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Covid-19


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529 risposte a questa discussione

#21 renè

renè

    Utente Junior

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Inviato 20 novembre 2020 - 01:00

Da Il Giornale online del 20.11.2020

“La Vitamina D ci salverà dal Covid?

Roberta Damiata

Intervista al professor Giancarlo Isaia il cui studio sull'incidenza della Vitamina D sul covid sta aprendo una nuova strada di prevenzione dell'infezione. E mentre il suo studio sta per essere pubblicato in tutto il mondo, nel Regno Unito stanno già distribuendo Vitamina D a tutta la popolazione

Professor Giancarlo Isaia, noi chiamiamo la Vitamina D "vitamina". La realtà è però diversa. Ci può spiegare meglio?

Questo è un problema etimologico che ha creato molti equivoci e, forse, ha ostacolato l'adozione di provvedimenti a riguardo. Quando si parla di vitamine nell'immaginario collettivo delle persone, ma anche dei medici, si tende sempre un po' a banalizzare anche se invece sono sono molto importanti.

Se si guarda nel vocabolario a questo termine c’è scritto: "Sostanza che non può essere prodotta dall'organismo, e quindi deve essere assunta dall'esterno e che agisce a distanza sul piano metabolico”. Al contrario il nostro organismo produce Vitamina D tramite i raggi solari che irradiano la cute. In piccola parte può essere assunta con gli alimenti anche se questi, eccetto forse il salmone, sono di raro consumo come i funghi Shiktake, le aringhe e alcuni formaggi. L’unica fonte quindi è il sole che una volta entrato tramite la cute, viene accumulata nel nostro tessuto adiposo e poi viene rilasciata lentamente nel resto dell’anno soprattutto in inverno. Questo avviene per un retaggio filogenetico dovuto ai nostri antenati che vivevano nelle caverne tutto l’inverno prendendo poca luce solare e se non ci fosse stato questo sistema “naturale” di immagazzinamento la specie si sarebbe estinta e non è avvenuto proprio per questo meccanismo di accumulo e rilascio progressivo.

Che associazione esiste tra la Vitamina D e il Covid?

Prima di parlare di questo è importante spiegare che nella scienza si distinguono due ambiti, uno teorico e l’altro applicativo. Il primo è quello in cui io trovo una sostanza facendo un esperimento che produce un determinato effetto, che però non è detto sia riproducibile nell’uomo. Ci sono molte osservazioni scientifiche in cui una sostanza in vitro funziona che poi non sono visibili sul piano umano e quindi inutilizzabili dal punto di vista terapeutico. È importante quindi distinguere. Scientificamente avevamo moltissimi lavori che evidenziavano, sia negli animali da esperimento, sia vitro, come la Vitamina D aveva effetti importanti sul sistema immunitario. Questo lo sapevamo già da 150 anni da quando i nostri progenitori medici dell’800 dovevano combattere la Tubercolosi e non avevano antibiotici, mandavano i pazienti al mare o in montagna nei sanatori. Queste strutture erano state create come i primi provvedimenti presi nel Regno Unito d’Italia, dove il Ministero della Salute, che all’epoca era una costola del Ministero dell’interno, obbligò tutte le province allora costituite a costruirle. Questi pazienti andavano lì e venivano messi al sole, senza neanche sapere che assumevano in questo modo Vitamina D e senza neanche conoscerne gli effetti di questa sul piano immune. Il risultato fu che quelli che vivevano di più all’aria aperta e quindi prendevano più raggi ultravioletti, si ammalavano di meno di Tubercolosi o guarivano più velocemente”.

Tornando al discorso Coronavirus?

L’esperienza su questo virus è ovviamente più limitata perché è esploso a fine 2019, ma già dal primo gennaio sulla Vitamina D c’erano circa 250 lavori pubblicati in tutto il mondo. Noi che avevamo ipotizzato questa cosa siamo stati un po’ accusati di divulgare fake news o di essere gente poco seria è questa è stata una cosa che mi ha fatto molto arrabbiare perché io non mi sono mai pronunciato se non sono sicuro. Ho avuto l’intuizione di andare a vedere con qualche sistema possibile se le diverse regioni italiane differivano in quanto a radiazioni solari per poi quantificarle e correlare i dati clinici del covid per trovare una corrispondenza. Ho chiesto aiuto per farlo ai fisici dell’Arpa (l’Agenzia Regionale per la protezione Ambientale ndr) in particolare il dott. Henri Diémoz che ha estrapolato questi dati da alcuni di satelliti chiamati Themis che girano intorno alla terra mandando dati meteorologici. Per essere sicuri che fossero precisi, sono stati confrontati con quelli a terra per vedere se coincidevano ed è venuta fuori una correlazione perfetta. Confortati da questo, abbiamo preso tutti questi dati delle radiazioni ultraviolette e le abbiamo correlate con i morti, con il numero degli infetti e degli infetti per tampone. Il risultato è stata un correlazione molto alta arrivata all’83% circa che ci confermava che dove i raggi ultravioletti erano più bassi, ad esempio Lombardia e Piemonte, c’era maggiore incidenza del virus e dei decessi. Sottolineo che questo è uno studio statistico, anche se molto concreto, che dice che la distribuzione della pandemia nelle zone italiane era in qualche modo spiegata statisticamente dai raggi ultravioletti che ci sono piovuti addosso nel semestre precedente.

Qui entra in gioco quindi la Vitamina D?

Esatto, proprio in virtù di quello che dicevo prima, ovvero dell'accumolo di Vitamina D da giugno 2019 a dicembre 2019 ovvero il semestre prima della pandamia. Per questo, abbiamo realisticamente ipotizzato che quelli che sono stati più al sole e che quindi hanno accumulato più Vitamina D da spendere nei mesi invernali, sono stati in qualche modo protetti. Ovviamente per essere più precisi, abbiamo correlato anche altre variabili come la temperatura dell’aria, il pm10 (materiale particolato con dimensione inferiore o uguale a 10 micrometri considerato un potente inquinante ndr), l’età media della popolazione coinvolta, l’incidenza di malattie cardiovascolari e di diabete, ed in effetti alcune di queste variabili sono risultate significative, ma il fattore predominante rimaneva sempre quello dei raggi ultravioletti che occupava circa l’80% della statistica di tutte le variabili. Quindi questo si comprende facilmente che è un dato importante.

Il vostro studio di prossima pubblicazione sulla prestigiosa STOTEN (Science of the Total Envinroment) è stato anche revisionato da altri scienziati?

Per usare un termine popolare gli hanno fatto proprio “le pulci” facendolo visionare da ben 7 reviewer, quando al massimo per uno studio se ne usano un paio.

Basandosi sul vostro ragionamento, si spiegherebbe anche perché nella prima ondata della pandemia sono state in parte preservate le zone del sud del mondo dove c’è stata meno incidenza del Covid 19. È corretto?

Esattamente.

Mentre il vostro lavoro è in fase di pubblicazione, nel Regno Unito, stanno già distribuendo la Vitamina D a tutta la popolazione...

Gli effetti della Vitamina D sono noti e in Inghilterra evidentemente hanno un comitato scientifico che ha ritenuto fondamentale darla alla popolazione come forma di prevenzione anche per il Covid, oltre che per tutti gli altri benefici noti che questa Vitamina apporta.

Possiamo però anche dire che lì c’è molto meno sole quindi meno raggi ultravioletti che da noi...

Proprio su questo c’è una questione interessante. L’enorme letteratura scientifica sui benefici del sole, ha inciso in termini culturali da sempre sui paesi del nord, che hanno visto delle vere e proprio migrazioni di massa verso l’Italia o in Spagna. Forti di questo retaggio da sempre hanno ritenuto opportuno, e maggiormente ora, fornire la Vitamina D a tutta la popolazione.

