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Un aiuto filosofico... ci sbatto la testa da molto tempo.

Uomo sia empatia che egoismo trasgredire la propria morale quale filosofo savvicina?

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15 risposte a questa discussione

#1 Gianmaria Framarin

Gianmaria Framarin

    Nuovo Utente

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  • 6 messaggi

Inviato 12 novembre 2019 - 09:17

 

 

Ciao a tutti...
Cavolo, ma di forum sulla filosofia in giro su Internet non se ne trovano più... sono tutti chiusi... cosa diavolo è successo?
Comunque, sono contento d'essere arrivato qui.
Mi sapreste aiutare su una questione filosofica che m'affligge da tempo e che non trova ancora risposta?
L'assunto da cui parto è questo: la morale è frutto di un sentimento umano d'empatia, non di regole prescritte, altrimenti è finzione pura.
Eppure, la morale serve all'uomo anche per poterla trasgredire. Ogni essere umano non è completo a sè stesso se non sfoga la sua egoistica voglia di trasgredire ciò che EGLI STESSO considera "Bene".
Verrebbe facile accomunare il mio pensiero ai romantici ottocenteschi e soprattutto ai decadenti, facilissimo accostarlo a Nietzsche. Lo so.
Nietzsche, però, mi casca su una sola cosa: per lui ogni manifestazione di empatia umana non è naturale... mentre per me lo è eccome.
La mia idea, quindi, NON E' che l'uomo ha bisogno di "regole da trasgredire"... l'uomo ha bisogno di TRASGREDIRE SE' STESSO, la propria empatia, la propria coscienza del "Bene"...
Un esempio facile facile: l'uomo/la donna tradiscono il proprio partner e lo fanno con maggior godimento quando è più profonda la ribellione alla propria coscienza, quando l'egoismo ed il "Male" che si potrebbe provocare nel partner è alla massima potenza. E' proprio una liberazione, liberare il proprio ego strozzato NON DA REGOLE CIVILI IMPOSTE, ma dal proprio lato empatico!!!
Per me l'essere umano è destinato a barcamenarsi eternamente tra questi due estremi.
Insomma, per tagliare corto, l'uomo HA BISOGNO DI UNA PROPRIA MORALE SENTIMENTALE ANCHE PER TRASGREDIRLA DEL TUTTO.
Chi non concepisce alcuna morale automaticamente NON VIVRA' IL PIACERE DEL PROIBITO, per un "immoralista" qualsiasi atto è coerente e quindi non comporta questa OPPOSIZIONE nella quale io credo fortemente.
Paradossalmente, più hai sensibilità "morale" (empatica) verso il prossimo, più quindi hai BEN SALDI i tuoi sentimenti umani, più avrai il desiderio di reagirgli contro prima o poi. Magari, dopo, portandoti addosso sensi di colpa.
E' come dire che si ha bisogno di una dittatura per potersi sentire trasgressore e uomo al 100%... nel mio caso, però, la dittatura non sono regole imposte dall'alto, ma semplicemente la propria coscienza umana (che, a mio parere, è molto più severa di qualsiasi imposizione).

Io questa linea di pensiero non l'ho mai ritrovata nemmeno nei decadenti, nemmeno in Nietzsche, quasi sempre ho trovato filosofi che predicavano l'immoralità o l'a-moralità, quindi implicando che ogni gesto "vitalistico" ed egoistico fosse coerente con sé stessi e con la propria natura non empatica... che è un po' ciò che dice Nietzsche. Quindi, per essi, nessun piacere AGGIUNTIVO nel trasgredire alle proprie sensibilità empatiche, capite?

