificasse un origine. In realtà la Hack, sostenendo l’infinitezza e la non origine esprimeva soltanto la sua infinitezza e la sua non origine. Paradossalmente questo concetto così semplice dell’infinitezza e della non origine è stato poi ripreso da un “personaggio” particolare che ha usato questi concetti proprio per dimostrare l’esistenza di un Dio o Forza che stà alla base del tutto e che noi percorriamo su una distanza infinita, discoprendo il significato dell’esistenza un po alla volta. La musica che ascoltate è in voi, il bello che vedete è in voi, il paesaggio che ammirate è in voi. Si, certamente, anche gli animali vedono e sentono, ma non interiorizzano. La bellezza di un tramonto per loro non esiste. Gli animali non sanno fissare le stelle e porsi la domanda dei significati. Ed è proprio questo aspetto, cioè i significati, che non stanno nel cervello o nelle reazioni biochimiche cerebrali, ma provengono da un oltre, da qualcosa che stà nell’uomo ma è anche fuori dell’uomo. Mi vien da ripetere con Gibran””voi non siete rinchiusi nel corpo, né confinati nella case o nei campi, ciò che siete è uno spirito, che avvolge la terra e muove nell’etere

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  • 2 months later...

AUTOBIOGRAFIA DI UN REINCARNATO DI EDWAR W RYALL

Nel frattempo volevo segnalare un libro di un reincarnato che in parte ricorda un po la mia storia. Anche Edward W. Ryall ha cominciato ad avere i suoi primi ricordi da piccolissimo, però ha avuto molti più ricordi di me, e l'ultimo ricordo è che si confrontava con un altro soldato su un prato, in sella ad un cavallo entrambi, l'altro soldato ha avuto la meglio, l'ultimo ricordo è la spada che gli tranciava il collo, poi più nulla.

“Fin dai primi anni di questa vita ho avuto dei ricordi di una esistenza precedente``. Cosi inizia questo incredibile libro testimonianza.

L’Autore in una vita precedente era il contadino John Fletcher, nato in Inghilterra nel 1645 e perito tragicamente nella battaglia di Segedmoor. La sua di quel tempo fu un’esistenza normale, quella di un uomo di campagna come tanti, ciò nondimeno fu colma di avvenimenti importanti e significativi. Con una grandissima quantità di particolari Ryall fa riemergere dalla sua coscienza una storia semplice ma avvincente, affrescando una testimonianza di vita nell’Inghilterra del 1600 a dir poco eccezionale.

Edward W. Ryall è un uomo come tanti. Non ha mai sognato ad occhi aperti ma sin da piccolo ha sempre avute ricordi, a volte limpidissimi, di un’altra vita. Pregiudizi ed incomprensioni, l`opposizione della famiglia prima e della moglie poi, gli hanno impedito per anni di rendere pubblica questa sua esperienza affascinante, ma l’impeto del ricordo ha avuto la meglio. Oggi Ryall - che ha già superato la sessantina , ha finalmente rotto gli indugi ed ha raccolto in questo diario tutte le sue memore antiche, autorevolmente e sempre confermate da fatti storici realmente accaduti.

Ma quello che è significativo è che Edward W. Ryall ha avuto in questa vita l'intromissione violenta di un personaggio della vita precedente.

Nel 1944 era ufficiale inglese e stava attraversando con altri soldati un campo coltivato, quando ha sentito distintamente la voce di sua moglie della vita precedente che gli ha detto "fermati"; e dice era proprio la voce di mia moglie della vita precedente perchè aveva un timbro particolare, inconfondibile. A quel "fermati" Edward W. Ryall prontamente si è fermato. Se avesse fatto un altro passo in avanti avrebbe pestato su una mina, ma quel "fermati" gli ha fatto subito rivolgere gli occhi a terra ed ha visto che una spanna più avanti il terreno era mosso. Subito è stata individuata la mina. Quella voce gli aveva salvato la vita.

Così penso che anche noi siamo continuamente seguiti dai nostri cari e chissà quante volte ci hanno salvato la vita, magari non con un intervento così eclatante, ma con un consiglio interiore.

