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Delucidazione:omosessualità


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232 risposte a questa discussione

#41 Anthony Van De Boer

Anthony Van De Boer

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Inviato 08 ottobre 2018 - 08:19

Le donne versano in condizioni pietose anche in società in cui gli omosessuali sono condannati a morte.

 

 

La condizione della donna non è conseguenza della condizione degli omosessuali in una società.

 

Concordo. Invece è vero il contrario: quando il femminile è svalutato lo è anche l'omosessualità maschile, che viene arbitrariamente associata a un voler "fare la femmina". Nell'antica Grecia l'omosessualità era la conseguenza della bassa considerazione verso le donne, purtroppo. Infatti il problema in Grecia così come nell'antica Roma non era tanto l'essere dello stesso sesso, quanto l'assumere un ruolo passivo, quindi femminile. In pratica chi se lo fa mettere dentro è inferiore. Tant'è che esistevano numerosi termini per definire il ruolo attivo e passivo ma non esisteva alcuna distinzione linguistica tra omo e eterosessualità. Problema che sussiste tutt'ora;

 

tant'è che il buon Lupotrono, nella sua grossolana perfidia, parla sdegnosamente di "checche" al femminile, così come pure tra gay stessi si fa a gara a chi è meno effeminato. Le donne stesse, se oggigiorno dicono di sognare una vita fatta di matrimonio e figli, sono guardate malissimo. Il problema è che in questa società c'è un odio radicatissimo verso tutto ciò che è archetipicamente femminile: l'anima, la sensibilità, l'empatia, il donarsi, l'accogliere, l'inchinarsi e inginocchiarsi (davanti a un Dio o davanti a un cazzo, è indifferente).


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"How did it go so fast", we'll say as we are looking back.


#42 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 08 ottobre 2018 - 08:28

Concordo. Invece è vero il contrario: quando il femminile è svalutato lo è anche l'omosessualità maschile, che viene arbitrariamente associata a un voler "fare la femmina". Nell'antica Grecia l'omosessualità era la conseguenza della bassa considerazione verso le donne, purtroppo. Infatti il problema in Grecia così come nell'antica Roma non era tanto l'essere dello stesso sesso, quanto l'assumere un ruolo passivo, quindi femminile. In pratica chi se lo fa mettere dentro è inferiore. Tant'è che esistevano numerosi termini per definire il ruolo attivo e passivo ma non esisteva alcuna distinzione linguistica tra omo e eterosessualità. Problema che sussiste tutt'ora;

tant'è che il buon Lupotrono, nella sua grossolana perfidia, parla sdegnosamente di "checche" al femminile, così come pure tra gay stessi si fa a gara a chi è meno effeminato. Le donne stesse, se oggigiorno dicono di sognare una vita fatta di matrimonio e figli, sono guardate malissimo. Il problema è che in questa società c'è un odio radicatissimo verso tutto ciò che è archetipicamente femminile: l'anima, la sensibilità, l'empatia, il donarsi, l'accogliere, l'inchinarsi e inginocchiarsi (davanti a un Dio o davanti a un cazzo, è indifferente).

Ma guarda che è la stessa cosa eh.
Il virile maschio ok diciamolo quello che penetrava era il maschio figo che aveva il potere, la donna era inferiore e chiunque fosse facente funzioni come la donna era inferiore.
che un po' è ancora la visione inconscia odierna secondo me, perché il disprezzo verso gli omosessuali è il disprezzo verso il femminile ed il femminilizzato.
Però va detto che nell'antica Grecia i maschi per quanto inizialmente femminilizzati dall'essere i pupilli preadolescenti di qualcuno, quindi penalizzati (in tutti i doppi sensi) dal ruolo ricettivo, comunque erano maschi, e i maschi in quanto tali una chance dovevano avercela, difatti dopo una certa età (i 30 se non sbaglio) dopo avere appreso tutto ciò che potevano, avevano la possibilità di riscattarsi virilmente ribaltando la situazione e diventando loro quelli virili potenti penetranti e comandanti.
Ecco perché parlo di maschilismo estremo nell'antica Grecia.
Non era omosessualità, era esaltazione della virilità penetrativa, non a caso i penetrati erano solo i giovinetti, e chiunque proseguisse oltre l'età consentita veniva disprezzato.
Perché alla fine se la giocavano sempre e solo tra maschi: l'istruzione il potere ed anche il sesso era tra maschi.

