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Un'ipotesi sul contatto con i defunti dopo la morte


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8 risposte a questa discussione

#1 Moroni

Moroni

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  • 1268 messaggi

Inviato 06 aprile 2019 - 02:43

ecco come spiegato il fenomeno del contatto con i defunti dopo la morte e la presenza eterna di ogni persona intorno a noi

questo è uno spezzetto, prelevato da un forum di toltechi, dell'intervista a Marco Baston autore della soglia dell'energia 

D: Questa tua spiegazione mi impone di farti una domanda che consiste in questo: si può paragonare il punto di unione in quello che noi in Occidente chiamiamo coscienza?

R: Puoi dire che la coscienza è un risultato del posizionamento del punto di unione. Ti spiego meglio la consapevolezza ha luogo nel momento in cui noi rispondiamo coerentemente alla pressione del mondo, cioè in cui eseguiamo l'allineamento interno uguale, esattamente uguale a quello nel mondo in cui ci troviamo. Questo tra l'altro ha fatto notare alle fonti una cosa molto interessante cioè che la consapevolezza proviene dall'esterno, è il risultato sostanzialmente della pressione del mondo su ogni singolo essere vivente e questo ha aperto le porte per moltissimi aspetti pratici delle loro attività, perché ad esempio noi per fare il silenzio interno, che è fondamentale abbiamo, avremmo un sistema molto semplice che è quello di lasciare che il silenzio del mondo entri dentro di noi. Di solito si cerca di placare la mente facendo una
specie di lotta contro se stessi ma in realtà basterebbe, dato che il mondo non ha dialogo interno, tutto quello che ci circonda non è lì che pensa, basterebbe semplicemente ammorbidirsi, essere sufficientemente arrendevoli per far sì che sia il mondo a riempirci di silenzio. Questo è un dettaglio per dare un'idea,
perché i Toltechi cercano sempre gli aspetti pratici delle loro scoperte come ottenere dei risultati pragmatici

 

 

secondo questa cosa basterebbe riempirsi di silenzio per riscoprire la presenza di ogni persona intorno a noi e la gioia eterna



#2 G.a.b.r.i.e.l

G.a.b.r.i.e.l

    Utente ragionevole

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  • 712 messaggi

Inviato 06 aprile 2019 - 03:27

Sono d'accordo, non è lottando contro il dialogo interno che ce ne liberiamo, ma è spostandoci nel non-luogo la cui natura è silenzio a percepire la presenza di ogni cosa.

#3 Moroni

Moroni

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Inviato 06 aprile 2019 - 03:32

Sono d'accordo, non è lottando contro il dialogo interno che ce ne liberiamo, ma è spostandoci nel non-luogo la cui natura è silenzio a percepire la presenza di ogni cosa.

ora il fatto è che io cerco un'attività anche videoludica dove posso ricavare silenzio ma ancora non ho trovato la cosa giusta da fare

cioè dovrei fare uno sforzo cioè sembra paradossale ma il silenzio è leggero ma per destarlo ci vuole lo sforzo iniziale poi diventa automatico

devo impegnarmi un poco 

sto pensando di mettermi sulle gambe seduto sulla sedia senza fare nulla

ho scoperto che il silenzio dato che è la porta per l'infinito riesce ad evocare tutte le altre pratiche di conoscenza 

 

devo trovare un videogioco semplice

ho vari emulatori sul computer

proverò con super mario bros sull'emulatore della nintendo 



#4 Pandora

Pandora

    casuale senza causa

  • Moderatore
  • 3677 messaggi

Inviato 06 aprile 2019 - 03:49

ora il fatto è che io cerco un'attività anche videoludica dove posso ricavare silenzio ma ancora non ho trovato la cosa giusta da fare
cioè dovrei fare uno sforzo cioè sembra paradossale ma il silenzio è leggero ma per destarlo ci vuole lo sforzo iniziale poi diventa automatico
devo impegnarmi un poco
sto pensando di mettermi sulle gambe seduto sulla sedia senza fare nulla
ho scoperto che il silenzio dato che è la porta per l'infinito riesce ad evocare tutte le altre pratiche di conoscenza

devo trovare un videogioco semplice
ho vari emulatori sul computer
proverò con super mario bros sull'emulatore della nintendo

hai scritto un treddi bellissimo, e poi te ne esci con sta belinata del videogioco?
Il videogioco non ti astrae, ti distrae.
Tipo come se io cercassi di evolvere la mia spiritualità mettendomi un colore anziché un altro dello smalto per unghie :bb:
cioè piace anche a me Supermario, però non c'entra niente.
ecco. gnente firma :bb:

