Il Triangolo Maledetto dell’Adriatico

Lo strano oggetto volante immortalato alle Tremiti

Fa ancora caldo, nel tardo pomeriggio del 19 luglio 2011. Troppo caldo per restare in spiaggia. Anche se il mare color smeraldo delle Tremiti promette bene. E poi, è quasi ora di tornare. Dopo tutto, Pescara non è poi così dietro l’angolo. Allora, meglio rimettersi le maglie, togliere il grosso della sabbia dai teli, rifare gli zaini. Forse resta qualche minuto per fare un paio di foto. Sì, quello è ancora possibile prima di tornare al porto e riprendere il traghetto verso casa. I ragazzi si sparpagliano tra le rocce, le magliette appiccicate ad indurite dal sale, gli sguardi rilassati e forse un po’ ebeti per il troppo sole.
C’è un muretto, vicino ad una discesa che conduce al porto, che si affaccia su un bel panorama ampio. E’ perfetto per la classica foto-ricordo. Uno dei ragazzi si accosta alle pietre, abbandona un po’ la schiena all’abbraccio caldo della roccia, poi si dà una spinta lieve e si siede sul parapetto.

Non se ne accorge, ma ha finito per posizionarsi esattamente al centro di due scogli giganteschi che racchiudono una minuscola baia puntellata dalle barchette di chi, proprio come lui ed i suoi compagni, vuole godersi fino in fondo quella giornata di mare rubando qualche ora al dovere, alla routine, al lavoro, alla scuola. Dall’altro lato della macchina, il suo amico firma la sua istantanea di improvvisato fotografo. E come tutti i principianti ha una gran fortuna. Perché, anche se la foto non è un granché, sullo sfondo viene immortalato qualcosa.

Il “Triangolo dell’Adriatico”. Le sigle SBT e GS indicano, rispettivamente, San Benedetto del Tronto ed il Gran Sasso

Il “Triangolo dell’Adriatico”. Le sigle SBT e GS indicano, rispettivamente, San Benedetto del Tronto ed il Gran Sasso (fonte: C.Paglialunga, Alla scoperta della Terra Cava, Macro Edizioni, 2010).

Una strana forma celeste. Un boomerang, forse. Anzi, un disco. La cosa più singolare in questa faccenda è che a stupirsi della cosa in fondo non sono neanche in troppi. Sembra anzi che di casi strani, simili a quello dei giovani pescaresi in vacanza alle Tremiti, ce ne siano parecchi da citare. Dopo tutto, l’arcipelago del foggiano si trova un po’ troppo vicino al vertice più basso del più famoso dei triangoli maledetti di casa nostra. Il Triangolo dell’Adriatico. Ancona ed il promontorio del Conero a Nord. Il massiccio del Gran Sasso ad Est. La marina di Pescara a Sud. Un’area misteriosa, che fin dal XV secolo sembra calamitare avvenimenti singolari. In un primo tempo, alla gente del posto vengono fornite articolate spiegazioni che chiamano in causa particolari anomalie di natura magnetica.

Ed alcuni, a dirla tutta, se la bevono davvero. Ma più passa il tempo, più le stranezze aumentano. Mentre le spiegazioni, al contrario, iniziano a scarseggiare. Gli anni Settanta registrano in questo senso il culmine assoluto delle manifestazioni. Tra pesci impazziti e fondali sconvolti, motopescherecci trainati da assurde correnti marine e singolari bagliori provenienti dal profondo delle acque, tra strumenti in tilt e pescatori allarmati, si dipana il quadro del più grande mistero adriatico dell’ultimo secolo. Un mistero iniziato in sordina, con qualche pescatore che, ogni tanto, lamenta danni riportati durante lo strascico in Adriatico centrale. A volte le reti tornano a bordo a brandelli, lacerate in una maniera che non può non sembrare dolosa. Ma si tratta soltanto di fatti isolati, fastidiosi certo ma non sufficientemente frequenti e sistematici da poterne fare un tema di pubblico dibattito.

Lo strano oggetto volante immortalato alle Tremiti

Lo strano oggetto volante immortalato alle Tremiti (fonte: il democratico.com).

Il grosso accade più avanti, nel 1978. C’è un motopeschereccio chiamato Trozza che fa base proprio nel porto di Pescara. Il lavoro è duro, lo sforzo spezza le reni e quel che resta intero viene fiaccato dal freddo e dall’umidità. Ma lo scafo è un bene di famiglia, di proprietà di quattro fratelli, gli Scordella, che lavorano in mare da generazioni e sono abituati a campare così. Quello a cui non sono affatto preparati è invece il gorgo in cui si imbattono un mattino, mentre stanno pescando ad appena 4 miglia dalla costa. Lo specchio d’acqua attorno alla barca ribolle furiosamente. La bussola gira senza tregua.
E poi c’è il radar di bordo. Che lampeggia segnalando la presenza di un ostacolo di grandi dimensioni. Lo scafo prende velocità. Anche se il motore è in folle, dunque non dovrebbe muoversi di un millimetro. Poi tutto si acquieta e gli Scordella, visibilmente lividi, riescono a riguadagnare il controllo della nave e tornano in fretta e furia in porto. Una volta a terra, si sperticano nel racconto della vicenda, che certo sembra alquanto strana a tutti. Ma nessuno fa nulla finché altri due marinai, anche loro fratelli, usciti dal porto per pescare col vento in totale bonaccia, non spariscono nel nulla per poi essere ritrovati ore dopo. Cadaveri.

Lo strano oggetto volante immortalato alle Tremiti – dettaglio con elaborazione a contrasto

Lo strano oggetto volante immortalato alle Tremiti – dettaglio con elaborazione a contrasto (fonte: noiegliextraterrestri.blogspot.com).