Certo c'era maschilismo praticamente ovunque, quel maschilismo classico del te stai a casa e sbrodoli minestre e ti trombo e te fai i figlioli e zitta, ma nei termini della Grecia era uno step di maschilismo che andava perfino oltre: te stai a xasa e sbrodoli minestre mentre io mi trombo qualcun altro che fa la femmina come te e anche meglio, che non scodella pupi ad ogni giro di boa, ma a lui siccome è maschio prima o poi una chanche di esistere socialmente verrà data, a te no".
In questo senso :asdsi:
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#43 Anthony Van De Boer

Anthony Van De Boer

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Inviato 08 ottobre 2018 - 08:40

Ma guarda che è la stessa cosa eh.
Il virile maschio ok diciamolo quello che penetra è il maschio figo che ha il potere, la donna è inferiore e tutto ciò che fa come la donna è inferiore.
Però va detto che nell'antica Grecia i maschi per quanto inizialmente femminilizzati quindi penalizzati (in tutti i doppi sensi) dal ruolo ricettivo, comunque erano maschi che dopo una certa età (i 30 se non sbaglio) dopo avere appreso tutto ciò che potevano, avevano la possibilità di riscattarsi ribaltando la situazione e diventando loro quelli virili potenti e comandanti.
Ecco perché parlo di maschilismo nell'antica Grecia.

Certo c'era maschilismo praticamente ovunque, quel maschilismo classico del te stai a casa e sbrodoli minestre e figlioli e zitta, ma nei termini della Grecia era uno step di maschilismo che andava perfino oltre.

 

Infatti concordo, credo che sostanzialmente stiamo dicendo tutti e tre la stessa cosa. Per quanto riguarda l'omosessualità l'antica Grecia non è un ottimo esempio, perché la pederastia (e NON pedofilia, che sono cose ben diverse) era un passaggio iniziatico, non un rapporto tra pari come oggi intendiamo civilmente una storia d'amore. Il punto è proprio questo: omosessualità o no, in tutta la nostra storia è mancato il concetto di relazione come rapporto tra pari, a parte alcune eccezioni in periodi e società particolari. Lo stesso amor cortese, tanto romanzato, alla fine era una sottomissione del cavaliere a una dama sposata che spesso manco gliela dava... se non altro c'era un riscatto femminile, via.


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#44 Uedra

Uedra

    Stella del Mattino

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Inviato 08 ottobre 2018 - 08:45

In don Chisciotte, Dulcinea era per il don una ragazza se misconosciuta.
Era dulcinea solo perché nei libri che amava tanto c’era scritto che bisognava avere una amata.

Se la cantano e se la suonano da soli altro che riscatto femminile.
Samsara 1 - Nirvana 0

#45 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 08 ottobre 2018 - 08:56

Infatti concordo, credo che sostanzialmente stiamo dicendo tutti e tre la stessa cosa. Per quanto riguarda l'omosessualità l'antica Grecia non è un ottimo esempio, perché la pederastia (e NON pedofilia, che sono cose ben diverse) era un passaggio iniziatico, non un rapporto tra pari come oggi intendiamo civilmente una storia d'amore. Il punto è proprio questo: omosessualità o no, in tutta la nostra storia è mancato il concetto di relazione come rapporto tra pari, a parte alcune eccezioni in periodi e società particolari. Lo stesso amor cortese, tanto romanzato, alla fine era una sottomissione del cavaliere a una dama sposata che spesso manco gliela dava... se non altro c'era un riscatto femminile, via.

secondo me nell'antica Grecia non era nemmeno esattamente omosessualità, era più una forma di machismo omosexdirezionato, era più un compiere gesti omosessuali che essere omosessuali, non un orientamento come si intende adesso tra due adulti consenzienti.
anche se suppongo esistessero anche queste realtà in sordina.
Comunque i ragazzi erano dai dodici anni in su, per quanto non fosse pedofilia in senso stretto, era comunque quello che oggi viene chiamato abuso su minori,

#46 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 08 ottobre 2018 - 09:04

comunque io le donne non le vedo valorizzate nemmeno adesso in quanto donne. L'unica cosa che sono riuscite a fare è stato adeguarsi al sistema lavorativo e di potere maschile, dando ancora una volta al modo di vivere maschile il valore positivo assoluto, e accantonando come disvalore invece tutto ciò che è connaturato all'essere femmina.
Solo quando l'essere femmina nella piena espressione delle proprie potenzialità biologiche e fisiologiche verrà considerato alla pari ed ugualmente dignitoso come l'essere maschio, ci sarà una vera parità.
E forse solo a quel punto l'essere omosessuali non verrà più visto come un tradimento del proprio genere di appartenenza ma come una maniera di essere ugualmente al maschio.
Ho pensato spesso questa cosa.
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#47 Owl

