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Libertà, Schemi, Chaos.

Follia Sartre ti odio Libertà Tag

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47 risposte a questa discussione

#21 Vanesio

Vanesio

    Utente Sexy

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Inviato 17 febbraio 2019 - 08:24

Ero abbastanza indecisa riguardo la sezione dove introdurre l'argomento.
Pensandoci, riguarda l'esoterismo, la psicologia, forse la scienza, anche il relax e il divertimento, (si spera :arg:), e allora meglio in "Altri argomenti".

Effettivamente dare una sezione sarebbe equivalso a dare un "indirizzo", una linea di pensiero. E poteva essere divertente accorgersi che si riusciva a parlare di "libertà" seguendo uno schema.
Ah, ecco. Anche in "filosofia" poteva andare..
Quale sarebbe la giusta sequenza?

Chaos, tutto e niente. Niente, ma tutto in potenziale. Un denso brodo scuro che ribolle, da cui scaturiscono forme e immagini, in cui tutto rientra, si fonde e aspetta la "forma".

Libertà. Sono indecisa se metterlo ora, o dopo. Vediamo.
Proviamo con gli "schemi", poi si vedrà.

Schema, al di là dell'esatto significato "Treccani", dico schema per dire ordine delle cose, identificazione e fissaggio, che sia materiale o mentale. Questa è una sedia, la sedia è di legno, se la colpisco io avrò dolore, se la brucio si incenerisce, insomma. :arg:

Voglio comprarmi la macchina, le macchine si comprano coi soldi, lavorerò di più, vedrò di meno i miei figli, divorzierò, la solitudine è brutta, andrò a farmi una birra, e via dicendo.

Il modo in cui le cose accadono. La vita che ci accade.

Libertà. Eh.
Siamo preda di un qualsiasi schema, sempre.
Non si riesce ad essere liberi, mai. Perché la libertà sta nel Chaos, e il Chaos è privo di schemi. La libertà, nostra, forse, possibile, è definire dal Chaos noi stessi uno schema, per essere liberi veramente di aver scelto quel qualcosa. Ma dal momento in cui dal Chaos trai un qualcosa, qualsiasi cosa, esso non è più libero, è definito, è qualcosa che ormai è altro da tutto nel suo individuale, e la libertà, concettuale, è persa.

E altro, altro ancora.

:asdsi:

Il fine della storia è la realizzazione della libertà dell'individuo, ma i mezzi per conseguirla sono le sue passioni, in altre parole seguendo le proprie passioni ed i propri istinti, gli individui non fanno altro che realizzare il percorso della storia universale. La vera finalità di quest'ultima è la realizzazione dell’autocoscienza che si esprime nella libertà. Il processo storico è un processo razionale e sempre giustificabile a posteriori, proprio ultimamente ho visto un film straordinario che non avevo mai visto, si chiama Enemy, guardalo che è bellissimo, all'inizio del film c'è una scritta: il caos è ordine non ancora decifrato.
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#22 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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Inviato 18 febbraio 2019 - 08:17

Il fine della storia è la realizzazione della libertà dell'individuo, ma i mezzi per conseguirla sono le sue passioni, in altre parole seguendo le proprie passioni ed i propri istinti, gli individui non fanno altro che realizzare il percorso della storia universale. La vera finalità di quest'ultima è la realizzazione dell’autocoscienza che si esprime nella libertà. Il processo storico è un processo razionale e sempre giustificabile a posteriori, proprio ultimamente ho visto un film straordinario che non avevo mai visto, si chiama Enemy, guardalo che è bellissimo, all'inizio del film c'è una scritta: il caos è ordine non ancora decifrato.


Quindi ad esempio se il tuo istinto è stuprare i bambini, realizzi l'autocoscienza e la libertà mettendolo in pratica?

#23 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 18 febbraio 2019 - 08:26

Non credo che uno stupratore pedofilo sia troppo interessato a concetti quali autocoscienza e libertà, se non a livello estremamente basso, istintuale, animale.
Che poi non credo esista un istinto allo stupro pedofilo. Sarà nel caso un troppo mal riposto istinto di possesso/sessuale, molto deviato.


Comunque appena ho un secondo tranquillo rispondo a Frèyja e a Vanesio, perché trovo i vostri post molto interessanti.

