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Teoria dei sistemi infiniti


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137 risposte a questa discussione

#1 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 05 settembre 2017 - 09:45

Ancora nel 2015 avevo scritto questo brano che vorrei riproporre perchè può essere la soluzione di numerosi punti di domanda, e soprattutto per discutere.

 

MATERIA. VITA E MOTO PERPETUO

 

Nell’affrontare questi temi devo dire che mi sento abbastanza imbarazzato.

In effetti non si è ancora definito cosa sia veramente la materia.

Einstein dice che è energia.

Ma l’essenza ultima di tale energia sfugge ai nostri sistemi logici, tanto è vero che esiste anche un antimateria, che è pur essa energia ma con valenza opposta.

Ciò che ci stupisce è che le particelle subatomiche, protoni, neutroni, elettroni sono dei vuoti ripieni di questa energia o antienergia.

Ma cosa si intende per energia?

Ciò che risulta certo è che gli elettroni ruotano attorno al nucleo ad una velocità simile a quella della luce.

E perché?

Sembra che la cosa sia presa come un dato di fatto, più che come un problema.

In effetti nessuno si spiega perché gli elettroni ruotano attorno al nucleo ad una velocità tanto vertiginosa.

Questo spiega anche le energie che si liberano quando il nucleo viene rotto come nel caso della bomba atomica.

Ma perché questo “moto perpetuo” degli elettroni.

Io potrei azzardare un ipotesi, e cioè che nell’universo la legge fondamentale è la legge del moto.

Vedremo poi come tale legge è alla base del principio della vita.

Dalla legge del moto derivano tutte le altre leggi fisiche, la gravità, il magnetismo, l’elettricità ecc.

Einstein dice che i pianeti girano attorno al sole perché lo spazio si curva.

Lo stesso principio non lo possiamo applicare agli elettroni, dal momento che la gravità a livello del nucleo ha un valore irrisorio e non potrebbe curvare nessuno spazio.

Potremmo pensare che lo spazio si curva per le forze elettriche, ma questo è ancora tutto da dimostrare.

Ma a parte lo spazio che si curva, poniamo anche per gli elettroni, cosi come per i pianeti e per le galassie, resta da dimostrare il perché del costante moto tangenziale di ciascun corpo, compensato dal moto di attrazione che il nucleo esercita.

Insomma che cos’è che imprime il moto costante agli elettroni, ed il moto costante ai corpi astronomici???

E’ un quesito che ha rotto la testa perfino a Majorana.

In effetti nessuno se lo spiega.

Ma con la legge del moto da me postulata, si potrebbero spiegare molti fenomeni.

In effetti non intravedo altre scappatoie.

La fisica attuale ama molto la teoria del BIG-BANG, cioè dell’atomo iniziale che è esploso ed ha dato origine all’universo.

Tale teoria è accettata anche dai fisici più illustri, anche se contiene un tal numero di assurdità da far rizzare i capelli.

Tutto l’universo, secondo tale teoria era concentrato nello spazio di un neutrone.

Penso che la fisica attuale dovrà camminare molto prima di capire che la materia non è comprimibile oltre un certo limite.

Comunque non si capisce come da tale teoria possano essere emerse tutte le leggi successive allo scoppio dell’atomo iniziale.

In particolare la legge del moto che si manifesto sempre secondo il sistema della spirale.

Perché ne è emersa la legge della spirale?

In effetti tale legge possiamo applicarla anche all’atomo.

Poco importa se Heisenberg secondo la legge di indeterminazione quantistica ci dice che l’elettrone possiamo trovarlo indistintamente in ciascun punto dello spazio atomico.

Ciò che è certo non può che manifestarsi in una spirale (immaginiamo gli anelli di Saturno) e che solo nell’ambito di detta spirale possa indistintamente trovarsi.

Come si spiegherebbe altrimenti la disposizione estremamente simmetrica dei cristalli, e la disposizione cis e trans delle molecole.

Basta questo per eliminare uno dei capisaldi della teoria quantistica.

Possiamo eventualmente risolvere la quantistica in altro modo: gli elettroni possono trovarsi indistintamente in qualsiasi punto lungo la spirale sulla quale ruotano attorno all’atomo.

