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Il distacco dall'immaginazione non-creativa


  • Per cortesia connettiti per rispondere
89 risposte a questa discussione

#41 Moroni

Moroni

    Utente Full

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Inviato 16 marzo 2019 - 11:12

La chiave è perfezionare il "vedere"

quindi la chiave è l'arte dell'agguato 



#42 Lamia

Lamia

    sono andato a letto presto

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Inviato 17 marzo 2019 - 09:44

Grazie Luma.
In questi giorni ho avuto modo di riflettere ulteriormente e mi sono accorta che il presunto legame fra "mondi fantasiosi altrove" e fastidio verso l'aspetto materiale dell'esistenza c'è veramente. Sono due estremi.
Ciò che dici è giusto. L'essere poco convinti che il mondo sia tutto qua, il voler fare di tutto per ritornare a una condizione migliore preesistente sono motori di una sana ricerca e di un cammino indirizzato bene, ma sono anche espressione di un'incompletezza che si presenta sempre, prima di essere in grado di armonizzare l'esperienza spirituale con il piano fisico.

Infatti ho compreso che il percorso ad un certo punto si inverte. Quando si è portata energia sufficiente ai chakra superiori, ovvero quando si è in qualche modo conosciuto alcuni aspetti del Sé, bisogna essere in grado di portarli nel piano materiale. Essere in grado di armonizzarli con la solidità del piano fisico, facendo coesistere l'uno con la moltitudine. È l'aspetto più difficile, nonché scopo di base.

Nel mio caso questo fastidio era eccessivo e mi portava anche alcuni problemi fisici, nello specifico un dolore alla gamba di natura psicosomatica, dovuto a carenza di sicurezza in tenera età.
Ho dovuto prendere per mano la bambina che ero, e insegnarle di nuovo come si fa a non avere paura. Il dolore é scomparso quasi del tutto.
Il mondo altrove compensava carenza di fiducia nella realtà immediata.

In questo modo ho compreso che la fede più intensa in Dio ( o Assoluto, qualsiasi sia il nome che preferisci) si ha conquistando la capacità di sentirsi al sicuro ovunque.

 

per scavare a fondo negli abissi oscuri e subconsci di muladhara si deve avere la lanterna ben accesa..

là sotto risiedono tutte le abitudini disfunzionali, i traumi, i risentimenti che devono essere estirpati e rilasciati con gentilezza amorevole..

sono felice di sentirti più forte di prima! e ancora più saggia.

un abbraccio


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Noctes atque dies patet atri ianua Ditis: sed revocare gradum superasque ecadere ad auras, hoc opus, hic labor est.


 

 


#43 goodlie

goodlie

    Utente Senior

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Inviato 17 marzo 2019 - 10:08

Non so bene come contribuire al tuo discorso del primo post (o forse non sono pronta a farlo) ma sai che mi tocca molto. Al momento io ho messo in pausa tutto del mio mondo mentale, messo da parte soprattutto la paura di "perderci qualcosa" smettendo di coltivarlo, e... Sorpresa, affluisce nuova vita.
  • Lamia e Frèyja piace questo

#44 Lamia

Lamia

    sono andato a letto presto

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Inviato 17 marzo 2019 - 10:48

Non so bene come contribuire al tuo discorso del primo post (o forse non sono pronta a farlo) ma sai che mi tocca molto. Al momento io ho messo in pausa tutto del mio mondo mentale, messo da parte soprattutto la paura di "perderci qualcosa" smettendo di coltivarlo, e... Sorpresa, affluisce nuova vita.

 

è bello rileggerti. sono felice che siano spuntate nuove gemme e fiori.. 


Noctes atque dies patet atri ianua Ditis: sed revocare gradum superasque ecadere ad auras, hoc opus, hic labor est.


 

 


#45 goodlie

goodlie

    Utente Senior

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Inviato 18 marzo 2019 - 12:23

è bello rileggerti. sono felice che siano spuntate nuove gemme e fiori..


❤️ Anche a me fa piacere trovarti qui!
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#46 Nehelamite

Nehelamite

    Parcere subiectis et debellare superbos

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Inviato 18 marzo 2019 - 02:12

Ho paura che questo mio messaggio potrebbe sembrar contrastare con quanto detto da altri utenti... 

