Vai al contenuto

CoseNascoste Forum uses cookies. Read the Privacy Policy for more info. To remove this message, please click the button to the right:    I accept the use of cookies



Foto

Intelligenza artificiale vs. stupidità naturale


  • Discussione bloccata Questa discussione è bloccata
144 risposte a questa discussione

#1 Ombra gitana

Ombra gitana

    Super Utente

  • Utenti
  • 4622 messaggi

Inviato 29 marzo 2021 - 10:05

"... Quanto piuttosto dovrebbe allarmare l’entusiasmo acritico con cui la nostra società, con tanto di testimonial illustri (le luci della ribalta hanno un prezzo), non si preoccupi per nulla dei danni irreparabili che l’abuso di queste nuove tecnologie provoca sui giovani. Mi può stare anche bene l’idea di un computer a “testa”, ma vorrei che si spendessero energie (e finanze) anche per occuparsi della qualità di quelle “teste”, quando in realtà si spendono cifre astronomiche per potenziare l’Intelligenza Artificiale e quasi più nulla per quella umana..."

 

Di questo argomento se ne parla un po', di tanto in tanto, ma come se fosse una discussione sulle mode, o sulle opinioni personali.

Devo dire che di questo articolo - oltre che l'argomento e la tesi dell'autore - mi fa particolarmente piacere la citazione di un sociologo in auge negli anni 50 - Charles Wright Mills - che io considero non solo interessante, ma anche sempre attuale.

 

https://www.ilfattoq...azione/6142602/

 

 


  • Pandora piace questo



#2 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

  • Utenti
  • 21308 messaggi

Inviato 29 marzo 2021 - 10:55

mi ha colpito molto la seguente frase che viene citata nell'articolo:

 

Laddove il libro favoriva una concentrazione duratura e creativa, Internet incoraggia la rapidità, il campionamento distratto di piccoli frammenti d’informazioni provenienti da fonti diverse

 

forse questa "deformazione professionale" incide sull'esito dei test del qi.

non si starebbe parlando di in calo dell'intelligenza ma forse del rapporto tra pagina e lettore. di fruizione del contenuto, che in una società di questo tipo diviene fragilissima e: o è veloce ed immediata con tutte le informazioni in un colpo d'occhio, oppure viene accantonato il contenuto. e si passa a cercare con l'occhio il frammento che interessa.

 

è assurdo ma quella frase sintetizza quello che accade di fronte ad un schermo


Samsara 1 - Nirvana 0

#3 malia

malia

    malia

  • Utenti
  • 9333 messaggi

Inviato 29 marzo 2021 - 11:16

Penso a come siamo più coglioni rispetto ai monaci copisti, che ci mettevano due settimane a disegnare la prima lettera di un testo copiato.

 

:look:



#4 Guest_GufoOscuro_*

Guest_GufoOscuro_*
  • Ospiti

Inviato 29 marzo 2021 - 12:39

L'IA ha la cosa buona che manderà a casa tutti gli imprenditori, i lavori contabili e tutta quella categoria che necessita di un calcolo. Praticamente è l'automatizzazione delle capacità mentali. La robotica d'altronde sta facendo la stessa cosa con i lavori fisici, eliminando dal mercato milioni di lavoratori.

La cosa negativa è che per ora solo le grandi multinazionali sono oggettivamente avvantaggiate nella creazione di IA. Google, Amazon, Microsoft... Si rimbalzano la palla mentre gli stati stanno a guardare e parlano di temi totalmente irrilevanti (come ad esempio il mito della "creazione del lavoro").

Riassumendo: IA è potenzialmente un grande strumento per la crescita sociale, purtroppo non siamo minimamente preparati a usarla nel modo migliore.

#5 Ombra gitana

Ombra gitana

    Super Utente

  • Utenti
  • 4622 messaggi

Inviato 29 marzo 2021 - 01:38

mi ha colpito molto la seguente frase che viene citata nell'articolo:

 

Laddove il libro favoriva una concentrazione duratura e creativa, Internet incoraggia la rapidità, il campionamento distratto di piccoli frammenti d’informazioni provenienti da fonti diverse

 

forse questa "deformazione professionale" incide sull'esito dei test del qi.

non si starebbe parlando di in calo dell'intelligenza ma forse del rapporto tra pagina e lettore. di fruizione del contenuto, che in una società di questo tipo diviene fragilissima e: o è veloce ed immediata con tutte le informazioni in un colpo d'occhio, oppure viene accantonato il contenuto. e si passa a cercare con l'occhio il frammento che interessa.

