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Sentirsi alieni


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150 risposte a questa discussione

#1 goodlie

goodlie

    Utente Senior

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  • 488 messaggi

Inviato 19 gennaio 2019 - 06:08

Non sapevo se postare comunque ho da poco interrotto una relazione con una persona che era a me molto affine e con cui ho condiviso il 95% del mio tempo negli ultimi 6 anni.
Da quando è finita, qualche mese, mi sono trovata catapultata in un mondo fatto di "altri" per cui precedentemente non avevo occhi, né interesse. La scoperta di quale umanità ci fosse oltre la mia piccola siepe non è stata fonte di entusiasmo, bensì di smarrimento. Fondamentalmente mi sento aliena dai discorsi, dai pensieri delle persone che mi circondano, dai loro interessi, da ciò che gli piace e non gli piace ma soprattutto da ciò cui attribuiscono valore. Mi sento antica, a 30 anni, non trovo affinità culturale con le persone che mi circondano. Alcune cose che per me hanno un'importanza molto elevata come la gentilezza, il buon cuore, lo "spessore", sembrano non avere nessun senso per le persone con cui vengo a contatto e che appaiono fagocitate da una visione materialista, consumistica e utilitaristica della realtà che a me pare qualcosa di fortemente dannoso e di conseguenza mi ripugna. Si può dire che io abbia una concezione "etica" della vita che non è molto condivisa.
A volte mi pare di stare in mezzo a dei mostri di crudeltà, un sacco di gente mi sembra allucinata, di un altro mondo, e più osservo le vite degli altri e quello cui pensano e le cose che gli importano (desumendole dal modo in cui decidono di mostrarsi e dal modo in cui si comportano) e più mi sento sola e spaesata. Ammetto candidamente che spesso mi trovo più in sintonia con le persone anziane (o comunque adulte), che questi tempi imbarbariti li hanno vissuti di meno e non ne sono state troppo contagiate, piuttosto che con i miei coetanei. Trovo bello il modo semplice e umano in cui gli anziani si rapportano agli altri, senza tutta quella vanità inconsistente che imperversa ovunque e che ai miei occhi non ha nulla di attraente ma è semmai grottesca. Accetto anche di non riuscire a leggere così bene il mondo interiore delle persone che incontro, ma di solito basta una grattatina alla superficie per intuire il nocciolo.
Questo sentirmi sola si è tradotto in un progressivo ritiro sociale, sono sempre più chiusa in me stessa, anche perché a volte di rimando al modo in cui sono fatta  (di cui non faccio mistero) mi sembra di udire l'eco del mondo rispondermi che sono semplicemente una sfigata e questo è doloroso. A furia di vedere questo gap (che a volte mi pare abissale) tra me e gli altri ho messo su una barriera spessa e soffocante.
Adesso che sono tornata single tutto questo scenario si è amplificato, perché prima almeno trovavo risonanza nella persona che stava con me, con alti e bassi, ora mi sento sola al mondo, aliena.
Ad ogni modo so che dovrei trovare la forza morale di reagire a questi sentimenti negativi invece che esserne sopraffatta e cercare di trovare una dimensione di vita che sia di compromesso piuttosto che di negazione, solo non ho ancora trovato il modo in cui farlo, finora la mia strategia è stata chiudermi in un libro e far finta che il resto non esista, ma questo mi sta lentamente logorando, io voglio vivere. A volte vorrei fuggire da questo chiamiamolo degrado ma ho dei dubbi che esistano isole felici e in ogni caso cambiare contesto non è materialmente semplice. Poi magari il problema sono io e me lo porterei dietro in capo al mondo.
Ho anche messo in conto di vivere per sempre in questa solitudine ma onestamente la cosa va contro quello che sento di volere, dare e ricevere amore a un livello che attualmente sembra completamente utopico. Ogni tanto penso a questa urgenza che mi abita, la confronto con la realtà che vivo e mi assale un senso di sconforto profondo, la mente mi proietta le immagini di una vita spesa invano. Non so cosa mi aspetti di sentirmi dire, comunque ogni vostro pensiero è ben accetto.


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#2 Frèyja

Frèyja

    .L.

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  • 4611 messaggi

Inviato 19 gennaio 2019 - 07:16

Ti capisco, ho ben poco da aggiungere, se non che soffro parecchio meno la solitudine e il fatto di essere single (per me è una benedizione a cui rinuncerei solo a determinate condizioni), e la voglia di intrattenere rapporti umani di amicizia, a parte con pochi che stimo (fra cui te), mi ha completamente abbandonato.
Però avendo un figlio forse non riesco a contemplare perfettamente il tuo stato d'animo, perché lui da un senso speciale al mio esistere.

#3 goodlie

goodlie

    Utente Senior

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  • 488 messaggi

Inviato 19 gennaio 2019 - 07:30

Sai, io sola sono sempre stata, anche quando lo ero meno sono sempre stata introversa, non è il rapporto di coppia in sé che mi manca ma il fatto di non avere una profonda connessione con nessuno. Che il mio sentire non s'inontri con un altro sentire in quel modo che solo l'amore può rappresentare. Un figlio penso che sia l'apoteosi di questa connessione e sono queste connessioni che -secondo me- rendono significativa l'esistenza. Essere a grande distanza da quella che una volta è stata casa, senza nessuno che vagamente mi conosca, o mi voglia bene, è una situazione che al momento trovo dura. 



