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Noi classe '70 ... sopravvissuti per caso?


  • Per cortesia connettiti per rispondere
39 risposte a questa discussione

#1 malia

malia

    malia

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Inviato 01 settembre 2020 - 09:15

Anche '80, '60, ...

Raccontiamo e commentiamo quello che facevamo da piccoli e che oggi nessuno si sognerebbe di fare, nessuno ti permetterebbe di fare. Riflessioni.

 

 

Io me lo chiedo spesso, se quelli della mia generazione siano dei sopravvissuti per caso, sopravvissuti per merito, oppure diversamente morti.

 

 

Comincio io, del '74.

 

 

Quando ero piccola mia madre mi mandava da sola, a piedi, con due bottiglie di vetro in mano a prendere il latte fresco appena munto dalla mucca di una signora del paese che aveva la mucca nel garage :arg:.

Oggi bambini in giro da soli non se ne vedono,  neanche mentre manipolano del vetro, il latte preso dalla tetta della mucca lurida e imposto perchè ''fresco'' neanche. Stesso discorso salubrità per le uova ''fresche''.

 

L'unica raccomandazione era: ''cammina sul marciapiede''.

 

Sempre con la stessa raccomandazione mi mandavano a fare la spesa con i soldi nella mano destra (la mano sinistra serviva per i soldi del resto), a comprare le sigarette.

 

Andavo e tornavo da scuola e dal catechismo da sola a piedi, con il sole e con la pioggia. Mi portavo la cartella sulle spalle.

 

Giocavo nei cantieri senza protezioni. Mangiavo il cibo caduto a terra. In auto non c'erano le cinture e i seggiolini. Veramente le auto non avevano manco lo specchietto di destra nè l'aria condizionata.

 

Non usavo creme solari nè l'autan. Andavo in giro in bici, anche fuori dal mio comune e senza le protezioni.

 

Mi lasciavano spesso da sola a casa.

 

Se le maestre a scuola mi menavano, a casa prendevo il resto, così...sulla fiducia.

 

La collana fatta di caramelline, lurida, trascinata ovunque, e poi ingerita.

 

 


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#2 Frèyja

Frèyja

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Inviato 01 settembre 2020 - 10:03

Io vivo in un posto piccolo, per cui il problema degli sconosciuti pericolosi non c'è mai stato, ma effettivamente anche la mia generazione, 10 anni dopo la tua, faceva cose che non vedo più fare a nessuno.
Mi ricordo queste:

- quando nevicava improvvisavamo slittini coi sacchi della spazzatura e ci facevamo tutte le discese del paese finendo in mezzo alla strada o direttamente sui sassi, a seconda dei luoghi.

- in 7/8 sul cassone di un ape guidata da un 14 enne, a 70/80 km/h, non so come abbiamo fatto a non ribaltarci mai nelle curve. I vigili/carabinieri ovviamente non esistevano :D

- passatempo preferito: camminare su un muro alto 4 metri da un lato, perché dall'altro era a ridosso di un vecchio cimitero e ogni tanto trovavamo delle ossa. Credo di aver giocato con un sacco di femori, è inquietante.
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#3 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

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Inviato 01 settembre 2020 - 10:46

1977

 

nessuna ossessione per l'igiene

in giro da soli a fare danni basta che si rientrava all'ora fissata sennò erano cazzi

andare allo zoo. sembra ma nonostante fosse una roba un po' così era bellissimo vedere gli animali

nessuna paranoia per le malattie infantili anzi meno male che le fa

ero controllato ma avevo più autonomia rispetto a quello che mi pare di vedere in giro: sapevo che se facevo una cazzata poi dopo la pagavo quindi stavo attento.

ma questa francamente non lo so. non so nelle famiglie di adesso come funziona ho gli esempi dei nipotini che però non vanno tanto in giro, devo dire.
alla loro età o mi rintanavo a giocare per i cavoli miei oppure uscivo e i miei non c'erano.

EDIT: adesso sembra che siano più ignorati ma ripeto che non vivo nelle famiglie degli altri quindi....

 

EDIT: aggiungo no cinture e stavo davanti in macchina quando con mio padre andavamo a zonzo.

a sei anni mi davano un dito di birra e non c'era proprio l'ansia di non fumarti in faccia da parte dei grandi.


