Vai al contenuto

CoseNascoste Forum uses cookies. Read the Privacy Policy for more info. To remove this message, please click the button to the right:    I accept the use of cookies



Foto

Ipotesi aldilà


  • Per cortesia connettiti per rispondere
132 risposte a questa discussione

#121 Nehelamite

Nehelamite

    Parcere subiectis et debellare superbos

  • Utenti
  • 23591 messaggi

Inviato 23 ottobre 2018 - 03:08

Se mi si richiede di rispondere seriamente...

 

 

Perché la coscienza non dovrebbe interessare a nessuno?

Indubbiamente c'è anche chi le sue certezze le costruisce su fatti immaginari che non ha mai vissuto. Non a caso parlo di esperienza. L'esperienza è diversa dall'immaginazione. Tu metti una mano sul fuoco e impari che il fuoco brucia. Questo è un esempio di esperienza non opinabile.
Per tutto quel che riguarda il mondo sottile la questione è simile, anche se siamo di fronte a fenomeni ben più complessi, che coinvolgono la totalità della persona e quindi, in un primo momento, più difficili da inquadrare oggettivamente.
La cosa che però costituisce il maggiore ostacolo è l'impossibilità di una condivisione collettiva. L'umanità lega l'autenticità dei fenomeni alla possibilità di una partecipazione attiva per tutti, o in alternativa la riproducibilità.
In realtà questi due paletti sono due grandi limiti che da sempre relegano l'ignoto in un altrove inconoscibile o inesistente.
L'individuo si deve mettere nella posizione di distruggere anche queste catene. Una posizione assai difficile perché si ha paura di essere mentalmente soli o completamente folli.

Di solito però, chi lo fa, approda direttamente in quell'ignoto o parte di esso, può essere il mistico se lo contempla tutto senza badare ai dettagli, o il genio che ne elabora ossessivamente solo una parte.

Il muro è sempre una fragilità, alla fine.

 

 

Non confondere l'impostazione del metodo scientifico con il pensiero razionale tout court dell'umanità "da sempre", perché non è così: riproducibilità e peer-review sono capisaldi nella formulazione di teorie scientifiche per l'interpretazione di fenomeni, ma lo sono più o meno da quando esiste il metodo scientifico, non da prima.

Uno degli errori più comuni è quello di mescolare l'empirismo puro e semplice con la scienza in toto, arrivando quasi a retrodatare il metodo scientifico, scordandosi magari che nel passato l'interpretazione che l'umanità dava ai fenomeni era eminentemente di tipo qualitativo e l'eziologia quasi sempre metafisica, inserita in una narrazione mitologica di sorta o comunque in un sistema trascendente di valori e spiegazioni quali potevano essere i sistemi filosofici.

 

E c'era gente assai convinta di sapere in cosa consistesse questo "altrove" o questo ignoto, sulla base di dogmi e tradizioni magico-religiose delle quali il cristianesimo ha raccolto l'onere fino al rinascimento e alla rivoluzione copernicana... quindi aspetterei a dire che questo modo di pensare, materialistico, che ricerca prove oggettive e condivisibili, sia "da sempre" insito nell'umanità; di fatto, non è così.

E non è nemmeno una questione di impostazione scientifica, perché uno scienziato serio riconosce che la sua pratica ha dei limiti chiaramente espressi nello statuto epistemologico della disciplina in particolare e delle scienze in generale, quindi mai si sognerebbe di applicare le sue metodologie dove non gli è possibile, salvo esprimere una mera opinione (o se vuoi, una fede) personale - piuttosto è il "positivismo del volgo", ecco, a rendere criticabili certe posizioni assolute, per cui si è convinti della infallibilità del metodo scientifico e della sua "onnipervasività", ritenendola l'unica fonte valida di sapere e identificando l'"ignoto" e l'inconoscibile come "non ancora conosciuto"; una speranza ingenua, debbo dire, quella di credere che sia possibile usare la "scienza" per spiegare "tutto", perché la scienza non può e non deve spiegare "tutto", ma soltanto ciò ch'è scientificamente rilevante. Suo limite e sua forza.

 

Il resto, ossia gli astrattismi dell'animo umano, lo spirito e la spiritualità, la coscienza in senso metafisico, la metafisica stessa, sono di fatto fuori dall'ambito conoscitivo della scienza positiva.

