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Quindi alla fine... Dio è non altri che colui che ci ama così come siamo?


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19 risposte a questa discussione

#1 JeSuis

JeSuis

    Nuovo Utente

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Inviato 01 maggio 2021 - 06:05

Ed è l'unico che in buona sostanza può "vederci".

E non è un'entità, bensì una cosa alla quale partecipiamo quando decidiamo di mettere da parte l'io.

 

E tutti i nostri problemi, tutte le sofferenze che rechiamo a noi stessi e agli altri, deriverebbero unicamente dal non accettarci così come siamo. Un uccellino che vorrebbe essere un'aquila, o un'aquila che vorrebbe essere un dragone, o un dargone che si comporta come un uccellino perché pensa che essere un dragone sia una cosa diversa da ciò che già è.

 

Sarebbe bello però vivere anche cose belle, oltre a trovare la forza di amarsi così come si è.





#2 Pandora

Pandora

    il coperchio!!!

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Inviato 01 maggio 2021 - 08:21

Con “sarebbe bello anche vivere cose belle”, quale tipo di cosa bella intendi?

<p>si cambia e poi si cambia ancora


#3 Frèyja

Frèyja

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Inviato 02 maggio 2021 - 07:21

Non saprei dirti cosa sia Dio, in poche parole. Metterei insieme una somma di informazioni parziali rielaborate da me, soggetto finito e limitato, e quindi incapace di cogliere interamente l'immensità di Dio, nonostante l'intensità di alcune esperienze.

Sicuramente l'accettazione di sé stessi è fondamentale per un buon equilibrio interiore. Ma accettarsi non significa giustificare i propri limiti, perpetrarli all'infinito anche quando è possibile cambiare rotta. Significa prenderne atto e muoversi oltre, crescere.
Infatti, se ci pensi, accettare sé stessi e mettere da parte l'io sono due cose quasi opposte, dette così. In realtà manca l'aspetto centrale, ovvero la sublimazione di sé stessi.

Non so in che modo tu osservi le persone, se questa tua riflessione deriva da ciò che vedi in te stesso (probabile) o da ciò che vedi in generale.
Comunemente è difficile arrivare anche all'accettazione, perché per farlo bisogna essere del tutto sinceri con sé stessi, ammettere internamente i propri difetti. E di solito le persone credono di essere nel giusto o di essere giustificate quando agiscono o pensano male.
Per un comune essere umano è difficile perfino capire completamente cosa sia giusto o sbagliato in tutte le occasioni. Alcuni, con evidenti devianze mentali, non lo capiscono mai.

Io credo che tu ti riferisca a te stesso, comunque, che tu sia consapevole delle tue limitazioni e che tu trovi difficile accettarle, amare ciò che sei.
So che hai problemi fisici, e credo che nessuno, men che meno Dio, abbia la pretesa che tu ami la tua condizione. Ma se posso darti un consiglio, sposterei il focus di attenzione sulla mente. Avere un buon controllo sulla mente e sulle emozioni potrebbe darti maggiore sicurezza in te stesso, e potrebbe darti modo di vivere in maniera più serena i problemi fisici, oltre a dimostrarti che la grandezza di un essere umano non sta nella sua abilità di muovere braccia e gambe.
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#4 Pandora

Pandora

    il coperchio!!!

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Inviato 02 maggio 2021 - 08:29

