
La Distorsione Onirica, o Distonirismo, è nata nel 1988 su iniziativa di Federico de Caroli (noto soprattutto col nome di Deca) come corrente artistica basata sull’interazione di due principali stati di coscienza, con fini - o risultati - creativi. Ciò non ha mai presupposto, comunque, che si trattasse di una teoria esclusivamente volta ad ottenere risultati artistici. Tanto che, col definirsi dei suoi assiomi, il Distonirismo è diventato, per così dire, uno stile di vita; o meglio un modo di percepire ed interpretare la realtà nella sua totalità.
I due stati di coscienza principali che interagiscono indissolubilmente tra loro sono quelli che comunemente chiamiamo "stato di veglia" e "sonno". In particolare, il riferimento è al diverso tipo di percezione che i due stati inducono nel soggetto.
Da sempre, attraverso miti, culti, scienze e letteratura si è cercato di definire un’identità dei due stati come se esistesse un rapporto di subordinazione o di alternatività tra loro. Non è questo il caso di scavare nelle teorie psicoanalitiche o in altre. Resta un dato di fatto che ancora oggi la mentalità comune tende a vedere l’attività onirica come una rielaborazione delle percezioni in stato di veglia; o più raramente come il raggiungimento di un diverso tipo di percezione della stessa realtà, ma da una prospettiva differente.
Con il Distonirismo, invece, si afferma che la realtà è una totalità indivisibile in cui gli stati di percezione dell’individuo interagiscono con azione prevalente di feedback senza priorità e senza subordinazioni. Vale a dire: l’individuo (ma anche più individui in collettività) possono trovarsi in diversi stati di percezione di un’unica realtà, la quale è il risultato di tutti quegli eventi di eguale consistenza e valore altrimenti identificati comunemente come sogno, veglia, incubo, premonizione, visione, ecc.
Nel manifesto della Distorsione Onirica i concetti erano stati semplificati; in parte per le finalità divulgative, in parte per il fatto che esso era teso ad concentrare iniziative artistiche. Ma in nuce la teoria era comunque chiara.
In particolare mi sembra molto indicativo l’ultimo paragrafo del Manifesto, dove si puntualizza che l’interscambio tra i livelli di percezione è libero e continuo.
A suo tempo i primi aderenti al Manifesto Distonirista avevano cercato di visualizzare e schematizzare l’interazione tra i due principali stati di percezione (principali perchè predominanti in termini di tempo) in modo molto semplice.
Visti i due stati o livelli come nuclei caratterizzati da un insieme di segnali, essi sono costantemente collegati da una via di scambio circuitale (che passa attraverso i "mezzi" di percezione-ricezione dell’individuo) la quale veicola ogni segnale da un nucleo all’altro e viceversa.
In questo modo si evince che quanto acquisito in un determinato stato di percezione passa comunque a tutti gli altri stati, dentro cui viene comunque elaborato e rimandato a far parte dell’insieme degli stati, che possono essere vari a seconda dell’individuo. Questo tipo di azione-retroazione giustifica l’uso del termine Distorsione, che è stato mutuato dall’elettronica; dove si definisce "distorsione" qualsiasi alterazione subita da un segnale trasmesso rispetto al segnale in entrata. |