#5 Moroni

Moroni

    Utente Full

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  • 1268 messaggi

Inviato 06 aprile 2019 - 04:03

hai scritto un treddi bellissimo, e poi te ne esci con sta belinata del videogioco?
Il videogioco non ti astrae, ti distrae.
Tipo come se io cercassi di evolvere la mia spiritualità mettendomi un colore anziché un altro dello smalto per unghie :bb:
cioè piace anche a me Supermario, però non c'entra niente.

qualsiasi attività fatta in maniera disciplinata aiuta a evolvere nella spritualità

tra l'altro anche il mio psichiatra ha detto pratica qualche videogioco

io proprio così ho iniziato

poi è chiaro che ho abbandonato perchè non ero pronto per scendere in profondità infatti a tal proposito baston dice quando dobbiamo scegliere tra il potere e il mondo reale, scegliamo il mondo reale

lo dice in questo trafiletto 

 

D: Qual è l'obiettivo finale di questo percorso di cui sei portavoce? Infine qual è il tuo obiettivo? Come lo intendi tu?

R: Allora, guarda, quello a cui puntano i guerrieri è la libertà, ora questo è un termine che può voler dire tutto e niente al tempo stesso. Ci sono dei significati energetici molto precisi per questa parola, in realtà dal punto di vista dei guerrieri non è una parola buttata lì, è ovvio che prima di tutto noi dobbiamo avere la chiarezza, la consapevolezza che abbiamo deciso di scegliere la libertà cioè che la vogliamo la libertà e questa in realtà non è una cosa così banale perché vedi tutti se lo chiedi tutti rispondono di sì però ti assicuro che messi... La libertà ovviamente ha un costo, la libertà vuol dire per esempio che io quando mi trovo davanti all'opportunità di disporre del potere, per dirne una, nel senso classico del termine, del potere classico, la
possibilità di intervenire sullo stato della realtà non posso far altro che rinunciarci perché la scelta della libertà mi porta da un'altra parte, perché il potere mi vincolerebbe a fare certe cose, mi fermerebbe, mi terrebbe vincolato a me stesso, alla fine...il discorso dell’intento... A quel punto quando c'è questa scelta tra potere e libertà cambia la relazione che abbiamo con quella forza che i guerrieri chiamano intento che è il lato attivo dell'infinito... (35:22)...Che gli antichi chiamavano potere e non ne avevano compreso la natura fino in fondo. Quando si sceglie la libertà diventa chiaro invece la natura, per esempio, di questa forza, la nostra relazione con essa cambia completamente, diventiamo in qualche modo a disposizione di questo aspetto dell'energia, coincidiamo con esso. Questo in effetti il vero primo
passo verso la libertà, il fatto di coincidere col mondo come azione. Però diciamo che la libertà totale assoluta sarebbe quella di oltrepassare, mantenendo la propria consapevolezza intatta, quindi la propria unità come essere dotato di consapevolezza, di oltrepassare i vincoli del tempo o meglio l'insieme degli universi. Ora questo viene chiamato anche fuoco dal profondo, che cosa sia esattamente in realtà non lo sa nessuno perché nessuno ovviamente
torna da un'azione del genere dato che ci si trova al di fuori di ogni possibile aspetto del tempo e quindi al di fuori di qualunque tipo di allineamento o universo. Una cosa del genere non ha ritorno. Ma per tornare al discorso della morte in realtà ci sono molti modi di morire, noi ne conosciamo uno solo ma non sarebbe l'unico, diciamo che la libertà minima è quella di darsi una chance, la possibilità di scegliere, darsi la possibilità di scelta, di fronte a noi non abbiamo molta scelta, questo al di là del caso estremo della morte ma in generale. Quindi i guerrieri agiscono ampliando il più possibile esprimendo il più possibile la propria possibilità di scegliere in ogni più piccolo aspetto della loro esistenza, questo un po' alla volta viene allargato fino a includere l'intero mondo.

 

 

se tu dici che fa male tutto questo perchè hai una spiccata capacità di vedere cose che magari io non vedo perchè mi offusco la testa mi potresti iniziare a dire cosa devo fare per iniziare a raccogliere forze 



#6 Pandora

Pandora

    casuale senza causa

  • Moderatore
  • 3677 messaggi

Inviato 06 aprile 2019 - 04:17

per disciplinarti?
non lo so non ti conosco e non sono una psicologa.
Pulire a fondo la casa? fare un'attività con le mani che ti permetta di pensare e al tempo stesso che sia utile?
ho pensato ai frati ora et labora
ecco. gnente firma :bb:

#7 Moroni

Moroni

    Utente Full

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Inviato 06 aprile 2019 - 04:28

per disciplinarti?
non lo so non ti conosco e non sono una psicologa.
Pulire a fondo la casa? fare un'attività con le mani che ti permetta di pensare e al tempo stesso che sia utile?
ho pensato ai frati ora et labora

l'unica cosa che ti posso dire è che un'altra cosa da aggiungere, l'ultima poi non dico più niente è che la realtà cambia

quindi quello che ha funzionato una volta forse non funziona più 

quindi pulire la casa potrebbe essere un'idea valida certo che io spesso lo faccio ma forse senza cognizione di causa senza presenza mia

da oggi starò più attento

ti lascio devo scendere 



#8 mystery1967

mystery1967

    Moderatore 2.0

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Inviato 06 aprile 2019 - 09:27

qualsiasi attività fatta in maniera disciplinata aiuta a evolvere nella spritualità.....