 

è assurdo ma quella frase sintetizza quello che accade di fronte ad un schermo

 

Credo che l'esempio portato dall'autore si possa e si debba estendere anche alla ricezione di altre "letture" della realtà.

La lettura propriamnte detta, del libro, è solo quella più misurabile e specifica.

Le "prestazioni" - date, in una situazione data - non equivalgono a intelligenza ma a efficacia.

In un eventuale contesto fatto solo di schermi e di luci da spegnere o accendere - o dispositivi come quelli visti ieri, che servono ad allenare i piloti di Formula1 - la prontezza di riflessi nel selezionare agire di conseguenza garantisce eccellenti prestazioni - probabilmente Alonso perderebbe il confronto con Giovinazzi, davanti a un simulatore, ma è anche vero che la Formula1 ha sempre meno bisogno di piloti in carne e ossa, e soprattutto piloti che devono capire e ragionare da soli - lo chiamano ancora "campionato piloti", ma è ormai da diversi anni un campionato-ingegneri, con macchine sempre più telecomandate.

 

Penso a come siamo più coglioni rispetto ai monaci copisti, che ci mettevano due settimane a disegnare la prima lettera di un testo copiato.

 

 

 

Credo che se scrivere sui social fosse difficile come il lavoro dei monaci amanuensi - ma basterebbe solo il livello di disfficoltà delle vecchie tipografie - ci sarebbero risparmiate una marea di cazzate.

 

L'IA ha la cosa buona che manderà a casa tutti gli imprenditori, i lavori contabili e tutta quella categoria che necessita di un calcolo. Praticamente è l'automatizzazione delle capacità mentali. La robotica d'altronde sta facendo la stessa cosa con i lavori fisici, eliminando dal mercato milioni di lavoratori.

La cosa negativa è che per ora solo le grandi multinazionali sono oggettivamente avvantaggiate nella creazione di IA. Google, Amazon, Microsoft... Si rimbalzano la palla mentre gli stati stanno a guardare e parlano di temi totalmente irrilevanti (come ad esempio il mito della "creazione del lavoro").

Riassumendo: IA è potenzialmente un grande strumento per la crescita sociale, purtroppo non siamo minimamente preparati a usarla nel modo migliore.

 

Appunto.

Le tecnologie dovrebbero essere solo un sostituto alle attività mentali, o fisiche, più inutilmente faticose, in modo da lasciare tempo e opportunità per sviluppare quelle più complesse, e utili all'affinamnto delle facoltà puramnte intellettuali, e a quelle fisiche più salutari.

Sul piano sociale, poi, il costo e la complessità delle tecnologie aumentano il potere del capitale, e e le possibilità di controllo, in cambio di un'illusoria maggiore libertà nelle piccole cose spicciole e nei giochetti.

 

Rimane da analizzare fino in fondo le conseguenze sul piano della didattica, in cui i vantaggi - secondo me, e anche secondo l'autore dell'articolo - sono ancora più illusori, o comunque discutibili.



#6 malia

malia

    malia

  • Utenti
  • 9333 messaggi

Inviato 29 marzo 2021 - 02:33


 

 



Le tecnologie dovrebbero essere solo un sostituto alle attività mentali, o fisiche, più inutilmente faticose, in modo da lasciare tempo e opportunità per sviluppare quelle più complesse, e utili all'affinamnto delle facoltà puramnte intellettuali, e a quelle fisiche più salutari.

Le tecnologie odierne e quelle del passato (come la ruota, l'aratro, la stampa, le macchine delle industrie) sono anche frutto delle attività mentali.

 

Se oggi la mente umana ha ''inventato'' queste diavolerie è proprio perchè in passato altre diavolerie hanno permesso all'uomo di risparmiarsi alcuni tipi di attività, inutilmente faticose,  in modo da lasciare  tempo all'affinamento di facoltà intellettuali come la ricerca sulle AI oggi, della stampa prima, ecc.

 

Sono discorsi che si rifanno uguali ad ogni generazione ''culturale''.

 

Maggiore tecnologia non vuol dire maggiore stupidità umana. Così a muzzo.



#7 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

  • Utenti
  • 21308 messaggi

Inviato 29 marzo 2021 - 03:00

Credo che l'esempio portato dall'autore si possa e si debba estendere anche alla ricezione di altre "letture" della realtà.