 

 

Ma pensa! Questa è una paura che a me personalmente non viene mai :asdsi:

 

Capisco che è un argomento complesso, mi piacerebbe sentire qualche parere di chi, sulla via, ha sentito la necessità di abbandonare qualcosa ma non ha trovato immediatamente (Come spesso accade) la soddisfazione interna, l'unità assoluta.
Non necessariamente sul piano mentale, anche quello più legato alle soddisfazioni fisiche.

Sicuramente il buddismo ha molte risposte a questo dilemma. Discutiamone insieme se vi va.

 

 

Se ti va puoi ascoltare la storia (mozzata della parte centrale) di qualcuno che "sulla via" ha percepito l'impossibilità di abbandonare qualcosa, qualcosa ch'era più importante della "via" stessa e che quindi, nella pratica, l'ha persuaso a desistere.

Nella vita, come nella via, è sempre una questione di priorità.

 

Uno potrebbe chiedersi: cosa c'è di più importante dell'avanzamento personale, dell'elevazione, della conoscenza...?
Ma a ben pensarci, la risposta è ovvia - tante cose lo sono. Più importanti, intendo.


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~ Of all the things I've lost, I miss my Heart the most ~

#47 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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Inviato 18 marzo 2019 - 02:16

Ma pensa! Questa è una paura che a me personalmente non viene mai :asdsi:
 

 
 
Se ti va puoi ascoltare la storia (mozzata della parte centrale) di qualcuno che "sulla via" ha percepito l'impossibilità di abbandonare qualcosa, qualcosa ch'era più importante della "via" stessa e che quindi, nella pratica, l'ha persuaso a desistere.
Nella vita, come nella via, è sempre una questione di priorità.
 
Uno potrebbe chiedersi: cosa c'è di più importante dell'avanzamento personale, dell'elevazione, della conoscenza...?
Ma a ben pensarci, la risposta è ovvia - tante cose lo sono. Più importanti, intendo.


Racconta

#48 Nehelamite

Nehelamite

    Parcere subiectis et debellare superbos

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Inviato 18 marzo 2019 - 02:41

Racconta

 

 

Ne parlerò in termini generali, perché in questo forum raccontare un'esperienza personale nel dettaglio è un lusso che non ci si può permettere :D

Magari finirò col dire o con lo sforare in argomenti che col tema non c'entrano molto, ma è pur sempre il Motivo (con la M maiuscola) che mi ha sempre trattenuto, dal quale per me è stato impossibile separarmi - nel senso che non ho voluto nemmeno provarci, e dove manca la volontà, il resto non aiuta in nulla.

 

A volte ci facciamo del male rievocando sempre lo stesso ricordo, immaginando come sarebbero potute andare le cose da quel momento in poi se la vita avesse "avuto altri piani" per noi e chi ci stava attorno, è un dolore sordo che si presenta a fasi alterne e ci spinge insomma a vivere la vita come se si fosse in pausa.

Da quel giorno in poi, da quell'istante in poi, il resto dell'esistenza scorre come se ci si fosse presa una vacanza dalla vita, tutti i progetti, le speranze, le aspettative, vengono poste in un cassetto che non può più essere riaperto, anzi più che in un cassetto direi una vetrina: sei lì ad ammirare quei sogni, ormai irrealizzabili nel senso più radicale del termine (a poche cose, nella vita, non c'è rimedio), e a farne/averne di nuovi ti sentiresti in colpa, quindi rinunci e passi il tempo davanti a quella bacheca che nel trascorrere degli anni, comincia piuttosto a somigliare ad un mausoleo.

 

Andare avanti a quel punto ha un senso relativo: per fare che, per capire cosa? A che ti serve? Non importerebbe nemmeno diventare il più saggio ed elevato degli illuminati, conoscere la verità su tutto, se poi non si disponesse del potere per cambiarla, o almeno per cambiare realtà.