Se riuscite ad indirizzarmi verso filosofi che sono più vicini al mio modo di pensare, ve ne sarò grato.
E' difficile, perché io stesso in anni ed anni di ricerca filosofica non ho trovato alcunché... di certo nulla nei filosofi pre-ottocenteschi, che fossero spiritualisti o razionalisti, men che meno negli idealisti alla Hegel, al massimo ho provato attrazione per la filosofia decadente e - ribadisco - Nietzsche, sono disegualitario e convinto che in Natura non esistano nemmeno giustizia od altri sentimenti del tutto umani (e perciò limitati, la Natura per me è roba divina, illimitata, le cui regole non conosceremo mai)... ma anche nel decadentismo di quel tipo, manca quest'analisi della "trasgressione verso la propria empatia", loro tagliano corto eliminando la morale come se fosse solo un insieme di regole e non un sentimento empatico.

Dateme 'na mano!!! Linguaccia.gif

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#2 purple

purple

    Utente Per Aspera

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Inviato 12 novembre 2019 - 09:59

Ciao!

Così al volo mi vengono in mente:

- l'episodio del furto delle pere di Sant'Agostino (che poi nello sviluppo del suo pensiero richiama all'idea cristiana del "peccato"  e al dibattito eterno "natura umana buona o malvagia?");

- la ballata del carcere di Reading, in cui si vede che la sensibilità di Wilde è più che un semplice edonismo:

 

Quell'uomo aveva ucciso la cosa che amava,
e pertanto doveva morire

Eppure ogni uomo uccide la cosa che ama;
che questo lo sentano tutti:
Chi lo fa con uno sguardo amaro,
e chi con una lusinga,
Il codardo lo fa con un bacio,
il coraggioso con una spada!

Chi uccide il suo amore da giovane,
e chi lo uccide da vecchio;
chi lo strangola con le mani della lussuria,
chi con le mani dell'oro:
i più pietosi usano un coltello, perchè
i morti si freddano così presto.

C'è chi ama troppo poco, chi troppo a lungo,
c'è chi vende e c'è chi compra;
chi compie l'atto con molte lacrime,
e chi senza un sospiro:
perchè tutti uccidono la cosa che amano,
anche se dopo non tutti muoiono.


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#3 Ombra gitana

Ombra gitana

    Utente Esperto

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Inviato 13 novembre 2019 - 07:28

 

 

Ciao a tutti...
Cavolo, ma di forum sulla filosofia in giro su Internet non se ne trovano più... sono tutti chiusi... cosa diavolo è successo?
Comunque, sono contento d'essere arrivato qui.
Mi sapreste aiutare su una questione filosofica che m'affligge da tempo e che non trova ancora risposta?
L'assunto da cui parto è questo: la morale è frutto di un sentimento umano d'empatia, non di regole prescritte, altrimenti è finzione pura.
Eppure, la morale serve all'uomo anche per poterla trasgredire. Ogni essere umano non è completo a sè stesso se non sfoga la sua egoistica voglia di trasgredire ciò che EGLI STESSO considera "Bene".

 

Ti ha risposto Purple: etica e filosofia cristiana.

 

 Nietzsche è molto di più di ciò che appare, anche a se stesso.



#4 Spinoza

Spinoza

    Utente in stand-by

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Inviato 14 novembre 2019 - 10:13

Entrambe le spinte sono perfettamente riconducibili alla natura umana, ergo, parlare di "trasgredire se stesso" ,a mio avviso, non ha senso.

 

Da secoli ci interroghiamo se l'uomo sia intrinsecamente malvagio o buono, e da secoli ci poniamo una domanda senza alcun senso.

 

La moderna biologia ci ha mostrato che l'essere umano è ambivalente, e questo dovrebbe renderci felici perché di fatto dimostra che siamo, più o meno, liberi.

 

Non so se potrà incontrare i tuoi gusti, però mi sento di consigliarti la lettura del "trattato sulla natura umana" di David Hume.


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#5 Gianmaria Framarin

Gianmaria Framarin

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Inviato 18 novembre 2019 - 02:00

Entrambe le spinte sono perfettamente riconducibili alla natura umana, ergo, parlare di "trasgredire se stesso" ,a mio avviso, non ha senso.

 

Da secoli ci interroghiamo se l'uomo sia intrinsecamente malvagio o buono, e da secoli ci poniamo una domanda senza alcun senso.

