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L'identità è un dono sociale


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4 risposte a questa discussione

#1 Sween

Sween

    chi sei...

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Inviato 09 luglio 2019 - 10:15

Stavo per scrivere un post riguardante la propulsione a decadimento atomico spaziale in nuove scienze e tecnologia , avevo anche già scritto la premessa, ma poi mi son reso conto che avrei parlato di cose che in realtà non conosco affatto.  Allora mi voglio rifugiare in quel che mi viene più naurale. Semplicemente pensare, così che se anche quello che penso non è accettabile da tutti sono sicuro che mi verrà almeno riconosciuto il fatto che amo la filosofia.

 Ecco vedete, nel mio inconscio mi sto già aspettando una qualche sorta di riconoscenza. E perchè accade questo? è per lo stesso motivo che a lavoro ci si aspettano o si aspira a gratificazioni professionali, o è lo stesso motivo per cui ci impegnamo per salire di carriera . Così penso che bene o male tutti  aspirano a un riconoscimento. Se una persona diventa capo reparto è perchè qualcuno ne ha riconosciuto il valore . Quindi è grazie a quel riconoscimento che lui è diventato capo...e un bambino che fa un disegno e poi lo fa vedere alla mamma?...perchè lo fa...cosa lo muove?..lo muove il fatto che vuole sapere se quello che ha fatto è meritevole di apprezzamento così che possa costrure la sua identità e questa identità è prettamente un affare pubblico (o sociale è lostesso) . Ma se la mamma gli dice "pensa a fare i compiti piuttosto che fare scarabocchi"  ..che tipo di identità si costruisce in lui? positiva o negativa? ..".se la mamma non guarda il mio disegno vuol dire che non vale nulla , allora vuol dire che io sono un buon a nulla"

E se poi a scuola la maestra gli dice "somaro fai i compiti! " calca ancora di più il sentimento di ineguatezza.

Quindi sono i riconoscimenti che formano l'identità di una persona. Non vieni da noi stessi . Non è nemmeno un dono concesso per diritto di nascita. infatti ciò che ci da la vita è la natura (grazie alle qualità che in lei di dare la vita) ed essa non ha nulla a che fare con la nostra identità. La natura offre la soggettività dell idividuo e ci prevede come funzionari per la Sua! ..economia , non la nostra. ed è un economia di conservazione. Ci spinge fin dalla nascita con due pulsioni che sono la pulsione sessuale e la pulsione aggressiva per la difesa della prole. Il suo progetto sulla nostra persona è nel renderci forti nell età dalla gioventù fino a compimento del nostro "ruolo naturale" che è la riproduzione per la salvaguardia della specie. Dopo di che ci lascia in balia del nostro destino. Ci piace pensare che la barra che tiene il timone della nostra esistenza sia il nostro "io" , in realtà la tiene la natura. Infatti l'uomo è libero di conoscere , di formarsi, di giocare coi porpi pensieri e i propi deisderi di autorealizzazione. Ma la realtà dei fatti è  che egli deve nascere, crescere , possibilmente riprodursi ,e poi morire secondo natura.

 

Bhè..vorrei dire che un insegnante che sia tale non dovrebbe mai dire all alunno "sei un somaro" ma piuttosto attrarlo nella materia , solo se attratto potrà imparare. E vale per tutte le cose. Tu non mi devi spingere ad essere tuo amico , mi deve attrarre la persona per far si che la ami...non mi devi spingere  ad andare in chiesa mi deve attrarre il cristianesimo e Gesù ..se ho un sogno non me lo devi calpestare dicendomi che è meglio che faccia quello o questo . forse non lo realizzerò ma magari ci andrò vicino, ma se non sogno.non realizzerò nulla.

 

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#2 purple

purple

    festina lente

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Inviato 09 luglio 2019 - 10:59

È vero, la voglia di vivere si serve dell'io, ma vi è anche una coscienza che trascende entrambi in un certo senso. Trascesi l'io e la voglia di vivere, in un senso o nell'altro (verso un potenziamento o un indebolimento), la natura si serve di altri stratagemmi o altre leggi per compiere i propri disegni, e si ricomincia il giro. Ma non è un male tutto ciò.



#3 sgiombo

sgiombo

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Inviato 14 luglio 2019 - 12:50

Così penso che bene o male tutti  aspirano a un riconoscimento. Se una persona diventa capo reparto è perchè qualcuno ne ha riconosciuto il valore . Quindi è grazie a quel riconoscimento che lui è diventato capo...e un bambino che fa un disegno e poi lo fa vedere alla mamma?...perchè lo fa...cosa lo muove?..lo muove il fatto che vuole sapere se quello che ha fatto è meritevole di apprezzamento così che possa costrure la sua identità e questa identità è prettamente un affare pubblico (o sociale è lostesso) . Ma se la mamma gli dice "pensa a fare i compiti piuttosto che fare scarabocchi"  ..che tipo di identità si costruisce in lui? positiva o negativa? ..".se la mamma non guarda il mio disegno vuol dire che non vale nulla , allora vuol dire che io sono un buon a nulla"

E se poi a scuola la maestra gli dice "somaro fai i compiti! " calca ancora di più il sentimento di ineguatezza.