E non sai nemmeno, dopo tanto che sei lì a rimuginare, se ripartire da quel punto e nelle migliori condizioni, porterebbe davvero a realizzare quei sogni mummificati dietro un vetro: ormai sei una persona diversa, cambiata da tanti anni di rancore e rimpianti, certo se ce ne fosse la possibilità di tornare indietro (per assurdo che sia immaginare ci possa essere) ti faresti comunque in quattro per "tornare" quello di una volta, o meglio, ritrovare lo stesso spirito di un tempo, ma non puoi che vergognarti del te stesso che sei diventato e il confronto con quei sogni, quand'erano nel vivo della loro radianza ecco, con quelle persone di una volta e con il te stesso di quegli anni, ecco quel confronto è decisamente impietoso.

 

La "pace" e la "quiete" le rifiuti, le rifiuti perché sembrano un tradimento persino peggiore, magari sai che nessuna di quelle persone la penserebbe così e anzi ti direbbero il contrario, ti convincerebbero a lasciarti tutto alle spalle e procedere senza guardarti troppo indietro, giusto magari quelle volte che ti va di rievocare il passato con nostalgia ma senza dolore: però tu non puoi farlo, e non puoi perché nessuno di loro è lì a dirti quelle cose, e credere che sia ciò che vorrebbero tu facessi non cambia di una virgola le tue priorità.

Lasciarsi qualcosa alle spalle è il peggiore dei tradimenti, anche se concesso e anzi incoraggiato, terapeutico, buono e positivo, rimane per te un tradimento intollerabile verso quel mausoleo e verso quelle persone, non importa se loro la penserebbero diversamente.

 

Eh oddio, spero di essermi spiegato relativamente bene.


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#49 Moroni

Moroni

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Inviato 18 marzo 2019 - 03:04

EDIT



#50 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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Inviato 18 marzo 2019 - 04:23

Ne parlerò in termini generali, perché in questo forum raccontare un'esperienza personale nel dettaglio è un lusso che non ci si può permettere :D
Magari finirò col dire o con lo sforare in argomenti che col tema non c'entrano molto, ma è pur sempre il Motivo (con la M maiuscola) che mi ha sempre trattenuto, dal quale per me è stato impossibile separarmi - nel senso che non ho voluto nemmeno provarci, e dove manca la volontà, il resto non aiuta in nulla.

A volte ci facciamo del male rievocando sempre lo stesso ricordo, immaginando come sarebbero potute andare le cose da quel momento in poi se la vita avesse "avuto altri piani" per noi e chi ci stava attorno, è un dolore sordo che si presenta a fasi alterne e ci spinge insomma a vivere la vita come se si fosse in pausa.
Da quel giorno in poi, da quell'istante in poi, il resto dell'esistenza scorre come se ci si fosse presa una vacanza dalla vita, tutti i progetti, le speranze, le aspettative, vengono poste in un cassetto che non può più essere riaperto, anzi più che in un cassetto direi una vetrina: sei lì ad ammirare quei sogni, ormai irrealizzabili nel senso più radicale del termine (a poche cose, nella vita, non c'è rimedio), e a farne/averne di nuovi ti sentiresti in colpa, quindi rinunci e passi il tempo davanti a quella bacheca che nel trascorrere degli anni, comincia piuttosto a somigliare ad un mausoleo.

Andare avanti a quel punto ha un senso relativo: per fare che, per capire cosa? A che ti serve? Non importerebbe nemmeno diventare il più saggio ed elevato degli illuminati, conoscere la verità su tutto, se poi non si disponesse del potere per cambiarla, o almeno per cambiare realtà.
E non sai nemmeno, dopo tanto che sei lì a rimuginare, se ripartire da quel punto e nelle migliori condizioni, porterebbe davvero a realizzare quei sogni mummificati dietro un vetro: ormai sei una persona diversa, cambiata da tanti anni di rancore e rimpianti, certo se ce ne fosse la possibilità di tornare indietro (per assurdo che sia immaginare ci possa essere) ti faresti comunque in quattro per "tornare" quello di una volta, o meglio, ritrovare lo stesso spirito di un tempo, ma non puoi che vergognarti del te stesso che sei diventato e il confronto con quei sogni, quand'erano nel vivo della loro radianza ecco, con quelle persone di una volta e con il te stesso di quegli anni, ecco quel confronto è decisamente impietoso.