 

La moderna biologia ci ha mostrato che l'essere umano è ambivalente, e questo dovrebbe renderci felici perché di fatto dimostra che siamo, più o meno, liberi.

 

Non so se potrà incontrare i tuoi gusti, però mi sento di consigliarti la lettura del "trattato sulla natura umana" di David Hume.

Eh, ma... sai, io questa libertà mica la vivo bene... la mia ambivalenza è il mio cruccio, mi crea sensi di colpa, tanto quanto invece mi fa anche godere per la mia "volontà di potenza". Colpa e piacere insieme non mi rendono la vita semplice.



#6 malia

malia

    malia

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Inviato 18 novembre 2019 - 11:05

Eh, ma... sai, io questa libertà mica la vivo bene... la mia ambivalenza è il mio cruccio, mi crea sensi di colpa, tanto quanto invece mi fa anche godere per la mia "volontà di potenza". Colpa e piacere insieme non mi rendono la vita semplice.

Galimberti? Spiega come il senso di colpa (parolona) oggi non dipenda più dal permesso/proibito dalla morale dell'era della disciplina. Saremmo oggi nell'era della prestazione e il senso di colpa (che brutta parola) dipende da altro.

 

Quindi il tuo senso di colpa sarebbe banalmente legato alla cultura del momento, momento che oggi può considearsi passato.



#7 Frèyja

Frèyja

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Inviato 18 novembre 2019 - 02:27

Secondo me è un errore voler generalizzare determinate sensazioni. E questa generalizzazione è una parte del problema, cioè estendendo il tuo sentire a tutta l'umanità, come fosse uno schema preciso, ti alieni da te stesso e dalle tue problematiche soggettive.
Io ad esempio non mi ritrovo nella tua descrizione, pur avendo scandagliato a fondo la mia mente. I miei comportamenti trasgressivi dipendevano infatti da strutture morali e soprattutto spirituali immature, non da una dicotomia interna.

#8 Gianmaria Framarin

Gianmaria Framarin

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Inviato 19 novembre 2019 - 02:56

Galimberti? Spiega come il senso di colpa (parolona) oggi non dipenda più dal permesso/proibito dalla morale dell'era della disciplina. Saremmo oggi nell'era della prestazione e il senso di colpa (che brutta parola) dipende da altro.

 

Quindi il tuo senso di colpa sarebbe banalmente legato alla cultura del momento, momento che oggi può considearsi passato.

Eh, ma qua ci si deve allora affidare al pensiero altrui ciecamente.
Boh, io mi ritrovo ancora ancoratissimo all'idea del proibito... così mi sento dentro...



#9 Gianmaria Framarin

Gianmaria Framarin

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Inviato 19 novembre 2019 - 03:09

Secondo me è un errore voler generalizzare determinate sensazioni. E questa generalizzazione è una parte del problema, cioè estendendo il tuo sentire a tutta l'umanità, come fosse uno schema preciso, ti alieni da te stesso e dalle tue problematiche soggettive.
Io ad esempio non mi ritrovo nella tua descrizione, pur avendo scandagliato a fondo la mia mente. I miei comportamenti trasgressivi dipendevano infatti da strutture morali e soprattutto spirituali immature, non da una dicotomia interna.