 

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E così si fece sera. e Almitra  l'indovina  disse:

Sia benedetto questo giorno e questo luogo e il tuo spirito che ha parlato. E lui rispose: Ero io a parlare ? Non sono stato io stesso un uditore ? Quindi scese i gradini del tempio e tutto il popolo lo seguì. Lui raggiunse la sua nave e restò in piedi sul ponte. E ancora rivolto al popolo levò alta la voce e disse: Popolo di Orfalese, il vento mi comanda di lasciarvi. Io sono meno impaziente del vento, tuttavia devo andare. Per noi, viandanti eternamente alla ricerca della via più solitaria, non inizia il giorno dove un altro giorno finisce, e nessuna aurora ci trova dove ci ha lasciato al tramonto. Anche quando dorme la terra, noi procediamo nel viaggio. Siamo i semi della tenace pianta, ed è nella nostra maturità e pienezza di cuore che veniamo consegnati al vento e dispersi. Brevi furono i miei giorni tra voi, e ancor più brevi le parole che ho detto. Ma se la mia voce si affievolirà nel vostro orecchio e il mio amore svanirà nella vostra memoria, allora io tornerò. E con cuore più ricco e labbra più docili allo spirito, parlerò con voi. Sì, tornerò con la marea, E se anche la morte mi celasse e mi avvolgesse il silenzio più profondo, ancora cercherò il vostro ascolto. E non cercherò invano. Se ciò che ho detto è verità, questa verità dovrà rivelarsi in una voce più chiara e in parole più somiglianti ai vostri pensieri.

Io vado col vento, popolo di Orfalese, ma non verso il  nulla. E se questo giorno non  è compimento delle vostre attese né del mio amore, sia allora promessa per un altro giorno. I bisogni dell'uomo mutano, ma non  il suo amore né il desiderio che sia l'amore a placarli. Sappiate dunque che io tornerò dal silenzio più grande. La nebbia che all'alba si dissolve e lascia sui campi solo rugiada, si alzerà per raccogliersi in nube e ricadere sotto forma di pioggia. E io fui come nebbia. Nella quiete della notte ho camminato per le vostre strade e il mio spirito è entrato nelle vostre case, I palpiti del vostro cuore erano nel mio cuore e sul mio volto soffiava il vostro respiro, e vi ho conosciuti tutti. Sì, ho conosciuto la vostra gioia e il vostro dolore e, nel sonno, i vostri sogni erano i miei sogni. Tra voi sovente sono stato un lago circondato da montagne. In me si sono rispecchiate le vostre vette e i curvi pendii, e anche il lento sfilare delle greggi dei vostri pensieri e passioni. E al mio silenzio è giunto come a ruscelli il riso dei vostri bambini e a fiumi l'ardente desiderio dei vostri giovani. E raggiunta la mia profondità, ruscelli e fiumi non avevano ancora smesso il canto. Ma qualcosa di più dolce del riso e più grande del desiderio è giunto sino a me. L'infinito in voi;

L'uomo immenso del quale non siete altro che cellule e nervi; Nel cui cantico ogni vostra voce non è che un muto singhiozzo. E' nell'uomo immenso che voi siete immensi, Ed è nel guardarlo che vi ho guardato e amato. Poiché a quali distanze, al di là di questa immensa sfera, può giungere l'amore ? Quali visioni, quali attese e quali speranze si eleveranno oltre quel volo ? Come una quercia gigantesca in piena fioritura è l'uomo immenso in voi. La sua forza vi lega alla terra, la sua fragranza vi solleva nell'aria, e nel suo perdurare voi siete immortali. Vi è stato detto che voi, simili a una catena, siete deboli quanto il vostro anello più debole. Questa non è che una mezza verità. Voi siete anche forti come il vostro anello più forte. Misurarvi dalla vostra azione più meschina è come calcolare la potenza dell'oceano dalla fragilità della sua schiuma. Giudicarvi dai vostri errori è accusare le stagioni per la loro incostanza. Sì, voi siete come l'oceano, E sebbene le navi, pesanti di carichi, attendano la marea sulle vostre rive, voi, come l'oceano, non la potete affrettare.

