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Considerazioni sull'amicizia


  • Per cortesia connettiti per rispondere
216 risposte a questa discussione

#201 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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Inviato 20 giugno 2019 - 06:41

Non si tratta di accettare le imperfezioni, ma accettare una persona nonostante/con le sue imperfezioni.
 
A me non sembra un compromesso, anzi.


Ripeto, secondo me non è un concetto estendibile a tutte le persone e tutti i difetti. Ciò che sto contestando non è il tuo caso particolare, ma la generalizzazione. Questo perché fino ad un certo punto è una questione di tolleranza soggettiva, ma oltrepassato un certo limite (come nel caso da me descritto), mi sembra più ostinazione a volersi concentrare sulle qualità positive togliendo valore alla possibilità di cambiare.
Il resto del mio discorso lo hai glissato ma secondo me era interessante, anche se forse non molto in tema.

#202 malia

malia

    malia

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Inviato 20 giugno 2019 - 07:38

Non ho glissato per evitare di rispondere: è che per rispondere sarei stata ripetitiva su molti concetti, come del resto hai sentito (ora) di dover ripetere il tuo concetto per rispondere al mio. Comunque risponderò più dettagliatamente.



#203 Ombra gitana

Ombra gitana

    Utente Esperto

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Inviato 23 giugno 2019 - 11:07

Pace e bene, sorelle.

 

A me sembra che stiate dipingendo lo stesso bicchiere, una intitolandolo "mezzo pieno", l'altra "mezzo vuoto".



#204 GufoOscuro

GufoOscuro

    Utente cagacazzo

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Inviato 25 giugno 2019 - 03:39

Non si tratta di accettare le imperfezioni, ma accettare una persona nonostante/con le sue imperfezioni.
 
A me non sembra un compromesso, anzi.


Il concetto di imperfezioni è molto blando e fumoso. In realtà si tratta solo del nostro ego giudicante che vorrebbe eliminare quelli che lui reputa difetti altrui per ottenere dall'amicizia il massimo beneficio, il massimo tornaconto.

#205 GufoOscuro

GufoOscuro

    Utente cagacazzo

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Inviato 25 giugno 2019 - 08:00

Edit: non so più usare il forum

#206 malia

malia

    malia

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Inviato 25 giugno 2019 - 11:58

Il concetto di imperfezioni è molto blando e fumoso. In realtà si tratta solo del nostro ego giudicante che vorrebbe eliminare quelli che lui reputa difetti altrui per ottenere dall'amicizia il massimo beneficio, il massimo tornaconto.

Sono d'accordo. Nella maggior parte dei casi siamo poco più di un pc col sistema binario: perfetto/imperfetto, buono/cattivo, ecc. tarato sul nostro q.

 

Ripeto, secondo me non è un concetto estendibile a tutte le persone e tutti i difetti. Ciò che sto contestando non è il tuo caso particolare, ma la generalizzazione. Questo perché fino ad un certo punto è una questione di tolleranza soggettiva, ma oltrepassato un certo limite (come nel caso da me descritto), mi sembra più ostinazione a volersi concentrare sulle qualità positive togliendo valore alla possibilità di cambiare.
 

Secondo me, tenere in considerazione le qualità positive non equivale a chiudersi gli occhi e sorvolare su altro.  Perchè mai dovrebbe? La definzione di qualità positiva in assoluto, rimane, per me, comunque,una definizione assurda.

 

 

Secondo me ci sono dei comportamenti che non dovremmo tollerare in assoluto. Non è il caso che hai vissuto te, ma altri.
Ad esempio se io avessi un amico simpaticissimo, che però quando torna a casa picchia suo figlio fino a farlo sanguinare, non riuscirei in alcun modo a non giudicare la sua intera persona attraverso questo atteggiamento. Cioè potrei anche chiudere un occhio e dire " sì ma quando andiamo al bar a bere la birra è un compagnone troppo divertente", ma internamente sentirei di dare approvazione a un comportamento estremamente nocivo. Non è nemmeno questione di risorse interne, ma più che altro di correttezza e applicazione pratica di alcuni principi che non dovrebbero essere individuali, ma collettivi.
Le risorse interne non servono solo a tollerare ma anche, eventualmente, a comprendere e mutare certi comportamenti. Quindi potrebbe andar bene anche il rimanere vicino a qualcuno, ma presumibilmente la cosa migliore da fare non è chiudere gli occhi, semmai spronarlo a cambiare, soprattutto se si è amici.
Non credo nemmeno che essere amici voglia dire accettare sempre e comunque l'altra persona per come è. Per come la vedo io i rapporti intimi dovrebbero essere un modo per crescere e correggere i propri atteggiamenti, specchiandosi l'uno nell'altro. Altrimenti diventano, a mio avviso, dei legami inutili e fatti di una complicità ipocrita e un po' egoista, in cui ci basta la compagnia e in cui ciò che si da non è amore ma una presenza passiva che a malapena soddisfa il problema della solitudine.

