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Stati modificati e stati interiori di coscienza


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10 risposte a questa discussione

#1 franciscus

franciscus

    Utente Senior

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  • 592 messaggi

Inviato 20 marzo 2019 - 07:11

E allora, se fittizio e transeunte è l'apparire del mio corpo (ogni sera lo spegniamo nel sonno) io
che parlo sono un corpo che comunica o sono l'Anima mia che cerca collocazione e definizione
di sé nello spazio umano del mio Io? Anche questa domanda sembra banale. Non ricordo chi,
in un congresso di filosofia della mente affermò che le domande apparentemente banali, sono
le più terribili perché al momento non possiamo pensare alcuna risposta.
Certo, secondo il materialismo, è la coscienza ciò che rende veramente ostico il problema del
rapporto fra la mente e il corpo, dice il filosofo Thomas Nagel. Utilizziamo il semplice pronome
"Io" e poniamoci una semplice domanda. E' più esatto dire: "Io ho una mente che ragiona?
Oppure: io sono la mente che ragiona? Io posseggo un corpo? Oppure: Io sono un corpo!
Oppure è più corretto: Io ho un corpo che ragiona ed il corpo è rappresentativo di me? Se è
così, allora possono avere anche ragione quelli che affermano che io penso con i piedi?
Avete visto quante valenze assume il pronome "io"? Non c'è da ridere. Queste domande sono
di una serietà impressionante perché con le risposte ci giochiamo la nostra identità. Se io dico:
ho un cervello, cosa voglio dire? Che c'è un io che possiede un cervello? C'è un Io che è
illegittimo proprietario del proprio cervello? E chi è questo io che lo possiede?
Allora l'eguaglianza fra l'essere e il possedere, o l'essere e l'apparire, come vorrebbero i
deterministi, come si risolverebbe? Noi ci sentiamo padroni di noi indubbiamente nella nostra
testa. O qualcuno si sente in altre parti? Notava un filosofo: se dovessero trapiantare il mio
cervello, io me ne andrei in un altro corpo? E ancora: se il cervello si fosse formato nella pancia,
ora mi troverei sotto la cintola?
Sono un me corpo, oppure c'è un me, qualcuno o qualcosa, che sente il corpo?
 
Allora, e proprio troppo estraneo alla scienza il discorso di questa presenza soggettiva che,
guarda caso, dovrebbe rappresentare proprio la struttura che di noi potrebbe sopravvivere dopo
la morte, anzi per un discorso più lineare, essere, forse, proprio il noi che potrebbe
sopravvivere?
Se dovessimo dar retta ai deterministi che vedono solo la materia dappertutto, noi saremmo
totalmente simili al mondo animale, poiché il DNA di uno scimpanzé differisce solo dell'1,6% da
quello dell'uomo. Allora è solo in questo 1,6% la differenza? E' con questa sola differenza che
abbiamo conosciuto il mondo e creata la cultura e l'intuitività dei geni?
E' questa, in termini matematici, la differenza fra Platone e uno scimpanzé? Ma questo sarebbe
molto più di un miracolo. Siccome però non crediamo ai miracoli dobbiamo tuttavia affermare
che è questa la sfida del neo-umanesimo. Con questa impostazione noi usciamo dalla
meccanica di causa-effetto ed entriamo nella magia della nostra interiorità la quale è
simbolicamente una vera magia perché ci trasforma da materia in umanità, da Uomini in Anime.
Naturalmente, così impostando il discorso siamo anche esentati dal dover descrivere l'Anima in
termini oggettivi, come pretenderebbe il metodo sperimentale. Che cosa potrei rispondere,
infatti, a chi chiedesse "com'è quest'Anima? Mi verrebbe in mente, al momento, una domanda
dell'ancor giovane filosofo Daniel Dennett. Egli osservava che il mondo fisico non è fatto solo di
mattoni della fisica. E poi aggiungeva: che cos'è un buco in un pezzo di formaggio? E' forse una
cosa fisica?
Il poeta Bertold Brecht si era anche lui chiesto: "che cosa ne è del buco una volta finito il
formaggio? Direi ancora: in quale zona dello spazio e in quale tempo esiste la V Sinfonia. Da
quale parte della mia testa o del mio torace o dei miei testicoli io ti amo? Se distruggo la carta di
musica sulla quale Lucio Dalla ha scritto "Caruso", forse sparisce anche la sua canzone?
Quella canzone è forse solo un pezzo di carta con le note? Dove vanno le sinfonie dopo che
sono state suonate?
Il mondo della fisica e, quindi, dei corpi, non è costituito solo da catene di atomi e non è
neppure formato da soli epifenomeni, cioè da effetti la cui causa sia necessariamente fisica. Ci
dicono, infatti, che una materia molto specializzata potrebbe aver creato le funzioni interiori e
spirituali, ma contemporaneamente i neurofisiologi ci dicono anche che i neuroni sono stupidi.
 
Ma se una causa fisica può provocare un fenomeno astratto, chi è che può sostenere, in
assoluto, che una causa astratta non potrebbe provocare un fenomeno soggettivo che si
trasforma in percezione grazie a quel formidabile traduttore qual è il cervello?
Se un Sé soggettivo, un nucleo intimo della soggettività (l'Anima quindi) astratta e incorporea
genera uno stato di coscienza e questo stato verrebbe percepito dai neuroni in modo fisico,
quale obiezione seria si potrebbe addurre quando abbiamo sotto gli occhi l'esempio della radio
e della televisione, che captano segnali che in quel momento, materialmente, non sono
nell'apparecchio ma nell'etere? Se non avessimo la certezza che abbiamo che a trasmettere è
una stazione lontana, cosa dovremmo pensare delle voci che escono dall'amplificatore? Non
potremo trovarci nella necessità di negare l'esistenza ontologica, ma per il solo fatto che non
sappiamo o non possiamo definire la stazione interiore quindi ci sembra di scorgere la causa
nella materia più vicina al mentale, cioè all'attività cerebrale?
La verità obiettiva - dopo tutto questo parlarci -è che senza la nostra interiorità cosciente non
siamo niente, siamo meno di uno spermatozoo nel vento o simili alla nostra automobile o, nel
migliore dei casi, al computer che abbiamo sulla scrivania.
E queste riflessioni, peraltro non solo filosofiche ma anche scientifiche, oltre al pessimismo
naturale di cui è sempre intrisa la nostra ricerca, ci portano almeno a valutare e forse a
riconoscere che qualcosa c'è in là, anzi al di là del mio corpo; e molti di noi, superando il mito
della scienza, ne sentono l'oscura nostalgia come di casa antica e paterna che non si vuole
dimenticare.
Certo la scienza ci aiuta a vivere ed a sopravvivere: a lei dobbiamo molto, dal televisore ai
trasporti, dai viaggi interplanetari alla fisica atomica, fino all'era di Internet con cui siamo entrati
in una nuova era di comunicazione e di conoscenza.
La "lei", la scienza, tanto invisa dai sognatori e tanto umanamente amata e necessaria, è un
prodotto nostro, l'abbiamo creata noi uomini; senza la presenza umana essa sarebbe solo una
serie di teoremi scritti su un foglio; la scienza è un modo nostro di lavorare su alcuni aspetti del
mondo, non è un ente reale, concreto, vivo ed autonomo.
La tragedia, che sembra irreversibile, è che per far trionfare la scienza, l'uomo ha abdicato, ha
rinunciato alla propria soggettività (umanistica) per affidarsi interamente ad un metodo (da lui
stesso inventato) che è diventato l'unico governo della ragione e della verità. Una ragione che
ormai domina l'intero universo delle libertà, della fantasia, dell'immaginario, della poesia e
finanche della vocazione interiore a cercare altre verità.
 