E inoltre siete come le stagioni, E benché nel vostro inverno neghiate la vostra primavera, La primavera che è in voi sorride intatta e assopita. Non pensiate che io vi parli così affinché vi diciate l'un l'altro: "Ci ha ben lodato. In noi non ha visto che il buono". Io vi ho solo tradotto in parole ciò che voi stesse conoscete in pensiero. E che cos'è la parola se non l'ombra di una conoscenza inespressa ? I vostri pensieri e le mie parole sono le onde di una memoria sigillata che conserva la traccia del nostro passato, E dei remoti giorni in cui la terra non conosceva noi né sé stessa, E delle notti in cui era preda del caos. Uomini savi sono venuti per darvi la loro saggezza. Io sono venuto per attingerla da voi. E ho trovato quanto è più grande della saggezza: La fiamma dello spirito in voi che si alimenta di sé stessa, Mentre voi, noncuranti del suo espandersi, piangete l'inaridire dei giorni. E ho trovato la vita che cerca la vita in corpi che temono la tomba. Qui non ci sono tombe. Queste montagne e queste pianure sono una culla e una pietra per il guado.

Quando passate per il campo dopo aver sepolto i vostri avi, guardatevi intorno e vedrete voi stessi con i vostri figli danzare mano nella mano.

In verità, spesso fate festa senza saperlo. Altri uomini vennero a blandire la vostra fede con dorate promesse e voi a loro rendeste ricchezze e potenza e gloria. Io vi ho dato meno di una promessa, eppure siete stati con me più generosi: Mi avete dato la più profonda sete di vita futura. Certo non vi è dono più grande per un uomo di ciò che muta ogni proposito in labbra ardenti e tutta la vita in una fonte. E in questo sta il mio onore e la mia ricompensa: Vengo a bere a una fonte e trovo l'acqua viva essa stessa assetata; E mentre io bevo l'acqua mi beve. Qualcuno tra voi mi ha stimato superbo e troppo schivo per ricevere doni. In verità sono troppo superbo per accettare compensi, ma non doni. E sebbene abbia mangiato bacche sulle colline quando mi avreste invitato alla vostra mensa, E dormito sotto il portico del tempio quando mi avreste dato asilo con gioia, Non è stata forse la vostra amorevole preoccupazione per i miei giorni e le mie notti a rendere il cibo dolce alla mia bocca e a circondare il mio sonno di visioni ?  

  Per tutto questo io vi benedico ancora. Voi date molto e lo ignorate: In verità la bontà che si ammira allo specchio si tramuta in pietra, E una buona azione che si compiace di sé stessa genera una maledizione. E alcuni di voi mi hanno giudicato distante ed ebbro della mia solitudine, E hanno detto, "Lui tiene consiglio con gli alberi della foresta, ma non con gli uomini. Siede solitario sulle cime dei monti e guarda dall'alto la nostra città". E' vero, ho scalato montagne e ho camminato in luoghi remoti. Ma come avrei potuto vedervi se non da una grande altitudine o da una grande distanza ? In verità, come si può essere vicini se non si conosce la lontananza ? E altri tra voi si sono tacitamente rivolti a me pronunziando queste parole: "Straniero, straniero, amante di irraggiungibili altezze, perché vivi sulle cime dove le aquile costruiscono il loro nido ? Perché cerchi l'impossibile ? Quali tempeste vorresti carpire ? E quali uccelli chimerici insegui nel cielo ? Vieni, e sii uno di noi. Scendi, placa la tua fame col nostro pane e spegni la tua sete col nostro vino".