Owl

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Inviato 08 ottobre 2018 - 09:32

l'anno scorso ho letto uno dei saggi più aggiornati in materia, l'ho già suggerito più volte a chi volesse aprofondire l'argomento ma non mi pare d'essere stato ascoltato 

 

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#48 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 09 ottobre 2018 - 11:24

Il tipo di ricerca di Simon Levay è stato contestato nell'attendibilità, perchè per fare le sue statistiche sulle dimensioni cerebrali degli omosessuali riscontrandole simili alle dimensioni cerebrali femminili, ha utilizzato delle misurazioni condotte sul cervello di omosessuali morti di aids, malattia che notoriamente a livello medico provoca delle deformazioni cerebrali.

Però dato che la sua ricerca intende creare una'uguaglianza cerebrale fisiologica tra omosessuali e donne, si continuano ad utilizzare le sue ricerche ignorando i dubbi degli scienziati a proposito dell'attendibilità statistica dei campioni selezionati.

Del resto pare che nessun'altro si sia ancora accinto all'ingrato compito di analizzare altri generi di campioni prelevati da cadaveri di omosessuali morti in maniera diversa.

(che io sapessi, poi magari le cose sono cambiate nel frattempo)



#49 SiervaMarìa

SiervaMarìa

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Inviato 09 ottobre 2018 - 11:51

Boh era una mia impressione. Come per dire:gli uomini sono tutti stronzi cosi decido di avere relazioni solo con le donne. Ovviamente sulla base di quello che ipotizzò ci potrebbe essere un trauma. Poi la mentalità dei ragazzi di oggi un po si sta aprendo o almeno da quello che vedo in giro nei dintorni,scelgono di essere bisex un po per moda un po vallo a sapere che gli passa x la mente



Scusa ma mi sembra un po’ miope diagnosticare traumi e cambiamenti di orientamento sessuale ad altre persone solo sulla base di un’impressione.

Che poi ci siano persone che seguono un determinato trend sicuramente è vero, però difficilmente si può avere una relazione affettiva e fisica duratura solo per trend.
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#50 Nehelamite

Nehelamite

    Parcere subiectis et debellare superbos

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Inviato 09 ottobre 2018 - 01:42

comunque io le donne non le vedo valorizzate nemmeno adesso in quanto donne. L'unica cosa che sono riuscite a fare è stato adeguarsi al sistema lavorativo e di potere maschile, dando ancora una volta al modo di vivere maschile il valore positivo assoluto, e accantonando come disvalore invece tutto ciò che è connaturato all'essere femmina.
Solo quando l'essere femmina nella piena espressione delle proprie potenzialità biologiche e fisiologiche verrà considerato alla pari ed ugualmente dignitoso come l'essere maschio, ci sarà una vera parità.
E forse solo a quel punto l'essere omosessuali non verrà più visto come un tradimento del proprio genere di appartenenza ma come una maniera di essere ugualmente al maschio.
Ho pensato spesso questa cosa.

 

 

Dovresti prima essere in grado di definire cos'è "essere femmina", operazione impossibile, direi.

Perché se si volesse identificare l'essere femmina con le sole funzioni fisiologiche, si finirebbe di fatto a trattarle nel mondo lavorativo come portatrici di una qualche sorta di disabilità genetica (la gravidanza, il ciclo, la minor forza/resistenza fisica) che le rende di fatto "meno produttive."

Se invece si volesse stilare una lista (arbitraria) di caratteristiche psicologiche "tipiche di una donna", si rischierebbe d'altro canto di elencare una serie di stereotipi utili a nulla, tanto meno utili dal punto di vista legislativo/regolativo o sindacale, se la vertenza è su quel livello.