#24 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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Inviato 18 febbraio 2019 - 08:47

Non credo che uno stupratore pedofilo sia troppo interessato a concetti quali autocoscienza e libertà, se non a livello estremamente basso, istintuale, animale.
Che poi non credo esista un istinto allo stupro pedofilo. Sarà nel caso un troppo mal riposto istinto di possesso/sessuale, molto deviato.
Comunque appena ho un secondo tranquillo rispondo a Frèyja e a Vanesio, perché trovo i vostri post molto interessanti.


La preferenza sessuale poggia sempre sull'istinto, deviata o meno che sia.
E comunque credi male, secondo me. Un pedofilo può essere un filosofo, un occultista, chiunque. Se pensi che gli estremisti della controiniziazione li uccidono anche, i bambini, per ottenere potere e libertà di azione, avrai un quadro chiaro.

Ma tutto questo per dire che mi pare un'operazione inutile e ipocrita selezionare e lasciare intatto un istinto o una passione perché ritenuto buono, e scartare l'altro perché devia dalla normalità. Se si lavora per trasformare, lo si fa sul pacchetto intero, e sempre, senza pregiudizi, coscienti che qualsiasi istinto deve essere soggetto all'autocontrollo e la raffinazione.

#25 malia

malia

    malia

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Inviato 18 febbraio 2019 - 08:56

Vanesio non ha parlato di selezione di un istinto in particolare.



#26 Pandora

Pandora

    keep kalm and how U doin'?

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Inviato 18 febbraio 2019 - 09:18

Vanesio non ha parlato di selezione di un istinto in particolare.

in realtà se ho capito bene non ha proprio parlato di selezione di alcunché.

Però prima di mettermi a fargli l'esegesi del testo forse potrà chiarire lui stesso.
ecco. gnente firma :bb:

#27 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 18 febbraio 2019 - 09:25

Boh Frèyja.

Allora se la sua attenzione è concentrata sullo scopo (ad esempio) occulto per cui la pedofilia diventa solo un mezzo o uno strumento, allora siamo già a parlare d'altro. Non è più puro istinto, o mozione interiore, ma è canalizzazione magari di un pregresso in vista di uno scopo altro che secondo me cambia tutto il paradigma.

Tutti, anche il più misero idiota sulla terra, secondo me, ha dei pensieri in merito allo spirito, all'esistenza, etc. Non perché un muratore mette mattoni e Malta non può nel frattempo interrogarsi sulla vita, non era questo che intendevo.

In ogni caso, per eccelso occultista o ermetista che potrebbe essere, un tale pedofilo sarà sempre non libero, anzi peggio, col supporto della vaga conoscenza sarà ancora più imprigionato nel suo schema di azione, di pensiero, di filosofia.

Tutto questo non mi interessa, se non per rilevarne l'inutilità, appunto.

Vorrei Vanesio per chiarire cosa intende per autocoscienza. E come secondo lui le passioni aiutano a realizzarla.
Butto un pensiero random.

Conosci te stesso è ormai una frase scontata, che manco ci si fa attenzione.

La sincera e obbiettiva analisi e conocnza delle proprie passioni e istinti, ovvero guardare a ciò che si è, ovvero comprendere che si crede di essere un insieme di credenze e fissazioni, più o meno coscienti, la libertà si configura a contorni sfumati soltanto, magari nel momento in cui, soddisfacendo tale passione o desiderio, può capitare di non sentirsi più identificato in essa/o, e allora avviene una sorta di liberazione, ci sta.

Ma mi tormenta la questione riguardante quelle stesse passioni e pensieri. Se a monte capisco che quello che inseguo è solo illusione, uno schema da compiere, sento già che sono incatenato in partenza. E se ci fosse un rifiuto di realizzazione?
Sento che quella passione mi limita nel momento stesso in cui ferocemente chiede soddisfazione, arrivo a sentirla perfino estranea a me, posso attivamente decidere in quel momento della mia libertà di non compierMi? :arg:

(mi piace l'idea di mandare a puttane un piano esistenziale)

(ho deviato dal pensiero principale che avevo, adesso devo rileggermi e capire cosa stavo cercando ieri quando ho aperto. La discussione :arg:)

#28 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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Inviato 18 febbraio 2019 - 09:26

Vanesio non ha parlato di selezione di un istinto in particolare.