E' stato un genocidio necessario per far piazza pulita delle tante stupidaggini che ci hanno
trasmesso convincendoci che erano verità, ma in questa piazza pulita abbiamo perso anche
l'anima nostra dichiarando, con Nietzsche, la morte di Dio. Ora la ricerca deve ricominciare in
modo laico. Oggi siamo propensi a credere in ciò che può essere sorretto in modo scientifico,
perché la fede si è spostata dalle religioni alla scienza e alla ragione. Ma la scienza non può
dare risposte ai problemi esistenziali, perché la scienza non ha morali ed etiche da proporre e
l'uomo non è di sola carne. Quindi ci attende un grande lavoro sia scientifico sia filosofico.
Un miliardo di depressi nel mondo, 11 milioni solo da noi, 4000 suicidi l'anno solo in Italia e uno
ogni nove minuti in Europa, la dicono lunga sulla solitudine esistenziale dei contemporanei,
ormai allo sbando, come le famiglie, perché hanno perso il "senso" dell'essere, una ragione
interiore di vita. O la tecnica, la technè cioè, ha preso definitivamente il sopravvento sulla nostra
natura interiore, su quel gap che ci divide dalla Natura? E' questa la domanda a cui dobbiamo
dare risposta.

Allega File(s)


  • purple, Frèyja, Galencrow e 2 altri piace questo

#2 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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  • 4822 messaggi

Inviato 20 marzo 2019 - 08:37

Ci sono moltissimi spunti in quello che hai scritto.
Per rispondere alle tue prime domande circa la natura più intima dell'uomo, se è più corretto dire di avere una mente che ragiona o l'esserlo, direi che la questione è principalmente un discorso di identificazione o meno in tutti i fenomeni automatici che ci caratterizzano.
Ovvero, finché non abbiamo alcun controllo sui pensieri e le emozioni e contemporaneamente pensiamo, di volta in volta, di essere quelle, siamo in realtà ben lontani dal riconoscerci anima.
Del resto, come si può pensare di essere qualcosa di diverso dalla mente se di questa mente non riusciamo a fare ciò che vogliamo? Se è impossibile fermarla, dirigerla, plasmarla in modo che risponda di volta in volta alla volontà interna anziché agli stimoli esterni?
Nello stadio di abbandono al sonno della coscienza l'uomo non è poi così diverso dallo scimpanzé (ciao flyer), se non per la complessità maggiore, idonea a ospitare e far funzionare un potenziale diverso, lo spirito.
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#3 franciscus

franciscus

    Utente Senior

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  • 592 messaggi

Inviato 20 marzo 2019 - 11:32

Un dato significativo e comune a tutti gli stati modificati è la modifica, fino alla sparizione
completa in alcuni casi, del tempo e dello spazio e della realtà circostante.
 
In una condizione del genere si hanno visioni interiori, contatti extra-sensoriali fino agli stati di
trance, stati mistici e paranormali e, a nostro parere, anche tutte le percezioni e intuizioni della
creatività, artistica e scientifica, che è l'aspetto più importante. L'apparire della creatività è un
fatto importante perché la civilizzazione è dipesa da questa. Quando diciamo "lo spirito
dell'uomo" non ci riferiamo solo ad una metafora romantica, ma a fatti ben precisi in un contesto
preciso.
E' un discorso dalle ampie prospettive. Ribaltandolo, noi affermiamo anche che non può esserci
alcun fenomeno paranormale e spirituale e alcuna modifica della coscienza ordinaria, se non
c'è uno stato modificato di coscienza. Ma se si modifica la coscienza, si resta nel proprio stato
modificato, o ci si sposta? E dove si va? E' questo il gap che divide i deterministi scientifici dagli
umanisti tendenzialmente metafisici. Si entra in una seconda coscienza tutta a livello inconscio,
nel punto dove si costituisce la vera identità: non quella quotidiana del vivere, del lavorare, del
mangiare o vedere la televisione, ma quella fondamentale in cui il soggetto può identificarsi
come l'Io che si autoriconosce nel tempo e nello spazio, vale a dire il punto dove si raggruma la
nostra essenzialità, la vera identità.
 
Non identità allo specchio che ci riflette, o l'identità dei documenti anagrafici o dell'immagine del
riconoscimento sociale: sto parlando dell'identità che ci fa esseri solitari che possono essere
certi di esistere al di là del corpo fatto di testa, gambe, braccia e gambe. Io non mi riconosco
allo specchio se non furtivamente. Lo specchio mi rimanda un'immagine solo esterna di me,
una convenzione rubata alla natura. Là e solo là, in questa coscienza profonda, siamo noi. Là e
solo là è la nostra Anima immortale, il luogo paranormale dell'esistenza interiore, anzi il luogo
interiore dell'esistenza reale.
 
Infatti, se nella coscienza ordinaria siamo costruiti sulle nevrosi e sui condizionamenti
socio-culturali e storici, nella seconda coscienza profonda siamo nell'estasi, nell'illuminazione e
nella liberazione, cioè nell'unica natura che costituisce la vera differenza fra il regno animale e il
regno dell'uomo.
 