 

Al netto dei risultati, la scelta sarebbe fra l'identificare l'essere donne come una disabilità fisica o come una disabilità mentale, in entrambi i casi la situazione sarebbe abbastanza spregevole, ti pare? :asdsi:

Invece, per com'è adesso il sistema, l'ambiente di lavoro è lo stesso per ambo i sessi, stesse difficoltà nella teoria, diverse problematiche nella pratica; dicendolo meglio, piuttosto è diverso il modo di intenderle ed affrontarle: il problema che ha una donna in gravidanza, per esempio, è lo stesso che avrebbe un lavoratore maschio in malattia per 9 mesi, anzi spesso è anche più favorevole perché calato in un preciso contesto socio-culturale che l'ammalato costretto a letto per 9 mesi non avrebbe.

Il resto, ossia i problemi legati alla cura parentale, sono di matrice culturale e non sono legati necessariamente alla struttura del mondo del lavoro in relazione alla non ben definita "specificità" delle esigenze femminili :dunno: e lo si potrebbe "facilmente" risolvere con una ripartizione equa dei compiti di cura domestica/della prole, o tramite l'ausilio di terze persone; parenti, amici, professionisti pagati.

 

Scusa ma mi sembra un po’ miope diagnosticare traumi e cambiamenti di orientamento sessuale ad altre persone solo sulla base di un’impressione.

Che poi ci siano persone che seguono un determinato trend sicuramente è vero, però difficilmente si può avere una relazione affettiva e fisica duratura solo per trend.

 

 

L'impressione deriva dall'antico paradigma, vecchio quanto il mondo, per cui "non me l'ha data = troia", in questo caso, "non me l'ha data = avrà avuto di sicuro qualche trauma che l'ha fatta diventare lesbica."

Niente di nuovo sotto il sole.


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~ Of all the things I've lost, I miss my Heart the most ~

#51 bronson95

bronson95

    Runner

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Inviato 09 ottobre 2018 - 08:57

Neh tu mi devi far sempre rosicare. F......!!
Comunque non glie l ho ancora chiesta,non sono un mendicante.

 "Se per te Dio è un concetto che non sta in ogni luogo ma che sta lontano, io te lo trasformo in energia vitale. E non possiamo affermare che l'energia vitale sia distaccata perchè altrimenti saremmo morti. Che cosa ci sostiene? Ciò che ci sostiene è qui. Dio è energia vitale; se questa energia la usi per costruire è Dio, se la usi per distruggere è il diavolo. Però è la stessa energia, dipende da come la utilizzi. Questo è quello che chiamo libero arbitrio. Dio o il diavolo sono un'energia a nostra disposizione, se la usiamo male è una catastrofe, se la usiamo bene Dio è qui. Esiste solo il presente, se Dio non è qui, non è da nessuna parte; se il diavolo non è qui, non è da nessuna parte; se tu ed io non siamo qui, non siamo da nessuna parte. Siamo fatti della stessa sostanza del divino: entrare nel sacro è entrare in sè stessi."   - Alejandro Jodorowsky

 

Ogni giorno di piu’, mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risiede nell’amore che non abbiamo donato. L’amore che doniamo e’ la sola ricchezza che conserveremo per l’eternita’.

 

 

 
 


 


#52 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 10 ottobre 2018 - 06:42

[quote name="Nehelamite" post="1687326" timestamp="1539092533"]

Dovresti prima essere in grado di definire cos'è "essere femmina", operazione impossibile, direi.
Perché se si volesse identificare l'essere femmina con le sole funzioni fisiologiche, si finirebbe di fatto a trattarle nel mondo lavorativo come portatrici di una qualche sorta di disabilità genetica (la gravidanza, il ciclo, la minor forza/resistenza fisica) che le rende di fatto "meno produttive."
[/quote]
L'essere femmina sono proprio le funzioni biologiche.
E non siamo portatrici di una disabilità genetica: è proprio il maschilismo che vede le funzioni fisiologiche femminili come una disabilità genetica, invece di rispettarle e conferire loro la stessa identica dignità della fisiologia maschile.
Siamo viste come poco produttive, meno produttive? Questo proprio perché il mondo del lavoro è tagliato su misura sulla produttività possibile alla fisiologia maschile, e non certo perché siamo noi carenti o difettate: ecco perché parlo di gravissimo errore della vecchia guardia femminista nel volersi adeguare ai tempi e ritmi dei maschi, disprezzando i tempi ed i ritmi consoni alle donne, e diventando ancora più maschiliste dei maschilisti.
Qual è il complimento più grande per una donna lavoratrice?
"pensa ha avuto un bambino ed è tornata subito al lavoro, e la suocera le porta il bambino ogni tre ore per allattarlo"
"pensa ha tre figli a casa e lavora anche il sabato, è una vera professionista"
"pensa, quella sta in ufficio fino alle dieci"

Ma bella merda invece. Una vera bella merda dovere segare via e ridurre ai minimi termini tutte le nostre caratteristiche fisiologiche per poter essere stimate.
Se è questa l'eredità che ci hanno lasciato le femministe, è l'annullamento del femminile.