Lo so, ma mi pare una naturale conseguenza della mia domanda. Fra l'altro da sempre, a prescindere dal lavoro esoterico, l'essere umano ha dovuto selezionare alcuni istinti e scartare altri per convivere pacificamente.
Quindi, se é come dice lui, la libertà è in contrasto con la pace collettiva, oppure è altro.
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#29 malia

malia

    malia

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Inviato 18 febbraio 2019 - 10:00

Lo so, ma mi pare una naturale conseguenza della mia domanda. Fra l'altro da sempre, a prescindere dal lavoro esoterico, l'essere umano ha dovuto selezionare alcuni istinti e scartare altri per convivere pacificamente.
Quindi, se é come dice lui, la libertà è in contrasto con la pace collettiva, oppure è altro.

Secondo me l'essere umano ha dovuto limitare comportamenti derivanti da istinti.

Per me è giusto che l'uomo limiti alcuni comportamenti derivanti dagli istinti, tutti gli istinti, ma vedo l'istinto come energia da sfruttare. Poi si può scegliere come usare questa energia.



#30 Vanesio

Vanesio

    Utente Sexy

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Inviato 18 febbraio 2019 - 10:30

L'assoluto, essendo tutto ciò che non ha nulla fuori di sé, è ragione che si sviluppa e manifesta nella storia, individuale e universale, pertanto nella realtà non vi è nulla di casuale, accidentale, immotivato o irrilevante, ma tutto si inserisce in un perfetto e circolare ordine consequenziale (= ordine razionale)= , che garantisce la perfetta integrazione di ogni parte nel tutto. Non si tratta di giudicare la realtà, di pretendere di correggerla in nome della ragione astratta, ma di saper cogliere la razionalità del reale. Ci sono taluni che fondano il reale sul "dover essere”, che immaginano un mondo migliore di quello esistente e pretendono in suo nome di giudicare e criticare la realtà effettiva, la sua manchevolezza rispetto ad una perfezione puramente mentale ed ideale. Ma se tutto è razionale come si giustifica la presenza di ciò che appare come innegabilmente negativo nella realtà? Il male, il dolore, la morte..., ciò che ci appare come “negativo” è momento interno del cammino progressivo, dello sviluppo dinamico della realtà, nel senso che è il negativo a produrre quel contrasto, quella scissione, che genera il movimento, lo sviluppo. Il negativo è la “molla” del progresso storico. Il soggetto storico per eccellenza è lo stato, ogni uomo è cittadino di uno stato, che per mezzo della società civile si fa carico delle nefandezze dell'individuo, come uno stupratore, il quale se processato e condannato deve essere rinchiuso in una cella due metri per uno per tutto il resto della sua vita. Il male è presente in ogni aspetto dell'esistenza, è il naturale divenire del bene e viceversa, perché il male è un un momento necessario per la realizzazione del bene, dove il bene è l'autorealizzazione della ragione nella sua totalità, e il male un momento astratto da tale totalità. Quindi anche il male è razionale, e adesso mi aspetto le litanie di Freyja, ma se pensiamo un attimo al male, per esempio, il dolore fisico ci impedisce di danneggiare il corpo, oppure il dolore che una madre si aspetta per la perdita del figlio, la spinge a prestare cure e attenzioni al fine di evitarla. In generale, se chiamiamo male lo stato doloroso che si patisce in conseguenza di un evento dannoso, allora tale stato è utile perché ci spinge ad evitare tale evento. Quindi, una parte del male serve ad evitare mali maggiori: in tal senso svolge una funzione razionale.

#31 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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Inviato 18 febbraio 2019 - 10:32

Secondo me l'essere umano ha dovuto limitare comportamenti derivanti da istinti.
Per me è giusto che l'uomo limiti alcuni comportamenti derivanti dagli istinti, tutti gli istinti, ma vedo l'istinto come energia da sfruttare. Poi si può scegliere come usare questa energia.

Mi sembra una puntualizzazione inutile. È ovvio che quando parlo di "scartare uno e l'altro no" mi riferisco alla repressione delle azioni, non alla distruzione dell'istinto in sé, perché quello, a meno di non fare pratiche particolari, rimane esattamente dove e come è, o al limite relegato al subconscio.
Quindi, nello specifico, cosa intendi per "sfruttare l'energia "?