 

il linguaggio è molto correlato a come interpretiamo la realtà.

quindi credo (mia personalissima opinione) che come fruiamo i contenuti, essenzialmente basati su ciò che è e rimane della scrittura, influenzi come siamo e come ci rapportiamo a ciò che ci circonda.

 

abbiamo bisogno di cose come le IA o i vari algoritmi per filtrare e ordinare l'ammontare di informazioni che sinceramente fa paura.

allo stesso tempo diventando dipendenti della tecnologia dell'informazione cambia anche la nostra intelligenza.

 

non credo che siamo più rincoglioniti o meno intelligenti.

viene processato diversamente il flusso cognitivo.

 

questo può essere un beneficio o un problema.

sicuramente la tecnologia informatica nasce per un bisogno e per uno scopo.

diciamo che qui sul forum è ancora una fruizione del contenuto old school.

 

siamo lontani dallo scroll infinito di twitter instagram e soci.

o dai big data che sono la prossima stazione verso il cambiamento dell'uomo


  • Ombra gitana e Pandora piace questo
Samsara 1 - Nirvana 0

#8 Guest_GufoOscuro_*

Guest_GufoOscuro_*
  • Ospiti

Inviato 29 marzo 2021 - 03:51

Rimane da analizzare fino in fondo le conseguenze sul piano della didattica, in cui i vantaggi - secondo me, e anche secondo l'autore dell'articolo - sono ancora più illusori, o comunque discutibili.

Su questo ambito si sta discutendo da parecchio tempo.
In pratica i primi lavori che "scompariranno" saranno quelli manuali, seguiti a ruota da tutti quelli contabili e organizzativi.
Quelli che resisteranno di più sono i lavori creativi (finalmente la rivincita di chi si è sentito per anni dire: "ma tu non fai un lavoro verohhh?1?1?").

Incognita per tutti i lavori sociali, che richiedono la presenza umana, ad esempio i professori. Chiunque apprende maggiormente davanti a una persona carismatica, proprio perché ha bisogno di stimoli esterni, di essere motivato. Perché l'interesse dev'essere acceso, dubito che un algoritmo - per quanto complesso - possa farlo. D'altronde forse gli insegnanti rientrano comunque tra i creativi, in un certo senso. Una IA per ora può plagiare comportamenti, addirittura trovare soluzioni in base ad algoritmi, ma riuscirà mai a decifrare chi ha avanti solo dalla comprensione dello sguardo? È già difficile trovare insegnanti con queste capacità, figuriamoci dei codici.

#9 malia

malia

    malia

  • Utenti
  • 9333 messaggi

Inviato 29 marzo 2021 - 03:51


 

Credo che se scrivere sui social fosse difficile come il lavoro dei monaci amanuensi - ma basterebbe solo il livello di disfficoltà delle vecchie tipografie - ci sarebbero risparmiate una marea di cazzate.

 

Sarebbero risparmiate le cazzate e sarebero perse anche intuizioni geniali.

 

ma riuscirà mai a decifrare chi ha avanti solo dalla comprensione dello sguardo?

 

Già lo fanno, e senza proiettare limiti personali derivanti da un'infanzia difficile.



#10 Ombra gitana

Ombra gitana

    Super Utente

  • Utenti
  • 4622 messaggi

Inviato 29 marzo 2021 - 04:54

Le tecnologie odierne e quelle del passato (come la ruota, l'aratro, la stampa, le macchine delle industrie) sono anche frutto delle attività mentali.

 

Se oggi la mente umana ha ''inventato'' queste diavolerie è proprio perchè in passato altre diavolerie hanno permesso all'uomo di risparmiarsi alcuni tipi di attività, inutilmente faticose,  in modo da lasciare  tempo all'affinamento di facoltà intellettuali come la ricerca sulle AI oggi, della stampa prima, ecc.

 

Sono discorsi che si rifanno uguali ad ogni generazione ''culturale''.

 

Maggiore tecnologia non vuol dire maggiore stupidità umana. Così a muzzo.

L'articolo pone il problema di un calo dell'intelligenza individuale, non come capacità di risolvere problemi da parte di una società organizzata in settori operativi - almeno a breve/medio termine.

Comunque, anche sull'ambiente - urbanizzazione, antropizzazione, sfruttamnto delle risorse, inquinamnto, etc - ci sono discorsi che appaiono "uguali" - e pensando che siano "la solita litanìa" siamo arrivati a questo punto.