Che non sono certo le stronzate che elenchi di seguito:

Se invece si volesse stilare una lista (arbitraria) di caratteristiche psicologiche "tipiche di una donna", si rischierebbe d'altro canto di elencare una serie di stereotipi utili a nulla, tanto meno utili dal punto di vista legislativo/regolativo o sindacale, se la vertenza è su quel livello.

Al netto dei risultati, la scelta sarebbe fra l'identificare l'essere donne come una disabilità fisica o come una disabilità mentale, in entrambi i casi la situazione sarebbe abbastanza spregevole, ti pare? :asdsi:

Spregevole un corno.
Le caratteristiche femminili non sono una disabilità, le donne non sono handicappate, non sono malate, sono donne, che è diverso. E se tu vedi le loro caratteristiche come handicap è solo perché il tuo modo di pensare è impregnato del disvalore maschilista attribuito alla fisiologia femminile!
Se tu fossi invece stato educato a pensare che ciò che la donna può offrire socialmente nè diverso, che ciò che offre nel mondo lavorativo ha la stessa identica dignità e lo stesso valore di ciò che offre un maschio,
Invece, per com'è adesso il sistema, l'ambiente di lavoro è lo stesso per ambo i sessi, stesse difficoltà nella teoria, diverse problematiche nella pratica; dicendolo meglio, piuttosto è diverso il modo di intenderle ed affrontarle: il problema che ha una donna in gravidanza, per esempio, è lo stesso che avrebbe un lavoratore maschio in malattia per 9 mesi, anzi spesso è anche più favorevole perché calato in un preciso contesto socio-culturale che l'ammalato costretto a letto per 9 mesi non avrebbe.
Il resto, ossia i problemi legati alla cura parentale, sono di matrice culturale e non sono legati necessariamente alla struttura del mondo del lavoro in relazione alla non ben definita "specificità" delle esigenze femminili :dunno: e lo si potrebbe "facilmente" risolvere con una ripartizione equa dei compiti di cura domestica/della prole, o tramite l'ausilio di terze persone; parenti, amici, professionisti pagati.



L'impressione deriva dall'antico paradigma, vecchio quanto il mondo, per cui "non me l'ha data = troia", in questo caso, "non me l'ha data = avrà avuto di sicuro qualche trauma che l'ha fatta diventare lesbica."
Niente di nuovo sotto il sole.[/quote]

#53 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 10 ottobre 2018 - 06:42

Dovresti prima essere in grado di definire cos'è "essere femmina", operazione impossibile, direi.
Perché se si volesse identificare l'essere femmina con le sole funzioni fisiologiche, si finirebbe di fatto a trattarle nel mondo lavorativo come portatrici di una qualche sorta di disabilità genetica (la gravidanza, il ciclo, la minor forza/resistenza fisica) che le rende di fatto "meno produttive."

L'essere femmina sono proprio le funzioni biologiche.
E non siamo portatrici di una disabilità genetica: è proprio il maschilismo che vede le funzioni fisiologiche femminili come una disabilità genetica, invece di rispettarle e conferire loro la stessa identica dignità della fisiologia maschile.
Siamo viste come poco produttive, meno produttive? Questo proprio perché il mondo del lavoro è tagliato su misura sulla produttività possibile alla fisiologia maschile, e non certo perché siamo noi carenti o difettate: ecco perché parlo di gravissimo errore della vecchia guardia femminista nel volersi adeguare ai tempi e ritmi dei maschi, disprezzando i tempi ed i ritmi consoni alle donne, e diventando ancora più maschiliste dei maschilisti.
Qual è il complimento più grande per una donna lavoratrice? Io li sento gli uomini del mio ambiente:
"oh pensa, ha avuto un bambino ed è tornata subito al lavoro, e la suocera le porta il bambino ogni tre ore per allattarlo"
"pensa ha tre figli a casa e lavora anche il sabato, è una vera professionista"
"pensa, quella sta in ufficio fino alle dieci"