@furor: quando ho più tempo provo a rispondere.
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#32 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 18 febbraio 2019 - 10:45

Quali sono gli istinti? Quelli primari proprio.

Cibo, riparo, procreazione. (nomi diversi, stessa sostanza, pancia piena, sicurezza e sessualità)

Una volta soddisfatti questi nella loro forma più potente, o primordiale, subentra la sofisticazoone, quindi ricerca di quel cibo piuttosto che un altro, il mantenomento del riparo e la scelta di esso come luogo di appartenenza, e fra l'altro l'impegno per mantenere queste sofisticazioni solide, quindi stabilità, e la procreazione/sessualità soddisfatta.

Poi avanti ancora c'e altro, come dire, a pancia piena si puo lavorare di testa.


Ma tornando agli istinti, visto che se ne è parlato anche se mi sono persa un po'.

Non mi convince. Allora mai liberi perché questa istintualitá (decisa da chi poi, si vabbè la scienzaaah, la psicologia, l'esoterismo) ci riduce sempre ad animali intelligenti, o a macchine di carne.

Arrivare fin giù dentro se stessi e scoprire che questi istinti non sono, in realtà. Sono sempre prodotti mentali, credenze, schemi talmente radicati (nel tempo, nella genetica, nella cultura) che risultano naturali, indiscutibili, reali.

Se fosse solo una specie di palla di energia, che incontrollata per incoscienza, ovviamente, perché sconosciita alla mente conscia, prende via via forme e immagini, e pure realtà mareriale? Se quel Chaos che ipotizzavo all'inizio a ribollire fosse quella palla che dentro di noi tenta di volta in volta espressione, e non avendo guida diciamo è come incontrollata e sfoga potentemente da se, facendosi strada nei fili di minor resistenza via via sofisticandosi?

Dove siamo "noi" in tutto questo? Figli del Chaos, proprio. :asdsi:

(lo so, non e per niente comprensibile, ne sono cosciente. Assistete esterrefatti e con la giusta dose di pietà a questo prodotto di gnosi improvvisa :arg:)

#33 Frèyja

Frèyja

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Inviato 18 febbraio 2019 - 11:09

Ma se tutto è razionale come si giustifica la presenza di ciò che appare come innegabilmente negativo nella realtà?

Come ripristino degli equilibri fra azioni e reazioni a livello collettivo.
Per questo il lavoro deve essere svolto a monte e singolarmente. L'unico modo per interrompere la catena di eventi necessari è individuare le cause primarie interne (deviazioni egoiche) e bruciare, indirettamente, anche le conseguenze, passate e future.
Non si tratta di fondare il reale su questioni morali, quanto piuttosto su un sistema che sia più vantaggioso per tutti, meno dispersivo.
L'amore e l'empatia prescindono dalla morale.

#34 Vanesio

Vanesio

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Inviato 18 febbraio 2019 - 11:20

Come ripristino degli equilibri fra azioni e reazioni a livello collettivo.
Per questo il lavoro deve essere svolto a monte e singolarmente. L'unico modo per interrompere la catena di eventi necessari è individuare le cause primarie interne (deviazioni egoiche) e bruciare, indirettamente, anche le conseguenze, passate e future.
Non si tratta di fondare il reale su questioni morali, quanto piuttosto su un sistema che sia più vantaggioso per tutti, meno dispersivo.
L'amore e l'empatia prescindono dalla morale.

Non ho capito dove diavolo vuoi andare a parare, comunque mi pare di aver esposto il mio pensiero in maniera lineare.

#35 Frèyja

Frèyja

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Inviato 18 febbraio 2019 - 11:48

Non ho capito dove diavolo vuoi andare a parare, comunque mi pare di aver esposto il mio pensiero in maniera lineare.


Certo. Non voglio andare a parare da nessuna parte, se non nella concretezza.
Il male è razionale, ok. Il male serve al bene, ok. Lasciamolo dove sta allora, non cambiamo nulla, perché tutto serve, tutto è razionale e ha ragione di esistere. Di solito va sempre tutto bene e si è liberi di ragionare con questa serenità, almeno finché il "male" non ci tocca personalmente e intimamente, magari nuocendo agli affetti più vicini in maniera incomprensibile. A quel punto pochi rimangono coerenti con la loro filosofia. Improvvisamente quel "dover essere" di cui parli e che alcuni "babbei" immaginano, diventa un punto fermo, la vera necessità e il senso della vita.
Un rimpianto.
Ma come si dice, molti devono sbattere la testa al muro per capire che fa veramente male, e allora si torna al punto di partenza. Il male serve sempre.