 

il linguaggio è molto correlato a come interpretiamo la realtà.

quindi credo (mia personalissima opinione) che come fruiamo i contenuti, essenzialmente basati su ciò che è e rimane della scrittura, influenzi come siamo e come ci rapportiamo a ciò che ci circonda.

 

abbiamo bisogno di cose come le IA o i vari algoritmi per filtrare e ordinare l'ammontare di informazioni che sinceramente fa paura.

allo stesso tempo diventando dipendenti della tecnologia dell'informazione cambia anche la nostra intelligenza.

 

non credo che siamo più rincoglioniti o meno intelligenti.

viene processato diversamente il flusso cognitivo.

 

questo può essere un beneficio o un problema.

sicuramente la tecnologia informatica nasce per un bisogno e per uno scopo.

diciamo che qui sul forum è ancora una fruizione del contenuto old school.

 

siamo lontani dallo scroll infinito di twitter instagram e soci.

o dai big data che sono la prossima stazione verso il cambiamento dell'uomo

... eppure siamo ben consapevoli che le civiltà possono morire, tanto quanto avevano avuto la possibilità di nascere.

Sono nate e morte civiltà, sostituite da altre, nel tempo in cui sul pianeta esistevano "altri mondi" - altri mondi verso i quali andare, e altri mondi da cui arrivavano migrazioni e pensieri diversi - e in ognuno di questi mondi si aveva la cognizione dell'esistenza di cose "altre".

Abbiamo insomma una storia, come umanità, in cui molta energia è stata generata dal vuoto, ossia dal superamento di limiti e dall'esistenza stessa dei limiti - anche limiti di conoscenza fisica.

Sul piano dell'apprendimento individuale - e della formazione ed evoluzione della psiche, e dell'intelligenza, soprattutto dell'intelligenza media, non specialistica - c'è sempre stata la sfida posta dall'accumulo di conoscenze, e dalla capacità di ritenzione, prima ancora che di organizzazione e utilizzo di tali conoscenze.

Già con l'invenzione della stampa - i libri, i giornali, su larga scala - si è posto in embrione (possiamo dire oggi) della stupidità di massa, ossia di quello che Giulio Verne dice nel romanzo Dalla terra alla luna, parlando dell'opinione pubblica - gli ignoranti non si limitano a non sapere, ma sanno ciò che non è, e sull'argomento luna la sapevano lunga - o è avvenuto che si è cominciato a parlare seriamnte di "cultura libresca", cioè di erudizione dovuta alla lettura di libri, che sostituiva la conoscenza diretta della vita e della realtà, e le relative necessità di elaborazione personale.

Insomma, certi temi che si sono già posti nel passato - anche recente - si pongono oggi in un mondo reso estremamnte diverso dal passato.

Uno dei problemi, semmai, è di rendersi conto che i paramteri stessi di giudizio sono quelli ereditati dal passato - il che significa in pratica che potrebbe anche essere che il concetto stesso, la definizione di "intelligenza umana" sarà diverso, così come è già diverso oggi il concetto di informazione e comunicazione, rispetto solo a vent'anni fa.

A tutt'oogi, ragionando coi paramtri ereditati da 3mila anni di storia, è lecito pensare che si allarghrà il divario tra i detentori di una capacità intellettuale superiore e la massa, perché i primi saranno sempre quelli che sapranno sfruttare meglio la quantità di informazioni resa disponibile dalla tecnologia.

 

 

Sarebbero risparmiate le cazzate e sarebero perse anche intuizioni geniali.

 

 

 

Questa favola delle intuizioni geniali - come l'arte intesa come "ispirazione" - è appunto una delle cazzate.
 



#11 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

  • Utenti
  • 21308 messaggi

Inviato 30 marzo 2021 - 08:27

... eppure siamo ben consapevoli che le civiltà possono morire, tanto quanto avevano avuto la possibilità di nascere.

Sono nate e morte civiltà, sostituite da altre, nel tempo in cui sul pianeta esistevano "altri mondi" - altri mondi verso i quali andare, e altri mondi da cui arrivavano migrazioni e pensieri diversi - e in ognuno di questi mondi si aveva la cognizione dell'esistenza di cose "altre".

Abbiamo insomma una storia, come umanità, in cui molta energia è stata generata dal vuoto, ossia dal superamento di limiti e dall'esistenza stessa dei limiti - anche limiti di conoscenza fisica.

