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Follia PatologieACazzo UnoNessunoCentomila

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180 risposte a questa discussione

#41 skynight

skynight

    Remember on November 5th

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Inviato 09 gennaio 2019 - 12:24

Può essere che chi, fissato con le ali, non ha realizzato il valore delle sue gambe. E la divinità  poteva raggiungerla a piedi e non volando.

 

ottima riflessione, il problema però rimane quanto sia distante la divinità e se sia possibile raggiungerla solamente a piedi, le cose che all'inizio sembravano semplici 

man mano che andiamo a esplorarle e sviscerarle in profondità diventano sempre complicate, quando pensi di essere giunto a una  conclusione a una meta ecco che poi 

scopri invece di essere sempre all'inizio, ma la divinità vuole essere raggiunta oppure invece preferisce farci vivere per sempre con questo desiderio senza però che riusciremo

mai a soddisfarlo? Dio è lontano? oppure invece è stato sempre vicino a noi ma noi non lo abbiamo mai visto o lo abbiamo ignorato? 

Dio è dentro di noi? Dio è nelle nostre coscienze? nel mondo che ci circonda? nel nostro prossimo? 

mi ritorna insistentemente in mente il problema filosofico esistenziale dell'uomo che sognando credeva di essere una farfalla ma svegliandosi ritornava a essere un uomo,

con la differenza che non riusciva più a capire e distinguere se era reale il fatto di essere un uomo o se invece lo era la farfalla che credeva di essere un umano.


Sotto questa maschera c'è più di semplice carne, c'è un'idea, e le idee sono a prova di proiettile.


#42 Emanuele

Emanuele

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Inviato 09 gennaio 2019 - 01:25

ottima riflessione, il problema però rimane quanto sia distante la divinità e se sia possibile raggiungerla solamente a piedi, le cose che all'inizio sembravano semplici 

man mano che andiamo a esplorarle e sviscerarle in profondità diventano sempre complicate, quando pensi di essere giunto a una  conclusione a una meta ecco che poi 

scopri invece di essere sempre all'inizio, ma la divinità vuole essere raggiunta oppure invece preferisce farci vivere per sempre con questo desiderio senza però che riusciremo

mai a soddisfarlo? Dio è lontano? oppure invece è stato sempre vicino a noi ma noi non lo abbiamo mai visto o lo abbiamo ignorato? 

Dio è dentro di noi? Dio è nelle nostre coscienze? nel mondo che ci circonda? nel nostro prossimo? 

mi ritorna insistentemente in mente il problema filosofico esistenziale dell'uomo che sognando credeva di essere una farfalla ma svegliandosi ritornava a essere un uomo,

con la differenza che non riusciva più a capire e distinguere se era reale il fatto di essere un uomo o se invece lo era la farfalla che credeva di essere un umano.

 

Cosa siamo lo rivela la nostra natura una volta tolte le catene.

Ma una volta tolte le catene rimani sempre un umano con le sue debolezze ed i suoi limiti.

Per vivere una vita in armonia con il divino bisogna che tutta la società desidera vivere in quel modo, altrimenti ti ritrovi solo, emarginato, in balia di te stesso.

Quindi il problema non è chi siamo, ma come vogliamo vivere, quali sono i nostri propositi, e quali le prospettive.

Io se avessi potuto scegliere avrei vissuto di un lavoro stimolante e creativo dove poter dare sfogo alla mia natura creativa ed invece mi ritrovo a fare il robot in ufficio anche se qualcosa altro sto cercando di fare.

Avrei voluto un rapporto di coppia vivo, divertente, ed attivo, queste cose ti riempiono di gioia e ti avvicinano alla fonte.

Ma non tutti hanno avuto una vita normale ed hanno superato i loro problemi e quindi è difficile vivere sereni nella coppia quando qualcuno scoppia per problemi personali estranei alla coppia stessa.

Ma quello che vogliamo o quello che ci serve spezzo cozza con quel che siamo.  

La mia natura è sempre stata quella di attirare le persone afflitte dai problemi e prendermeli io in carico. Questo è un sacrificio che la mia stessa natura tende a compiere.

Per vivere come le farfalle bisogna essere egoisti e scaricare i propri problemi agli altri, giammai accollarsi quelli degli altri. Oltretutto gli egoisti sono anche molto ben voluti dal prossimo perché non hanno zavorre di sofferenze e non sono molto provati, hanno tempo e voglia per curarsi perché devono apparire e piacere. Riempiono di promesse che non possono mantenere agli altri. 

