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Dipendenti pubblici vs autonomi

ciao darwin

  • Per cortesia connettiti per rispondere
65 risposte a questa discussione

#1 malia

malia

    malia

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Inviato 22 marzo 2021 - 05:34

Parliamo della condizione dei dipendenti del settore pubblico (e quelli del privato se è possibile fare paragoni) vs autonomi, ognuno per la propria esperienza diretta, diretta nel senso che al massimo si possono portare le esperienze e le riflessioni dei congiunti :arg:.

Parliamo di quello che voi considerate giusto e ingiusto: trattamento dei datori di lavoro, dei clienti, opinione pubblica, ecc. Parlate di quanto ''rubate'' se avete il coraggio di dirlo, o di quanto rubino gli altri (a vostro avviso), insomma cose del genere.

 

Niente esperienze o opinioni di lavoratori dell'epoca di Camillo Benso conte di Cavour e neanche di quelli di Camogli.

 

Comincio io.

Io sono partita iva cresciuta in famiglia di dipendenti pubblici, genitori, zii, prozii. Al sud.

 

Conosco le esperienze di queste persone, i loro ''problemi'' e sono sbalordita quando sento/sentivo le loro lamentele.

 

Io sono tra le persone che pensano che non hanno ''il diritto'' di lamentarsi.

 

Ma sono realmente disposta a cambiare opinione.

 

So di generalizzare, so che quando generalizzo è la mia frustrazione a parlare.

 

Prego, a voi.





#2 Anarko

Anarko

    L'immancabile Luce dello Spirito

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Inviato 22 marzo 2021 - 08:17

Io sono dipendente privato.
So che devo lavorare e portare a casa un "risultato".
Se non lo porto, giustamente potrei essere licenziato.
O comunque se non do il mio contributo, la ditta ne può risentire.
Se la ditta va male, cessa di esistere e così il mio posto di lavoro.
Io tengo sia alla ditta che a fare bene il mio lavoro, quindi probabilmente mi preoccupo più del dovuto.

Ho amici dipendenti pubblici, per lo più nel settore della scuola.
È un altro mondo.
Non hanno un pensiero.
Se la scuola va male, sticazzi.
Chi ci rimette è lo studente, non certo il professore.

Ho amici partite Iva e devono lavorare, sempre e comunque.
E devono lavorare bene, altrimenti vengono tagliati fuori.

Le partite IVA sono controllate dal "mercato".
I dipendenti privati sono controllati dal datore di lavoro che è controllato dal mercato.
I dipendenti statali sono controllati da sto cazzo. :asdsi:
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Non vorrei mai guardarti negli occhi e non vedere più luce.


#3 Wiko

Wiko

    Utente Esperto

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Inviato 22 marzo 2021 - 08:44

Dipendenti pubblici, bella vita se l'economia va a rotoli loro hanno sempre lavoro e così via. Ne vedessi mai uno che si lamenta di quello che fanno.
Non vado in giro per la mia città a fare foto pensando poi di postarle qui

#4 malia

malia

    malia

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Inviato 23 marzo 2021 - 09:56

No, ma infatti non si parla mai male dei dipendenti pubblici.


Ora scommetto che mi linkerai il link in stile striscia la notizia di dipendenti pubblici che fanno cose :D

NOTA: non ho famigliari nel pubblico, tanto meno io c'ho mai lavorato. Meglio chiarirlo

 

 

Rispondo qui e con calma, perchè ieri andavo di corsa.

 

Si parla male dei dipendenti pubblici così come si parla male di tutti gli altri lavoratori, si generalizza e per questo si sbaglia, ma ci sono delle cose che oggettivamente non vanno bene, con i dipendenti pubblici, i privati, gli automomi, ecc.

 

A sostegno delle mie idee non c'è Striscia, ma conoscenza diretta del lavoro dei dipendenti pubblici: mi ci confronto ogni giorno, da anni. 

 

Ho notato che stai rispondendo dandomi del plurale. Scrivo da sola per conto di me stessa.

 

Che poi, quelli che voi chiamate "privilegi" sono in realtà dilatati dalla visione neo schiavista di un certo modo di fare "azienda privata".