#4 Pandora

Pandora

    casuale senza causa

  • Moderatore
  • 3655 messaggi

Inviato 19 gennaio 2019 - 08:35

Gesu' diceva "nessuno è buono, tranne Dio che è nei Cieli"..

Che tu sia credente o no, secondo me è il punto di vista più lucido per guardare il mondo, ma soprattutto per guardare se stessi, perché se nessuno è buono a maggior ragione non lo siamo neanche noi.
Si lo so che tu senti "più buona" della maggioranza delle persone, e sicuramente in confronto agli efferati criminali la maggior parte delle persone è "meno cattiva".
Però non credo esista una sola persona al mondo che non giustifichi le proprie azioni, e che nel giudicarsi non sia indulgente verso se stessa, ritenendosi vittima della situazione quando l'errore è proprio, ma giudicando assai più gravemente gli errori altrui, fino al punto di diventare intransigente e chiudersi.
Che è un po' quello che secondo me stai facendo anche tu.

Il punto è conoscere la natura umana.
La natura umana è spontaneamente egoista e superba, stai serena che non esiste persona al mondo che valutando se stessa non punti sulle doti, e valutando il prossimo non insista sui difetti, sentendosene al di sopra, e di conseguenza migliore.

La nostra superbia ci fa soffrire molto quando ci rapportiamo al comportamento altrui, ci limitiamo a stigmatizzarlo e ad osservare "Io questo e quello non lo farei mai perché IO evidentemente ho dei valori più forti, insomma sono più buono".

La verità è che questo ragionamento lo facciamo tutti, tutti puntiamo il dito verso gli altri, tutti evidenziamo le mancanze altrui, e tutti chiudiamo serenamente un occhio verso le nostre, auto giustificandoci.

Non sto dicendo che non esistano componenti giusti e comportamenti sbagliati eh.
Anzi: sto dicendo che ne esistono talmente tanti che tutti ne abbiamo, perché chi non si comporta male in un verso, si comporta male nell'altro.

Quello che sto dicendo io, è che non spetta a noi sancire un giudizio definitivo sul prossimo, soprattutto se lo facciamo generalizzando, e liquidando il resto dell'umanità come "priva di valori" ed indegna di reggere il confronto con la nostra nobiltà d'animo.

Solo nel dirlo non ti pare ci sia qualcosa di stonato?
ecco. gnente firma :bb:

#5 goodlie

goodlie

    Utente Senior

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  • 488 messaggi

Inviato 19 gennaio 2019 - 08:49

Io ho scritto quello che provo, un sentimento di distanza rispetto a quelli che sono (o almeno sembrano a me) i trend umani dominanti di questa epoca, tu ci hai letto superbia e "giudizio definitivo sul prossimo". Comunque rifletterò sulle tue parole.
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#6 zarina

zarina

    Utente Fricchettona

  • Moderatore
  • 8079 messaggi

Inviato 19 gennaio 2019 - 08:54

Penso che chiunque abbia barriere spesse e soffocanti verso il resto del mondo. Almeno io ce l'ho. Però, mi rendo conto che io arrivo con tutti i miei significati carichi di valore costruito e attribuito personalmente da me, e sbatto male contro quelli degli altri, per me assurdi e lontani. E allora sento il bisogno di trovare ulteriori significati.. che siano sociali, universali, da usare per sbattere meno violentemente. Il famoso compromesso. Mi tocca farlo.. mi tocca scendere dal mio scalino e contaminarmi. Perché ho dei figli che mi guardano e vivono sotto questo scalino o comunque non certo sul mio. E perché ho ruoli che devo rispettare. Quindi proprio mi tocca.

A volte mi metto dentro il punto di vista degli altri e mi vedo dall'esterno, questo mi serve a sdrammatizzarmi. Non sono così speciale come dall'interno, da fuori. Sono una che ha parecchie sbavature, che può essere fraintesa, un'estranea con le sue barriere. Così boh, sono diventata più tollerante. Certo, ci sono dei limiti che nella mia personale scaletta morale non possono essere superati.

Almeno, per me va bene cosí. Se non mi piegassi, qualche volta, finirei per chiudermi nell'isolamento, che non è una condizione che mi fa stare bene. Ho bisogno di 'contagio', pur senza snaturarmi. Forse ci vuole un po' di distacco, di accettazione, o di abitudine. Forse è solo questione di necessità, che in questo momento per te non c'è, o non è abbastanza urgente da far passare aria da quella barriera. Non è detto che sia necessario farlo.

Ci si può sentire profondamente sconnessi anche da un figlio, ti assicuro. Anzi. Spesso sono mondi così lontani da spingerti a cercare risorse dentro di te che non sai da dove tirar fuori.
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#7 goodlie

goodlie

    Utente Senior

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  • 488 messaggi

Inviato 19 gennaio 2019 - 09:30

A volte mi metto dentro il punto di vista degli altri e mi vedo dall'esterno, questo mi serve a sdrammatizzarmi. Non sono così speciale come dall'interno, da fuori. Sono una che ha parecchie sbavature, che può essere fraintesa, un'estranea con le sue barriere. Così boh, sono diventata più tollerante. Certo, ci sono dei limiti che nella mia personale scaletta morale non possono essere superati.