Sul piano dell'apprendimento individuale - e della formazione ed evoluzione della psiche, e dell'intelligenza, soprattutto dell'intelligenza media, non specialistica - c'è sempre stata la sfida posta dall'accumulo di conoscenze, e dalla capacità di ritenzione, prima ancora che di organizzazione e utilizzo di tali conoscenze.

Già con l'invenzione della stampa - i libri, i giornali, su larga scala - si è posto in embrione (possiamo dire oggi) della stupidità di massa, ossia di quello che Giulio Verne dice nel romanzo Dalla terra alla luna, parlando dell'opinione pubblica - gli ignoranti non si limitano a non sapere, ma sanno ciò che non è, e sull'argomento luna la sapevano lunga - o è avvenuto che si è cominciato a parlare seriamnte di "cultura libresca", cioè di erudizione dovuta alla lettura di libri, che sostituiva la conoscenza diretta della vita e della realtà, e le relative necessità di elaborazione personale.

Insomma, certi temi che si sono già posti nel passato - anche recente - si pongono oggi in un mondo reso estremamnte diverso dal passato.

Uno dei problemi, semmai, è di rendersi conto che i paramteri stessi di giudizio sono quelli ereditati dal passato - il che significa in pratica che potrebbe anche essere che il concetto stesso, la definizione di "intelligenza umana" sarà diverso, così come è già diverso oggi il concetto di informazione e comunicazione, rispetto solo a vent'anni fa.

A tutt'oogi, ragionando coi paramtri ereditati da 3mila anni di storia, è lecito pensare che si allarghrà il divario tra i detentori di una capacità intellettuale superiore e la massa, perché i primi saranno sempre quelli che sapranno sfruttare meglio la quantità di informazioni resa disponibile dalla tecnologia.

 

 

sì il mondo è diventato uno, sostanzialmente.

nell'antichità ma anche nell'epoca moderna esistevano altri mondi, vero.

 

ora annichiliti dalla globalizzazione.

esistono certamente altri mondi ma non sono così alieni tra loro come poteva essere un tempo.

 

questo chiaramente influenza l'equazione di continuità che ha sempre agito sia a livello fisico ma anche intellettuale. ora il gradiente è minore quindi il flusso meno intenso.

e quindi essendo tutto lo stesso mondo cambia tutto e non c'è nulla (apparentemente) da scoprire.

 

mi viene in mente la corsa allo spazio.

ora che ne è della tensione di portare l'uomo fuori dal pianeta?

una volta c'era forse più pionierismo.

 

ora siamo più arrotolati su noi stessi. è n mondo che vive di una informazione turbolenta ma molto statico.

vedi i problemi che sta creando il covid, che fa emergere tutta la staticità e la stagnazione.

 

però non credo che la cultura libresca o no diverrà elitaria.

come una volta quando si è armati di curiosità la facilità di accesso alle informazioni che si ha adesso è una manna dal cielo.

 

una volta dovevi faticare molto di più e la scuola diventava un luogo perfetto se eri curioso: i prof ti dicevano che certe cose esistevano e tu approfondivi. i compagni ti facevano scoprire altro e tu approfondivi, venivi conquistato dalle nuove cose e dalle nuove idee.

era bellissimo.

 

radio e tv hanno dato una grossa mano.

 

ora tutto questo lo puoi fare anche da solo.

 

solo che devi avere dentro di te l'interesse. sennò come una volta prendi la scuola non come una opportunità ma come un "impiego".

senza un qualcosa che ti brucia nel cervello ora come un tempo certe informazioni non le prenderai mai in considerazione.

 

EDIT: sulla morte della civiltà. può sembrare barbaro ma la morte è giusto che arrivi. non c'è nulla di eterno quindi diciamo che anche per noi. siamo al mondo ma tra 3 minuti potremmo morire. ci sta


Samsara 1 - Nirvana 0

#12 Ombra gitana

Ombra gitana

    Super Utente

  • Utenti
  • 4622 messaggi

Inviato 30 marzo 2021 - 10:49

 

solo che devi avere dentro di te l'interesse. sennò come una volta prendi la scuola non come una opportunità ma come un "impiego".

senza un qualcosa che ti brucia nel cervello ora come un tempo certe informazioni non le prenderai mai in considerazione.

 

 

 

Infatti, proprio questo è il punto.

Il valore della volontà, dell'interesse a conoscere che è molto più importante del conoscere in se stesso.