#36 Vanesio

Vanesio

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Inviato 18 febbraio 2019 - 01:29

Certo. Non voglio andare a parare da nessuna parte, se non nella concretezza.
Il male è razionale, ok. Il male serve al bene, ok. Lasciamolo dove sta allora, non cambiamo nulla, perché tutto serve, tutto è razionale e ha ragione di esistere. Di solito va sempre tutto bene e si è liberi di ragionare con questa serenità, almeno finché il "male" non ci tocca personalmente e intimamente, magari nuocendo agli affetti più vicini in maniera incomprensibile. A quel punto pochi rimangono coerenti con la loro filosofia. Improvvisamente quel "dover essere" di cui parli e che alcuni "babbei" immaginano, diventa un punto fermo, la vera necessità e il senso della vita.
Un rimpianto.
Ma come si dice, molti devono sbattere la testa al muro per capire che fa veramente male, e allora si torna al punto di partenza. Il male serve sempre.

Si, è vero. Essere idealisti, cioè ritenere che il reale sia idea, cioè pensiero, e quindi ragione, e in quanto tale razionale, non è facile, è estremamente difficile, e ci vuole coraggio. Non è facile essere idealisti, bisogna prendere consapevolezza che la ragione che governa il mondo è impersonale, non c'è nessun dio che ci ha creati amorevolmente, e che ci ascolta quando il male ci colpisce, che ci preserva dalle sofferenze, e che ci ha riservato un posto in paradiso, perché non esiste alcun paradiso, quando moriamo il nostro corpo diventa cibo per i vermi, che vanno ad ingrassare la terra, dalla quale nascerà l'erba che mangerà qualche animale, che verrà mangiato da altri animali, o forse da altri uomini, e così il ciclo ricomincia. Essere idealisti significa prendere coscienza della sofferenza dell'esistenza, semplicemente. Gli assassini, gli stupratori? Esistono. Purtroppo. E come dicevi te, stuprando affermano la loro libertà. È possibile. E anche la loro esistenza fa parte della storia universale, del procedere razionale dell'assoluto, che lo vogliamo oppure no.

#37 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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Inviato 18 febbraio 2019 - 01:40

Quali sono gli istinti? Quelli primari proprio.
Cibo, riparo, procreazione. (nomi diversi, stessa sostanza, pancia piena, sicurezza e sessualità)
Una volta soddisfatti questi nella loro forma più potente, o primordiale, subentra la sofisticazoone, quindi ricerca di quel cibo piuttosto che un altro, il mantenomento del riparo e la scelta di esso come luogo di appartenenza, e fra l'altro l'impegno per mantenere queste sofisticazioni solide, quindi stabilità, e la procreazione/sessualità soddisfatta.
Poi avanti ancora c'e altro, come dire, a pancia piena si puo lavorare di testa.
Ma tornando agli istinti, visto che se ne è parlato anche se mi sono persa un po'.
Non mi convince. Allora mai liberi perché questa istintualitá (decisa da chi poi, si vabbè la scienzaaah, la psicologia, l'esoterismo) ci riduce sempre ad animali intelligenti, o a macchine di carne.
Arrivare fin giù dentro se stessi e scoprire che questi istinti non sono, in realtà. Sono sempre prodotti mentali, credenze, schemi talmente radicati (nel tempo, nella genetica, nella cultura) che risultano naturali, indiscutibili, reali.
Se fosse solo una specie di palla di energia, che incontrollata per incoscienza, ovviamente, perché sconosciita alla mente conscia, prende via via forme e immagini, e pure realtà mareriale? Se quel Chaos che ipotizzavo all'inizio a ribollire fosse quella palla che dentro di noi tenta di volta in volta espressione, e non avendo guida diciamo è come incontrollata e sfoga potentemente da se, facendosi strada nei fili di minor resistenza via via sofisticandosi?
Dove siamo "noi" in tutto questo? Figli del Chaos, proprio. :asdsi:
(lo so, non e per niente comprensibile, ne sono cosciente. Assistete esterrefatti e con la giusta dose di pietà a questo prodotto di gnosi improvvisa :arg:)


Quindi te assimili il caos creativo all'inconscio?