Ti ringrazio Freya, perché il tuo intervento mi ha aiutato a capire un po’ meglio il 3D :asdsi:
Io penso che le considerazioni di partenza siano il frutto di un punto di vista, più che altro avrei bisogno di approfondire i motivi per i quali possano essere “assolutizzabili” (esiste la parola? boh)
Altrimenti faccio fatica a ritrovarmi.
Per esempio, la considerazione “Dio non è un’entita’ ma una cosa alla quale partecipiamo quando decidiamo di mettere da parte l’io”.
Da una parte contiene un concetto che secondo me è profondissimo bellissimo: “ci ritroviamo in Dio quando decidiamo di mettere da parte l’io”. Dall’altro non mi ritrovo per niente nell’affermazione che Dio non sarebbe un’entità, che implica che non avrebbe personificazione o personalità o una volontà sua, perché io invece ho veramente il dubbio che invece sia all’opposto e credo e penso a Dio assumendo questo dubbio come verità, che però non so spiegarmi come sia possibile, la cosa giusta da dire è che la prefiguro possibile perché sono consapevole della mia limitatezza anche solo in relazione al mistero dell’esistenza dell’universo, o della microscopicita’ della terra rispetto allo spazio o delle galassie o degli universi o dei piani dimensionali che possiamo solo ipotizzare o vagheggiare.
Insomma secondo me è vero quello che dice Freya che noi esseri finiti abbiamo inevitabilmente anche una percezione finita di Dio, soprattutto se ci aggiungiamo che chi più chi meno noi esseri umani abbiamo dei gradi di libertà finiti mentalmente fisicamente e perfino temporalmente.
Ma andiamo al sodo.

“E tutti i nostri problemi, tutte le sofferenze che rechiamo a noi stessi e agli altri, deriverebbero unicamente dal non accettarci così come siamo.”
nono, un sacco di grane ce le provocano pure gli altri :)

“Un uccellino che vorrebbe essere un'aquila, o un'aquila che vorrebbe essere un dragone, o un dargone che si comporta come un uccellino perché pensa che essere un dragone sia una cosa diversa da ciò che già è”

Abbiamo stabilito che tutti noi abbiamo dei limiti e dei gradi di libertà possibili entro questi limiti.
A questi limiti possiamo aggiungerci anche i limiti generati dalle nostre personali convinzioni di quali debbano essere i limiti a determinate condizioni.
Per cui non solo la nostra mente o la nostra fisicità, ma anche la società pone barriere, off limits, che molte volte sono solo sovrastrutture culturali o anche espedienti culturali per mantenere un certo controllo sociale o convenzioni, o anche pregiudizi.
Io penso che quando non sappiamo darci il coraggio di provare a superare i nostri limiti da soli, o quando non riusciamo neanche a concepire di usufruire a pieno di gradi di libertà che abbiamo ma non vediamo perché gli anteponiamo le nostre convinzioni, il pensiero della infinita’ di Dio possa dare il vantaggio di armarci di quel coraggio che ci manca nel superamento dei nostri limiti e degli ostacoli che la vita ci mette davanti.
Poi non è detto che ci riusciamo eh.
Però anche solo il coraggio di cercare uno spiraglio è tanta roba.
Insomma pensare all’infinito già di per se’ può aprire dei gradi di libertà pazzeschi nel finito, così come lo è sempre il coraggio di chi non intende lasciarsi condizionare dai limiti più di quanto i limiti stessi prevedano, che è quando si infrangono le convenzioni a partire da quelle più piccole.

Tra l’altro dico queste cose a te ma mi rendo conto che dovrei dirle a me, che sovrappongo ai miei limiti oggettivi i miei limiti mentali su ciò che posso o non posso devo o non devo.
Per cui il punto non è semplicemente non accettarsi.
Il massimo sarebbe accettarsi e partire dall’accettazione per costruirsi nuovi gradi di libertà, che la nostra non accettazione non contempla.
(E non abbiamo nemmeno cominciato a parlare dei gradi di libertà del sovrannaturale, quando si parla di Dio)

<p>si cambia e poi si cambia ancora


#5 Frèyja

Frèyja

    Super Utente

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Inviato 02 maggio 2021 - 09:30

In realtà trovo parecchio inutile disquisire sul fatto che Dio sia un'entità o meno. Nel senso, normalmente parlando di Dio si discute di un'idea. Un'idea che può essere strutturata secondo convinzioni filosofiche, religiose, o più spiccatamente spirituali di vario genere. Ma un'idea non può mai essere perfettamente aderente alla realtà, in questo caso. Normalmente infatti il mistico e l'illuminato (veri) non danno mai definizioni concrete sull'Assoluto, preferendo descriverne gli effetti, i contorni, o rimanendo in silenzio, che è tutto ciò che è possibile fare con i nostri mezzi di comunicazione, ovvero le parole, dette e non dette. Voler parlare di Dio in termini concreti fra l'altro è all'origine di numerosi fraintendimenti che possono degenerare in violenza fra gruppi religiosi o fedeli di diverse religioni. Questa per me è la dimostrazione che le parole sono davvero inadatte.