 

 

Ho aperto questa discussione anche perchè voglio approfondire la questione dei privilegi, se è vero che sono privilegi, se chi non gode di questi privilegi è schiavo veramente, e se è schiavo vorrei capire se è schiavo di qualcosa o di qualcuno.

 

Vorrei avere discorsi concreti, racconti di vita reale, e non Buddha applicato al commercio al dettaglio, che a parole siamo bravi tutti.

 

 

Le partite IVA sono controllate dal "mercato".
I dipendenti privati sono controllati dal datore di lavoro che è controllato dal mercato.
I dipendenti statali sono controllati da sto cazzo.

 

 

Partendo da questa cosa che scrive Anarko, riflettevo sulla questione della libertà e del controllo.

Ognuno di noi, sceglie (a volte no) da chi o cosa farsi controllare, se da un ''superiore'' o dalla voglia di fare soldi o dalla necessità di fare soldi, ecc; una partita IVA può sentirsi meno libera di un dipendente che per rimanere a casa un giorno deve chiedere permessi, produrre certificati, ecc., perchè appunto si sente ''comandata'' dal ''mercato''.

 

Alle famose regole del famoso mercato ci si può sottrarre?

 

Ho diversi amici laureati più o meno nel mio settore (parlo di quello che conosco meglio) che appena laureati non ci hanno minimamente pensato ad esercitare la libera professione, che agli occhi di molti è quella dei furbi, degli evasori. Ovvio che avere uno stipendio sicuro è una cosa ambita da molti, ma per avere lo stipendio sicuro si rischia di rimandare a qualcun altro (il datore di lavoro) la parte dello sporco che non si vuole, non si è capaci di fare?

 

Si può evitare di fare il lavoro sporco?

 

Tanti altri, dopo anni di libera professione si sono,  per disperazione, ''dati'' all'insegnamento, commentando: una pacchia, stipendio sicuro e non si fa un cazzo.

 

 

Ora, inclinazioni personali a parte, è vero o non vero (signori della corte :D) che nel pubblico ci sono spesso, sedute dietro una scrivania, uno sportello,  delle persone che non fanno nienteeeeeeee tutto il giorno, niente, del tutto incapaci di svolgere le mansioni assegnate, e nessuno le rimuove?

A parità di incompetenza, la stessa persona avrebbe vita brevissima in una ditta privata e non si tratta di essere schiavisti.

 

Quindi ok, non generalizziamo, ma a me sembra che se sei incompetete trovi più spazio e più vita facile nel pubblico che nel privato.

 

Ora vediamo  il caso di persone con l'attitudine alla ruberia. Dove possono rubare meglio, nel pubblico o nel privato?

 

Comunque, ripeto: parla la mia frustrazione.

Fatemi cambiare idea.



#5 Guest_purple_*

Guest_purple_*
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Inviato 23 marzo 2021 - 10:33

Settore pubblico è troppo vago... tra scuole e ospedali, e ti parlo di due ambienti che conosco direttamente e per congiunti, c'è una differenza abissale. Come con le amministrazioni stile agenzia delle entrate, comuni, regione etc... 

Negli ospedali secondo me già sta presunta pacchia non esiste, perché si ha a che fare col dolore umano, e non è una passeggiata a livello psicologico. Pensiamo ad esempio ai malati terminali. Non parliamo dei settori psichiatrici poi. E in aggiunta a tutto ciò, per cui ci va già uno stomaco di ferro, c'è il fatto dei tagli, per cui il personale è sempre più esiguo rispetto alle esigenze, il fatto della malagestione di certi quadri, e non ultimo la facilità con cui partono le denunce per malasanità negli ultimi decenni. 

Nella scuola, in teoria, si ha a che fare col lavoro intellettuale, per cui non ha molto senso stabilire se una persona "non fa un cavolo". Cioè, una persona che deve ad esempio riflettere sulla letteratura, sulle implicazioni pedagogiche di leggere o non leggere Moby Dick ai bambini, non la vedi da fuori se corre avanti e indietro o no, per dire. Quindi una grossa differenza c'è tra chi vuole fare bene il proprio lavoro e chi siccome "non c'è nessuno nascosto nella siepe con la baionetta a controllare" (cit.) se stai pensando alla pedagogia di Moby Dick o alle tue prossime vacanze a Zanzibar e alla cena di ieri sera col fidanzato, si fa i fatti propri e rende poco.