Questa cosa è completamente in contrasto con la natura spirituale dell'uomo. è un paradosso.

Da una parte le persone spiritualmente più evolute si trovano a dover fare dei sacrifici immensi e sottoposti a sofferenze che in genere non è sopportabile ai più. Questo li rende più saggi ma anche più vulnerabili ed in balia della negatività.

Mentre quelli più egoisti si trovano a fare una vita in genere "sgravata" da tante cose.

Una giustizia inversa dove io non riesco a trovare l'incastro o "il senso" di tutto questo.

Credo profondamente che ci sia un destino per tutti in fondo, e credo che la giustizia non sia di questo mondo.... basta anche osservare la natura stessa degli esseri per rendersene conto.... Sono passati 30  anni e oggi come allora ancora non riesco a comprendere la "crudeltà" DELLA NATURA quando con un virus uccide un bambino, o quando un leone mangia un cucciolo di un erbivoro o che una tigre divora da vivo un altro essere.

Questo è l'inferno. 


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#43 Frèyja

Frèyja

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Inviato 09 gennaio 2019 - 01:38

ecco qui il riassunto in un unica parola di tutta la discussione che hai aperto Furor, è l'immutabilità dell'esistenza che ci porta a soffrire e con il tempo se non troviamo delle valide soluzioni a 
dare di matto, se il nostro caro progettista ci ha """"creati"""" cosi, lo ha fatto perchè non gli piacciono le cose statiche, immutabili, ripetitive senza una crescita sia interiore che esteriore, 
ma non è che forse sta pretendendo troppo dalla nostra limitata e semplice condizione umana? 
 
per quanto si desideri volare non ci spunteranno mai le ali, ma può essere che nonostante abbia fatto una brutta fine, si voglia tutti fare come Icaro e raggiungere il sole sfidando la divinità.


Siamo progettati come animali complessi.
Tutte le nostre parti, i nostri io, sono funzionali alla sopravvivenza. Una gran parte è funzionale alla sopravvivenza in condizioni pietose, tipo la giungla. Per cui ci portiamo dentro un'eredità inutile e nociva per l'attuale contesto sociale.
Quando viene adattata si può fare strada in ambito lavorativo, relazionale ecc.
Quando non lo è si è violenti e stupidi come delle bestie.
La situazione non è immutabile. Si può trovare un compromesso fra pulsioni violente/paure e società, oppure si può trovare un modo per fare a meno completamente di queste parti, relegando loro compiti semplici, tipo funzioni autonome dell'organismo, e togliendole dal centro emotivo e mentale, dove non hanno reale motivo di stare.
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#44 Frèyja

Frèyja

    .L.

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Inviato 09 gennaio 2019 - 01:50

Cosa siamo lo rivela la nostra natura una volta tolte le catene.
Ma una volta tolte le catene rimani sempre un umano con le sue debolezze ed i suoi limiti.
Per vivere una vita in armonia con il divino bisogna che tutta la società desidera vivere in quel modo, altrimenti ti ritrovi solo, emarginato, in balia di te stesso.
Quindi il problema non è chi siamo, ma come vogliamo vivere, quali sono i nostri propositi, e quali le prospettive.
Io se avessi potuto scegliere avrei vissuto di un lavoro stimolante e creativo dove poter dare sfogo alla mia natura creativa ed invece mi ritrovo a fare il robot in ufficio anche se qualcosa altro sto cercando di fare.
Avrei voluto un rapporto di coppia vivo, divertente, ed attivo, queste cose ti riempiono di gioia e ti avvicinano alla fonte.
Ma non tutti hanno avuto una vita normale ed hanno superato i loro problemi e quindi è difficile vivere sereni nella coppia quando qualcuno scoppia per problemi personali estranei alla coppia stessa.
Ma quello che vogliamo o quello che ci serve spezzo cozza con quel che siamo.  
La mia natura è sempre stata quella di attirare le persone afflitte dai problemi e prendermeli io in carico. Questo è un sacrificio che la mia stessa natura tende a compiere.
Per vivere come le farfalle bisogna essere egoisti e scaricare i propri problemi agli altri, giammai accollarsi quelli degli altri. Oltretutto gli egoisti sono anche molto ben voluti dal prossimo perché non hanno zavorre di sofferenze e non sono molto provati, hanno tempo e voglia per curarsi perché devono apparire e piacere. Riempiono di promesse che non possono mantenere agli altri. 
Questa cosa è completamente in contrasto con la natura spirituale dell'uomo. è un paradosso.
Da una parte le persone spiritualmente più evolute si trovano a dover fare dei sacrifici immensi e sottoposti a sofferenze che in genere non è sopportabile ai più. Questo li rende più saggi ma anche più vulnerabili ed in balia della negatività.
Mentre quelli più egoisti si trovano a fare una vita in genere "sgravata" da tante cose.
Una giustizia inversa dove io non riesco a trovare l'incastro o "il senso" di tutto questo.
Credo profondamente che ci sia un destino per tutti in fondo, e credo che la giustizia non sia di questo mondo.... basta anche osservare la natura stessa degli esseri per rendersene conto.... Sono passati 30  anni e oggi come allora ancora non riesco a comprendere la "crudeltà" DELLA NATURA quando con un virus uccide un bambino, o quando un leone mangia un cucciolo di un erbivoro o che una tigre divora da vivo un altro essere.
Questo è l'inferno.


