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Esiste un'aldilà anche per gli animali domestici..?


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23 risposte a questa discussione

#21 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 08 ottobre 2018 - 01:31

vabbè mi attengo

#22 Nehelamite

Nehelamite

    Parcere subiectis et debellare superbos

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  • 23591 messaggi

Inviato 08 ottobre 2018 - 02:05

Atteniamoci :asdsi:

Ah no 'spetta, io non sono cristiano, che mi attengo a che...? :D


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~ Of all the things I've lost, I miss my Heart the most ~

#23 mystery1967

mystery1967

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Inviato 15 aprile 2019 - 09:22

non sono tanto ferrata su sta cosa. mi sa di no.
non esiste un concetto di salvezza e vita eterna esteso agli animali.

Rileggendo questa discussione, mi è venuta in mente una breve riflessione.

 

Mi riesce difficile pensare e definire il nostro concetto di aldilà, figuriamoci per quello degli animali.

Gli animali domestici e non, comunque vivono per certi versi una condizione favorevole rispetto all'uomo: non hanno bisogno di credere nell'aldilà vivono la loro vita per quella che è e stabilito dal normale corso della natura. Loro non sono vincolati da una religione.

 

Che l'aldilà esista o meno, per loro non cambia nulla, così dovrebbe essere anche per gli esseri umani.


Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.
(Luigi Pirandello)

 

 


#24 SauroClaudio

SauroClaudio

    Super Utente

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Inviato 15 aprile 2019 - 09:59

Da un punto di vista quantistico dovrebbe esistere un aldilà anche per gli animali; scusate se il brano che pongo non è di facile comprensione:

 

Fausto Intilla: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima.

 

Uno dei concetti più fondamentali, nel mondo della fisica, scaturì dalla mente di Albert Einstein agli inizi del secolo scorso; tale concetto, che emerse dalla legge della Relatività Ristretta (esposta in un celebre articolo del 1905), dichiarava semplicemente quella che sarebbe presto divenuta la dicotomia più famosa al mondo, ovvero: l’equivalenza di massa ed energia (espressa con l’indimenticabile formula “E=mc^2” ). Ciò che si arrivò a comprendere quindi, indubbiamente non con poche difficoltà a livello di “pura intuizione”, fu appunto questa sostanziale uguaglianza tra il concetto di massa e quello di energia. La massa, andava quindi considerata solo ed esclusivamente come una forma complessa di energia. Di certo non fu facile per i fisici di un tempo, familiarizzarsi subito con questa nuova e straordinaria visione della realtà; di fatto occorsero parecchi anni, affinché gradualmente nel mondo accademico venisse pienamente accettata questa nuova “corrente di pensiero”. Una svolta decisiva a favore di questo nuovo paradigma, la diedero indubbiamente i due scienziati tedeschi Otto Hahn e Fritz Strassmann, quando nel dicembre del 1938, scoprirono la fissione nucleare. Bombardando l’Uranio con neutroni, scoprirono fra i prodotti di reazione alcuni elementi di numero di massa intermedio, come il Bario radioattivo, la cui presenza inizialmente era inspiegabile. Nel 1939, Lise Meitner e Otto Frisch, annunciarono la soluzione di questo enigma. Queste scoperte diedero quindi ad Einstein la conferma dell’equivalenza di massa ed energia, ben 34 anni dopo che egli l’ebbe prevista!