E questo per un fatto molto semplice: gli elettroni ruotano in uno spazio infinitamente piccolo, attorno ad un nucleo alla velocità della luce.

A questo punto possiamo pensare che a tale velocità, essendo lo spazio estremamente ristretto, la posizione dell’elettrone non sia determinabile, e questo in perfetta sintonia con la quantistica.

Del resto qualsiasi sistema che tenda all’infinito può soddisfare pienamente il concetto di indeterminazione quantistica di Heisenberg..

Intendo dire che da un sistema di causalità possiamo passare ad un sistema di casualità.

Immaginiamoci le onde del mare.

Ogni onda sarà diversa dalla precedente e non sarà possibile determinare in modo esatto il tipo di onda che segue.

E questo per un motivo estremamente semplice.

Tutto il sistema che genera la formazione delle onde è un sistema che tende all’infinito; intendo dire che è la complessità che tende all’infinito.

A questo punto possiamo passare da un sistema causale ad un sistema casuale, per il semplice fatto che il sistema successivo non è determinabile

A questo punto la fisica quantistica non è che l’altra faccia della medaglia dell’universo.

Una faccia della medaglia dell’universo è costituita dalle leggi che lo regolano, l’altra faccia è rappresentata dagli effetti che tali leggi manifestano nel reale.

A questo punto c’è da aprire una parentesi: la scienza ritiene un fenomeno valido se è ripetibile.

E’ indubitabile che un sasso nel vuoto cade sempre alla stessa velocità, e qui rientriamo nella fisica classica.

Ma è pure indiscutibile che anche questo può essere messo in discussione.

Infatti la terra, per la caduta di polvere cosmica, aumenta di peso di circa mezza tonnellata al secondo, di conseguenza varia anche la gravità.

Pertanto un sasso nel vuoto cadrà apparentemente alla stessa velocità, ma con una variante minima che possiamo chiamare K.

Ora questa variante non è una costante, dal momento che è imprevedibile quanta polvere cosmica cada sulla terra in ogni secondo.

Pertanto anche uno dei teoremi più consolidati della fisica classica ricade in un concetto di indeterminismo, e pertanto ricadiamo inevitabilmente nel principio di indeterminazione di Heisenberg.

Pertanto tutto l’universo ricade in questo principio, per il semplice fatto che non è un sistema chiuso, ma un sistema infinito nei suoi aspetti e nelle sue leggi.

L’impossibilità pratica di determinare con esattezza un fenomeno anche semplice è una caratteristica dei fenomeni universali.

Messo da parte questo aspetto, possiamo riprendere il concetto di moto come legge primaria che sta alla base dei fenomeni.

Infatti è proprio in base a tale legge che si annulla il principio entropico tanto caro alla fisica classica.

Il moto , come principio è vita in tutti i suoi aspetti.

Il moto tende ad aggregare i corpi più semplici in organismi sempre più complessi.

Il moto come principio tende allo psichismo.

Per questo attraverso la scala evolutiva si sono sviluppati organismi sempre più complessi fino all’uomo.

La soluzione naturale non è che un aspetto secondario di questa legge.

Ma con ciò non abbiamo fatto altro che confermare che alla base dell’universo, come principio sta il moto che si compensa in una legge suprema di equilibrio.

Pertanto se volessimo ricercare Dio, non dovremmo far altro che ricercarlo in un principio di infinito che genera il moto e si compensa nell’equilibrio.

Che poi, tale equilibrio a livello umano, diventi amore questo è un altro discorso.

Sono aspetti minori della Legge.


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#2 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 05 settembre 2017 - 10:57

Visto che ci sono pongo anche questo:

 