La "pace" e la "quiete" le rifiuti, le rifiuti perché sembrano un tradimento persino peggiore, magari sai che nessuna di quelle persone la penserebbe così e anzi ti direbbero il contrario, ti convincerebbero a lasciarti tutto alle spalle e procedere senza guardarti troppo indietro, giusto magari quelle volte che ti va di rievocare il passato con nostalgia ma senza dolore: però tu non puoi farlo, e non puoi perché nessuno di loro è lì a dirti quelle cose, e credere che sia ciò che vorrebbero tu facessi non cambia di una virgola le tue priorità.
Lasciarsi qualcosa alle spalle è il peggiore dei tradimenti, anche se concesso e anzi incoraggiato, terapeutico, buono e positivo, rimane per te un tradimento intollerabile verso quel mausoleo e verso quelle persone, non importa se loro la penserebbero diversamente.

Eh oddio, spero di essermi spiegato relativamente bene.

Per cercare di capire cosa provi e quel che dici mi sono immedesimata in un'ipotetica me stessa a cui è capitata la cosa peggiore in assoluto, l'unica cosa che renderebbe difficile la quiete e me la potrebbe far percepire come un "tradimento", ovvero la perdita di mio figlio.
E se devo essere totalmente onesta, pur riconoscendo le difficoltà che avrei, non mi smuoverebbero dalla via che ho intrapreso, perché ho capito che la quiete non è dimenticare, la pace non è un fregarsene lasciando indietro il passato, ma è ricondurre tutto al presente, comprendendo cause e conseguenze di tutta l'esistenza, non solo la tua.
Capisco, in caso di forte sofferenza, l'esigenza (specie iniziale) di non lasciare andare l'ego che trattiene quel ricordo, con tutti i suoi aspetti brutti e belli, per viverli costantemente. Ma che l'andare avanti significhi cancellare qualcosa di netto è sempre un'idea erronea dell'individualità, che ancora non sa che l'espansione di coscienza non uccide mai l'essenziale, ma solo il superfluo.
E l'essenziale è sempre l'amore. Per cui i timori fondati sul senso di colpa per un ipotetico eccesso di menefreghismo sono sempre privi di fondamento.
Passato e futuro, ad un certo punto, diventano punti di riferimento dell'ego e non della coscienza risvegliata. Per cui anche il desiderio di cambiare il passato sfuma, ma attraverso un cambio di percezione, sempre più realistico, e non mediante un'operazione di distacco crudo e totalmente indifferente.

Il cammino non è una lobotomia, non cancella il passato, lo integra e ne trattiene l'essenza. Per cui non c'è mai nessun reale motivo per lasciarlo, anche se ovviamente rispetto e comprendo anche la scelta di chi non ce la fa ad andare avanti.
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#51 Nehelamite

Nehelamite

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Inviato 18 marzo 2019 - 04:39

Per cercare di capire cosa provi e quel che dici mi sono immedesimata in un'ipotetica me stessa a cui è capitata la cosa peggiore in assoluto, l'unica cosa che renderebbe difficile la quiete e me la potrebbe far percepire come un "tradimento", ovvero la perdita di mio figlio.
E se devo essere totalmente onesta, pur riconoscendo le difficoltà che avrei, non mi smuoverebbero dalla via che ho intrapreso, perché ho capito che la quiete non è dimenticare, la pace non è un fregarsene lasciando indietro il passato, ma è ricondurre tutto al presente, comprendendo cause e conseguenze di tutta l'esistenza, non solo la tua.
Capisco, in caso di forte sofferenza, l'esigenza (specie iniziale) di non lasciare andare l'ego che trattiene quel ricordo, con tutti i suoi aspetti brutti e belli, per viverli costantemente. Ma che l'andare avanti significhi cancellare qualcosa di netto è sempre un'idea erronea dell'individualità, che ancora non sa che l'espansione di coscienza non uccide mai l'essenziale, ma solo il superfluo.
E l'essenziale è sempre l'amore. Per cui i timori fondati sul senso di colpa per un ipotetico eccesso di menefreghismo sono sempre privi di fondamento.