Sono trascorsi circa settant’anni, a partire da quel lontano 1939, e da allora sino ad oggi si può dire che la nostra visione della realtà, poggi ancora saldamente le sue basi sulla famosa equazione di Einstein (“E=mc^2”) e su ciò che sostanzialmente essa ci porta a considerare, ovvero: massa ed energia sono la stessa e identica cosa, ma con aspetti diversi e quindi, per ragioni di praticità, definite con nomi diversi. In questi ultimi anni, grazie anche alle innumerevoli nuove scoperte nel campo della computazione quantistica, molti fisici hanno però iniziato a porsi anche la seguente domanda: Ma se la massa non è nient’altro che una forma complessa di energia, volendo andare oltre, in ultima analisi, quale sarebbe il “costituente fondamentale” dell’energia? Ebbene una risposta a questa domanda, potrebbe essere la seguente:
L’Energia non è nient’altro che una forma complessa di Informazione; per cui il costituente fondamentale dell’Energia, altro non è che Informazione nel suo stato fondamentale.
Ma cerchiamo di capire i motivi che mi hanno spinto a formulare questa affermazione, e soprattutto di individuare le basi su cui poggia tale ipotesi.
Verso gli inizi degli anni cinquanta, l’ingegnere e matematico americano Claude Elwood Shannon, gettò le basi teoriche di quella che sarebbe stata entro pochi anni riconosciuta come la: Teoria dell’Informazione. Uno degli aspetti più curiosi ed interessanti che emerse da tale teoria, fu la stretta correlazione tra l’entropia termodinamica e quella invece relativa all’Informazione di un sistema dato. In parole povere, ciò che in ultima analisi si arrivò a comprendere, è che per qualsiasi aumento di entropia termodinamica, corrisponde una perdita di Informazione su un dato sistema, e viceversa.
L’unità di misura di una determinata quantità di Informazione, è espressa con il termine bit. Ora, per fare un esempio, se noi portiamo un dato sistema ad una temperatura prossima allo zero assoluto, la sua entropia diminuirà sino a valori pressoché nulli, e di conseguenza il suo “livello” di Informazione tenderà al massimo consentito.
A questo punto, compiendo alcuni semplici ragionamenti analogici, viene da porsi le seguenti domande: Ma se con l’aumentare dell’entropia di un sistema, è riscontrabile contemporaneamente anche una perdita della quantità di energia (calore) di tale sistema, ed oltre a ciò abbiamo parallelamente anche una perdita di Informazione sempre riferita al sistema in questione, quest’ultima, non potrebbe essere associata-legata alla quantità di energia (calore) che si disperde nell’ambiente circostante a causa del secondo principio della termodinamica? E se così fosse, in che modo sarebbe ad essa legata? Qual’è la sottile linea di confine tra un bit di Informazione e un elettronvolt di energia? Ma stiamo parlando di due cose differenti (bit ed elettronvolt), oppure della stessa identica cosa, ma con aspetti differenti (come nel caso dell’equivalenza di massa ed energia)? E se alla fine scoprissimo che bit ed elettronvolt rappresentano semplicemente due tipi di unità di misura, con cui possiamo definire il concetto fondamentale di Energia? Bè, allora sarebbe lecito chiedersi: Ma quante migliaia, milioni oppure miliardi di bit occorrono per costituire un singolo elettronvolt (o Joule) di energia?

Non dimentichiamoci del fatto che nell'Equazione di Schrödinger la funzione d'onda descrive un'ampiezza di probabilità, e nessuno ci impedisce di sostituire/ridefinire tale ampiezza (P) con una determinata quantità di Informazione (I)! (*1)

Si consideri un corpo qualsiasi dotato di una certa massa; se noi aumentiamo la temperatura (T) di tale corpo, avremmo un flusso di energia (E) che dal corpo in questione si sposta nell’ambiente ad esso circostante. Il corpo quindi giustamente perderà una determinata quantità di Informazione (I) e ci apparirà come un sistema dotato di una notevole entropia; l’informazione che il corpo perderà però, si sposterà semplicemente nell’ambiente ad esso circostante, aumentandone l’Informazione. A partire dunque da questa premessa, l'unico fatto importante che emerge, è che noi non potremo mai misurare-osservare quella parte di "Informazione in eccesso", rispetto al sistema di riferimento: oggetto-ambiente ad esso circostante; per il fatto che essa rimarrebbe sempre fuori da qualsiasi corpo o sistema entropico termodinamico di riferimento (nel quale noi saremmo ovviamente costretti a compiere la misurazione).