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Samsara 1 - Nirvana 0

#4 malia

malia

    malia

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Inviato 01 settembre 2020 - 02:41

Credo che ogni famiglia abbia le sue particolarità, a livello di disattenzione e iperattenzione, che viste da fuori sono difficilmente spiegabili.

 

Per esempio, sempre quando ero piccola io (parlo di età da elementare che già alle medie mi sentivo mezza donna e non facevo ste  scemenze) ero libera di fare giochi pericolosi nei cantieri, e oggi rabbrividisco all'idea di quello che facevamo; i miei, una volta uscita di casa non mi controllavano per niente, dovevo solo tornare a casa per ora di pranzo e cena, anche senza una gamba, l'importante era mettermi a tavola e mangiare senza far notare la gamba perduta altrimenti mi troncavano anche l'altra. Ma se mi azzardavo semplicemente ad aprire da sola il frigo......apocalisse.

 

Mia nipote: non può (volere dei genitori) uscire da sola, neanche sul marciapiede di un paesino di morti come il mio, ma può, a 7 anni, giocare a the sims, fidanzati, mariti, party...

 

Anche alla mia epoca c'era un diverso approccio alle malattie infantili: tra le amiche di mia madre c'era la prassi della contaminazione pianificata così ce le levavamo dalle scatole tutti insieme.

 

La scuola senza termosifoni...non si badava al termosifone, nè se la maestra ti metteva il banco a sud appiccicato alla finestra a giugno. Non ci badavamo noi e non ci badavano i genitori. Oggi è molto diverso.



#5 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

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Inviato 01 settembre 2020 - 03:14

quando eravamo bimbi noi c'erano altre regole, noto :arg:

 

io da mia nonna mi facevo certe escursioni da solo che mi vengono i brividi.

andavo persino nelle case dove si diceva ci fossero le masche (streghe).

ho dei ricordi meravigliosi delle cose che facevo in solitudine.

per i miei non rappresentava un problema il mio scoprire il mondo da solo (avrei potuto non tornare mai più ma tanto era uguale, se non tornavo per cena ero morto lo stesso :tajo: )


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Samsara 1 - Nirvana 0

#6 Ombra gitana

Ombra gitana

    Super Utente

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Inviato 01 settembre 2020 - 03:23

Io sono un po' più vecchio, quindi figlio di un mondo appena più barbarico di quello che avete descritto, rispetto a quello cellophanato e igienizzato di adesso.

Più barbarico, ma di poco, sul piano pratico di gesti, comportamnti e abitudini familiari.

Quindi sottoscriv tutto ciò che avete detto.

 

Vorrei solo aggiungere qualcosa sul piano mentale.

 

Non pensavamo che tutto quello che era avvenuto prima della nostra nascita fosse un minestrone indistinto di "passato".

Non era neanche una questione di "scuola": si parlava con genitori e nonni, che rappresentavano il passato prossimo, che sapevamo distinguere da quello remoto.

Un passato prossimo che era ancora, per molti aspetti, un presente.

Si aveva la percezione, sia pure vaga e indistinta, estremamente semplificata, che eravamo la continuazione di qualcosa.

 

E, sempre sul piano mentale, si aveva l'idea che bisognasse "imparare", e l'anelito di libertà - fisica e caratteriale - riusciva a convivere, anche se spesso in modo conflittuale, con questa idea delle "regole". Regole da infrangere con consapevelezza, e non solo perché così "ci piaceva".


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#7 Anarko

Anarko

    L'immancabile Luce dello Spirito

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Inviato 01 settembre 2020 - 03:28

Credo che ogni famiglia abbia le sue particolarità, a livello di disattenzione e iperattenzione, che viste da fuori sono difficilmente spiegabili.

 

Per esempio, sempre quando ero piccola io (parlo di età da elementare che già alle medie mi sentivo mezza donna e non facevo ste  scemenze) ero libera di fare giochi pericolosi nei cantieri, e oggi rabbrividisco all'idea di quello che facevamo; i miei, una volta uscita di casa non mi controllavano per niente, dovevo solo tornare a casa per ora di pranzo e cena, anche senza una gamba, l'importante era mettermi a tavola e mangiare senza far notare la gamba perduta altrimenti mi troncavano anche l'altra. Ma se mi azzardavo semplicemente ad aprire da sola il frigo......apocalisse.

