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Teoria dei sistemi infiniti


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1627 risposte a questa discussione

#61 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 09 ottobre 2017 - 10:30

Vorrei mettere un Post che avevo del fisico quantistico Tiziano Cantalupi mettendo in relazione la Fisica Quantistica con alcuni concetti di marco Todeschini che ho condiviso; in pratica si tratta di una critica alla Fisica Quantistica; leggetelo perchè ne vale la pena::

 

Ho inteso riportare la teoria quantistica come esposta da Tiziano Cantalupi, per la sua chiarezza ed essendo priva di formule matematiche che potrebbero risultare ostiche o incomprensibili alla maggior parte dei lettori.

Ma prima di tutto vorrei riportare la formula relativistica di Einstein, ed i presupposti della teoria di Marco Todeschini, che a differenza di Einstein  prevede uno spazio dotato di una densità minima

Formula di Einstein: Velocità limite: E=mc²

Un oggetto provvisto di massa non può superare o eguagliare la velocità della luce, questo per il risultato dell'equazione E=mc² (E=Energia, m=massa, c=costante, o velocità della luce), che definisce l'uguaglianza tra massa ed energia.

 

Presupposto della teoria di Marco Todeschini: 1. Lo spazio universale non è vuoto, come riteneva Newton, bensì un’estensione tridimensionale sostanziata in ogni suo punto di una densità costante 9.20 elevato alla 20 potenza  minore dell’acqua.

 

 

LA TEORIA QUANTISTICA :

UNA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA E FILOSOFICA PASSATA SOTTO SILENZIO

 

di Tiziano Cantalupi

 

 

Le grandi rivoluzioni della scienza sono spesso seguite da sconvolgimenti in campo filosofico e sociale. Le tesi di Copernico, ad esempio, il quale sostenne che la Terra non occupava il centro dell’universo, innescarono un processo di sgretolamento di dogmi religiosi e filosofici che cambiarono profondamente la società europea degli inizi del Rinascimento. La teoria evoluzionistica di Darwin (secoli dopo), con la distruzione della credenza in uno stato biologico speciale degli esseri umani, produsse effetti simili. Le teorie di Einstein infine, con l’affermazione che "tutto è relativo", diedero una spallata definitiva ad un certo modo, "assolutistico", di intendere la scienza e la vita. Con questi presupposti, desta notevole stupore che la più grande rivoluzione scientifica di tutti i tempi sia passata per lo più inosservata agli occhi del grosso pubblico. E questo non già perché le sue implicazioni abbiano scarso interesse, ma perché queste implicazioni sono talmente sconvolgenti da risultare quasi incredibili persino per gli stessi scienziati che le concepirono. La rivoluzione di cui si sta parlando si è consumata, nella sua fase più "cruenta", durante i primi trenta anni del ventesimo secolo ed è conosciuta col nome di Teoria Quantistica o Meccanica Quantistica.

Nata come tentativo di spiegare la fisica delle particelle elementari, la Teoria Quantistica in seguito crebbe sino ad incorporare gran parte della microfisica e parte della macrofisica. Oggi fra alterne vicende può dirsi (nella sua versione ortodossa) universalmente accettata.

Sebbene attualmente nessuno dubiti della sua efficacia pratica ci sono ancora ampie schiere di studiosi che ne mettono in discussione le conseguenze, specie quando queste conseguenze vengono estese alla natura della realtà.

Fondamenti della meccanica quantistica :

- Non esiste una realtà obiettiva della materia, ma solo una realtà di volta in volta creata dalle "osservazioni" dell’uomo.

Perfettamente in linea con quanto affermato da Marco Todeschini

- Le dinamiche fondamentali del micromondo sono caratterizzate dall'acausalità.

Perfettamente in disaccordo con quanto affermato da Marco Todeschini e dallo stesso Einstein “Dio non gioca a dadi”

 

- E’ possibile che, in determinate condizioni, la materia possa "comunicare a distanza" o possa "scaturire" dal nulla.

Perfettamente in accordo con quanto affermato dalla teoria spiritistica di Allan Kardek (ci si legga pure il libro degli spiriti)

- Lo stato oggettivo della materia, è caratterizzato da una sovrapposizione di più stati.

Come sopra

La conclusione più sconvolgente che si può trarre da quanto sino ad ora affermato è senza dubbio quella che asserisce che la realtà è tale solo se è presente l’uomo con le sue "osservazioni" ; con i suoi esperimenti. A differenza delle precedenti rivoluzioni scientifiche, le quali avevano confinato l’umanità ai margini dell’universo, la Teoria Quantistica riporta l’uomo ("l’osservatore") al centro della scena. Alcuni eminenti scienziati si sono spinti a ipotizzare che la Teoria dei Quanti abbia perfino risolto l’enigma del rapporto tra Mente e Materia, asserendo che l’introduzione nei processi di misura quantistica dell’osservazione umana è un passo fondamentale per il costruirsi della realtà.

Si avvicina moltissimo ad un concetto spiritistico filosofico; infatti il mondo esterno è costituito semplicemente da onde e corpuscoli che colpendo i nostri organi di senso evocano a livello del sistema nervoso una determinata immagine della realtà. Così si può dire che la realtà che io vedo non è quella che vede un gatto, o un cane

UN GRANDE DIBATTITO

Seppur fortemente avversata sin dal suo apparire (Einstein per manifestare la sua contrarietà arrivò a coniare la frase "Dio non gioca a dadi") la Meccanica Quantistica, è oggi universalmente accettata. Essa, oltre spiegare processi a livello microscopico come la stabilità dell’atomo o processi macroscopici come la superconduttività, ha ottenuto recenti eclatanti conferme sperimentali : si pensi alla diseguaglianza di Bell.

L'articolo di Bell del 1965 era intitolato "Sul paradosso Einstein-Podolsky-Rosen". Il Paradosso Einstein-Podolsky-Rosen presume il realismo locale, ossia le nozioni intuitive che gli attributi delle particelle abbiano valori definiti indipendentemente dall'atto di osservazione, e che gli effetti fisici abbiano una velocità di propagazione finita. Bell ha dimostrato che il realismo locale impone delle restrizioni su certi fenomeni, che non sono richieste dalla meccanica quantistica. Queste restrizioni sono chiamate disuguaglianze di Bell.

Ciononostante il grado di diffidenza nei confronti di questa materia - sempre in bilico tra Fisica e Metafisica - è rimasto (come si diceva anche dianzi) alto. I suoi assunti, al limite dell’assurdo, mettono a dura prova le menti più aperte.

Anche nell’era dei computer superveloci, la Teoria Quantistica più che una scienza "accettata" si caratterizza per una scienza "subita". E sono soprattutto gli studiosi di microfisica, i quali ogni giorno hanno a che fare con i suoi assunti filosofici e con il suo formalismo matematico, che più soffrono questo stato di cose. Recentemente però, una agguerrita schiera di fisici, la cui punta di diamante è rappresentata dall’inglese S.Hawking, è riuscita a rovesciare la situazione, volgendo a loro favore proprio quelle "conseguenze" della Meccanica Quantistica che maggiormente rendevano perplessi i fisici atomici. In questo contesto Hawking crea una vera e propria disciplina scientifica ; la Cosmologia Quantistica, attraverso la quale molti misteri dell’universo trovano una razionale spiegazione. E questo, come detto, partendo proprio dagli assunti quantistici più "rivoluzionari". In questa nuova prospettiva trova coerente giustificazione la nascita della materia dal nulla.

La Fisica del Quanti, in effetti, prevede che in determinate condizioni la materia possa scaturire dal nulla.

Questa è una delle cose più paradossali della teoria quantistica. Che cosa potrebbe scaturire dal nulla? Una materia con una densità definita, o una forza priva di qualsiasi densità? Sembra che a questa domanda gli scienziati abbiano rinunciato a rispondere!

 Questa non è fantascienza, ma scienza nel senso più alto del termine. E qui tornano alla mente le profetiche parole del grande W.Heisenberg quando affermava : "La più strana esperienza di quegli anni [1920 – 1930] fu che i paradossi della Teoria Quantistica non sparirono durante il processo di chiarificazione; al contrario, essi divennero ancora più marcati e più eccitanti ... ".

Sì, "eccitanti", è la parola giusta per definire il ventaglio di possibilità che allora si dischiudeva e che anche oggi può dischiudersi affrontando senza condizionamenti la Teoria dei Quanti.

Una nuova interpretazione del principio quantistico denominato "Probabilismo", ad esempio, deporrebbe a favore del libero arbitrio. Una lettura a trecentosessanta gradi della diseguaglianza di Bell (diseguaglianza che dimostra la possibilità di azioni a distanza) prova che l’universo non può più essere considerato una mera collezione di oggetti, ma una inseparabile rete di modelli di energia vibrante, nei quali nessun componente ha realtà indipendente dal tutto.

Questo concetto è antecedente alla teoria quantistica, e risale addirittura a Niuton, dal momento che se ammettiamo che qualsiasi corpo dell’universo esercita la sua forza gravitica in qualsiasi punto, anche a miliardi di anni luce, ricalchiamo in sostanza il concetto quantistico.

IL PROBABILISMO E L’ACAUSALITA’

All’inizio del ventesimo secolo, i fisici ritenevano che tutti i processi dell’universo fossero perfettamente calcolabili purché si avessero a disposizione dati di partenza sufficientemente precisi. Questa filosofia deterministica aveva preso le mosse due secoli prima quando Newton, con la sua legge di gravitazione universale, era riuscito a descrivere le orbite dei pianeti. In un sol colpo lo scienziato inglese aveva dimostrato che una mela che cade da un albero e un corpo celeste che si muove nello spazio, sono governati dalla stessa legge : l’universo ticchettava come un gigantesco orologio perfettamente regolato.