In questo stato speciale dell'Essere si apre la vera parapsicologia umanistica, ma anche una
nuova e moderna metafisica, che - come vedete - ora si stacca interamente dal vecchiume delle
storie magiche dei fantasmi o degli dèi, per entrare in una magia che si contestualizza finanche
nel metodo scientifico senza perdere se stessa.
Infatti, la bellezza di questo viaggio straordinario e paranormale è che ora, in parte, lo possiamo
anche fisiologicamente accertare perché lascia tracce di sé nell'elettromiografo,
nell'elettroencefalogramma (onde alfa e teta) nelle modificazioni del sangue e dei valori
pressori, nel testo di Rorsharch, nell'analisi strutturale del nuovo linguaggio che si offre
all'ascolto. Ma soprattutto si mostra (e dimostra se stesso) nel continuo processo della creatività
e che si traduce, per i filosofi della mente, nella seguente osservazione: accanto alla mente
computazionale c'è una mente decisionale che è già metafisica; accanto alla mente decisionale
c'è una mente creativazionale.
 
Lo stato modificato è la porta maestra del mistero, è il conosci te stesso del Tempio di Delfo e
da qualche tempo, ha cambiato la cultura e il mondo, assumendo eccezionale significato
profetico e conoscitivo: i filosofi dominati dal daimon dell'antica Grecia, le manifestazioni
oracolari delle veggenti e sacerdotesse, le intuizioni dei filosofi e psicologi contemporanei (Carl
Jung) specie ad orientamento esistenzialistico e metafisico (Husserl, Heidegger);.
La civiltà è stata enormemente favorita dagli stati modificati di coscienza e tutta la storia umana
lo dimostra contro ogni evidenza. Il sogno - altro mistero ricco di simboli e di premonizioni - ha
poi un ruolo particolare all'interno di questo discorso, perché si presenta spesso con una
valenza paranormale associata alla sfera creativa.
Il fisico Niels Borh sognò il sistema planetario come modello per gli atomi, Sir Frederick Grant
Bauting scoprì in sogno il procedimento di laboratorio per produrre l'insulina. Il premio Nobel
Otto Loewi, sognò la teoria della trasmissione chimica dell'impulso nervoso. Una delle basi
chimiche, la teoria della struttura molecolare, fu un sogno di August Kekulè, per non parlare di
Einstein, del matematico Poincarè, del fisico Mendeleew, di Ciajkovsky, di Beethoven, di
Dhelley, di Goethe: ("Scrissi Werter in uno stato di quasi incoscienza, come un sonnambulo, e
mi meravigliai quando mi resi conto di ciò che avevo fatto") e altre centinaia di grandi autori che
raccontano lo stato di sospensione della coscienza attraverso il quale (o per mezzo del quale)
realizzarono le loro maggiori opere. Scrisse il poeta William Blake: "Ho scritto questo poema
(Milton) sotto dettatura diretta, dodici e anche venti o trenta versi per volta, senza
premeditazione e perfino contro la mia volontà". Dichiarazioni in parte simili hanno pronunciato
anche altri. Richard Strauss: "Mentre le idee scendevano su di me, la musica intera, battuta per
battuta, ebbi l'impressione che di dettassero due entità onnipotenti del tutto diverse..." Puccini
"La musica di quest'opera (Madama Butterfly) mi fu dettata da Dio, io funsi semplicemente da
strumento nel metterla nero su bianco e nel trasmetterla al pubblico".
Brahams sottolineò: "Per conseguire tali risultati, debbo essere in uno stato di semi-trance, uno
stato in cui la mente è temporaneamente in sospeso e la mente inconscia assume il comando".
Il preludio dell'"Oro del Reno" che ha influenzato la storia della musica fu letteralmente sognato.
Scrisse Wagner: "Dopo una notte trascorsa tra febbre e insonnia, mi costrinsi a fare una lunga
camminata per la campagna. Essa appariva deprimente e desolata. Al mio ritorno mi gettai su
un duro giaciglio Il sonno non voleva venire, ma sprofondai in una specie di torpore, in cui
all'improvviso ebbi l'impressione di essere preso in una corrente veloce. Il rumore impetuoso
assunse la forma di un suono musicale, l'accordo in mi bemolle maggiore, da cui si
svilupparono passaggi melodici di moto crescente. Mi svegliai preso da subitaneo terrore,
riconoscendo che finalmente mi era stato rivelato il preludio per orchestra dell'Oro del Reno,
che da molto tempo doveva essere latente dentro di me. Decisi di tornare subito a Zurigo e di
cominciare la composizione del mio grande poema".
Rudyard Kipling ammetteva che la chiave per ottenere l'accesso all'aiutante "interiore" non
consisteva nel "pensare coscientemente" bensì nell'"andare alla deriva": Consideriamo adesso
il demone personale... La maggior parte degli uomini, e per lo più in modo improbabile, lo
nascondono sotto uno pseudonimo che varia secondo le loro conquiste letterarie o scientifiche.
Il mio venne da me presto, mentre me ne stavo sconcertato in mezzo ad altre fantasie, e disse:
"Prendi questo e niente altro". Ubbidii e fui compensato. Dopo di ciò imparai ad appoggiarmi a
lui e a riconoscere ogni segnale del suo arrivo. Se mai tenevo per me, come Anania, una cosa
qualsiasi che mi riguardava (anche se poi dovevo rivelarla) io ne pagavo le conseguenze
perdendo ciò che, come sapevo, mancava al racconto... Il mio demone era con me quando
scrissi i libri della giungla Kim, i due libri di Punk, e stetti bene attento a camminare piano, per
timore che si tirasse indietro. So che non lo fece, perché i libri stessi lo dissero una volta
terminati, quasi con lo scatto di un rubinetto che viene chiuso. Nota bene.
Quando il vostro demone è all'opera non cercate di pensare coscientemente. Lasciatevi andare,
aspettate e obbedite". Shelley dichiarò: "uno dopo l'altro i più grandi scrittori, poeti e artisti
confermano il fatto che la loro opera giunge loro da oltre la soglia della coscienza." Per gli
antichi, si sa, la creatività era un dono del cielo poiché, come diceva Socrate, ciascuno di noi ha
il suo daimon. Apuleio (125 .c.) poteva così sostenere, in "Il demone di Socrate" che "gli dèi
sono separati da noi ed estranei alla nostra esistenza" ed ammetteva che effettivamente
esistono funzioni mediatrici per correlare la natura divina alla natura umana.
 