E per estensione il valore della necessità - necessità di ricordare, di dedurre, di immaginare.

 

E c'è poi un altro problema, se possibile più complesso, che possiamo chiamare di "affinità creativa".

Noi abbiamo elaborato un criterio di relazione e di giudizio verso la "bellezza" - cioè il senso di armonia, non solo estetica - basato sul fatto che i processi creativi erano della stessa natura dei processi che nella vita ordinaria ci mettevano in rapporto fisico e mentale con noi stessi e con la realtà fisica - per esempio, di fronte al Mosé di Michelangelo ne percepiamo istintivamnte il mistero di un marmo che prende vita come e più che se fosse carne, quello stesso marmo che nelle nostre mani ordinarie soltanto ci graffia e c'impolvera, freddo, inerte - lo stesso vale per i rapporti architettonici, o per altre forme di geometrie mentali, anche l'identificazione è più mediata e complessa - compresa l'opera dei processi naturali, che seguono una logica matematica che può sfuggire alla comprensione immediata, ma che è la stessa che presiede alla nostra stessa nascita e decadenza individuale. 

 

La logica dell'intelligenza artificiale è invece del tutto astratta - indipendentemente dalla sua efficienza e dalla perfezione della sua armonia.

 

Come caso estremo, diciamo che se la bellezza è apoteosi di vita, la vita ha un senso soltanto se esiste la percezione della morte - infatti nel capostipite della fantascienza cinematografica moderna, Odissea nello spazio, di Clarke, per umanizzare il supercomputer Hal lo hanno fatto morire.

Se non c'è questo patto di morte - benché inespresso - non c'è vita, non c'è bellezza. L'armonia è solo un'armonia di linee.



#13 malia

malia

    malia

  • Utenti
  • 9333 messaggi

Inviato 30 marzo 2021 - 12:11

Solo perchè l'intelligenza artificiale si rifà ad una realtà fisica che non puoi vedere con gli occhi, non significa che sia astratta.
 
Uno scultore per creare una statua riproduce i muscoli, la carne, le vene, i capelli,  il tizio che progetta intelligenze artificiali riproduce le reti neuronali.
 
Vederci la bellezza in una cosa piuttosto che nell'altra è una questione puramente culturale.
 

mi viene in mente la corsa allo spazio.
ora che ne è della tensione di portare l'uomo fuori dal pianeta?
una volta c'era forse più pionierismo.

Stiamo cercando di andare su Marte.  Miliardi di soldi e di energie impiegate in missioni che spesso si sfracellano al suolo: è pionerismo. Ci sono scienziati, geni, fermamente convinti che l'unico  futuro dell'umanità sia quello di andare a vivere su altri pianeti, persone che credono in queste idee, che studiano per avere le giuste conoscenze per queste cose, che racimolano soldi per poter fare ricerca e poi mettere in pratica il frutto di queste ricerche. E' pionerismo.

 

ora annichiliti dalla globalizzazione.

la globalizzazione annichilisce alcuni aspetti e ne stimola altri.
 

 

L'articolo pone il problema di un calo dell'intelligenza individuale, non come capacità di risolvere problemi da parte di una società organizzata in settori operativi - almeno a breve/medio termine.

 

 

E' proprio il calcolo dell'intelligenza individuale che è controverso. Tutti i metodi usati sono criticabili, discutibili.

 

Quindi prendere per buona un'analisi fatta con questi criteri, e metterla alla base dell'affermazione: ''più tecnologici, più coglioni'' e da questa chiederesi: ''eh, ma perchè nessuno fa niente per migliorare il calo dell'intelligenza dovuto alla tecnologia'' è proprio, non dico disonesto, ma quasi.

 

E' più onesto dire: ''a me la tecnologia mi sta sul c'', che sarebbe un parere personale, rispettabilissimo.

 

 

Chi dovrebbe spendere poi, energie e finanze, per occuparsi delle teste malcapitate?

 

''i detentori di una capacità intellettuale superiore'' rispetto la massa, perché i primi sono  quelli che hanno saputo usare  meglio la quantità di informazioni resa disponibile dalla tecnologia'' :look:



#14 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

  • Utenti
  • 21308 messaggi

Inviato 30 marzo 2021 - 12:32

Stiamo cercando di andare su Marte.  Miliardi di soldi e di energie impiegate in missioni che spesso si sfracellano al suolo: è pionerismo. Ci sono scienziati, geni, fermamente convinti che l'unico  futuro dell'umanità sia quello di andare a vivere su altri pianeti, persone che credono in queste idee, che studiano per avere le giuste conoscenze per queste cose, che racimolano soldi per poter fare ricerca e poi mettere in pratica il frutto di queste ricerche. E' pionerismo.