Il cammino non è una lobotomia, non cancella il passato, lo integra e ne trattiene l'essenza. Per cui non c'è mai nessun reale motivo per lasciarlo, anche se ovviamente rispetto e comprendo anche la scelta di chi non ce la fa ad andare avanti.

 

 

Questo penso di averlo capito, il problema è che mi sentirei comunque in colpa a "stare meglio", da una parte penso che se c'è qualcosa da capire allora non mi interessa capirla, non credo possa esistere alcun motivo "valido" o "giusto" che me ne renda ragione.

E' come un circolo vizioso, per andare avanti dovrei riuscire ad... andare avanti, o almeno io così percepisco la cosa.

E in generale è come se mancasse un senso, stai lì e ti chiedi: va beh ma per chi dovrei farlo, per me stesso? Ma di me stesso che mi frega più ormai.


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#52 Frèyja

Frèyja

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Inviato 18 marzo 2019 - 04:54

Questo penso di averlo capito, il problema è che mi sentirei comunque in colpa a "stare meglio", da una parte penso che se c'è qualcosa da capire allora non mi interessa capirla, non credo possa esistere alcun motivo "valido" o "giusto" che me ne renda ragione.
E' come un circolo vizioso, per andare avanti dovrei riuscire ad... andare avanti, o almeno io così percepisco la cosa.
E in generale è come se mancasse un senso, stai lì e ti chiedi: va beh ma per chi dovrei farlo, per me stesso? Ma di me stesso che mi frega più ormai.


Hai fatto qualcosa di brutto tu in prima persona? Di "imperdonabile"? Giusto per capire di che parliamo.

#53 Nehelamite

Nehelamite

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Inviato 18 marzo 2019 - 05:16

Hai fatto qualcosa di brutto tu in prima persona? Di "imperdonabile"? Giusto per capire di che parliamo.

 

 

Di cose "brutte" relativamente parlando e non, ne ho fatte, ma tutte comunque dopo, nel corso della vita, e paradossalmente provo nei confronti di quelle cose quasi nessun senso di colpa rispetto a quella situazione in cui invece io non avevo il potere di fare nulla, e che chiunque concorderebbe nel dire che in prima persona non ho fatto nulla di male, anzi ero vittima anch'io.

E' stato imperdonabile non aver chiarito le cose prima del tempo, non aver detto tutto subito, dal mio punto di vista e col senno del poi, ma vuoi per la giovanissima età dell'epoca, vuoi perché in fondo non potevo immaginare cosa sarebbe successo, continuai a rimandare fin quando poi non fu più possibile dire nulla - questo è uno dei miei grandi rimpianti, ma forse se l'avessi detto, il dolore poi sarebbe stato persino peggiore, credo.


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#54 Frèyja

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Inviato 18 marzo 2019 - 05:45

Di cose "brutte" relativamente parlando e non, ne ho fatte, ma tutte comunque dopo, nel corso della vita, e paradossalmente provo nei confronti di quelle cose quasi nessun senso di colpa rispetto a quella situazione in cui invece io non avevo il potere di fare nulla, e che chiunque concorderebbe nel dire che in prima persona non ho fatto nulla di male, anzi ero vittima anch'io.
E' stato imperdonabile non aver chiarito le cose prima del tempo, non aver detto tutto subito, dal mio punto di vista e col senno del poi, ma vuoi per la giovanissima età dell'epoca, vuoi perché in fondo non potevo immaginare cosa sarebbe successo, continuai a rimandare fin quando poi non fu più possibile dire nulla - questo è uno dei miei grandi rimpianti, ma forse se l'avessi detto, il dolore poi sarebbe stato persino peggiore, credo.