Come identificarli e collocarli è rimesso alla soggettività di chi vi ha a che fare, ma qui è bene ricordare che commette un illecito tanto lo scienziato che voglia parlare di spiritualità in termini scientifici per dimostrare o confutare l'impossibile, tanto lo spiritualista che voglia spacciare il proprio raggiungimento utilizzando parole e termini filosofico-scientifici, richiamando ad un'idea di "esperienza" come prova che sarebbe assai meglio lasciare agli scienziati... non credi?

 

No, quindi - non è di questo che si parla, o non è importante al momento.
Un'esperienza spirituale autentica del resto è sempre anche esperienza del suo contrario, ogni possibilità è anche non-possibilità, perché solo chi accoglie ambo i lati della conoscenza può dirsi pieno padrone dell'essere che ne riceve :dunno: Tutto ciò non ha niente di empirico, e non ha nulla a che fare con l'imparare che il fuoco brucia.

Non c'è nulla di più opinabile di ciò ch'è inopinabile, ogni affermazione è vera quanto il suo contrario, persino questa stessa affermazione... impariamo a lasciar cadere le nozioni strette :dunno:

Se sei una fiamma, il fuoco non brucia, se sei acqua, l'acqua non ti bagna ecc ecc.

Ma/perché tutto questo, ancora una volta, non importa. Sei tu stessa a mettere dei paletti nel momento in cui ti fermi all'ingenua certezza: dovresti ricordare di uccidere Buddha più spesso :dunno:


 Z40h.gif
 
~ Of all the things I've lost, I miss my Heart the most ~

#122 Frèyja

Frèyja

    .L.

  • Utenti
  • 4519 messaggi

Inviato 23 ottobre 2018 - 07:29

Se mi si richiede di rispondere seriamente...
 
 

 
 
Non confondere l'impostazione del metodo scientifico con il pensiero razionale tout court dell'umanità "da sempre", perché non è così: riproducibilità e peer-review sono capisaldi nella formulazione di teorie scientifiche per l'interpretazione di fenomeni, ma lo sono più o meno da quando esiste il metodo scientifico, non da prima.
Uno degli errori più comuni è quello di mescolare l'empirismo puro e semplice con la scienza in toto, arrivando quasi a retrodatare il metodo scientifico, scordandosi magari che nel passato l'interpretazione che l'umanità dava ai fenomeni era eminentemente di tipo qualitativo e l'eziologia quasi sempre metafisica, inserita in una narrazione mitologica di sorta o comunque in un sistema trascendente di valori e spiegazioni quali potevano essere i sistemi filosofici.
 
E c'era gente assai convinta di sapere in cosa consistesse questo "altrove" o questo ignoto, sulla base di dogmi e tradizioni magico-religiose delle quali il cristianesimo ha raccolto l'onere fino al rinascimento e alla rivoluzione copernicana... quindi aspetterei a dire che questo modo di pensare, materialistico, che ricerca prove oggettive e condivisibili, sia "da sempre" insito nell'umanità; di fatto, non è così.
E non è nemmeno una questione di impostazione scientifica, perché uno scienziato serio riconosce che la sua pratica ha dei limiti chiaramente espressi nello statuto epistemologico della disciplina in particolare e delle scienze in generale, quindi mai si sognerebbe di applicare le sue metodologie dove non gli è possibile, salvo esprimere una mera opinione (o se vuoi, una fede) personale - piuttosto è il "positivismo del volgo", ecco, a rendere criticabili certe posizioni assolute, per cui si è convinti della infallibilità del metodo scientifico e della sua "onnipervasività", ritenendola l'unica fonte valida di sapere e identificando l'"ignoto" e l'inconoscibile come "non ancora conosciuto"; una speranza ingenua, debbo dire, quella di credere che sia possibile usare la "scienza" per spiegare "tutto", perché la scienza non può e non deve spiegare "tutto", ma soltanto ciò ch'è scientificamente rilevante. Suo limite e sua forza.
 