 

Condivido quello che hai scritto, a questa percezione di non-specialità sono giunta diverso tempo fa ed è stata una liberazione accettare che da me l'universo non chiedesse nulla di straordinario, che potessi essere buona con me stessa e perdonare a me stessa quelle stesse piccolezze che accomunano tutti gli esseri umani. Questo è stato un passo significativo nel farmi passare quella rabbia generalizzata che fino a una certa età nutrivo nei confronti di tutti, compresa me stessa, per il fatto di non essere perfetti.
L'isolamento sociale è qualcosa che è venuto dopo e non è dovuto ad un eccessivo giudizio morale da parte mia nei confronti degli altri (ho parlato di etica e non di morale proprio perché sono consapevole che la morale non è universale, io stessa ho avuto una vita piuttosto immorale tra l'altro..!) ma da un mio acuito bisogno di andare in profondità che non riesco a soddisfare nella mia vita, così - frustrata dalla mia realtà - ritiro il mio investimento nei rapporti perché non ne consegue ciò che io vorrei. 
Ora non vorrei personalizzare troppo questo thread raccontando i fatti miei, ma caratterialmente sono estremamente introversa e nella vita ho legato profondamente con poche persone, si contano sulle dita di una mano. Per un motivo o per l'altro queste persone sono tutte lontane da me e ora che sono adulta trovo tremendamente difficile creare nuove connessioni che abbiano quello "spessore", mi trovo quindi arida di contatti umani e sempre più frustrata e quindi incapace di costruirne. A questo si aggiunge il discorso della differenza di mentalità che vedo accadere nel mondo e con cui non mi trovo, indipendentemente dalla formulazione di un giudizio di disvalore in proposito.


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#8 madmax

madmax

    Utente Full Optional

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Inviato 19 gennaio 2019 - 10:08

Malanga ha detto che siamo tutti D'io....ha superato la fase io, l'alieno e il militare ed è approdato alla fase schizzoparanoide (Klein docet).Chissà che prima del suo dipartire da questa terra arrivi anche lui ad essere....UNO...dei tanti.

 

Questa fase di outing forumistica rispecchia il sentire comune?

Io forumizzo quindi sono....Io outinghizzo quindi ci sono...posso ritornare sul forum e recitare ancora un lato di me per accettare il peso della quotidianità.

Non esistono più le mezze stagioni, quello che ero prima di un minuto fa?...sono cresciuto? spero magari rispecchiandomi in altri che condividono le mie stesse "tragedie" esistenziali.

"Condivido" quindi sono, ma sono anche tante cose e magari le emozioni sono tante come gli stati d'animo che cerchiamo di imbriagliare in Docu-momenti esistenziali...coi selfi orizzontali della tastiera che appiattisce il confronto di persona...

Chi sono gli altri? Forse tante lettere che incolonnate una dietro l'altro dettano il tempo e i ritmi di senso del nostro sentire e magari anche degli influencer del nostro agire...

Facile fare outing...difficile è essere liberi dal continuare a sentire, tollerare, inghiottire, digerire, fagocitre per poi ricominciare da capo.

Trovare fuori o dentro un qualche appagamento transitorio magari al limite morale o immorale.

Chi c'era prima? chi c'era dopo? e durante? o chi ci sarà a dare senso al nostro divenire?

Quale che sia è sempre un andare...un procedere fra andate e ritorni e fugaci nostalgie...continue pause...come melodie stonate che ogni tanto toccano le corde giuste e sembra di essere fugacemente a tono. Darsi ai compromessi o essere l'agente di cambiamento di altri?...forse... perchè noi siamo ora e qualunque cosa di altro sono gli altri da noi poi....infinitamente da "me"


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"Significa una totale libertà. In questa libertà c'è un'enorme energia, perchè non c'è nessun conflitto, nessuna lotta. Nulla!"


 
 
 
 

#9 Pandora

Pandora

    casuale senza causa

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Inviato 19 gennaio 2019 - 10:36

Io ho scritto quello che provo, un sentimento di distanza rispetto a quelli che sono (o almeno sembrano a me) i trend umani dominanti di questa epoca, tu ci hai letto superbia e "giudizio definitivo sul prossimo". Comunque rifletterò sulle tue parole.

Uhm no Goodie, non tu in quanto tu, ho detto che lo siamo tutti, e che nessuno di noi si sente di essere irragionevole.
comunque il mio scopo non era giudicare te, ma invitarti a prendere un considerazione il fatto che tutti giudichiamo gli errori degli altri in modo più intransigente rispetto al l'indulgenza che adoperiamo per noi stessi.
(e nel caso avessi voluto giudicare te ci sarei caduta in pieno)

In realtà volevo solo farti fare pace con l'imperfezione umana, scusami se mi sono espressa male e ti sei sentita criticata offesa.
ecco. gnente firma :bb:

#10 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 20 gennaio 2019 - 12:31

Sai, credo che il mondo inizi ad esistere solo dal momento in cui lo guardo, e lo vedi.
Ed esisterà in base al modo in cui tu lo guardi, e così lo vedrai.

Può essere che lo guardi, il mondo, con uno sguardo che ti restituisce la vista che è. O forse lo guardi cercando qualcosa che non può esserci.