Ma bella merda invece.
Una vera bella merda dovere segare via e ridurre ai minimi termini tutte le nostre caratteristiche fisiologiche per poter essere stimate.
Partorire come prendersi un permesso per andare dal dentista perché sennò la gente pensa che sei femmina e quindi sei una sola, e poi sbolognare il dente a qualcun altro che se ne occupi, magari ad una badante russa che a sua volta ha sbolognato i propri figli a qualcun altro in patria.
Questo, è una merda di sistema, che ci bastona mentre corriamo affannate per inseguire la carota dell'essere uguale ai maschi, raccontandoci la palla del "non è successo niente, cosa vuoi che sia"
sticaxxi

questa è l'eredità che ci hanno lasciato le femministe, è l'annullamento della possibilità di essere pienamente femminile.
E non parlo di pizzi e merletti.

Femminile che non sono certo le stronzate che elenchi di seguito, o perlomeno non solo:

Se invece si volesse stilare una lista (arbitraria) di caratteristiche psicologiche "tipiche di una donna", si rischierebbe d'altro canto di elencare una serie di stereotipi utili a nulla, tanto meno utili dal punto di vista legislativo/regolativo o sindacale, se la vertenza è su quel livello.

Al netto dei risultati, la scelta sarebbe fra l'identificare l'essere donne come una disabilità fisica o come una disabilità mentale, in entrambi i casi la situazione sarebbe abbastanza spregevole, ti pare? :asdsi:

Spregevole un corno.
Le caratteristiche femminili non sono una disabilità, le donne non sono handicappate, non sono malate, sono donne, che è diverso.
Non abbiamo nessun handicap ne' fisico ne' psicologico. Siamo solo DIVERSE. Complementari. Uguali in importanza.
E se tu vedi le nostre caratteristiche come handicap, è solo perché il tuo modo di pensare è impregnato del disvalore maschilista attribuito alla fisiologia femminile!
Se tu fossi invece stato educato a pensare che ciò che la donna può offrire socialmente è semplicemente diverso ma ugualmente importante, se tu fossi stato abituato a pensare che ciò che una donna offre nel mondo lavorativo ha la stessa identica dignità e lo stesso valore di ciò che offre un maschio, non parleresti di handicap, ma di parità nella differenza.
Ecco perché le donne della nostra generazione non fanno figli: perché sono state fregate da un maschilismo più pesante di quello che può aver subito mia nonna, a patto che lei lo permettesse.
Perché siamo state ricattate dal mondo del lavoro.
Perché anche tutti i diritti delle lavoratrici dipendenti sono stati cancellati con un colpo di spugna dai contratti a progetto dal precariato dal cococo, dal prenditela in quel posto se sei femmina.
La vera parità invece cari miei, è essere rispettati in quanto diversi, non è forse quello che ci hanno insegnato le battaglie omosessuali?
E noi che aspettiamo a prenderci il femminine pride?

In fondo sventolare i ventagli lo abbiamo inventato noi.

Adesso vado in una scuola e sobillo la rivolta.
:asdsi:

Invece, per com'è adesso il sistema, l'ambiente di lavoro è lo stesso per ambo i sessi, stesse difficoltà nella teoria, diverse problematiche nella pratica; dicendolo meglio, piuttosto è diverso il modo di intenderle ed affrontarle: il problema che ha una donna in gravidanza, per esempio, è lo stesso che avrebbe un lavoratore maschio in malattia per 9 mesi, anzi spesso è anche più favorevole perché calato in un preciso contesto socio-culturale che l'ammalato costretto a letto per 9 mesi non avrebbe.

Ma che dici?
La differenza è che la donna in gravidanza NON È MALATA.
Neanche se è costretta a stare nove mesi a letto o se non può lavorare perché quel tipo di lavoro danneggia il feto.
C'è stata una poveraccia rumena assistente alla poltrona che per la paura di dire al suo capo maschilista che era incinta, è stata zitta, si è adeguata alla pretesa stronza che una donna si attenesse alla capacità lavorativa del maschio, poverina, ed il risultato è che suo figlio è nato deformato a causa delle radiazioni degli apparecchi medici, e resterà deforme per sempre perché quella cretina di sua madre, nonostante ne avesse diritto, per farsi vedere capace come un uomo durante tre stupidi mesi di lavoro in più, si è venduta l'esistenza di suo figlio: ecco a che cosa porta il maschilismo nel mondo del lavoro.