Ma in concomitanza con la fine dell’epoca vittoriana, quella presuntuosa sicurezza svanì ; avvenne nel momento in cui i fisici tentarono di applicare quelle leggi meccanicistiche al comportamento del mondo atomico. In quel minuscolo regno, gli eventi non fluiscono armonicamente e gradualmente con il tempo, ma si modificano in modo brusco e discontinuo. Gli atomi riescono ad assorbire o liberare energia solo in forma di pacchetti discreti chiamati Quanti (da qui il termine Meccanica Quantistica). A questo livello la natura non funziona più come una macchina, ma come un gioco di probabilità. Nei primi decenni del nostro secolo lo scienziato danese Niels Bohr scoprì che le particelle atomiche si comportavano in modo molto meno prevedibile che non gli oggetti ordinari come le matite o le palle da tennis. Le parole "sempre" e "mai", di cui si faceva largo uso per i processi del mondo macroscopico, dovettero essere rimpiazzate dai termini "spesso" e "raramente". Non si poteva dare più nulla per scontato.

Questo brano è completamente in disaccordo con il concetto casuale di Marco Todeschini che dirà: 11. L’affinità chimica che permette l’unione di atomi nella maniera più intima in modo da formare un composto (molecola) che ha caratteristiche proprie del tutto diverse dagli atomi componenti, se è una proprietà accertata sperimentalmente da più di un secolo, tuttavia è sempre restata un mistero, sia nella sua essenza, che nella sua meccanica.
Essa trova ora nella mia teoria che considera il sistema atomico un campo sferico di fluido centro-mosso, una chiara, esauriente e convincente spiegazione. Infatti se supponiamo che la molecola di un composto chimico sia costituita di due atomi che ruotano in senso contrario, come i loro campi fluidi concentrici, ciascuno di tali atomi essendo una massa ruotante in senso contrario, immersa nel campo dell’altro atomo ruotante nel senso opposto, risentirà per effetto Magnus una forza che lo spinge verso l’altro. Tale forza avente lo stesso ufficio di quella di affinità che attrae e lega gli atomi tra di loro, ci dice che anche la forza di attrazione tra gli atomi non è affatto di natura chimica, ma è di natura fluidodinamica e si effettua solamente tra atomi ruotanti in senso opposto. Ne consegue che anche la forza chimica di affinità non esiste, poichè essa ha per corrispondente solamente delle decelerazioni (degli urti) del fluido del campo atomico contro la massa, cioè l’urto tra queste due masse. Questa scoperta ha una formidabile portata, perché consente di chiarire che nessuna azione chimica si svolge nel corpo umano, ma esclusivamente avvengono successioni di urti tra atomi ed elettroni in corsa.

Elementi come le orbite percorse dagli elettroni attorno al nucleo, non potevano più essere definite con precisione. Anche il "quid" che ad un certo punto induceva l’atomo radioattivo alla disintegrazione doveva sottostare alle leggi della probabilità.

Il fisico italiano Franco Selleri nel suo libro "La Causalità Impossibile" spiega bene la situazione e le conseguenze delle idee introdotte dalla Teoria dei Quanti. Egli scrive :

"Il problema che risulta molto naturale porsi è quello di capire le cause che determinano le differenti vite individuali dei neutroni [liberi]. Lo stesso problema si pone per ogni tipo di sistema instabile come atomi eccitati [...]. L’interpretazione di Copenhagen [quella della Meccanica Quantistica ortodossa] della teoria dei quanti non solo non fornisce alcuna conoscenza di queste cause, ma accetta esplicitamente una filosofia acausale secondo la quale ogni processo di disintegrazione di un sistema instabile ha una natura assolutamente spontanea che non ammette una spiegazione in termini causali. Secondo tale linea di pensiero il problema delle diverse vite individuali dei sistemi instabili dovrebbe necessariamente restare privo di risposta e dovrebbe anzi essere considerato un problema non scientifico".

IL PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE E LE FLUTTUAZIONI NEL VUOTO

Nel 1927 il fisico tedesco Werner Heisenberg scoprì che la natura probabilistica delle leggi della Meccanica Quantistica poneva grossi limiti al nostro grado di conoscenza di un sistema atomico. Normalmente ci si aspetta che lo stato di una microparticella in movimento (consideriamo ad esempio un elettrone in rotazione attorno al nucleo) sia caratterizzata completamente ricorrendo a due parametri : velocità e posizione. Heisenberg postulò invece, che a un certo livello queste quantità sarebbero dovute rimanere sempre indefinite. Tale limitazione prese il nome di Principio di Indeterminazione. Questo principio afferma che maggiore è l’accuratezza nel determinare la posizione di un particella, minore è la precisione con la quale si può accertarne la velocità e viceversa. Quando si pensa all’apparecchiatura necessaria per eseguire le misurazioni, questa indeterminazione risulta intuitiva. I dispositivi di rilevazione sono così grandi rispetto alle dimensioni di una particella che la misurazione di un parametro come la posizione è destinato a modificare anche la velocità. Occorre sottolineare però che le limitazioni in parola, non derivano solo dalla interazione tra mondo microscopico e mondo macroscopico, ma sono proprietà intrinseche della materia. In nessun senso si può ritenere che una microparticella possieda in un dato istante una posizione e una velocità.

Questo è estremamente grave perché priva l’elettrone di qualsiasi traiettoria. In sostanza un elettrone può trovarsi contemporaneamente in qualsiasi punto del campo atomico. Ma in tal modo si rinuncia alla spiegazione del perché gli atomi stessi, nelle strutture cristalline e nelle molecole si posizionino secondo determinate traiettorie. Se accettassimo all’indeterminazione casuale dei quanti, dovremmo rinunciare alla spiegazione dei cristalli e delle molecole

 Queste sono, seguendo Heisenberg, caratteristiche incompatibili; quale delle due si manifesti con maggior precisione dipende solo dal tipo di misurazione che lo sperimentatore ("l’osservatore") decide di effettuare. E qui ci si imbatte nella più straordinaria novità introdotta dalla Fisica Quantistica ; ovvero la dipendenza della realtà obiettiva del mondo atomico (mondo che, non dimentichiamolo, è alla base di ogni cosa nell’universo) rispetto alle "scelte" effettuate da colui che si trova davanti all’apparecchiatura di misura. Se lo sperimentatore decide di rilevare la posizione di una particella questa cesserà (letteralmente) di "esistere" nella dimensione "velocità" e viceversa.

Qui travalichiamo letteralmente nella metafisica. Si legga il libro degli Spiriti secondo Allan Kardek, per ritrovare simili concetti.

 Per gli scienziati adusi a concepire l’universo oggettivo della materia indipendentemente dall’uomo, oppure abituati a calcolare contemporaneamente e con precisione millimetrica velocità e posizioni dei più disparati oggetti, queste nuove idee rappresentano una vera e propria rivoluzione.

Oltre alla posizione e alla velocità delle particelle, il Principio di Indeterminazione di Heisenberg pone limiti anche alla misura simultanea di parametri come l’energia e il tempo. Questo comporta che per periodi brevissimi la legge di conservazione dell’energia subisce una sospensione. Nel mondo di tutti i giorni, materia ed energia non si creano e non si distruggono cambiano solo di stato. La benzina non si materializza nei nostri serbatoi, e quando si brucia un litro di carburante si finisce per ottenere una quantità di "energia" e di scorie che equivalgono esattamente a un litro di benzina. Ma su scala atomica, le cose non vanno così. Il piccolissimo grado di indeterminazione esistente tra i vari livelli di energia e tempo, provoca (per intervalli brevissimi), fluttuazioni nell’energia del sistema. Per tempi che si aggirano intorno al miliardesimo di trilionesimo di secondo un elettrone ed il suo compagno di antimateria - il positrone - possono emergere improvvisamente dal nulla, congiungersi e quindi svanire. Questa è più di una semplice ipotesi; gli effetti di questi comportamenti spontanei di creazione e annullamento sono stati misurati in laboratorio in preciso accordo col Principio di Indeterminazione. E non si creda che la fugace vita di queste particelle non abbia senso o conduca a nulla. Durante la loro breve esistenza questi singolari enti possono compiere una bella dose di lavoro ; si pensi all’attrazione e alla repulsione elettrica, ai processi legati alle le varie forme di magnetismo, ecc.

Anche qui abbiamo particelle (consistenti o di semplice energia?) che si creano dal nulla al di la di qualsiasi logica. Ma se la materia può crearsi dal nulla, sia pure per brevissimi periodi di tempo, significa che la materia stessa è costituita di nulla.

Ma a questo punto possiamo anche presupporre che pure l’intero universo sia scaturito dal nulla, dal momento che il calcolo del tempo che sia di miliardesimi di secondo o di miliardi di anni diventa del tutto una considerazione soggettiva.

Questi inusuali eventi subatomici diedero ai fisici una nuova prospettiva per comprendere lo spazio vuoto. Per Heinz Pagels della Rockfeller University, il vuoto assomiglia alla superficie dell’oceano : "Immaginate di sorvolare l’oceano con un jet. Da quel punto di osservazione ottimale, la superficie sembra perfettamente uniforme e vuota. Ma voi sapete che se foste su una barca, vedreste enormi onde tutt’attorno. Così si comporta il vuoto. Su grandi distanze - ovvero le distanze che noi sperimentiamo come esseri umani - lo spazio ci appare completamente vuoto. Ma se potessimo analizzarlo da molto vicino vedremmo tutte le particelle quantistiche entrare e uscire dal nulla ".