Ma mica pretendo che tutti la vivano come me... anzi, io sto cercando proprio il filosofo che più s'avvicini al mio modo di essere, non a quello "di tutti"...non sarebbe infatti così difficile ritrovarmi a livello filosofico se il mio vissuto fosse "comune" o "di tutti", no?
Io, in realtà, non mi sono mai davvero creato una vera e propria morale... boh, per me esistono solo sentimenti... l'empatia è uno di questi... quando la provo la provo fortemente... anche se mi capita più con gli animali che con gli esseri umani, o comunque penso di aver capito "che tipo" di essere umano me la fa provare... ma da un sentimento come l'empatia non scaturiscono posizioni morali... scaturisce senza dubbio la sensazione che puoi provare il dolore che prova un'altro essere vivente, e quindi quasi automaticamente redarre una sorta di decalogo personale di ciò che è "bene" e ciò che è "male"... poi, però, appena mi sveglio con "la luna storta", è più forte di me, io DEVO trasgredire. Devo anzi "sfregiare" ogni tipo di morale possibile per far esplodere il mio egoismo... arrivo anche a godere proprio della mia (e qui Nietzsche torna a ciccia) volontà di potenza che NON E' TALE SE NON SFREGIA I LIMITI MORALI.
Forse è vero che non concepisco altra realtà che non sia il sentimento, sia empatico che egoistico, ed appena appare la regoletta morale non riesco a fare a meno di sfregiarla... perché molto probabilmente la trovo innaturale, a-sentimentale, limitante.
Si potrebbe concludere che io sia un "immoralista" romanticheggiante, però ribadisco che senza i limiti della morale non proverei quel piacere enorme di contravvenirgli... ho bisogno di regole, insomma, altrimenti cosa "sfregio"?



#10 Gianmaria Framarin

Gianmaria Framarin

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Inviato 19 novembre 2019 - 03:22

Ti ha risposto Purple: etica e filosofia cristiana.

 

 Nietzsche è molto di più di ciò che appare, anche a se stesso.

Eh, forse è proprio come dici tu...
Ragionandoci bene, ho capito un'altra cosa: in realtà non trasgredisco il mio sentimento d'empatia... io sento il desiderio di trasgredire la regola morale...
Quando provo empatia, il mio "sentire" è tutto proiettato su di essa, non avverto voglie di trasgressione.
E' dopo che accade tutto il resto... quando il mio "sentire" non prova più empatia ma solo volontà di potenza, e quindi esigo lo "sfregio" d'ogni morale che mi limita...
Probabilmente non riconosco altra realtà che non sia sentimentale. Appena dal sentimento si passa alla regola, ecco che provo ribellione.
E' come dire che, in fase empatica, posso provare il dolore di altri esseri viventi... quindi, conseguentemente, stilare una sorta di decalogo personale su ciò che è "bene" e ciò che è "male"... ma, appena lo faccio, sento immediatamente il desiderio di trasgredirlo.
L'esempio classico è questo: se vedo un animale in difficoltà che mi prega di aiutarlo, mi esprime paura e sofferenza, mi butterei a capofitto pur di salvarlo... ma il giorno dopo sono la stessa persona che tende a godere di un tradimento sessuale compiuto nella maniera più impietosa possibile, e ne godo proprio perché so di "star facendo qualcosa di maligno".
Quel "maligno", allora, non è tanto il mio sentimento di "male", è forse più la sua derivazione moralistica, che evidentemente trovo innaturale e mortificante.
Qui c'è molto ma molto Nietzsche, senza dubbio.
Non so, però, se Nietzsche - come me - finiva per AVER BISOGNO di un codice morale da trasgredire.
Io senza la morale, le regolette morali, i ragionamenti morali e gli idealismi morali NON PROVEREI LO STESSO PIACERE che provo nel trasgredirli.



#11 Gianmaria Framarin

Gianmaria Framarin

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Inviato 19 novembre 2019 - 03:43