Comunque sono d'accordo quando dici che i nostri problemi, il dolore che provochiamo a noi stessi e agli altri non deriva da una mancata accettazione di sé stessi. Il discorso è molto più complesso. Magari a volte si.
Forse, più che di accettazione dovremmo parlare di comprensione. Se sostituiamo i termini credo che ci avviciniamo maggiormente alla verità.
Se io non comprendo me stessa, non mi vedo per ciò che sono, e di conseguenza non comprendo nemmeno gli altri e le loro esigenze o il loro modo di essere, è probabile che faccia del male a me stessa e a chi mi sta intorno. Il primo problema è l'ignoranza.

Il resto del tuo discorso non l'ho capito molto :D. Se ti va di spiegarlo in modo diverso magari ci riesco.
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#6 Pandora

Pandora

    il coperchio!!!

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Inviato 02 maggio 2021 - 02:20

In realtà trovo parecchio inutile disquisire sul fatto che Dio sia un'entità o meno. Nel senso, normalmente parlando di Dio si discute di un'idea. Un'idea che può essere strutturata secondo convinzioni filosofiche, religiose, o più spiccatamente spirituali di vario genere. Ma un'idea non può mai essere perfettamente aderente alla realtà, in questo caso. Normalmente infatti il mistico e l'illuminato (veri) non danno mai definizioni concrete sull'Assoluto, preferendo descriverne gli effetti, i contorni, o rimanendo in silenzio, che è tutto ciò che è possibile fare con i nostri mezzi di comunicazione, ovvero le parole, dette e non dette. Voler parlare di Dio in termini concreti fra l'altro è all'origine di numerosi fraintendimenti che possono degenerare in violenza fra gruppi religiosi o fedeli di diverse religioni. Questa per me è la dimostrazione che le parole sono davvero inadatte.

Sì, le parole sono inadatte.
Il mio discorso è nato dall’affermazione principale del 3D “Dio non è un’entita’ ma una cosa che (eccetera)”, al che io ho contrapposto la mia visione di Dio che è diversa perché sono cristiana, e nel momento in cui Gesù attribuisce al Padre una volontà ed una personalità, degli scopi e delle intenzioni, lo personifica, anche se come affermi anche dei santi, comunque non lo definisce.

Se affermiamo che Dio non è un’entita, bisogna capirsi sul concetto di questa parola, perché da Treccani
entità s. f. [dal lat. mediev. entitas -atis, der. di ens entis "ente"]. - 1. a. (filos.) [ciò che esiste, ciò che è in assoluto] ≈ ente, esistente, essere. b. (estens.) [ciò che esiste sul piano reale o concettuale: una entita astratta, fisica].
E quando il Dio dei tre monoteismi principali parla di se stesso invece afferma la propria esistenza “Io sono colui che È”
Per cui lo concepisco necessariamente come entità, perché il contrario di entita’ etimologicamente è il non esistere.
Mi sembrava corretto informare l’utente di questa mia sostanziale differenza di premesse, perché il rischio che si corre partendo da premesse diverse è arrivare a conclusioni diverse.
O forse lui intendeva altro.

Per cui volevo capire se sono visioni inconciliabili perché partono da premesse inconciliabili, ma non lo saprò mai se non ci provo.

Comunque sono d'accordo quando dici che i nostri problemi, il dolore che provochiamo a noi stessi e agli altri non deriva da una mancata accettazione di sé stessi. Il discorso è molto più complesso. Magari a volte si.
Forse, più che di accettazione dovremmo parlare di comprensione. Se sostituiamo i termini credo che ci avviciniamo maggiormente alla verità.
Se io non comprendo me stessa, non mi vedo per ciò che sono, e di conseguenza non comprendo nemmeno gli altri e le loro esigenze o il loro modo di essere, è probabile che faccia del male a me stessa e a chi mi sta intorno. Il primo problema è l'ignoranza.