 

chiaro.

ma intendevo che una volta ci mandavamo le persone.

più pionieristico in quel senso.

scusa avrei dovuto chiarire meglio.
 

la globalizzazione annichilisce alcuni aspetti e ne stimola altri.

 

anche qui chiaro: ovviamente uniforma il mondo ma apre anche altro.

rispondevo sul fatto che una volta le varie parti del mondo erano più distanti. il mondo era ovviamente più grande.

in quel senso.

 

non credo sia in discussione il fatto che per tutto esistano più di un aspetto o una sfaccettatura


  • Ombra gitana piace questo
Samsara 1 - Nirvana 0

#15 Guest_purple_*

Guest_purple_*
  • Ospiti

Inviato 30 marzo 2021 - 12:39

Prometeo è immortale, discendente di Urano, Gea e Oceano, è il controllo del fuoco il problema, spesso.

Non sono d'accordo con chi dice che l'innovazione sia un bene disponibile in quantità finita e sia sostanzialmente esaurito. 

Probabilmente i nativi digitali avranno un cervello funzionante in maniera leggermente diversa dagli uomini di prima. Perché è innegabile che le tecnologie di comunicazione modifichino funzionamento del cervello e percezione, a partire dai mass media. La percezione e fruizione del tempo ne è un esempio, coi ritmi cambiati dal Novecento. È una nuova rivoluzione come quella rinascimentale, quella scientifica, quella industriale, che hanno forgiato "l'uomo europeo con gli occhiali" così diverso dall'uomo "selvaggio". Non so quali e quanti o a che punto siano gli studi sulle modificazioni biologiche delle nuove tecnologie, ma noto che sempre più spesso si parla di reti neurali, in cui l'individuo è una sinapsi della grande cloud totale di informazioni e conoscenza, in backup costante, sovrastante e al tempo stesso inglobante tutti noi.

Forse sono stati più passivi e danneggiati dal cambiamento i qi dei non nativi, posti di fronte a un adattamento "naturale" a cui non tutti possono "sopravvivere" o in cui non tutti possono proliferare.

Anni fa si vedevano spesso quelle tavole dell'evoluzione del sapiens, da curvo con la clava a eretto etc, e ci si aggiungeva un uomo del futuro immaginato come un grigio :mrgreen: , spalle e gambe annichilite, testone, mani affusolate. Forse va un po' rivista quell'evoluzione: spalle piccole, gobbetta da pc, vista sminchiata, fisico accartocciato :lol: . Su questi danni fisici dei dispositivi forse si dovrebbe porre più attenzione ed evolvere, speriamo si faccia perché lo schermo in sé non è una cosa molto salubre penso.

 

Edit: aggiungo che la cosa più difficile mi sembra, soggettivamente, difendere ciò che percepiamo come umanità dalla logica fredda dei processi puramente tecnologici.


  • Ombra gitana piace questo

#16 Il Morto

Il Morto

    Pandemio

  • Utenti
  • 21308 messaggi

Inviato 30 marzo 2021 - 01:13

basti vedere a come la mia generazione era intuitivamente propensa a padroneggiare le apparecchiature elettroniche.

ci eravamo nati con radio e tv.

i nostri genitori invece dovevano leggersi come funzionava una tv noi lo sapevamo.

 

la tecnologia è un supporto.

chiaro che più roba c'è da gestire e più ne siamo dipendenti.

 

al giorno d'oggi io perderei ore al mese solo per andare a lavoro se non ci fosse il telepass.

e non sto parlando di una invenzione da macchine ribelli.... :arg:

 

è il nostro rapporto con la tecnologia, mica la tecnologia.

prima dell'informatizzazione cpsì capillare eravamo comunque schiavi di questa. magari meno intelligente, ma allo stesso tempo nascosta e ovunque.

 

PS: a parte alcune cose clamorose come Alpha Go però il livello delle IA non è che sia così vicino all'essere senziente o sostitutivo dell'uomo

 

EDIT: sono abbastanza d'accordo con chi i è espresso prima dicendo che ove c'è fatica e calcolo le macchine possono fare al posto nostro.