Vorrei scrivere di più, magari lo farò.
Per me è forse tutto il contrario. Per anni, una vita intera, c'era una barriera fra me e il mondo, senza avere la fortuna di condividere la cattività con nessuno, purtroppo.
Ma in ogni caso non credo tu sia costretta né ad adeguarti, né a comprendere gli altri né altro. Ma credimi che a volte quello che vediamo è veramente poco. Ogni persona è un universo, ogni persona è più persone, e quello che sembra da fuori e veramente ingannevole per i nostri occhi.
Coraggio.
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#11 Nehelamite

Nehelamite

    Parcere subiectis et debellare superbos

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Inviato 20 gennaio 2019 - 12:40

Chi si loda s'imbroda, sai?

Più che altro, come si arriva da questo:

 

 

 

ho da poco interrotto una relazione con una persona che era a me molto affine e con cui ho condiviso il 95% del mio tempo negli ultimi 6 anni.

 

...a questo:

 

 

 

A volte mi pare di stare in mezzo a dei mostri di crudeltà

 

 

Se sola lo sei sempre stata, qual è la differenza?

 

Sai, io sola sono sempre stata, anche quando lo ero meno sono sempre stata introversa, non è il rapporto di coppia in sé che mi manca ma il fatto di non avere una profonda connessione con nessuno. Che il mio sentire non s'inontri con un altro sentire in quel modo che solo l'amore può rappresentare. Un figlio penso che sia l'apoteosi di questa connessione e sono queste connessioni che -secondo me- rendono significativa l'esistenza. Essere a grande distanza da quella che una volta è stata casa, senza nessuno che vagamente mi conosca, o mi voglia bene, è una situazione che al momento trovo dura. 

 

 

Oddio no, è sul serio meglio evitare di mettere al mondo prole spinti da certi modi di vedere così "ideologgizzanti"... 

Si tratta di un gesto gratuito e senza senso, quello di fare un figlio, nel bene e nel male è così :asdsi:

 

Comunque, ah ecco la differenza, cosa ti manca! Uno specchio, di poterti specchiare nella tua perfezione (drammatizzazione voluta) in qualcun altro che sia "in sintonia con te" (=una propria copia, una forma di auto-esaltazione), embé, questo è un pensiero abbastanza egoistico, c'è chi lo troverebbe persino crudele :asdsi:

Sì insomma, non sei meglio di tanti altri, no?
L'auto-indulgenza va bene pure, chi siamo noi per giudicar(ci)? :D Quindi posso anche capire, ma andrebbero moderati i toni verso il resto del mondo, almeno... ci si può limitare a un "fanno tutti schifo" ogni tanto, ma solo a orario pasti.

 

Ogni persona è un universo, ogni persona è più persone, e quello che sembra da fuori e veramente ingannevole per i nostri occhi.
Coraggio.

 

 

Fai pubblicità occulta al tuo post in concorrenza nella stessa sezione? :D


 Z40h.gif
 
~ Of all the things I've lost, I miss my Heart the most ~

#12 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 20 gennaio 2019 - 12:55

:rotfl:

No. È che non mi sento esattamente nella condizione di dare quale saggio consiglio od opinione, essendo in uno stato di semilucida follia, io. Quindi lanciavo giustificazioni celate. :D
Comunque è certo che sicuramente la nostra percezione di qualcosa non è quel qualcosa. Altrimenti sarebbe conoscenza, non percezione.

Ci pensavo proprio perché lei stessa scrive di trovare di compagnia gli anziani, o comunque gli adulti (che hanno avuto anche loro trenta anni e probabilmente sono stati i mostri di crudeltà del loro tempo).

Proprio da loro, dagli anziani, ho imparato questo. E dai bambini. Signori simpatici e a modo, gentili, con grandi valori. Poi li conosci meglio e quel vecchio tanto caro è stato in galera per vent'anni. O quella signora che fa la torta buonissima non parla con la figlia da mezzo secolo perché chissà cosa è successo. Son sempre persone. Lo siamo tutti, anche se non è sempre divertente ricordarcene.
E i bambini, oddio. Se c'è una cosa sana nella nostra vita è buttarsi in mezzo ad un mucchio di marmocchi e stare ad imparare. O ricordare.

Il fatto è che stare per tanto tempo in un mondo, che sia una relazione, o una situazioni, comporta per forza lo smarrimento nel venirne espulsi. È come vedere per una vita con gli stessi occhiali e poi metti quelli nuovi e ti rendi conto che a mezzo metro dalla tua solita strada c'è un precipizio senza fondo.

Anche a me smarrisce il mondo, credo sia palese. Ma non gli pretendo più niente. E ho visto che realmente finché non lo vedo sembrava non esserci mai stato. E questa scoperta mi smarrisce, ma se sei smarrito l'unica cosa da fare è trovarti, no? Non si può togliere tutto sperando che quel che rimane poi alla fine ci possa bastare.

#13 goodlie

goodlie

    Utente Senior

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Inviato 20 gennaio 2019 - 01:37

@nehelamite: non ho capito il senso del tuo messaggio, ammesso che ne avesse uno diverso dal tuo solito essere provocatorio perché non ti vado a genio, preferisco non abboccare.

 

@Furor: per un bel po' di tempo ho avuto in bio queste righe che dicevano più o meno: "Quando canti il mondo canta, quando suoni il mondo danza, quando piangi il mondo piange, quando parli il mondo ascolta". Non c'è dubbio che sia così e se attualmente il mio panorama è sterile è perché io stessa sono arida e svuotata, non si vede se non quello che già è presente in noi. Probabilmente è per questo che mi sento tagliata fuori dalla vita, sento il rumore dell'acqua che scroscia ma non riesco a berne e muoio di sete. Non mi aspetto che il mondo inizi a girare in senso opposto, non pretendo che le cose cambino, però mi aspetto di non morire di sete, di riuscire ad ritagliarmi un angolo di pace. Mi sembra che tante persone con molta semplicità riescano in ciò che per me è qualcosa di complicatissimo ed è frustrante.