Se io avessi una amico simpaticissimo al bar che quando torna a casa picchia il figlio (cosa che credo sia la conseguenza di tutta una serie di problemi gravi non risolti e quindi anche lui bisognoso di aiuto) mi chiederei: questa persona cosa ha di "buono"? Cosa vede sua madre in lui che lo amerà quasi sicuramente nonostante tutto? Cosa vede suo padre in lui? Sua moglie che gli rimane al fianco mettendo in pericolo la vita del figlio, cosa ci vede di buono in lui? Cosa vedeva sua moglie quando ha deciso di farci un figlio? Cosa vedeva sua moglie quando ha deciso di percorrere insieme a quell'uomo un pezzo di vita?

Me lo chiedo sempre perchè sono convinta che tutti abbiamo delle parti di noi per cui siamo amati e quindi qualcosa che vale la pena impegnarsi per non cancellare.

 

Tu hai un figlio. C'è qualcosa che potrebbe interrompere l'amore per tuo figlio? No. Ecco. L'amore per i figli è spesso (non sempre) la cosa più vicina all'amore """disinteressato""", all'amore vero. Tu, tuo figlio lo ami a prescindere. Lo ami sopra ogni cosa ma sei anche severa e ferma con lui e il fatto di vedere i suoi "difetti" non te lo fa amare di meno e non ti passerebbe mai per la testa l'idea di vederlo cristallizzato nei suoi "difetti" nonostante lo ami a prescindere.

 

Io mi dico: se le persone sono capaci di amare i propri figli nonostante i loro comportamenti, allora questo tipo di amore è possibile. Non è da tutti, ma è possibile. Ed è una cosa buona.

 

Se ti consideri merda capisco il perché delle tue idee. Dev'essere una sorta di compromesso per sopravvivere: farsi andare bene tutte le imperfezioni altrui per accettare anche le proprie.
Io col culo per terra ci sono stata eccome. Ma da questo baratro non sono uscita con la consapevolezza di essere una merda, ma di avere della "merda" di cui dovevo liberarmi. È una differenza sostanziale. Il Buddha parlerebbe di errata identificazione. E questo cambia tutto, perché permette il cambiamento, il perfezionamento costante.


Amare in senso generico e senza condizioni va bene ed è auspicabile, ma cristallizzarsi in identità da cui è impossibile uscire no, né per gli altri né per noi stessi. Siamo esseri in evoluzione (potenzialmente), spirituale e materiale. Questo almeno è come la vedo io.

Qui mi ripeto; accettare l'altro e amarlo con tutte le cose che non piacciono a noi o alla società, non vuol dire che ti stai facendo andare bene tutto. Sono due cose completamente diverse: amare è dare sempre e a prescindere, amare in modo egoistico è dare quando hai qualcosa in cambio, amare una persona perfetta per noi e per la società è un "grazie al cacchio".

 

Io tendenzialmente mi considero merda, così, di default; a partire dai 30 anni circa ho cominciato a prendere atto che questa visione di me stessa era sbagliata e lavoro da allora per non identificarmi (lavoro giornaliero, quasi minuto per minuto) con la merda, lavoro giornalmente su questa errata identificazione. Ma io non vedo una meta da raggiungere, cioè una condizione ideale, perchè se parli di perfezionamento vuol dire che grosso modo hai deciso cosa è perfetto e cosa no, e quindi cerchi di raggiungere quella condizione. Io no: io vedo quello che sono e cerco di usare quello che sono cercando di limitare i danni a me stessa e agli altri, di volta in volta, di situazione in situazione, il che vuol dire essere tutto e il contrario di tutto all'occorrenza.

 

 

E se, in parte, ci sono riuscita io, perché un altro non potrebbe?