Forse devo cambiare la premessa di un tantino, perché mi sono accorto di essere andato un po' in là con l'immaginazione...
Non è tanto una voglia di trasgredire il mio sentimento di empatia... quando c'è quel sentimento, io non provo alcuna voglia di trasgressione...
E' che dall'empatia che provi, poi passi quasi inevitabilmente a crearti una morale tutta idealistica e "buonista" che però di sentimentale non ha più nulla!
Ed è qui che mi scatta la ribellione... che sta tutta nello "sfregiare" quelle posizioni idealistiche e moralistiche, che forse non trovo nemmeno così naturali...
E' come se non riconoscessi altra realtà se non quella sentimentale, aldilà della quale nient'altro è "naturale" e reale... e quindi là mi scatta il senso di piacere nel trasgredire quell'idealismo, mi viene la voglia di "far del male al Bene"... un Bene che non provo più sentimentalmente, quindi diventa "regola" che limita la mia ("niccianamente" parlando) volontà di potenza... e più quella regola è idealistica e tendente al "bene comune", più provo piacere nel trasgredirla.
Aho', non sto parlando di illegalità, siamo chiari.................................... l'esempio migliore è il tradimento sessuale. M'è capitato (di subirlo e di attuarlo), e confesso d'aver goduto al meglio solo quando stavo sfogando tutto il mio egoismo, la mia avversione al "Bene" come regola, l'irrazionalità pura di far prevalere il mio ego "cattivo" sul resto...
Sembrerebbe tornare Nietzsche, forse... ma ciò che non mi è chiaro è questo: io senza quelle "regole morali" da trasgredire non provo lo stesso piacere... se fossi un vero "amorale" o "immoralista", non avrei bisogno di una morale... agirei da essere libero che si vive i suoi piaceri senza limiti o "colpe"... ed invece so nel mio profondo che ho bisogno di una morale da trasgredire, ho bisogno di un "bene comune" a cui contravvenire (sempre nei limiti della legge, siamo chiari, eh?), senza quelle regole idealistiche non proverei l'enorme piacere del "proibito" e non proverei nemmeno i sensi di colpa di cui, evidentemente, ho bisogno.
Nietzsche non mi pare che avesse questa stessa mia conformazione psicologica... non ricordo che parlasse di sensi di colpa... men che meno di regole morali...

Scusatemi per la seduta analitica a cui vi sto sottoponendo... :-p
 



#12 Frèyja

Frèyja

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Inviato 19 novembre 2019 - 07:14

Forse devo cambiare la premessa di un tantino, perché mi sono accorto di essere andato un po' in là con l'immaginazione...Non è tanto una voglia di trasgredire il mio sentimento di empatia... quando c'è quel sentimento, io non provo alcuna voglia di trasgressione...
E' che dall'empatia che provi, poi passi quasi inevitabilmente a crearti una morale tutta idealistica e "buonista" che però di sentimentale non ha più nulla!
Ed è qui che mi scatta la ribellione... che sta tutta nello "sfregiare" quelle posizioni idealistiche e moralistiche, che forse non trovo nemmeno così naturali...E' come se non riconoscessi altra realtà se non quella sentimentale, aldilà della quale nient'altro è "naturale" e reale... e quindi là mi scatta il senso di piacere nel trasgredire quell'idealismo, mi viene la voglia di "far del male al Bene"... un Bene che non provo più sentimentalmente, quindi diventa "regola" che limita la mia ("niccianamente" parlando) volontà di potenza... e più quella regola è idealistica e tendente al "bene comune", più provo piacere nel trasgredirla.
Aho', non sto parlando di illegalità, siamo chiari.................................... l'esempio migliore è il tradimento sessuale. M'è capitato (di subirlo e di attuarlo), e confesso d'aver goduto al meglio solo quando stavo sfogando tutto il mio egoismo, la mia avversione al "Bene" come regola, l'irrazionalità pura di far prevalere il mio ego "cattivo" sul resto...
Sembrerebbe tornare Nietzsche, forse... ma ciò che non mi è chiaro è questo: io senza quelle "regole morali" da trasgredire non provo lo stesso piacere... se fossi un vero "amorale" o "immoralista", non avrei bisogno di una morale... agirei da essere libero che si vive i suoi piaceri senza limiti o "colpe"... ed invece so nel mio profondo che ho bisogno di una morale da trasgredire, ho bisogno di un "bene comune" a cui contravvenire (sempre nei limiti della legge, siamo chiari, eh?), senza quelle regole idealistiche non proverei l'enorme piacere del "proibito" e non proverei nemmeno i sensi di colpa di cui, evidentemente, ho bisogno.
Nietzsche non mi pare che avesse questa stessa mia conformazione psicologica... non ricordo che parlasse di sensi di colpa... men che meno di regole morali...
Scusatemi per la seduta analitica a cui vi sto sottoponendo... :-p