 

Mia nipote: non può (volere dei genitori) uscire da sola, neanche sul marciapiede di un paesino di morti come il mio, ma può, a 7 anni, giocare a the sims, fidanzati, mariti, party...

 

Anche alla mia epoca c'era un diverso approccio alle malattie infantili: tra le amiche di mia madre c'era la prassi della contaminazione pianificata così ce le levavamo dalle scatole tutti insieme.

 

La scuola senza termosifoni...non si badava al termosifone, nè se la maestra ti metteva il banco a sud appiccicato alla finestra a giugno. Non ci badavamo noi e non ci badavano i genitori. Oggi è molto diverso.

 

Però siamo tornati (più o meno tutti) sempre con entrambe le gambe.

 

Quindi secondo me, i nostri genitori sapevano di averci educato abbastanza bene da piccoli.

Nel momento in cui uscivamo da soli, erano abbstanza fiduciosi che non avremmo incendiato la scuola o rapinato qualche vecchietta.

E che sì, avremmo corso dei rischi ma non esagerati.

Rischi da ragazzi che non giocavano a fare gli adulti.

 

Per questo si potevano limitare a darci solo regole (ferree) di orario e  #mangiatuttoquellochehainelpiattosennònontialzi e se #haimangiatotuttononpuoifareilbagnoprimadi3ore.

 

Però a stomaco vuoto, potevo fare il bagno anche con il mare agitato, con onde così alte che uscivo fuori dall'acqua pieno di graffi per la violenza con cui venivo sbattuto sul bagnasciuga.

 

Anche io ricordo di aver giocato in mezzo ai cantieri o a vecchie fabbriche mezze distrutte e abbandonate, dove la cosa più pulita era il ferro arrugginito.

Alcune erano allagate dentro, tanto che più di una volta, abbiamo usato un canotto per attraversarle. Al buio.

 

Riguardo al cibo e all'igiene, vigeva la regola che "quello che non strozza, ingrassa". :D

E se qualcosa cadeva in terra, bastava un bel soffio igienizzante. (prima che arrivasse il gatto)


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Non vorrei mai guardarti negli occhi e non vedere più luce.


#8 malia

malia

    malia

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Inviato 01 settembre 2020 - 03:35

Si si, morire per mano di madre era comunque uguale, se non peggio.  :rotfl:

 

Mi è venuta in mente un'altra prassi, ma non so se sia roba da sud, qui era diffusa: si prestavano, per sempre,  i figli, ad alcuni parenti  :sbonk: :shock: :arg:, tipo se c'erano dei parenti che non avevano figli, si prestava, per sempre un neonato che cresceva in modo strano, cioè lui sapeva, perchè gli veniva detto, di non essere figlio di sua zia, ma la chiamava ugualmente ''mamma''.  Era un gesto per, come dire: ''per la vecchiaia un figlio è sempre utile, mi dispiace se non ne hai, me ne avanza uno, te lo passo per sempre''.

 

Oppure c'erano i genitori che appena si riproducevano, partivano,  per motivi economici, per la famosa ''Svizzera'' e mollavano il neonato alla parente zitella, così lei non era sola, loro lavoravano tranquilli, poi lo rivedevano quando lui aveva 42 anni perchè tornavano in Italia per la pensione, e lo ricoprivano dei soldi guadagnati ''alla Svizzera''. 


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#9 Menkalinan

Menkalinan

    quark charm

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Inviato 01 settembre 2020 - 03:38

Malia erano altri tempi! :arg:

 

Cavolo adesso mi prende una nostalgia...

 

Il latte da andare a prendere con la bottiglia di vetro dalla signora che aveva le mucche, ce l' ho, pure andare a scuola sempre a piedi, idem, mia mamma mi ha accompagnato solo il primo giorno.

 

probabilmente siamo stati, noi generazione fine anni 60, abituati un pò ad essere più responsabili già da piccoli, pur nonostante io sia stata molto protetta dalla mia famiglia, si giocava in cortile fino a sera, prendevo cadute dalla bici spesso con sbucciature di ginocchia , ma  senza fare tanti drammi, il casco in motorino non esisteva, infatti eravamo un pochino tutti degli spericolati.