Il resto, ossia i problemi legati alla cura parentale, sono di matrice culturale e non sono legati necessariamente alla struttura del mondo del lavoro in relazione alla non ben definita "specificità" delle esigenze femminili :dunno: e lo si potrebbe "facilmente" risolvere con una ripartizione equa dei compiti di cura domestica/della prole, o tramite l'ausilio di terze persone; parenti, amici, professionisti pagati.

se le cure materne fossero @solo" un problema culturale dovrebbe esserlo anche nella maggior parte delle specie animali, o perlomeno dovrebbe esserlo nella maggior parte delle diverse culture del mondo, o andando a ritroso nella storia troveremmo tantissimi esempi in cui non è stato così.
E invece no, le cure materne del neonato sono un fatto fisiologico, un istinto sia della madre che del bambino, e andrebbe aperto qualche libro di biologia ogni tanto!
Certo i neonati sopravvivono anche senza la madre. Sopravvive, appunto.
Ma da qui a dire che il legame neonatale madre figlio sia solo una questione culturale ce ne corre.
È istinto.
Lo stesso identico istinto che ti porta a fare sesso con tizio invece che caio, se partorisci ti conduce al l'accudimento del neonato, e guarda caso tutto questo provoca la produzione del latte, sarà forse latte culturale? :bb:

L'impressione deriva dall'antico paradigma, vecchio quanto il mondo, per cui "non me l'ha data = troia", in questo caso, "non me l'ha data = avrà avuto di sicuro qualche trauma che l'ha fatta diventare lesbica."
Niente di nuovo sotto il sole.

magari glielo ha detto lei

#54 Rainbow

Rainbow

    Immaginazione al potere.

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Inviato 10 ottobre 2018 - 08:58

Caro Bronson, con tante ragazze che ci sono al mondo, perché fissarsi proprio su una ragazza che non può darti ciò che vuoi? Capisco che ciò che non possiamo ottenere risulti ai nostri occhi molto più prezioso e affascinante, ma è comunque un processo sterile, che alla lunga genera inevitabilmente sofferenza.
Scopri se almeno è bisessuale, altrimenti lascia perdere...Non puoi "convincere" un omosessuale a desiderarti.

#55 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 10 ottobre 2018 - 09:04

Caro Bronson, con tante ragazze che ci sono al mondo, perché fissarsi proprio su una ragazza che non può darti ciò che vuoi? Capisco che ciò che non possiamo ottenere risulti ai nostri occhi molto più prezioso e affascinante, ma è comunque un processo sterile, che alla lunga genera inevitabilmente sofferenza.
Scopri se almeno è bisessuale, altrimenti lascia perdere...Non puoi "convincere" un omosessuale a desiderarti.

in realtà neanche un eterosessuale.
se una non ti vuole non ti vuole.

Però prima bisogna verificare che sia così, poi eventualmente mollare

@Reinbo quando a me è piaciuto qualcuno, non c'è mai stato "il mondo è pieno di uomini" che tenesse

#56 Rainbow

Rainbow

    Immaginazione al potere.

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Inviato 10 ottobre 2018 - 09:08

in realtà neanche un eterosessuale.
se una non ti vuole non ti vuole.

Ovvio, però almeno hai una chance...magari uno non ti prende tanto fisicamente, ma col tempo ti conquista col carattere, mentre se desidera proprio una persona di sesso diverso, che ci puoi fare?

#57 malia

malia

    malia

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Inviato 10 ottobre 2018 - 09:13

Una vera bella merda dovere segare via e ridurre ai minimi termini tutte le nostre caratteristiche fisiologiche per poter essere stimate.
 

Accade se  interessa più essere stimati che vivere la femminilità nel modo che ci rende felici o se si crede che ad essere stimate siano solo le donne-uomo.  Il che non corrisponde alla realtà.



#58 Guest_cimychan_*

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Inviato 10 ottobre 2018 - 09:13

Ovvio, però almeno hai una chance...magari uno non ti prende tanto fisicamente, ma col tempo ti conquista col carattere, mentre se desidera proprio una persona di sesso diverso, che ci puoi fare?

Allora.
Se un uomo che mi piace desiderasse qualcuno di sesso diverso dal mio tendenzialmente mi passerebbe la poesia anche se dimostrasse apertura verso il mondo femminile.
Poi tutto dipende da quanto ti piace.
Ed in ogni caso dire di non provarci con un'omosessuale lo vedo parecchio in contraddizione col dire che la sessualità è fluida.
cioè o è fluida o è solida o è gassosa

#59 Rainbow

Rainbow

    Immaginazione al potere.

