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The Neon Demon (1)


zarina

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Abitavo lo squallore, ma ero luce.

All'inizio mi sembrava di girare e girare, e finire sempre nello stesso posto, con le stesse persone, le stesse luci malate. 
Quel mal di testa latente che pulsava intorno a me in una specie di allucinazione circolare e psichedelica, mi confondeva. 
La città era assopita e fatta. 
Non si svegliava mai davvero, e a me toccava farlo invece.
Entrare in quella nube di spettri e riflessi viola di primo mattino mi faceva orrore ma non mangiare, me ne faceva di più.

Tutto mi stancava e mi metteva addosso polvere. 
I tempi morti scandivano le mie giornate. 
Ma si impara ad allinearsi ai vuoti, si impara tutto. 

Una stanza per me. Proprio come gli adolescenti.
Il portiere era talmente sgradevole. 
Non si capiva se fosse lui a puzzare delle sue stanze, o le stanze a puzzare di lui. 
Muffa e ammorbidente. 
Un fetore che aveva qualcosa di lurido e domestico allo stesso tempo, saliva per tutti i piani e si spargeva sulla moquette dei corridoi. 
Quando entravo mi guardava con una rabbia brutale che sentivo arrivare dritta in mezzo alla fronte. 


- Muoviti, che non sono la tua balia, bambina. 


Avevo detto a lui, come a tutti, di avere diciannove anni anche se sapeva che non potevo averne più di sedici. 

Usavo il fornellino per accendermi le sigarette. Ma non sapevo fumare e per quel gesto così carino ogni volta era tosse, cenere e puzza. 

Non ho mai capito chi dice di sentirsi solo, da solo. 
Se ti curi di rendere te stesso una persona gradevole, non sei solo. 
E io ero sola. 
Mi ero lasciata tutto dietro. 
La scuola, la famiglia, le strade vuote della periferia. 

Iniziai a sentirmi però fin troppo poco sola, quando le mattine diventarono le notti. 
Avevo posato per delle foto molto poco glamour scattate da un giovane emergente, e un incontro casuale con una truccatrice mediocre, mi aveva trascinata dove volevo essere. 
Da amatoriale, alle cose serie. 

Lei premeva piano i polpastrelli pieni di brillantini sulle mie palpebre, aspettando ogni volta che aprissi gli occhi come se il mondo intero non potesse continuare a girare prima che lo facessi. E io lo facevo. 
Esattamente come si aspettava. 
Cercava di sedurmi con il miele, adulandomi di belle parole e carezze gentili. 
Ma io sapevo bene che chi iniziava così finiva poi per odiarmi, nella frustrazione di scoprire che non ero quello che si aspettava. 
Mi truccava come fossi la sua bella bambola e poi mi portava fuori. 
A prendere quell'aria insana che c'era ovunque. 
Buttavamo giù decine di quei drink venusiani con dentro la menta rancida e poco ghiaccio. 
Poi li rivomitavo sperando di non dare nell'occhio. 

La dottrina estetica mi rapiva anche quando non la capivo, anche quando non riusciva a contaminarmi.
Nel mio mondo trovavano ancora spazio un'ingannevole ingenuità e una purezza splendente. 
Il che, mi irradiava di una grazia che bloccava gli sguardi.

Ma anche quando mi dimenticavo, c'era sempre qualcuno a ricordarmi la mia bellezza. 
Sguardi feroci o desiderio strisciante avanzavano dietro ai miei passi come un respiro venefico sul collo, che mi dava assuefazione. 
Ovunque portassi la mia presenza, serpeggiavano eccitazione e nervosismo. 
Un nervosismo patinato, e represso. 

E c'è qualcosa nell'invidia, che si vede. 
Più cerchi di buttarla giù, più questa sale, facendo i lineamenti di pietra e sale. 
Più tenti di zittirla più si strozza nella tua gola come un groviglio di nodi. 
Era così struggente e terribile guardare gli altri salire tante scale al contrario per ottenere quello che io potevo avere facilmente e subito, solo essendo me. 

Iniziai a nutrirmi di quell'invidia. 
La ingoiavo come acqua tonica che mi grattava le fauci e mi ritemprava di nuova bellezza. 

La bellezza non è tutto, la bellezza è l'unica cosa. Anche se non salverà il mondo. 
Questo era quello che dicevano tutti. 
Quello che pensavano tutti. 

Quando lavoravo, finalmente come volevo io, era tutto facile per me. 
Vedevo che le altre faticavano per tenere in piedi una serie cose che in me erano naturalmente già organizzate. In un'armonia odiosa. 
I patetici tentativi di sminuirmi che arrivavano dalle ragazze si infrangevano tristemente sulla mia schiena. 
Si spezzavano fragili come denti da latte, cadendo davanti agli occhi di chi li aveva messi al mondo. 
Non subivo più lo sbandamento della città. 
Ne ero completamente parte e scenario.
Ero il sangue nuovo che arriva a rigenerare un corpo in fin di vita, senza colore sulle tempie.
Pensare che c'era stato un tempo in cui credevo di voler essere come gli altri, prima di rendermi conto che gli altri, volevano essere me. 