Quando si rompe l’equilibrio del nucleo, quella parte dell’energia del campo elettrico che si rende libera, si manifesta con l’emissione di raggi gamma, mentre invece le forze nucleari supposte quantizzate secondo l’ipotesi di Yukava, si manifestano come particelle aventi masse intermedie tra quella dell’elettrone e quella del protone; particelle che vennero chiamate da quello scienziato giapponese Mesoni.
Il Mesone è instabile, avendo una vita di un centesimo di secondo.
Dopo tale tempo i fisici dicono che esso si annulla.
Fermiamoci a considerare questa parola.
E’ possibile che la materia si annulli?
Se ciò fosse allora essa dovrebbe essere costituita dal nulla, poiché se fosse costituita di sostanza potrebbe trasformarsi ma non annullarsi, e ciò in base al principio che nulla si crea e nulla si distrugge.
Si potrà allora pensare che il mesone si trasformi in energia, ma Einstein ci assicura che già la sua massa è energia e quindi tale trasformazione è impossibile.
Non resta allora che pensare che tale energia si sia disquantetizzata e si sia dispersa nell’ambiente.
Ora se si pensa l’energia del mesone come incorporea, immateriale, non si riesce a capire come, quando è condensata (quantetizzata), possa divenire sostanza corporea dotata di massa materiale che occupa spazio.
Sembra quindi che si debba ritenere tale massa soltanto apparente, per quanto dotata di un volume ove quell’energia è condensata.
Alle stesse conclusioni si arriva se invece del mesone si considera l’elettrone, poiche dopo le esperienze di Kaufmann, si giunge si giunge alla conclusione che l’elettrone possiede solo una massa apparente, ma non materiale.
Anche all’elettrone quindi non resterebbe che la realtà di occupare uno spazio sferico denso di energia.
Né diversa conclusione sembra potersi trarre considerando l’atomo e la materia che esso costituisce poiché Einstein ha già dimostrato come la materia non è altro che energia condensata.
Stando quindi alla fisica moderna e per quanto essa non l’abbia ancora esplicitamente annunciato, l’atomo sarebbe da concepirsi come uno spazio sferico vuoto, entro il quale e nel suo centro si distingue una sferetta o più sferette (nucleo), ruotante su se stessa ed emanante forze elettriche e gravitiche, attorno alla quale rotorivoluiscono a varie distanze sferette planetarie di spazio vuoto cariche di elettricità negativa (elettroni)
Tra il nucleo centrale e gli elettroni periferici, altro spazio vuoto suddiviso secondo il Bohr in barrette sferiche concentriche a potenziale diverso.
Faccio subito notare che questi risultati della fisica moderna, incontrovertibili perché basati sull’esperienza, ci portano ad una conclusione che sembra sbalorditiva e cioè che l’atomo è suddiviso in sfere di spazio vuoto, mobili le une rispetto alle altre, è segno che lo spazio è mobile.
Ma se l’atomo è uno spazio sferico vuoto, composto da altri spazi sferici pure vuoti , come può uscirne il pieno che è indispensabile a giustificare la solidità dei corpi composti appunto da atomi?
Dal vuoto dell’atomo come è possibile sorgano le forze e le energie che imprigiona e che liberate danno gli effetti spaventosi della bomba atomica?
E come può lo spazio vuoto, il nulla, a curvarsi in superficie sferica, rotare e rivoluire?
I fisici moderni non hanno dato, né sembra possano dare risposta a queste domande, perché hanno dichiarato di aver rinunciato alla spiegazione dei fenomeni.
Del resto della fisica atomica e soprattutto subatomica sappiamo ancora estremamente poco.
I grandi acceleratori, finora hanno portato scarsi contributi alla spiegazione della realtà.
Hanno speso miliardi di dollari per costruire teorie assurde ed incomprensibili.
Del resto anche le “grandi menti” devono pur vivere anche loro.
Finora dal nucleo atomico hanno isolato 600 particelle, ovviamente vuote e solo costituite da energia.
Se andiamo avanti di questo passo, fra qualche anno il nucleo atomico sarà più popolato della Cina.
Meno male che nessuno ci capisce niente!



#3 arjanedda

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Inviato 06 settembre 2017 - 05:56

Claudio.
La parola "vuoto" mi rattrista.
Un atomo non può essere vuoto!
Un elettrone non può essere vuoto!
O non produrrebbero alcuna energia.
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#4 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 06 settembre 2017 - 09:43

Diciamo che è pieno di energia.....



#5 byrus

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Inviato 06 settembre 2017 - 11:23

Beh, non è che un atomo è vuoto o pieno a seconda che rattristi o meno...

 

Da quel che so, se rendiamo il nucleo di un atomo grande quanto un pallone da calcio, gli elettroni sarebbero in proporzione grandi come punte di spillo e posti a circa un chilometro dal nucleo, questo è l'esempio che mi è stato fatto per spiegarmi le "grandezze". Ogni particella è composta da altre particelle legate le quali (a seconda della teoria) dovrebbero essere fluttuazioni di energia.



