Meditare vuol dire: “ascoltare” con il corpo

Oggi parliamo di una tecnica meditativa che ha lo scopo di eliminare l’impulsività (che è conseguenza delle emozioni negative), senza reprimerla, ovviamente, perchè non c’è cosa peggiore che la repressione. Ma ovviamente non si può nemmeno esprimerla, perchè anche esprimerla è negativo: reprimere l’impulsività o una emozione è negativo per se stessi, e esprimerle è negativo per gli altri; nel primo caso feriremo noi stessi e nel secondo caso feriremo gli altri; oltre il fatto che dopo averle espresse ci sentiremo in colpa verso l’altro.
Ma c’è una terza via che non è repressione nè espressione dell’emozione negativa o dell’impulsività: la trascendenza.
La meditazione è trascendenza delle emozioni negative e quindi dell’impulsività e a quel punto non danneggeremo nessuno.
Ma passiamo alla tecnica per trascendere le emozioni negative che danno avvio all’impulsività.

Meditare vuol dire: “ascoltare” con il corpo

Ogni giorno ci troviamo ad affrontare situazioni che ci causano malumore e che non ci fanno vivere serenamente la nostra vita quotidiana. Ogni piccolo momento passato nell’ansia, nel nervosismo, nell’arrabbiatura ecc., si ripercuote negativamente sulla nostra salute.
Ma basta poco per incidere negativamente sulla salute, anche se non ce ne rendiamo conto, presi come siamo da tanti impegni. Anche perché di motivi per arrabbiarsi ogni giorno la vita ce ne offre tanti; l’automobilista indisciplinato, le persone scortesi, un collega antipatico, la fila per pagare le bollette, il vicino di casa che non rispetta le regole condominiali, la suocera, ecc. ecc.

Non sappiamo però, che il malcontento che queste situazioni generano in noi, dipendono da come noi le affrontiamo.
Un vecchio proverbio cinese (credo), dice in sintesi “che noi non possiamo cambiare il mondo se prima non cambiamo noi stessi.” In altre parole se il nostro approccio col mondo esterno cambia, cambia il mondo esterno.

Cosa vuol dire “ascoltare con il corpo”.

Generalmente, quando ascoltiamo una persona, la nostra attenzione è focalizzata su quella persona, e noi siamo completamente dimentichi di noi stessi. Noi non siamo presenti. E’ come quando in una casa manca il padrone: gli invasori hanno campo libero.

Ora immaginiamo che questi invasori siano nel nostro caso, la rabbia, l’ansia, l’irritazione, il turbamento, e tutte quelle emozioni negative che cerchiamo con tutte le nostre forze di controllare ogni volta, ma che sistematicamente ci sopraffanno, lasciandoci sempre amareggiati, oppure se per caso le reprimiamo, ci danneggiamo comunque, e prima o poi esploderanno con ancora più forza, minando la nostra salute e quella degli altri. Ascoltare con il corpo allora, significa essere presenti, e se noi (il padrone) siamo presenti, gli invasori (emozioni negative) avranno vita dura…….diciamo anzi che non possono proprio convivere.

Quando siamo costretti a interagire con una persona che ci provoca quelle emozioni negative, cerchiamo di percepire il nostro corpo, la nostra presenza. Per prova, lo potremmo fare davanti alla televisione con quei personaggi che ci sono antipatici.
Noi ascoltiamo quel personaggio e subito sentiamo una sensazione sgradevole; la nostra mente immediatamente avrà dato il suo giudizio negativo. Allora cominciamo ad ascoltare, percependo contemporaneamente il nostro corpo, la nostra presenza.
Quindi, ascoltando mentre si è consapevoli di se stessi.

Quando siamo presenti noi, l’emozione negativa scompare. Non sto dicendo che improvvisamente la persona antipatica ci apparirà simpatica, ma non sarà presente l’elemento di disturbo, la cui presenza ci farebbe interloquire in maniera negativa con quella persona. In altre parole, l’approccio con l’altro non sarà più influenzato dal nostro atteggiamento negativo, perché non ci sarà l’emozione negativa che lo provocherebbe.
E non saremo preda delle emozioni negative e quindi nemmeno dell’impulsività che ne segue.

Cinzia Turnaturi

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