Il cammino spirituale è sempre individuale, quel che desiderano gli altri non conta.
L'atteggiamento altrui diventa un ostacolo quando lo si carica di importanza eccessiva. Lo capisco bene, perché faccio anche io questo errore.
L'essere soli è terribile, ma per comprendere Dio bisogna soffrire una grandissima solitudine interiore e accettarla.

#45 Emanuele

Emanuele

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Inviato 09 gennaio 2019 - 02:21

Il cammino spirituale è sempre individuale, quel che desiderano gli altri non conta.
L'atteggiamento altrui diventa un ostacolo quando lo si carica di importanza eccessiva. Lo capisco bene, perché faccio anche io questo errore.
L'essere soli è terribile, ma per comprendere Dio bisogna soffrire una grandissima solitudine interiore e accettarla.

 

Questo in rosso è quello che più di tutto ho capito, aggiungo che serve anche sofferenza fisica e mentale affinché si riesce a raggiungere una certa percezione allargata delle cose che fa si che si riesca a distinguere cosa sia importante nella vita e cosa no, a capire le sofferenze altrui. il problema nasce quando passata questa fase poi entri in quella successiva che non tollera più la sofferenza nel mondo. Tenti di comprenderla e quindi la vivi questa sofferenza, la fai tua e questo è straziante. 

tenti di capire le persone e non ci riesci.... vedi alcune persone che davanti a lutti gravi come la perdita di un figlio riescono ad andare avanti mentre penso che a me una cosa del genere mi avrebbe fatto scoppiare come una bomba disintegrandomi prima da dentro e poi fuori..... vedo gente che uccide dei neonati e vorrei esser li per donargli la mia vita perché non riesco a vedere ed a concepire una cosa del genere, non la comprendo minimamente e non lo accetto. Davanti ad un orrore del genere mi sento annichilito.... eppure ci sono persone che hanno fatto e fanno le peggiori atrocità ed io vorrei dire basta, che non reggo tutto questo, che non ce la posso fare, che dovete fare basta!... e allora inizio a pensare che sterminerei tutti e lascerei in vita solo i bambini che tutto questo non ha senso, la vita non ha senso.... la gente non ha senso..... allora capisci che nel mondo non ce più posto per te.

Quando arrivi al limite succede questo.  



#46 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 09 gennaio 2019 - 03:05

Bisogna soffrire.

La sofferenza, il dolore, quel sentire, quello che c'è fuori, o dentro, o misto. C'è, è là, ci si passa attraverso o lo si scansa, quando si può. Ma non "bisogna" proprio niente, proprio niente.
Le cose "succedono", non sono la perché bisogna, non bisogna proprio niente (e scusate che questo "proprio niente" continua ad aprire pop-up nella mia testa), il bisogno si crea nel momento stesso in cui c'è quel desiderio e paradossalmente il desiderio è generato da quel bisogno.
Finché si sente di dover "soffrire" per arrivare o ottenere o solo andare avanti, questo sarà il desiderio che genere il bisogno che a sua volta genera e genera e genera, essendo la natura illusoria incessantemente riprodotta finché non viene smascherata. Allo stesso modo per un positivo estremo, per cui la continua corsa ad una felicità ed una serenità intatta genera un susseguirsi infinito, e sempre insoddisfatto.