Il resto del tuo discorso non l'ho capito molto :D. Se ti va di spiegarlo in modo diverso magari ci riesco.

Il fulcro del discorso era il concetto di limite.
Esistono limiti oggettivamente oggettivi, e limiti soggettivamente oggettivi.

JeSuis aveva scritto “E tutti i nostri problemi, tutte le sofferenze che rechiamo a noi stessi e agli altri, deriverebbero unicamente dal non accettarci così come siamo”
Quindi parla della necessità di accettazione di se stessi.
Tu parli giustamente di bisogno di comprensione di se stessi, cioè bisogna capire chi si è per di accettarsi per come si lè.
Il mio discorso forse è sulla stessa onda ma in versione pratica: si può comprendere chi si è e quindi accettarsi per come si è solo quando si conoscono davvero i propri limiti, e i nostri limiti si può capire dove arrivano solo cercando di forzarli.
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<p>si cambia e poi si cambia ancora


#7 Frèyja

Frèyja

    Super Utente

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Inviato 02 maggio 2021 - 03:19

Sì, le parole sono inadatte.
Il mio discorso è nato dall’affermazione principale del 3D “Dio non è un’entita’ ma una cosa che (eccetera)”, al che io ho contrapposto la mia visione di Dio che è diversa perché sono cristiana, e nel momento in cui Gesù attribuisce al Padre una volontà ed una personalità, degli scopi e delle intenzioni, lo personifica, anche se come affermi anche dei santi, comunque non lo definisce.
Se affermiamo che Dio non è un’entita, bisogna capirsi sul concetto di questa parola, perché da Treccani
entità s. f. [dal lat. mediev. entitas -atis, der. di ens entis "ente"]. - 1. a. (filos.) [ciò che esiste, ciò che è in assoluto] ≈ ente, esistente, essere. b. (estens.) [ciò che esiste sul piano reale o concettuale: una entita astratta, fisica].
E quando il Dio dei tre monoteismi principali parla di se stesso invece afferma la propria esistenza “Io sono colui che È”
Per cui lo concepisco necessariamente come entità, perché il contrario di entita’ è il non esistere.
Mi sembrava corretto informare l’utente di questa mia sostanziale differenza di premesse, perché il rischio che si corre partendo da premesse diverse è arrivare a conclusioni diverse.
Forse sono visioni inconciliabili perché partono da premesse inconciliabili, ma non lo saprò mai se non ci provo.
Il fulcro del discorso era il concetto di limite.
Esistono limiti oggettivamente oggettivi, e limiti soggettivamente oggettivi.
JeSuis aveva scritto “E tutti i nostri problemi, tutte le sofferenze che rechiamo a noi stessi e agli altri, deriverebbero unicamente dal non accettarci così come siamo”
Quindi parla della necessità di accettazione di se stessi.
Tu parli giustamente di bisogno di comprensione di se stessi, cioè bisogna capire chi si è per di accettarsi per come si lè.
Il mio discorso forse è sulla stessa onda ma in versione pratica: si può comprendere chi si è e quindi accettarsi per come si è solo quando si conoscono davvero i propri limiti, e si possono conoscere solo cercando di forzarli.


Verissimo, secondo me. I migliori risultati in termini di amplificazione della coscienza (e dirette conseguenze) si ottengono mettendosi al di fuori della propria zona di comfort e testando i propri livelli di tolleranza a determinate circostanze.
Naturalmente senza scadere nel puro masochismo, anche se alcuni gruppi di praticanti estremi lo fanno senza problemi.
Detto ciò, uno può anche conoscere benissimo sé stesso tentando di stare seduto immobile per un'ora senza pensare a nulla. Ti assicuro che è un'impresa difficile e ci sono persone i cui limiti emergono meglio così, soprattutto gli estroversi.

Forse jesuis con "entità" intende un soggetto particolare, con dei limiti specifici e caratteristiche individuali. Quindi non una definizione filosofica, ma simile a quella parapsicologica.
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#8 JeSuis

JeSuis

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Inviato 02 maggio 2021 - 07:40

 

 

 

Con “sarebbe bello anche vivere cose belle”, quale tipo di cosa bella intendi?