 

I rischi c' erano allora come oggi, ho scampato un pericolo grosso a 12 anni, non so chi mi abbia aiutato, forse la mia voce molto potente :clap:

 

Una riflessione dato che ho figli già grandi ed esperienze con i figli dei miei fratelli, vedo che oggi c'è molta fragilità psicologica, forse è anche colpa dei social, dove si deve apparire al meglio, sempre al top, essere di tendenza etc.


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La scienza non può svelare il mistero fondamentale della natura. E questo perché, in ultima analisi, noi stessi siamo parte dell'enigma che stiamo cercando di risolvere. (Max Planck)


#10 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

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Inviato 01 settembre 2020 - 03:52

mia cognata è mia coetanea. ha solo 2 anni in meno.

noto che tenta sempre di partecipare alla vita dei suoi figli.

didattica a distanza: lei si metteva lì con il figlio (non ha un lavoro stabile).

tante volte parla male degli insegnanti del figlio davanti al figlio.

in sostanza non tende ad avere un ruolo genitoriale di comando.

 

i miei rispettavano le cose che facevo da solo ed a scuola si basavano sulle pagelle senza rompermi continuamente le palle di voler fare i compiti con me perchè i compiti erano roba mia che dovevo fare io. da solo.

 

noto che sta cosa è comune ai genitori più o meno della mia età.

io nella mia breve esperienza paterna tendo a dare delle "regole" come le davano a me.

e a lasciar liberi se vedo che ci stai dentro, come facevano con me.

 

tante volte mi sento dire che sarebbe meglio far capire ai bimbi le cose piuttosto che ordinarle, ma mi chiedo: "perchè io quando la famiglia si spostava dovevo seguire mentre adesso se la famiglia si sposta bisogna far capire al bimbo che si sta partendo e che forse è meglio che sale in macchina invece di scorrazzare attorno alla macchina?"

 

forse i figli crescono in base alle tare che noi abbiamo?

perchè si tende a non dare delle regole precise ai bimbi ma ci si adatta a loro?

non dovrebbe essere sia l'uno che l'altro in base alle circostanze?

c'è tempo per spiegare e tempo in cui non c'è tempo per spiegare ma bisogna eseguire.

 

ecco: io dovevo eseguire quando era ora. e starmi zitto che si faceva così.

adesso pare sia meno diffusa come cosa.

però a me è servita molto per capire cosa potevo e non potevo fare in base alla situazione

 

io a costo di risultare autoritario, se dobbiamo salire in macchina sali in macchina,

 

che pippone che ho scritto fatevi il favore di non leggerlo nemmeno


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Samsara 1 - Nirvana 0

#11 Pandora

Pandora

    il coperchio!!!

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Inviato 01 settembre 2020 - 09:34

Io da piccola ho fatto tutte quelle esperienze di Malia, finché avevo otto anni. A scuola da sola il pomeriggio in giro da sola andare a comprare le cose da sola, le escursioni per la campagna con la banda di cuginetti, il nostro osservatorio pericolosissimo attraversando una grotta che sfociava in una terrazza (senza parapetti) su un dirupo dal quale avevi la vista totale sulle campagne.
E poi però dal paesino sardo sono stata catapultata in una città lombarda ed improvvisamente non potevo più andare in giro da sola e nemmeno attraversare la strada, ad alta percorrenza, mia mamma era maestra nella stessa scuola e quindi mi portava e mi riprendeva lei, mi era vietato di uscire dall’isolato fino ai dodici anni, e quindi le mie amichette erano solo quelle del palazzo. Questa mancanza improvvisa di libertà l’avevo patita un sacco, mi mancava.
Per la mia esperienza posso dire che non è stata tanto la generazione, cioè anche, ma ha fatto molto di più la differenza tra piccolo centro del sud e grande città industriale.

Una immagine esemplificativa mio fratello che “ma no c’è del verde anche qui” e si mise a giocare a pallone con degli amici in una specie di enorme aiuola vicino casa, rotolandosi nel prato quando faceva il tiro ad effetto.
Tornato a casa pieno di pupu’ di cane.
Non c’eravamo abituati.
Per me è stato uno shock quello. Anche la dimensione delle case. Abituata ad una palazzina intera in paese, dove salivo scendrvo cantavo e ballavo senza problemi di far rumore, un appartamento di 100 mq per me era un buco, e poi farsi il problema di non dar fastidio ai vicini lo trovavo estremamente limitante.
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<p>si cambia e poi si cambia ancora


#12 malia

malia

    malia

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Inviato 02 settembre 2020 - 08:28

Tre riflessioni.