 

Le particelle quantistiche escono ed entrano dal nulla. Anche questo è uno dei maggiori paradossi della fisica moderna, dal momento che quando si parla di nulla si presuppone un quid privo di qualsiasi attributo, ma soprattutto ci si pone necessariamente la domanda di cosa intenda la fisica quantistica per nulla. Dal momento che il nulla è in grado di creare delle particelle deve essere necessariamente un qualcosa. E non mi si venga a dire che sono concetti difficili, dal momento che sono accessibili anche ad un bambino delle elementari

I fisici chiamano queste particelle "fluttuazioni nel vuoto". Il concetto sembra sfidare il buonsenso ma è perfettamente valido nell’ambito della Meccanica Quantistica. "Non c’è punto più fondamentale di questo", ha scritto John Wheeler, "lo spazio vuoto non è vuoto. In realtà è la regione dove avvengono i fenomeni fisici più violenti".

Ma se lo spazio vuoto non è vuoto deve essere necessariamente un pieno. Si da pertanto necessariamente ragione a Marco Todeschini, solo che mentre quest’ultimo è riuscito a determinare con precisione la densità di questo vuoto, o meglio pieno, la fisica quantistica preferisce muoversi tuttora nella nebbia

LA DISEGUAGLIANZA DI BELL E LE "AZIONI A DISTANZA"

La diseguaglianza di Bell è una formulazione moderna di un famoso paradosso escogitato dai fisici Einstein-Podolsky-Rosen per dimostrare che la meccanica quantistica non poteva essere considerata una teoria esatta o quantomeno completa.

Sia il paradosso di Einstein e compagni (elaborato nel 1935) che la diseguaglianza di

Bell (formulata nel 1965), non poterono essere verificati sperimentalmente prima del 1982. Fu a partire da quell'anno infatti che Alain Aspect dell'Università di Parigi, approntò una serie di esperimenti i quali permisero di seguire l'evoluzione spazio-temporale di coppie di particelle emesse da un'unica sorgente e dirette verso rivelatori lontani.

 

Non è questa la sede per entrare in dettagli tecnici, qui basterà sottolineare che i risultati degli esperimenti del prof. Aspect provarono una notevolissima violazione della diseguaglianza di Bell e quindi indirettamente confermarono le tesi sostenute dai fisici quantistici.

Per spiegare la diseguaglianza di Bell occorre partire dalla definizione fisica di "localismo" o "realismo locale" ; è infatti sulla convinzione che il localismo non possa essere in alcun modo violato che, prima Einstein-Podolsky-Rosen, poi Bell, fondano i loro teoremi.

Si ha "localismo" quando due oggetti separati da grande distanza, esistono indipendentemente l'uno dall'altro, nel senso che l'azione compiuta su uno di essi non modifica in modo sensibile le proprietà oggettive dell'altro.

Ora, la fisica classica, così come la relatività einsteiniana, non contempla violazioni del "realismo locale" ; la meccanica quantistica invece, prevede ampie "deroghe" alla possibilità di influenze a distanza. Al riguardo leggiamo quanto scritto, mezzo secolo fa, da Niels Bohr :

"Tra due particelle [correlate] che si allontanano l'una all'altra nello spazio, esiste una forma di azione-comunicazione permanente. [...] Anche se due fotoni si trovassero su due diverse galassie continuerebbero pur sempre a rimanere un unico ente ..."

Anche qui si travalica nello spiritismo. Infatti su che base due particelle, che avevano precedentemente comunicato fra loro (e per comunicare intendo azioni di attrazione o repulsione), dovrebbero continuare a formare un ente unico anche se si trovano a grande distanza. Pare che i fisici abbiano rinunciato a dare spiegazioni esaurienti.

Questa "azione-comunicazione" permanente tra le due microparticelle faceva infuriare Einstein. Chi non ricorda come uno degli assunti fondamentali delle sue teorie, oltre al localismo, prevedesse l'impossibilità di viaggiare o comunicare a velocità superiore quella della luce. Nel caso della coppia di particelle emesse da un'unica sorgente dell'esperimento di Aspect, la comunicazione risultava addirittura istantanea.

Per le sue dirompenti conseguenze, la diseguaglianza di Bell, per giudizio unanime di fisici ed epistemologi, rappresenta una delle tappe più inquietanti nell'intera storia del pensiero scientifico.

Ci credo quando si travalica troppo nella filosofia

L'EFFETTO TUNNEL QUANTISTICO

Una interessante conseguenza del Principio di Indeterminazione di Heisenberg è il cosiddetto Effetto Tunnel.

Classicamente una particella può oltrepassare un ostacolo (o una barriera di potenziale) soltanto se possiede sufficiente energia. In campo umano una situazione simile può essere immaginata pensando ad un atleta impegnato in un salto in alto. Se dopo adeguata rincorsa, il nostro atleta sarà in grado di esprimere sufficiente energia, riuscirà ad oltrepassare l'asticella che fissa il limite superiore del salto, viceversa rovinerà contro di essa.

La situazione appena descritta non è vera in meccanica quantistica.

Il piccolissimo grado di indeterminazione esistente tra i vari livelli di energia e tempo, si traduce in rapidissime fluttuazioni dei sistemi microfisici. Per tempi che si aggirano intorno al miliardesimo di trilionesimo di secondo, un gruppo di elettroni può prendere a prestito dal "nulla" sufficiente energia il nulla qundi è pieno di energia e oltrepassare una barriera di potenziale altrimenti insuperabile. Il Principio di Indeterminazione vincola però la realizzazione di una tale transizione alla rapidissima restituzione dell'energia utilizzata nel prestito.

L'Effetto Tunnel quantistico ha validità universale ed è alla base di fenomeni quali il "tunneling elettronico" e la radioattività.

Il nucleo di un atomo è normalmente circondato da una "altissima barriera" che non permette ai neutroni e ai protoni di allontanarsi da esso. Nonostante ciò (specialmente nei minerali di Uranio e Radio) in seguito all'Effetto Tunnel, gli inquilini del nucleo, possono "scavarsi ampie gallerie" e lasciarsi alle spalle le barriere di potenziale rappresentate dall'attrazione nucleare, dando così vita al fenomeno della radioattività.

  

La figura sotto mostra l'evoluzione di un pacchetto di onde associate ad un gruppo di particelle (in microfisica ogni particella si muove sempre associata ad un'onda) che incontrano una barriera di potenziale. Questa barriera può essere, ad esempio, la giunzione di un diodo. Tali onde, pur essendo "sottodimensionate" rispetto all'altezza della barriera che devono oltrepassare, riescono, per Effetto Tunnel, a superarla agevolmente.

 

 

 

 

 

 

 

 

LA MECCANICA QUANTISTICA E IL PRINCIPIO

DI CAUSA ED EFFETTO

Una delle conseguenze più rivoluzionarie della fisica quantistica è la modificazione del rapporto causa-effetto. La fisica classica è deterministica : dato A allora possiamo ottenere B. Una pallottola sparata contro una finestra manda sempre in frantumi i vetri. Su scala quantistica, ciò è solo "probabilmente vero" : la maggior parte delle particelle subatomiche della pallottola si scontra con le particelle subatomiche del vetro, ma un certo numero va altrove e la traiettoria di ciascuna delle particelle può essere prevista solo facendo appello alle leggi statistiche della probabilità e non a quelle di causa ed effetto.

Einstein fu profondamente turbato da questo aspetto della nuova fisica. "Dio non gioca a dadi" disse una volta, e affermò che il Principio di Indeterminazione anche se utile nella pratica, non poteva rappresentare il rapporto fondamentale tra i livelli di conoscenza della realtà fisica.

Come scrisse al fisico Max Born : "Le teorie di Bohr sulla radiazione mi interessano moltissimo, tuttavia non vorrei essere costretto ad abbandonare la causalità stretta senza difenderla più tenacemente di quanto abbia fatto finora. Trovo assolutamente intollerabile l'idea che un elettrone esposto a radiazione scelga di sua spontanea volontà non soltanto il momento di "saltare", ma anche la direzione del "salto". In questo caso preferirei fare il croupier di casinò piuttosto che il fisico"

 

 

 

 

Per chi volesse approfondire l’argomento si consigliano le seguenti letture :

Giancarlo Ghirardi, Un’occhiata alle carte di Dio, Il Saggiatore, Milano (1998).

David Lindley, La Luna di Einstein, Longanesi, Milano, (1997).

Piero Caldirola, dalla Microfisica alla Macrofisica, Mondadori, Milano (1974).

Alfred Kastler, Questa strana Materia, Mondadori, Milano, (1977).

Tiziano Cantalupi, Nel Mondo dei Quanti, Rivista scientifica "Newton", Rizzoli,

Milano (ottobre 1998)

"LE SCIENZE", Rivista scientifica, Milano, n. 235, 289, 342, 348.