 

 Semplice, perchè siamo tutti diversi. Noi non abbiamo il merito nè il demerito al 100% di quello che siamo. Quindi non dovremmo misurare le persone sulla base delle nostre esperienze e per questo giudicare la  capacità altrui di cambiare.

 

Accettare le imperfezioni non vuol dire fare finta che non esistano. Vuol dire amare l'anima di quella persona e non i suoi comportamenti che sappiamo essere frutto di una serie di circostanze, che per questioni di culo o di sfiga, possono capitare a tutti.

 

Che siamo esseri in evoluzione, sono d'accordo se intendiamo l'evoluzione come cambiamento e non necessariamente come un cambiamento verso un'ipotetica perfezione.



#207 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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Inviato 25 giugno 2019 - 01:12

Sono d'accordo. Nella maggior parte dei casi siamo poco più di un pc col sistema binario: perfetto/imperfetto, buono/cattivo, ecc. tarato sul nostro q.
 

Secondo me, tenere in considerazione le qualità positive non equivale a chiudersi gli occhi e sorvolare su altro.  Perchè mai dovrebbe? La definzione di qualità positiva in assoluto, rimane, per me, comunque,una definizione assurda.
 
 

Se io avessi una amico simpaticissimo al bar che quando torna a casa picchia il figlio (cosa che credo sia la conseguenza di tutta una serie di problemi gravi non risolti e quindi anche lui bisognoso di aiuto) mi chiederei: questa persona cosa ha di "buono"? Cosa vede sua madre in lui che lo amerà quasi sicuramente nonostante tutto? Cosa vede suo padre in lui? Sua moglie che gli rimane al fianco mettendo in pericolo la vita del figlio, cosa ci vede di buono in lui? Cosa vedeva sua moglie quando ha deciso di farci un figlio? Cosa vedeva sua moglie quando ha deciso di percorrere insieme a quell'uomo un pezzo di vita?
Me lo chiedo sempre perchè sono convinta che tutti abbiamo delle parti di noi per cui siamo amati e quindi qualcosa che vale la pena impegnarsi per non cancellare.
 
Tu hai un figlio. C'è qualcosa che potrebbe interrompere l'amore per tuo figlio? No. Ecco. L'amore per i figli è spesso (non sempre) la cosa più vicina all'amore """disinteressato""", all'amore vero. Tu, tuo figlio lo ami a prescindere. Lo ami sopra ogni cosa ma sei anche severa e ferma con lui e il fatto di vedere i suoi "difetti" non te lo fa amare di meno e non ti passerebbe mai per la testa l'idea di vederlo cristallizzato nei suoi "difetti" nonostante lo ami a prescindere.
 
Io mi dico: se le persone sono capaci di amare i propri figli nonostante i loro comportamenti, allora questo tipo di amore è possibile. Non è da tutti, ma è possibile. Ed è una cosa buona.
 

Qui mi ripeto; accettare l'altro e amarlo con tutte le cose che non piacciono a noi o alla società, non vuol dire che ti stai facendo andare bene tutto. Sono due cose completamente diverse: amare è dare sempre e a prescindere, amare in modo egoistico è dare quando hai qualcosa in cambio, amare una persona perfetta per noi e per la società è un "grazie al cacchio".
 
Io tendenzialmente mi considero merda, così, di default; a partire dai 30 anni circa ho cominciato a prendere atto che questa visione di me stessa era sbagliata e lavoro da allora per non identificarmi (lavoro giornaliero, quasi minuto per minuto) con la merda, lavoro giornalmente su questa errata identificazione. Ma io non vedo una meta da raggiungere, cioè una condizione ideale, perchè se parli di perfezionamento vuol dire che grosso modo hai deciso cosa è perfetto e cosa no, e quindi cerchi di raggiungere quella condizione. Io no: io vedo quello che sono e cerco di usare quello che sono cercando di limitare i danni a me stessa e agli altri, di volta in volta, di situazione in situazione, il che vuol dire essere tutto e il contrario di tutto all'occorrenza.
 
 

 Semplice, perchè siamo tutti diversi. Noi non abbiamo il merito nè il demerito al 100% di quello che siamo. Quindi non dovremmo misurare le persone sulla base delle nostre esperienze e per questo giudicare la  capacità altrui di cambiare.
 
