Vai al contenuto

CoseNascoste Forum uses cookies. Read the Privacy Policy for more info. To remove this message, please click the button to the right:    I accept the use of cookies



Foto
* * * * * 3 voti

Il distacco dall'immaginazione non-creativa


  • Per cortesia connettiti per rispondere
88 risposte a questa discussione

#81 Moroni

Moroni

    Utente Full

  • Utenti
  • 1324 messaggi

Inviato 22 aprile 2019 - 02:12

Secondo me, l'immaginazione, qualunque essa sia, ci allontana dalla nostra Consapevolezza che è assenza di identificazione nei nostri pensieri. L'osservazione dei processi del pensiero ci permette di permanere in questo stato. Ciò che ci porta lontano da questo stato sono tutti gli attaccamenti alle cose del quotidiano, nei desideri, nelle azioni meccaniche che si fanno. Alla fine la volontà stessa di volersene distaccare diventa frutto di immaginazione. L'insieme di tutto ciò si chiama manifestazione del nostro Ego che prende il comando delle operazioni. E' il vero regista, l'ingannatore che decide e dispone. Si può nascondere anche nell'illusione di aver progredito, gratificandosi e rafforzandosi per ogni risultato che si raggiunge e si sperimenta.

Nella nostra vita si ha bisogno di essere al sicuro perchè si ha paura del non conosciuto e quindi il distacco risulterà sempre più complicato e sopratutto non veramente desiderato. C'è bisogno innanzitutto di creare un giusto stato d'animo di base per permettere che scocchi la "scintilla".

Ritirandosi in sè stessi, facendo come dei passi indietro fino quasi a regredire ci può permettere di "vedere" tutti quei pensieri ed emozioni che a noi ci facevano comodo/piacere di seguire ed identificarci. Non ci sono regole, non ci sono scadenze e ne programmazioni tutto può avvenire senza che noi ce ne accorgiamo.

Questo mi sento di dire.....

La chiave è accettare la situazione che si sta vivendo 

 

io per esempio anche nell'accettazione posso sbagliare, posso accettare il momento presente e protrarmi a fare azioni che mi fanno stare male come guardare notiziari di cronaca al computer

allora il punto più utile per me è stare sul letto in immobilità e valutare i processi di accettazione

c'è anche un video sull'accettazione su youtube 

https://www.youtube....h?v=38ndhqlqZdQ

l'accettazione è la base per poi fare tutto il resto in tecniche avanzate come la famosa ricapitolazione che cito spesso io

 

ti spiego subito

io mi preparo scendo, mentre mi allaccio le scarpe vedo delle persone che vengono verso di me e si fermano a curiosare io magari mi incattiivisco poi cammino bestemmio e durante il mio cammino assisto a delle altre cose e continuo a bestemmiare

il giorno dopo tutta questa sequenza di robe la devo rivivere

devo ricordare tutte le emozioni subite la gente che ho visto, le emozioni che ho provato

e quale processo meglio della retrospezione per vedere questo 



#82 mystery1967

mystery1967

    Moderatore 2.0

  • Moderatore
  • 5504 messaggi

Inviato 26 aprile 2019 - 01:22

La chiave è accettare la situazione che si sta vivendo

Il più delle volte ci troviamo di fronte a situazioni che non vogliamo accettare, ciò ci porta inevitabilmente in uno stato di confusione interiore e ci lasciamo condizionare dal flusso di pensieri/emozioni ad esse legate. Questo normalmente accade quando ci proiettiamo direttamente verso l'esterno d'impulso, senza opporre alcuna "resistenza" al nostro Ego che, in tali situazioni, ogni volta si rafforza.

 

Più che accettare la situazione direi che bisognerebbe "capirla", "vederla" con distacco vigile perchè sviluppandolo consapevolmente, si ha la possibilità di scoprire i vari processi che conducono alla comprensione di se stessi.

 

Comprendere se stessi è la chiave per poter al meglio affrontare di conseguenza ogni avvenimento sia positivo che negativo. In entrambi i casi non è la vita che lo fa, ma è conseguenza del nostro modo di interagire con il prossimo.