Al Nord comunque penso che per cultura lavorativa generale e giudizio altrui, anche nel settore pubblico, quasi nessuno stia proprio a girarsi i pollici, rispetto al Sud. A meno che non sei iper nascosto in una stanza con altri fancazzisti, la gente guarda e giudica e rimprovera, quindi anche solo per osmosi della cultura nordica di lavorare per essere rispettabili, devi lavorare, non esiste quel lassismo totale che si vede in certi ambienti giù. Salvo eccezioni penso. Sicuramente in alcune posizioni lavorative se la possono prendere molto più tranquilla che nel privato, non ci piove, ma fino a un certo punto.

Molti lavori pubblici poi sono noiosi e ripetitivi, per cui capisco anche la lamentela. È anche vero che tutti si lamentano non avendo provato tutte le condizioni peggiori possibili. Alla fine quasi chiunque in Italia "non avrebbe diritto a lamentarsi" rispetto a un bambino minatore in Congo, ma è la natura umana.



#6 Guest_GufoOscuro_*

Guest_GufoOscuro_*
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Inviato 23 marzo 2021 - 11:04

Rispondo qui e con calma, perchè ieri andavo di corsa.
 
Si parla male dei dipendenti pubblici così come si parla male di tutti gli altri lavoratori, si generalizza e per questo si sbaglia, ma ci sono delle cose che oggettivamente non vanno bene, con i dipendenti pubblici, i privati, gli automomi, ecc.
 
A sostegno delle mie idee non c'è Striscia, ma conoscenza diretta del lavoro dei dipendenti pubblici: mi ci confronto ogni giorno, da anni. 
 
Ho notato che stai rispondendo dandomi del plurale. Scrivo da sola per conto di me stessa.
 

 
Ho aperto questa discussione anche perchè voglio approfondire la questione dei privilegi, se è vero che sono privilegi, se chi non gode di questi privilegi è schiavo veramente, e se è schiavo vorrei capire se è schiavo di qualcosa o di qualcuno.
 
Vorrei avere discorsi concreti, racconti di vita reale, e non Buddha applicato al commercio al dettaglio, che a parole siamo bravi tutti.
 
 

 


Perché devi estrapolare miei post di altre sezioni per portarmi in questa cacata di topic basato su "mio cugggino ha detto"?
È proprio tutto sbagliato il presupposto anche solo per parlarne civilmente. Ovvio che ognuno tirerà acqua al proprio mulino. D'altronde queste battaglie tra poveri Ve le hanno ficcare in testa dopo anni di propaganda contro il pubblico. Mentre il privato è la salvezza (si sta vedendo proprio in piena pandemia). Quindi anche no. Ciaone.
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#7 malia

malia

    malia

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Inviato 23 marzo 2021 - 11:15

Ciao.



#8 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

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Inviato 23 marzo 2021 - 11:28

sto rileggendo post di apertura e altri ma mi areno sempre su qualcosa.

non riesco a capire il vero nocciolo della questione.

 

potresti condensare il tutto in un concetto chiave per me che sono mezzo scemo?


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Samsara 1 - Nirvana 0

#9 malia

malia

    malia

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Inviato 23 marzo 2021 - 11:43

No. Scrivi quello che hai voglia di dire, se ne hai voglia. Nessuno ti metterà un voto nè ti licenzierà.



#10 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

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Inviato 23 marzo 2021 - 12:05

No. Scrivi quello che hai voglia di dire, se ne hai volgia. Nessuno ti metterà un voto nè ti licenzierà.


allora forse non ci siamo capiti
Samsara 1 - Nirvana 0

#11 Sri Mahakalidev

Sri Mahakalidev

    Utente Junior Plus

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Inviato 23 marzo 2021 - 12:09

però la nota da firmare dai genitori è possibile, ti tengo d'occhio il Morto, qui non è libero grande  :asdsi: non più da quando ho il vr con resident evil 7 tutto cambiò.