#14 Frèyja

Frèyja

    .L.

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  • 4611 messaggi

Inviato 20 gennaio 2019 - 08:55

@nehelamite: non ho capito il senso del tuo messaggio, ammesso che ne avesse uno diverso dal tuo solito essere provocatorio perché non ti vado a genio, preferisco non abboccare.

@Furor: per un bel po' di tempo ho avuto in bio queste righe che dicevano più o meno: "Quando canti il mondo canta, quando suoni il mondo danza, quando piangi il mondo piange, quando parli il mondo ascolta". Non c'è dubbio che sia così e se attualmente il mio panorama è sterile è perché io stessa sono arida e svuotata, non si vede se non quello che già è presente in noi. Probabilmente è per questo che mi sento tagliata fuori dalla vita, sento il rumore dell'acqua che scroscia ma non riesco a berne e muoio di sete. Non mi aspetto che il mondo inizi a girare in senso opposto, non pretendo che le cose cambino, però mi aspetto di non morire di sete, di riuscire ad ritagliarmi un angolo di pace. Mi sembra che tante persone con molta semplicità riescano in ciò che per me è qualcosa di complicatissimo ed è frustrante.

Credo che in fondo ciò che provi sia dovuto a un errore di prospettive. Forse vorresti connetterti alle persone nella speranza che queste possano darti delle cose che a te servono urgentemente a livello interiore, ma quasi mai funziona così.
I rapporti umani, specie in età adulta, non hanno lo scopo di sostenere una crescita profonda e intima dell'essere, ma di aiutarsi reciprocamente nelle piccole necessità. Non si può pretendere l'amore, perché in queste condizioni è difficilissimo amare, neanche dai genitori. Le connessioni umane servono per la compagnia e la rete sociale, cioè nella costruzione soprattutto di supporti materiali utili alla sopravvivenza, per fare continui paralleli fra noi e gli altri e garantire la continuità di tutti i modelli che caratterizzano la nostra specie, talvolta aggiornandoli alle tendenze.
Se stai meglio con un vecchio probabilmente è perché non ti riconosci in questo processo e scambio collettivo, non ne fai parte. Non dai niente e non ricevi niente.
Ma il problema non sussiste, perché questo scambio collettivo di energia non crea nulla di ciò che interessa a te, e non è la vita, intesa nel modo più autentico possibile del termine.
Forse sei ancora in bilico fra due obbiettivi, e ciòe scivolare in questa corrente o emergere lavorando ad altro.
Non si possono fare entrambe le cose, in un primo momento. Cerca di capire cosa vuoi e quando lo avrai fatto dedicatici anima e corpo.
In cuor tuo la tua scelta sembri averla già fatta, non ti resta che accettarla serenamente.

Da questa accettazione nascerà, probabilmente, anche un sentimento diverso nei confronti della collettività, da cui non pretenderai più nulla.


Gli altri ti sembrano tutti più bravi a intessere rapporti sociali perché non hanno la pretesa che siano come li vuoi tu. Hanno altri fini.
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#15 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 20 gennaio 2019 - 09:21

Oh, secondo me va bene anche smadonnare ogni tanto. Abbaiare alla luna. Va più che bene :D
Conta anche che sei nei trenta, se ho letto giusto. Benvenuta :D
Nel mezzo del cammino di nostra vita, mi ritrovai in una selva oscura etc etc.

Vuoi sapere come è realmente, per chi SEMBRA prendere le cose con semplicità?
Non è semplice. Lo sembra e basta. È frustrante, è folle, a meno di non aver gravi deficit cognitivi, tutti percepiscono l'assurdità e lo smarrimento.

Secondo me potresti prenderti la licenza di sembrare semplice. :D
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#16 Vanesio

Vanesio

    Utente Sexy

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Inviato 20 gennaio 2019 - 10:28