Allora, rispondendo a quel che hai detto prima, direi che ci sono mille motivi validi per andare avanti, e che raramente si fa per sé stessi, se non inizialmente, quando la sofferenza è insopportabile e si ricerca il benessere, giustamente.
Ma si continua a prescindere per amore della verità e perché ad un certo punto la questione non è più solo tua. Il tuo è il dramma dell'umanità intera. In qualche modo ci si carica sulle spalle. E allora lo fai per chi ami e anche per chi odi.
Per quanto mi riguarda, ma sono certa che non sia un sentire comune, smettendo sentirei di mancare di rispetto a qualcosa di più grande di me. Quello si che sarebbe, a ragione, il senso di colpa più grande che potrei provare, probabilmente.

#55 Nehelamite

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Inviato 18 marzo 2019 - 05:58

Allora, rispondendo a quel che hai detto prima, direi che ci sono mille motivi validi per andare avanti, e che raramente si fa per sé stessi, se non inizialmente, quando la sofferenza è insopportabile e si ricerca il benessere, giustamente.
Ma si continua a prescindere per amore della verità e perché ad un certo punto la questione non è più solo tua. Il tuo è il dramma dell'umanità intera. In qualche modo ci si carica sulle spalle. E allora lo fai per chi ami e anche per chi odi.
Per quanto mi riguarda, ma sono certa che non sia un sentire comune, smettendo sentirei di mancare di rispetto a qualcosa di più grande di me. Quello si che sarebbe, a ragione, il senso di colpa più grande che potrei provare, probabilmente.

 

 

Capisco anche l'amore per la verità, ma ad un certo punto ti senti di lasciare indietro qualcuno e qualcosa che indietro non puoi lasciare, pensi che se altri non hanno avuto la fortuna concreta di poter andare avanti, allora che diritto hai tu di farlo.

Per questo parlavo di "mettere la vita in pausa", poi volente o nolente qualcosa l'ho pur fatta, ma al dunque son sempre venuto meno.


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#56 Frèyja

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Inviato 18 marzo 2019 - 07:17

Capisco anche l'amore per la verità, ma ad un certo punto ti senti di lasciare indietro qualcuno e qualcosa che indietro non puoi lasciare, pensi che se altri non hanno avuto la fortuna concreta di poter andare avanti, allora che diritto hai tu di farlo.
Per questo parlavo di "mettere la vita in pausa", poi volente o nolente qualcosa l'ho pur fatta, ma al dunque son sempre venuto meno.


Quindi diciamo che la tua priorità è darti il tormento.

#57 Nehelamite

Nehelamite

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Inviato 18 marzo 2019 - 08:43

Quindi diciamo che la tua priorità è darti il tormento.

 

 

Beh non la metterei proprio in questo modo.


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#58 Frèyja

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Inviato 18 marzo 2019 - 10:02

Beh non la metterei proprio in questo modo.

Secondo me, comunque, c'è un'altra possibile chiave di lettura alla tua situazione.
In linea generale, un lavoro su sé stessi per conoscersi e oltrepassare i propri limiti fittizi è un atto che dovrebbe abbracciare tutto. Non esiste qualcosa che possa essere considerato "altro", poiché il lavoro è il lavoro sulla realtà, e tutto ciò che accade ne fa parte.
Capita spesso che certi eventi si posizionino apparentemente fuori dal cammino, o lo ostacolino. Ma questa è pura illusione, perché tutto è dentro la via.
Non esistono quindi, in definitiva, delle priorità, ma dei nodi complessi che non si riescono a sciogliere e integrare nel percorso.
C'è chi questo percorso non lo comincia mai, per queste persone tutto è deviazione dal cammino spirituale. Non lo vedono neanche. Ma c'è anche tanta gente che non riesce a fondere il proprio dolore con l'esperienza spirituale, o il proprio vivere quotidiano, come se la spiritualità fosse lontana dalla materia, dal dolore o dalla semplicità delle piccole cose.
Così ci sono quelli che Dio non lo vedono proprio, quelli che lo mettono su un piano completamente trascendente, lontano da tutto, quelli che non riescono a far convivere, nemmeno idealmente, la dualità inevitabile della vita e quelli che vanno a cercare Dio o sé stessi su qualche montagna deserta.