(non sapevo bene se spedirlo questo pezzo di post perché effettivamente non mi è molto chiaro, pazienza.)

Vi seguo, nel frattempo che riordino le idee e indico una riunione condominiale :D
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#47 Nehelamite

Nehelamite

    Parcere subiectis et debellare superbos

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Inviato 09 gennaio 2019 - 11:51

Lasciate perdere Dio, che qui dentro - in questa sezione, magari - c'entra come i cavoli a merenda, salvo intenderlo come una patologia mentale e forse non sarebbe neanche tanto sbagliato... 

Bella discussione comunque, promette bene, come quella sul rompere il ghiaccio :arg:

 

Vorrei cercarle, le sento. Sto pensando di sperimentare, di dare ad ognuna un nome o lasciare che ne prendano uno. E farle vivere. Vedere dove porta.

:D

 

 

Eviterei.


 Z40h.gif
 
~ Of all the things I've lost, I miss my Heart the most ~

#48 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 10 gennaio 2019 - 07:48

E invece sta andando benone, evitare perché, poi. Cosa. Chi. Me stessa? :D

#49 Emanuele

Emanuele

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Inviato 10 gennaio 2019 - 08:21

Lasciate perdere Dio, che qui dentro - in questa sezione, magari - c'entra come i cavoli a merenda, salvo intenderlo come una patologia mentale e forse non sarebbe neanche tanto sbagliato... 

Bella discussione comunque, promette bene, come quella sul rompere il ghiaccio :arg:

 

 

 

Eviterei.

 

Mah... alla fine tutti hanno un lato particolare o strano. L'unica differenza sta che lo tengono nascosto per paura dei giudizi altrui.

Evitare di mettersi a nudo e come evitare di guardarsi allo specchio.



#50 malia

malia

    malia

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Inviato 10 gennaio 2019 - 09:04

ottima riflessione, il problema però rimane quanto sia distante la divinità e se sia possibile raggiungerla solamente a piedi, le cose che all'inizio sembravano semplici 

man mano che andiamo a esplorarle e sviscerarle in profondità diventano sempre complicate, quando pensi di essere giunto a una  conclusione a una meta ecco che poi 

scopri invece di essere sempre all'inizio, ma la divinità vuole essere raggiunta oppure invece preferisce farci vivere per sempre con questo desiderio senza però che riusciremo

mai a soddisfarlo? Dio è lontano? oppure invece è stato sempre vicino a noi ma noi non lo abbiamo mai visto o lo abbiamo ignorato? 

Dio è dentro di noi? Dio è nelle nostre coscienze? nel mondo che ci circonda? nel nostro prossimo? 

mi ritorna insistentemente in mente il problema filosofico esistenziale dell'uomo che sognando credeva di essere una farfalla ma svegliandosi ritornava a essere un uomo,

con la differenza che non riusciva più a capire e distinguere se era reale il fatto di essere un uomo o se invece lo era la farfalla che credeva di essere un umano.

Non riesco ad immedesimarmi in chi vuole raggiungere la divinità quindi non so commentare.

 

Il mio obiettivo per ora è quello di arrivare la sera viva, con meno ferite possibili su di me, avendo limitato il numero di ferite inferte alle persone che hanno a che fare con me, e aver memorizzato una volta per tutte quante b ci vogliono per scrivere obbbbbbbiettivo.

 

Porsi degli obiettivi a cacchio è uno dei motivi che portano alla disintegrazione del nostro io, tra le altre cose. Dio compreso.


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#51 Emanuele

Emanuele

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Inviato 10 gennaio 2019 - 09:09

Non riesco ad immedesimarmi in chi vuole raggiungere la divinità quindi non so commentare.

 

Il mio obiettivo per ora è quello di arrivare la sera viva, con meno ferite possibili su di me, avendo limitato il numero di ferite inferte alle persone che hanno a che fare con me, e aver memorizzato una volta per tutte quante b ci vogliono per scrivere obbbbbbbiettivo.

 

Porsi degli obiettivi a cacchio è uno dei motivi che portano alla disintegrazione del nostro io, tra le altre cose. Dio compreso.