Amare. Nel mio caso solo questo, non desidero altro.

 

Sono arrivato alla conclusione che per non soffrire per il fatto che gli altri non ci "vedano", non è importante trovare qualcuno che ci riesca, bensì amare gli altri come vorremmo essere amati noi. E quindi accettare di mettersi in gioco coi propri desideri lasciando tutti i bisogni di sicurezze da parte.

 

Ho avuto esperienze (anche brutte), in cui sono praticamente entratro "dentro" le altre persone, guardandole senza giudizi. Mi sono sentito come si sono sentiti loro nel profondo (probabilmente inconsapevollmente). Quindi, anche per chi ci fa arrabbiare o ci fa sentire da meno, o non ci "vede" deve essere così.

 

Sarebbe bello però venire ricambiati. Tanto basta una sola persona, non è che vorrei essere visto dal mondo intero.



#9 JeSuis

JeSuis

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Inviato 02 maggio 2021 - 07:53

Non saprei dirti cosa sia Dio, in poche parole. Metterei insieme una somma di informazioni parziali rielaborate da me, soggetto finito e limitato, e quindi incapace di cogliere interamente l'immensità di Dio, nonostante l'intensità di alcune esperienze.

Sicuramente l'accettazione di sé stessi è fondamentale per un buon equilibrio interiore. Ma accettarsi non significa giustificare i propri limiti, perpetrarli all'infinito anche quando è possibile cambiare rotta. Significa prenderne atto e muoversi oltre, crescere.
Infatti, se ci pensi, accettare sé stessi e mettere da parte l'io sono due cose quasi opposte, dette così. In realtà manca l'aspetto centrale, ovvero la sublimazione di sé stessi.

Non so in che modo tu osservi le persone, se questa tua riflessione deriva da ciò che vedi in te stesso (probabile) o da ciò che vedi in generale.
Comunemente è difficile arrivare anche all'accettazione, perché per farlo bisogna essere del tutto sinceri con sé stessi, ammettere internamente i propri difetti. E di solito le persone credono di essere nel giusto o di essere giustificate quando agiscono o pensano male.
Per un comune essere umano è difficile perfino capire completamente cosa sia giusto o sbagliato in tutte le occasioni. Alcuni, con evidenti devianze mentali, non lo capiscono mai.

Io credo che tu ti riferisca a te stesso, comunque, che tu sia consapevole delle tue limitazioni e che tu trovi difficile accettarle, amare ciò che sei.
So che hai problemi fisici, e credo che nessuno, men che meno Dio, abbia la pretesa che tu ami la tua condizione. Ma se posso darti un consiglio, sposterei il focus di attenzione sulla mente. Avere un buon controllo sulla mente e sulle emozioni potrebbe darti maggiore sicurezza in te stesso, e potrebbe darti modo di vivere in maniera più serena i problemi fisici, oltre a dimostrarti che la grandezza di un essere umano non sta nella sua abilità di muovere braccia e gambe.

Non sono troppo i problemi fisici, in quanto molti li ho risolti praticamente senza curarli. E quelli più "pesanti" non li ho più. Altri problemini, probabilmente si risolveranno quasi del tutto psicosomaticamente, e quello che resterà probabilmente non è incurabile o comunque ingestibile. Mi si sono aperte nuove possibilità, il problema è che non riesco a sfruttarle. Mi si è messo in discussione tuitto ciò che può essere "importante" nella vita e sento come se dovessi sforzarmi di andare prima io oltre e mettermi in gioco nonostante i miei giudizi e le mie paure, accettare ed amare prima io gli altri così come sono. Solo così quello che ho passato non mi peserebbe.

 

Mi manca tanto qualcuno che possa, non tanto riconoscsermi, ma "vedermi". Con cui condividere. E che stia bene ovviamente, basto a me stesso ma non mi fa schifo avere qualcuno con cui condividere intimamente. E che stia bene nel farlo ovviamente.