Il resto, ossia gli astrattismi dell'animo umano, lo spirito e la spiritualità, la coscienza in senso metafisico, la metafisica stessa, sono di fatto fuori dall'ambito conoscitivo della scienza positiva.
Come identificarli e collocarli è rimesso alla soggettività di chi vi ha a che fare, ma qui è bene ricordare che commette un illecito tanto lo scienziato che voglia parlare di spiritualità in termini scientifici per dimostrare o confutare l'impossibile, tanto lo spiritualista che voglia spacciare il proprio raggiungimento utilizzando parole e termini filosofico-scientifici, richiamando ad un'idea di "esperienza" come prova che sarebbe assai meglio lasciare agli scienziati... non credi?
 
No, quindi - non è di questo che si parla, o non è importante al momento.
Un'esperienza spirituale autentica del resto è sempre anche esperienza del suo contrario, ogni possibilità è anche non-possibilità, perché solo chi accoglie ambo i lati della conoscenza può dirsi pieno padrone dell'essere che ne riceve :dunno: Tutto ciò non ha niente di empirico, e non ha nulla a che fare con l'imparare che il fuoco brucia.
Non c'è nulla di più opinabile di ciò ch'è inopinabile, ogni affermazione è vera quanto il suo contrario, persino questa stessa affermazione... impariamo a lasciar cadere le nozioni strette :dunno:
Se sei una fiamma, il fuoco non brucia, se sei acqua, l'acqua non ti bagna ecc ecc.
Ma/perché tutto questo, ancora una volta, non importa. Sei tu stessa a mettere dei paletti nel momento in cui ti fermi all'ingenua certezza: dovresti ricordare di uccidere Buddha più spesso :dunno:

La condivisibilità di un'esperienza non si applica per forza soltanto al mondo fisico. Ne sono un esempio i rituali delle chiese e tutto l'essoterismo, in cui prevale l'aspetto condivisibile e collettivo della spiritualità senza che vi sia, generalmente, alcuna esperienza diretta. In certi casi, specie in occidente, viene perfino osteggiata con forza, mettendo una sfilza infinita di intermediari umani fra Dio e l'uomo.
Di fatto non c'è nulla di più ignoto e inconoscibile di Dio nelle religioni monoteiste.
Spero ti sia chiaro dunque che non parlavo affatto di razionalità o impostazione scientifica del pensiero, ma semplicemente di un atteggiamento mentale umano, che può essere applicabile in egual misura alla scienza e la religione, che è quello di essere gregge, o massa che accetta passivamente ciò che non conosce. In un caso perché gli viene detto che non può, e nell'altro per limiti oggettivi di comprensione o sperimentazione diretta.
Ciò che tu chiami positivismo del volgo.

La parola esperienza è perfettamente in linea con ciò che accade, essendo ciò che permette di acquisire conoscenza su un fatto. Anche amare è un'esperienza, assolutamente non riproducibile a comando. Ma di fatto attraverso l'amare conosci l'amore stesso, quindi è un'esperienza. Esperienza è tutto ciò che porta ad acquisire conoscenza, e non è limitabile all'ambito scientifico.
Ti darei ragione se iniziassi a parlare di quark e neutrini, ma questa francamente è solo una pessima arrampicata sugli specchi.

Così come il concetto che tenti di descrivere dopo, ovvero la dualità di ogni cosa.
Forse ti sfugge che non-conoscenza e dubbio non sono la stessa cosa.
L'opposto di sapere non è dubitare.
E più che un atteggiamento di completa dicotomia, l'esperienza spirituale elabora e unisce i fatti aldilà dei concetti, al punto che sapere e non sapere si eguagliano. Ma questo accade a un livello perfino superiore all'esperienza stessa. Nel concreto sapere e non sapere continuano ad essere separati.

Non mi hai ancora detto perché nessuno dovrebbe interessarsi alla coscienza.

#123 Nehelamite

Nehelamite

    Parcere subiectis et debellare superbos

  • Utenti
  • 23591 messaggi

Inviato 23 ottobre 2018 - 01:26

La condivisibilità di un'esperienza non si applica per forza soltanto al mondo fisico. Ne sono un esempio i rituali delle chiese e tutto l'essoterismo, in cui prevale l'aspetto condivisibile e collettivo della spiritualità senza che vi sia, generalmente, alcuna esperienza diretta. In certi casi, specie in occidente, viene perfino osteggiata con forza, mettendo una sfilza infinita di intermediari umani fra Dio e l'uomo.
Di fatto non c'è nulla di più ignoto e inconoscibile di Dio nelle religioni monoteiste.
Spero ti sia chiaro dunque che non parlavo affatto di razionalità o impostazione scientifica del pensiero, ma semplicemente di un atteggiamento mentale umano, che può essere applicabile in egual misura alla scienza e la religione, che è quello di essere gregge, o massa che accetta passivamente ciò che non conosce. In un caso perché gli viene detto che non può, e nell'altro per limiti oggettivi di comprensione o sperimentazione diretta.
Ciò che tu chiami positivismo del volgo.