Oggi non crediamo più agli dèi come ci sono stati tramandati, ma che queste funzioni mediatrici
tra la realtà e l'irrealtà interiore esistono realmente e si realizzano attraverso stati modificati di
coscienza è difficile dubitarne! Tutto ciò si svolge nella trama dell'inconscio il quale, dunque,
non può essere considerato, come sosteneva Freud, solo quale risultato esclusivo del rimosso,
ma deve essere rivalutato quale misteriosa funzione germinatrice dell'uomo superiore e
creativo.
Vorrei sottolineare - per ricordo - che tutto ciò rientra legittimamente nel quadro di riferimento di
quanto stiamo ri-definendo come discorso laico intorno al paradigma dell'Anima la quale
potrebbe rappresentare "latro da me" o secondo stato di coscienza in apparente, probabilmente
costruita sul principio simmetrico dell'inconscio di cui ampiamente ha trattato Matte Blanco.
 
Devo ricordare che il principio simmetrico indica che la seconda coscienza è regolata sul
linguaggio proprio dell'inconscio e dunque è senza grammaticalità e sintatticità ed è anche
strutturato fuori delle categorie spazio-temporali.

 


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#4 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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  • 4822 messaggi

Inviato 20 marzo 2019 - 01:59

Un dato significativo e comune a tutti gli stati modificati è la modifica, fino alla sparizione
completa in alcuni casi, del tempo e dello spazio e della realtà circostante.
 
In una condizione del genere si hanno visioni interiori, contatti extra-sensoriali fino agli stati di
trance, stati mistici e paranormali e, a nostro parere, anche tutte le percezioni e intuizioni della
creatività, artistica e scientifica, che è l'aspetto più importante. L'apparire della creatività è un
fatto importante perché la civilizzazione è dipesa da questa. Quando diciamo "lo spirito
dell'uomo" non ci riferiamo solo ad una metafora romantica, ma a fatti ben precisi in un contesto
preciso.
E' un discorso dalle ampie prospettive. Ribaltandolo, noi affermiamo anche che non può esserci
alcun fenomeno paranormale e spirituale e alcuna modifica della coscienza ordinaria, se non
c'è uno stato modificato di coscienza. Ma se si modifica la coscienza, si resta nel proprio stato
modificato, o ci si sposta? E dove si va? E' questo il gap che divide i deterministi scientifici dagli
umanisti tendenzialmente metafisici. Si entra in una seconda coscienza tutta a livello inconscio,
nel punto dove si costituisce la vera identità: non quella quotidiana del vivere, del lavorare, del
mangiare o vedere la televisione, ma quella fondamentale in cui il soggetto può identificarsi
come l'Io che si autoriconosce nel tempo e nello spazio, vale a dire il punto dove si raggruma la
nostra essenzialità, la vera identità.
 
Non identità allo specchio che ci riflette, o l'identità dei documenti anagrafici o dell'immagine del
riconoscimento sociale: sto parlando dell'identità che ci fa esseri solitari che possono essere
certi di esistere al di là del corpo fatto di testa, gambe, braccia e gambe. Io non mi riconosco
allo specchio se non furtivamente. Lo specchio mi rimanda un'immagine solo esterna di me,
una convenzione rubata alla natura. Là e solo là, in questa coscienza profonda, siamo noi. Là e
solo là è la nostra Anima immortale, il luogo paranormale dell'esistenza interiore, anzi il luogo
interiore dell'esistenza reale.
 
Infatti, se nella coscienza ordinaria siamo costruiti sulle nevrosi e sui condizionamenti
socio-culturali e storici, nella seconda coscienza profonda siamo nell'estasi, nell'illuminazione e
nella liberazione, cioè nell'unica natura che costituisce la vera differenza fra il regno animale e il
regno dell'uomo.
 
In questo stato speciale dell'Essere si apre la vera parapsicologia umanistica, ma anche una
nuova e moderna metafisica, che - come vedete - ora si stacca interamente dal vecchiume delle
storie magiche dei fantasmi o degli dèi, per entrare in una magia che si contestualizza finanche
nel metodo scientifico senza perdere se stessa.
Infatti, la bellezza di questo viaggio straordinario e paranormale è che ora, in parte, lo possiamo
anche fisiologicamente accertare perché lascia tracce di sé nell'elettromiografo,
nell'elettroencefalogramma (onde alfa e teta) nelle modificazioni del sangue e dei valori
pressori, nel testo di Rorsharch, nell'analisi strutturale del nuovo linguaggio che si offre
all'ascolto. Ma soprattutto si mostra (e dimostra se stesso) nel continuo processo della creatività
e che si traduce, per i filosofi della mente, nella seguente osservazione: accanto alla mente
computazionale c'è una mente decisionale che è già metafisica; accanto alla mente decisionale
c'è una mente creativazionale.
 