#6 arjanedda

arjanedda

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Inviato 06 settembre 2017 - 01:29

In effetti, non è che mi rattristi il termine vuoto, l'ho bandito dai miei pensieri. Di fatto un nucleo bombardato ha dimostrato di essere piuttosto pieno di sorprese: oltre 600 particelle sono state rivelate e forse tante altre non sono state viste. Ed è capace di grandi cose.

#7 byrus

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Inviato 07 settembre 2017 - 10:53

Diciamo che fatichiamo a immaginare le grandezze, anche il sistema solare è pieno spazi vuoti e nel nostro immaginario i pianeti sono tutti più vicini di quanto non siano realmente (Plutone è tanto lontano che il Sole splende come una delle tante stelle). Lo stesso vale per gli atomi, hanno in proporzione enormi spazi vuoti più grandi di quanto possiamo immaginare.

 

Io incvece dico che sono le interazioni a creare grandi cose. Gli atomi sono quasi insignificanti e vuoti, ma nelle giuste interazioni si creano legami che creano molte cose.

 

Se ti rattrista pensala diversamente con una buona analogia: anche le persone sono piccole e più insignificanti di quanto non vogliano ammetterlo, eppure quando sono unite in un obiettivo comune fanno grandi cose in ogni punto di vista (ambientale, sociale...)

 

Non serve essere "pieni", serve essere ben bilanciati con cosa c'è intorno. impariamo dagli atomi.



#8 SauroClaudio

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Inviato 02 ottobre 2017 - 04:01

ANCHE LE PULCI DORMANO E SOGNANO.
Tempo fa, in un Post che avevo fatto sul sonno e sul sogno avevo detto:
“”Del resto il sogno è una cosa talmente misteriosa che sfugge a qualsiasi definizione logica, e questo proprio perché il sogno è illogico, si sviluppa secondo una non logica e non è definibile attraverso nessuno schema. Uno degli aspetti più straordinari è che il sonno ed il sogno è comune in tutte le specie viventi. Si è visto addirittura che moscerini che restano 10 ore senza dormire muoiono; ma come stabilire se sognano; lo hanno stabilito alcuni ricercatori nel valutare la reattività dei prismi oculari alla luce ultravioletta ( anche quando il moscerino dorme il prisma dell’occhio acquista una leggerissima motilità che è stato visto non essere dovuta alla luce che impatta sul prisma); insomma anche i moscerini sognano e chissà cosa sognano. Ma quello che ancora più paradossale è che i tempi di sogno dei moscerini ricalcano quello degli esseri umani, cioè circa il 20% sul sonno totale. E chissà poi cosa sogneranno le formiche? E le api?”
Questo brano l’avevo inserito in un Post dove facevo alcune considerazioni sulla teoria delle stringhe. Ora credo di avere quasi la certezza che sognano anche le pulci del mio gatto (tutte le pulci intendo). Questo lo deduco dal fatto che il gatto dorme tranquillo senza mai grattarsi per circa due ore, ma poi improvvisamente si sveglia e comincia a grattarsi disperatamente. Il punto è che non si gratta solo dietro le orecchie, ma anche sulla pancia, sul sedere ecc. Intendo dire che tutte le pulci si svegliano nello stesso momento pertanto sembrano si trasmettano per via telepatica un segnale che le induce al