In concreto come agisce sia il sole, quindi i raggi ultravioletti, che la vitamina D sul Covid?

Esiste uno studio che dice che il virus viene inattivato dai raggi ultravioletti. Quindi fa bene alla pandemia per due motivi: il primo perché inattiva il virus direttamente sulle superfici, quindi questo può spiegare il fatto che durante l’estate c’è stato il crollo della mortalità, il secondo è l’aspetto della Vitamina D. La nostra ipotesi è questa: durante l’inverno nella prima ondata gennaio/maggio, si sono protetti di più quelli che avevano preso e immagazzinato nel semestre precedente più sole e quindi Vitamina D, mentre invece in estate ne hanno beneficiato un po’ tutti perché chi più chi meno sono andati al mare o sono stati all’aria aperta. Dopo le vacanze i morti sono ricominciati a salire, un po’ meno rispetto a gennaio perché abbiamo ancora Vitamina D immaganizzata nella cute, però se non facciamo niente i morti continueranno ad aumentare e questo voglio dirlo forte e molto chiaramente.

Cosa consiglia quindi?

Secondo me sarebbe bene che si facesse una campagna di stampa e lo abbiamo anche scritto in un comunicato, per promuovere la somministrazione di Vitamina D a tutti i pazienti fragili, nelle RSA o ai pazienti a rischio.

A parte con il sole, come si assume la Vitamina D?

Può essere presa con integratori quindi auto prescritti, facendo però attenzione alle dosi che a volte sono opinabili, oppure come preparati farmaceutici che sono dei farmaci prescritti dal medico. Noi in generale, e parlo come geriatra, la diamo abbastanza facilmente perché gli effetti collaterali sono scarsi. Se preferiamo invece gli integratori la dose giornaliera a persona consigliata è di mille unità di Vitamina D. che sia in compresse o in gocce.

Professore anche nei bambini è importante far assumere Vitamina D?

Assolutamente sì, anche se dovremo maggiormente pensare alla fascia di popolazione anziana perché è in quella che si concentrano di più i morti. Se guardiamo le tabelle del Ministero della Sanità possiamo vedere che nella fascia 70/90 anni, l’incidenza è dell’85%. Secondo me se anche in Italia si distribuisse, soprattutto agli anziani sarebbe una cosa molto importante."

Un ulteriore studio che può far derimere dubbi residui sull'uso della" vitamina"D.

 





#22 inmezzoalcielo

inmezzoalcielo

    Uovo Utente

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Inviato 20 novembre 2020 - 01:23

Da Il Giornale online del 20.11.2020

“La Vitamina D ci salverà dal Covid?

 

Personalmente non credo proprio, che la vitamina D sia importante nessuno lo mette in dubbio ma addirittura farla passare per un rimedio anti Covid mi sembra una grande esagerazione.

Pensare che ingozzarsi di una vitamina per diventare quasi immuni a un coronavrus è come pensare che mangiare gli spinaci faccia diventare come Braccio di ferro.

 

lMEgE5w.png

 

http://www.salute.go...irus&menu=vuoto


Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza.

Oscar Wilde


#23 Wiko

Wiko

    Utente Esperto

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Inviato 20 novembre 2020 - 01:28

Da Il Giornale online del 20.11.2020

“La Vitamina D ci salverà dal Covid?

 

 

 

 

La vitamina D riduce il rischio di contrarre raffreddori, influenza e altre infezioni ben più gravi come la polmonite. Le proprietà benefiche di questa vitamina sono innumerevoli, e ora tra le tante si aggiunge anche quella di contrastare le malattie respiratorie. (covid19)

 

https://www.riza.it/...ie respiratorie.


Non vado in giro per la mia città a fare foto pensando poi di postarle qui


#24 mario61

mario61

    Utente Esperto

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Inviato 20 novembre 2020 - 02:25

La vitamina D potrebbe essere utilizzata come un modo per prevenire e curare il coronavirus, poiché Matt Hancock, il segretario sanitario, ha chiesto ai consulenti sanitari ufficiali di produrre nuove linee guida sul suo utilizzo.
 
In una dichiarazione, un portavoce del National Institute for Health and Care Excellence, che definisce le linee guida cliniche del NHS, ha detto al Guardian:
Nice e PHE hanno ricevuto una richiesta formale di produrre raccomandazioni sulla vitamina D per la prevenzione e il trattamento del Covid dal segretario di stato per la salute e l'assistenza sociale, Matt Hancock, il 29 ottobre.
La vitamina D ha compiuto un ulteriore passo avanti per essere utilizzata come potenziale modo per prevenire e trattare il coronavirus dopo che Matt Hancock ha chiesto ai consulenti sanitari del governo di produrre nuove linee guida sul suo utilizzo.
Il segretario alla salute ha detto al National Institute for Health and Care Excellence (Nizza) e alla Public Health England di creare linee guida per l'uso del nutriente "solare" due settimane fa, prima che fosse riferito che il governo aveva in programma di dare quattro mesi di integratori di vitamina D a oltre 2 milioni di persone anziane e vulnerabili, seguendo l'esempio della Scozia.
In una dichiarazione, un portavoce di Nice, che definisce le linee guida cliniche del NHS, ha dichiarato al Guardian: "Nice e PHE hanno ricevuto una richiesta formale di produrre raccomandazioni sulla vitamina D per la prevenzione e il trattamento del Covid dal segretario di stato per la salute e l'assistenza sociale, Matt Hancock, il 29 ottobre ".
La mossa arriva dopo che il governo ha iniziato a prendere in considerazione la possibilità di somministrare integratori di vitamina D alle persone anziane e a coloro che si stanno proteggendo mentre il Regno Unito entra in inverno. Vi è una crescente preoccupazione che molte persone possano avere livelli di vitamina D più poveri del solito a causa della permanenza in casa per periodi più lunghi durante la pandemia.
I consigli sulla vitamina D nel Regno Unito si sono concentrati sulle condizioni di salute muscolo-scheletriche, come il rachitismo. Un documento sulla rivista BMJ Nutrition Prevention and Health il mese scorso ha affermato che la visione professionale della vitamina D come medicina stava mettendo a repentaglio la salute dei residenti delle case di cura e che era necessario un cambiamento per vederla invece come un nutriente chiave.
Il Guardian capisce che le discussioni stanno continuando all'interno del Dipartimento della Salute e dell'Assistenza Sociale (DHSC) sull'opportunità di somministrare compresse di vitamina D a persone di etnia nera e minoranza nel tentativo di affrontare le morti sproporzionate da Covid-19 in quelle popolazioni. Conversazioni simili sono in corso sull'opportunità di fornire integratori alle persone obese.
Più alti sono i livelli di melanina nella pelle, più bassi sono i livelli di vitamina D creati, che è esacerbata in luoghi con meno luce solare, il che significa che le persone di colore nel Regno Unito possono essere a maggior rischio di carenza.
Martedì alla Camera dei Comuni, l'ex ministro Tory David Davis ha salutato i supplementi gratuiti come "un'azione a basso costo, a rischio zero e potenzialmente altamente efficace". Ha evidenziato uno studio spagnolo che ha coinvolto 76 pazienti con Covid-19 in cui a 50 è stata somministrata una dose elevata di calcifediolo, una forma attivata di vitamina D.Metà di coloro a cui non è stato somministrato ha dovuto essere posta in terapia intensiva e solo una persona chi l'ha ricevuto ha richiesto il ricovero in terapia intensiva, ma è stato successivamente rilasciato senza ulteriori complicazioni. Due pazienti che non hanno ricevuto calcifediolo sono morti.
Non è chiaro se la vitamina K, che si ritiene aiuti l'assorbimento della vitamina D, sarebbe fornita con integratori di vitamina D gratuiti anche alle persone in case di cura.
A giugno, Nice ha affermato che non c'erano prove a sostegno dell'assunzione di integratori di vitamina D per prevenire il Covid-19, in seguito alle revisioni. Lo Scientific Advisory Committee on Nutrition (SACN), che fa parte della Public Health England, ha raggiunto conclusioni simili.
Da aprile, PHE ha raccomandato a tutte le persone di assumere vitamina D ogni giorno, ma solo a basse dosi di 10 microgrammi (400 UI) al giorno in autunno e inverno.
Anche queste linee guida dovrebbero essere aggiornate.
Nel frattempo, rimangono in corso studi ordinati dal Centro Nazionale di Audit e Ricerca di Terapia Intensiva per valutare l'uso di alte dosi di vitamina C in pazienti con polmonite acquisita in comunità causata da Covid-19. Un portavoce del DHSC ha dichiarato: "Questo è un nuovo virus e teniamo sotto esame tutte le prove forti sui trattamenti".