 

comunque siam seri, ma le imprese che fanno la raccolta differenziata porta a porta sono dipendenti pubblici giusto? (sarà questo il mio lavoro appena mio padre esce, tra 4 anni)

 

edit: non possono essere licenziati tranne in rari casi che sappiamo

         tredicesima e quattordicesima

         ovvio contratto indeterminato


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Se il rap è morto rapperò al suo funerale. Danno .


#12 Guest_purple_*

Guest_purple_*
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Inviato 23 marzo 2021 - 12:24

Sull'essere dipendenti nel settore privato si può riassumere con una sola frase comunque: Stendiamo un velo pietoso.



#13 malia

malia

    malia

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Inviato 23 marzo 2021 - 04:56

Avevo scritto una cosa lunga e l'ho persa. Domani ci riprovo.

 

Comunque.

 

Sri, nel mio comune la raccolta differenziata è appaltata ad esterni privati.

 

Nel cosiddetto cambio appalto, a volte a rimetterci sono i dipendenti, a meno che nel bando non ci sia una clausola, che da più punti all'impresa, per dirla semplice, che mantiene l'impiego ai lavoratori provenienti da appalti precendenti.

 

Quindi non è scontato, in questo caso, l'impiego a tempo indeterminato.

 

EDIT.

 

Volevo includere nella discussione anche esercito, marina, finanza...



#14 malia

malia

    malia

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Inviato 23 marzo 2021 - 05:33

@purple

 

Sono d'accordo sulla differenza nord sud e sul diverso modo di intendere il lavoro.

 

Ma ho notato una cosa e parlo sempre per il campo in cui mi muovo io e che conosco meglio.

 

E' vero che le leggi vengono recepite prima, processate velocemente, applicate con una velocità che non ha paragoni con quello che avviene al sud, e questo proprio perchè il capitale umano è più performante, diciamo così, ma è anche vero che è con questa stessa velocità che viene trovato il modo per agirarle, le leggi.

 

Quindi io, se ho bisogno di capire bene come viene applicata una legge nazionale, faccio riferimento alle amministrazioni del nord, se voglio capire come agirare una legge, anche :arg:.

Sono più veloci e performanti in tutto.

 

EDIT.

Nella scuola, in teoria, si ha a che fare col lavoro intellettuale, per cui non ha molto senso stabilire se una persona "non fa un cavolo". Cioè, una persona che deve ad esempio riflettere sulla letteratura, sulle implicazioni pedagogiche di leggere o non leggere Moby Dick ai bambini, non la vedi da fuori se corre avanti e indietro o no, per dire. Quindi una grossa differenza c'è tra chi vuole fare bene il proprio lavoro e chi siccome "non c'è nessuno nascosto nella siepe con la baionetta a controllare" (cit.) se stai pensando alla pedagogia di Moby Dick o alle tue prossime vacanze a Zanzibar e alla cena di ieri sera col fidanzato, si fa i fatti propri e rende poco.

 

 

Anche fare l'ingegnere è un lavoro intellettuale; però se sbaglia un ingegnere autonomo o dipendente privato,  si ritrova il cliente sotto casa o un datore di lavoro con la mazza.

Se un insegnante fa leggere o no, moby dick, ai bambini, forse, oltre al gruppo delle mamme su whatsapp (che per certi versi è peggio del cliente con la mazza) non corre alcun pericolo. Si stresserà, capito, e per riprendersi dallo stress si prenderà le ferie durante il periodo degli scrutini, ma insomma...

Il ''non fare un cavolo'' che ho riportato io, era riferito da persone che comunque avevano già fatto un lavoro ''intellettuale'', non da persone che non avevano conosciuto il mondo del lavoro.

 

 

Discorso diverso, sicuramente, per i dipendenti sanitari. Ma secondo me, tirare in ballo il peso che porta lavorare in questo o quel reparto, non ha molto senso. A parità di reparto, chi sta meglio, il dipedente pubblico o quello privato?



#15 Guest_purple_*

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Inviato 23 marzo 2021 - 06:07

@purple

 

Sono d'accordo sulla differenza nord sud e sul diverso modo di intendere il lavoro.