Accettare le imperfezioni non vuol dire fare finta che non esistano. Vuol dire amare l'anima di quella persona e non i suoi comportamenti che sappiamo essere frutto di una serie di circostanze, che per questioni di culo o di sfiga, possono capitare a tutti.
 
Che siamo esseri in evoluzione, sono d'accordo se intendiamo l'evoluzione come cambiamento e non necessariamente come un cambiamento verso un'ipotetica perfezione.


Su ciò che hai detto ti propongo un'analisi della realtà dei fatti leggermente diversa.
Non è affatto scontato che le persone con atteggiamenti violenti/ manipolatori/bugiardi e così via, abbiano relazioni intime perché l'altro vede qualcosa di buono in loro. Prima di tutto dovremmo distinguere "buono" da "attraente". Ciò che attrae non è necessariamente buono. Anzi, in un gran numero di casi lo stronzo o la stronza ha un appeal particolare, che ben si lega a determinati bisogni psichici dell'altro, perlopiù causati da una certa immaturità.
Da qui si evince che la moglie del tizio del mio esempio non necessariamente ci sta perché ci trova qualcosa di buono. Normalmente le cause sono infantilismo psichico e un retaggio culturale ostile alla separazione.
Fermo restando che ci saranno sicuramente eccezioni.

Per quanto riguarda l'amore genitori-figli, posso parlare sia in qualità di figlia che di mamma, e ti posso assicurare che non è scontato nemmeno l'amore disinteressato dei genitori. Tutt'altro. I genitori amano in modo egoistico come tutti, specie oltrepassata una certa età del figlio. Non so ancora come mi comporterò io, ma so che in moltissimi casi il cosiddetto amore è condizionato dai successi del figlio e le aspettative investite.
Quindi da parte mia non potrei mai farmi quelle domande che ti fai tu, perché cozzerebbe con la realtà dei fatti, non prenderebbe in considerazione tutto il resto dei fenomeni psichici che legano le persone, in cui l'amore vero e incondizionato trova sempre pochissimo posto.

Non ho deciso cosa è perfetto, ma so intuitivamente cosa è migliore, cosa che fai anche tu. E sulla base di questo cerco di "aggiornarmi".

Vedere qualcosa di buono negli altri è un esercizio ottimo secondo me, non fraintendermi. In linea generale e per mia predisposizione non riesco però a intrattenere rapporti imtimi e sinceri con chi è un mezzo delinquente o un bugiardo cronico, specialmente se mi rendo conto che non c'è margine di cambiamento, non solo perché non me ne viene nulla a me, ma anche perché io stessa non saprei cosa dare a una persona simile.

Tutto questo solo per entrare nel dettaglio, non c'è alcun bisogno che tu mi risponda se non vuoi, perché è già abbastanza chiaro come la pensi.
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#208 Ombra gitana

Ombra gitana

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Inviato 25 giugno 2019 - 05:09

Se io avessi una amico simpaticissimo al bar che quando torna a casa picchia il figlio (cosa che credo sia la conseguenza di tutta una serie di problemi gravi non risolti e quindi anche lui bisognoso di aiuto) mi chiederei: questa persona cosa ha di "buono"? Cosa vede sua madre in lui che lo amerà quasi sicuramente nonostante tutto? Cosa vede suo padre in lui? Sua moglie che gli rimane al fianco mettendo in pericolo la vita del figlio, cosa ci vede di buono in lui? Cosa vedeva sua moglie quando ha deciso di farci un figlio? Cosa vedeva sua moglie quando ha deciso di percorrere insieme a quell'uomo un pezzo di vita?
Me lo chiedo sempre perchè sono convinta che tutti abbiamo delle parti di noi per cui siamo amati e quindi qualcosa che vale la pena impegnarsi per non cancellare
. (Malia)

 

Non è affatto scontato che le persone con atteggiamenti violenti/ manipolatori/bugiardi e così via, abbiano relazioni intime perché l'altro vede qualcosa di buono in loro. Prima di tutto dovremmo distinguere "buono" da "attraente". Ciò che attrae non è necessariamente buono. Anzi, in un gran numero di casi lo stronzo o la stronza ha un appeal particolare, che ben si lega a determinati bisogni psichici dell'altro, perlopiù causati da una certa immaturità.
Da qui si evince che la moglie del tizio del mio esempio non necessariamente ci sta perché ci trova qualcosa di buono. Normalmente le cause sono infantilismo psichico e un retaggio culturale ostile alla separazione.
Fermo restando che ci saranno sicuramente eccezioni
. (Freya)

 

Io continuo a vedere due "tesi" non molto diverse.