Nella solitudine dell'anima questo hanno detto;

Ma se la loro solitudine fosse stata più profonda avrebbero capito che ricercavo soltanto il segreto della vostra gioia e della vostra pena, E che inseguivo soltanto la vostra essenza più vasta che si libra nel cielo. Ma il cacciatore è stato anche la preda; Molte frecce hanno lasciato il mio arco solo per mirare al mio petto. E il volatile è stato anche il rettile; Quando le mie ali si dispiegavano al sole, la loro ombra sulla terra era una tartaruga. E io, il credente, sono stato anche lo scettico, Poiché sovente ho messo il dito nella mia stessa piaga, per avere di voi la conoscenza e la fede più profonde. Ed è con questa fede e questa conoscenza che io dico, Voi non siete rinchiusi nel vostro corpo, né confinati nelle case o nei campi. Ciò che voi siete ha la sua dimora tra le montagne ed erra nel vento. E non è qualcosa che striscia al sole per scaldarsi o scava buche nel buio per trovare rifugio. Ma qualcosa di libero, uno spirito che avvolge la terra e muove nell'etere. Se queste sono parole vaghe, non cercate di chiarirle. Vago e nebuloso è l'inizio di ogni cosa, ma non la sua fine.

E vorrei che mi ricordaste come un inizio. La vita, e tutto ciò che vive, è concepito nella nebbia e non nel cristallo. E chissà se il cristallo non è la nebbia che si dilegua ? Nel ricordarmi, non scordatevi di questo: Ciò che in voi sembra più fragile e confuso, è invece più forte e determinato. Non è forse il respiro che ha eretto e temprato la vostra struttura ? E non è forse un sogno che nessuno di voi ricorda di aver sognato, ciò che ha edificato la vostra città e modellato ogni cosa in essa ? Se solo poteste vedere il flusso di questo respiro, non vorreste vedere nient'altro. E se solo poteste udire il sussurro di questo sogno, non vorreste ascoltare suono diverso. Ma voi non vedete né udite, e questo è bene. Il velo che offusca i vostri occhi sarà sollevato dalla mano che lo ha tessuto, E la creta che ostruisce le vostre orecchie sarà rimossa dalle dita che l'hanno impastata. E voi vedrete. E voi udirete. Ma non rimpiangerete di aver conosciuto la cecità, né di essere stati sordi. Poiché in quel giorno conoscerete il fine nascosto. E benedirete l'oscurità come avreste benedetto la luce.

Dette queste cose si guardò intorno e vide il timoniere in piedi vicino alla sbarra scrutare ora le vele gonfie ora l'orizzonte.

E disse: Paziente, troppo paziente è il capitano della mia nave. Il vento soffia e le vele sono inquiete; Anche il timone implora la sua rotta; Tuttavia il mio capitano ha atteso con calma il mio silenzio. E questi miei marinai, che già udivano il coro del mare aperto, hanno saputo ascoltarmi pazienti. Non aspetteranno più a lungo. Sono pronto. Il fiume ha raggiunto il mare, e ancora una volta la grande madre accoglie il figlio nel suo grembo. Addio, popolo d'Orfalese. Questo giorno è finito. Si chiude su di noi come il giglio acquatico sul suo domani. Serberemo quello che qui ci è stato donato, E se non sarà sufficiente, ci ricongiungeremo per tendere ancora le mani verso colui che dà. Tornerò a voi, non dimenticatemi. Sarà tra breve, e il mio anelito raccoglierà polvere e saliva per un altro corpo. Sarà tra breve, un attimo di calma nel vento e un'altra donna mi partorirà. Addio a voi e alla giovinezza trascorsa con voi. Appena ieri ci incontrammo. Voi avete cantato per me nella mia solitudine e io ho costruito una torre nel cielo con i vostri desideri.

Ma ora il nostro sogno è finito, è volato via il sonno e non è più l'alba. Il mattino volge al termine, il nostro dormiveglia si è trasformato nella pienezza del giorno, e dobbiamo separarci. Se ancora una volta ci incontreremo nel crepuscolo della memoria, parleremo nuovamente insieme, e il canto che voi intonerete sarà allora più profondo. E se le nostre mani si toccheranno in un altro sogno, costruiremo un'altra torre nel cielo.