Lo stato modificato è la porta maestra del mistero, è il conosci te stesso del Tempio di Delfo e
da qualche tempo, ha cambiato la cultura e il mondo, assumendo eccezionale significato
profetico e conoscitivo: i filosofi dominati dal daimon dell'antica Grecia, le manifestazioni
oracolari delle veggenti e sacerdotesse, le intuizioni dei filosofi e psicologi contemporanei (Carl
Jung) specie ad orientamento esistenzialistico e metafisico (Husserl, Heidegger);.
La civiltà è stata enormemente favorita dagli stati modificati di coscienza e tutta la storia umana
lo dimostra contro ogni evidenza. Il sogno - altro mistero ricco di simboli e di premonizioni - ha
poi un ruolo particolare all'interno di questo discorso, perché si presenta spesso con una
valenza paranormale associata alla sfera creativa.
Il fisico Niels Borh sognò il sistema planetario come modello per gli atomi, Sir Frederick Grant
Bauting scoprì in sogno il procedimento di laboratorio per produrre l'insulina. Il premio Nobel
Otto Loewi, sognò la teoria della trasmissione chimica dell'impulso nervoso. Una delle basi
chimiche, la teoria della struttura molecolare, fu un sogno di August Kekulè, per non parlare di
Einstein, del matematico Poincarè, del fisico Mendeleew, di Ciajkovsky, di Beethoven, di
Dhelley, di Goethe: ("Scrissi Werter in uno stato di quasi incoscienza, come un sonnambulo, e
mi meravigliai quando mi resi conto di ciò che avevo fatto") e altre centinaia di grandi autori che
raccontano lo stato di sospensione della coscienza attraverso il quale (o per mezzo del quale)
realizzarono le loro maggiori opere. Scrisse il poeta William Blake: "Ho scritto questo poema
(Milton) sotto dettatura diretta, dodici e anche venti o trenta versi per volta, senza
premeditazione e perfino contro la mia volontà". Dichiarazioni in parte simili hanno pronunciato
anche altri. Richard Strauss: "Mentre le idee scendevano su di me, la musica intera, battuta per
battuta, ebbi l'impressione che di dettassero due entità onnipotenti del tutto diverse..." Puccini
"La musica di quest'opera (Madama Butterfly) mi fu dettata da Dio, io funsi semplicemente da
strumento nel metterla nero su bianco e nel trasmetterla al pubblico".
Brahams sottolineò: "Per conseguire tali risultati, debbo essere in uno stato di semi-trance, uno
stato in cui la mente è temporaneamente in sospeso e la mente inconscia assume il comando".
Il preludio dell'"Oro del Reno" che ha influenzato la storia della musica fu letteralmente sognato.
Scrisse Wagner: "Dopo una notte trascorsa tra febbre e insonnia, mi costrinsi a fare una lunga
camminata per la campagna. Essa appariva deprimente e desolata. Al mio ritorno mi gettai su
un duro giaciglio Il sonno non voleva venire, ma sprofondai in una specie di torpore, in cui
all'improvviso ebbi l'impressione di essere preso in una corrente veloce. Il rumore impetuoso
assunse la forma di un suono musicale, l'accordo in mi bemolle maggiore, da cui si
svilupparono passaggi melodici di moto crescente. Mi svegliai preso da subitaneo terrore,
riconoscendo che finalmente mi era stato rivelato il preludio per orchestra dell'Oro del Reno,
che da molto tempo doveva essere latente dentro di me. Decisi di tornare subito a Zurigo e di
cominciare la composizione del mio grande poema".
Rudyard Kipling ammetteva che la chiave per ottenere l'accesso all'aiutante "interiore" non
consisteva nel "pensare coscientemente" bensì nell'"andare alla deriva": Consideriamo adesso
il demone personale... La maggior parte degli uomini, e per lo più in modo improbabile, lo
nascondono sotto uno pseudonimo che varia secondo le loro conquiste letterarie o scientifiche.
Il mio venne da me presto, mentre me ne stavo sconcertato in mezzo ad altre fantasie, e disse:
"Prendi questo e niente altro". Ubbidii e fui compensato. Dopo di ciò imparai ad appoggiarmi a
lui e a riconoscere ogni segnale del suo arrivo. Se mai tenevo per me, come Anania, una cosa
qualsiasi che mi riguardava (anche se poi dovevo rivelarla) io ne pagavo le conseguenze
perdendo ciò che, come sapevo, mancava al racconto... Il mio demone era con me quando
scrissi i libri della giungla Kim, i due libri di Punk, e stetti bene attento a camminare piano, per
timore che si tirasse indietro. So che non lo fece, perché i libri stessi lo dissero una volta
terminati, quasi con lo scatto di un rubinetto che viene chiuso. Nota bene.
Quando il vostro demone è all'opera non cercate di pensare coscientemente. Lasciatevi andare,
aspettate e obbedite". Shelley dichiarò: "uno dopo l'altro i più grandi scrittori, poeti e artisti
confermano il fatto che la loro opera giunge loro da oltre la soglia della coscienza." Per gli
antichi, si sa, la creatività era un dono del cielo poiché, come diceva Socrate, ciascuno di noi ha
il suo daimon. Apuleio (125 .c.) poteva così sostenere, in "Il demone di Socrate" che "gli dèi
sono separati da noi ed estranei alla nostra esistenza" ed ammetteva che effettivamente
esistono funzioni mediatrici per correlare la natura divina alla natura umana.
 
Oggi non crediamo più agli dèi come ci sono stati tramandati, ma che queste funzioni mediatrici
tra la realtà e l'irrealtà interiore esistono realmente e si realizzano attraverso stati modificati di
coscienza è difficile dubitarne! Tutto ciò si svolge nella trama dell'inconscio il quale, dunque,
non può essere considerato, come sosteneva Freud, solo quale risultato esclusivo del rimosso,
ma deve essere rivalutato quale misteriosa funzione germinatrice dell'uomo superiore e
creativo.
Vorrei sottolineare - per ricordo - che tutto ciò rientra legittimamente nel quadro di riferimento di
quanto stiamo ri-definendo come discorso laico intorno al paradigma dell'Anima la quale
potrebbe rappresentare "latro da me" o secondo stato di coscienza in apparente, probabilmente
costruita sul principio simmetrico dell'inconscio di cui ampiamente ha trattato Matte Blanco.
 
Devo ricordare che il principio simmetrico indica che la seconda coscienza è regolata sul
linguaggio proprio dell'inconscio e dunque è senza grammaticalità e sintatticità ed è anche
strutturato fuori delle categorie spazio-temporali.


Sono completamente d'accordo su tutto.
Il punto è che ciò che si può valutare, a livello essoterico, sono sempre i risultati e ben poco si sa, soprattutto a livello scientifico, di come avvenga questa Opera, questa modificazione interna di coscienza. L'arte, l'intuizione scientifica e il daimon sono effetti di un processo ben preciso, spontaneo o meno, e non caratteristiche intrinseche alla natura umana.
Il rischio di concentrarsi troppo sugli effetti e poco sulle cause è quello di omogeneizzare troppo i differenti stati di coscienza, vanificando gli sforzi evolutivi, se la meta, anziché essere il giusto compenso per un sacrificio totale o parziale dell'ego, diviene un dato di fatto o peggio un dono elargito qua e là senza sapere bene come e perché.