 

Ma ho notato una cosa e parlo sempre per il campo in cui mi muovo io e che conosco meglio.

 

E' vero che le leggi vengono recepite prima, processate velocemente, applicate con una velocità che non ha paragoni con quello che avviene al sud, e questo proprio perchè il capitale umano è più performante, diciamo così, ma è anche vero che è con questa stessa velocità che viene trovato il modo per agirarle, le leggi.

 

Quindi io, se ho bisogno di capire bene come viene applicata una legge nazionale, faccio riferimento alle amministrazioni del nord, se voglio capire come agirare una legge, anche :arg:.

Sono più veloci e performanti in tutto.

 

EDIT.

 

Anche fare l'ingegnere è un lavoro intellettuale; però se sbaglia un ingegnere autonomo o dipendente privato,  si ritrova il cliente sotto casa o un datore di lavoro con la mazza.

Se un insegnante fa leggere o no, moby dick, ai bambini, forse, oltre al gruppo delle mamme su whatsapp (che per certi versi è peggio del cliente con la mazza) non corre alcun pericolo. Si stresserà, capito, e per riprendersi dallo stress si prenderà le ferie durante il periodo degli scrutini, ma insomma...

Il ''non fare un cavolo'' che ho riportato io, era riferito da persone che comunque avevano già fatto un lavoro ''intellettuale'', non da persone che non avevano conosciuto il mondo del lavoro.

 

 

Discorso diverso, sicuramente, per i dipendenti sanitari. Ma secondo me, tirare in ballo il peso che porta lavorare in questo o quel reparto, non ha molto senso. A parità di reparto, chi sta meglio, il dipedente pubblico o quello privato?

 

Beh, Oddio, parli come se le persone non avessero un'anima, una coscienza. È proprio quello il problema di chi critica ad esempio i settori scuola o sanità o guardie carcerarie come "fancazzisti". Ci stanno a fare la pacchia quelli che non hanno una coscienza in effetti. 



#16 malia

malia

    malia

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Inviato 23 marzo 2021 - 06:13

Bah, la mancanza di coscienza per me è una ''qualità'' trasversale.

 

Nei dipendenti si manifesta come fancazzismo e nei capi come schiavismo? Si può dire questa cosa?

 

(Generalizzando, ma non mi va di specificare ogni volta...)



#17 Guest_purple_*

Guest_purple_*
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Inviato 23 marzo 2021 - 06:32

In parte può essere così. Ma anche ad esempio essere mezzi mafiosi, un ingegnere autonomo mafioso è pagato per sbagliare e nessuno gli arriva con la mazza, tranquilla. E non si spacca neanche la schiena, né fisica né intellettuale, per dire. Un dottore svogliato magari non fa un cavolo, uno che si interessa, umanamente e materialmente, dei pazienti, avrebbe "lavoro" più di quanto possa svolgerne in due vite. Un insegnante che non ha interesse a trasmettere passione per la materia, aggiornarsi, ampliare gli orizzonti, fa poco, uno che fa tutto questo fa tanto, per sé e per gli allievi.



#18 Ombra gitana

Ombra gitana

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Inviato 23 marzo 2021 - 07:19

@ Malia

 

Una risposta particolarmente giusta, sensata - anche se forse meno concretamnte personale di quello che tu vorresti -  mi sembra quella di Purple, perché fa giustizia di quel tanto di manicheo c'è nell'assunto iniziale - e infatti anche tu, poi, ci torni su, sotto forma di quelle domande che ti fai, nel tuo messaggio successivo.

 

- Innanzi tutto, togliamo di mezzo l'idea che il lavoro "si sceglie", nel senso che sono le persone, cioè la tipologia delle persone che "vanno a fare" un determinato lavoro sono quelle che ne determinano principalmnte la qualità e l'andamento.

Succede più spesso - quasi sempre - che le persone si trovano a a fare un certo lavoro, e si adeguano alle necessità e alle modalità che quel lavoro richiede - o alle procedure imposte dall'ambiente.