Quindi sono i riconoscimenti che formano l'identità di una persona. Non vieni da noi stessi . Non è nemmeno un dono concesso per diritto di nascita. infatti ciò che ci da la vita è la natura (grazie alle qualità che in lei di dare la vita) ed essa non ha nulla a che fare con la nostra identità. La natura offre la soggettività dell idividuo e ci prevede come funzionari per la Sua! ..economia , non la nostra. ed è un economia di conservazione. Ci spinge fin dalla nascita con due pulsioni che sono la pulsione sessuale e la pulsione aggressiva per la difesa della prole. Il suo progetto sulla nostra persona è nel renderci forti nell età dalla gioventù fino a compimento del nostro "ruolo naturale" che è la riproduzione per la salvaguardia della specie. Dopo di che ci lascia in balia del nostro destino. Ci piace pensare che la barra che tiene il timone della nostra esistenza sia il nostro "io" , in realtà la tiene la natura. Infatti l'uomo è libero di conoscere , di formarsi, di giocare coi porpi pensieri e i propi deisderi di autorealizzazione. Ma la realtà dei fatti è  che egli deve nascere, crescere , possibilmente riprodursi ,e poi morire secondo natura.

 

Bhè..vorrei dire che un insegnante che sia tale non dovrebbe mai dire all alunno "sei un somaro" ma piuttosto attrarlo nella materia , solo se attratto potrà imparare. E vale per tutte le cose. Tu non mi devi spingere ad essere tuo amico , mi deve attrarre la persona per far si che la ami...non mi devi spingere  ad andare in chiesa mi deve attrarre il cristianesimo e Gesù ..se ho un sogno non me lo devi calpestare dicendomi che è meglio che faccia quello o questo . forse non lo realizzerò ma magari ci andrò vicino, ma se non sogno.non realizzerò nulla.

 

 

 

Concordando con molto di quanto qui affermato, mi interessa però soprattutto discutere di ciò da cui dissento (o forse non ho completamente capito).

 

Per esempio ritengo che un buon genitore (che per la cronaca secondo me deve necessariamente essere o un padre oppure una madre; eventualmente adottivo -a; ma non uno pseudogenitore "gender A" o "gender B" o "gender C" o chi più ne ha più ne metta) debba non solo saper gratificare i suoi figli del proprio apprezzamento e della propria stima quando lo meritano, ma anche saperli criticare quando ritiene che sbaglino o comunque non si comportino bene.

 

E così pure (mutatis mutandis) un buon insegnante.

 

Credo che oggi difetti spesso la necessaria (in determinate circostanze) severità verso figli e allievi: é il cosiddetto, estremamente deleterio, "buonismo politicamente corretto".

Addirittura a scuola é praticamente vietato bocciare, a mio modesto parere con grave nocumento per gli alunni, i quali devono imparare anche di avere limiti e difetti e sentirsi stimolati a lottare con se stessi per superarli ed evitarli per quanto possibile.

Dare sempre e solo gratificazioni per me non é affatto un buon modo di educare alla vita; infatti di una buona vita per me fanno parte integrante anche il sapere affrontare difficoltà, fallimenti e sacrifici in una continua lotta per migliorarsi.

 

...facile a dirsi, difficilissimo a realizzarsi.

Ma comunque per me un' ideale cui tendere asintoticamente, nell' ovvia impossibilità di raggiungere la perfezione.


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#4 Sween

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Inviato 16 luglio 2019 - 12:43


 

Credo che oggi difetti spesso la necessaria (in determinate circostanze) severità verso figli e allievi: é il cosiddetto, estremamente deleterio, "buonismo politicamente corretto".

Ovviamente lei a perfettamente ragione. Nel mio post sintetico mi sono occupato di certi aspetti tralasicandone altri. Questo anche per ridurre le righe del mio scritto che per la maggiorn parte degli utenti può tornare pensante, evito i papiri insomma.

Non era nemmeno mia intenzione dare una completa istruzione o metodologia riguardo l'educazione di un figlio perchè non ne ho ne la compentenza ne l'esperienza non essendo nemmeno un genitore.  Posso solo immaginare cosa voglia dire essere padre, E tutte le difficoltà che questo comporta. La mia era una riflessione specifica riguardo l'importanza del riconoscimento nella socetà. Noi siamo quello che siamo in base a quello che facciamo e i fini e agli scopi in cui tendiamo e basta o dipende anche dalla socetà. Ovviamente abbiamo bisogno di confermare la nostra identità e per confermarla facciamo o diciamo cose che rafforzano l'idea che gli altri hanno su di noi. è una cosa automatica credo. La solidità della nostra identità dipende anche dalle valutazioni e ricoscimenti che gli altri hanno di noi. Ecco penso che sia questo quello che dovevo dire


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#5 sgiombo

sgiombo

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Inviato 16 luglio 2019 - 09:49

Ovviamente lei a perfettamente ragione. Nel mio post sintetico mi sono occupato di certi aspetti tralasicandone altri. Questo anche per ridurre le righe del mio scritto che per la maggiorn parte degli utenti può tornare pensante, evito i papiri insomma.

Non era nemmeno mia intenzione dare una completa istruzione o metodologia riguardo l'educazione di un figlio perchè non ne ho ne la compentenza ne l'esperienza non essendo nemmeno un genitore.  Posso solo immaginare cosa voglia dire essere padre, E tutte le difficoltà che questo comporta. La mia era una riflessione specifica riguardo l'importanza del riconoscimento nella socetà. Noi siamo quello che siamo in base a quello che facciamo e i fini e agli scopi in cui tendiamo e basta o dipende anche dalla socetà. Ovviamente abbiamo bisogno di confermare la nostra identità e per confermarla facciamo o diciamo cose che rafforzano l'idea che gli altri hanno su di noi. è una cosa automatica credo. La solidità della nostra identità dipende anche dalle valutazioni e ricoscimenti che gli altri hanno di noi. Ecco penso che sia questo quello che dovevo dire

 

Ho ben compreso e concordo.

(Solo preferirei che, malgrado la mia "veneranda" età e il fatto che sono padre, ci si "desse del tu").

A presto.


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