Non sapevo se postare comunque ho da poco interrotto una relazione con una persona che era a me molto affine e con cui ho condiviso il 95% del mio tempo negli ultimi 6 anni.
Da quando è finita, qualche mese, mi sono trovata catapultata in un mondo fatto di "altri" per cui precedentemente non avevo occhi, né interesse. La scoperta di quale umanità ci fosse oltre la mia piccola siepe non è stata fonte di entusiasmo, bensì di smarrimento. Fondamentalmente mi sento aliena dai discorsi, dai pensieri delle persone che mi circondano, dai loro interessi, da ciò che gli piace e non gli piace ma soprattutto da ciò cui attribuiscono valore. Mi sento antica, a 30 anni, non trovo affinità culturale con le persone che mi circondano. Alcune cose che per me hanno un'importanza molto elevata come la gentilezza, il buon cuore, lo "spessore", sembrano non avere nessun senso per le persone con cui vengo a contatto e che appaiono fagocitate da una visione materialista, consumistica e utilitaristica della realtà che a me pare qualcosa di fortemente dannoso e di conseguenza mi ripugna. Si può dire che io abbia una concezione "etica" della vita che non è molto condivisa.
A volte mi pare di stare in mezzo a dei mostri di crudeltà, un sacco di gente mi sembra allucinata, di un altro mondo, e più osservo le vite degli altri e quello cui pensano e le cose che gli importano (desumendole dal modo in cui decidono di mostrarsi e dal modo in cui si comportano) e più mi sento sola e spaesata. Ammetto candidamente che spesso mi trovo più in sintonia con le persone anziane (o comunque adulte), che questi tempi imbarbariti li hanno vissuti di meno e non ne sono state troppo contagiate, piuttosto che con i miei coetanei. Trovo bello il modo semplice e umano in cui gli anziani si rapportano agli altri, senza tutta quella vanità inconsistente che imperversa ovunque e che ai miei occhi non ha nulla di attraente ma è semmai grottesca. Accetto anche di non riuscire a leggere così bene il mondo interiore delle persone che incontro, ma di solito basta una grattatina alla superficie per intuire il nocciolo.
Questo sentirmi sola si è tradotto in un progressivo ritiro sociale, sono sempre più chiusa in me stessa, anche perché a volte di rimando al modo in cui sono fatta (di cui non faccio mistero) mi sembra di udire l'eco del mondo rispondermi che sono semplicemente una sfigata e questo è doloroso. A furia di vedere questo gap (che a volte mi pare abissale) tra me e gli altri ho messo su una barriera spessa e soffocante.
Adesso che sono tornata single tutto questo scenario si è amplificato, perché prima almeno trovavo risonanza nella persona che stava con me, con alti e bassi, ora mi sento sola al mondo, aliena.
Ad ogni modo so che dovrei trovare la forza morale di reagire a questi sentimenti negativi invece che esserne sopraffatta e cercare di trovare una dimensione di vita che sia di compromesso piuttosto che di negazione, solo non ho ancora trovato il modo in cui farlo, finora la mia strategia è stata chiudermi in un libro e far finta che il resto non esista, ma questo mi sta lentamente logorando, io voglio vivere. A volte vorrei fuggire da questo chiamiamolo degrado ma ho dei dubbi che esistano isole felici e in ogni caso cambiare contesto non è materialmente semplice. Poi magari il problema sono io e me lo porterei dietro in capo al mondo.
Ho anche messo in conto di vivere per sempre in questa solitudine ma onestamente la cosa va contro quello che sento di volere, dare e ricevere amore a un livello che attualmente sembra completamente utopico. Ogni tanto penso a questa urgenza che mi abita, la confronto con la realtà che vivo e mi assale un senso di sconforto profondo, la mente mi proietta le immagini di una vita spesa invano. Non so cosa mi aspetti di sentirmi dire, comunque ogni vostro pensiero è ben accetto.

Secondo me devi semplicemente ritrovare un tuo equilibrio. Ci vuole solo un po' di tempo.
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#17 purple

purple

    Nuovo Utente

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Inviato 20 gennaio 2019 - 10:37

Secondo me il fatto che la percezione della società dipenda dall'osservatore è vera e non vera. Con tutto l'ottimismo possibile, se un tedesco nel '40 avesse scritto sul diario: "mi sento alieno in una società di mostri, mi sembrano tutti pazzi, tutti ipnotizzati dall'idea della Grande Germania, rinchiudono la gente in campi di prigionia e nessuno protesta, mandano la gente al massacro in nome di un impero di sto c...", rispondergli: "ma la vita è uno specchio, ti sorride se la guardi sorridendo :) ", boh non so, sarà...

Non che voglia far paragoni, però che c'è qualcosa di marcio nel regno di Danimarca lo sappiamo quasi tutti. Poi dipende dalle zone e dagli ambienti sociali in cui uno si trova a vivere. Avrei tante cose da dire in proposito, ma sarebbero lunghe e difficili da mettere in forma. Mi limito a dire che in Italia si vive male e spero che le cose migliorino. In altri paesi occidentali si vive molto meglio, anche se una mutazione antropologica globalizzata verso l'egocentrismo, il materialismo e il conflitto sociale permanente si vede un po' dappertutto.

Ma alla fine i consigli precedenti sono validi: visto che cambiare la società è difficile (anche se non impossibile nel proprio piccolo, magari con l'attivismo), non si può far altro che adattarsi, tirare fuori la grinta, cercare ambienti e persone più congeniali possibili.

Non vorrei sembrare invadente o inopportuna, chiedo scusa in tal caso, visto che saprai giudicare da te le cose, ma se il rapporto che avevi era speciale, hai pensato all'eventualità di ricucirlo visto che non è facile trovare persone affini? 


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#18 zarina

zarina

    Utente Fricchettona

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Inviato 20 gennaio 2019 - 10:53

@nehelamite: non ho capito il senso del tuo messaggio, ammesso che ne avesse uno diverso dal tuo solito essere provocatorio perché non ti vado a genio, preferisco non abboccare.

@Furor: per un bel po' di tempo ho avuto in bio queste righe che dicevano più o meno: "Quando canti il mondo canta, quando suoni il mondo danza, quando piangi il mondo piange, quando parli il mondo ascolta". Non c'è dubbio che sia così e se attualmente il mio panorama è sterile è perché io stessa sono arida e svuotata, non si vede se non quello che già è presente in noi. Probabilmente è per questo che mi sento tagliata fuori dalla vita, sento il rumore dell'acqua che scroscia ma non riesco a berne e muoio di sete. Non mi aspetto che il mondo inizi a girare in senso opposto, non pretendo che le cose cambino, però mi aspetto di non morire di sete, di riuscire ad ritagliarmi un angolo di pace. Mi sembra che tante persone con molta semplicità riescano in ciò che per me è qualcosa di complicatissimo ed è frustrante.