#25 mario61

mario61

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Inviato 20 novembre 2020 - 02:36

forse l'unico studio interessante sulla "terapia" del covid .... l'ha pubblicato proprio bassetti a genova .... a sua insaputa visto che non ne parla mai
Dieta chetogenica anti-Covid 19
 
La dieta chetogenica potrebbe presto rivelarsi uno strumento prezioso in grado di ridurre la necessità di ricovero in terapia intensiva se non addirittura la mortalità in pazienti affetti da Covid-19. L’ipotesi, allo studio presso il Policlinico San Martino di Genova, è frutto di una serie di considerazioni fatte già lo scorso marzo da Samir Sukkar, direttore di Dietetica e Nutrizione clinica all’Ospedale genovese, condivise con Matteo Bassetti, che al San Martino dirige la Clinica di Malattie infettive, e pubblicate nei giorni scorsi su Nutrition. Nel frattempo, cominciano ad arrivare i dati di una sperimentazione clinica prossimi alla pubblicazione.
 
La dieta chetogenica che abbiamo utilizzato al posto del vitto comune, oppure per via parenterale quando i pazienti non potevano assumere alimentati, è quella che comunemente viene utilizzata nel trattamento di alcune forme di epilessia o di neoplasie cerebrali e presenta un’azione antinfiammatoria in parte dovuta ai corpi chetonici come l’idrossibutirrato” dice Sukkar.
L’approccio chetogenico, definito di tipo mediterraneo, prevede un rapporto 4:1 di grassi-proteine e carboidrati inferiori a 30 g/die: sostanzialmente calorie lipidiche ottenute da grassi monoinsaturi, polinsaturi e insaturi in un rapporto 3:2:1, con utilizzo massiccio di olio di oliva extravergine, pesce e fonti indirette di omega-3 quali frutti oleaginosi (in particolare noci e nocciole). Carne magra come fonte di proteine.
 
Da una prima analisi preliminare, di prossima pubblicazione, condotta su 34 persone che hanno seguito il protocollo chetogenico confrontate con 68 soggetti che hanno seguito nello stesso periodo una dieta comune sono emersi risultati particolarmente rilevanti sulla sopravvivenza a 30 giorni e sulla necessità di trasferimento in terapia intensiva.  Entrambi i parametri sono infatti risultati inferiori nei pazienti sottoposti a dieta chetogenica, con un trend molto vicino alla significatività 
 
“Non bisogna però confondere tale dieta chetogenica normocalorica con chetogeniche ipocaloriche che hanno altre indicazioni tra cui il calo ponderale, che non è certo l’obiettivo della nutrizione durante Covid-19 in cui è frequente il riscontro di pazienti malnutriti che devono essere, per contro, supportati. Infine, bisogna fare attenzione a utilizzare questo tipo di dieta sotto controllo medico in quanto esistono controindicazioni, in particolare in caso di diabete di tipo 1 e in tutte le situazioni di diabete tipo 2 in trattamento farmacologico a rischio di ipoglicemia. Stiamo ora contattando centri in altre nazioni per allargare il numero dei casi trattati, in particolare laddove l’infezione sta mietendo più vittime in questo momento come Brasile, Romania e Stati Uniti”.
 
Tale trattamento non ha un effetto preventivo provato nella prevenzione di Covid-9, ma si suggerisce di effettuarlo dall’inizio della sintomatologia.
 
Conclude Sukkar: “La prevenzione del Covid-19, dal punto di vista nutrizionale, deve basarsi sul miglioramento della forza e della massa muscolare nel soggetto sottopeso, sul controllo del peso e della pressione del soggetto in sovrappeso, sullo stretto controllo della glicemia in caso di malattia diabetica e sulla correzione delle carenze vitaminiche e minerali presenti nella maggior parte della popolazione over 50.  Lo stile di vita dovrà essere improntato sulla lotta alla sarcopenia comune al soggetto malnutrito ma anche al controllo del paziente obeso e cardiopatico. Una buona esposizione al sole e un’attività fisica aerobica costante sono fondamentali per mantenere alte le difese, in particolare grazie ai benefici della Vitamina D”.


#26 mario61

mario61

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Inviato 20 novembre 2020 - 03:39

L'OMS ha emesso una raccomandazione condizionale contro l'uso di remdesivir nei pazienti ospedalizzati, indipendentemente dalla gravità della malattia, poiché attualmente non ci sono prove che remdesivir migliori la sopravvivenza e altri esiti in questi pazienti.
Questa raccomandazione, rilasciata il 20 novembre, fa parte di una linea guida vivente sull'assistenza clinica per COVID-19.
È stata sviluppata da un gruppo internazionale di sviluppo delle linee guida, che comprende 28 esperti di assistenza clinica, 4 pazienti-partner e un esperto di etica.
Le linee guida sono state sviluppate in collaborazione con la Magic Evidence Ecosystem Foundation (MAGIC) senza scopo di lucro, che ha fornito supporto metodologico.
Le linee guida sono un'innovazione, che abbinano gli standard scientifici alla velocità richiesta per rispondere a una pandemia in corso.
Il lavoro su questo è iniziato il 15 ottobre, quando il processo di solidarietà dell'OMS ha pubblicato i suoi risultati provvisori. I dati esaminati dal gruppo includevano i risultati di questo studio, così come altri 3 studi randomizzati controllati. In tutto, sono stati considerati i dati di oltre 7000 pazienti nei 4 studi.
L'evidenza non ha suggerito alcun effetto importante sulla mortalità, sulla necessità di ventilazione meccanica, sul tempo per il miglioramento clinico e su altri esiti importanti per il paziente.
Il gruppo di sviluppo delle linee guida ha riconosciuto che sono necessarie ulteriori ricerche, soprattutto per fornire una maggiore certezza di prove per gruppi specifici di pazienti. Hanno sostenuto l'arruolamento continuato negli studi che valutano remdesivir.
Aggiornato il 20 novembre 2020 * Una raccomandazione condizionale viene emessa quando le prove sui benefici e sui rischi di un intervento sono meno certe.
In questo caso, c'è una raccomandazione condizionale contro l'uso di remdesivir. Ciò significa che non ci sono prove sufficienti per supportarne l'uso.
 
.... sono rimasti solo il cortisone, la vit d e le mascherine .... e forse il vaccino


#27 mario61

mario61

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Inviato 20 novembre 2020 - 04:13

Decessi +699
Indice 31.9% (ieri 26.1%) ?