Questo "nodo" che ti ha fatto deviare dell'interesse spirituale, potrebbe poggiare le sue basi sull'incapacità, conscia o inconscia, di usare il dolore che provi come mezzo di conoscenza, e quindi in sostanza, un problema di impenetrabilità nella dualità dei fenomeni al fine di conoscerla e superarla. Mi sembri ancorato alle sensazioni di dolore (riassumendo e semplificando i tuoi stati d'animo) e gioia, concependo il cammino spirituale come gioia e la vita come dolore, completamente separati l'uno dall'altro, tanto che hai dovuto scegliere di attaccarti al dolore per vivere ancora, relegando il cammino spirituale a una gioia ipotetica posta altrove, che nulla ha a che vedere con la vita da vivere, nella sua brutalità.

Per come la vedo io, ma magari mi sbaglio, ti servirebbe una sintesi delle tue esperienze, e soprattutto, in maniera urgente, cominciare a considerare il dolore come strumento di conoscenza, manifestazione di un certo moto incompreso dell'anima e non come inevitabile prodotto del vivere e basta. In definitiva non lasciarti più usare dal dolore dei ricordi, ma usalo tu.

Spero di non essere stata troppo "tenebrosa".

#59 Nehelamite

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Inviato 18 marzo 2019 - 11:03

Secondo me, comunque, c'è un'altra possibile chiave di lettura alla tua situazione.
In linea generale, un lavoro su sé stessi per conoscersi e oltrepassare i propri limiti fittizi è un atto che dovrebbe abbracciare tutto. Non esiste qualcosa che possa essere considerato "altro", poiché il lavoro è il lavoro sulla realtà, e tutto ciò che accade ne fa parte.
Capita spesso che certi eventi si posizionino apparentemente fuori dal cammino, o lo ostacolino. Ma questa è pura illusione, perché tutto è dentro la via.
Non esistono quindi, in definitiva, delle priorità, ma dei nodi complessi che non si riescono a sciogliere e integrare nel percorso.
C'è chi questo percorso non lo comincia mai, per queste persone tutto è deviazione dal cammino spirituale. Non lo vedono neanche. Ma c'è anche tanta gente che non riesce a fondere il proprio dolore con l'esperienza spirituale, o il proprio vivere quotidiano, come se la spiritualità fosse lontana dalla materia, dal dolore o dalla semplicità delle piccole cose.
Così ci sono quelli che Dio non lo vedono proprio, quelli che lo mettono su un piano completamente trascendente, lontano da tutto, quelli che non riescono a far convivere, nemmeno idealmente, la dualità inevitabile della vita e quelli che vanno a cercare Dio o sé stessi su qualche montagna deserta.

Questo "nodo" che ti ha fatto deviare dell'interesse spirituale, potrebbe poggiare le sue basi sull'incapacità, conscia o inconscia, di usare il dolore che provi come mezzo di conoscenza, e quindi in sostanza, un problema di impenetrabilità nella dualità dei fenomeni al fine di conoscerla e superarla. Mi sembri ancorato alle sensazioni di dolore (riassumendo e semplificando i tuoi stati d'animo) e gioia, concependo il cammino spirituale come gioia e la vita come dolore, completamente separati l'uno dall'altro, tanto che hai dovuto scegliere di attaccarti al dolore per vivere ancora, relegando il cammino spirituale a una gioia ipotetica posta altrove, che nulla ha a che vedere con la vita da vivere, nella sua brutalità.

Per come la vedo io, ma magari mi sbaglio, ti servirebbe una sintesi delle tue esperienze, e soprattutto, in maniera urgente, cominciare a considerare il dolore come strumento di conoscenza, manifestazione di un certo moto incompreso dell'anima e non come inevitabile prodotto del vivere e basta. In definitiva non lasciarti più usare dal dolore dei ricordi, ma usalo tu.

Spero di non essere stata troppo "tenebrosa".

 

 

No tranquilla.

 

Beh, non è che identifichi il cammino spirituale con la gioia in senso assoluto come se non vi fossero difficoltà, o identifichi la vita come dolore in senso assoluto, non è così semplice; ho consapevolezza del fatto che nella vita ci sono anche gioie, così come sono consapevole del fatto che il cammino spirituale non è semplicemente uno staccarsi da tutto e tutti verso il nirvana e la beatitudine e punto, ma come posso dire...