Forse sei ancora in una fase di riadattamento alla vita dopo il 'coma' di una storia di sei anni che occupava maggior parte della tua attenzione e della tua emotività. Magari hai bisogno ancora di un po' di tempo per capire se vale la pena accettare o modificare queste sensazioni di estraneità che ora ti disturbano ma che potrebbero diventare familiari con il tempo, oppure trasformarsi, al bisogno. Magari questo limbo in cui ti sei cullata per tanti anni ti ha tenuta sospesa in una condizione appagante di comprensione reciproca e ora che sei tornata a terra sono cambiate le regole, o sei cambiata te. Oppure molto molto semplicemente, sei sempre stata cosí e non hai bisogno nella tua vita di sperimentare certe cose a meno che non soddisfino i tuoi bisogni più forti.

Quello che pare degli altri non può essere un termine di paragone valido, perché non corrisponde mai totalmente al vero, e comunque questi altri non si muovono sulle nostre strade né sulle nostre intenzioni.

Le interazioni regolari che ho ogni giorno, non appagano visceralmente la mia affettività. Solo, condividendo esperienze di continuo, si creano spontaneamente piccoli legami di fiducia e di complicità (lavoriamo insieme a questa cosa così si finisce prima? Mi prendi X da scuola oggi che arrivo lunga? Ci prendiamo un caffè così diciamo due cazzate che oggi è stata una mattinata impegnativa? Ecc ecc). Questi sono rapporti molto lontani dalla connessione profonda che intendi te, perché si appoggiano su una base utilitaristica, pratica.. ma alcuni possono essere comunque onesti, senza avere grandi pretese.

Per me vanno bene, perché anche se non c'è 'affinità elettiva' con tante di queste persone, questi momenti mi distraggono, mi servono e mi facilitano la vita, e a loro modo mi stimolano, senza invadere la mia intimità e la mia vita veramente 'privata', che è blindata.

Ma sicuramente per te non è così. Forse per te queste relazioni leggere o che hanno una scadenza, sono faticose, o inutili. Non sono necessarie. Non penso dovresti fartene una colpa, magari ora che stai ripartendo a camminare da sola, stai conoscendo profondamente questa parte di te che non avevi avuto occasione di testare perché 'coperta' dalla presenza significativa di una persona simile a te al tuo fianco.

Alla fine puoi scegliere se adattarti alla mentalità di molti, o imparare a convivere con la tua.
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#19 goodlie

goodlie

    Utente Senior

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Inviato 20 gennaio 2019 - 11:09

Credo che in fondo ciò che provi sia dovuto a un errore di prospettive. Forse vorresti connetterti alle persone nella speranza che queste possano darti delle cose che a te servono urgentemente a livello interiore, ma quasi mai funziona così.
I rapporti umani, specie in età adulta, non hanno lo scopo di sostenere una crescita profonda e intima dell'essere, ma di aiutarsi reciprocamente nelle piccole necessità. Non si può pretendere l'amore, perché in queste condizioni è difficilissimo amare, neanche dai genitori. Le connessioni umane servono per la compagnia e la rete sociale, cioè nella costruzione soprattutto di supporti materiali utili alla sopravvivenza, per fare continui paralleli fra noi e gli altri e garantire la continuità di tutti i modelli che caratterizzano la nostra specie, talvolta aggiornandoli alle tendenze.
Se stai meglio con un vecchio probabilmente è perché non ti riconosci in questo processo e scambio collettivo, non ne fai parte. Non dai niente e non ricevi niente.
Ma il problema non sussiste, perché questo scambio collettivo di energia non crea nulla di ciò che interessa a te, e non è la vita, intesa nel modo più autentico possibile del termine.
Forse sei ancora in bilico fra due obbiettivi, e ciòe scivolare in questa corrente o emergere lavorando ad altro.
Non si possono fare entrambe le cose, in un primo momento. Cerca di capire cosa vuoi e quando lo avrai fatto dedicatici anima e corpo.
In cuor tuo la tua scelta sembri averla già fatta, non ti resta che accettarla serenamente.

Da questa accettazione nascerà, probabilmente, anche un sentimento diverso nei confronti della collettività, da cui non pretenderai più nulla.


Gli altri ti sembrano tutti più bravi a intessere rapporti sociali perché non hanno la pretesa che siano come li vuoi tu. Hanno altri fini.

 

Questo discorso è vero, non ricevo in ogni caso dall'esterno il nutrimento di cui ho bisogno, sono sempre stata frustrata nei rapporti umani e quelle poche persone con cui sono riuscita a sentirmi in profonda connessione adesso vivono principalmente nei miei ricordi. L'alternativa l'ho percorsa volontariamente per diverso tempo però mi sembra che mi abbia impoverito, un po' gli anni che passano fanno perdere lo smalto iniziale, un po' però mi manca quell'arricchimento che le dinamiche intersoggettive valide possono dare. Nel mio ex, per esempio, io ho trovato un maestro, non perché lui fosse o si atteggiasse a guru, anzi è la persona più semplice del mondo, però stargli accanto per me è stato uno sprone enorme, solo lo stargli vicino. E questa dinamica naturale si è verificata anche con altre persone della mia vita con cui - per alchimia  e scambio di energia - si è creato un meccanismo virtuoso. 
Poi quel che dici è pure verissimo, cioè che i rapporti servono anche a scopi puramente utilitaristici. L'altro giorno ho fatto un incidente in macchina e mi è venuta una crisi di nervi in mezzo alla strada. Non perché abbia fatto un danno gravissimo, ma perché pensavo a tutte le rotture di scatole materiali e morali che avrei dovuto affrontare quel giorno e subito dopo e non avevo nessuno accanto per farlo, qualcuno per un abbraccio, mi sono sentita piuttosto miserabile. 