 

Una sull'autorevolezza/autorità dei genitori, e altre figure di riferimento, che mi suggerisce il post di Triplo. Forse, questa è la mia impressione, i genitori, prima, erano autoritari e basta, e la cosa peggiore che ti potesse accadere era essere vittima della loro incazzatura quando ti facevi male, per esempio, invece che il danno fisico dato dalla caduta. Cadevi, ti facevi male, te menavano; non avevi fame, dovevi mangiare per forza e basta, la maestra ti sgridava perchè semmai era psicopatica lei, te menavano a te, litigavi con gli amichetti, era sempre colpa tua e te menavano sempre a te; quanti di noi andavano a curarsi lavarsi le ferite delle cadute a casa degli zii, o casa di amici (i cui genitori erano assenti sennò dovevi prenderti pure il cazziatone di quegli altri) pur di tornare a casa in ordine? 'Io ti ho fatto e io ti ammazzo' mai frase fu più descrittiva :rotfl:, di quello che accadeva a tutti i livelli, materiali e non. Io avrei detto ai miei: tu m'hai fatto, sparati nelle p. così non corri più il rischio di mettere al mondo altre vittime della tua psicopatia.

Prima si aveva paura, nella maggior parte dei casi, non era rispetto, nè fiducia quella dei figli verso i genitori.

 

Seconda riflessione: paesino vs grande città. Sicuramente due mondi diversi. Poi al sud...gomorra :rotfl:, suggerito dal post di Pandora.

Ma a parità di città esistono comunque differenze col passato. Nel paesino dove sono cresciuta io è rimasto tutto uguale; i miei amici d'infanzia sono rimasti ad abitare nelle stesse case dei genitori, quindi i loro figli vivono esattamente negli stessi posti immutati in cui vivevano loro, stessa distanza dalla chiesa, dalle scuole con una differenza: che al posto dei campi incolti (bellissimiiii, posti in cui giocare ore e ore) ora ci sono delle belle aree attrezzate con i giochini, il vialetto di ghiaia, il melograno come albero decorativo. Oh, questi bambini non vanno a piedi a scuola xkè sudano, si bagnano se piove (100 metri di strada), respirano il polline, se gli attraversa la strada un gatto gli viene uno shock anafilattico;  non vanno neanche quasi a giocare a casa di amici che semmai in quella casa usano l'amuchina di serie B e non quella di serie A ed è un pericolo.

Nelle grandi città la differenza rispetto al passato si nota meno?

 

Terza riflessione, suggerita dal post di Menkalinan.

 

Una riflessione dato che ho figli già grandi ed esperienze con i figli dei miei fratelli, vedo che oggi c'è molta fragilità psicologica, forse è anche colpa dei social, dove si deve apparire al meglio, sempre al top, essere di tendenza etc.

 

 

Penso anche io che le nuove generazioni siano per alcuni aspetti più fragili; a me sembrano più fragili ''fisicamente'' cioè meno abituate a patire la fame, la sete, il caldo, il freddo, lo sporco, la fatica fisica. Non credo che ne abbiano colpa perchè noi (nostra generazione) che volevamo il meglio per loro, li abbiamo indirizzati in quel senso, in un periodo in cui era lo sforzo mentale, lo studio, quello che andava privilegiato, perchè ci si doveva affrancare da un certo tipo di ''cultura''.

A me le nuove leve sembrano psicologicamente più sensibili, più affinate; questa sensibilità (semmai mi sto facendo un film) le porta a scontrarsi intimamente con la ''nostra'' grezzitudine :rotfl: su alcuni aspetti, perchè secondo me noi siamo un po' grezzi rispetto a loro.

Il fatto di voler apparire al meglio non credo che sia colpa dei social, ma penso che i social siano solo uno specchio di una tendenza, quella verso l'apparire diversi/migliori rispetto a quello che si è, che è senza tempo.

Noi del sud siamo ancora più vittime di questa distorsione;  ''meglio morta che sparlata'' è proprio il concetto :rotfl: che è alla base di tanti comportamenti. Anche i nostri genitori avevano e ci imponevano comportamenti di facciata: non sporcare casa, perchè se viene qualcuno....chi c. deve veni'? Tua sorella che è sciancata quanto te. Ti compro il pigiama buono non sia mai vai in ospedale...e le mutande nuove ovviamente; a casa puoi metterti le mutande coi buchi.