risveglio, ma mi rendo conto che questa è un ipotesi un po azzardata, è più probabile abbiano un intelligenza di gruppo o collettiva come le formiche. Si addormentano nello stesso tempo ed hanno lo stesso tempo di sonno, per cui esaurito quel tempo di sonno che è uguale per tutte si svegliano insieme pungendo insieme anche il mio gatto. Qui potremmo fare una disquisizione sulla soggettività del tempo che è soggettivamente diversa da una specie all’altra anche fra gli insetti. E’ chiaro che l’insetto non si pone la questione del tempo a livello conscio, ma lo avverte soggettivamente a livello inconscio. E’ probabile che la vita conscia (se così si può chiamare) che vivono gli insetti di qualsiasi specie sia molto più simile alla vita inconscia che hanno durante il sogno. Insomma è possibile che gli insetti ricordino il sogno molto meglio di noi, quasi ci fosse una continuità fra conscio ed inconscio. L’intelligenza collettiva la possiamo trovare anche in molti animali superiori ed io direi anche in parte nell’uomo. Ricordo quando era a Velo Veronese la danza delle rondini prima che partissero per l’Africa. Era uno spettacolo veramente incredibile, migliaia di rondini volteggiavano sopra il monte Stolzer con un ritmo perfetto e con una sincronicità che non oso definire assoluta. Poi partivano tutte insieme, ma per chi mai facevano quella danza?? Secondo quale logica possiamo giustificarla?? Se poi scendiamo nel mondo più piccolo troviamo molte analogie, ad esempio i moscerini in gruppo possono essere decine di migliaia, ma anche quelli danzano con un ritmo perfetto. Le finalità di questo ritmo ancora ci sfuggono. Forse per risultare più imprendibili da insetti più grandi come le mosche, o meglio i tafani, visto che le mosce non mangiano i moscerini. Ma una densità simile potrebbe giustificare che cerchino di salvaguardare il gruppo, insomma, se qualcuno viene mangiato pazienza, ciò che conta è che il numero resta pressochè costante. E per le rondini come la mettiamo?? Ballano per non farsi prendere dai falchi?? Il punto è che a Velo non c’erano falchi, questi si trovano molto più in su verso il Monte Carega. E gli storlini (Sturnus Vulgaris) li avete mai visti ballare?? Talvolta sono decine di migliaia ed ondeggiano ballando con un ritmo perfetto. Il punto è che in pianura non ci sono uccelli predatori, ed allora per chi ondeggiano in modo perfetto?? Si mantengono sempre ondeggiando ad una perfetta distanza in modo da non scontrarsi mai anche se sono decine di migliaia. Certo possiamo invocare anche per gli storlini un intelligenza di gruppo, e certamente , come tutti gli animali dormono e sognano. Ma non tutti gli animali che abbiamo nominato finora hanno un intelligenza di gruppo. L’intelligenza molto spesso si mantiene anche singolarmente per qualsiasi specie. Avete mai visto una formica solitaria che va ad esplorare il territorio. Talvolta si allontana anche di 10 metri dal formicaio e come farà a non perdersi. Con un cervello che è tre milioni di volte più piccolo del nostro, deve immagazzinare nel suo viaggio di ispezione talmente tante cose, non solo ma pure memorizzarle. Ditemi voi, come farà? Anche questo rientra nei sistemi infiniti.