 

Secondo me il fatto che la percezione della società dipenda dall'osservatore è vera e non vera. Con tutto l'ottimismo possibile, se un tedesco nel '40 avesse scritto sul diario: "mi sento alieno in una società di mostri, mi sembrano tutti pazzi, tutti ipnotizzati dall'idea della Grande Germania, rinchiudono la gente in campi di prigionia e nessuno protesta, mandano la gente al massacro in nome di un impero di sto c...", rispondergli: "ma la vita è uno specchio, ti sorride se la guardi sorridendo :) ", boh non so, sarà...

Non che voglia far paragoni, però che c'è qualcosa di marcio nel regno di Danimarca lo sappiamo quasi tutti. Poi dipende dalle zone e dagli ambienti sociali in cui uno si trova a vivere. Avrei tante cose da dire in proposito, ma sarebbero lunghe e difficili da mettere in forma. Mi limito a dire che in Italia si vive male e spero che le cose migliorino. In altri paesi occidentali si vive molto meglio, anche se una mutazione antropologica globalizzata verso l'egocentrismo, il materialismo e il conflitto sociale permanente si vede un po' dappertutto.

Ma alla fine i consigli precedenti sono validi: visto che cambiare la società è difficile (anche se non impossibile nel proprio piccolo, magari con l'attivismo), non si può far altro che adattarsi, tirare fuori la grinta, cercare ambienti e persone più congeniali possibili.

Non vorrei sembrare invadente o inopportuna, chiedo scusa in tal caso, visto che saprai giudicare da te le cose, ma se il rapporto che avevi era speciale, hai pensato all'eventualità di ricucirlo visto che non è facile trovare persone affini? 

 

No ma infatti questo è un elemento secondo me da sottolineare, cioè che la società è piuttosto malata, sembra percorsa da una follia latente; come diceva un "politico" recentemente: "i fenomeni sociali ormai si possono giudicare solo in termini psichiatrici". Chi non ha questa percezione (beato lui, perché non è bella) azzardo a ipotizzare che viva in una zona di confort e non ci entri troppo a contatto, già solo la famiglia intorno, facce familiari, il paese d'origine diminuiscono il senso di estraneità. Io che praticamente mi sono trasferita da qui a là in continuazione per anni ormai mi sento una straniera ovunque vada.

Non sei invadente, anzi ti rispondo volentieri perché mi sono chiesta io stessa questa cosa molte volte. Io e il mio ex avevamo delle affinità e dei problemi, purtroppo a un certo punto hanno prevalso i problemi e abbiamo preso atto che non riuscivamo a risolverli e non si sarebbero sistemati da soli. In realtà non è detto che un domani non torniamo insieme, anche perché a quello che ne so anche lui si sente un po' come me, perché ne abbiamo parlato, però per il momento non è una via praticabile.


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#20 zarina

zarina

    Utente Fricchettona

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Inviato 20 gennaio 2019 - 11:24

Mi è venuto in mente, che ci sono relazioni che per me sono estremamente faticose.

Ad esempio andare dal parrucchiere. L'esperienza del parrucchiere per me è emotivamente difficoltosa. Perché parlare del niente con uno sconosciuto che ti tratta come se tu fossi stata la sua compagna di campeggio per otto anni, mi crea difficoltà. E lo scopo di avere i capelli più belli per le successive cinque ore, non basta a giustificare lo stare lí a farmi dare immotivate e invadenti pacche sulle spalle e a conversare sullo spessore dei miei capelli.

Quindi non ci vado. Semplicemente.
Ai capelli ci penso io come posso, e se devo fare cose che non so fare cerco un parrucchiere arroccato su un monte possibilmente muto, dove stare i dieci minuti utili e non tornare mai più.

Un'altra esperienza terribile sono i gruppi di whatsapp. Quelli della scuola dove ogni giorno c'è una cazzata nuova da affrontare. I pidocchi che ha preso Pino da Pina, gli ossiuri che girano, la felpa che ha perso Pino mercoledì, i compiti che non ha preso Pina e che deve avere attraverso la mamma di Pino. Il mercatino di Natale e i biscottini per le maestre fatti con le sante manine della mamma di Pino, e le infinite raccolte soldi per il treno natura con pranzo al sacco biologico gestite dalla mamma di Pino.

Queste cose mi creano molto imbarazzo, e sinceramente, non mi sento di farne parte. Mi provocano vera difficoltà nell'interazione. Non è che lo faccio apposta, non ce la faccio proprio. Mi sento proprio un'altra forma di vita, quando assisto a queste cose vorrei trasformarmi in sasso e fingere di non esistere.

Quindi, evito.



Cioè sofferenzaedisagio VS non farne parte

Per me vince non farne parte.

E non me ne faccio una responsabilità.. è così
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