#28 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 20 novembre 2020 - 05:01

 

La vitamina D potrebbe essere utilizzata come un modo per prevenire e curare il coronavirus, poiché Matt Hancock, il segretario sanitario, ha chiesto ai consulenti sanitari ufficiali di produrre nuove linee guida sul suo utilizzo.
 
In una dichiarazione, un portavoce del National Institute for Health and Care Excellence, che definisce le linee guida cliniche del NHS, ha detto al Guardian:
Nice e PHE hanno ricevuto una richiesta formale di produrre raccomandazioni sulla vitamina D per la prevenzione e il trattamento del Covid dal segretario di stato per la salute e l'assistenza sociale, Matt Hancock, il 29 ottobre.
La vitamina D ha compiuto un ulteriore passo avanti per essere utilizzata come potenziale modo per prevenire e trattare il coronavirus dopo che Matt Hancock ha chiesto ai consulenti sanitari del governo di produrre nuove linee guida sul suo utilizzo.
Il segretario alla salute ha detto al National Institute for Health and Care Excellence (Nizza) e alla Public Health England di creare linee guida per l'uso del nutriente "solare" due settimane fa, prima che fosse riferito che il governo aveva in programma di dare quattro mesi di integratori di vitamina D a oltre 2 milioni di persone anziane e vulnerabili, seguendo l'esempio della Scozia.
In una dichiarazione, un portavoce di Nice, che definisce le linee guida cliniche del NHS, ha dichiarato al Guardian: "Nice e PHE hanno ricevuto una richiesta formale di produrre raccomandazioni sulla vitamina D per la prevenzione e il trattamento del Covid dal segretario di stato per la salute e l'assistenza sociale, Matt Hancock, il 29 ottobre ".
La mossa arriva dopo che il governo ha iniziato a prendere in considerazione la possibilità di somministrare integratori di vitamina D alle persone anziane e a coloro che si stanno proteggendo mentre il Regno Unito entra in inverno. Vi è una crescente preoccupazione che molte persone possano avere livelli di vitamina D più poveri del solito a causa della permanenza in casa per periodi più lunghi durante la pandemia.
I consigli sulla vitamina D nel Regno Unito si sono concentrati sulle condizioni di salute muscolo-scheletriche, come il rachitismo. Un documento sulla rivista BMJ Nutrition Prevention and Health il mese scorso ha affermato che la visione professionale della vitamina D come medicina stava mettendo a repentaglio la salute dei residenti delle case di cura e che era necessario un cambiamento per vederla invece come un nutriente chiave.
Il Guardian capisce che le discussioni stanno continuando all'interno del Dipartimento della Salute e dell'Assistenza Sociale (DHSC) sull'opportunità di somministrare compresse di vitamina D a persone di etnia nera e minoranza nel tentativo di affrontare le morti sproporzionate da Covid-19 in quelle popolazioni. Conversazioni simili sono in corso sull'opportunità di fornire integratori alle persone obese.
Più alti sono i livelli di melanina nella pelle, più bassi sono i livelli di vitamina D creati, che è esacerbata in luoghi con meno luce solare, il che significa che le persone di colore nel Regno Unito possono essere a maggior rischio di carenza.
Martedì alla Camera dei Comuni, l'ex ministro Tory David Davis ha salutato i supplementi gratuiti come "un'azione a basso costo, a rischio zero e potenzialmente altamente efficace". Ha evidenziato uno studio spagnolo che ha coinvolto 76 pazienti con Covid-19 in cui a 50 è stata somministrata una dose elevata di calcifediolo, una forma attivata di vitamina D.Metà di coloro a cui non è stato somministrato ha dovuto essere posta in terapia intensiva e solo una persona chi l'ha ricevuto ha richiesto il ricovero in terapia intensiva, ma è stato successivamente rilasciato senza ulteriori complicazioni. Due pazienti che non hanno ricevuto calcifediolo sono morti.
Non è chiaro se la vitamina K, che si ritiene aiuti l'assorbimento della vitamina D, sarebbe fornita con integratori di vitamina D gratuiti anche alle persone in case di cura.
A giugno, Nice ha affermato che non c'erano prove a sostegno dell'assunzione di integratori di vitamina D per prevenire il Covid-19, in seguito alle revisioni. Lo Scientific Advisory Committee on Nutrition (SACN), che fa parte della Public Health England, ha raggiunto conclusioni simili.
Da aprile, PHE ha raccomandato a tutte le persone di assumere vitamina D ogni giorno, ma solo a basse dosi di 10 microgrammi (400 UI) al giorno in autunno e inverno.
Anche queste linee guida dovrebbero essere aggiornate.
Nel frattempo, rimangono in corso studi ordinati dal Centro Nazionale di Audit e Ricerca di Terapia Intensiva per valutare l'uso di alte dosi di vitamina C in pazienti con polmonite acquisita in comunità causata da Covid-19. Un portavoce del DHSC ha dichiarato: "Questo è un nuovo virus e teniamo sotto esame tutte le prove forti sui trattamenti".

 

 

VITAMIND D e VITAMINA K2

Volevo far presente che potreste trovare questo filmato:

Ora è abbastanza esatto quello che dice però commette l’errore di legare la Vit K2 o MENOCHINONE soltanto alla catena alimentare. In realtà il MENOCHINONE è soprattutto un prodotto dei batteri intestinali, per cui se c’è una flora intestinale “normale” sicuramente ne avrete almeno il 30% del fabbisogno, ma se c’è una flora intestinale eubiotica il fabbisogno potrebbe essere completato. Ora il relatore in questo filmato riferisce l’esperienza del dentista Weston Price che ha messo in correlazione la carie dentaria dei suoi pazienti con una carenza del FATTORE X che poi si è dimostrato essere il MENOCHINONE. E’ strano che Weston Price non abbia messo in relazione la carie dentaria anche con una carenza di Vit D che è cronica nella popolazione. In realtà è proprio apportando Vit D che si evita la carie dentaria. Ed allora cosa succede se apportiamo solo MENOCHINONE??? Potenziamo l’azione della Vit D anche se il suo livello nel sangue è molto basso. Quindi anche se abbiamo 15 ng/ml di Vit D, apportando 100 mcg di MENOCHINONE (che è la dose in cp che normalmente si trova in farmacia), permettiamo che la Vit D svolga completamente il suo ruolo di calcificazione. Ma se avete il livello di Vit D nella media indicata, 30-100 ng/ml, non c’è nessun bisogno di apportare MENOCHINONE esogeno (a meno che non abbiate gravi problemi di dismicrobismo intestinale), perché basta la quantità che produce la flora intestinale per far funzionare correttamente la Vit D. Quindi basta la Vit D, meglio quella del sole ed un alimentazione variata che comporti una flora intestinale “normale per avere una buona calcificazione e la prevenzione della carie dentaria.

P.S Vi avevo già riferito la mia esperienza, fino a 17 anni andavo frequentemente soggetto a carie dentali, poi da 17 anni in poi ho cominciato a prendere 2 cp di Merluzzina tutti i giorni (è stato più un istinto che una conoscenza), ed allora non ho più sofferto di carie dentali. Ora ho 70 anni, ho tutti i miei denti e con uno smalto ben compatto (e si vede), quando mio padre a 65 anni aveva già la dentiera. Però ha sempre preso Vit D, salvo per un periodo breve della vita, nel quale l’avevo interrotta.



#29 mario61

mario61

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Inviato 20 novembre 2020 - 08:44

Analisi del livello di vitamina D tra i pazienti COVID-19 asintomatici e critici e la sua correlazione con i marker infiammatori
( Nature : Published: 19 November 2020)
 
COVID-19 è caratterizzato da una marcata variabilità nella gravità clinica.
La vitamina D è stata recentemente rivista come uno dei fattori che possono influenzare la gravità di COVID-19.
L'obiettivo del presente studio è analizzare il livello di vitamina D nei pazienti COVID-19 e il suo impatto sulla gravità della malattia.
 