Ed è anche abbastanza comune concentrarsi sulle storie, fantasticare sul sovrannaturale senza voler capire da cosa dipendono questi stati.
Una scienza veramente rivoluzionaria sarebbe quella in grado di studiare e spiegare certi fenomeni di intuizione, artistica, scientifica, o mistica, come esiti di un processo di modificazione concreta degli stati d'animo interni, i quali, da entità assolutamente impalpabili e indeterminate, dovrebbero essere studiati e recepiti come materia in grado di trasmutarsi, cambiare il proprio stato. Funzioni ben definite in grado di allacciare rapporti sempre più profondi con la realtà ultima.
Ma credo che noi questa scienza non la vedremo mai.
  • franciscus e LUMA piace questo

#5 Moroni

Moroni

    Utente Full

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Inviato 20 marzo 2019 - 06:26

io sto ancora in fase di sperimentazione

per ora cercherò potere personale 

poi appena avrò calmato la mente potrò ritornare a fare altre cose per fermare paralisi del sonno per entrare nella seconda attenzione



#6 G.a.b.r.i.e.l

G.a.b.r.i.e.l

    Utente ragionevole

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Inviato 21 marzo 2019 - 04:53

E' questa, in termini matematici, la differenza fra Platone e uno scimpanzé? Ma questo sarebbe
molto più di un miracolo.


Niente miracoli. Io non capisco tutte quelle correnti filosofiche, religiose vecchie e recenti che tendono a dividere l'uomo in "corpo", "anima", "mente", "spirito", "io", "ego" con chiara intenzione di separare ciò che è unito. L'essere umano è Uno e indivisibile, privo di un centro, esattamente come universo infinito non ha -e non può avere- un centro. Siamo ciò che siamo, o siamo chi siamo proprio perché siamo composti da un DNA ("anima") specifico, umano appunto, da una coscienza detta superiore ("spirito"), da un corpo e da un computer biologico (cervello) dotato di memoria a breve e lungo termine. Un uomo risvegliato ovvero naturale è colui che ha riattivato lo "spirito" il che ci permette di manifestare il potenziale inscritto nel Codice Genetico di ognuno. Mentre un uomo ordinario si identifica con la mente (elaboratore e generatore di pensieri e ragionamenti) e quindi colloca un ipotetico "io" nella mente, l'uomo risvegliato utilizza la mente raramente, solo quando davvero serve, ben sapendo di non essere la (o nella) mente ma di Essere, e basta. L'Essere, detto spirito o la coscienza superiore, si esprime soltanto nelle condizioni di vita adeguate, altrimenti si addormenta e pure atrofizza. Quando lo spirito è attivo, noi siamo quello spirito. Se non è attivo, in mancanza di coscienza superiore non ci resta che credere di trovarsi nei pensieri, nella mente, che non è affatto la nostra vera natura. Ci sono due differenze fra Platone e uno scimpanzé. La prima, il hardware, è che la piccola parte del DNA che gestisce coscienza e pensiero ovvio è diversa. La seconda, il software, è che alcuni umani hanno scelto di restare umani, alcuni si sono "demonizzati" trasformandosi in qualcos'altro, non sono più umani. Ho detto che non c'è un centro negli uomini, perché tutte le cellule tutti gli organi tutte le funzioni in maggiore o minore misura contribuiscono al nostro Essere chi o cosa siamo. La coscienza superiore che siamo, è frutto dell'insieme, ed è come quando accendi il PC. Se togli alimentatore, non si accende. Se togli processore, non si accende. Se togli la RAM, non si accende, etc. Qual'è il centro di un PC? Non c'è perché è sufficiente che manca uno di questi componenti e lo schermo non visualizza niente. Io non sento me stesso nella mente, nei pensieri, nella testa, ma ovunque (e da nessuna parte), io sono l'infinito che prende coscienza di se stesso. Lo "spirito" si attiva solo in assenza di spaziotempo. Ma attenzione, non è un concetto mistico che riguarda il sovranaturale. L'assenza di tempo e di spazio è una modalità di essere che fa parte dell'insieme DNA-corpo-cervello al 100% materiali. La spiritualità non è viaggiare nelle dimensioni soprannaturali ma diventare vivi. Il punto di vista dell'uomo risvegliato, ovvero Vivente, è dinamico, a differenza del punto di vista degli umani ordinari (zombie), che è statico. Sono morti. Non si tratta di un miracolo ma della conoscenza approfondita dell'anima (DNA) degli animali, degli uomini ordinari, e degli uomini risvegliati. Quant'è differenza in termini matematici, tra il codice genetico di un Vivente e un uomo morto nello spirito? E quante linee di codice sorgente contiene un sistema operativo per PC? Tutto è relativo, a volte cambiare uno iota cambia un "demòne" in un "angelo", e viceversa.


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#7 purple

purple

    festina lente

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Inviato 21 marzo 2019 - 05:04

 

E' un discorso dalle ampie prospettive. Ribaltandolo, noi affermiamo anche che non può esserci
alcun fenomeno paranormale e spirituale e alcuna modifica della coscienza ordinaria, se non
c'è uno stato modificato di coscienza. Ma se si modifica la coscienza, si resta nel proprio stato
modificato, o ci si sposta? E dove si va? E' questo il gap che divide i deterministi scientifici dagli
umanisti tendenzialmente metafisici. Si entra in una seconda coscienza tutta a livello inconscio,
nel punto dove si costituisce la vera identità: non quella quotidiana del vivere, del lavorare, del
mangiare o vedere la televisione, ma quella fondamentale in cui il soggetto può identificarsi
come l'Io che si autoriconosce nel tempo e nello spazio, vale a dire il punto dove si raggruma la
nostra essenzialità, la vera identità.
 
 
[...]
 
 
 
Tutto ciò si svolge nella trama dell'inconscio il quale, dunque,
non può essere considerato, come sosteneva Freud, solo quale risultato esclusivo del rimosso,
ma deve essere rivalutato quale misteriosa funzione germinatrice dell'uomo superiore e
creativo.
Vorrei sottolineare - per ricordo - che tutto ciò rientra legittimamente nel quadro di riferimento di
quanto stiamo ri-definendo come discorso laico intorno al paradigma dell'Anima la quale
potrebbe rappresentare "latro da me" o secondo stato di coscienza in apparente, probabilmente
costruita sul principio simmetrico dell'inconscio di cui ampiamente ha trattato Matte Blanco.
 
Devo ricordare che il principio simmetrico indica che la seconda coscienza è regolata sul
linguaggio proprio dell'inconscio e dunque è senza grammaticalità e sintatticità ed è anche
strutturato fuori delle categorie spazio-temporali.

 

 

 

 

Stai riportando pensieri tuoi oppure citando altri? 