#10 JeSuis

JeSuis

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Inviato 02 maggio 2021 - 10:17

Verissimo, secondo me. I migliori risultati in termini di amplificazione della coscienza (e dirette conseguenze) si ottengono mettendosi al di fuori della propria zona di comfort e testando i propri livelli di tolleranza a determinate circostanze.
Naturalmente senza scadere nel puro masochismo, anche se alcuni gruppi di praticanti estremi lo fanno senza problemi.
Detto ciò, uno può anche conoscere benissimo sé stesso tentando di stare seduto immobile per un'ora senza pensare a nulla. Ti assicuro che è un'impresa difficile e ci sono persone i cui limiti emergono meglio così, soprattutto gli estroversi.

Forse jesuis con "entità" intende un soggetto particolare, con dei limiti specifici e caratteristiche individuali. Quindi non una definizione filosofica, ma simile a quella parapsicologica.

Con entità intendevo la mia idea di "entità". Io personalmente non "studio" niente di queste cose, molte sono esperienze, altre sono deduzioni logiche a seguito di esse. Per "entità" io intendevo nitente altro che degli esseri (interagenti o meno). Sono abituato a chiamare "entità" quella con la quale interagisco, oppure le anime dei morti, angeli ecc. Quindi sia esseri interagenti con la materia che non.

 

Dalle mie esperienze credo di aver capito che, in buona sostanza, siamo composti da un corpo fisico (mente e corpo), uno psichico (le energie più materiali a nostra disposizione, che svaniscono con la morte, e che sono strettamente connesse al corpo stesso), e poi da altre energie che "sopravvivono" alla nostra morte (quella che chiamiamo "anima" anche se per me l'anima non sarebbe nient'altro che la nostra persona stessa, e starebbe a noi elevarla allo spirito). Tutte queste energie sono comunque interconnesse tra loro, non sarebbero "blocchi" a sé stanti. Ma c'è una componente immateriale e non energetica, che sarebbe la coscienza e questa si può spostare e verrebbe da Dio.

 

E mi pare di capire che Dio, in tal senso, sarebbe l'assoluto, il non-limitato in un "io", a cui noi possiamo solo partecipare esercitando lo spirito man mano che camminiamo nel corso della vita. In buona sostanza (queste sono cose che teorizzo dalle mie esperienze, non sono sicuro), noi possiamo o scegliere il nostro destino (il bene offertoci da Dio sempr e comunque, in qualunque situazione ci troviamo noi abbiamo sempre scelta e possiamo sempre inseguir eil bene, non siamo mai davvero condannati) o distanziarci da esso. E scegliere di seguire il proprio destino non sarebbe altro che riconettersi alla natura divina che c'è in noi, accettare di amarci per come siamo, non essere solamente la nostra persona terrena, ma colui che si prende cura di essa. Colui che si occupa veramente dei problemi che abbiamo, e non quella persona (l'io) che se ne inventa di distanti da sé.

 

Mi scuso se posso non essermi spiegato bene, ma davvero da un anno a questa parte sto avendo tantissime esperienze e non trovo "spiegazioni" da nessuna parte se non ragionandoci da solo, leggendo di qua e di là ci capisco poco o non trovo nulla.



#11 Frèyja

Frèyja

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Inviato 03 maggio 2021 - 06:44

Non sono troppo i problemi fisici, in quanto molti li ho risolti praticamente senza curarli. E quelli più "pesanti" non li ho più. Altri problemini, probabilmente si risolveranno quasi del tutto psicosomaticamente, e quello che resterà probabilmente non è incurabile o comunque ingestibile. Mi si sono aperte nuove possibilità, il problema è che non riesco a sfruttarle. Mi si è messo in discussione tuitto ciò che può essere "importante" nella vita e sento come se dovessi sforzarmi di andare prima io oltre e mettermi in gioco nonostante i miei giudizi e le mie paure, accettare ed amare prima io gli altri così come sono. Solo così quello che ho passato non mi peserebbe.
 
Mi manca tanto qualcuno che possa, non tanto riconoscsermi, ma "vedermi". Con cui condividere. E che stia bene ovviamente, basto a me stesso ma non mi fa schifo avere qualcuno con cui condividere intimamente. E che stia bene nel farlo ovviamente.