Non è da escludersi quindi che tale "informazione in eccesso", possa andare a confluire in una o più dimensioni nascoste, previste nella Teoria delle Stringhe. Contrariamente invece, nel caso in cui diminuissimo la temperatura (T) di tale corpo, andremmo a rallentare il flusso di energia (E) che dal corpo si sposta nell’ambiente ad esso circostante.A temperature prossime allo zero assoluto, il flusso di energia sarebbe pressoché nullo; in questo caso l’Informazione(I) non avrebbe alcun modo di passare dal corpo in questione all’ambiente ad esso circostante. Il corpo quindi disporrebbe della quantità massima consentita di Informazione.
 

 

Riflettiamo un attimino su questa domanda: Nel momento in cui un sistema perde una determinata quantità di Informazione, questo cosa comporterebbe, forse che tale informazione, essendo legata all’energia (calore) durante il processo entropico, debba anch’essa disperdersi nell’ambiente circostante sino a “dissolversi” completamente?
Se così fosse avremmo a che fare con due “campi di informazione dinamica” della stessa intensità, in grado di interagire tra loro, di fondersi l’uno con l’altro, e infine di “dissolversi” nell’ambiente circostante al sistema considerato. Ma così non è, fortunatamente. [per campo d'informazione dinamica, intendo semplicemnte una quantità di informazione in grado di muoversi nello spazio e nelle dimensioni,auto-organizzantesi e costante nel tempo,ossia che non segue assolutamente il secondo principio della termodinamica (principio entropico). E quindi per questo motivo,praticamente eterna].
Un “campo di Informazione dinamica”, costituito da una determinata quantità di bit di Informazione, entro certi limiti di intensità, non potrà mai andare a costituire un singolo elettronvolt o Joule di energia. Ragion per cui, esso stesso (non potendo interagire con il resto dell’energia del sistema, molto più intensa e misurabile con strumenti fisici poiché in grado di interagire con i diversi campi elettromagnetici del sistema in questione), rimane sempre indipendente da qualsiasi processo entropico termodinamico.
La cosa più importante che possiamo dedurre da queste ultime considerazioni, è che un “campo di informazione dinamica” che rientri entro certi limiti di intensità, non è vincolato da alcun tipo di processo entropico termodinamico. Ne segue a volte l’andamento, ma non è soggetto ad alcuna interferenza di campo. Esso è quindi in grado di auto-organizzarsi, ossia di mantenere costante e regolare la sua struttura nel tempo, senza alcuna interferenza da parte dei comuni campi di energia che vanno a costituire l’ambiente del sistema considerato. Inoltre, esso sarà in grado di fondersi con altri campi di informazione dinamica della stessa intensità, e quindi di accrescere la sua estensione nello spazio, ma non necessariamente il suo livello di intensità.
Ed ora andiamo a scoprire cosa ha a che fare tutto ciò che vi ho esposto sinora, con il concetto di Anima.
La mente umana, come ben sappiamo, produce un determinato campo magnetico nell'ordine delle decine di femtoTesla (1 fT = 10^–15 T). Questo campo, lo dobbiamo semplicemente alla nostra attività cerebrale. Già allo stato fetale, ossia pochi mesi prima della nostra nascita, il nostro cervello, grazie alla sua costante attività, produce un campo di informazione dinamica che dal momento in cui veniamo al mondo, continua negli anni a farsi sempre più intenso, sino a raggiungere un determinato limite. Ora è assolutamente necessario che vi sia ben chiara una cosa: il campo di informazione dinamica prodotto dall’attività cerebrale e quello elettromagnetico (molto più intenso, che potremmo definire “di scarto”,poiché non è nient’altro che il risultato del lavoro che compie il nostro cervello in attività, per produrre i nostri “pensieri”, i quali in ultima analisi vanno a costituire il nostro campo di informazione dinamica), sono due cose ben diverse e non interagiscono l’una con l’altra!

Se proprio vogliamo, possiamo identificare il campo di informazione dinamica del nostro cervello, come una sorta di “risonanza” del campo magnetico dovuto all’attività cerebrale (molto più intenso e quindi misurabile con strumenti fisici).