Non so esattamente quando successe. 
Intendo dire, quando mi risvegliai. 
Appena prima di sparire nell'incapacità di capirlo davvero.

Forse la rottura tra me e le mie buone illusioni avvenne quando mi fermai davanti alla porta del bagno perché avevo sentito piangere Sara, quel giovedì. 
Le guance scavate le irrigidivano il volto. Immobile, se ne stava davanti allo specchio in una sorta di intorpidimento malefico. 
Aveva spaccato metà dello specchio e pezzi di vetro scricchiolavano sotto le suole dei miei sandali. 
Leggevo la delusione sulla sua faccia spenta. 
Forse c'entrava una sfilata che era saltata. 
O più probabilmente sentiva che nessuno la guardava più come prima. 
Che la sua energia vitale, come la sua bellezza, era stata consumata. Usata e riusata fino a renderla ordinaria. 


Le chiesi se avesse bisogno di aiuto, ma fu come una coltellata per lei. 

Non so perché lo feci. 
Sapevo che l'avrei ferita. 

Forse ero andata in quel bagno per dare a me stessa una versione decente dei miei comportamenti. 
O forse volevo solo sentirmelo dire. 

- Come ci si sente, ad essere te? 

Finsi di non aver capito. 

- Scusa? 

Si accese una sigaretta con sicurezza e si acquattó a terra, guardandomi negli occhi mentre anche io mi abbassavo lentamente iniziando a raccogliere i vetri, docilmente.

- Non farlo. 
Non fingere di non accorgertene. 
Le persone ti guardano. 
Com'è? 
Essere incanto. 
Capace di dare agli altri l'impressione che una sorgente d'acqua ti si metta davanti proprio quando hai sete? 

Un ronzio insistente si posizionó come un disco tagliente attorno alla mia testa, e per un attimo dovetti prendere un respiro. 

Quando rialzai lo sguardo la sentii fissa su di me. 
Gli occhi azzurri si spalancavano voraci verso il mio corpo. 
Mi sentii predata. 
Esattamente come avrebbe fatto un cerbiatto desolato, in mezzo a una radura rimasi ferma. 

- È tutto

Dissi spietata, senza misurare le parole. 
Senza pensare. 

Sara scattó in un movimento veloce e rabbioso e nell'indietreggiare appoggiai istintivamente le mani a terra premendo. 
Il vetro, scivoló dentro la pelle tirandomi fuori uno strillo esile e viscerale. 
Entró facilmente.
Mi accorsi di come si faceva strada su di me, sfilacciando la mia pelle come un velo. 

Guardai il sangue che macchiava il mio palmo e gocciolava, e un capogiro mi sorprese mentre mi accorgevo di essermi sporcata la gonna. 

- Fa vedere. 

Mi disse. 

Non appena allungai la mano vidi la sua espressione diventare determinata e perversa. 
Mi afferró il polso e si gettó sul mio sangue succhiando forte carne e vetro. 
Un colpo di terrore mi scosse e riuscii a staccarmi da lei. 
La lasciai lì, a quattro zampe come una fiera, completamente imbrattata del mio sangue in volto e sulle mani. 

Corsi. 
Corsi veloce. 
Superai la radura, passai il bosco. 
Sentivo il cuore che mi saltava in mezzo ai denti e il mio respiro che faceva rumore. 
Lasciavo chiazze di sangue vivo e briciole di vetro tagliando l'aria. 

- Stupida cretina che ti sei fatta?
Vedi di non darmi problemi. 

Salii le scale. 
La moquette. 
La chiave. 


Liberamente tratto da

The Neon Demon
Di Nicolas Winding Refn


 

  • Love 3

7 Comments


Recommended Comments

"E c'è qualcosa nell'invidia, che si vede. 

Più cerchi di buttarla giù, più questa sale, facendo i lineamenti di pietra e sale"

Grandioso 

  • Love 1
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1 ora fa, Rainbowisback ha scritto:

Non capisco come abbia fatto un brutto film a produrre questo riuscito e interessante brano nella mente di Zari.

Lo hai visto??

pensavo non lo avesse mai visto nessuno nel mondo a parte me 🖤

 A me è piaciuto

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28 minuti fa, zarina ha scritto:

Lo hai visto??

pensavo non lo avesse mai visto nessuno nel mondo a parte me 🖤

 A me è piaciuto

Si, ma forse non l'ho finito...non  ricordo nulla, solo che non mi piaceva molto ! Forse mi fermai a quando lei camminava e parlava di notte (forse su di un tetto?) Con un uomo.😁

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1 ora fa, Rainbowisback ha scritto:

Non capisco come abbia fatto un brutto film a produrre questo riuscito e interessante brano nella mente di Zari.

La scrittura meravigliosa di Zary ha alzato il livello 

  • Love 2
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39 minuti fa, Pandora ha scritto:

La scrittura meravigliosa di Zary ha alzato il livello 

Spero che ricominciate a scrivere anche voi😍 

  • Like 1
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