Samsara 1 - Nirvana 0

#17 Frèyja

Frèyja

    Super Utente

  • Utenti
  • 5986 messaggi

Inviato 30 marzo 2021 - 01:13

Il Qi misura esclusivamente le capacità logico-matematiche e linguistiche (talvolta). Non è una strumento in grado di valutare l'intelligenza complessiva.
Fatta questa premessa, abbastanza ovvia, non è una notizia sorprendente il calo.
L'innovazione tecnologica, alla lunga, riducendo specifici bisogni, riduce anche l'abilità cerebrale per soddisfarli in maniera rapida. Per esempio, se un cacciatore del neolitico interagisse con un quarantenne medio di oggi in un ambiente naturale, sicuramente noterebbe delle deficienze molto accentuate nell'intelligenza spaziale e motoria.
Quel che non saprebbe è che quella persona ha altre abilità che a lui sono completamente estranee e che le ha sviluppate per vivere in armonia con la società e la cultura di riferimento.
Il calo del qi in quegli specifici settori potrebbe indicare che in linea generale lo sviluppo sociale e culturale umano sta andando verso un'epoca in cui ce ne sarà meno bisogno. Sarà meglio? Sarà peggio?
Prima di giudicare forse bisogna essere in grado di contestualizzare in maniera adeguata i risultati. Il rischio è quello di trasformarsi in vecchi bigotti che criticano i millennials per le canne e i videogiochi mentre loro si limitavano ad essere alcolizzati, ai loro tempi. E quindi essere sfacciatamente ipocriti.
Secondo me l'umanità non è cambiata e non cambierà molto in termini di intelligenza collettiva. Cambiano di epoca in epoca i settori in cui questa si esprime con più forza.
  • malia e Ombra gitana piace questo

#18 Guest_purple_*

Guest_purple_*
  • Ospiti

Inviato 30 marzo 2021 - 01:30

Dal punto di vista dell'intelligenza la "sovrappopolazione", che meglio sarebbe chiamare densità della specie, potrebbe in effetti giocare un ruolo al ribasso per questione di equilibri naturali (da cui la stupidità naturale :mrgreen:) . Però la complessità stessa delle tecnologie in questione e la storia della specie dimostrano che, in realtà, analisi troppo semplici in termini darwiniani possono essere fuorvianti.



#19 Ombra gitana

Ombra gitana

    Super Utente

  • Utenti
  • 4622 messaggi

Inviato 30 marzo 2021 - 02:11

Solo perchè l'intelligenza artificiale si rifà ad una realtà fisica che non puoi vedere con gli occhi, non significa che sia astratta.
 
Uno scultore per creare una statua riproduce i muscoli, la carne, le vene, i capelli,  il tizio che progetta intelligenze artificiali riproduce le reti neuronali.
 

 

 

Non parlavo di chi progetta IA, ma di quello che è progettato o fortemnte determinato dall'IA - la videografica, per esempio, o il design industriale, e alla lunga l'estetica urbana, il paesaggio stesso.

 

Come minimo, cambia il concetto di bellezza.

Tanto quanto la (ipert)ecnologia ha cambiato il concetto di guerra, di battaglia, di responsabilità personale in ambito militare.



#20 Ombra gitana

Ombra gitana

    Super Utente

  • Utenti
  • 4622 messaggi

Inviato 30 marzo 2021 - 02:26

L'innovazione tecnologica, alla lunga, riducendo specifici bisogni, riduce anche l'abilità cerebrale per soddisfarli in maniera rapida. Per esempio, se un cacciatore del neolitico interagisse con un quarantenne medio di oggi in un ambiente naturale, sicuramente noterebbe delle deficienze molto accentuate nell'intelligenza spaziale e motoria.
 

 

Probabilmente Aiace o Diomede, e pure il prode Achille, avrebbero difficoltà a guidare una macchina in autostrada, come fa abbastanza tranquillamnte il ragioniere del terzo piano.

 

Non è questa la direzione del discorso, se vogliamo capire il problema - e se c'è un problema - connesso all'evoluzione iper-tecnologica.

 

E' ovvio che l'intelligenza si misura, di fatto se non di diritto, sull'adeguamnto a una specifica realtà.

Infatti il tema coinvolge anche un giudizio sulla "specifica realtà" - e anche qui ovviamnte, secondo i canoni e i criteri usati nel giudizio preventivo, ossia di chi non è stato ancora "determinato" dalla nuova realtà.

 

 






0 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 0 visitatori, 0 utenti anonimi