Su scale prossime alla lunghezza di Planck,spazio e tempo perdono qualsiasi significato fisico;per tale ragione anche il concetto stesso di energia risente di tale condizione (non dimentichiamoci che in natura non può esistere alcuno spazio "vuoto di campo",ossia di energia; tanto è vero che persino il vuoto quantistico,sia esso il falso o il vero vuoto,è in ogni caso colmo di particelle virtuali - Feynman docet). Un campo di Informazione dinamica, va quindi a definire-costituire quella parte della realtà del tutto imponderabile e inosservabile con strumenti fisici,poichè al di sotto di quel limite definito dalla lunghezza di Planck (*2).Per questo motivo quindi, qualsiasi tipo di "risonanza" che prendesse forma o scaturisse da determinate onde cerebrali, ponendosi al di sotto della soglia di Planck, sarebbe indipendente da qualsiasi forma di interazione con il mondo subnucleare (formato da quark,gluoni e via dicendo).

Come abbiamo precedentemente visto, un campo di informazione dinamica è in grado di auto-organizzarsi, ossia di mantenere costante e regolare la sua struttura nel tempo, senza alcuna interferenza da parte dei comuni campi di energia che vanno a costituire l’ambiente del sistema considerato (in questo caso: mente umana – ambiente ad essa circostante).
Ecco quindi in quali termini potremmo intendere il concetto di Anima; ovvero, essa è da considerarsi un particolare tipo di campo di informazione dinamica, in grado di dissociarsi dal corpo fisico che lo “ospita”, nel momento in cui non vi sono più i presupposti per poter rimanere legato alla propria sorgente elettromagnetica (attività cerebrale).
Affermare quindi che l’Anima non “muore” mai, è quindi in linea di principio del tutto corretto. Affermare che gli animali (oltre alla specie umana) hanno un’Anima, anche in questo caso è in linea di principio corretto.
Tutte queste ipotesi e considerazioni, sono a mio avviso totalmente in accordo e “affini” alla teoria di Rupert Sheldrake sui campi morfogenetici, a quella di Richard Dawkins sulla Trasmissione dei Memi (memetica), e infine a quella di Carl Gustav Jung sull’Inconscio collettivo. Nella "scienza ortodossa", tutto il discorso sull'interazione tra Entropia termodinamica e Informazione, risulta valido solo ed esclusivamente su sistemi isolati (chiusi e aperti) in cui è presente un osservatore in grado di interagire con il sistema considerato e quindi di rilevare-calcolare tutto ciò che accade all’interno del sistema stesso (di cui egli fa parte). Questa condizione è quindi l’unica che ci è consentito di conoscere, sulla base della quale siamo in grado di misurare-calcolare ogni passaggio di stato dell’energia, con rispettivi livelli di entropia (termodinamica e dell’Informazione) e quantità di Informazione.Da questo assunto, si arriva quindi alla seguente conclusione: Per qualsiasi osservatore che si trovi all’interno di un sistema termodinamico, è assolutamente impossibile misurare-calcolare un’eventuale quantità di Informazione che si sposti o si trovi al di fuori del proprio sistema di riferimento.Nell’ipotesi a Molti Mondi di Everett, tutte queste mie considerazioni trovano sicuramente terreno fertile. Non ho comunque intenzione in questa sede di spingermi oltre verso una tale direzione,poichè vista la complessità dell'argomento, non credo proprio sia il caso.

Le parole che riporterò qui di seguito, sono del fisico Frank J.Tipler, non le mie:

„(…)tutte le entità presenti nell’Universo attuale,codificano una quantità di informazione di gran lunga inferiore alla quantità permessa dalla teoria quantistica dei campi. Per esempio,se un atomo di idrogeno dovesse codificare tutta l’informazione che gli è consentita dal limite di Bekenstein,potrebbe codificare circa 4 x 10^6 bit di informazione (…)Quindi un atomo di idrogeno potrebbe codificare all’incirca un megabyte di informazione,mentre di norma codifica molto meno di un bit.La massa dell’idrogeno non viene di certo utilizzata in modo efficiente!Se si assume che il raggio sia quello di un protone (R= 10^-13 cm),la quantità di informazione codificabile nel protone è costituita da soli 44 bit!Questo valore è davvero piccolo rispetto alla complessità del protone - tre quark valenza,innumerevoli quark e gluoni virtuali- che è di fatto tanto complesso che non siamo ancora riusciti a calcolarne lo stato di base dai principi fondamentali utilizzando il Modello Standard, anche utilizzando i supercomputer più avanzati!“