#38 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 18 febbraio 2019 - 02:23

Quindi te assimili il caos creativo all'inconscio?


Non so. Non ho coscienza dell'uno o dell'altro.
Purtroppo credo non potrò mai averla, e prenderne atto in un certo senso mi "libera".
So che quel Chaos (continuo a metterci l'h, così imparano, quei pessimi lurkatori), dicevo so che quel Chaos che appena riesco a cogliere (e quindi definire, rendendolo limitato, quindi perdendolo) non è percepibile se non a livello "mistico" diciamo, in quei momenti del tutto liberi dalla normale coscienza, dalla mente. Per questo non posso assimilarlo ad alcun che, anche perché per contro "inconscio" sarebbe una sorta di luogo di percezione piuttosto che percezione stessa. È come se bisognasse bucare l'inconscio per arrivare ad altro. E prima di arrivare all'inconscio, sembra che ci sia parecchia strada, non quantitativamente, ma qualitativamente, sembra, perché è ancora un controsenso doversi spremere e impegnare e ritualizzare per avvicinarsi a qualcosa che è del tutto libero da quegli schemi e quei modi, che dovrebbe essere risorgente spontaneo perché così è la sua essenza, priva di strade a cui arrivare perché priva di luogo, o di confine, o di sostanza stessa. Per questo si vocifera dell'annullarSi, perché solo con l'equivalenza di forma/intento/essere si può realmente comprendere o arrivare a quello.

Per questo mi ponevo dei dubbi, me li son sempre posti davvero, su ogni tipo di sistema, credenza, fede o ideologia, sembra tutto fuorché portante alla libertà che promettono con convinzione. Liberi, pero a modo loro. Sembrano soltanto altre buone bugie. Non escludo che qualcosa accada, che i benefici ci siano, che si possa perfino arrivare a sperimentare quello che nel nostro personale schermo di percezione è Libertà, o Serenità, o Pace, (che poi è quello a cui volente o no agogna l'umanità, sempre), ma trovo falso anche senza malizia prospettare una qualche verità che sta dentro però certi canoni, una libertà che si deve incmminare per forza su quel sentiero. Non è obbligo, certo, se uno vuole andare qua piuttosto che di là, se si sente libero di farlo, lo farà. O non lo farà. Perché anche quel rifiuto può essere figlio di uno schema non libertario.

Insomma. Alla fine credo (brutta parola), alla fine suppongo che un buon modo per sperimentare, senza pretesa di voler cercare alcunché, sia abbandonarsi ad una sorta di incoscienza vigile, incoscienti al mondo fuori, incoscienti al mondo interiore (che dovrebbero essere collegati, se non pure conseguenti), e cercare quel momento primordiale di "tutto era buio", e da lì trarre.

(trarre cosa, però. Se sono sconfitte le immagini esteriori, non dovrebbe esserci volontà di partecipare ad una creazione fittizia, e allo stesso modo nella creazione interiore erasa totalmente, cosa mettere di sensato, quando ogni possibilità è aperta? Dovrebbe resistere in tutto questo uno scopo predefinito, ben saldo, di formazione e forgia della realtà, ma quando si raggiunge tutto, che serve? Cosa serve a Dio?)

#39 Nehelamite

Nehelamite

    Parcere subiectis et debellare superbos

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Inviato 18 febbraio 2019 - 02:38

Quali sono gli istinti? Quelli primari proprio.

Cibo, riparo, procreazione. (nomi diversi, stessa sostanza, pancia piena, sicurezza e sessualità)

Una volta soddisfatti questi nella loro forma più potente, o primordiale, subentra la sofisticazoone, quindi ricerca di quel cibo piuttosto che un altro, il mantenomento del riparo e la scelta di esso come luogo di appartenenza, e fra l'altro l'impegno per mantenere queste sofisticazioni solide, quindi stabilità, e la procreazione/sessualità soddisfatta.

Poi avanti ancora c'e altro, come dire, a pancia piena si puo lavorare di testa.

 

 

Diceva Marx, che per l'uomo in società una fetta di carne mangiata con coltello e forchetta soddisfa non solo la fame biologica, ma anche la "fame sociale", tutto quel complesso di rituali culturali legati al soddisfacimento biologico-culturale delle pulsioni.