Ho capito.
Dal punto di vista filosofico non so come aiutarti. Anche perché, in effetti, i filosofi più che dare risposte si fanno tante domande e soprattutto, il tuo non sembra un problema risolvibile attraverso l'esercizio mentale (mi chiedo quale problema lo sia, poi).
Leggendoti, quel che deduco, ma correggimi se sbaglio, è che la tua empatia ha una durata limitata nel tempo. Dopo un po' non avverti più il sentimento. Quel che viene dopo (la costruzione di una morale) sembra un disperato tentativo di conservare in te il "bene" che hai riconosciuto. Ma senza il sentimento lo percepisci come irreale, senza sostanza.
Ti ribelli quindi non tanto al "bene" come concetto, ma contro la tua stessa incapacità di conservarne intatta la percezione autentica. Il piacere è tanto più grande quanto più riesci a distruggere questo falso pensiero che si sovrappone al sentimento. Più grande e nutrito il pensiero, più grande è la lotta e maggiore la vittoria e il senso di libertà.

Più che sullo studio della natura umana, che è argomento assai vasto, fossi in te mi concentrerei sul comprendere l'empatia e sul capire se quella che provi lo è veramente o si tratta solo di un'emozione di vicinanza e solidarietà che tende a sparire per i più disparati motivi, inclusa la naturale conclusione di uno stato d'animo. L'empatia vera e propria ha una base di amore, ed è questo che dovrebbe farla durare.

#13 Pandora

Pandora

    how U doin'?

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Inviato 19 novembre 2019 - 08:52

Forse devo cambiare la premessa di un tantino, perché mi sono accorto di essere andato un po' in là con l'immaginazione...
Non è tanto una voglia di trasgredire il mio sentimento di empatia... quando c'è quel sentimento, io non provo alcuna voglia di trasgressione...
E' che dall'empatia che provi, poi passi quasi inevitabilmente a crearti una morale tutta idealistica e "buonista" che però di sentimentale non ha più nulla!
Ed è qui che mi scatta la ribellione... che sta tutta nello "sfregiare" quelle posizioni idealistiche e moralistiche, che forse non trovo nemmeno così naturali...
E' come se non riconoscessi altra realtà se non quella sentimentale, aldilà della quale nient'altro è "naturale" e reale... e quindi là mi scatta il senso di piacere nel trasgredire quell'idealismo, mi viene la voglia di "far del male al Bene"... un Bene che non provo più sentimentalmente, quindi diventa "regola" che limita la mia ("niccianamente" parlando) volontà di potenza... e più quella regola è idealistica e tendente al "bene comune", più provo piacere nel trasgredirla.
Aho', non sto parlando di illegalità, siamo chiari.................................... l'esempio migliore è il tradimento sessuale. M'è capitato (di subirlo e di attuarlo), e confesso d'aver goduto al meglio solo quando stavo sfogando tutto il mio egoismo, la mia avversione al "Bene" come regola, l'irrazionalità pura di far prevalere il mio ego "cattivo" sul resto...
Sembrerebbe tornare Nietzsche, forse... ma ciò che non mi è chiaro è questo: io senza quelle "regole morali" da trasgredire non provo lo stesso piacere... se fossi un vero "amorale" o "immoralista", non avrei bisogno di una morale... agirei da essere libero che si vive i suoi piaceri senza limiti o "colpe"... ed invece so nel mio profondo che ho bisogno di una morale da trasgredire, ho bisogno di un "bene comune" a cui contravvenire (sempre nei limiti della legge, siamo chiari, eh?), senza quelle regole idealistiche non proverei l'enorme piacere del "proibito" e non proverei nemmeno i sensi di colpa di cui, evidentemente, ho bisogno.
Nietzsche non mi pare che avesse questa stessa mia conformazione psicologica... non ricordo che parlasse di sensi di colpa... men che meno di regole morali...