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Inviato 10 ottobre 2018 - 09:17

Allora.
Se un uomo che mi piace desiderasse qualcuno di sesso diverso dal mio tendenzialmente mi passerebbe la poesia anche se dimostrasse apertura verso il mondo femminile.
Poi tutto dipende da quanto ti piace.
Ed in ogni caso dire di non provarci con un'omosessuale lo vedo parecchio in contraddizione col dire che la sessualità è fluida.
cioè o è fluida o è solida o è gassosa

E quando avrei detto che la sessualità è fluida? Ti riferisci al topic che aprì qualche tempo fa? Ma quello riguardava le ricerche di alcuni studiosi sul comportamento sessuale delle nuove generazioni, mica era un condensato del mio pensiero in materia.

#60 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
  • Ospiti

Inviato 10 ottobre 2018 - 09:56

Accade se interessa più essere stimati che vivere la femminilità nel modo che ci rende felici o se si crede che ad essere stimate siano solo le donne-uomo. Il che non corrisponde alla realtà.

Guarda
io vivo nel profondo nord culturalmente arretrato fatto di pota e residui calvinisti per i quali la salvezza dell'anima passa attraverso il lavoro, e già la questione è compromessa all'origine.
Le cose che ho detto le ho viste nel mio lavoro, non le ho inventate.
E parlo di una spinta culturale molto pesante nei confronti delle scelte di vivere la femminilità delle donne, che non è nel mettere il tacco, che quello è un orpello, ma è proprio nel disprezzo che colgo quando una donna che lavora si rivolge ad una donna che non lavora con epiteti vanno dal mantenuta al fancazzista all'ignorante alla furbastra.
Ma io non ci sto.
Io le invidio quelle che fanno figli e restano a casa ad occuparsene, anche se sono delle kamikaze, perché il problema non è solo la precarietà del lavoro, ma anche e soprattutto quella del matrimonio, per la quale una scelta del genere è un azzardo pericolosissimo.
La verità è che è la società con i suoi ritmi (maschili) che ti pone davanti al "O lavori o segui la vocazione di madre, se ce l'hai e sei talmente priva di prospettive e ci tieni così tanto", quindi nel l'incertezza della coppia la scelta più intelligente è quella individualista, che non si sa mai.
Insomma quello verso le donne è un ricatto sociale bello e buono, nel quale sono le stesse donne che sottostanno al ricatto, ad insultare quelle che non ci stanno (o che vengono lasciate a casa quando hanno figli, il che è lo stesso perché si sono permesse di infrangere un codice), in una logica di "io mi sbatto di più di loro perché lavoro, e a casa faccio le stesse cose che fanno le altre donne", poi pero' sono costrette a chiedere l'aiuto di qualcuno per gestire gli eventuali pargoli, perché a meno di avere un lavoro fortunatissimo, gli orari di ufficio sono mediamente inconciliabili con la maternità, e quello che non fa un genitore lo deve fare qualcun'altro.
Se guardi la Danimarca, ogni attività chiude per legge alla stessa identica esatta ora in cui chiudono le scuole, sia per i lavoratori che per le lavoratrici, per cui le strade sono piene di coppie giovani che hanno due tre o quattro bambini infilati nei carretti di legno ed entrambi se ne occupano: questo è welfare.
Questo è riconoscere alla maternità e alla paternità un ruolo sociale cruciale, questo è riconoscere al fatto di avere bambini, che tu sia uomo o donna, il diritto e la dignità di non essere considerati un peso o un ostacolo per la propria realizzazione lavorativa e sociale.
Mentre noi che siamo sotto scacco del maschilismo e dei suoi tempi e modi, noi che siamo crumiri e dobbiamo presenziare sul posto di lavoro ad oltranza, anche perché se non lo facciamo noi ci sono dieci stagiste disposti a farlo gratis, invece di pretendere il riconoscimento del nostro diritto fisiologico di avere figli ed occuparcene in prima persona, un diritto che non è solo un problema nostro non sia riconosciuto, ma è anche e soprattutto un problema dei minori, invece ci facciamo la guerra tra noi donne, giocando alla più brava che "sul lavoro è come un uomo". Perché siamo maschiliste ed essere come un uomo è l'unico valore che ci hanno inculcato.
Sticaxxi: dovrebbero essere gli uomini ad essere sul lavoro come le donne.

Ho finito e chiudo l'ot
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