Dopo l'approvazione del Comitato Etico, M.L.B Medical College, l'attuale studio è stato intrapreso come studio osservazionale prospettico continuo di 6 settimane.
I partecipanti erano pazienti COVID-19 di età compresa tra 30 e 60 anni ammessi durante il periodo di studio di 6 settimane.
Lo studio includeva pazienti COVID-19 asintomatici (Gruppo A) o pazienti gravemente malati che richiedevano il ricovero in terapia intensiva (Gruppo B).
La concentrazione sierica di 25 (OH) D è stata misurata insieme all'IL-6 sierica; TNF? e ferritina sierica.
Lo studio attuale ha arruolato 154 pazienti, 91 nel gruppo A e 63 pazienti nel gruppo B.
Il livello medio di vitamina D (in ng / mL) era 27,89 ± 6,21 nel gruppo A e 14,35 ± 5,79 nel gruppo B, la differenza era altamente significativa.
La prevalenza della carenza di vitamina D è stata rispettivamente del 32,96% e del 96,82% nel gruppo A e nel gruppo B.
Su un totale di 154 pazienti, 90 pazienti sono risultati carenti di vitamina D (Gruppo A: 29; Gruppo B: 61).
 
Il livello sierico di marcatori infiammatori è risultato essere più alto nei pazienti con COVID-19 carenti di vitamina D, vale a dire. Livello di IL-6 (in pg / mL) 19,34 ± 6,17 vs 12,18 ± 4,29; Ferritina sierica 319,17 ± 38,21 ng / mL vs 186,83 ± 20,18 ng / mL; Livello di TNF? (in pg / mL) 13,26 ± 5,64 vs 11,87 ± 3,15.
 
Il tasso di mortalità era alto nei soggetti carenti di vitamina D (21% vs 3,1%).
Il livello di vitamina D è marcatamente basso nei pazienti con COVID-19 grave.
La risposta infiammatoria è elevata nei pazienti con COVID-19 carenti di vitamina D.
Tutto ciò si traduce in un aumento della mortalità nei pazienti con COVID-19 carenti di vitamina D.
 
Secondo l'approccio dell'attuale pandemia COVID-19, gli autori raccomandano la somministrazione di massa di integratori di vitamina D alla popolazione a rischio di COVID-19.


#30 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 20 novembre 2020 - 10:14

Enteressantissimo Post questo di mario61, però sarebbe meglio scrivere queste cose su Vaccini che è molto visitato, mentre qui siamo a 240 visite. Io cancello il mio Post sopra e lo pongo su Vaccini.



#31 mario61

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Inviato 21 novembre 2020 - 08:25

Sta ora emergendo che non sono solo i prodotti medici cinesi a essere in genere inferiori alla media con la maggior parte dei fornitori cinesi che cercano di truffare altri paesi che hanno un disperato bisogno di forniture, ma ora la Corea del Sud è emersa come un altro paese che si concede pratiche simili.
Il Washington Post ha riferito ieri (venerdì) che i test sul coronavirus importati dalla Corea del Sud dal governatore dello stato americano del Maryland erano difettosi e non sono stati utilizzati.
Il principale quotidiano americano ha affermato che il governatore del Maryland Larry Hogan ha speso 9,46 milioni di dollari ad aprile per importare 500.000 test sul coronavirus dalla Corea del Sud.
Tuttavia, i test si sono rivelati difettosi e lo stato ha pagato "silenziosamente" alla stessa azienda sudcoreana altri 2,5 milioni di dollari per 500.000 test sostitutivi, ha detto il Post.
È stato riferito che un laboratorio dell'Università del Maryland ha abbandonato l'uso dei test sostitutivi dopo un'ondata di sospetti falsi positivi, ma un laboratorio privato continua a utilizzarli.
In modo allarmante, circa 370.000 dei test sostitutivi sono stati utilizzati dal laboratorio privato, ha detto il Post.
Il governatore del Maryland Larry Hogan, un frequente critico del presidente Donald Trump, ha strombazzato l'arrivo dei test della Corea del Sud ad aprile e ha elogiato l'assistenza della moglie sudcoreana per ottenerli.
Ha rifiutato le richieste di commentare la storia del giornale, ha detto il Post.
La Corea del Sud è stata anche recentemente afflitta da un altro scandalo correlato alla medicina su come anche il suo vaccino antinfluenzale prodotto localmente fosse difettoso e avesse portato alla morte di molti cittadini locali che avevano preso il vaccino.
Negli ultimi tempi, sono emerse molte truffe dalla Corea del Sud, incluso il software basato sull'intelligenza artificiale per la diagnosi di immagini mediche per malattie come malattie neurodegenerative, problemi respiratori, screening del cancro, ecc.
Allo stesso modo, oltre a vari kit di analisi, ci sono state anche forniture dermatologiche ed estetiche false e scadenti tra cui riempitivi cutanei, schiarenti della pelle ecc.
Il pubblico è avvertito di stare lontano da cliniche e ospedali che utilizzano tali apparecchiature mediche o forniture dalla Corea del Sud.
La crisi del COVID-19 ha portato fornitori non etici in vari tentativi di approfittare della situazione per ottenere profitti.
I fornitori in Cina vendono DPI scadenti, maschera N95, attrezzature mediche e dispositivi medici.
Anche i fornitori non etici della Corea del Sud si sono uniti al carrozzone.
Nel frattempo in India, molte avide aziende farmaceutiche locali hanno prodotto versioni inferiori alla media di farmaci generici e li hanno venduti a prezzi gonfiati a paesi alla disperata ricerca di alcuni di questi farmaci, mettendo in pericolo la vita di molti.
 
>>>
 
Potrebbero sbagliare 6 volte su 10. I test rapidi acquistati dal Commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri, secondo uno studio pubblicato su un’importante rivista scientifica hanno un’affidabilità molto bassa. Sono costati più di 32 milioni di euro.
Il test si chiama Biocredit Covid 19 Ag è di fabbricazione coreana ed è stato acquistato con regolare bando dal Commissario per l’Emergenza Covid in circa 10milioni di pezzi.
Uno studio, pubblicato su un’importante rivista scientifica, il Journal of Clinical Virology, dimostra che la sensibilità del test  BIOCREDIT COVID 19 AG si attesta tra l’11,1% e il 45,7%. 
Significa che ogni 10 persone certamente affette da Covid il test ne individua al massimo 4. Per i tamponi rapidi non esistono al momento molti dati scientifici che ne permettano la valutazione, ma questo ha delle performance piuttosto basse rispetto ad altri dispositivi presenti sul mercato. Poiché le regole attualmente in vigore attestano che un test antigenico negativo certifica la negatività del soggetto significa che testando i malati con questo tampone le possibilità che molte persone affette da virus possano circolare -almeno secondo questo autorevole studio- è molto alta.


#32 mario61

mario61

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Inviato 21 novembre 2020 - 09:13

Bassetti: «Abbiamo sbagliato a contare i decessi, anche chi aveva un infarto con un tampone positivo veniva registrato come morto per Covid»
.... l'incompetenza e malafede fatta persona
 
 
 
Microthrombi della fibrina non occlusiva associati a COVID-19 nel cuore
 
Le complicanze cardiovascolari sono state sempre più riconosciute clinicamente.
Il danno cardiaco sembra essere una fonte di significativa morbilità e mortalità nei pazienti con COVID-19, in particolare tra quelli che hanno una malattia cardiovascolare preesistente. Un sottoinsieme di queste malattie è associato a una maggiore espressione di ACE2 nel cuore (1,2).
Il danno cardiaco, definito in modo variabile da studi sierologici, elettrocardiografici o di imaging, è stato riportato in più di un terzo dei pazienti ospedalizzati con infezione da COVID-19 (3-5).
Si ritiene che i meccanismi siano multifattoriali, inclusi effetti diretti come la miocardite, nonché forme indirette di lesioni come la trombosi o l'ischemia della domanda impartite dai problemi respiratori sottostanti. 
Fortunatamente, hanno iniziato a emergere anche studi basati sulla patologia, che offrono importanti finestre sui meccanismi patogeni.
 