 

Bene, ora io mi chiedo:

In che modo vogliamo cercare di risolvere questo: "Enigma dell'Informazione mancante"? Rimanendo saldamente ancorati ai modelli relativistici standard (di spazio, tempo ed energia), oppure cercando di andare un attimino oltre a questo concetto di realtà, abbracciando magari l'idea di un Universo a più dimensioni (vedasi Teoria delle Stringhe) e non da ultima, anche l' Interpretazione a Molti Mondi di Everett ? Fintantoché continueremo a relegare tali teorie nel mondo della matematica,dubitando fortemente di un loro potenziale coinvolgimento nella realtà fisica a noi nota, difficilmente riusciremo a fare qualche passo avanti nella comprensione di tutto ciò che attualmente accantoniamo nel mondo della fantascienza e del paranormale. La cosa che mi fa più rabbia, è che Schrödinger l'ha già dimostrato più di mezzo secolo fa che in definitiva noi non siamo nient'altro che onde di probabilità ...ma nessuno sembra ancora volerlo capire.

 

“Ciò che David Bohm ed io abbiamo ipotizzato, è che il potenziale quantistico sia in realtà un potenziale d'informazione, e per questo abbiamo introdotto il concetto di “informazione attiva”. Ero molto preoccupato per l'uso della parola “informazione” perché chiunque avrebbe pensato immediatamente all'informazione di Shannon. L'informazione di Shannon non è informazione, è solo capacità di informazione, separata dal significato. Il punto cruciale è stato quello d'introdurre un significato, ciò che per la particella è l'informazione”. Basil Hiley

 

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Note:

(*1) Qualche spunto di riflessione, in relazione ad un eventuale/potenziale cambiamento di paradigma, ci è stato offerto da due esperimenti compiuti nel 2000 alle Università di Berkeley e Rochester, con degli interferometri laser. Questi esperimenti dimostrarono che l’Informazione è in grado di controllare l’interferenza quantistica e molto probabilmente anche la stessa funzione d’onda! Gli interessanti “esperimenti mentali” che emersero da tali premesse, si proposero di reinterpretare il collasso della funzione d’onda quantistica, solo attraverso il concetto stesso di Informazione! Ciò che infine veniva messo in risalto, da tali premesse e considerazioni, era la possibile esistenza in natura, di una legge di “conservazione dell’Informazione”. Delle recenti versioni (forti) dei teoremi di No-cloning e No-deleting (nell’ambito dell’Informazione quantistica), suggerirebbero inoltre l’esistenza, in natura, di tale “conservazione informazionale”. A tutt’oggi comunque, una simile legge della fisica, mai nessuno è riuscito a dimostrarla. (Articolo originale in inglese: Conservation of information: Quantum Mechanics and RIS)

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(*2) Per la scienza, possono esistere delle particelle virtuali, ossia quelle che potremmo definire i costituenti fondamentali del vuoto quantistico. E qui siamo già, se vogliamo usare un termine popolare, nel campo dell' "immateriale". Per cui per la scienza,può esistere qualcosa di immateriale, non costituita da materia. Ciò che occorre capire, per andare avanti nel discorso, è che per lunghezze prossime alla scala di Planck, è difficile stabilire cosa è "ponderabile" e cosa invece non lo è. In un articolo ho parlato ad esempio delle masse di Planck e di come queste ultime potrebbero ulteriormente ridursi ad alte energie, nello scontro tra particelle nel Large Hadron Collider del CERN di Ginevra; bene, in questo articolo si parla appunto di come potrebbe prendere forma la realtà, se le dimensioni extra della Teoria delle Stringhe esistessero realmente e avessero delle "qualità proprie".Non è da escludersi quindi che, al di sotto della massa di Planck, possano sussistere dei fenomeni strettamente legati ad altre dimensioni dello spazio-tempo (tanto più che si ritiene,in base a recenti analisi, che le informazioni non vanno perdute al di sotto della massa di Planck!). Dire quindi che le informazioni non vanno perdute, equivale a dire che un "campo di informazione dinamica" al di sotto della massa di Planck, può tranquillamente esistere! Se a questo punto noi associamo il concetto di Anima, a quello di un campo di informazione dinamica, ci accorgiamo che tutto collima e che quindi anche ciò che non potremo mai osservare con comuni strumenti fisici, può teoricamente esistere.