"ORA, SE PURO E SOLO CONTEMPLI IL MONDO SUPERIORE E NON VEDI NESSUNO DEGLI DEI O DEGLI ANGELI VENIR GIU’, PREPARATI A SENTIRE UN TUONO IL CUI FRAGORE SARA’ TANTO POTENTE CHE TU COMINCERAI A TREMARE. MA DI’ ANCORA: IO SONO UNA STELLA CHE MUTA IL SUO CORSO CON VOI E SORGE DAL PROFONDO.  APATHANATISMOS"




#62 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 10 ottobre 2017 - 10:25

Anche il sale da cucina NaCl, quello che ha una struttura rigidamente cubica ha una funzione fondamentale. Erroneamente si crede che il sale aumenti la pressione, ma questo avviene solamente se si assumono dosi eccessive di sale, superiori ai 15 grammi, quelli che generalmente vengono usati giornalmente. Il NaCl ha una funzione fondamentale nell'equilibrio acido base ma soprattutto perchè l'equilibrio elettrolitico della cellula si mantenga costante. Una restrizione di sale potrebbe comportare un alterazione dell'equilibrio elettrolitico. Infatti il NaCl è uno ione esclusivamente esocellulare a carica positiva e serve per controbilanciare le cariche positive degli ioni endocellulari, in particolare Magnesio e Potassio. E' significativo che una sua carenza predisponga inevitabilmente a processi infiammatori. Riporto questo studio interessantissimo

LA RESTRIZIONE ECCESSIVA DEL SALE DA CUCINA PREDISPONE A PROCESSI INFIAMMATORI.
Riporto solo una piccola parte, poi gli appassionati potranno leggersi tutto il sito.
http://raypeat.com/a...lian-salt.shtml
Possiamo quindi analizzare questi fatti considerando che la restrizione di sodio abbassa il metabolismo, abbassa la produzione di biossido di carbonio, e crea infiammazione, stress e degenerazione. Rifrasando il tutto, il sodio stimola il metabolismo energetico, aumenta la produzione di biossido di carbonio, e protegge contro le infiammazioni e altre reazioni di maladattamento allo stress. Quando c' è un adeguato quantitativo di sodio nel fluido extracellulare, il continuo movimento degli ioni sodio nella cellula a riposo attiva un enzima, il sodio-potassio ATPase, causando la formazione da ATP di ADP e fosfato, che stimola l'utilizzo di carburante e ossigeno per mantenere un adeguato livello di ATP. Incrementando la concentrazione di sodio aumenta il consumo energetico e la produzione di biossido di carbonio della cellula. Il sodio protegge contro l'eccitazione e gli effetti tossici del calcio intracellulare. Altri effetti protettivi dell'incremento del sodio sono che migliora il sistema immunitario( Junger, et al. 1994), riduce i danni vascolari , e allevia le infiammazioni( Cara, et al., 1988) : tutti questi effetti dovrebbero tendere a proteggere contro malattie degenerative, incluso tumori, ateriosclerosi, e Alzheimer. Il sistema RAAS appare essere crucialmente interessato in tutte le specie di malattie e degenerazioni, ma gli effetti protettivi del sale sono molto importanti più di che un semplice aiuto di prevenzione su questo sistema. Un basso sodio nella dieta accellera il decremento della produzione di calore che normalmente avviene con l'età, abbassando il tasso metabolico delle cellule grasse brune e la temperatura corporea, e aumentando il grasso contenuto nel corpo, cosi come l'attività della sintesi degli enzimi dei grassi. (Xavier, et al., 2003). Ora che l'infiammazione è riconosciuta come nell 'avere un ruolo centrale nelle malattie degenerative, il fatto che la renina, angiotensina, e aldosterone contribuiscono tutti all'infiammazione e ad un loro aumento attraverso un deficienza di sodio,dovrebbe destare interesse nell'esplorazione terapuetica della supplementazione del sodio, e l'integrale uso di tutti quei fattori che normalmente supportano la produzione di energia, specialmente la tiroide e il progesterone. L'azione antagonista sull'aldosterone del progesterone è già risaputa da molti anni, e le medicine sintetiche antagonizzanti l'adosterone sono povere imitazioni del progesterone. Ma le case farmaceutiche sono interessate a vendere il loro prodotti medicinali per bloccare la formazione e l'azione di ogni componente del RASS, più di quando utilizzare un metodo meno costoso ( come la nutrizione) per normalizzare il sistema.DOPO AVER LETTO QUANTO SOPRA CAPISCO PERCHè GLI ERBIVORI SONO AVIDISSIMI DI SALE E BISOGNA STAR ATTENTI A DARLO PERCHE' A VOLTE NE ASSUMONO TROPPO. LEGGENDO QUANTO RIPORTATO NEL SITO NON VI VIENE IN MENTE L'IMMAGINE DEL CAVALLO CHE LECCA CONTINUAMENTE IL SUO ROTOLO DI SALE, E FORSE PER QUESTO CI SARA' UN PERCHE'..
 


"ORA, SE PURO E SOLO CONTEMPLI IL MONDO SUPERIORE E NON VEDI NESSUNO DEGLI DEI O DEGLI ANGELI VENIR GIU’, PREPARATI A SENTIRE UN TUONO IL CUI FRAGORE SARA’ TANTO POTENTE CHE TU COMINCERAI A TREMARE. MA DI’ ANCORA: IO SONO UNA STELLA CHE MUTA IL SUO CORSO CON VOI E SORGE DAL PROFONDO.  APATHANATISMOS"


#63 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 10 ottobre 2017 - 05:03

TELEOLOGIA DEI SISTEMI FENOMENICI

 

Quando noi parliamo di sistemi od ordini fenomenici del mondo reale cadiamo sempre nel concetto di infinito. Anche il punto non fisico è un infinito, chiaramente il punto geometrico no, perché questo è una pura convenzione. Ma qualsiasi punto, per quanto piccolo, possiede in se il principio di infinito. Sarà questo che porterà il profeta Gibran a dire “ Un granello di sabbia è un deserto, ed un deserto è un granello di sabbia". Soltanto quando noi invochiamo l’astrazione cadiamo nel concetto di finito. Ad esempio la somma 2+2=4 è un concetto finito, ma è un concetto finito anche la formula Einsteniana E=M°C^2. Fra il 2+2=4 ed l’E=M°C^2 da un punto di vista concettuale non cambia assolutamente nulla. Questo vale per qualsiasi formula matematica che è rapportabile sempre ad un termine unico e non modificabile. Quando invece noi ci rapportiamo al mondo reale qualsiasi oggetto ha in se il principio dell’infinito. Vi avevo fatto già degli esempi, la pioggia e le onde del mare. Se noi consideriamo la pioggia non potremmo neppure con mille miliardi di calcoli stabilire dove cadrebbe la goccia successiva. Poi bisognerebbe calcolare altri fattori che pure rientrano nel sistema dell’infinito, ad esempio la grandezza della goccia successiva, la forma, la consistenza dell’impatto ecc. Così pure per le onde del mare, non potremmo neppure con mille miliardi di calcoli stabilire la consistenza dell’onda successiva. Oltre alla consistenza bisognerebbe considerare molti altri fattori, i quali tutti rientrano nel sistema dell’infinito. Ad esempio il numero di spruzzi, il numero di bollicine che si generano durante la progressione dell’onda e così via. Intendo dire che rientriamo in sistemi infiniti che non sono assolutamente calcolabili, neppure con miliardi di calcoli. Non parlamo poi dei sistemi astronomici che sono ancora più indeterminabili. Infatti qualsiasi sistema è influenzato dagli infiniti sistemi che ci stanno sopra o sotto.  Ma anche nell’atomico e nel subatomico rientriamo in un sistema infinito. Infatti anche il singolo atomo è condizionato dagli infiniti atomi attigui. Così l’orbitale dell’elettrone è in se un sistema infinito in quanto la posizione dell’elettrone non è determinabile. Dalla configurazione dei sistemi cristallini o molecolari possiamo presuppore che l’orbitale sia molto più “rigido” di quanto formulato da Heisenberg. E’ presumibile che l’elettrone si muovi lungo un unico piano dal momento che non si spiegherebbe altrimenti la disposizione rigida di cristalli e molecole. Però nonostante questo l’orbitale entra nei sistemi infiniti in quanto la disposizione dell’elettrone non è comunque calcolabile e risponde al principio di “indeterminazione quantistica” anche se con delle variabili. In questo senso il microscopico rispecchia il macroscopico, intendo dire che entrambi sono dei sistemi infiniti. Se poi entriamo nel sistema della VITA entriamo in un sistema ancora più infinito, dove le variabili sono infinite, e la VITA stessa non è esprimibile da nessuna formula. Per non parlare del pensiero, che stà sopra la vita stessa, oltre ai sentimenti ed a tutto ciò che compone l’uomo.

 

POESIA DI W.BLAKE

"Vedi il mondo in un granello di sabbia,

E il cielo in un fiore di campo;

Avrai l'Infinito nel palmo della mano,

e l'Eternità in un solo attimo".

(W.Blake)


"ORA, SE PURO E SOLO CONTEMPLI IL MONDO SUPERIORE E NON VEDI NESSUNO DEGLI DEI O DEGLI ANGELI VENIR GIU’, PREPARATI A SENTIRE UN TUONO IL CUI FRAGORE SARA’ TANTO POTENTE CHE TU COMINCERAI A TREMARE. MA DI’ ANCORA: IO SONO UNA STELLA CHE MUTA IL SUO CORSO CON VOI E SORGE DAL PROFONDO.  APATHANATISMOS"


#64 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 10 ottobre 2017 - 05:13

Non pretendo che capiate, ma qui viene annullato il concetto di tempo:

 