La microtrombosi del piccolo sistema vascolare miocardico sembra essere un reperto relativamente comune nel COVID-19 e può persistere anche dopo la clearance virale, sebbene il suo significato non sia stato ancora stabilito.
. La miocardite, quando presente, è di solito di entità molto limitata.
. Il danno miocardico diretto da parte del virus non sembra essere un meccanismo comune di SARS-CoV-2.
. I risultati suggeriscono un potenziale ruolo dell'anticoagulazione nei pazienti con COVID-19.
. I pazienti con malattie cardiache preesistenti (in particolare, amiloidosi cardiaca) che sviluppano COVID-19 possono essere a maggior rischio di complicanze (inclusa la morte).
 
A meno di un anno dall'inizio di questa pandemia, non è solo la nostra comprensione della patobiologia del COVID-19 che è incompleta, ma anche il nostro apprezzamento per gli effetti a lungo termine della malattia.
Hanno cominciato ad emergere complicazioni croniche che coinvolgono il polmone e il cuore (30-31). I dati clinici e radiologici sono supportati da dati precoci di patologia nei polmoni di quelli con infezione eliminata (32). La nostra serie ora aggiunge alla letteratura i risultati cardiaci istopatologici di tre pazienti con tale infezione eliminata. Sebbene il numero sia troppo piccolo per trarre conclusioni definitive, questi casi probabilmente rappresentano (almeno) tre possibili esiti a seguito della clearance virale. Un paziente è deceduto per cause non correlate, a seguito di test anticorpale positivo in assenza di sintomatologia clinica profonda. Un secondo paziente aveva continuato la dimostrazione di microtrombosi nonostante la clearance virale, suggerendo che le conseguenze cardiovascolari si estendono oltre lo stadio infettivo attivo. Infine, dopo PCR virale negativa, un terzo paziente è stato sottoposto a ECMO con significative complicanze emorragiche e senza trombi miocardici. Questo paziente ha anche mostrato miocardite linfocitica attiva in corso, prolungata in uno sfondo di fibrosi, suggerendo la cronicità della condizione e (come il suddetto paziente) probabilmente ha contribuito a complicazioni cardiovascolari avverse oltre la durata dell'infezione virale attiva.
 
Questa serie è dedicata esclusivamente ai reperti cardiaci istopatologici, immunoistochimici, ultrastrutturali e molecolari in pazienti deceduti con infezione SARS-CoV-2 attiva o risolta. Sebbene i dati precedenti abbiano documentato il virus nelle cellule endoteliali, in questa serie non era presente alcuna prova definitiva di infezione miocardica. I nostri dati mostrano che i casi COVID-19 hanno frequentemente microtrombi cardiaci di fibrina in assenza di danno ischemico acuto, spiegando potenzialmente perché alcuni hanno osservato una ridotta mortalità associata a COVID-19 nel contesto dell'anticoagulazione sistemica (33). Inoltre, la miocardite è presente in un terzo dei pazienti con COVID-19, ma di entità limitata e non è probabile che spieghi la totalità dei sintomi o dei reperti cardiaci in questa popolazione.
Le caratteristiche istologiche dell'infezione eliminata non sembrano differire in modo significativo dalla malattia attiva, sebbene la vicinanza dell'infezione alla morte probabilmente influenzi pesantemente questo risultato. Suggeriamo anche l'amiloidosi cardiaca come ulteriore possibile fattore di rischio per la malattia grave in base alla sua frequenza in questo studio.


#33 mario61

mario61

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Inviato 21 novembre 2020 - 09:44

 
Crisanti ha ragione quando parla di mancanza di dati, soprattutto per la loro sicurezza
... la comunicazione veloce dei dati ha il duplice vantaggio commerciale di aumentare le vendite proprie, ma anche di ostacolare le ricerche in corso su altri vaccini che potrebbero essere più efficaci e/o meno pericolosi
 
 
Considerazioni etiche e scientifiche relative alla rapida approvazione e distribuzione di un vaccino COVID-19
 
L'attuale pandemia richiede la licenza e l'implementazione precoce di un vaccino contro la malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) che fornisca un'efficacia "utile" (1). Tuttavia, il raggiungimento di questo obiettivo potrebbe compromettere 2 principi etici che guidano la ricerca clinica: la validità scientifica, che si basa sul compromesso tra rischio e beneficio, e il valore sociale, che dipende dalla prevenzione a breve e lungo termine del COVID-19.
 
Cinque aziende occidentali stanno conducendo studi clinici randomizzati di fase 3 controllati con placebo (RCT) il cui esito primario è la prevenzione della malattia clinica.
Ogni prova durerà fino a 2 anni e avrà almeno 1 analisi ad interim. Non appena uno di questi RCT stabilisce l'efficacia del vaccino e fornisce 2 mesi di dati di sicurezza (2), la Food and Drug Administration (FDA) statunitense potrebbe entro pochi giorni o settimane autorizzare il vaccino o fornire l'autorizzazione all'uso di emergenza (EUA).
L'implementazione potrebbe iniziare immediatamente dopo entrambe le decisioni.
L'approvazione anticipata è possibile perché ciascuna di queste prove ha reclutato decine di migliaia di partecipanti e l'Organizzazione mondiale della sanità e la FDA (3) richiedono che i vaccini mostrino solo almeno il 50% di efficacia.
Queste condizioni significano che l'esito di efficacia primaria potrebbe essere stabilito da circa 50 casi in soggetti vaccinati e 100 casi in soggetti con placebo (1). Tra gli esiti secondari vi sono il tasso di sieroconversione e la media geometrica dei titoli di anticorpi neutralizzanti specifici per la sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2).
 
Ma questo scenario non risponderà alle domande sull'efficacia e la sicurezza a lungo termine, che richiedono più mesi di dati. Inoltre, la distribuzione anticipata potrebbe interferire con l'acquisizione di dati a lungo termine.
Nei paesi in cui il vaccino approvato è distribuito e la sperimentazione originale è in corso, i ricercatori dovrebbero informare i partecipanti allo studio sullo stato del vaccino approvato perché queste informazioni potrebbero influenzare la loro volontà di continuare a partecipare alla sperimentazione (4). Sarà necessario un nuovo consenso (5) e gli investigatori dovrebbero dire a coloro che non sono disposti a darlo se hanno ricevuto il vaccino o il placebo in modo che coloro che hanno ricevuto il placebo possano avere il vaccino al di fuori dello studio (3).
Se un numero sufficiente di partecipanti allo studio rifiuta di ridarlo, lo studio potrebbe dover essere interrotto in anticipo.
Se la sperimentazione viene interrotta troppo presto, i ricercatori potrebbero non disporre di dati sufficienti a lungo termine per identificare problemi di sicurezza a lungo termine, determinare per quanto tempo dura l'efficacia del vaccino, determinare se l'immunità calante è associata a livelli ridotti (o titoli) di anticorpi che neutralizzano la SARS -CoV-2 e identificare il livello di anticorpo neutralizzante correlato all'immunità, qualcosa di incerto da raggiungere.
Le considerazioni sulla sicurezza a lungo termine sono particolarmente importanti per i vaccini che utilizzano la tecnologia mRNA perché le loro caratteristiche sono meno note.
 