Quella di Freya più realistica. Quella di Malia più accademica. La sostanza è simile, se per sostanza s'intende la corrispondenza con ciò che avviene nei fatti.

Il "buono" di cui parla Malia può benissimo essere l'attrazione di Freya, così come questa può essere data da ciò che non è magari buono in senso morale, ma nemmeno cattivo.

 

E poi, parlare di "buono" e anche di "stronzo" serve a poco: la definizione, e ancor più la percezione pratica di ciò che è buono o stronzo è estremamente soggettiva.

E esemplificare ricorrendo a casi estremi, serve solo a essere chiari, ma di fatto confonde il discorso, lo falsa, lo rende inefficace, perché la realtà è quasi sempre molto più sfumata o più criptata: per capire, vedere che qualcuno è stronzo, o cattivo, non serve, non dovrebbe servire che come hobby fa il torturatore di prostitute, e per essere buono si butti nudo in mezzo ai lebbrosi.

E non è nemmeno detto che perfino i casi estremi non siano suscettibili di dubbi o speranze sulla "redenzione" o su una successiva "dannazione": l'eroe che cura i lebbrosi magari non sa raccontare le barzellette, o non gli riesce di mandare subito affanculo una donna, e quindi non è "attraente" - come dice giustamnte e cinicamnte Freya.

 

Io direi, in ultima analisi, che per capire meglio questo discorso - che però si è spostato dall'amicizia, n.b - sia il caso proprio di soffermarsi su questo punto, che mette in campo diversi elementi pratici e psicologici: Anzi, in un gran numero di casi lo stronzo o la stronza ha un appeal particolare, che ben si lega a determinati bisogni psichici dell'altro.

Con buona pace di chi stronzo o stronza non è. Ma così va il mondo, anche se quando si fanno discorsi seri dispiace ammetterlo.



#209 Frèyja

Frèyja

    Omnia ab uno

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Inviato 26 giugno 2019 - 05:51

Se io avessi una amico simpaticissimo al bar che quando torna a casa picchia il figlio (cosa che credo sia la conseguenza di tutta una serie di problemi gravi non risolti e quindi anche lui bisognoso di aiuto) mi chiederei: questa persona cosa ha di "buono"? Cosa vede sua madre in lui che lo amerà quasi sicuramente nonostante tutto? Cosa vede suo padre in lui? Sua moglie che gli rimane al fianco mettendo in pericolo la vita del figlio, cosa ci vede di buono in lui? Cosa vedeva sua moglie quando ha deciso di farci un figlio? Cosa vedeva sua moglie quando ha deciso di percorrere insieme a quell'uomo un pezzo di vita?
Me lo chiedo sempre perchè sono convinta che tutti abbiamo delle parti di noi per cui siamo amati e quindi qualcosa che vale la pena impegnarsi per non cancellare
. (Malia)
 
Non è affatto scontato che le persone con atteggiamenti violenti/ manipolatori/bugiardi e così via, abbiano relazioni intime perché l'altro vede qualcosa di buono in loro. Prima di tutto dovremmo distinguere "buono" da "attraente". Ciò che attrae non è necessariamente buono. Anzi, in un gran numero di casi lo stronzo o la stronza ha un appeal particolare, che ben si lega a determinati bisogni psichici dell'altro, perlopiù causati da una certa immaturità.
Da qui si evince che la moglie del tizio del mio esempio non necessariamente ci sta perché ci trova qualcosa di buono. Normalmente le cause sono infantilismo psichico e un retaggio culturale ostile alla separazione.
Fermo restando che ci saranno sicuramente eccezioni
. (Freya)
 
Io continuo a vedere due "tesi" non molto diverse.
Quella di Freya più realistica. Quella di Malia più accademica. La sostanza è simile, se per sostanza s'intende la corrispondenza con ciò che avviene nei fatti.
Il "buono" di cui parla Malia può benissimo essere l'attrazione di Freya, così come questa può essere data da ciò che non è magari buono in senso morale, ma nemmeno cattivo.
 