 

Vorrei  qui rispondere ad una domanda che dal giorno in cui ho scritto l’articolo sul dualismo Anima-Informazione, mi hanno posto in molti; ossia: “Cosa ne pensi del concetto di Reincarnazione? Come si concilia la tua teoria con tale fenomeno, ipotizzando ovviamente che esista?”.

In genere, quando si parla di Reincarnazione, si pensa subito ad una determinata quantità di Informazione dinamica (Anima), che nel momento in cui si dissocia da un corpo fisico (determinando la morte fisica dell’entità biologica animata in questione, sia essa appartenente alla specie umana o ad un’altra specie animale), vada a “confluire” in un altro corpo appena nato, appartenente alla specie animale d’origine.  Per certi versi, tale visione della realtà non è del tutto sbagliata, ma occorre approfondire la questione, per poter offrire ulteriori elementi su cui riflettere, anche ai più scettici.

Tra gli scettici, infatti, vi è sempre una grande maggioranza di persone che, per demolire in partenza l’ipotesi della Reincarnazione,  fa appello alla seguente domanda/riflessione: “Ma se in origine sulla Terra , ossia diversi milioni di anni fa, eravamo solo in poche migliaia di individui, ed ora siamo in ben sette miliardi, da dove sono giunte tutte le altre anime, di individui di generazioni e generazioni che si sono susseguite sin dalla notte dei tempi? Lo stesso discorso vale anche per le altre specie animali”.

A questo punto, occorre quindi analizzare le cose tenendo sempre fede agli assunti di base relativi alla mia teoria sul concetto di Informazione potenziale (statica) e dinamica. Spesso ci si dimentica che è la coscienza stessa (prodotta dall’attività cerebrale) a generare, col passare del tempo (ossia degli anni), quel campo di Informazione dinamica (anima) , che ovviamente accresce con l’accumularsi di percezioni sensoriali ed esperienze (dunque attraverso un continuo flusso di Informazione che “assorbiamo” per tutta la vita dalla realtà a noi circostante). Ma faremmo un errore madornale pensando che Anima e Coscienza siano la stessa cosa! Occorre dunque considerare l’Anima, come una sorta di “campo di risonanza”, prodotto dalla Coscienza. Tale “campo di risonanza”, non è nient’altro che quel nucleo o campo di Informazione dinamica che una volta generatosi ed “intensificatosi” nel tempo, rimane immutabile ed “indistruttibile” poiché non influenzabile dai campi elettromagnetici o da qualsiasi altra forza/forma di energia ad esso circostante.  Ecco perché non ci è possibile rilevare la presenza dell’Anima, attraverso alcun mezzo fisico attualmente disponibile dall’uomo.