Ciò che è meno ovvio è che la licenza anticipata di un singolo vaccino potrebbe complicare la valutazione dei vaccini rimanenti.
Una volta che un vaccino è stato autorizzato, nuovi RCT controllati con placebo di altri vaccini non saranno accettabili dal punto di vista etico e gli RCT di non inferiorità saranno l'alternativa più probabile (6).
L'obiettivo degli studi di non inferiorità sarà quello di dimostrare che la risposta immunitaria (ovvero, titoli o livelli di anticorpi neutralizzanti) del vaccino candidato non è inferiore a quella del vaccino approvato entro un margine prespecificato, che la FDA ha stabilito come inferiore a 10 % per i vaccini COVID-19 (3). Le prove di non inferiorità dei vaccini non sono nuove. Ad esempio, una revisione sistematica ha riportato che il margine di non inferiorità era del 10% nel 74% di tali studi e inferiore al 10% nel 22% di essi (6).
Un altro progetto di ricerca che potrebbe sostituire l'RCT controllato con placebo è la prova di provocazione umana controllata. In questo tipo di sperimentazione, un numero relativamente piccolo di volontari viene vaccinato con il vaccino candidato e successivamente viene sfidato con SARS-CoV-2 (7). Non è chiaro se questo disegno di sperimentazione sarà accettabile per le agenzie di regolamentazione, ma questi studi sarebbero chiaramente troppo piccoli per fornire dati di sicurezza affidabili.
Un altro problema è come l'esistenza di un vaccino approvato influenzerà il reclutamento per le sperimentazioni cliniche dei restanti candidati al vaccino, indipendentemente dal disegno di prova utilizzato. Ad esempio, nei paesi in cui il vaccino approvato è distribuito, e specialmente nei paesi in cui viene somministrato gratuitamente al ricevente, non è chiaro quante persone si offriranno volontarie per una prova di un vaccino diverso che non ha ancora dimostrato di proteggerle da il virus.
 
Per capire come distribuire in modo ottimale i diversi vaccini che ci aspettiamo saranno disponibili, dobbiamo conoscere le loro diverse caratteristiche e soprattutto i loro effetti a lungo termine (8). Tuttavia, l'approvazione e l'implementazione precoci di alcuni vaccini prima di conoscere i loro effetti a lungo termine sembrano inevitabili. Ad esempio, una previsione recente è che tutti negli Stati Uniti che desiderano il vaccino potrebbero essere vaccinati entro aprile 2021 (9). Sarebbe un grande risultato. Ma intensificherebbe anche le nostre preoccupazioni per le questioni etiche che circondano l'approvazione e la distribuzione precoci dei vaccini. Questa possibilità rende ancora più importante per noi pianificare ora di affrontare questi problemi. Un recente sondaggio ha rilevato che il 42% degli americani non è disposto o non è sicuro di voler essere vaccinato (10). Forse più persone accetteranno di essere vaccinate se continueremo a sviluppare vaccini contro COVID-19 così come abbiamo iniziato questo sforzo


#34 mario61

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Inviato 21 novembre 2020 - 12:56

Le persone asintomatiche sono responsabili della maggior parte dei casi di coronavirus: CDC
Mentre gli americani si stanno preparando per il Ringraziamento, il CDC ha raccomandato di rimanere a casa ed evitare di viaggiare, poiché esiste la possibilità di un nuovo picco nei casi di Coronavirus
 
Mentre gli scienziati hanno cercato di capire di più sull'infezione da Coronavirus dall'inizio della pandemia, molte persone hanno fatto una domanda: qualcuno senza sintomi può diffondere il virus?
Ora, dopo diversi mesi, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno affermato che la maggior parte dei casi di Covid-19 sono diffusi da persone senza alcun sintomo.
 
Il CDC nelle sue linee guida recentemente aggiornate ha notato che poiché le persone senza sintomi di COVID-19 sono principalmente responsabili della diffusione del virus, l'uso di maschere è molto importante.
La linea guida aggiornata ha anche rilevato che "CDC e altri stimano che più del 50% di tutte le infezioni vengono trasmesse da persone che non presentano sintomi" e significa che almeno la metà delle nuove infezioni proviene da "persone probabilmente inconsapevoli di essere infettive per gli altri".
 
Il 24% delle persone che trasmettono l'infezione da SARS-CoV-2 ad altri non sviluppa mai sintomi e un altro 35% era pre-sintomatico, ha affermato CDC nella linea guida che è stata aggiornata venerdì 20 novembre.
Secondo l'agenzia sanitaria , Il 41 per cento ha infettato altri mentre manifestava sintomi.
 
Sul sito web di CDC, è stato anche detto che il picco di contagiosità arriva cinque giorni dopo l'infezione virale.
Con tali ipotesi, il 59% delle infezioni verrebbe trasmesso quando non si sviluppano sintomi, ma "potrebbe variare (dal) 51-70% se la frazione di infezioni asintomatiche fosse del 24-30% e il picco di infettività fosse compreso tra quattro e sei giorni".
 
L'infezione viene trasmessa prevalentemente da goccioline respiratorie create quando le persone tossiscono, starnutiscono, parlano o respirano e alcune persone senza sintomi stanno diffondendo il virus pur non essendo consapevoli del fatto che sono COVID-19 positive. Ma CDC ha affermato che le maschere di stoffa possono aiutare le persone a smettere di espirare i piccoli globuli di muco o saliva che trasportano il SARS-CoV-2.
Queste particelle possono volare direttamente su altre, cadere su superfici da raccogliere o possono rimanere nell'aria, in particolare in una stanza chiusa. Quindi, CDC raccomanda "l'uso comunitario di maschere, in particolare maschere in tessuto multistrato senza valvola, per prevenire la trasmissione di SARS-CoV-2".


#35 mario61

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Inviato 21 novembre 2020 - 01:45

L'anamnesi vaccinale BCG è associata a una sieroprevalenza ridotta di SARS-CoV-2 in una coorte di operatori sanitari
 