Quando parliamo di velocità dell’universo, noi intendiamo soltanto attività, moto.
Parlando di moto viene spontaneo riferirsi al tempo, e analogamente quando parliamo di velocità ci riferiamo al tempo.
Nell’universo esiste una velocità uniforme, una velocità costante, e ciò come nel caso della vita, per la quale non ci si può chiedere se essa sia più veloce o meno veloce di un'altra, dato che evidentemente la velocità della vita è uguale per tutti, in quanto il processo di sviluppo al quale il fenomeno vita è costretto a soggiacere per giungere alla morte è quello che è.
Né ci si può riferire a fenomeni collaterali, per cui vi è chi muore prima e chi muore dopo, chi cresce prima e chi cresce dopo; a noi interessa soltanto il fenomeno di sviluppo in cui la velocità è sempre la stessa.
Quando noi poniamo di fronte due nebulose nelle stesse condizioni di esistenza, con le stesse possibilità di sviluppo, esse per diventare pianeti, impiegheranno ad esempio un miliardo di secoli.
Ma in virtù dell’uguaglianza, ambedue impiegheranno per compiere il ciclo un tempo x inesistente, dato che si tratta di un periodo che raffrontato ad un tempo soggettivo ad esse nebulose, finisce con l’essere annullato, perché la prima può rispecchiarsi soltanto nel tempo dell’altra e viceversa.
Quando noi diciamo “moto universale” o tempo universale”, intendiamo il principio ritmico costante dell’universo, che si trasforma ad una velocità costante.Ma noi vediamo il tempo nel brevissimo periodo della nostra vita.
La fisica ci dice che nulla viene distrutto, ma tutto si trasforma, e che l’elemento ritorna ad essere quello che era.Gli elementi più semplici dell’universo restano uguali a se stessi.
L’elemento “uno” dell’universo, può diventare l’elemento “uno” circondato da una grande spirale e può così apparire come un “uno” più grande e diverso, ma se togliamo la spirale esso rimane l’”uno” originale.
Il principio dell’universo è che nulla si trasforma realmente, ma che tutto resta identico, immutabile, costante, per cui la trasformazione apparente è la somma di elementi immutabili, statici, e non sostituzione per una trasformazione vera e propria.
Quando noi vediamo una somma di elementi, non dobbiamo dire che si tratta di un elemento diverso, ma possiamo essere ben certi che si tratta della somma di più elementi.
Immettendo al loro posto fisso tutte le cose noi eliminiamo il concetto di tempo.Immaginiamo di avere una scacchiera ed immaginiamo che l’universo sia diviso in tanti quadratini, come una rete topografica.
Poniamo al loro posto l’1, il 2 il 3 e via di seguito.
Esistendo un ritmo di spostamento ciclico costante, avremo che l’1 scatta al posto del 2 e che contemporaneamente il 2 passerà al 3 e poi al 4 come se i quadratini si rincorressero.
Avremo quindi che l’1 diverrà l’1 + 1, e poi ancora l’1 + 1 + 1, formando cioè tre elementi semplici.
Contemporaneamente sopraggiungeranno altri 1, in virtù di frantumazioni universali che procedono all’infinito, per cui l’1 diverrà l’1 elevato alla N.
E quando questo si frantumerà tutte le unità riprenderanno il loro cammino.
Non possiamo parlare di frantumazione specifica dato che nell’universo vi è un esistenza eterna, per cui dobbiamo immaginarci come un serbatoio eterno formato da questa energia che alimenta continuamente l’1, in modo che esso passi al 2 come in una scala divergente.
Immaginiamo ora un quadratino singolo, ed immaginiamo che esso sia un elemento infinitamente piccolo dell’universo.
Che cosa significa elemento infinitamente piccolo dell’universo?
Supponiamo con un concetto assurdo che esso non possa essere ulteriormente frantumato (mentre ogni più piccolo corpuscolo può frantumarsi all’infinito, in virtù del concetto dell’infinitamente piccolo).Poiché esso diventi più grande cosa deve avvenire?
Che altri corpi si aggreghino ad esso, per ingrandirlo nello sviluppo universale.
Ciascuno dei corpi che si aggrega al primo avanza con la stessa velocità, per cui esso diventa di infinita grandezza senza aver subito bruschi sobbalzi di velocità.
Né esiste un tempo, in quanto noi non diciamo “1” e solo dopo un certo intervallo aggiungiamo “+ 1” e poi ancora “+1”.
Ma nel ritmo “1+1+1” formiamo un certo numero senza che esso abbia avuto interferenze. Per questo motivo al ritmo non si può applicare il concetto di tempo, perchè l'attimo successivo è esattamente uguale al precedente e quella che muta è solo l'apparenza.
E così noi abbiamo la materia, la quale si avvolge, si moltiplica, pur conservando la sua identità.
Ed in questo fenomeno non vi è un tempo, , ma soltanto uno sviluppo ritmico.
Ed anche quando si realizza un fenomeno diverso esso è sempre nel ritmo.Ad un certo momento potrà formarsi un sistema planetario, con ritmo eternamente identico.
Vi è accelerazione? Si, vi può essere accelerazione, vi potranno essere dei fenomeni diversi, ma questi si verificheranno sempre in un quadratino o sfera isolata, mentre intorno l’universo continuerà a ruotare identicamente.
E la materia stessa, restando concretizzata ha un suo ritmo particolare.
I tempi e le velocità che vanno a formare in seno ad una particolarità universale, non sono dati isolatamente dallo sviluppo particolare, ma sono la conseguenza dei ritmi costanti che la circondano.
Ossia le velocità diverse che possono esistere, non si sono formate da sole, ma sono la conseguenza dell’isolamento in confronto a tempi costanti.
Consideriamo ancora un'altra possibilità: se è vero che fra ogni elemento vi è la distanza di “1”, possono aversi un altro corpo, un'altra esistenza, un altro fenomeno di vita universale, più lontano, per cui la distanza invece di essere “1” sia ad es. “4”, e quindi il rapporto e l’armonia possono essere gli stessi?
Questo ragionamento non può reggere, perché esso annulla l’esistenza dell’elemento “1”.
Noi dovremmo immaginare un elemento così grande, rispetto a quello più piccolo, da conservare inalterati i rapporti, nonostante la maggiore distanza.
Ma le grandezze universali sono tutte identiche è né può concepirsi un tempo, perché gli elementi sono semplici e l’elemento universale è l’”1” che solo in aggiunta ad altri può dare un apparenza relativa.
Quando noi diciamo “tempo universale” dobbiamo raffigurarci questo spostamento a scacchiera, in virtù del quale resta annullato il tempo in quanto il ritmo è costante.
Si potrebbe eventualmente dire che esiste un “tempo universale” rispetto ad un “non tempo”, così come si dice che c’è il bianco perché esiste il nero, che vi è la luce perché esiste il buio.


 


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#65 giuliano47

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Inviato 10 ottobre 2017 - 06:43

Ancora una lezione di cosmologia dello spirito dell'Entita' A, vero?

O che siano gli spiriti di Fermi, di Landau, di Pontecorvo o finanche Majorana?



#66 SauroClaudio

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Inviato 10 ottobre 2017 - 09:58

Ancora una lezione di cosmologia dello spirito dell'Entita' A, vero?

O che siano gli spiriti di Fermi, di Landau, di Pontecorvo o finanche Majorana?

Giuliano e chi lo sa?? Lui ha detto che era essenzialmente un filosofo, non ha detto il suo nome..

 

Ti voglio riportare la differenza fra la voce del medium (Piancastelli) e quella di A, la prima è la voce di Piancastelli durante una conferenza, la seconda è la voce di A (uno stralcio della seduta)oltrettutto proprio mentre si apprestavano a fargli EEG, infatti durante la seduta Andrea lo avverte. Come vedete c'è una perdita completa dell'accento napoletano, la voce è stata analizzata più volte e proprio da un punto di vista medico-legale non può essere quella del medium, cioè non avrebbe potuto Piancastelli avere anche una voce uguale a quella di A, proprio per le inflessioni che sono completamente diverse nel grafico elettroico; inoltre l'EEG è sempre risultato in ritmo ALFA, cosa che non sarebbe possibile, perchè quando parli entri in ritmo rapido di veglia.

 


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#67 SauroClaudio

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Inviato 10 ottobre 2017 - 10:44

Qui voglio riportare un altro stralcio: come vede l'espansione dell'universo l'Entità Andrea; qui non viene neppure minimamente ipotizzato che l'universo si espande nel nulla, dal momento, che come ha detto più volte il nulla non esiste. All'universo non si può neppure applicare il concetto di entropia, dal momento che l'entropia (cioè l'appiattimento dell'energia) si può applicare solo ai sistemi finiti e non ai sistemi infiniti e l'universo è infinito in tutti i suoi aspetti. Pertanto non c'è mai stato un inizio e mai ci sarà una fine. Cio che veramente cambia è lo spirito che durante l'evoluzione passa ad altri piani di esistenza, ma questo non lo fa secondo un tempo. Comunque vi pongo il brano:

 

ENTITA A' ED ESPANSIONE DELL’UNIVERSO

 

Domanda: fisicamente l’universo è sempre in espansione?

 

Risposta: ècco qui ci incrociamo con il problema dell’infinito.

Ci sono due ordini di problemi che scaturiscono dall’universo:

- Quello di un universo che si espande continuamente, che cresce, che lievita continuamente

- E quello dell’universo nella sua infinitezza, data da sempre ed esistente cioè a priori di ogni possibile eventuale espansione.

Se l’universo si espande va ad occupare uno spazio universale prima non occupato.

Allora dovremmo domandarci cosa potrebbe mai esserci in uno spazio non occupato dell’universo?

Sarebbe uno di quei problemi classici che si mordono la coda.

La realtà è che l’universo è infinito, quello così detto materiale, fisico.

Quando si parla di universo che si espande, si intende quello organizzato, ed a questo punto entriamo in un problema di logica.

Quando affermiamo che è l’universo organizzato che si espande, noi presupponiamo implicitamente, che un universo che si espande senza essere organizzato, non è universo.

Per universo-organizzato qui non si intende quello fisico-astronomico.

Questo è un falso prodotto della falsa logica.

Un problema che presuppone una logica data ed un metodo dato, cioè a dire: le cose sono perché se non sono non esistono, e per essere esse devono essere strutturate alle leggi (e qui per leggi si intendono quelle umane).

Allora dal punto di vista della conoscenza fisica dell’universo, ciò che non è organizzato e riferibile al piano della logica umana (ed in primo piano della logica aristotelica) non è concepibile o ammissibile.

Ora questo è completamente falso. Il presupposto è falso.

Allora l’universo in espansione soggiace alle due logiche, quella aristotelica e quella galileiana.