#13 Anarko

Anarko

    L'immancabile Luce dello Spirito

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Inviato 02 settembre 2020 - 09:20

Prima si aveva paura, nella maggior parte dei casi, non era rispetto, nè fiducia quella dei figli verso i genitori.

 

Non sono d'accordo del tutto.

Poi per carità, ogni esperienza è soggettiva.

 

Una parte di paura c'era, sicuramente.
Ma credo fosse anche una forma "non ragionata" di rispetto.

Un riconoscimento dell'autorità: sia verso i genitori, che verso altre figure chiave, tipo i professori.

Un rispetto dei ruoli, anche.

 

Forse perchè c'era anche meno dialogo e quindi te non avevi modo di capire che "diavolo vuol dire fare i genitori".

Non sapevi chi fossero come persone.

Li conoscevi non per quello che erano, ma per quello che mostravano a te.

Almeno fino ad una certa età, in cui magari iniziavi a farti domande ed ad essere un po' più smaliziato da capire che fondamentalmente i genitori sono persone con le proprie debolezze, i propri errori, e che sbagliano.

 

Ora credo che questa età si sia di molto abbassata.

Vuoi perchè appunto per un rapporto più stretto, a volte quasi alla "pari", da amici.

O anche perchè i ragazzi hanno molte più informazioni e modelli (per lo più sbagliati) su cui basarsi per crearsi un proprio giudizio.


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Non vorrei mai guardarti negli occhi e non vedere più luce.


#14 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

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Inviato 02 settembre 2020 - 09:33

concordo molto con quello che dice Ana :asdsi:

purtroppo non sono un fan della relazione alla pari.
perché a livello proprio di dati di fatto non è paritaria come relazione.

hai una certa responsabilità perché ndevi fare in modo di proteggerli e starci attento. non puoi essere alla pari.
credo che magari la cosa cambi da più grandi quando cominci a confrontarti di più. e a coinvolgerli anche nelle decisioni che li riguardano.

poi dipende dalle circostanze come ogni cosa ma hai un ruolo che è il genitore e sei 'costretto' a fare anche cose che di base non faresti. come fare lo stronzo o quello che dice no.

quando e se ci arrivo vi dico tra qualche anno :arg:
Samsara 1 - Nirvana 0

#15 Guest_purple_*

Guest_purple_*
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Inviato 02 settembre 2020 - 10:12

 

Anche io ricordo di aver giocato in mezzo ai cantieri o a vecchie fabbriche mezze distrutte e abbandonate, dove la cosa più pulita era il ferro arrugginito.

Alcune erano allagate dentro, tanto che più di una volta, abbiamo usato un canotto per attraversarle. Al buio.

 

 

 

Quello era Gardaland ricordi male :tajo: .



#16 Guest_purple_*

Guest_purple_*
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Inviato 02 settembre 2020 - 10:13

A proposito, chissà quali erano gli standard di sicurezza delle giostre ...


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#17 Ombra gitana

Ombra gitana

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Inviato 02 settembre 2020 - 11:09

A proposito, chissà quali erano gli standard di sicurezza delle giostre ...

 

Zero

 

Non si può estrapolare la condizione di "giovane" dall'intero contesto sociale, se non come semplice rassegna delle curiosità - che è poi il piano di lettura leggero, superficiale sul quale è nato il thread.

 

Il concetto - da cui segue il rispetto, sebbene contrattato - verso "l'autorità" apparteneva innanzi tutto ai genitori, ossia al contesto sociale nel suo insieme.

Autorità come gerarchia, ma anche come competenza, autorevolezza e "responsabilità oggettiva".

Una società in cui il potere era esercitato in modo più diretto e più esplicito, e anche più arbitrario, proprio in funzione del "ruolo"- genitore, vigile urbano, poliziotto,magistrato, preside, professore, capostazione e perfino in qualità di "marito".

 

Nell'organzizzazione gerarchica tende tipicamnte a svilupparsi l'immedesimazione nel ruolo - anche quello di sottoposto - e quindi il senso di responsabilità, ma anche a sviluppare la furbizia per sottrarsi a questa responsabilità.