 

Sei un marines?  :icon_eek:

Scherzi a parte stai descrivendo la tua giornata come se fosse un incubo.

Se non hai vincoli affettivi o qualcuno a cui badare cambia tutto.



#52 malia

malia

    malia

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Inviato 10 gennaio 2019 - 09:12


Se non hai vincoli affettivi o qualcuno a cui badare cambia tutto.

In che senso?



#53 Emanuele

Emanuele

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Inviato 10 gennaio 2019 - 09:15

In che senso?

 

Nel senso che se non hai qualcuno da mantenere o qualcuno a cui badare.... 

Un figlio, un genitore disabile, un partner orfano... Se devi badare soltanto a te stessa non hai e non avrai nessun problema a riprenderti la tua vita. Magari con sacrifico, ma è fattibile.



#54 malia

malia

    malia

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Inviato 10 gennaio 2019 - 09:55

Ma le ferite si ricevono anche quando si è padroni della propria vita e il rischio di infliggerle esiste anche quando non si hanno vincoli affettivi: per esempio potrei sclerare con un operatore di call center che mi chiama il primo dell'anno, essere maleducata, mancargli di rispetto, quando lui sta facendo solamente il suo lavoro.

 

Hai usato prima l'espressione "vincolo affettivo" e poi "qualcuno da mantenere o a cui badare", che non sono esattamente la stessa cosa. Che poi pure vincolo e affetto mi sembrano una contraddizione nei termini.

 

Amare (in tutte le sue sfumature) non ti fa sentire mai vincolato,  è il bisogno che incatena.

 

Il vincolo può essere di parentela, o lavorativo, ma affettivo...boh. Chi cacchio ti obbliga a voler bene a qualcuno?

 

Che cosa volevo dire? Mi sono persa. :arg:

 

Ah. Niente. Essere pienamente padroni della propria vita non ci mette al riparo dal ricevere e infliggere ferite e essere padroni della propria vita non è essere liberi da vincoli affettivi (se così vogliamo chiamarli).

 

Secondo me.



#55 Emanuele

Emanuele

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Inviato 10 gennaio 2019 - 10:21

Ma le ferite si ricevono anche quando si è padroni della propria vita e il rischio di infliggerle esiste anche quando non si hanno vincoli affettivi: per esempio potrei sclerare con un operatore di call center che mi chiama il primo dell'anno, essere maleducata, mancargli di rispetto, quando lui sta facendo solamente il suo lavoro.

 

Hai usato prima l'espressione "vincolo affettivo" e poi "qualcuno da mantenere o a cui badare", che non sono esattamente la stessa cosa. Che poi pure vincolo e affetto mi sembrano una contraddizione nei termini.

 

Amare (in tutte le sue sfumature) non ti fa sentire mai vincolato,  è il bisogno che incatena.

 

Il vincolo può essere di parentela, o lavorativo, ma affettivo...boh. Chi cacchio ti obbliga a voler bene a qualcuno?

 

Che cosa volevo dire? Mi sono persa. :arg:

 

Ah. Niente. Essere pienamente padroni della propria vita non ci mette al riparo dal ricevere e infliggere ferite e essere padroni della propria vita non è essere liberi da vincoli affettivi (se così vogliamo chiamarli).

 

Secondo me.

 

L'Amare ti pone però dei vincoli. Se ami una persona che è sulla sedia a rotelle tu la accudisci perché la ami.

Se tu non l'amassi non l'accudiresti e non ti fregherebbe nulla di abbandonarla a se stessa. Se tu ami o vuoi semplicemente bene ad una persona che non è in grado di badare a se stessa tu la accudisci anche se sai che per te rappresenta una catena.  ho sbagliato qualcosa?

Personalmente Ultimamente di infliggere ferite a perfetti sconosciuti non me ne può che fregar di meno, anche perché il perfetto sconosciuto te le infligge senza remore.

Ad esempio se vai in un agenzia prestiti e spieghi che sei in difficoltà molto difficilmente l'agenzia ti farà stipulare il contratto che sia il meglio per te ma il peggio per lui. Qualcuno dirà ed il suo lavoro, molto bene. Anche fare il killer è un lavoro, o l'esportatore di democrazia, o il banchiere o il ladro, o il militare... Fare un lavoro non ti dovrebbe sollevare dalle responsabilità etiche e morali. Quindi il fatto di danneggiare il prossimo per lavoro è solo una scusa bella e buona.