Pensiamo ora alla possibilità che un determinato campo di Informazione dinamica (sia esso l’anima di un essere umano precedentemente defunto o appartenuta ad un’altra specie animale. Qui però occorre porsi le seguenti domande:  Fino a che punto deve essere intensa e complessa l’attività cerebrale di un essere vivente del regno animale, per poter generare un campo di Informazione dinamica? Oppure qualsiasi tipo di attività cerebrale, anche la meno complessa di questo mondo, è in grado di generare un “campo di risonanza”, benché minimo, e quindi  immutabile nel tempo? Tutti gli animali hanno dunque un’anima, oppure solo quelli più evoluti? Ovviamente su tali domande ci si potrebbe speculare sopra parecchio), “confluisca” nel cervello di un individuo appena nato.  Esso potrebbe tranquillamente “legarsi” al campo di Informazione dinamica di “bassa intensità”, prodottasi nei pochi giorni di vita dell’individuo in questione. In tal caso saremmo di fronte ad una condizione di interazione tra due campi di Informazione dinamica: uno assai complesso (quello “invasivo”) e l’altro di “bassa complessità/intensità” (quello formatosi nei primi giorni di vita dell’individuo in questione) , in associazione con l’attività cerebrale del neonato.  I due campi di Informazione dinamica, in ultima analisi, rappresenterebbero dunque una sorta di “risonanza mnemonica” legata al continuo flusso di coscienza generata dai processi cerebrali (neuronali). Durante i primi anni di vita del soggetto in questione quindi, si avrà una predominanza del campo di Informazione “invasivo”, rispetto a quello naturale che accresce proporzionalmente e  parallelamente all’evolversi della coscienza dell’individuo in questione.  Col passare del tempo (ossia degli anni), la predominanza del campo di Informazione “invasivo” tenderà ad “amalgamarsi” con quello naturale del soggetto; questo avviene gradualmente, man mano che il campo di Informazione naturale accresce nel tempo, sino a raggiungere più o meno  la stessa “intensità” del campo “invasivo”; ossia fino al momento in cui i ricordi legati alla comune esperienza percettiva e sensoriale quotidiana, che hanno contribuito allo sviluppo dei due campi di Informazione dinamica (principalmente di quello naturale e in minor misura di quello invasivo), tendono ad essere tutti simili tra loro e dunque a creare quello stato mentale in cui l’individuo si riconosce come un essere unico, dotato di un unico “bagaglio di ricordi”, associato al suo percorso di vita attuale (senza alcun legame con eventuali ricordi legati a vite di altri individui ormai defunti da mesi oppure da secoli). 

È possibile ipotizzare che  il campo di Informazione dinamica di un essere umano ormai deceduto da tempo, sia in grado di  invadere un campo di Informazione dinamica naturale di un individuo appena nato, in modo assai più semplice rispetto all’invasione di un campo di Informazione dinamica di un individuo già adulto.  Infatti , tra due campi di Informazione dinamica della stessa “intensità”, è assai probabile che vi sia una certa repulsione e dunque un’impossibilità di base all’interazione reciproca. Diversamente invece, possiamo ipotizzare che tra un campo di Informazione dinamica di notevole “intensità” ed uno estremamente più “debole”, la tendenza sia quella che porta ad un “assorbimento” del campo più debole da parte del campo più “forte”. 

Alla luce di tutto quanto esposto ed ipotizzato sin qui, ora possiamo quindi facilmente capire il motivo per cui alcuni bambini, nei loro primi anni di vita, tendono a ricordare eventi ed episodi di vita, appartenuti ad altri individui vissuti prima di loro (in epoche recenti o assai remote rispetto alla loro). Il motivo per cui tali ricordi, relativi ad altre vite vissute da altri individui in epoche diverse, tendano a scomparire col passare degli anni (in genere dopo i 10-12 anni di età), è già stato da parte mia spiegato poc’anzi. Nel momento in cui i ricordi relativi alle vite di altri individui vissuti in epoche passate svaniscono completamente, poiché vengono “confusi” e “amalgamati”  con quelli più recenti, propri della vita del soggetto in questione (ossia formatisi nei primi 10-12 anni di vita), egli tenderà, come già detto, a riconoscersi come un essere unico, la cui vita  è iniziata solo 10 o 12 anni prima …e non ovviamente in un recente o remoto passato, di cui non sarebbe neppure più in grado di descriverne i vari aspetti di natura sociale e ambientale, in quanto volti e luoghi d’altri tempi, non apparterrebbero più alla sua dimensione mentale.

 

In modo molto più semplice ed in 4 minuti potete ascoltarvi questo filmato che sostanzialmente dice le stesse cose:

 

 






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