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Le strane news di lupus


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22 risposte a questa discussione

#21 Lupusinfabula

Lupusinfabula

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Inviato 23 novembre 2022 - 05:12

Partendo dal presupposto che l'intero complesso architettonico fatto erigere dagli antichi egizi della Piana di Giza contenga un qualche messaggio in codice, vengono inizialmente messe in campo prove geologiche indicanti che i segni di profonda erosione presenti sui fianchi della Sfinge siano stati causati da un millennio di piogge incessanti.

Tali condizioni climatiche esistevano in terra d'Egitto solamente alla fine dell'ultima era glaciale, tra il 10 e il 9000 a.C.; il che significa che la Sfinge potrebbe non essere vecchia di 4.500 anni bensì arrivare fino a 12.000.

Gli autori proseguono, utilizzando a tale scopo simulazioni al computer della volta celeste, che le 3 grandi Piramidi, rappresentanti le tre stelle della Cintura di Orione, assieme con le strade rialzate e tutti gli allineamenti associati, costituiscano una rappresentazione terrena, impressa nella pietra, di com'era il cielo all'equinozio di primavera nel 10.500 a.C.

Questo particolarissimo momento storico, sostengono Hancock e Bauval, rappresenta lo Zep Tepi, ossia il "Primo Tempo" della cosmogonia egizia, indicato spesso nei geroglifici. Gli autori affermano anche che i rituali d'iniziazione dei faraoni egizi replicano sulla terra il viaggio del Sole attraverso le costellazioni in quest'epoca remota, finendo con l'asserire che un'ipotetica "sala dei ricordi", con conservati documenti primordiali di una civiltà perduta precedente la storia conosciuta, possa essere situata proprio sotto le zampe della statua che raffigura la Sfinge.

Questo lo lessi



#22 Lupusinfabula

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Inviato 23 novembre 2022 - 07:47

Spazio È vero che la Luna si allontana dalla Terra?
Sì, la distanza tra la Luna e la Terra aumenta: è il risultato dell'interazione tra moto relativo e attrazione gravitazionale.

Sì, la distanza tra la Luna e la Terra aumenta di 3,8 cm l'anno. Il fenomeno è, curiosamente, la conseguenza dall’attrazione gravitazionale e dei moti relativi dei due corpi. Ecco, in maniera molto schematica, come si verifica.

1 - L’attrazione esercitata dalla Luna sulla Terra provoca le maree. Il sollevamento delle masse d’acqua oceaniche crea sulla superficie terrestre una vera e propria protuberanza.

2 - Questa protuberanza, a sua volta, esercita una forza di attrazione sulla Luna.

3 - La Terra ruota intorno al proprio asse in un giorno, mentre la Luna ruota intorno alla Terra in quasi 28 giorni.

4 - A causa di questa differenza di velocità, la protuberanza che si è formata sulla Terra si trova sempre più "avanti" rispetto alla Luna.

5 - La forza di attrazione che la protuberanza esercita sulla Luna (rimasta indietro a causa della sua minore velocità di rivoluzione intorno alla Terra) tende a “trascinare” il satellite, costringendolo ad aumentare la sua velocità.

6 - A velocità maggiore corrisponde un’orbita maggiore: l’orbita della Luna aumenta di dimensione. In pratica si "allarga", e il nostro satellite si allontana.

Anche l’attrazione della Luna, sulla stessa protuberanza creata dalle masse oceaniche, ha i suoi effetti, anche se meno rilevanti, dato che la Luna è molto più piccola della Terra: rallenta la rotazione della Terra intorno al proprio asse.

Tutto il contrario, invece, accade tra Marte e il suo satellite, Phobos. Anche in questo caso, l’attrazione di Phobos deforma la superficie di Marte, provocandovi una protuberanza. Ma il satellite ruota intorno al pianeta più velocemente, perciò è più avanti. La sua attrazione fa accelerare la rotazione di Marte, mentre la protuberanza di questo esercita un’attrazione retrograda e fa rallentare la corsa di Phobos, che così si avvicina sempre più al pianeta, e in un periodo compreso tra 30 e 50 milioni di anni lo stress indotto dalle forze di marea causeranno la sua completa distruzione.