L’ignorante parla a vanvera, l’intelligente parla al momento opportuno, il saggio parla se interpellato, ‘o fesso parla sempre
(Totò) 
   132.gif

 

 

 

 


#83 majjhimanikaya

majjhimanikaya

    Utente Esperto

  • Utenti
  • 3540 messaggi

Inviato 07 giugno 2019 - 04:40

Cosa rimane, quando, svanito il desiderio di possedere e saziarsi dei fenomeni sensoriali, svanisce anche quello di intrattenersi nei fenomeni mentali?
Un gran numero di cose possono stimolare l'immaginazione e lasciarci impigliati in fantasie di natura puramente ideale.
Un libro, un film, una musica, e tutte le pratiche spirituali che hanno come base l'immaginazione, finiscono spesso per imprigionarci nel divenire di un io ideale.
I pochi risultati raggiunti nutrono l'illusione di progredire in qualche forma di controllo e ottenere qualche potere, ma alla fine servono solo a tenere in piedi un meccanismo in cui si viene costantemente derubati dell'essere e ripagati con ciò che si tende ad essere.
Sotto sotto, si scatena l'intensa paura di abbandonare una condizione di perpetua speranza, generata dai fantasmi, per approdare a uno stato completamente sconosciuto, in cui è tagliata fuori ogni forma di autocelebrazione e progresso, perché si incontra, inevitabilmente, la quiete perfetta. O almeno così dicono, perché nessuno sa a cosa va veramente incontro.
L'abbandono dei piaceri mentali è un atto di profonda fede, implica il gettarsi in un abisso ignoto da cui non si sa né come né se, effettivamente si può uscire.

È la seconda notte oscura di san Giovanni della Croce, la notte dello spirito, in cui la presenza di Dio è così vicina da accecare e lasciare, paradossalmente, al buio.
È il distacco dolorosissimo dalle forme mentali.

Sono convinta che alcune forme di depressione siano parenti stretti di questo vuoto spaventoso. Specialmente quelle non caratterizzate dall'incessante rimuginio, dagli eccessi dei sensi di colpa, ma più che altro dell'impossibilità di trarre piacere da ciò che un tempo era la massima gioia.

Come si cresce fisicamente, si diventa sempre più adulti anche nello spirito, e ciò che piace al bambino non piace all'adulto.

Capisco che è un argomento complesso, mi piacerebbe sentire qualche parere di chi, sulla via, ha sentito la necessità di abbandonare qualcosa ma non ha trovato immediatamente (Come spesso accade) la soddisfazione interna, l'unità assoluta.
Non necessariamente sul piano mentale, anche quello più legato alle soddisfazioni fisiche.

Sicuramente il buddismo ha molte risposte a questo dilemma. Discutiamone insieme se vi va.

 

 

Ciao Freyja, ammetto che ho fatto una certa fatica a capire dove volessi andare a parare o quale fosse l'oggetto del thread.

Il piacere in senso lato cessa dopo un certo periodo di tempo, forse più che gettarsi in uno stato avulso da tutto questo, sarebbe opportuno chiederci se il continuo ricadere nella fatica e nel dolore (depressione ad esempio) non sia il vero oggetto della nostra esistenza sulla terra. Bisogna veramente abbandonare i piaceri (con fede per giunta !?) o forse riporre in questi le giuste aspettative ? Spero di aver inteso l'oggetto della discussione


"La natura è la forma simbolica di ciò che è fuori dalla natura" (René de Lubicz)

#84 Frèyja

Frèyja

    .L.

  • Utenti
  • 4646 messaggi

Inviato 07 giugno 2019 - 06:14

Ciao Freyja, ammetto che ho fatto una certa fatica a capire dove volessi andare a parare o quale fosse l'oggetto del thread.
Il piacere in senso lato cessa dopo un certo periodo di tempo, forse più che gettarsi in uno stato avulso da tutto questo, sarebbe opportuno chiederci se il continuo ricadere nella fatica e nel dolore (depressione ad esempio) non sia il vero oggetto della nostra esistenza sulla terra. Bisogna veramente abbandonare i piaceri (con fede per giunta !?) o forse riporre in questi le giuste aspettative ? Spero di aver inteso l'oggetto della discussione

La situazione esposta da me non è tanto un'azione attiva ma piuttosto un effetto indiretto. Non si deve abbandonare nulla. Sono determinati piaceri che, in un certo senso, se ne vanno, ci abbandonano, lasciando per un certo periodo di tempo un vuoto di "assestamento".

#85 majjhimanikaya

majjhimanikaya

    Utente Esperto

  • Utenti
  • 3540 messaggi

Inviato 08 giugno 2019 - 08:09

La situazione esposta da me non è tanto un'azione attiva ma piuttosto un effetto indiretto. Non si deve abbandonare nulla. Sono determinati piaceri che, in un certo senso, se ne vanno, ci abbandonano, lasciando per un certo periodo di tempo un vuoto di "assestamento".

 

"Cosa rimane, quando, svanito il desiderio di possedere e saziarsi dei fenomeni sensoriali, svanisce anche quello di intrattenersi nei fenomeni mentali?"