Non abbiamo quasi più nulla di animale o istintivo, ricercarlo ormai è pura illusione :asdsi:


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~ Of all the things I've lost, I miss my Heart the most ~

#40 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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Inviato 18 febbraio 2019 - 02:46

Non so. Non ho coscienza dell'uno o dell'altro.
Purtroppo credo non potrò mai averla, e prenderne atto in un certo senso mi "libera".
So che quel Chaos (continuo a metterci l'h, così imparano, quei pessimi lurkatori), dicevo so che quel Chaos che appena riesco a cogliere (e quindi definire, rendendolo limitato, quindi perdendolo) non è percepibile se non a livello "mistico" diciamo, in quei momenti del tutto liberi dalla normale coscienza, dalla mente. Per questo non posso assimilarlo ad alcun che, anche perché per contro "inconscio" sarebbe una sorta di luogo di percezione piuttosto che percezione stessa. È come se bisognasse bucare l'inconscio per arrivare ad altro. E prima di arrivare all'inconscio, sembra che ci sia parecchia strada, non quantitativamente, ma qualitativamente, sembra, perché è ancora un controsenso doversi spremere e impegnare e ritualizzare per avvicinarsi a qualcosa che è del tutto libero da quegli schemi e quei modi, che dovrebbe essere risorgente spontaneo perché così è la sua essenza, priva di strade a cui arrivare perché priva di luogo, o di confine, o di sostanza stessa. Per questo si vocifera dell'annullarSi, perché solo con l'equivalenza di forma/intento/essere si può realmente comprendere o arrivare a quello.
Per questo mi ponevo dei dubbi, me li son sempre posti davvero, su ogni tipo di sistema, credenza, fede o ideologia, sembra tutto fuorché portante alla libertà che promettono con convinzione. Liberi, pero a modo loro. Sembrano soltanto altre buone bugie. Non escludo che qualcosa accada, che i benefici ci siano, che si possa perfino arrivare a sperimentare quello che nel nostro personale schermo di percezione è Libertà, o Serenità, o Pace, (che poi è quello a cui volente o no agogna l'umanità, sempre), ma trovo falso anche senza malizia prospettare una qualche verità che sta dentro però certi canoni, una libertà che si deve incmminare per forza su quel sentiero. Non è obbligo, certo, se uno vuole andare qua piuttosto che di là, se si sente libero di farlo, lo farà. O non lo farà. Perché anche quel rifiuto può essere figlio di uno schema non libertario.
Insomma. Alla fine credo (brutta parola), alla fine suppongo che un buon modo per sperimentare, senza pretesa di voler cercare alcunché, sia abbandonarsi ad una sorta di incoscienza vigile, incoscienti al mondo fuori, incoscienti al mondo interiore (che dovrebbero essere collegati, se non pure conseguenti), e cercare quel momento primordiale di "tutto era buio", e da lì trarre.
(trarre cosa, però. Se sono sconfitte le immagini esteriori, non dovrebbe esserci volontà di partecipare ad una creazione fittizia, e allo stesso modo nella creazione interiore erasa totalmente, cosa mettere di sensato, quando ogni possibilità è aperta? Dovrebbe resistere in tutto questo uno scopo predefinito, ben saldo, di formazione e forgia della realtà, ma quando si raggiunge tutto, che serve? Cosa serve a Dio?)


Credo che il problema di fondo, in questo ragionamento, se applicato alla realtà dell'animo umano, sia una sorta di fretta di bruciare delle tappe che invece sono necessarie per arrivare alla comprensione in maniera progressiva.
Non esiste un unico salto dalla schiavitù alla libertà, dal sonno all'illuminazione, e anche i racconti che ne parlano, si riferiscono a persone che avevano già fatto molta strada, molta più di quanta ne possiamo mai immaginare noi, credo. Buddha meditò per anni, o meglio, per vite intere, prima di comprendere quello di cui parli. La strada è fatta di piccole conquiste. Quindi io fossi in te mi porrei degli obbiettivi più vicini e mi farei una domanda personale, ovvero non solo che cosa è la libertà, ma cosa ti farebbe sentire completamente e veramente libera, mantenendo la capacità di mettere sempre in discussione il concetto stesso di libertà sulla base di quelli che chiami schemi. Una volta che l'hai capito, hai capito anche come andare avanti.





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