Sul discorso finora concordo, ma non su questo passaggio in cui si identifica l'inconscio di Freud con la coscienza superiore al pensiero logico e razionale. Non sono la stessa cosa, ma anzi una sorta di contrappeso l'uno dell'altro, perché dove vi è rimozione vi è un potenziale inerte o non combusto (una zavorra), mentre l'apertura ai canali superiori di coscienza richiede una combustione (o sublimazione) del combustibile pulsionale con comburente la mente razionale. Non sono possibili classificazioni così nette o dualistiche (come quelle di Freud o di Matte Blanco) se non come schemi cognitivi non assoluti né esaustivi, ma solo utili a capire certi meccanismi. Attenzione a non assolutizzarli. Ma soprattutto non bisogna confondere come fanno molti il rimosso con l'intero potenziale non razionale dell'io.



#8 madmax

madmax

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Inviato 24 marzo 2019 - 09:05

Niente miracoli. Io non capisco tutte quelle correnti filosofiche, religiose vecchie e recenti che tendono a dividere l'uomo in "corpo", "anima", "mente", "spirito", "io", "ego" con chiara intenzione di separare ciò che è unito. L'essere umano è Uno e indivisibile, privo di un centro, esattamente come universo infinito non ha -e non può avere- un centro. Siamo ciò che siamo, o siamo chi siamo proprio perché siamo composti da un DNA ("anima") specifico, umano appunto, da una coscienza detta superiore ("spirito"), da un corpo e da un computer biologico (cervello) dotato di memoria a breve e lungo termine. Un uomo risvegliato ovvero naturale è colui che ha riattivato lo "spirito" il che ci permette di manifestare il potenziale inscritto nel Codice Genetico di ognuno. Mentre un uomo ordinario si identifica con la mente (elaboratore e generatore di pensieri e ragionamenti) e quindi colloca un ipotetico "io" nella mente, l'uomo risvegliato utilizza la mente raramente, solo quando davvero serve, ben sapendo di non essere la (o nella) mente ma di Essere, e basta. L'Essere, detto spirito o la coscienza superiore, si esprime soltanto nelle condizioni di vita adeguate, altrimenti si addormenta e pure atrofizza. Quando lo spirito è attivo, noi siamo quello spirito. Se non è attivo, in mancanza di coscienza superiore non ci resta che credere di trovarsi nei pensieri, nella mente, che non è affatto la nostra vera natura. Ci sono due differenze fra Platone e uno scimpanzé. La prima, il hardware, è che la piccola parte del DNA che gestisce coscienza e pensiero ovvio è diversa. La seconda, il software, è che alcuni umani hanno scelto di restare umani, alcuni si sono "demonizzati" trasformandosi in qualcos'altro, non sono più umani. Ho detto che non c'è un centro negli uomini, perché tutte le cellule tutti gli organi tutte le funzioni in maggiore o minore misura contribuiscono al nostro Essere chi o cosa siamo. La coscienza superiore che siamo, è frutto dell'insieme, ed è come quando accendi il PC. Se togli alimentatore, non si accende. Se togli processore, non si accende. Se togli la RAM, non si accende, etc. Qual'è il centro di un PC? Non c'è perché è sufficiente che manca uno di questi componenti e lo schermo non visualizza niente. Io non sento me stesso nella mente, nei pensieri, nella testa, ma ovunque (e da nessuna parte), io sono l'infinito che prende coscienza di se stesso. Lo "spirito" si attiva solo in assenza di spaziotempo. Ma attenzione, non è un concetto mistico che riguarda il sovranaturale. L'assenza di tempo e di spazio è una modalità di essere che fa parte dell'insieme DNA-corpo-cervello al 100% materiali. La spiritualità non è viaggiare nelle dimensioni soprannaturali ma diventare vivi. Il punto di vista dell'uomo risvegliato, ovvero Vivente, è dinamico, a differenza del punto di vista degli umani ordinari (zombie), che è statico. Sono morti. Non si tratta di un miracolo ma della conoscenza approfondita dell'anima (DNA) degli animali, degli uomini ordinari, e degli uomini risvegliati. Quant'è differenza in termini matematici, tra il codice genetico di un Vivente e un uomo morto nello spirito? E quante linee di codice sorgente contiene un sistema operativo per PC? Tutto è relativo, a volte cambiare uno iota cambia un "demòne" in un "angelo", e viceversa.

bello ma cosi sembra che il DNA faccia la differenza...non penso però che fosse il tuo intento.


"Significa una totale libertà. In questa libertà c'è un'enorme energia, perchè non c'è nessun conflitto, nessuna lotta. Nulla!"


#9 G.a.b.r.i.e.l

G.a.b.r.i.e.l

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Inviato 24 marzo 2019 - 10:10

bello ma cosi sembra che il DNA faccia la differenza...non penso però che fosse il tuo intento.


Infatti non era questo, l'intento. Nel dna di tutti gli uomini c'è la potenzialità di essere ciò che siamo, di riscoprire la nostra vera natura, poi dallo sviluppo della coscienza superiore dipende il fatto che alcuni si confermano esseri umani mentre gli altri si degradano da Esseri a esseri-non-esseri. Il dna riguarda la specie. La coscienza superiore riguarda l'individuo.



#10 Moroni

Moroni

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Inviato 25 marzo 2019 - 09:53

secondo me il dna condiziona anche la propria realtà

cioè se abbiamo il dna di un nostro genitore vivremo la vita come l'ha vissuto un nostro genitore

 

il primo principio di uno stregone è la spietatezza

cioè smettere di lamentarsi e di essere ripetitivo

poi viene il resto



#11 franciscus

franciscus

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Inviato 25 marzo 2019 - 11:11