 

Per intendere meglio il senso del thread, stai facendo riferimento a una ipotetica cessazione della realizzazione di sé tramite piacere e felicità, della serie "nulla più mi entusiasma" o stai puntando il dito nel frangente che intercorre tra un piacere e il successivo ?


"La natura è la forma simbolica di ciò che è fuori dalla natura" (René de Lubicz)

#86 Frèyja

Frèyja

    .L.

  • Utenti
  • 4646 messaggi

Inviato 09 giugno 2019 - 05:36

"Cosa rimane, quando, svanito il desiderio di possedere e saziarsi dei fenomeni sensoriali, svanisce anche quello di intrattenersi nei fenomeni mentali?"
 
Per intendere meglio il senso del thread, stai facendo riferimento a una ipotetica cessazione della realizzazione di sé tramite piacere e felicità, della serie "nulla più mi entusiasma" o stai puntando il dito nel frangente che intercorre tra un piacere e il successivo ?


La prima che hai detto.

#87 majjhimanikaya

majjhimanikaya

    Utente Esperto

  • Utenti
  • 3540 messaggi

Inviato 09 giugno 2019 - 09:18

La prima che hai detto.

 

 

Premessa: essere sicuri esista una meta, essere sicuri di come raggiungerla

 

Mia opinione personale, la depressione è una condizione prolungata di reattività. Essere reattivi ci uccide internamente perché ci rende degli automi, la nostra realizzazione personale, e dunque la nostra felicità è in mani altrui, ma la nostra natura è tutto fuorché quella di un'automa, anzi.

 

Non avere più stimoli significa dunque, per quanto mi riguarda, essere reattivi e l'unico modo per uscire dal loop è cominciare ad essere attivamente causa e ispirazione. E' uno sforzo immenso, ma nessun'altro al di fuori di noi potrà farlo al posto nostro.


"La natura è la forma simbolica di ciò che è fuori dalla natura" (René de Lubicz)

#88 Frèyja

Frèyja

    .L.

  • Utenti
  • 4646 messaggi

Inviato 10 giugno 2019 - 06:40

Premessa: essere sicuri esista una meta, essere sicuri di come raggiungerla
 
Mia opinione personale, la depressione è una condizione prolungata di reattività. Essere reattivi ci uccide internamente perché ci rende degli automi, la nostra realizzazione personale, e dunque la nostra felicità è in mani altrui, ma la nostra natura è tutto fuorché quella di un'automa, anzi.
 
Non avere più stimoli significa dunque, per quanto mi riguarda, essere reattivi e l'unico modo per uscire dal loop è cominciare ad essere attivamente causa e ispirazione. E' uno sforzo immenso, ma nessun'altro al di fuori di noi potrà farlo al posto nostro.


Ho parlato di depressione solo per alcune similitudini con questo stato, ma ciò di cui parlo non è depressione. Quest'ultima infatti è carica di stati d'animo negativi che invece tipicamente non si presentano in questa fase del percorso. È abbastanza simile all'apatia semmai. L'apatico non soffre necessariamente della sua condizione, piuttosto nel mio caso mi faccio delle domande quando paragono la situazione attuale a quella del passato, e quando mi chiedo in cosa può evolvere nel futuro. Normalmente prendo con filosofia queste fasi di transizione, consapevole che non durano molto perché ogni volta da una situazione ne deriva un'altra più stabile, una volta compreso e metabolizzato il processo.
Infatti non sono già più come ero quando ho scritto questo thread, un paio di mesi fa.
Ho compreso abbastanza profondamente che tutte le forme di intrattenimento di cui parlo qui vanno ad arricchire l'io, rubando energia all'emersione della coscienza. L'essere automi alla fine è proprio il dipendere dai fenomeni sensoriali/mentali, e soprattutto lasciare che siano questi ultimi a dare un senso compiuto al nostro tempo.
L'osservazione costante produce un certo distacco, il distacco può condurre all'apatia. L'apatia a sua volta può condurre a uno stato di pace e benessere se si è pienamente nel dominio di sé. Se invece persiste ancora l'io può essere vissuta come una condizione aliena, strana, oppure una condizione penosa, perché non si sa dove impegnare l'energia risparmiata, tutta la vitalità che un tempo si riversava fuori e che nel suo percorso ottimale fluisce invece internamente attivando una consapevolezza sempre maggiore.
  • LUMA piace questo

#89 Tulcu

Tulcu

    Nuovo Utente

  • Utenti
  • 4 messaggi

Inviato 16 giugno 2019 - 06:38

Questo intendere il fuori e il dentro come parti e non parti di noi è fortemente dualizzante....






0 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 0 visitatori, 0 utenti anonimi