I conti non tornano. Troppe stranezze. La voce corre di bocca in bocca, fa il giro di Pescara finché non arriva qualcuno che ha la brillante idea di accostare i misteri dell’Adriatico con le cose assurde che ha sentito dire avvengono anche altrove, in un triangolo di mare stregato che si trova più o meno alle Bermuda. Ora la gente non transige più. E le stranezze vengono segnate, tutte quante. Da ottobre 1978 a gennaio 1979, c’è chi stila una perfetta collettanea di “fatti dannati” nostrani.
Colonne d’acqua da 30 metri d’altezza per 6 di diametro
, che si sollevano dal mare in ottobre innalzandosi in aria almeno una decina di volte per poi lasciarsi dietro mulinelli, ribollimenti ed una schiuma fin troppo bianca. Luci subacquee rosso acceso impediscono a novembre ai pescatori di prendere il mare intorno a San Benedetto del Tronto per 72 ore filate. Ancora in novembre, oggetti volanti a forma di uncini – o di aste fiammeggianti – vengono avvistati sopra il mare, mentre ripetute rilevazioni radar compiute in zona attestano la presenza di oggetti sconosciuti di grandi dimensioni a forma di mezzaluna, di quadrato o di triangolo. Il 30 dicembre, al largo di Pescara, due pescherecci stanno solcando le acque placide alle 5,30 del mattino. Ad un tratto, i radar di entrambe captano una foschia fosforescente che si sviluppa a poca distanza dalla loro posizione. All’interno della nebbia, dice il radar, c’è un corpo solido che di quando in quando scompare. Ma la giornata è serena, e per quanto i marinai aguzzino la vista non c’è proprio nulla di fronte a loro.
E’ troppo. Intervengono le autorità, e non solo quelle italiane. Navi della Marina Militare Italiana, ma anche incrociatori della Quinta Flotta Americana, qualcuno dice perfino sommergibili sovietici. Ma nessuno trova nulla. Niente strani oggetti. Radar a posto. Nessuna luce dal profondo. Moto ondoso più che normale. I negazionisti hanno gioco facile. Le manifestazioni anomale nell’area derivano semplicemente da faglie sottomarine, che si muovono e così facendo fanno riaffiorare gas dai fondali. C’è perfino uno studio firmato dal CNR, Istituto di Geologia Marina, nella persona del Professor Pietro Vittorio Curzi. Il professore ha un nome per il colpevole del trambusto adriatico. Pockmarks. Un fenomeno scoperto nella parte meridionale del lago di Garda, tra la penisola di Sirmione e la Punta San Vigilio, dove il fondale riporta un curioso insieme di depressioni a forma di emisfero, con diametro variabile tra poche decine di metri ed un massimo di 350 metri, poste a differente profondità. Sono le stesse che si trovano nel Mare del Nord, o nel Golfo del Messico.

 

Immagine tridimensionale di un fondale recante alcuni “pockmarks”

Immagine tridimensionale di un fondale recante alcuni “pockmarks”(fonte: geoform2009.com).

I pockmarks si formano a causa di emissioni fluide, di gas o acque interstiziali. Sono collegati a macro-fratture che raggiungono anche gli 80 metri, grazie alle quali i gas naturali presenti negli strati profondi raggiungono la superficie causando gli sconvolgimenti del triangolo, area in cui la consistente sismicità di fondo avrebbe costituito un booster eccezionale. Sembrerebbe un’ottima spiegazione davvero. Eppure, le manifestazioni avvengono anche a grande distanza dal mare, e dunque fuori bersaglio rispetto al raggio d’azione dei pockmarks. A Prati di Tivo, tra i Monti della Laga che fanno parte del territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso, in una località che si chiama Pietracamela c’è una centrale ENEL.
Un giorno la struttura, che eroga corrente a gran parte del teramano, smette improvvisamente di funzionare. Di fronte agli occhi dei due operai presenti, infatti, tutti gli strumenti impazziscono. Un alternatore non in funzione viene improvvisamente trasformato in una sorta di motore elettrico, mentre sia l’amperometro che il voltometro finiscono fuori uso. I tecnici che, il giorno successivo, arrivano sul luogo per ripristinare la funzionalità della struttura sono allibiti, perché non hanno mai visto un’avaria del genere. Uno dei due addetti della centrale ha dolori lancinanti agli occhi, si fa visitare ed il medico gli riscontra un’infezione persistente. Domandandogli conto dell’infiammazione, si sente rispondere dall’uomo che la colpa è della luce emessa da un oggetto volante che si è accostato all’impianto, dando origine alla staratura completa degli strumenti. Pescatori. Marina Militare. Americani, forse anche russi. ENEL.
Sono troppi gli attori di questa vicenda, che si svolge su uno scacchiere troppo ampio, per di più. Per far pensare ad una semplice serie di casi fortuiti. Sono passati quasi quarant’anni da quando la dorsale adriatica ha fatto registrare le anomalie più intense. Sembrerebbe un arco di tempo indiscutibilmente lungo. Buono per dimenticare, per mettere da parte, per far smorzare l’interesse e la curiosità. Ma ci sono sempre le Tremiti. C’è quel tardo pomeriggio di luglio. E soprattutto c’è quella foto galeotta, mal scattata eppure così dannatamente azzeccata, che ci ricorda come anche dentro e dietro casa nostra ci sia il sospetto di un triangolo maledetto che attende ancora conferma.

Simone Petrelli

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    sarebbe carino crederci,poi a me i misteri mi fanno impazzire,ma x come l’hai raccontata sembra piu’ una favola…