Preoccupiamoci solo delle persone che ci stanno intorno e di quelle che verranno nella nostra vita, del resto ci sarà qualcun'altro che baderà a loro, non abbiamo i super poteri.

Riguardo invece alle ferite che riceviamo credo che siamo abbastanza adulti e maturi per riuscire ad incassarle. Poi sarà compito nostro stabilire quale riusciamo a sopportare e quali no. Ad esempio io non sopporto i capi e la monotonia. Se devo tribolare di più fisicamente per spezzare monotonia e non avere capi lo faccio volentieri. Mentre ce chi ha paura della fatica fisica e subisce mobbing dal capo pur di avere una vita poco faticosa. L'Importante è scegliere quello che ci fa stare meglio psicofisicamente.



#56 malia

malia

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Inviato 10 gennaio 2019 - 10:58

L'Amare ti pone però dei vincoli. Se ami una persona che è sulla sedia a rotelle tu la accudisci perché la ami.

Se tu non l'amassi non l'accudiresti e non ti fregherebbe nulla di abbandonarla a se stessa. Se tu ami o vuoi semplicemente bene ad una persona che non è in grado di badare a se stessa tu la accudisci anche se sai che per te rappresenta una catena.  ho sbagliato qualcosa?

 

Secondo me, si.

 

Il prendersi cura di una persona non è un gesto dettato solo dall'amore. Si può fare anche per compassione, per gratitudine, per un ideale, ecc.

 

Del resto amare qualcuno non vuol dire che devi per forza "accudirlo" perchè dell'accudimento si può occupare qualcun altro.

 

Secondo me a volte confondiamo l'amore con altro. E quest'altra cosa, che semmai non è amore, non è meno rispettabile. A scanso di equivoci.



#57 Furor

Furor

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Inviato 10 gennaio 2019 - 11:21

Essere pienamente padroni della propria vita. Mi piace.

È questo che sto puntando. Una di noi. Ma le altre debbono collaborare. Anche se devo lasciare a lei, il comando. :metal:

#58 Emanuele

Emanuele

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Inviato 10 gennaio 2019 - 11:30

Secondo me, si.

 

Il prendersi cura di una persona non è un gesto dettato solo dall'amore. Si può fare anche per compassione, per gratitudine, per un ideale, ecc.

 

Del resto amare qualcuno non vuol dire che devi per forza "accudirlo" perchè dell'accudimento si può occupare qualcun altro.

 

Secondo me a volte confondiamo l'amore con altro. E quest'altra cosa, che semmai non è amore, non è meno rispettabile. A scanso di equivoci.

 

Ti faccio un esempio: Se io amo un genitore che è sulla sedia a rotelle "per amore" non lo lascerei accudire da una badante che non ci mette amore nelle cure personali. A scanso di equivoci è molto più facile a dirsi  che a farsi.

Ma se amo realmente una persona è quello che farei.

Un po come dire: Ho una figlia, la amo ma la faccio accudire da qualcun'altro.

Se ami un figlio vuoi stare sempre con lui e dai tutto quello che puoi dare anche se questo può causarti sofferenza. Anche se può sembrare un paradosso non lo è. Perché se da una parte è vero che l'amore che provi per un figlio fa si che un sorriso possa bastare a ricambiare tutti i sacrifici fatti, dall'altra però siamo umani ed abbiamo anche noi bisogno di aiuto, cure, attenzioni, ma anche di cose, ambizioni e sogni. Quindi non basta.

Quindi cosa succede in realtà? Succede che dai tutto quello che hai e lo fai con il sorriso, il tutto mentre soffri in silenzio quando gli altri non si accorgono che soffri e che in fondo vorresti aiuto, ed attenzioni anche tu.

Affoghi con il sorriso ma affoghi.



#59 Lamia

Lamia

    sono andato a letto presto

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Inviato 10 gennaio 2019 - 12:23

Ti faccio un esempio: Se io amo un genitore che è sulla sedia a rotelle "per amore" non lo lascerei accudire da una badante che non ci mette amore nelle cure personali. A scanso di equivoci è molto più facile a dirsi  che a farsi.

Ma se amo realmente una persona è quello che farei.

Un po come dire: Ho una figlia, la amo ma la faccio accudire da qualcun'altro.