Non so quanti anni tu abbia e quante e quali esperienze tu abbia in merito. Io forse ho una visione un po' cinica delle relazioni intime. È molto difficile trovare qualcuno che "ci veda". Vedere qualcuno per ciò che è, è un atto di amorevole distacco che presuppone uno sviluppo spirituale notevole e/o un amore incondizionato. È tutto il contrario dell'innamoramento, in cui si mettono in atto meccanismi di idealizzazione, si vede ciò che si vuol vedere, spesso e volentieri proiezioni di sé sconosciute.
Ecco che quindi il 99% delle relazioni ha come scopo inconscio la conoscenza di sé stessi e l'altro è un mezzo per raggiungere tale fine. A volte tale sistema può durare tutta la vita, a volte solo poco tempo.
Esistono persone che sono in grado di vedere/percepire l'altro nel suo vero essere, ma non è detto che desiderino entrare in una relazione intima, di cui in tutta onestà ad un certo punto non si sente il bisogno impellente.
Comunque quali sono i tuoi giudizi e le tue paure nei confronti degli altri?
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#12 malia

malia

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Inviato 03 maggio 2021 - 03:40


 

Sarebbe bello però vivere anche cose belle, oltre a trovare la forza di amarsi così come si è.

Quello che impedisce di amare come si è sono i giudizi, le aspettative, ecc. che finiscono per essere dei blocchi, delle barriere.

 

L'amore è un fiume in piena, non devi trovare tu  la forza di amare, perchè è l'amore che travolge te e tutto  quello che c'è vicino a te, che siano delle persone diverse da te o aspetti di te che non con-prendi.

 

Non sei ''tu'' che devi trovare la forza, ma tu ''devi'' metterti nelle condizioni di farti attraversare dall'amore, non sei tu la sorgente, tu sei solo un mezzo attraverso cui fluisce. L'unico sforzo, che a parole è semplice e può sembrare una supercazzola, è quello di non fare sforzi, è quello di non opporsi a niente, quello di non voler controllare niente, quello di non giudicare niente, è affidarsi totalmente.



#13 Karver

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Inviato 03 maggio 2021 - 04:44

io avrei un altro parere su questo amare non significa farsi travolgere ma mettersi da parte

e per questo che sto ancora lavorando sull'eliminare le abitudini

più abitudini si hanno più si soffre

i bambini sono pieni di abitudini, i cartoni, i giochi, la merenda, gli amici, i cuginetti

gli adulti hanno meno abitudini ma più responsabilizzanti

quello che propongo io invece è di eliminare tutto per non soffrire le persone e lo sto facendo a malincuore 



#14 malia

malia

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Inviato 03 maggio 2021 - 05:09

io avrei un altro parere su questo amare non significa farsi travolgere ma mettersi da parte

credo che sia la stessa cosa, se il mettersi da parte equivale al non fare opposizione e non ''annullarsi'' nel senso egoico del termine



#15 Karver

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Inviato 03 maggio 2021 - 05:30

credo che sia la stessa cosa, se il mettersi da parte equivale al non fare opposizione e non ''annullarsi'' nel senso egoico del termine

io invece mi sto annullando

perchè con la mia situazione avrei dovuto tenere gente che mi sostenessero invece non basta un paese che mi rema contro ma anche internet che non mi aiuta

però non voglio andare in ot

 

direi che ci sono persone che si mettono da parte e gente che si annullano

 

dipende da come approcci la questione 



#16 JeSuis

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Inviato 05 maggio 2021 - 02:54

Non so quanti anni tu abbia e quante e quali esperienze tu abbia in merito. Io forse ho una visione un po' cinica delle relazioni intime. È molto difficile trovare qualcuno che "ci veda". Vedere qualcuno per ciò che è, è un atto di amorevole distacco che presuppone uno sviluppo spirituale notevole e/o un amore incondizionato. È tutto il contrario dell'innamoramento, in cui si mettono in atto meccanismi di idealizzazione, si vede ciò che si vuol vedere, spesso e volentieri proiezioni di sé sconosciute.
Ecco che quindi il 99% delle relazioni ha come scopo inconscio la conoscenza di sé stessi e l'altro è un mezzo per raggiungere tale fine. A volte tale sistema può durare tutta la vita, a volte solo poco tempo.
Esistono persone che sono in grado di vedere/percepire l'altro nel suo vero essere, ma non è detto che desiderino entrare in una relazione intima, di cui in tutta onestà ad un certo punto non si sente il bisogno impellente.
Comunque quali sono i tuoi giudizi e le tue paure nei confronti degli altri?