Scusatemi per la seduta analitica a cui vi sto sottoponendo... :-p

Mah.
Io non ho specifici studi di filosofia alle spalle tranne quelli scolastici-liceali, quindi ti chiedo scusa se il mio linguaggio sarà semplice.
Credo di avere inquadrato il tuo problema, nel caso mi dirai tu.
La prima cosa che mi viene in mente è che l’empatia è una caratteristica animale, la maggior parte delle bestie senzienti (con questo non intendo associarti ad una bestia) è capace di provare un’empatia momentanea, dovuta al funzionamento delle proprie cellule specchio che riconoscono la sofferenza nell’altro e la prendono su se stessi (provando dispiacere) in un meccanismo identificativo, per cui scatta l’azione o il tentativo di aiuto.
L’empatia è un sentimento particolarmente sviluppato soprattutto nei mammiferi a causa delle necessità accuditive dovute verso i piccoli, ed è un meccanismo selezionato darwinianamente al fine di garantire la sopravvivenza delle specie, a causa del ridotto numero di discendenti dei mammiferi rispetto a quelli di specie che depongono un sovrannumero di uova che poi lasciano al loro destino.
Dopodiché è anche un meccanismo sociale (ancora non parliamo di regole) che garantendo la protezione dei deboli ne favorisce (o dovrei dire favoriva, al passato, perché adesso la spinta sociale è verso il chissenefrega) favoriva la coesione del gruppo in un meccanismo di aiuto e collaborazione reciproci, sempre mirata alla sopravvivenza.
In pratica l’empatia e’ un sentimento che va oltre la lotta della sopravvivenza del singolo, che in coesione ad altri singoli nel branco diventa come un “super individuo composto da individui” di fronte al pericolo, come il branco di api, su questo forse gli studi di sociologia potrebbero raccontare di più relativamente alle differenze tra il comportamento individualista del singolo e quello necessariamente collaborante del gruppo.
E fin qui credo che ci siamo.