 

 

Se avessi voluto parlare di essoterismo e religioni istituzionali, perché tirare in ballo i concetti di riproducibilità e di condivisibilità?

 

Tu qui dici: 
"L'umanità (la scienza, in realtà) lega l'autenticità dei fenomeni alla possibilità di una partecipazione attiva per tutti, o in alternativa la riproducibilità.

In realtà questi due paletti sono due grandi limiti che da sempre relegano l'ignoto in un altrove inconoscibile o inesistente."
 
E' una nozione scientifica, nel momento in cui parli di fenomeni riproducibili e di prove empiriche condivisibili.

 

Di fatto, e lo ammetti tu stessa, nella religione istituzionale ciò che si condivide non è l'esperienza dell'oggetto ultimo (Dio) di conoscenza, ma il rituale collettivo o al massimo l'esperienza dell'ascolto del profeta di turno con le sue rivelazioni e apparizioni soggettive.

 

 

 

La parola esperienza è perfettamente in linea con ciò che accade, essendo ciò che permette di acquisire conoscenza su un fatto. Anche amare è un'esperienza, assolutamente non riproducibile a comando. Ma di fatto attraverso l'amare conosci l'amore stesso, quindi è un'esperienza. Esperienza è tutto ciò che porta ad acquisire conoscenza, e non è limitabile all'ambito scientifico.
Ti darei ragione se iniziassi a parlare di quark e neutrini, ma questa francamente è solo una pessima arrampicata sugli specchi.

 

 

Secondo me, no: non è pregnante, e la mia non è un'arrampicata sugli specchi, non più di quanto lo sia la tua circa il concetto di esperienza.

Esperienza come "ciò che permette di acquisire conoscenza su un fatto" è ancora empirismo, inoltre il paragone che porti non tiene: l'amore non è un "fatto", è un sentire, e come tale, soggettivo per chiunque lo provi - esistono tanti modi di amare quanti sono gli amanti nel mondo, prima invece, con l'esempio del fuoco, hai portato una realtà che in teoria avrebbe dovuto essere uguale per tutti, a riprova di una conoscenza che si pretende ricavata oggettivamente attraverso l'esperienza.

Ma andiamo con ordine...

 

 

 

 

Così come il concetto che tenti di descrivere dopo, ovvero la dualità di ogni cosa.
Forse ti sfugge che non-conoscenza e dubbio non sono la stessa cosa.
L'opposto di sapere non è dubitare.
E più che un atteggiamento di completa dicotomia, l'esperienza spirituale elabora e unisce i fatti aldilà dei concetti, al punto che sapere e non sapere si eguagliano. Ma questo accade a un livello perfino superiore all'esperienza stessa. Nel concreto sapere e non sapere continuano ad essere separati.

 

 

Infatti non ho mai posto dubbio-sapere come antinomia, non è su quello che si basa il concetto che "ho tentato" di esprimere :dunno: - certamente il dubbio è uno strumento che ti viene in aiuto quando devi confrontarti con i raggiungimenti altrui, questo sì, o con la stessa possibilità auto-posta di ricavare conoscenza empirica e certa dall'esperienza spirituale.

"Nel concreto sapere e non sapere continuano a essere separati" - nel concreto di cosa? Qual è il tuo piano di riferimento? L'esperienza spirituale? L'elaborazione postuma all'esperienza? "L'errore" secondo te in quali di queste due tappe subentra? Certamente nel rielaborare i dati ottenuti (sulla falsariga del tono "scientifico" che ha assunto la discussione) e nel collocarli in un determinato sistema di credenze, spesso anteriore l'esperienza stessa. Chiamasi bias.

 

Un mistico cristiano interpreterà le sue esperienze nel contesto della sua religione, un mistico di una religione politeista farà lo stesso e quindi se nel mentre del processo conoscitivo superiore entrambi, possiamo ipotizzare, provano la "stessa esperienza" (semplificando estremamente), quando tornano a confrontare i fatti nella loro propria coscienza inferiore, collocheranno ciò che hanno visto entro il circuito di dogmi e conoscenze pregresse fornite dal layer religioso e culturale di riferimento.