 

Tu non vuoi "avere" (o meglio, essere) nulla in più di quello che avevi al tempo, o che aveva chi c'era con te, vuoi condividerne il destino fino alla fine, anche per rispetto verso chi non ha avuto la stessa fortuna di poter scegliere.

Se esistesse un inferno, un paradiso, o il nulla, tu non vuoi niente di più di quanto toccherebbe in sorte a loro, di quanto concepivano, sapevano, conoscevano loro.

Tu sei qui, loro no, questo non può essere giusto e non importa la scusa, non lo è e basta, anche ci fosse un piano superiore o fosse tutto compreso nella "trama" di un qualche Dio, ebbene sarebbe lo stesso ingiusto, ma d'altra parte sei quasi convinto del contrario, ossia che di fondo la vita di per sé sia una crudeltà gratuita a cui la morte si aggiunge come "ciliegina sulla torta" di questo tormento, perché ovviamente non si ha nemmeno la possibilità di morire in pace, a conti fatti.

 

Si continua a respirare insomma solo per essere dei monumenti viventi, ecco, per quanto malridotti e piegati da tante bufere, e finché si dura.

O perché si è perso il momento "giusto" per andarsene.


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#60 Frèyja

Frèyja

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Inviato 19 marzo 2019 - 08:14

No tranquilla.

Beh, non è che identifichi il cammino spirituale con la gioia in senso assoluto come se non vi fossero difficoltà, o identifichi la vita come dolore in senso assoluto, non è così semplice; ho consapevolezza del fatto che nella vita ci sono anche gioie, così come sono consapevole del fatto che il cammino spirituale non è semplicemente uno staccarsi da tutto e tutti verso il nirvana e la beatitudine e punto, ma come posso dire...

Tu non vuoi "avere" (o meglio, essere) nulla in più di quello che avevi al tempo, o che aveva chi c'era con te, vuoi condividerne il destino fino alla fine, anche per rispetto verso chi non ha avuto la stessa fortuna di poter scegliere.
Se esistesse un inferno, un paradiso, o il nulla, tu non vuoi niente di più di quanto toccherebbe in sorte a loro, di quanto concepivano, sapevano, conoscevano loro.
Tu sei qui, loro no, questo non può essere giusto e non importa la scusa, non lo è e basta, anche ci fosse un piano superiore o fosse tutto compreso nella "trama" di un qualche Dio, ebbene sarebbe lo stesso ingiusto, ma d'altra parte sei quasi convinto del contrario, ossia che di fondo la vita di per sé sia una crudeltà gratuita a cui la morte si aggiunge come "ciliegina sulla torta" di questo tormento, perché ovviamente non si ha nemmeno la possibilità di morire in pace, a conti fatti.

Si continua a respirare insomma solo per essere dei monumenti viventi, ecco, per quanto malridotti e piegati da tante bufere, e finché si dura.
O perché si è perso il momento "giusto" per andarsene.

Non mi è chiaro come tu possa essere certo che a queste persone non sia toccato altro che quello che credi tu.
E in definitiva a cosa ti servirebbe rimanere in un certo modo, se non hai neanche la più pallida idea di cosa comporta muoversi dalla tua condizione attuale. Per quanto ne sai potresti ritrovarti a soffrire più di adesso, magari dovresti affrontare lezioni più pesanti di queste persone.
Per cui è chiaro che il tuo voler rimanere così è frutto di un tuo pregiudizio.

Poi non so in che tipo di rapporti eri con queste persone, ma da come ne parli c'era almeno amicizia. Tu vorresti che una persona a cui vuoi bene limitasse sé stessa per sensi di colpa nei tuoi confronti? Il rispetto verso qualcuno è anche e soprattutto tenere conto dei suoi sentimenti, essere capace di individuare la sua reale volontà.
D'altronde se si trattasse di persone che invece godono nel vederti rimuginare in sensi di colpa ( che a quanto pare non ti meriti nemmeno), avresti tutto il diritto di passare oltre, perché sarebbero degli egoisti immani.
E questo vale anche se fossero completamente indifferenti alle tue scelte.




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