Il vaccino, noto come Bacillus Calmette-Guérin (BCG), è stato sviluppato tra il 1908 e il 1921 e viene somministrato a più di 100 milioni di bambini in tutto il mondo ogni anno.
Negli Stati Uniti, è approvato dalla FDA come farmaco per il trattamento del cancro alla vescica e come vaccino per le persone ad alto rischio di contrarre la tubercolosi.
Il vaccino BCG è attualmente in fase di test in più studi clinici in tutto il mondo per l'efficacia contro COVID-19.
Nel nuovo studio, pubblicato online il 19 novembre su The Journal of Clinical Investigation, gli investigatori hanno testato il sangue di oltre 6.000 operatori sanitari nel Cedars-Sinai Health System per la prova di anticorpi contro SARS-CoV-2, il virus che causa COVID -19, e ha anche chiesto loro informazioni sulla loro storia medica e vaccinale.
Hanno scoperto che i lavoratori che avevano ricevuto vaccinazioni BCG in passato - quasi il 30% di quelli studiati - avevano una probabilità significativamente minore di risultare positivi agli anticorpi SARS-CoV-2 nel sangue o di riferire di aver avuto infezioni da coronavirus o sintomi associati al coronavirus nei sei mesi precedenti rispetto a coloro che non avevano ricevuto BCG.
Questi effetti non erano correlati al fatto che i lavoratori avessero ricevuto vaccinazioni contro meningococco, pneumococco o influenza.
Nel nuovo studio, i livelli più bassi di anticorpi nel gruppo BCG persistevano nonostante il fatto che questi individui avessero frequenze più alte di ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e BPCO, che sono noti fattori di rischio per essere più suscettibili alla SARS-CoV-2 e in via di sviluppo le forme più gravi di malattia COVID-19.
Pur sottolineando che nessuno crede che BCG sarà più efficace di un vaccino specifico per COVID-19, Arditi ha spiegato che potrebbe essere approvato e reso più rapidamente disponibile, dato che ha un forte profilo di sicurezza dimostrato da molti anni di utilizzo. "È un ponte potenzialmente importante che potrebbe offrire qualche vantaggio fino a quando non avremo i vaccini COVID19 più efficaci e sicuri resi ampiamente disponibili", ha detto.
"Dati i nostri risultati, riteniamo che siano urgentemente necessari ampi studi clinici randomizzati per confermare se la vaccinazione BCG può indurre un effetto protettivo contro l'infezione da SARS-CoV2", ha affermato Susan Cheng, MD, MPH, MMSc, Professore associato di Cardiologia e Direttore del Public Health Research presso lo Smidt Heart Institute di Cedars-Sinai. Era l'altra co-autrice senior dello studio.
In effetti, sono stati avviati numerosi studi clinici randomizzati per studiare i potenziali effetti protettivi della vaccinazione BCG contro COVID-19. Insieme alla Texas A&M University, al Baylor College of Medicine e al MD Anderson Cancer Center dell'Università del Texas, Cedars Sinai è un sito per il braccio statunitense di questo processo in corso, che sta reclutando centinaia di operatori sanitari. Arditi è il principale investigatore di questa sperimentazione clinica a Cedars-Sinai.
"Sarebbe meraviglioso se uno dei vaccini più antichi che abbiamo potesse aiutare a sconfiggere la più recente pandemia del mondo", ha detto Arditi.


#36 Wiko

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Inviato 21 novembre 2020 - 01:50


Le persone asintomatiche sono responsabili della maggior parte dei casi di coronavirus: CDC
[

non si hanno sintomi quindi come posso sapere di essere infetto? Non lo so quindi cosa dovrei fare? Nulla esco e faccio la vita di sempre

Non vado in giro per la mia città a fare foto pensando poi di postarle qui


#37 mario61

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Inviato 21 novembre 2020 - 02:04

.... la vera "forza" del coronavirus stà tutta quì, nella trasmissione asintomatica (NB i vaccini non sono testati per mostrare la riduzione della diffusione asintomatica, SOLO della malattia lieve, neanche quella grave)

 

nello studio di Nature sulla vit D, nonostante il grave aumento di mortalità dei pazienti con deficit di vit d,  la popolazione a minor rischio aveva una concentrazione media (ng/mL) di 25 (OH)D 27.89 ± 6.21, mentre nel gruppo a maggior rischio era 14.35 ± 5.79
.... quindi era sufficiente aumentare lievemente i livelli per avere effetti positivi, ma anche i pazienti a minor rischio avevano livelli appena sufficienti (>30)


#38 mario61

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Inviato 21 novembre 2020 - 04:09

Bufera sulla Sanità siciliana per un audio del dirigente: "Aggiornate i dati sui posti di Rianimazione"
Il ministro Boccia: "Frasi inaccettabili, faremo accertamenti". Pd e Cinquestelle: "Indaghi la magistratura". L'assessore si difende: "Cifre corrette, reparti effettivamente attivati". Musumeci: "Mandate quanti ispettori volete"
"Non sento cazzi perché oggi faranno le valutazioni (dal ministero ndr) e in funzione dei posti letto in terapia intensiva decideranno in quale fascia la Sicilia risiede". L'audio Whatsapp ha la data del 4 novembre, il giorno nel quale la Sicilia diventerà arancione. L'autore è il direttore generale del dipartimento Salute Mario La Rocca che lo inserisce nella chat di lavoro dei funzionari che si occupano di inserire i dati ufficiali che servono da base per elaborare molti dei 21 parametri che decidono il "colore" delle varie Regioni secondo il grado di diffusione dei contagi e la tenuta dele strutture sanitarie.
 
ps .... nei dati di oggi i ricoveri ordinari crescono meno, ma dappertutto, mentre diminuiscono in modo anomalo in piemonte, liguria, trentino e sardegna


#39 mario61

mario61

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Inviato 21 novembre 2020 - 08:28

10 milioni di residenti dello studio di Wuhan confermano: nessun portatore asintomatico
 
Tra il 23 gennaio e l'8 aprile 2020 a Wuhan sono state imposte rigorose misure di controllo COVID-19.
Le stime sulla prevalenza dell'infezione in seguito al rilascio delle restrizioni potrebbero informare la gestione della pandemia post-blocco.
Qui, descriviamo un programma di screening dell'acido nucleico SARS-CoV-2 a livello cittadino tra il 14 maggio e il 1 giugno 2020 a Wuhan. Tutti i residenti della città di età pari o superiore a sei anni erano ammissibili e 9.899.828 (92,9%) hanno partecipato.
Non sono stati identificati nuovi casi sintomatici e 300 casi asintomatici (tasso di rilevamento 0,303 / 10.000, IC 95% 0,270-0,339 / 10.000).
Non ci sono stati test positivi tra 1.174 contatti stretti di casi asintomatici.
107 dei 34.424 pazienti con COVID-19 precedentemente guariti sono risultati nuovamente positivi (tasso di ri-positivo 0,31%, IC 95% 0,423-0,574%).
La prevalenza dell'infezione da SARS-CoV-2 a Wuhan era quindi molto bassa da cinque a otto settimane dopo la fine del blocco.
 
"La coltura del virus è stata effettuata su campioni di casi positivi asintomatici e non ha trovato alcun virus SARS-CoV-2 vitale. Tutti i contatti stretti sono risultati negativi, indicando che i casi asintomatici rilevati in questo studio non erano probabilmente infettivi."


#40 mario61

mario61

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Inviato 21 novembre 2020 - 08:43

Lo studio descrive in dettaglio un focolaio legato a un passeggero su un volo di 18 ore da Dubai alla Nuova Zelanda a settembre.
I funzionari sanitari in Nuova Zelanda, un paese che dispone di una rigorosa quarantena di 14 giorni per i viaggiatori in arrivo, venerdì hanno pubblicato un caso di studio che descrive in dettaglio i rischi di viaggiare su voli a lungo raggio durante la pandemia di coronavirus, anche se i test negativi sul coronavirus sono richiesto prima del volo.
Il rapporto descrive in dettaglio un focolaio di coronavirus collegato attraverso l'analisi del DNA a un passeggero su un volo di 18 ore da Dubai alla Nuova Zelanda a settembre.
Il viaggiatore, risultato negativo al coronavirus con un test di reazione a catena della polimerasi (PCR) entro 48 ore dal volo, era contagioso ma pre-sintomatico a bordo dell'aereo e ha infettato almeno altri quattro passeggeri.
Gli autori dell'articolo affermano che "gli eventi di trasmissione si sono verificati nonostante l'uso riferito di maschere e guanti in volo" e che la compagnia aerea che opera il volo ha richiesto un mascheramento rigoroso.
Freedman sottolinea che la lunghezza del volo potrebbe aver influito sul mascheramento: "Sarebbe stato davvero difficile per le persone tenere le maschere per tutte le 18 ore".
Le prove contraddicono uno studio del Dipartimento della Difesa di ottobre che suggeriva che una persona contagiosa avrebbe bisogno di sedersi accanto a un passeggero per almeno 54 ore per infettarlo e ha dichiarato il rischio di trasmissione del coronavirus sugli aerei "basso".
Solleva anche domande sull'efficacia della filtrazione dell'aria ad alta efficienza sugli aerei che le compagnie aeree hanno accreditato come mantenere i passeggeri al sicuro.





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