E' nella nostra testa che si svolge la nostra vita, un flusso costante di pensieri che ci portano ad interagire con il mondo esterno che sostanzialmente è neutro. Ognuno è portato a svolgere le proprie attività durante la giornata interagendo con le persone e  ripetute per giorni, settimane, mesi, anni... ed infine per tutta la vita. Spesso queste vite risultano difficili, pesanti, non all'altezza delle proprie aspettative, condizionate da problemi fisici ed allora prima o poi arriva per tutti l'accostamento alla spiritualità per un conforto o per risolvere i propri problemi. Ritrovare la propria spiritualità diventa un obiettivo, ma come fare per arrivarci? La vita corre non c'è tempo viene da dire come prima cosa ma a pensarci bene per ritrovarsi interiormente concentrandosi nel momento è in teoria una cosa estremamente semplice. Invece di scervellarsi a trovare delle attività idonee perchè non concentrarsi su ogni cosa che si fa dal momento della sveglia alla mattina fino al momento di andare a riposare la notte? Sarebbe una sana abitudine farlo. Osservarsi durante ogni attività rimanendo vigili nel presente, rallentando i ritmi, concentrarsi sul respiro.... in ogni cosa che si fa non ci si deve dimenticare chi siamo.

 

E' nel silenzio della nostro essere che si manifesta la spiritualità.

 

Comunque credo che la discussione si stia spostando su un altro argomento rispetto al titolo iniziale e cioè "il fenomeno del contatto con i defunti dopo la morte".

 

quindi fine OT


Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole

(Elbert Green Hubbard)

 

 

 

 

 

 

 

 

 


#9 Ombra gitana

Ombra gitana

    Utente Esperto

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Inviato 11 aprile 2019 - 08:31

Il silenzio è una dimensione che sta diventando sempre meno praticata.

Ma è nel silenzio che si forma la coscienza, e la conoscenza, attraverso una pluralità di "contatti", cioè di sensazioni, ricordi, dialoghi immaginari e pnsieri che divagano senza confini di tempo e di spazio.

 

Io, da figlio unico, ho passato ore e ore nel silenzio di casa o d'estate in campagna - e la cantina buia, dove noi respiravamo piano, da soli o insieme s'imparava ad avere paura senza sapere perché, e a confidare che la paura sarebbe sparita e ne sarebbe rimasta solo il ricordo, anzi l'aspettativa di cercarla ancora un po' più azzardata, un po' più solitaria.

E poi la lettura: cosa altro è la lettura se non un dialogo col passato, un viaggio nel tempo, una conversazione silenziosa con uomini, donne, intelligenze e occhi che come telecamere proiettano scene di una realtà viva?

 

Adesso, più che unico, sono un figlio solo, dopo la morte di mio padre e mia madre, in una solitudine che è appunto silenzio, assenza di conversazione tra fratelli e parenti che condividono gli stessi ricordi.

 

Mia madre la ascolto ancora, come avevo sempre fatto quando era viva, e cantava, rideva, mi diceva cose allegre, cose stupide alle quali non c'era niente da rispondere. Quelle cose fanno parte di me, anzi direi che in realtà ascolto soltanto me stesso, che in certi scorci di luce, di fronte all'inquadratura di una stanza, di una tenda, al suono di una canzone, ripeto dentro di me parole che non so dire se siano mie o sue, o forse nemmeno sue ma di chissà chi semplicemente ascoltate in sua presenza.

Mio padre, ma anche suo fratello grande, e l'altro fratello piccolo, i loro sguardi, la voce, gli occhi con dentro sorrisi, è come se stessero nell'altra stanza, mio padre nel suo studio a divertirsi con i numeri, suo fratello in quella casa di Monreverde che racconta delle sue avventure in Russia con le biondone sempre bellissime che probabilmente erano delle puttanacce sfatte ma lui aveva sempre quella faccia da ragazzino che scarta un regalo, e l'altro fratello grande, col suo foulard di seta e la faccia da pugile, con gli occhi tristi e il sorriso facile di chi sa che deve morire a quarant'anni, e parla di quell'amore con quella donna che noi, io non ho mai visto ma lui me l'aveva fatta danzare davanti agli occhi, col tutù cadido delle ballerine classiche, come quella del carillon che lui regalò a mia madre con il motivetto di Charles Trenet.


<p>Storie diverse per gente normale, storie comuni per gente speciale




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