 

- Ovviamnte, poiché i caratteri, le intelligenze e le competenze, e i livelli di volontà e di disposizione al sacrificio, sono diversi da persona e persona, in ogni situazione in cui le diverse persone si trovano si manifestano livelli di efficienza, di soddisfazone e di risultati.

In altri termini, ci possono essere - ci sono - persone giuste al posto giusto in ogni settore, e persone giuste nel posto sbagliato, così come persone sbagliate nel posto giusto. Etc.

 

- Quindi, le esperienze personali vanno viste come esemplificazioni estremamnte relative, rapportate a questo genere di complessità.

 

- Iio sono stato "dipendente" (stipendiato) per un totale di undici mesi, in un'azienda cinematografica - ufficio contabilità - 50 dipendenti, privatissima, classica fabbrichetta con classico padrone, mooolto amico di dirigenti RAI - non sapevo niente di contabilità, ho imparato il necessario in un training di due giorni fatto da mio padre - erano cazzate, in nemmeno mezzo orario di lavoro sbrigavo tutto quello che mi arrivava sulla scrivania - poi nel resto del tempo andavo in giro per i diversi laboratori, moviola, sonoro, animazione, etc.

Nel mio lavoro di contabilità ero velocissimo ed efficiente (ma erano cazzate, una roba impiegatizia da travet) - anche perché tutta la filiera era veloce ed efficiente, a contatto diretto con reparto consegne e clienti, non c'era spazio per zone sabbiose.

Per il resto del tempo mi sembrava di essere al luna park - ero interessatissimo a quello che si faceva in quei laboratori, aiutavo nel reparto fotografia, ripresa, moviola, grafica - ma certamnte, come "contabile" non facevo un cazzo.

Mi sono adattato, cioè il mio "carattere" si è adattato alla situazione, ciugando efficienza e relax (pigrizia) - e interesse per altre cose oltre a quelle che già sapevo o studiavo all'università.

Mi fermo qui, per ciò che riguarda me - il seguito è troppo complicato da raccontare - mai più dipendente, mai più uno stipendio - più che "un" lavoro, ho scelto un tipo di vita, molta libertà, spesso invidiato da amici che invece avevano scelto la "sistemazione" (privata, cioè banca, o pubblica) - ma i miei amici hanno anche due case, la barca, la macchina nuova ogni due anni - io sono in affitto.

 

Mio padre è stato per tutta la vita dipendente, sempre nel privato, un uomo integerrimo, lavoratore instancabile - ma se fosse stato nel pubblico sarebbe stato lo stesso, anzi peggio - era il tipo che non portava nemmeno una matita fuori dall'ufficio, mai dato malato - da privato rifiutava anche solo l'ombra di una bustarella, e anche i regali di natale, se fosse stato nel pubblico avrebbe denunciato (carabinieri) qualunque tentativo di corruzione - amava il lavoro, l'amministrazione, la matematica, i registri.

Avrebbe avuto occasioni d'oro per mettersi in proprio, ma amava il suo lavoro, non "l'impresa", e non gli piacevano le banche, e quindi il suo rifiuto era un'obiezione di coscienza.

 

Un parente che ha lavorato nel pubblico era mio zio, un toscanaccio simpaticissimo, nelle Poste Centrali di piazza San Silvestro, in pensione appena maturati gli anni di anzianità, modestissima casa popolare al Quadraro.

Altro zio poliziotto, anche lui una persona pacifica e mite, famiglia poverissima abruzzese, onestissimo, preciso, pensione appena fatti gli anni, modestissima casa popolare alla Pisana.

Altro zio tassinaro, romanaccio vero trasteverino, una vita romanzesca, cantante da piano bar, pugile, ballerino, s'è guadagnato la vita e niente di più, ninte casa, niente soldi, solo un abbonamnto allo stadio, ovviamnte per la Roma - faceva quello che doveva, ma non era uno stakanovista - rinunciava volentieri a un'ora di lavoro per fare la corte a una bella passeggera, o a una partita a carte con un collega a villa Borghese.

Se fosse stato un impiegato al ministero sarebbe stato lo stesso - anzi ne avrebbe approfittato per mettere su una squadra di calcio o una compagnia teatrale, e comunque avrebbe passato la maggior parte del tempo a rimorchiare le colleghe - credo.