 

Il resto, ossia il contesto fisico, ambientale differnte in quei decenni del dopoguerra, è dato dalla realtà di un mondo mediamnte più povero, più scalcagnato, più arrangiato.

Non erano solo i bambini che giocavano in posti pericolosi e sporchi, erano anche gli operai che lavoravano senza protezioni, senza casco, in officine e cantieri con fili elettrici scoperti e la pausa pranzo seduti su uno scalino, a mangiare pane e frittata.

E gli impiegati con l'orario spezzato, per cui il tempo libero era un'ora la sera per vedere un film in Tv.

Tutto era più piccolo, più sbilenco, le strade più sterrate, le scarpe più consumate, le vacanze dai parenti in campagna e lo sport la partita a palllone sui prati.

 

Ma era un progresso enorme rispetto a venti, trenta o cinquant'anni prima.

Perché la vita - la storia - non è un fotogramma fsso, ma un film, in cui ogni fotogramma ha un senso rispetto a quelli che lo precedono.


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#18 malia

malia

    malia

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Inviato 02 settembre 2020 - 12:00

@triplo

 

Secondo me in ogni tipo di relazione quello che dovrebbe essere alla pari è il rispetto reciproco, che non vuol dire non poter o non dover dire di no (dire di no non equivale ad essere stronzo) ad un bambino (o ad un adulto). Credo che anche un bambino che non sa esprimersi con il linguaggio degli 'adulti' riesca a cogliere la mancanza di rispetto, e purtroppo è abilissimo nei primi mesi/anni di vita a imitarla e ad usarla quando ha necessità, pari pari, nella strada che percorre per ottenere quello che vuole. Per questo aspetto credo che non ci sia bisogno di fare distinzione tra bambini e diversamente adulti.



#19 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

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Inviato 02 settembre 2020 - 12:21

@triplo

 

Secondo me in ogni tipo di relazione quello che dovrebbe essere alla pari è il rispetto reciproco, che non vuol dire non poter o non dover dire di no (dire di no non equivale ad essere stronzo) ad un bambino (o ad un adulto). Credo che anche un bambino che non sa esprimersi con il linguaggio degli 'adulti' riesca a cogliere la mancanza di rispetto, e purtroppo è abilissimo nei primi mesi/anni di vita a imitarla e ad usarla quando ha necessità, pari pari, nella strada che percorre per ottenere quello che vuole. Per questo aspetto credo che non ci sia bisogno di fare distinzione tra bambini e diversamente adulti.

 

la mettevo come autorità esercitata e 'subita', più che altro.

è chiaro che se te vuoi fare una cosa e non puoi si innesca una sorta di "conflitto". tu che sei adulta puoi capire che fare o non fare una cosa rientra nel campo della possibilità. perchè hai tutta una serie di esperienze e anche una testa che sa gestire queste cose.

sai che non sempre va come vuoi e sei abituata a questo fatto.

 

un bambino di base è spontaneo e se una cosa non la vuole fare sinceramente ti farà capire che non la vuole fare. e metterà anche in campo strategie per non fare la cosa che secondo lui non si deve fare.

 

a questo punto possono succedere N cose, ma in certi casi il bimbo non accoglierà di buon grado la necessità che si faccia una cosa che lui non vuole fare. quindi pianti, bimbo che fa l'offeso, che tenta di contrattare per non fare quello che gli stai chiedendo e 100.000 altre variabili che tisi parano davanti.

 

ma è naturale che sia così.

il fatto è che la 'transazione' alla fine si risolve in un certo modo.

e molte volte non con la soddisfazione di entrambi ma con uno che deve rinunciare a qualcosa.

con un vincitore ed un vinto.

 

funziona così pure tra adulti solo che noi ci abbiamo fatto il callo. :tajo:

 

 

il mondo della realtà convenzionale è meraviglio :tajo:


Samsara 1 - Nirvana 0

#20 Ombra gitana

Ombra gitana

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Inviato 02 settembre 2020 - 01:08

Gli antefatti e la realtà di cinquanta o venti anni dopo.

Ma anche cinquant'anni dopo c'erano ancora molte tracce, e residuati di quegli antefatti, soprattutto nelle campagne, e soprattutto nella testa, nelle filosofie di vita.

 

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Ma nello stesso periodo di Woodstock, c'era Franca Viola

 

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