Ciò che sarebbe da evitare è proprio ed esattamente questo.

Evitare di avere termini di paragone è il miglior regalo che sia possibile fare a se stessi.

 

 

 

Non mi hai ancora detto perché nessuno dovrebbe interessarsi alla coscienza.

 

 

Perché, in ultima analisi, non importa.

La questione può essere osservata dagli infiniti punti di vista dati dalla potenza della possibilità.

 

Dal punto di vista morale, invece, parlare di Coscienza anziché di coscienza perde totalmente valore.

Ma questi sono "concetti" un attimino complessi da elaborare senza aver chiarito prima le basi.


 Z40h.gif
 
~ Of all the things I've lost, I miss my Heart the most ~

#124 Frèyja

Frèyja

    .L.

  • Utenti
  • 4519 messaggi

Inviato 24 ottobre 2018 - 07:22

Se avessi voluto parlare di essoterismo e religioni istituzionali, perché tirare in ballo i concetti di riproducibilità e di condivisibilità?
 
Tu qui dici: 
"L'umanità (la scienza, in realtà) lega l'autenticità dei fenomeni alla possibilità di una partecipazione attiva per tutti, o in alternativa la riproducibilità.
In realtà questi due paletti sono due grandi limiti che da sempre relegano l'ignoto in un altrove inconoscibile o inesistente."
 
E' una nozione scientifica, nel momento in cui parli di fenomeni riproducibili e di prove empiriche condivisibili.
 
Di fatto, e lo ammetti tu stessa, nella religione istituzionale ciò che si condivide non è l'esperienza dell'oggetto ultimo (Dio) di conoscenza, ma il rituale collettivo o al massimo l'esperienza dell'ascolto del profeta di turno con le sue rivelazioni e apparizioni soggettive.
 

 
 
Secondo me, no: non è pregnante, e la mia non è un'arrampicata sugli specchi, non più di quanto lo sia la tua circa il concetto di esperienza.
Esperienza come "ciò che permette di acquisire conoscenza su un fatto" è ancora empirismo, inoltre il paragone che porti non tiene: l'amore non è un "fatto", è un sentire, e come tale, soggettivo per chiunque lo provi - esistono tanti modi di amare quanti sono gli amanti nel mondo, prima invece, con l'esempio del fuoco, hai portato una realtà che in teoria avrebbe dovuto essere uguale per tutti, a riprova di una conoscenza che si pretende ricavata oggettivamente attraverso l'esperienza.
Ma andiamo con ordine...
 
 

 
 
Infatti non ho mai posto dubbio-sapere come antinomia, non è su quello che si basa il concetto che "ho tentato" di esprimere :dunno: - certamente il dubbio è uno strumento che ti viene in aiuto quando devi confrontarti con i raggiungimenti altrui, questo sì, o con la stessa possibilità auto-posta di ricavare conoscenza empirica e certa dall'esperienza spirituale.
"Nel concreto sapere e non sapere continuano a essere separati" - nel concreto di cosa? Qual è il tuo piano di riferimento? L'esperienza spirituale? L'elaborazione postuma all'esperienza? "L'errore" secondo te in quali di queste due tappe subentra? Certamente nel rielaborare i dati ottenuti (sulla falsariga del tono "scientifico" che ha assunto la discussione) e nel collocarli in un determinato sistema di credenze, spesso anteriore l'esperienza stessa. Chiamasi bias.
 
Un mistico cristiano interpreterà le sue esperienze nel contesto della sua religione, un mistico di una religione politeista farà lo stesso e quindi se nel mentre del processo conoscitivo superiore entrambi, possiamo ipotizzare, provano la "stessa esperienza" (semplificando estremamente), quando tornano a confrontare i fatti nella loro propria coscienza inferiore, collocheranno ciò che hanno visto entro il circuito di dogmi e conoscenze pregresse fornite dal layer religioso e culturale di riferimento.
Ciò che sarebbe da evitare è proprio ed esattamente questo.
Evitare di avere termini di paragone è il miglior regalo che sia possibile fare a se stessi.
 