Arriviamo alle regole. Le regole morali, prendiamo come esempio principale i dieci comandamenti, non sono altro che un’estensione del sentimento di empatia che viene razionalizzato e presentato come norma di validità assoluta.
“Non uccidere non rubare non desiderare la donna d’altri”, hanno origine dall’empatia verso chi abbia subito le conseguenze di un tale comportamento (l’ammazzato il derubato il tradito) e ti dicono: se non vuoi vivere un un mondo in cui questo sia fatto a te, cerca tu per primo di non farlo tu al prossimo”. E questo prendere atto del rapporto causa-effetto delle nostre azioni, agendo sulle cause anziché limitarsi a compatire gli effetti come invece fa qualsiasi animale sociale, è un grande passo intellettivo in avanti nel superamento della condizione animale o “bestiale”, è il trionfo dell’intelletto sui meccanismi di edonismo individualista, ed è sempre legato alla sopravvivenza del gruppo, ma attraverso un livello successivo, che è quello della consapevolezza delle nostre azioni.
Ora. Se tu dici che provi un godimento esagerato ad infrangere la regola morale in quanto tale, al di là dei processi psicologici tuoi personali che non sarei nemmeno in grado di indagare e soprattutto non lo vorrei, mi sembra un po’ la scoperta dell’acqua calda.
Non fraintendermi. Nessuno si trattiene con piacere. Il piacere deriva dal non trattenersi seguendo la soddisfazione dell’istinto, della pulsione, “naturalmente”, ovvero seguendo la nostra natura animale individualista, che prevede la supremazia del più forte sul più debole, ed in conseguenza quella stessa sensazione di potenza della legge del più forte, dello scimpanzé che si batte le mani sul petto dopo avere sconfitto l’avversario, intimidendo gli eventuali altri possibili avversari nel dichiarare la propria supremazia.
Nei meccanismi sociali del branco, parlando molto semplicemente, il prepotente ha buon gioco sui più deboli, perché il sistema gerarchico è basato sulla forza fisica e sulla legge del più forte, per cui il capo, la persona più in alto nella scala gerarchica, è l’individuo più forte e robusto in grado di sconfiggere fisicamente tutti gli altri, decretando la propria supremazia, avendo il diritto di scegliere con chi accoppiarsi, eccetera. Così avviene tra i lupi e nelle gang di adolescenti.
Le regole morali sono invece uno step intellettuale successivo che impongono un limite universale anche al più forte.
Non dubito che il tuo piacere principale stia nell’infrangerle: sono stati scritti fiumi di inchiostro sull’attrattivita’ di quello che viene chiamato “peccato” in ambito cristiano, ed è semplicemente l’infrazione di una regola mediata dall’intelletto per via della presa in carico dello stesso dei rapporti di causa ed effetti tra azione e sofferenza provocata agli individui dello stesso gruppo sociale.
Il piacere che provi, non nell’azione in se stessa, ma soprattutto perché l’azione si colloca in sfregio alla regola, è probabilmente dovuta ad una tua necessità psicologica di affermazione della tua individualità. :asdsi: secondo me.
Andrebbe capito perché hai tanto bisogno di ribadire la tua individualità a discapito della legge morale, se è per una sovrabbondanza “psicofisica ormonale” che in un branco ti porterebbe a sfidare il capo per prendere il suo posto, oppure per un limite psicologico o un freno che hai dovuto subire in passato e che cerchi di compensare con l’infrazione della regola in quanto regola, nel tentativo di riabilitare la tua individualità che vedi limitata dal principio morale sociale.
In pratica il problema non è sentire l’empatia istintiva animale, è accettare di collocarla in un rapporto di causa ed effetto perché si vivono con difficoltà i possibili freni alle proprie pulsioni basiche.
Che è un problema di tutti, mica solo tuo.
Secondo me più che la filosofia forse dovresti guardare alla sociologia, ed anche alla psicologia per capire le dinamiche che muovono i tuoi personalissimo perché. :asdsi:
Io penso che una persona non sia veramente libera se non è consapevole, e parlo di quella libertà che è una condizione necessaria per poter esercitare il libero arbitrio e scegliere, perché altrimenti si rischia semplicemente la schiavitu’ rispetto alle proprie pulsioni, lasciandosene trasportare senza comprenderne i meccanismi, anziché diventare gli attori protagonisti del proprio film nello scegliere il rispetto della regola empatica oltre il sentimento momentaneo, o al contrario l’infrazione. :asdsi:
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anf puff pant


#14 purple

purple

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Inviato 19 novembre 2019 - 09:40

Scusatemi per la seduta analitica a cui vi sto sottoponendo... :-p
 

 

Mmmhhh, appunto... Ti ha risposto @Pandora.

I meccanismi di cui parli secondo me rientrano perfettamente nei concetti di Eros e Thanatos, principio di piacere, principio di realtà, fase narcisistica. 

Leggere Freud, proprio i suoi scritti, non derivati e successori, può chiarire molto bene questi processi. Il problema della psicanalisi di Freud è che non è una metafisica né mai potrà esserlo. Ma il punto è anche questo: quello di cui parli è materiale pulsionale da elaborare per poter sfondare verso una dimensione autenticamente etica dell'esistenza, una dimensione filosofica appunto. Tutta la nostra vita "spirituale" e intellettuale, è in un certo senso un pescare dall'abisso pulsionale, portare a galla, sublimare, per fare del carburante pulsionale ed emozionale un carburante intellettuale e spirituale, tramite raffinazione. Una filosofia, un sistema filosofico completo, esige che questi conflitti pulsionali siano sublimati, almeno temporaneamente fino a successive più sottili complicazioni.


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#15 madmax

madmax

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Inviato 19 novembre 2019 - 09:46


"Significa una totale libertà. In questa libertà c'è un'enorme energia, perchè non c'è nessun conflitto, nessuna lotta. Nulla!"


#16 purple

purple

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Inviato 19 novembre 2019 - 10:18

Magari leggere De Sade? 

Io non l'ho letto, ma da quel che ne so forse potrebbe avere a che fare coi dubbi filosofici di @Gianmaria Framarin.






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