Così dicendo fece un segnale ai marinai e subito essi levarono le ancore e, liberata la nave dagli ormeggi, salparono verso oriente. E un grido venne dal popolo come da un solo cuore, salì nel crepuscolo e dal mare fu portato lontano come uno squillo di tromba.

Solo Almitra rimase in silenzio fissando la nave fino a che scomparve nella foschia. E quando tutto il popolo si disperse lei restò sola sul molo mentre nel suo cuore riaffioravano le parole: "Sarà tra breve, un attimo di calma nel vento, e un'altra donna mi partorirà"  

Il Commiato da "Il Profeta" di Kahlil Gibran

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ESTRATERRESTRI INCONTRATI DA GIOVANNI 23°

Per chi pensasse che Pier Giorgio Caria sia un visionario dicendo che gli Extraterrestri hanno rapporti anche con il Vaticano, vi riporto questo episodio:

 

https://www.eurocomu...iii-gli-alieni/

 

La morte  del Cardinale Capovilla riporta alla ribalta un episodio poco conosciuto dal pubblico, in quanto con Loris Capovilla scompare l’ultimo testimone di un incontro che Papa Giovanni XXIII avrebbe avuto con un “essere alieno” nel 1961 due anni prima della sua morte. L’incontro sarebbe avvenuto nei giardini della Villa Pontificia di Castel Gandolfo e Loris Capovilla ne sarebbe stato  testimone. Il Segretario del Papa per espresso desiderio di Roncalli avrebbe mantenuto per anni il segreto di questo “incontro”. La notizia apparve su un quotidiano inglese e fu poi ripresa dal “Sun” nel 1985. Molti, all’interno della Santa Sede, sono propensi a ritenerlo veritiero. Secondo quanto riferito da Mons. Capovilla, il “contatto” sarebbe avvenuto in un pomeriggio di luglio del 1961.

«Camminavamo – racconta Capovilla – il lago a pochi passi, uno accanto all’altro, come due amici, come avevamo fatto tante volte in quegli splendidi pomeriggi d’estate. Come persone qualsiasi che hanno voglia di starsene un po’ in disparte, fuori dalla routine quotidiana. A un tratto, sopra le nostre teste apparvero luci colorate, arancio, ambra, azzurro e poi accadde l’imponderabile che è difficile da raccontare: le luci si fermano per qualche minuto sulle nostre due figure che camminano fianco a fianco, poi il contatto. Una delle astronavi si stacca dallo stormo e atterra nel lato sud del giardino. Il portellone si apre e dalla carlinga esce fuori qualcosa» .È «assolutamente umano» riferirà Capovilla, solo che ha una luce intorno che lo avvolge. Caddero in ginocchio i due, poi Roncalli si alzò e senza esitare andò verso “l’uomo”, quell’essere assolutamente umano avvolto da una luce tenue, penetrante.

Parlarono per circa venti minuti ma non si potevano sentire quelle voci: «non sentii nulla» ma parlavano tra di loro, gesticolavano. Per ben venti minuti poi l’Uomo voltò le spalle e se ne ritornò sull’astronave che ripartì. «Roncalli mi guardò e pianse. Quando ritornò verso di me – prosegue Capovilla – mi disse: “I figli di Dio sono dappertutto. Anche se a volte abbiamo difficoltà a riconoscere i nostri stessi fratelli”». Questo avrebbe detto Papa Roncalli al suo segretario che per anni, forse per volere dello stesso Giovanni XXIII, gli impose il silenzio sulla vicenda. Sono passati 55 anni dall’“incontro” in quello strano pomeriggio e tuttora in Vaticano sono presenti dubbi e perplessità. Ora con la morte del Cardinale Capovilla, ultimo testimone del fatto straordinario, si chiude il ricordo  di quel contatto.

 

 

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IL PAPAGALLINO DI AMBURGO

La storia del Pappagallino di Amburgo è una storia  decisamente strana, ma avvenuta veramente, inquadrabile nei fenomeni di parapsicologia, ma che comunque ognuno può interpretare a suo modo.

La traggo dal libro di Enrico Marabini, docente di Parapsicologia presso l’Università di Bologna.