E poi, parlare di "buono" e anche di "stronzo" serve a poco: la definizione, e ancor più la percezione pratica di ciò che è buono o stronzo è estremamente soggettiva.
E esemplificare ricorrendo a casi estremi, serve solo a essere chiari, ma di fatto confonde il discorso, lo falsa, lo rende inefficace, perché la realtà è quasi sempre molto più sfumata o più criptata: per capire, vedere che qualcuno è stronzo, o cattivo, non serve, non dovrebbe servire che come hobby fa il torturatore di prostitute, e per essere buono si butti nudo in mezzo ai lebbrosi.
E non è nemmeno detto che perfino i casi estremi non siano suscettibili di dubbi o speranze sulla "redenzione" o su una successiva "dannazione": l'eroe che cura i lebbrosi magari non sa raccontare le barzellette, o non gli riesce di mandare subito affanculo una donna, e quindi non è "attraente" - come dice giustamnte e cinicamnte Freya.
 
Io direi, in ultima analisi, che per capire meglio questo discorso - che però si è spostato dall'amicizia, n.b - sia il caso proprio di soffermarsi su questo punto, che mette in campo diversi elementi pratici e psicologici: Anzi, in un gran numero di casi lo stronzo o la stronza ha un appeal particolare, che ben si lega a determinati bisogni psichici dell'altro.
Con buona pace di chi stronzo o stronza non è. Ma così va il mondo, anche se quando si fanno discorsi seri dispiace ammetterlo.

Io non le vedo proprio uguali, nemmeno nella sostanza. Se si fa appello a qualcosa di "buono" che valga per tutti e sia condivisibile collettivamente bisogna distinguerlo da qualcosa di "attraente", perché se l'uno è in una certa misura oggettivo, l'altro è completamente soggettivo e dipende dalle caratteristiche individuali di chi viene attratto.

Come dici anche dopo ogni valutazione è soggettiva, perfino quella di bontà alla fine può ricadere nel giudizio personale. Ma proprio per questo motivo non potrei valutare un altro sulla base della percezione e degli atteggiamenti degli altri nei suoi confronti, in modo particolare genitori e partner, che per diverse ragioni sono le persone meno adatte a dare pareri oggettivi o comportarsi con buonsenso.

#210 Pandora

Pandora

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Inviato 26 giugno 2019 - 05:59

boh
se una persona mi fa del male, non sarà definibile come non buona, ma la sua azione non è buona, quindi finché quella persona continua a compiere azioni non buone nei miei confronti, cioè azioni che mi danneggiano, io me ne allontano.
Poi per carità io posso anche continuare a nutrire dei sentimenti nei confronti di questa persona, però i miei sentimenti non hanno niente a che vedere con il sottopormi supinamente alle sue angherie.
Cioè meglio amare da lontano talvolta.
E comunque l'amore o la mia considerazione di quella persona, non ha niente a che fare con la salvaguardia di se'.
Mi pare si stiano confondendo due piani diversi.
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#211 Frèyja

Frèyja

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Inviato 26 giugno 2019 - 06:23

boh
se una persona mi fa del male, non sarà definibile come non buona, ma la sua azione non è buona, quindi finché quella persona continua a compiere azioni non buone nei miei confronti, cioè azioni che mi danneggiano, io me ne allontano.
Poi per carità io posso anche continuare a nutrire dei sentimenti nei confronti di questa persona, però i miei sentimenti non hanno niente a che vedere con il sottopormi supinamente alle sue angherie.
Cioè meglio amare da lontano talvolta.
E comunque l'amore o la mia considerazione di quella persona, non ha niente a che fare con la salvaguardia di se'.
Mi pare si stiano confondendo due piani diversi.

Completamente d'accordo.
Ma per me in un rapporto di amicizia conta anche cosa fa quella persona con gli altri, quanto e come riesco a rendermi io stessa utile per lui/lei. Per questo ho portato come esempio il padre simpaticone che picchia il figlio, che sarà un esempio estremo ma nemmeno tanto. Ce ne sono di uomini così, in quantità.
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#212 Ombra gitana

Ombra gitana

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Inviato 26 giugno 2019 - 06:53

Io non le vedo proprio uguali, nemmeno nella sostanza. Se si fa appello a qualcosa di "buono" che valga per tutti e sia condivisibile collettivamente bisogna distinguerlo da qualcosa di "attraente", perché se l'uno è in una certa misura oggettivo, l'altro è completamente soggettivo e dipende dalle caratteristiche individuali di chi viene attratto.