Quando la scienza si estende oltre il piano della logica formale, cioè oltre il piano della conoscenza accettata secondo i suoi metodi, si parla di non esistente.

Un universo che si espande ha un senso logico per l’uomo, perché va ad occupare spazi vuoti e si sottintende la limitatezza dell’universo stesso.

In questa misura ovviamente è molto più facile far scomparire Dio, perché tutto rientra nelle leggi della scienza umana, e naturalmente Dio stesso resta intrappolato in questo tipo di logica.

Ora, il fatto che l’universo invece preesiste all’espansione, può derivare dallo stesso processo induttivo della logica umana.

Infatti un universo che si espande come potrebbe farlo senza presupporre il piano del suo ampliamento?

Siccome non si parla di compressione dell’universo, ma di espansione, si deve presupporre che non esista un contenitore, ovvero che il limite non sia assoluto.

Allora l’universo non si espande nel nulla, ma secondo un piano dell’universo stesso, cioè in se stesso.

Se è così l’universo è infinito e l’espansione è puramente fittizia, non è altro che un modo di essere dello stesso universo infinito che ha le caratteristiche dell’espansione solo secondo la logica matematica dell’uomo, mentre da un punto di vista dello stesso universo ciò diventa un pseudo problema.

La realtà è che pur potendosi colmare quelli che possono essere identificati come spazi vuoti, la dizione “spazi vuoti” è fasulla, inquantochè è vuoto solo perché non contengono quel tipo di universo organizzato.

Ma il principio del sussistente e dell’esistente è pur esso un principio di realtà.

In termini di realtà, uno spazio, benché vuoto da un punto di vista fisico astronomico, è sempre realtà, per il solo fatto di esistere.

Quindi il discorso sul funzionamento di un universo strutturato, nel senso di essere organizzato a qualsiasi livello, è un problema veramente molto, molto banale.

La riduzione è però importante dal punto di vista ideologico.

Perché limitare l’universo in senso fisico, significa limitarlo in tutti gli altri sensi, e significa veramente spostare l’immagine di Dio.

In un universo fatto a somiglianza della scienza dell’uomo, Dio non trova posto, né è possibile ovviamente inserirvelo.

E’ possibile inserire Dio come principio di infinito,  soltanto se si presuppone un universo infinito, in cui la modalità dell’eventuale espansione, sia soltanto uno dei modi di apparire o di essere della realtà universale.


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#68 SauroClaudio

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Inviato 11 ottobre 2017 - 09:58

I VIRUS EXTRATERRESTRI

 

Si stanno scoprendo con sempre maggior frequenza virus strani, prima mai visti, sequenze di genoma non appartenenti a nessun essere vivente. Quello che ha più colpito Craig Venter, il primo scienziato a sequenziare il genoma umano, è la frequenza e l’intensità di queste anomalie. Ci sono virus sconosciuti che invadono l’atmosfera ed il mare, molti altri scienziati se ne stanno occupando, ma veramente non si capisce da dove provengano queste anomalie. A tutt’ora non si sa neppure se questi virus siano patogeni, ma è certo che molti neppure potrebbero esserlo per le loro dimensioni.
Ad esempio un virus che sta invadendo l’atmosfera e che si replica a velocità vertiginosa è il Mamivirus, un virus che ha il diametro di 750 nanometri ( 10 volte più grande di un virus normale in diametro), quando un batterio normale ha un diametro medio di 300 nanometri. Ed allora come possono replicarsi questi virus se non possono essere contenuti nemmeno nelle cellule; qualcuno dice che potrebbero replicarsi nelle alghe marine che hanno cellule giganti o in alcuni fitoplancton a cellule giganti. Quello che è più strabiliante è che il Mamivirus ha una quantità di materiale genetico impressionante, ha oltre 1000 geni (una cellula umana contiene circa 20 mila geni, solo 20 volte di più), a differenza dei 10-20 genomi che contiene un virus anche patogeno. Ad esempio il virus dell’influenza ha 10 geni.
Un famoso virologo statunitense, Nathan Wolfe, ha chiamato questa “materia oscura biologica”, ma moltissimi altri ricercatori se ne stanno occupando.
Alcuni ipotizzano che tali virus vengano dallo spazio, sarebbero le comete e le meteore che li portano, ma secondo altri viaggerebbero indisturbati anche attraverso il vuoto completo. In tal caso si dovrebbero trovare anche su altri pianeti, su Marte in particolare. Ma il punto è che per replicarsi tutti questi virus hanno bisogno dell’acqua e su Marte non c’è acqua, ma dovrebbero comunque lasciare dei segni di materiale genetico che dovrebbe essere rilevato con attrezzature molto sofisticate.
Wolfe ha trovato abbondanza di Mamivirus anche nel naso, certamente si ferma sulla mucosa con gli atti respiratori, oltre ad abbondante quantità di genomi di origine sconosciuta.
Quando vi pulite il naso tenete presente che state espellendo dei Mamivirus.

In effetti ciò che desta maggiori sospetti sono questi 1000 geni in una struttura molto semplice.
I geni portano informazioni e non hanno nessuna giustificazione in una struttura semplice.
Se 1000 geni dovessero integrarsi con il genoma umano potrebbero causare delle profonde modificazioni della specie. Ed allora viene il dubbio che ci siano stati messi apposta da "qualcuno", altrimenti come li giustificate???
Per darvi un idea è come se oltre alle poche informazioni che gli servono per replicarsi e costruirsi la capsula si portasse dentro tutta la nona sinfonia di Beethoven!!

 


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#69 SauroClaudio

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Inviato 11 ottobre 2017 - 04:39

Lo riporto in toto per sottolineare alcuni punti; comunque il tutto è estremamente interessante:

 

http://italia.retelu...giove-PpQc.html

 

C'è vita su Giove?

 

E’ il 7 Dicembre 1995 e sono le 23 : 04. Presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California, la tensione degli scienziati è fortissima. Su Giove, il Gigante gassoso del Sistema Solare, infatti, per la prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale, sta per penetrare la piccola capsula spaziale Probe, carica di sofisticatissimi strumenti elettronici, per studiare, nel dettaglio, le caratteristiche chimico – fisiche del pianeta. Probe, inviata nello spazio con la sonda GALILEO, non è potuta “atterrare” su Giove perché trattasi di un grande pianeta gassoso, con un piccolo nucleo denso al suo interno la cui composizione è formata soprattutto da Ferro e Silicati. Tuttavia, ha “toccato” il pianeta poco sopra il suo equatore, con un’inclinazione di circa 8° e ad una velocità di circa 170.000 Km/h. L’attrito con l’atmosfera gioviana ha riscaldato lo scudo termico della capsula fino a 12.000°C, cioè il doppio della temperatura superficiale del Sole che si aggira, appunto, intorno ai 6.000°C. Tuttavia, non l’ha danneggiata, grazie anche ad una forte decelerazione (230 volte maggiore della gravità terrestre) che ne ha diminuito la velocità fino a circa 3.000 Km/h. Con una pressione atmosferica pari a 0,3 Atm, un piccolo paracadute ne ha, poi, ulteriormente rallentato la discesa, consentendole, così, di compiere tranquillamente le sue osservazioni per studiarne l’ambiente che la circondava. Fu così che la piccola piattaforma spaziale Probe, equipaggiata per l’analisi dell’atmosfera di Giove, cominciò ad inviare dati alla Terra affinché gli scienziati potessero studiarli, nell’intento di far luce su molti degli aspetti ancora oscuri che circondano questo magnifico pianeta.

I dati inviati da Probe, ovviamente, riguardano soltanto un sottile strato, rispetto all’immensa profondità dell’atmosfera di Giove; tuttavia ci hanno consentito di verificare scientificamente gran parte delle ipotesi teoriche sulla struttura e la composizione del pianeta. Nello specifico, ci hanno consentito di verificare scientificamente che Giove, con un diametro equatoriale di 12.800 Km, ha un volume di 1317 volte maggiore di quello terrestre ed una massa mille volte inferiore a quella del Sole.

 Questo, ha impedito al pianeta di “accendersi” per diventare una stella vera e propria. Se Giove si fosse “acceso”, avviando al suo interno le reazioni termonucleari di fusione dell’idrogeno in elio, infatti, avrebbe cominciato ad orbitare intorno al Sole modificando del tutto l’attuale struttura planetaria del Sistema Solare che avrebbe avuto, al pari di tanti altri Sistemi nella Galassia, non una ma ben due stelle al suo centro.

Probe, ha inoltre dimostrato che Giove possiede nubi temporalesche simili a quelle terrestri, soltanto molto più denseUn altro dei compiti di Probe era, infatti, quello di misurare accuratamente l’andamento della velocità dei venti di gioviani. Considerato che Giove riceve soltanto il 4% dell’energia solare che arriva alla Terra, si è dedotto, quindi, che a muovere la meteorologia gioviana, caratterizzata da fortissimi temporali e giganteschi cicloni (come la Grande Macchia Rossa visibile sulla superficie del pianeta anche dalla Terra), sono il calore e l’energia che provengono dall’interno del pianeta, piuttosto che il calore che gli proviene dal Sole. (ricordate il FULMINE GLOBULULARE come inizio della vita di Pietro Ubaldi)

Il calore proveniente dall’interno di Giove spiega anche la presenza di livelli atmosferici in cui la temperatura si aggira intorno ai 20°C. Livelli atmosferici abbastanza confortevoli, dunque. Se a ciò si aggiunge che alcune immagini all’ultravioletto riprese dalla sonda GALILEO, che ha compiuto ben 35 orbite intorno a Giove, sembrerebbero evidenziare la presenza di composti organici complessi, sintetizzati in un ambiente atmosferico caratterizzato da scariche elettriche temporalesche e dalla presenza di grandi quantità di metano, ammoniaca, idrogeno e solfuro d’idrogeno, che sono gli stessi elementi che hanno favorito lo sviluppo della chimica organica sulla Terra, è facile comprendere come le speculazioni d’alcuni scienziati come Carl Segan ed Ed Selpiter, che ancor prima di queste scoperte avevano ipotizzato la possibile esistenza di creature viventi su Giove, non sembrano poi così pazzesche.