Se ami un figlio vuoi stare sempre con lui e dai tutto quello che puoi dare anche se questo può causarti sofferenza. Anche se può sembrare un paradosso non lo è. Perché se da una parte è vero che l'amore che provi per un figlio fa si che un sorriso possa bastare a ricambiare tutti i sacrifici fatti, dall'altra però siamo umani ed abbiamo anche noi bisogno di aiuto, cure, attenzioni, ma anche di cose, ambizioni e sogni. Quindi non basta.

Quindi cosa succede in realtà? Succede che dai tutto quello che hai e lo fai con il sorriso, il tutto mentre soffri in silenzio quando gli altri non si accorgono che soffri e che in fondo vorresti aiuto, ed attenzioni anche tu.

Affoghi con il sorriso ma affoghi.

 

Amore non è obbligarsi a fare delle cose perché obbligati dalle proprie convinzioni personali.
Amore non è obbligarsi a fare qualcosa per non sentire un senso di colpa o un giudizio negativo interno su sé stessi.

 

Se si fa qualcosa per un altro ma la si fa a costo di una grande sofferenza interna significa che non si è stati liberi di scegliere ma una nostra convinzione ha scelto per noi. Significa che si sta sacrificando la propria Individualità per l'Altro o per la Comunità, ma non è un atteggiamento migliore di essere così egoisti da sacrificare l'Altro per noi. Io e l'Altro siamo uguali, se per aiutare l'Altro mi metto in una condizione di grande sofferenza e non di serenità significa che sto pestando la mia Individualità.

A volte essere troppo idealisti, legarsi troppo a ideali e utopie che ci vedono come anime nobili senza macchia nè paura è un atteggiamento che rischia di trascinarci in situazioni ingiuste per noi in un dato momento di tempo.

 

Se badi ad un genitore in sedia a rotelle ma non sei sereno perché vorresti sviluppare un tuo progetto e la tua mente rimpiange ogni momento di essere lì, e magari a volte i pensieri inveiscono contro il genitore, e il cuore è sofferente, stai sommando solo la tua sofferenza alla problematica del genitore in sedia a rotelle. E sinceramente con quei pensieri neri e quel cuore sofferente non so quanto si possa essere  un caregiver amorevole, per quanto ci si possa provare!
Introdurre una badante amorevole (e ce ne sono tante) che aiuti il tuo genitore e che ti permetta di avere più tempo libero per poter usare le tue doti per il tuo lavoro o i tuoi progetti non mi sembra affatto una cosa così complicata sul piano pratico. E' sul piano psicologico che possono sorgere sensi di colpa, negatività, che vanno investigate (magari con il supporto di qualcuno!) perché spesso fanno parte di nuclei di auto sabotaggio interni...
Invece che farsi gestire dai propri nuclei auto sabotatori, parti di sè infantili e doloranti, è molto meglio investigarli, osservarli e reintegrarli..


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Noctes atque dies patet atri ianua Ditis: sed revocare gradum superasque ecadere ad auras, hoc opus, hic labor est.


 

 


#60 malia

malia

    malia

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Inviato 10 gennaio 2019 - 12:31

Ti faccio un esempio: Se io amo un genitore che è sulla sedia a rotelle "per amore" non lo lascerei accudire da una badante che non ci mette amore nelle cure personali. A scanso di equivoci è molto più facile a dirsi  che a farsi.

Ma se amo realmente una persona è quello che farei.

Un po come dire: Ho una figlia, la amo ma la faccio accudire da qualcun'altro.

Se ami un figlio vuoi stare sempre con lui e dai tutto quello che puoi dare anche se questo può causarti sofferenza. Anche se può sembrare un paradosso non lo è. Perché se da una parte è vero che l'amore che provi per un figlio fa si che un sorriso possa bastare a ricambiare tutti i sacrifici fatti, dall'altra però siamo umani ed abbiamo anche noi bisogno di aiuto, cure, attenzioni, ma anche di cose, ambizioni e sogni. Quindi non basta.

Quindi cosa succede in realtà? Succede che dai tutto quello che hai e lo fai con il sorriso, il tutto mentre soffri in silenzio quando gli altri non si accorgono che soffri e che in fondo vorresti aiuto, ed attenzioni anche tu.

Affoghi con il sorriso ma affoghi.

Abbiamo idee diverse sul concetto di amore, di rispetto verso se stessi e verso gli altri, e di libertà.







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