https://www.focus.it...ana-dalla-terra

#23 Lupusinfabula

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Inviato 28 novembre 2022 - 01:55

Un virus congelato per 48.500 anni nel permafrost è tornato in vita

Gli scienziati hanno scoperto sette tipi di virus rimasti congelati e sepolti per migliaia di anni nel permafrost siberiano e li hanno riportati in vita in laboratorio, dove si sono replicati. Nonostante possa sembrare molto rischioso, secondo il team di ricercatori questo genere di indagine è fondamentale nell’ottica del cambiamento climatico, tenendo conto che i ghiacci si stanno sciogliendo sempre di più rapidamente e gli organismi custoditi, magari evoluti in microsistemi ormai estinti, potrebbero comportarsi in modo imprevedibile e rappresentare una minaccia per la salute pubblica, avendo conservato la loro capacità infettiva. L’incremento delle temperature potrebbe infatti causare il risveglio di virus patogeni antichi. Per questo occorre essere preparati.

Il virus di quasi 50 mila anni in fondo al lago
I virus più «giovani» sono stati congelati per 27 mila anni, il più «anziano» per 48.500 anni, il che lo rende il virus più antico mai riportato in vita finora. «48.500 anni sono un record mondiale per un virus» dice Jean-Michel Claverie dell’Università di Aix-Marseille in Francia, che con il sui team in passato aveva già riportato in vita altri due virus di 30 mila anni fa provenienti da resti di mammut congelati nel permafrost. Il virus di 48.500 anni proviene dal permafrost a 16 metri sotto il fondo di un lago a Yukechi Alas, in Yakutia, in Russia. È un tipo di pandoravirus – un virus gigante che infetta organismi unicellulari noti come amebe, come è stato sperimentato in laboratorio (ma questo tipo di virus non può infettare piante o animali). «Se gli antichi virus giganti rimangono infettivi dopo essere stati congelati per così tanto tempo, anche altri tipi di virus di mammiferi lo faranno» sostiene Claverie.

Contaminazioni
Mentre 48.500 anni possono essere un record per un virus, diversi gruppi di scienziati affermano di aver rianimato batteri intrappolati in sedimenti, ghiaccio o cristalli di sale che hanno fino a 250 milioni di anni. Tuttavia, non è chiaro se gli organismi siano effettivamente così antichi o siano stati contaminati da campioni più giovani. I nove virus riportati in vita dal team di Claverie sono distinti da quelli già noti, per questo sembra improbabile che derivino dalla contaminazione dei campioni da parte di entità moderne. Il team ha scartato molti altri virus rianimati perché i loro genomi erano troppo simili a virus già noti. «Potrebbe essere possibile “resuscitare” virus che hanno molto più di 48.500 anni - dice Claverie - perché il permafrost più profondo ha fino un milione di anni. Tuttavia è difficile stabilire l’età per permafrost antico perché la datazione standard con il radiocarbonio non funziona oltre i 50 mila anni».

Perché studiare virus scomparsi
«Come sfortunatamente documentato dalle recenti pandemie, ogni nuovo virus richiede quasi sempre una risposta medica precisa, sotto forma di antivirale o vaccino. È perciò legittimo riflettere sul rischio di antiche particelle virali che rimangono ancora infettive e che potrebbero tornare in circolazione a causa dello scioglimento del permafrost» commenta l’autore dello studio. «Mentre c’erano poche persone nell’Artico ad essere esposte a tali minacce di infezione - aggiunge Claverie - sempre più persone si stanno spostando in queste aree per estrarre risorse come oro e diamanti. E il primo passo nell’estrazione mineraria è quello di rimuovere gli strati superiori del permafrost. Il pericolo è reale ma è impossibile calcolare il rischio». Eric Delwart dell’Università della California, San Francisco, che ha ricreato virus vegetali da feci di caribù congelate, intervistato da NewScientist ritiene che il rischio che un antico virus del permafrost inneschi una pandemia sia molto più basso di quanto possa accadere con i virus che circolano tra animali selvatici e domestici. Rebecca Katz della Georgetown University di Washington non è della stessa opinione e ritiene che il pericolo sia da prendere seriamente: «La minaccia che antichi virus ritornino con lo scongelamento del permafrost è molto reale».




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