Il libro che è estremamente serio e critico si chiama “Propedeutica Parapsicologica- Cooperativa libraria Università editrice Bologna.-

Nel 1970 i coniugi Von Damàros avevano una figlia, Barbara che aveva 14 anni. Abitavano ad Amburgo.

Nel Natale del 1970 comprarono un pappagallino a cui diedero nome Butchi.

Butchi divenne presto amico di tutti. Era come un altro figlio, solo che non parlava.

Gorgheggiava con il suo accento di giungla Brasiliana, ma non riuscivano ad insegnargli neppure il suo nome.

Il 17 Giugno 1971 Barbara morì, vittima di una strana malattia..

Qualcosa dicono, inerente allo sviluppo delle sua età.

Aveva 14 anni.

I coniugi Damàros non avevano altri figli, per cui il dolore fu enorme e niente poteva consolarli.

Alcuni mesi dopo Butchi, il pappagallino, cominciò a parlare con voce d’uomo, dando notizie di Barbara, oppure dicendo, con la stessa voce della ragazza morta “Ich bin Barbara”, io sono Barbara, .

E poi brevi frasi per comunicare: “ Sto bene, qui sono felice, , Ho visto Goethe. La nonna cadrà e si romperà una gamba. La mia compagna di scuola morirà il tal giorno.

E la nonna qualche giorno dopo cade e si rompe una gamba, e la compagna di scuola muore.

Qualche settimana fa, scrive Vintila Horia, madre della bambina, Butchi aveva profetizzato la morte di una vicina, ed i coniugi Von Damàros aspettavano che la profezia si avverasse, e puntualmente si è avverata..

Sono centinaia di frasi, una dopo l’altra, registrate nel corso degli ultimi anni, prima che il pappagallino morisse.

Il fenomeno comincia sempre con il solito gorgheggio del pappagallino per nulla diverso da quello di qualsiasi altro uccello della sua specie.

Poi improvvisamente, a quella dell’uccello si sovrappone una voce d’uomo, interrotta a volte da quella di Barbara stessa.

Sono parole chiare, che raccontano qualche cosa, descrivono lo stato d’animo della ragazza o sussurrano “La mia mamma, la mia dolce mamma”.

La voce a volte pronuncia parole in inglese, francese, russo, parole che i genitori ignorano..

Ed intanto il fenomeno viene studiato dai più famosi parapsicologi e psicologi della Germania.

In occasione della visita di Géerman de Grumosa, famoso parapsicologo spagnolo, quando questi passando la fiamma dell’accendino davanti agli occhi del pappagallino mentre parlava, si rese conto che era in trance poiché non sbatteva le palpebre né dimostrava di essere disturbato dal fuoco.

Ed ecco la seconda inattesa parte di questo capitolo, racconta Marabini.

Dopo un anno dalla mia visita a Reinbek, i miei contatti con la famiglia Dàmaros sono stati sporadici.

Ma venendo a sapere che l’uccellino era morto, volli sapere le sue ultime premonizioni.

Il 3 Febbraio 1974, l’uccellino annunciò per la prima volta la sua prossima morte.

Sette volte tornò sull’argomento, finchè un giorno, i Von Damàros si trovavano alla Sierra di Eifel in vacanza, , Butchi venne di notte a dire addio ai suoi padroni.

Volò per la stanza dell’albergo in cui alloggiavano, ricevette il suo bacio serale, e si addormentò per sempre nella mano della signora Von Dàmaros.

Molte le interpretazioni date a questo fenomeno dagli studiosi.

Visto che non hanno potuto smentirlo avendolo verificato di persona, alcuni dettero un interpretazione prettamente animistica (cioè che abbia agito attraverso il pappagallino l’anima della bambina), altri ripiegarono su un interpretazione prettamente Junghiana, e cioè che possa aver agito l’inconscio dei genitori sul pappagallino per fargli dire tutte quelle cose.

Marabini lascia la cosa in sospeso; ognuno è libero di pensarla come vuole.

 

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