Niente miracoli. Io non capisco tutte quelle correnti filosofiche, religiose vecchie e recenti che tendono a dividere l'uomo in "corpo", "anima", "mente", "spirito", "io", "ego" con chiara intenzione di separare ciò che è unito. L'essere umano è Uno e indivisibile, privo di un centro, esattamente come universo infinito non ha -e non può avere- un centro. Siamo ciò che siamo, o siamo chi siamo proprio perché siamo composti da un DNA ("anima") specifico, umano appunto, da una coscienza detta superiore ("spirito"), da un corpo e da un computer biologico (cervello) dotato di memoria a breve e lungo termine. Un uomo risvegliato ovvero naturale è colui che ha riattivato lo "spirito" il che ci permette di manifestare il potenziale inscritto nel Codice Genetico di ognuno. Mentre un uomo ordinario si identifica con la mente (elaboratore e generatore di pensieri e ragionamenti) e quindi colloca un ipotetico "io" nella mente, l'uomo risvegliato utilizza la mente raramente, solo quando davvero serve, ben sapendo di non essere la (o nella) mente ma di Essere, e basta. L'Essere, detto spirito o la coscienza superiore, si esprime soltanto nelle condizioni di vita adeguate, altrimenti si addormenta e pure atrofizza. Quando lo spirito è attivo, noi siamo quello spirito. Se non è attivo, in mancanza di coscienza superiore non ci resta che credere di trovarsi nei pensieri, nella mente, che non è affatto la nostra vera natura. Ci sono due differenze fra Platone e uno scimpanzé. La prima, il hardware, è che la piccola parte del DNA che gestisce coscienza e pensiero ovvio è diversa. La seconda, il software, è che alcuni umani hanno scelto di restare umani, alcuni si sono "demonizzati" trasformandosi in qualcos'altro, non sono più umani. Ho detto che non c'è un centro negli uomini, perché tutte le cellule tutti gli organi tutte le funzioni in maggiore o minore misura contribuiscono al nostro Essere chi o cosa siamo. La coscienza superiore che siamo, è frutto dell'insieme, ed è come quando accendi il PC. Se togli alimentatore, non si accende. Se togli processore, non si accende. Se togli la RAM, non si accende, etc. Qual'è il centro di un PC? Non c'è perché è sufficiente che manca uno di questi componenti e lo schermo non visualizza niente. Io non sento me stesso nella mente, nei pensieri, nella testa, ma ovunque (e da nessuna parte), io sono l'infinito che prende coscienza di se stesso. Lo "spirito" si attiva solo in assenza di spaziotempo. Ma attenzione, non è un concetto mistico che riguarda il sovranaturale. L'assenza di tempo e di spazio è una modalità di essere che fa parte dell'insieme DNA-corpo-cervello al 100% materiali. La spiritualità non è viaggiare nelle dimensioni soprannaturali ma diventare vivi. Il punto di vista dell'uomo risvegliato, ovvero Vivente, è dinamico, a differenza del punto di vista degli umani ordinari (zombie), che è statico. Sono morti. Non si tratta di un miracolo ma della conoscenza approfondita dell'anima (DNA) degli animali, degli uomini ordinari, e degli uomini risvegliati. Quant'è differenza in termini matematici, tra il codice genetico di un Vivente e un uomo morto nello spirito? E quante linee di codice sorgente contiene un sistema operativo per PC? Tutto è relativo, a volte cambiare uno iota cambia un "demòne" in un "angelo", e viceversa.

 

<< Il centro di tutte le resistenze è l'egoismo.Dobbiamo scovarlo,individuarlo sotto qualsiasi travestimento si nasconda e portarlo alla luce per distruggerlo >> . ( Sri Aurobindo; << La Sintesi dello yoga >> ,II, )

Il tentativo di raggiungere la coscienza interiore e la disidentificazione della personalità,spesso ci mettono di fronte a molti ostacoli interni,a molte difficoltà e problemi di cui non eravamo consapevoli prima e che non siamo in grado di risolvere con la sola volontà e con l'aspirazione,anche se ardente e sincera.

Non sono pochi coloro che davanti a tali ostacoli si scoraggiano;non vi è cosa più sbagliata dello scoraggiamento,che di per se stesso costituisce già un ostacolo,anzi,uno dei maggiori,sulla via dello sviluppo della coscienza.
I fallimenti e le delusioni derivano proprio dal non saper riconoscere le proprie reali possibilità,dal non saper prevedere le difficoltà e gli eventuali ostacoli,e anche dal non saper scoprire quali sono i vari gradini che debbono necessariamente essere superati prima di raggiungere la meta...

Le forze della personalità sono stabilizzate su una vibrazione inferiore.
Cosa significa esattamente questa affermazione ?
Significa che le energie che compongono i tre veicoli della personalità hanno preso "l'abitudine" di vibrare secondo una certa lunghezza d'onda,poichè,non essendo ancora risvegliata la coscienza,esse reagiscono automaticamente agli stimoli che ricevono dall'esterno.

In realtà la personalità è costituita da un insieme di automatismi e di condizionamenti che sono molto difficili da superare.
A questo punto viene spontanea una domanda : << come si è potuta produrre questa scissione,questo dualismo,se in realtà tutto è composto della stessa sostanza,della stessa energia,e se di fatto dietro alla diversità vi è la Vita Una ? >>.
Spirito e materia,secondo le dottrine Esoteriche,sono una cosa sola,tuttavia ci appaiono separati e opposti.Perchè?
Perchè ,pur essendo Spirito e materia due aspetti dell'Uno,essi sono diversi,come possono esserlo i due poli di un magnete :attivo l'uno,passivo l'altro.Infatti l'Assoluto è << ...nello stesso tempo attivo e passivo,pura Essenza di Spirito nello stato assoluto e nel riposo,pura materia allo stato finito e condizionato >> ( da << Lettere dei Mahatmas >>.)

Quindi,Spirito e materia sono i due poli dell'Uno manifestato,ma pur essendo ambedue eterni,senza principio,e pur essendo ambedue energia,vita,hanno in sè una distinzione,e questa distinzione risiede nell'aspetto.
L'aspetto dello Spirito è l'immobilità,la calma,il riposo,poichè Esso vibra ad una velocità così alta da apparire nella quiete assoluta,mentre l'aspetto della Materia è vibrante a velocità diverse e molto più lente,creando così diversi livelli o piani e diverse forme che sono in continuo movimento e cambiamento.

Ad ogni modo la realtà è che la stessa energia che a basso livello vibratorio si manifesta come << qualità negativa >>,se è portata ad una frequenza vibratoria più alta si trasforma in qualità positiva.
Ad esempio,la combattività,l'ira,l'aggressività,se sono sublimate diventano forza,potere,volontà a livello spirituale.Il criticismo si trasforma così in discernimento.L'amore egoistico si tramuta in Amore Universale,e così via..

Gli antichi alchimisti,affermando << come in alto,così in basso;come in basso così in alto >>,dimostravano di aver intuito l'esistenza di una sostanziale unità di tutto,unità che però deve essere scoperta e portata in manifestazione e,in un certo senso,ri-creata per mezzo della trasformazione della materia.

 

Secondo me,eh? D'altronde vi sono infinite sfumature,migliaia di intuizioni e stati di Coscienza e Conoscenza evolutivi relativi al proprio Spirito  (ammesso che l'individuo sia giunto a intuirne l'Esistenza) che dimorano nell'essere umano...

 

Molta filosofia scevra da fanatismi.






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