 
 
Perché, in ultima analisi, non importa.
La questione può essere osservata dagli infiniti punti di vista dati dalla potenza della possibilità.
 
Dal punto di vista morale, invece, parlare di Coscienza anziché di coscienza perde totalmente valore.
Ma questi sono "concetti" un attimino complessi da elaborare senza aver chiarito prima le basi.


È la condivisione della medesima realtà a renderla tale, e questo non è solo una nozione scientifica ma un aspetto della psiche umana.
Non mi sembra tanto difficile da capire.

Per quanto a te possa sembrare non opportuno, io e tutti gli altri continueremo imperterriti a usare il termine esperienza sia per descrivere fatti oggettivi che soggettivi. Perché è linguisticamente e concettualmente corretto.
Criticare l'uso del termine è ridicolo. Al massimo mi puoi imputare l'impossibilità di trarre certezza dagli avvenimenti, ed è proprio di questo che si discute infatti.

Nel concreto significa soltanto che ad un livello di apprendimento inferiore, come è quello dell'io, sapere e non sapere sono opposti, perché il confine che separa le due parti è ancora netto.
Se poi vogliamo parlare coi koan facciamolo pure, ma lo trovo stupido in questo contesto, non siamo in grado di afferrare un concetto tanto elevato, l'unica cosa che si può fare è farsi degli immensi e inutili pipponi filosofici, ovvero il nulla al cubo.

Sul resto, ti garantisco che ci sono casi in cui l'esperienza con figure legate a una religione specifica prescinde dalle credenze precedenti, anche se sono pochi.

#125 Nehelamite

Nehelamite

    Parcere subiectis et debellare superbos

  • Utenti
  • 23591 messaggi

Inviato 24 ottobre 2018 - 01:01

È la condivisione della medesima realtà a renderla tale, e questo non è solo una nozione scientifica ma un aspetto della psiche umana.
Non mi sembra tanto difficile da capire.

Per quanto a te possa sembrare non opportuno, io e tutti gli altri continueremo imperterriti a usare il termine esperienza sia per descrivere fatti oggettivi che soggettivi. Perché è linguisticamente e concettualmente corretto.
Criticare l'uso del termine è ridicolo. Al massimo mi puoi imputare l'impossibilità di trarre certezza dagli avvenimenti, ed è proprio di questo che si discute infatti.

Nel concreto significa soltanto che ad un livello di apprendimento inferiore, come è quello dell'io, sapere e non sapere sono opposti, perché il confine che separa le due parti è ancora netto.
Se poi vogliamo parlare coi koan facciamolo pure, ma lo trovo stupido in questo contesto, non siamo in grado di afferrare un concetto tanto elevato, l'unica cosa che si può fare è farsi degli immensi e inutili pipponi filosofici, ovvero il nulla al cubo.

Sul resto, ti garantisco che ci sono casi in cui l'esperienza con figure legate a una religione specifica prescinde dalle credenze precedenti, anche se sono pochi.

 

 

Beh ma non è l'uso del termine "esperienza" che critico, bensì i significati che ne fai derivare, che lo spingono al limite dello "scientifico" quando il campo di indagine è tutt'altro, ovviamente impressione mia.

 

Il contesto poi della discussione è quello della morte e dell'aldilà, credo che parlare "coi koan" sarebbe più che appropriato, invece.

Bisogna dare suggestioni, non suggerimenti.


 Z40h.gif
 
~ Of all the things I've lost, I miss my Heart the most ~

#126 graziafairy

graziafairy

    Nuovo Utente

  • Utenti
  • 11 messaggi

Inviato 11 aprile 2019 - 12:27

secondo me l'aldila' esiste : tutti vorremmo una prova , ma non l'avremo mail con certezza . 

io sono stata in questo abbastanza fortunata . Da ragazzina ebbi un'esperienza particolare (e rimasta unica nella sua peculiarita') che mi ha convinto dell'esistenza dell'aldila' . 

Credo anche in Dio . Purtroppo lo percepisco lontano , lontanissimo . 



#127 mystery1967

mystery1967

    Moderatore 2.0

  • Moderatore
  • 3401 messaggi

Inviato 11 aprile 2019 - 02:39

 Da ragazzina ebbi un'esperienza particolare (e rimasta unica nella sua peculiarita') che mi ha convinto dell'esistenza dell'aldila'

Te la sentiresti di condividere l'esperienza che hai avuto?


Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.
(Luigi Pirandello)

 

 


#128 Bartimeus

Bartimeus

    Utente Senior

  • Utenti
  • 294 messaggi

Inviato 15 aprile 2019 - 07:29

Che dire, ormai la scienza ha ampiamente spiegato tutto. Noi, come gli animali, esistiamo grazie al funzionamento di vari organi, tra cui il cervello. Siamo semplicemente il frutto di uno scambio chimico ed elettrico di organi. 

Non esiste nessuna anima, e non esiste nessun aldilà. 

Questo è quello che ho maturando leggendo e documentandomi. 

Siamo vivi per caso e quando si muore il cervello termina il suo scambio chimico-elettrico e tutto finisce. 

La vita e tutto il resto è molto piu semplice da spiegare. 



#129 Pandorax

Pandorax

    casuale senza causa

  • Utenti
  • 2068 messaggi

Inviato 15 aprile 2019 - 07:32

Che dire, ormai la scienza ha ampiamente spiegato tutto. Noi, come gli animali, esistiamo grazie al funzionamento di vari organi, tra cui il cervello. Siamo semplicemente il frutto di uno scambio chimico ed elettrico di organi.
Non esiste nessuna anima, e non esiste nessun aldilà.
Questo è quello che ho maturando leggendo e documentandomi.
Siamo vivi per caso e quando si muore il cervello termina il suo scambio chimico-elettrico e tutto finisce.
La vita e tutto il resto è molto piu semplice da spiegare.

Credo invece che la scienza sia assai lontana dall'avere spiegato tutto. Se poi ci soffermassimo a considerare che la scienza si occupa di indagare il funzionamento chimico fisico della sola materia, potremmo evitare che una competenza limitata alle leggi fisiche venga utilizzata per screditarne un'altra legata alle leggi spirituali, delle quali la scienza non si occupa affatto ne' mai se n'è occupata. :asdsi:
  • Emanuele e Lunanerina piace questo

ecco. gnente firma :bb:


#130 metallica

metallica

    Metallica

  • Utenti
  • 8228 messaggi

Inviato 15 aprile 2019 - 07:54

Credo invece che la scienza sia assai lontana dall'avere spiegato tutto. Se poi ci soffermassimo a considerare che la scienza si occupa di indagare il funzionamento chimico fisico della sola materia, potremmo evitare che una competenza limitata alle leggi fisiche venga utilizzata per screditarne un'altra legata alle leggi spirituali, delle quali la scienza non si occupa affatto ne' mai se n'è occupata. :asdsi:

non credo che la scienza mai arriverà a capire del tutto l'universo e se dopo la vita sulla terra c'è un qualcosa. Queste sono cose che si scopriranno solo quando la morte ci prenderà.


For whom the bell tolls


#131 Pandorax

Pandorax

    casuale senza causa

  • Utenti
  • 2068 messaggi

Inviato 15 aprile 2019 - 08:40

non credo che la scienza mai arriverà a capire del tutto l'universo e se dopo la vita sulla terra c'è un qualcosa. Queste sono cose che si scopriranno solo quando la morte ci prenderà.

Beh chiaro che quando tutti saremo passati di là ci leveremo i dubbi.

Tuttavia ci sono persone che affermano di avere vissuto esperienze, che, pur non spiegando come e perché, offrono squarci dimensionali che sono come piccole finestrelle affacciate su
dimensioni diverse dalla nostra.
Io sono tra queste persone.
Nonostante questo però, è comunque molto difficile sistemizzare le pur minime conoscenze acquisibili attraverso episodi per loro natura sporadici ed imprevedibili, al punto che se l'onesta' intellettuale non può negare l'esperienza vissuta davanti ai propri stessi occhi, resta comunque difficile da accettare, e lo è perfino per chi certe cose le ha vissute in prima persona, perché le resistenze razionali sono una barriera molto potente.
Ed un conto è dire "mi è successo questo" un altro conto tentare di inserirlo in un contesto razionale o addirittura "scientifico".
Figurarsi in chi non le ha mai vissute, lo capisco benissimo.