Come dici anche dopo ogni valutazione è soggettiva, perfino quella di bontà alla fine può ricadere nel giudizio personale. Ma proprio per questo motivo non potrei valutare un altro sulla base della percezione e degli atteggiamenti degli altri nei suoi confronti, in modo particolare genitori e partner, che per diverse ragioni sono le persone meno adatte a dare pareri oggettivi o comportarsi con buonsenso.

 

il discorso si deve fare soprattutto per ciò che riguarda il "buono".

L'attraente in fondo è un buono estremizzato nella sua soggettività e limitato a una sfera che esula dal razionale e dal morale, e attiene all'estetico o direttamnte all'ormonale.

 

Il buono non solo è soggettivo, ma è complicato dal fatto che ciò che è buono per uno molto spesso è cattivo per un altro, e non solo casualmente, ma in modo vincolato: non sarebbe buono per quell'uno se non fosse allo stesso tempo cattivo per quell'altro - classico caso la figlia o il figlio, giudicati dalla loro mamma in base al fatto che lasciano il compagno o la compagna "non adatti a lei/lui", o peggio ancora l'amante che aspetta la rottura dell'unione con "quell'altro/altra".

Spesso, se non siamo proprio al mors tua vita mea, poco ci manca.

 

Completamente d'accordo.
Ma per me in un rapporto di amicizia conta anche cosa fa quella persona con gli altri, quanto e come riesco a rendermi io stessa utile per lui/lei. Per questo ho portato come esempio il padre simpaticone che picchia il figlio, che sarà un esempio estremo ma nemmeno tanto.

 

Su questo, ovviamnte, sono d'accordo - se ho capito bene le tue frasi.

Per un fatto di logica che riguarda il criterio di giudizio sulle cose e sulle persone, e una coerenza da verificare in altri diversi campi della propria vita.


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#213 Il Decimo

Il Decimo

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Inviato 19 settembre 2019 - 08:32

Giusto per riprendere il discorso... forse il segreto è lasciar correre, non prendersela... e l'amicizia dura. Ma a mandar giù bocconi amari prima o poi viene voglia di sputare...
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#214 Pandora

Pandora

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Inviato 19 settembre 2019 - 08:56

Giusto per riprendere il discorso... forse il segreto è lasciar correre, non prendersela... e l'amicizia dura. Ma a mandar giù bocconi amari prima o poi viene voglia di sputare...

secondo me sì. bisogna cercare di non prendersela. tipo io sono una che se la prende, per questo lo dico, se non avessi il problema di prendermela non avrei nemmeno quello di cercare di non prendermela.

 

Però poi chissene. Poi dipende se ti ammazzano il gatto allora.


anf puff pant


#215 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 19 settembre 2019 - 09:19

Gelato anche qua ragazzi?

:asdsi:
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#216 GufoOscuro

GufoOscuro

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Inviato 19 settembre 2019 - 10:29

Bisogna capire che l'amicizia non esiste come il 99% (oggi mi sento possibilista con quel 1%) delle cose inventate dagli uomini per mandare giù questa esistenza, per renderla meno tragica. Ovviamente la strada giusta è il nichilismo attivo di nietzscana memoria, ovvero un gioco di ruolo nella più totale e possibile consapevolezza umana. Emancipazione, insomma. Che poi paradossalmente - sgomberate le parole da ornamenti fatti di cliché e morali - si riesce a prendere di buono quello che c'è e non si pretende quello che non c'è. Da noi, dagli altri, dalla vita.

#217 antifona

antifona

    Utente Senior Plus

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Inviato 22 novembre 2019 - 07:28

Non ho seguito tutte le risposte alla discussione, in ogni caso l'amicizia è per me un sentimento e uno slancio puro verso un'altra persona, tale per cui non solo ci si trova bene per affinità elettiva ma se ne vuole anche il bene, aldilà di come evolvono le reciproche vite.

Solitamente un'amicizia rimane salda se questo slancio viene vissuto da tutti e due nella stessa maniera, in modo puro, senza essere contaminato dalle frustrazioni o dalle problematiche che la vita porta, ivi comprese paranoie su come un'amicizia debba essere, confronti malsani o cose di questo genere che portano tutto completamente fuori rotta


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