Rimane anche il fatto, che l’alta atmosfera di Giove, caratterizzata da totale assenza d’ossigeno e composti ossigenati, non è poi così diversa da quella della Terra primordiale, in cui sappiamo essersi sviluppate le prime forme di vita. L’unica differenza è che sulla Terra i materiali organici, sintetizzati dai fulmini terrestri, si accumulavano e sviluppavano in un ambiente liquido primordiale, chiamato appunto “Brodo Primordiale”, mentre nel caso di Giove l’unica possibilità è che questa chimica organica si sviluppi in un ambiente atmosferico. Per forme di vita la cui chimica organica, come nel caso terrestre, è basata sul carbonio, però.

Ma scienziati come Carl Segan ed Ed Selpiter, che hanno ipotizzato l’esistenza di creature viventi su Giove, non parlavano di forme di vita basate sul carbonio. In realtà, non hanno mai inteso riferirsi apertamente a nessuna chimica ben precisa, ma soltanto a forme di vita la cui chimica è diversa da quella del carbonio. Nello specifico, questi due scienziati, parlano di possibili creature abitanti i livelli atmosferici di Giove in cui la temperatura è più confortevole. Tutti gli Accademici, infatti, come anche Segan e Selpiter, sono ben consapevoli del fatto che intelligenze o civiltà tecnologicamente evolute potrebbero benissimo non aver bisogno di un pianeta di tipo terrestre per sopravvivere e nemmeno di una chimica del carbonio, che potrebbe, per esempio, essere sostituita da una chimica del silicio. Il problema è dato dal fatto che essendo le nostre conoscenze limitate a quanto è successo sulla Terra, è inevitabile elaborare le nostre teorie sulla base del modello terrestreCarl Segan ed Ed Selpiter, comunque, si sono divertiti ad immaginare, su basi rigorosamente scientifiche, creature viventi nell’atmosfera di Giove. Precisamente in quel livello atmosferico in cui, come già detto, la temperatura si aggira intorno ai confortevoli 20°C.

Questi due scienziati immaginano che delle vere e proprie “mongolfiere giganti” svolazzano liberamente in questo livello atmosferico. Selpiter, addirittura, sulla base di accurati calcoli gravitazionali, ipotizza che questi esseri abbiano le dimensioni delle nostre grandi città. La chimica e la fisica, in effetti, autorizzano quanto affermato dai nostri due scienziati e questo genere di speculazioni impedisce di affermare, con categorica certezza, che su Giove l’esistenza di queste forme vita è impossibile.

E, a proposito di speculazioni scientifiche, ricordiamo anche la famosa “Nuvola Nera” di Fred Hoyle, lo scienziato che, in un suo romanzo di matrice scientifica, ipotizza l’esistenza, negli spazi interstellari, di creature intelligenti composte di gas magnetizzato, che si cibano dell’energia delle stelle e comunicano tra di loro attraverso le onde elettromagnetiche. E’ così che comincia il romanzo: una di queste nuvolette entra nel Sistema Solare e si dirige verso il nostro Sole per fare uno spuntino mettendo a repentaglio l’esistenza della nostra stella e, al contempo, ogni forma di vita sulla Terra.

“E’ netta l’impressione che il cosmo sia nato per la vita e che le leggi della chimica e della fisica portino inevitabilmente in questa direzione laddove esistano, su un corpo planetario” (e in qualunque altra parte dell’universo, dico io) “condizioni superficiali adatte, identificabili soprattutto nella presenza di acqua liquida, indipendentemente che essa sia calda, compressa, acida, alcalina…” scrive Cesare Guaita nella prefazione al suo interessantissimo libro Alla Ricerca della Vita nel Sistema Solare“Rimane il fatto che, se il fenomeno vita sembra destinato a prodursi immediatamente laddove esistano le condizioni adatte, le forme morfologiche che esso può assumere sono invece imprevedibili e fondamentalmente legate all’ambiente. Ce lo dimostrano le straordinarie colonie di batteri e vermi tubolari scoperti sui fondali oceanici terrestri, vicino ai famosi soffioni di acqua surriscaldata denominati fumatori neri…”.

Lungi dall’essere un fenomeno locale ed eccezionale, l’esistenza di numerose altre forme di vita nell’universo sembra essere, quindi, una potenziale realtà scientifica. Non ci resta che contemplare la potenza del Creato e la bontà del Creatore, nella speranza che l’uomo capisca di essere soltanto un piccolo, insignificante granellino di polvere cosmica.


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#70 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 11 ottobre 2017 - 04:58

Riporto qui "Il Fulmine Globulare" , perchè l'avevo posto in altra discussione; e questo per dimostrare i parallellismi fra la terra primordiale e alcuni strati dell'atmosfera di Giove e fare in tal modo un parallellismo sull'origine della vita.

 

Il fulmine globulare

 

Attenzione a non negare il fulmine globulare che è ormai una realtà dimostrata ed acquisita dalla fisica e dire più volte osservato. E’ interessante la descrizione che ne da Pietro Ubaldi come origine della vita stessa.

Riporto una parte delle sue considerazioni:

“Il fulmine globulare è un organismo dinamico di costruzione elettronica, che in qualche caso vi è dato osservare. Discendente lontano dei tipi più potenti, esso ha oggi un equilibrio instabile, transitorio, una breve persistenza di vita ed una tendenza al disfacimento. Benchè organismo effimero, ritornante raramente per ricordo atavico, il suo apparire e comportarsi è fatto di vostra esperienza. Potete dunque constatare quanta affinità questo primo essere presenti sia con i moti vorticosi di cui è figlio, sia con i fenomeni della vita che in se già racchiude in germe. Posto tra i due fenomeni, che congiunge in continuità, presenta naturalmente le loro stesse comuni caratteristiche che vedremmo. Con questo nuovo termine abbiamo chiuso la catena che va dall’elettricità, ultima specie dinamica, al vortice elettronico che essa determina nella materia, al primo organismo dei vortici elettronici, il sistema elettrico chiuso dal fulmine globulare.

Questi è dunque un sistema elettrico chiuso, nuova unità collettiva, formata dalla combinazione ed associazione di sistemi vorticosi, generati per penetrazione elettronica nei sistemi cinetici atomici e mantenuti stretti in unità da reciproci rapporti attivo-reattivi. Qui l’onda dinamica degradata assume un modo di essere nuovo. La sua traiettoria si sprofonda con i treni elettronici nei sistemi atomici, e fusa in essi, il suo movimento cambia forma, non si trasmette più ma ritorna su se stesso in un circuito chiuso, che si mantiene finchè la stabilità del sistema non rovina per intervento di forze esterne..

Per molti aspetti esso ha tutte le caratteristiche fondamentali di un essere vivente. Se osservate come esso si comporta, vedrete che emette una luce che ricorda la fosforescenza, possiede un individualità propria distinta dall’ambiente, ed una persistenza, sia pur relativa, di questa individualità.

La spiegazione dei suoi spostamenti lenti, vicini al suolo, che sembrano evitare gli ostacoli, senza alcuna tendenza ad avvicinarsi ai metalli o a corpi conduttori, non vi può essere data da alcuna legge fisica.

Esso si sposta nell’aria per una sua vibrazione periferica, che è la prima estrinsecazione cinetica in cui si manifesta la vita, e l’espressione di quel rudimentale psichismo che la dirige. Vi è qualcosa delle ciglia vibratili degli infusori, un impulso che sembra volontà, e come scelta, una previdenza, una possibilità di rendersi conto del mondo esterno e di dirigersi con conoscenza di esso e quasi con memoria di esso. Alloggia lo psichismo nelle sue qualità essenziali”

Mi fermo qui perché il capitolo è troppo lungo ed impossibile riportarlo tutto.


"ORA, SE PURO E SOLO CONTEMPLI IL MONDO SUPERIORE E NON VEDI NESSUNO DEGLI DEI O DEGLI ANGELI VENIR GIU’, PREPARATI A SENTIRE UN TUONO IL CUI FRAGORE SARA’ TANTO POTENTE CHE TU COMINCERAI A TREMARE. MA DI’ ANCORA: IO SONO UNA STELLA CHE MUTA IL SUO CORSO CON VOI E SORGE DAL PROFONDO.  APATHANATISMOS"


#71 supersimmetry

supersimmetry

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Inviato 11 ottobre 2017 - 08:16

A me l'entità D ha rivelato che l'entità A ha raccontato un sacco di balle per farle bere a Sauro.


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#72 giuliano47

giuliano47

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Inviato 12 ottobre 2017 - 06:19

A me l'entità D ha rivelato che l'entità A ha raccontato un sacco di balle per farle bere a Sauro.

Si divertono pure loro. Non l'avevi ancora capito? In che mani siamo messi. supersimmetry... supersimmetry....

supersimmetry: due braccia rubate alla QM

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#73 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 12 ottobre 2017 - 09:25

Si divertono pure loro. Non l'avevi ancora capito? In che mani siamo messi. supersimmetry... supersimmetry....

supersimmetry: due braccia rubate alla QM

attachicon.gifQM.jpg

Non ho nessuna intenzione di riportare altre comunicazioni dell'Entità Andrea su questo Forum dal momento che buttate tutto in vacca. Nessuna considerazione della profondità dei testi che ho riportato, chiaramente o non li avete letti o non siete in grado di comprenderli.