:asdsi:
  • Emanuele piace questo

ecco. gnente firma :bb:


#132 mystery1967

mystery1967

    Moderatore 2.0

  • Moderatore
  • 3401 messaggi

Inviato 15 aprile 2019 - 09:40

L'aldilà è un concetto che da sempre è presente nei pensieri dell'essere umano. La paura della morte ha spinto a cercare un qualcosa che potesse andare oltre di essa. Tra le funzioni delle varie religioni c'è sempre una promessa di "un dopo" al termine della nostra esistenza terrena che fa da conforto. Morte ed aldilà esisteranno sempre, una è certa l'altra un dubbio che allo stato attuale non può essere completamente risolto. Non si possono però trascurare le varie esperienze con presunte entità trapassate che capitano a volte alle persone, ci sono state e che lasciano comunque vivo il dubbio.

 

Io non penso alla casualità, non può dal nulla crearsi ogni forma di vita con tutte le complessità che hanno. Viene cosi spontaneo associare il tutto ad un "Essere" o una "Causa" come responsabile dello sviluppo della vita sulla Terra. Per me non è da escludere nulla anche se la Scienza allo stato attuale abbia detto già tutto, non mettiamo limiti alle conoscenze umane che potrebbero svilupparsi in futuro. Allo stato attuale non c'è ufficialità dell'esistenza di un aldilà ed alla fine potrebbe essere anche quella definitiva. Credo bisogna essere pronti anche a questo.

 

Concludo dicendo che finchè l'essere umano vive e si evolve nulla è da escludere.


Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.
(Luigi Pirandello)

 

 


#133 Emanuele

Emanuele

    Nuovo Utente

  • Utenti
  • 2260 messaggi

Inviato 15 aprile 2019 - 10:05

L'aldilà è un concetto che da sempre è presente nei pensieri dell'essere umano. La paura della morte ha spinto a cercare un qualcosa che potesse andare oltre di essa. Tra le funzioni delle varie religioni c'è sempre una promessa di "un dopo" al termine della nostra esistenza terrena che fa da conforto. Morte ed aldilà esisteranno sempre, una è certa l'altra un dubbio che allo stato attuale non può essere completamente risolto. Non si possono però trascurare le varie esperienze con presunte entità trapassate che capitano a volte alle persone, ci sono state e che lasciano comunque vivo il dubbio.

 

Io non penso alla casualità, non può dal nulla crearsi ogni forma di vita con tutte le complessità che hanno. Viene cosi spontaneo associare il tutto ad un "Essere" o una "Causa" come responsabile dello sviluppo della vita sulla Terra. Per me non è da escludere nulla anche se la Scienza allo stato attuale abbia detto già tutto, non mettiamo limiti alle conoscenze umane che potrebbero svilupparsi in futuro. Allo stato attuale non c'è ufficialità dell'esistenza di un aldilà ed alla fine potrebbe essere anche quella definitiva. Credo bisogna essere pronti anche a questo.

 

Concludo dicendo che finchè l'essere umano vive e si evolve nulla è da escludere.

 

Comunque ci sono anche pratiche che ti avvicinano all'esperienza extrasensoriale. Ad esempio quando praticavo la meditazione kundalini fatta correttamente proprio con l'intento di "trascendere" ho avuto anche io delle esperienze importanti. Poi ce il cammino iniziatico, le ipnosi regressive e quant'altro. 

E' il tema che ha creato più litigi in assoluto qui ed in altri forum. Le persone pretendono di avere delle esperienze senza sacrificarsi, vogliono che tutto avvenga anche vivendo nel sonno della ragione, ed invece la verità appare solo a chi ne è ossessionato e gli dedica la vita. Chiaramente le esperienze sono assolutamente personali ed io non posso render l'idea al prossimo.

Chiaramente una persona che ha i canali chiusi cercherà in tutto questo una spiegazione razionale in quanto la sua persona non è in grado nemmeno lontanamente di capire o concepire queste esperienze, quindi il cervello cercherà in tutti i modi di aggrapparsi alla razionalità inventando migliaia di possibili probabilità al fine di negare la suddetta esperienza proprio perché non è alla sua portata e quindi la rinnega. 

E questo comportamento lo troviamo in molte discussioni.

Con questo non scredito la scienza e mai mi permetterei di farlo. Tuttavia essa è arrogante ed anziché indagare insieme i fenomeni si barrica nel materialismo. Che è una visione ottusa del tutto. 






0 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 0 visitatori, 0 utenti anonimi