Infatti più o meno avevo avuto una sensazione simile, ci feci un post l'altro giorno. Mi chiedevo infatti, se io fossi capace di "amare incondizionatamente", non sarebbe una mia capicità espressa solo col partner, ma deriverebbe dalla mia capacità di vedere gli altri così come sono, senza filtri o proiezioni. E infatti mi domandavo se stando così "puliti" si potesse desiderare una relazione intima con qualcuno. Non averne bisogno ma desiderarla, che per me sono cose totalmente diverse.

 

Comunque ho risolto in questi giorni, non sono che giudizi che pongo prima a me e di conseguenza agli altri. Mi si sono sbloccate altre energie nel frattempo. Vedrò un po' come si evolverà la situazione appena riuscirò a stare un po' più "nel mondo"... è pure un po' quello che mi butta in ste riflessioni, a volte un po' distanti da me stesso, l'avere poche esperienze da cui attingere e lo stare un po' troppo alienato dal resto del mondo.



#17 JeSuis

JeSuis

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Inviato 05 maggio 2021 - 02:57

Quello che impedisce di amare come si è sono i giudizi, le aspettative, ecc. che finiscono per essere dei blocchi, delle barriere.

 

L'amore è un fiume in piena, non devi trovare tu  la forza di amare, perchè è l'amore che travolge te e tutto  quello che c'è vicino a te, che siano delle persone diverse da te o aspetti di te che non con-prendi.

 

Non sei ''tu'' che devi trovare la forza, ma tu ''devi'' metterti nelle condizioni di farti attraversare dall'amore, non sei tu la sorgente, tu sei solo un mezzo attraverso cui fluisce. L'unico sforzo, che a parole è semplice e può sembrare una supercazzola, è quello di non fare sforzi, è quello di non opporsi a niente, quello di non voler controllare niente, quello di non giudicare niente, è affidarsi totalmente.

Sono d'accordo.... mi spiace pure inserire sti post... prima dico una cosa, poi ne dico un'altra... ma è che è un periodo di forte turbamento in quanto sto avendo cambi radicali.



#18 JeSuis

JeSuis

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Inviato 05 maggio 2021 - 02:58

grazie a tutti quelli che hanno risposto



#19 Frèyja

Frèyja

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Inviato 05 maggio 2021 - 05:18

Infatti più o meno avevo avuto una sensazione simile, ci feci un post l'altro giorno. Mi chiedevo infatti, se io fossi capace di "amare incondizionatamente", non sarebbe una mia capicità espressa solo col partner, ma deriverebbe dalla mia capacità di vedere gli altri così come sono, senza filtri o proiezioni. E infatti mi domandavo se stando così "puliti" si potesse desiderare una relazione intima con qualcuno. Non averne bisogno ma desiderarla, che per me sono cose totalmente diverse.


I filtri possono peggiorare o abbellire una persona con la quale ci relazioniamo, a seconda di complessi meccanismi inconsci. Non è automatico l'amare incondizionatamente gli altri per ciò che sono. Anzi. Può risultare perfino più difficile. A meno che non si decida di eludere sistematicamente l'ego altrui (non so se convenga), concentrandosi sull'essenza più profonda, ma solo una persona che l'ha realizzata già in sè stessa può riuscirci. Quindi l'amore incondizionato è assai raro, temo. Avere una visione completa degli altri, meno.

#20 Karver

Karver

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Inviato 05 maggio 2021 - 05:44

amare incondizionatamente lo possono fare solo i guerrieri

gli esseri comuni mortali non sanno farlo e non possono farlo 






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