 

Molti impiegati statali sono pessimi perché la burocrazia è pessima.

La gente del sud è più facilemente impiegata nel pubblico, perché nel sud ci sono meno possibilità nel privato - ma quando si trovano nell'ambiente giusto, sono ottimi imprenditori e professionisti.

 

E poi, bisognerebbe discutere se e quanto certe "efficienze" siano tali, in quanto corrispondono a cattive qualità umane.

Vale a dire che bisognerebbe analizzare la qualità dei lavori, prima di indagare le persone.


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#19 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

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Inviato 23 marzo 2021 - 07:53

oppure si da quello che capita.

io facevo un lavoro che mi piaceva ma ad un certo punto la filosofia che c'era dietro mi creava repulsione ergo ho cambiato. addirittura vita.

fortunatamente ho trovato un lavoro ben pagato ma non l'ho scelto. in un anno io tempo stringeva io tenevo famiglia e il primo stipendio che andava bene e copriva tutto anzi più di prima paradossalmente l'ho preso.

per me sono privilegiati quelli che invece che alzarsi e andare a lavorare per lo stipendio ci vanno per un motivo in più.

io ora faccio il mio sono più contento dell'etica della mia azienda attuale ma non amo manco per il cazzo quello che faccio.

quindi non riesco a cogliere il senso di quello che vi state dicendo: se perdo questo lavoro prendo il primo lavoro che ha uno stipendio che mi copre le spese che cazzo
Samsara 1 - Nirvana 0

#20 Ombra gitana

Ombra gitana

    Super Utente

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Inviato 24 marzo 2021 - 09:15

io facevo un lavoro che mi piaceva ma ad un certo punto la filosofia che c'era dietro mi creava repulsione ergo ho cambiato. addirittura vita.

 

 

In un mondo - leggi, sistema socio-economico - che fa coincidere ciò che è giusto con ciò che è utile, e il valore delle cose con il loro prezzo, è facile che qualunque lavoro crei repulsione, non tanto in se stesso, ma per il modo in cui tende a essere vissuto.

 

A me è capitato di riscontrare, in diverse occasioni, una maggiore, inaspettata serenità e soddisfazione in persone impegnate in attività non-profit, o in persone (a cominciare da me stesso) che di fatto svolgono gratuitamnte-o-quasi un lavoro che in genere si fa per soldi.

Mi accorsi per la prima volta di questo da adolescente, vedendo quanto fosse solare e disteso l'animo di un mio parente da parte di madre, un contadino di Stimigliano, un comunista allegro e con le mani grosse come pale, e gli occhi luminosi come un santo - non in quanto contadino, ma in quanto contadino povero, che andava a zappare un orto in riva al Tevere -  non possedeva niente, nemmeno quel pezzetto di terra che andava a coltivare - suo fratello invece era un muratore che aveva fatto i soldi, aveva una rivendita di laterizi e compicciava col sindaco, col parroco, col maresciallo dei carabinieri e con le due agenzie immobiliari della zona, anche lui un uomo fondamentalmente buono, ma la sua era un'allegria nervosa e fragile, che trasmetta più ansia che serenità.

La campagna mette a nudo in modo quasi didascalico le alternative esistenziali e caratteriali, quali il possesso, il valore, il prezzo, la solitudine, la socialità, la misura del tutto, del niente, del troppo, del sufficiente.

Nel contesto metropolitano e commerciale è più difficile vedere gli schemi, ma scavando si torna lì dove dicevo, cioè alla serenità che deriva dal non profit - che non è un'esaltazione del pauperismo, ma consapevolezza di un aspetto troppo spesso sottovalutato dei risvolti pisicologici del lavoro - e anche dei criteri di misura secondo i quaii si dà una patente positiva o negativa a certi modo di affrontare e svolgere un lavoro, per cui sono considerati ammirevoli atteggiamnti umanamnte meschini, come l'egoismo, l'avidità, lo spirito competitivo e di sopraffazione, e l'ubbidienza, la sottomissione, il conformismo, la falsità.






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