Salute!!


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#74 supersimmetry

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Inviato 12 ottobre 2017 - 12:16

Non ho nessuna intenzione di riportare altre comunicazioni dell'Entità Andrea su questo Forum dal momento che buttate tutto in vacca. Nessuna considerazione della profondità dei testi che ho riportato, chiaramente o non li avete letti o non siete in grado di comprenderli.

Salute!!

Sei poco profondo: non hai avuto nemmeno l'accortezza di chiedermi quello che l'entità D mi ha personalmente riferito.



#75 SauroClaudio

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Inviato 12 ottobre 2017 - 01:00



Sei poco profondo: non hai avuto nemmeno l'accortezza di chiedermi quello che l'entità D mi ha personalmente riferito.

35877655180_a6f97070a8_k.jpgP7300278 by Claudio Sauro, su Flickr


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#76 supersimmetry

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Inviato 12 ottobre 2017 - 06:53

35877655180_a6f97070a8_k.jpgP7300278 by Claudio Sauro, su Flickr

 

 

Qualcosa di meno kitsch no eh?



#77 SauroClaudio

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Inviato 12 ottobre 2017 - 10:11

Qualcosa di meno kitsch no eh?

Uno stronzo magari in speculare, solo che non l'ho ancora fotografato...


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#78 SauroClaudio

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Inviato 12 ottobre 2017 - 10:17

CICLOGENIA DI EDERLEIN

6 settembre 2015 alle ore 0:16

 

La conoscete la Ciclogenia di Enderlein???? Questa dottrina afferma che, in condizioni ben precise, una particolare specie microbica può manifestarsi in differenti forme e stadi di sviluppo, dal più piccolo grado di dimensione ultramicroscopica sino agli stadi grandi, polinucleati, altamente sviluppati dei batteri e dei funghi. Enderlein partì dall'osservazione, che più si retrocede nello sviluppo – dal più evoluto e completo sino al più semplice – più plastica e variabile diventa anche la sostanza vivente e più velocemente avviene il passaggio da una forma vivente all'altra. Il risultato del lavoro di Enderlein è racchiuso nell'opera “Bakterien Cyclogenie”. Essa illustra il ciclo di sviluppo dei batteri a partire dal più piccolo stadio di virus del grumo similproteico, fino ad arrivare allo stadio di bacillo e da qui allo stato microscopico di fungo. Tutto ciò è stato confermato anche da ricerche recenti effettuate da Kölbel, Domagk, Uyeda, Harmsen e Meinecke dell'Istituto di Ricerca per la Tubercolosi di Borstel. Anche in questi lavori è stato omesso di citare Ende.

Si osservi questo filmato, l'ingrandimento è spinto fino a 1200 X. A questo ingrandimento un globulo rosso, lo vedreste sullo schermo grande 3 cm. Qui ci sono dei flagellati (saranno flagellati??) estremamente mobili e delle dimensioni inferiori al micron; non sono neppure Bacterioides perchè sarebbero più grandi; che diavolo possono essere??

 

 

Una recente scoperta che pare dar ragione ad Enderlein è quella dei prioni, dei grumuli proteici privi di DNA che hanno la capacità di replicarsi, e come senza DNA?? Non c'è ancora una risposta. Ufficialmente sono stati scoperti quando c'è stata l'epidemia di Encefalopatia Spongiforme Bovina, o Morbo della Mucca Pazza ( Creutzfeldt-Jakob ); ufficialmente ci sarebbero stati solo due casi in Italia. Ufficialmente!!!! visto che un caso l'ho avuto anch'io a Badia Calavena, ed in quel periodo andai a trovare il mio amico neurologo nel suo studio dell'Ospedale di Borgo Roma, e mi balzarono all'occhio due EEG praticamente piatti, e gli chiesi " chi sono??" " sono due casi di Creutzfeldt-Jakob che abbiamo attualmente ricoverati" mi disse. Quindi credo che i casi siano stati molto di più di quelli che hanno detto, in realtà credo diverse centinaia, ma dovevano salvare il mercato della carne e non suscitare panico nella popolazione, quindi i casi ufficiali sono stati solo due. Ma vediamo cosa dice dei prioni l'enciclopedia Wikipedia

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Prione

 

""È considerato omologo ad un virus patogeno sebbene le sue proprietà biochimiche si discostino dalla classica definizione di virus, dove l'informazione genetica viene veicolata da acidi nucleici; essi aprono probabilmente il campo ad una nuova classe di agenti biologici. I prioni sono causa di una serie di malattie in una varietà di organismi, tra cui l'encefalopatia spongiforme bovina (BSE, nota anche come "malattia della mucca pazza") in bovini e la malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD) negli esseri umani. Tutte le malattie animali da prioni note influenzano la struttura del Sistema nervoso centrale o di altri elementi neurali dei tessuti, e tutti sono attualmente incurabili e sempre letali. La sua modalità di infezione è data da una particolare catena proteica alfa e beta ripiegata in maniera scorretta, che induce altre proteine ad assumere la stessa conformazione anomala. Queste proteine sono poi in grado a loro volta di infettare le proteine adiacenti. Studi recenti effettuati da ricercatori tedeschi hanno portato alla luce meccanismi secondo i quali questi agenti infettivi, responsabili delle suddette malattie, sarebbero trasmissibili per via aerea (un minuto di esposizione ad un aerosol con prioni è sufficiente per provocare la malattia). I risultati di questi esperimenti, presentati sulla rivista PLoS Pathogens, si pensa possano rappresentare un punto di partenza per la creazione e sperimentazione di nuove metodologie difensiv""

""I prioni sono resistenti alle alte temperature e alle normali procedure di disinfezione. Si ritiene che il contagio avvenga quando l'animale introduca nel proprio organismo, mediante l'alimentazione, tessuti di animali infetti. Le farine animali, ricavate dagli animali morti e usate per l'alimentazione bovina fino allo scoppio della malattia, sono state ritenute la causa prima di questa pestilenza. In particolare, la modifica della sgrassatura delle farine, decisa nel Regno Unito sostituendo l'estrazione con solventi organici con altre metodiche, fu ritenuta la causa principale della mancata inattivazione del prione.""

I prioni sarebbero resistenti a temperature di diverse centinaia di gradi, infatti, quando c'è stata l'epidemia in Inghilterra hanno dovuto bruciare ad oltre 700 gradi diverse migliaia di capi di bestiame e nonostante le altissime temperature avevano paura che alcuni prioni si diffondessero nell'aria. I prioni sono talmente piccoli che non sono visibili al microscopio ottico, ma solo a quello elettronico, ma quello che stupisce è come la vita possa essere presente in strutture così semplici. Ai prioni sono state attribuite diverse patologie ed in particolare:

 

    Agente della Malattia di Creutzfeldt-Jakob (MCJ, o CJD) nell'uomo

    Agente della Nuova variante di MCJ (nvMCJ)

    Agente della Malattia di Gerstmann-Sträussler-Scheinker (MGSS)

    Agente del Kuru;

    Agente dell'Insonnia familiare fatale (IFF)

    Agente della scrapie degli ovini

Si sono invocati i prioni anche nel Morbo di Alzheimer ed infatti inoculando piccole parti del cervello in cavie si trasmette la demenza inoltre con il microscopio elettronico si sono viste nel cervello le caratteristiche "placche" prioniche.

Ma perchè mi direte ho tirato in ballo tutto questo discorso sui prioni, perchè adesso alcuni ricercatori cominciano a tirarli in ballo anche per certe forme tumorali. Sono ricerche solo all'inizio, ma si è visto che anche le cellule tumorali se inoculate in altro individuo si replicano e non c'è rigetto. Allora il discorso sulla Vit D non è più valido?? Invece diventa ancora più valido perchè si è visto che questo ormone agisce almeno su 900 geni, ed è probabile che agisca sulla replicazione dei prioni, sempre che questa ipotesi sia confermata da ulteriori ricerche. Ma questo spiegherebbe anche perchè la chemioterapia finora abbia avuto poco successo, probabilmente perchè i chemioterapici vanno ad interferire poco sulla replicazione prionica. E' probabile, che quell'ormone sintetizzato dal sole abbia un azione più energica ed anche più specifica sia nella prevenzione che nella cura.


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#79 SauroClaudio

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Inviato 12 ottobre 2017 - 10:46

Sapete cosa sono gli opilonidi? Sembrano dei ragni ma non sono ragni. Hanno un corpo piccolissimo e delle gambe lunghissime. Non costruiscono la ragnatela come i comuni ragni, ma si assicurano il cibo per la loro velocità di spostamento che assicura loro di catturare delle piccolissime prede. Ve li mostro per rendervi consapevoli quanto è varia la vita e di come possono variare certe caratteristiche anche in una singola specie. Il primo filmato infatti vi mostra un opilonide con 6 occhi, tre per parte, il secondo filmato invece un opilonide con solo due occhi e con delle caratteristiche strutturali diverse anche nel viso, inoltre cambiano le caratteristiche anche del viso. Impropriamente l’ho chiamato ragno. Comunque gli occhi sono di un azzurro bellissimo. Si tenga presente che il corpo è lungo circa 4 mm, però in questa piccolezza si manifestano delle caratteristiche incredibili. Il primo filmato è questo:

 

 

Il secondo filmato, quello nel quale impropriamente lo chiamo ragno è questo:

 

 

Se siete osservatori osservate una struttura del corpo così perfetta in tutti i suoi aspetti, perfino abbondano i peli, che in un corpo così piccolo devono essere  minuscoli, soprattutto come diametro.


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#80 supersimmetry

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Inviato 13 ottobre 2017 - 06:08

Uno stronzo magari in speculare, solo che non l'ho ancora fotografato...

Non se ne può più dei s*****.






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