#9 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 02 ottobre 2017 - 06:07

TANTO PER DIVAGARE UN PO PARLIAMO DI FORMICHE

Vi ricordate che vi avevo posto un filmato sulle formiche, ora ho provato a rallentarlo 4 volte e le formiche sono ancora abbastanza veloci, ma nei loro movimenti si avvicinano di più agli esseri umani

 


 

Quello che è incredibile è che questi esserini un milione di volte più piccoli di noi hanno praticamente tutto, sistema nervoso, sistema digerente , sistema circolatorio ecc esattamente come noi. Se voi le vedete ingrandite vedreste che sono perfino coperte da una fitta peluria, ovviamente devono essere peli estremamente sottili. Ma poi se vedete la morte di una formica vi fa veramente impressione.



Vedendola mi è dispiaciuto di averla spruzzata, sembra l’agonia di un essere umano ed è un milione di volte più piccola di noi. Quello che è strabiliante di esserini così piccoli è che vivono da 18 a 22 anni un tempo spropositato secondo le loro dimensioni, lo dice il più grande studioso delle formiche del mondo. Le formiche non si ammalano, solo qualche fungo patogeno potrebbe ucciderle, ma questo accade raramente perché se prendono un fungo si strofinano fra loro (hanno l’intelligenza fino a questo punto) ed il loro sistema immunitario forma gli anticorpi contro il fungo. Infatti, pur essendo piccolissime hanno un sistema immunitario molto più potente del nostro e riescono a debellare qualsiasi virus con facilità. Non vanno soggette a tumori nonostante la lunga vita e questo è dovuto forse al sistema immunitario o forse a qualcos’altro che ci sfugge. Quello che inoltre è strabiliante che hanno un vocabolario complicatissimo. Una volta si pensava che toccandosi con le antenne si trasmettessero dei FENORMONI, cioè delle sostanze per comunicare, in tal caso il loro vocabolario si sarebbe limitato a poche parole, in realtà studiandole bene si è visto che toccandosi con le antenne si trasmettono degli impulsi elettrici che possono variare di volta in volta a seconda delle esigenze, e questo rende il loro vocabolario molto complesso. Le formiche hanno una società straordinariamente strutturata e complessa, esistono le operaie, le super operaie, le soldatesse che possono suddividersi in diversi tipi, ed infine la regina. Possono alimentarsi dei piccoli semi che trovano nel prato o di piccoli insetti, per cui sono utili, puliscono il prato, ma possono alimentarsi anche di funghi particolari che loro stesse coltivano in “stanze” apposite, dove la temperatura e l’umidità devono rimanere costanti. Questo presuppone anche un intelligenza non indifferente in quella testolina un milione di volte più piccola della nostra. Se una formica muore, viene sepolta in un luogo apposito al di fuori del formicaio, hanno cioè una specie di cimitero per seppellire le formiche sorelle. Certo non hanno una società tecnicizzata come la nostra, ma forse neppure ne sentono il bisogno. A volte vedete una formichina che viaggia da sola lontanissima dal formicaio, non è perché si è persa, ma è stata mandata in ispezione a valutare il territorio, poi ritorna puntualmente alla base. Le formiche non fanno sesso, i maschi servono solo per fecondare la regina e dopo due giorni muoiono. Questa del sesso è una caratteristica che le rende diverse da tutti gli altri insetti. Freud avrebbe fatto buco con le formiche. Quello inoltre che è strabiliante è che quello che raccolgono lo lo conservano tutto l’inverno in stanze apposit, come facciano a conservarlo incontaminato è ancora un mistero. Ma quello che meno vi aspetterete è che le formiche non hanno solo un vocabolario complesso ma hanno un comportamento che a volta ricorda un rituale, una specie di religione con determinati riti e comportamenti che descriverò bene fra poco. Stò leggendo un libro sulle formiche del più famoso studioso di formiche, Bert Holldobler. E' incredibile l'organizzazione sociale che hanno, ma soprattutto mi ha colpito una cosa, mentre i maschi alati vivono poche settimane, il tempo di fecondare la regina, poi muoiono, le formiche operaie ed i guerrieri vivono in media da 18 a 22 anni a seconda della specie (vi sono 9500 specie), le regine possono vivere da 23 a 29 anni ed in questo tempo depongono da 150 milioni a 250 milioni di uova. Le formiche sono talmente diffuse che se dovessimo pesarle tutte, peserebbero come tutta la razza umana. Il loro cervello, proporzionalmente al corpo, è il più grande fra tutti gli esseri viventi, il loro linguaggio non si basa solo sui fenormoni (quelli servono solo a riconoscersi fra loro) ma è composto di impulsi elettrici quando si toccano con le antenne, ed è straordinariamente articolato ( non si conosce ancora il numero di parole, ma si pensa che superi quello di qualsiasi specie vivente escluso l'uomo). Questo da ragione della straordinaria struttura del nido che generalmente è articolato in maniera quasi arcitettonica, ogni stanza ha le sue funzioni, le stanze più profonde dove non arriva il gelo sono posizionate in profondità nel terreno e servono per portarci le uova. Molte altre cose ve le dirò in seguito, per ora sono solo alla pagina 73 su 345 pagine. Sapendo che vivono 18-22 anni vien quasi da porsi un qesito morale quando si uccidono, oltretutto sono estremamente utili, onnivore, si cibono in prevalenza di carboidrati ;se date delle briccioline di pane le portano subito nella stanza dove si conservano, e per qualche misterioso motivo (forse qualche sostanza che secernono) le bricioline si conservono senza muffe fino a primavera, cioè fino al prossimo raccolto. Vista la compessità del nido potrebbero avere un intelligenza ideativa, molte specie hanno pure delle stanze dove coltivano una specie di fungo, da ciò si deduce che l'uomo non è l'unico essere intelligente sulla terra Ora sono a pagina 124: Perdio, l’aspetto simbolico non è nato con l’uomo, ma è presente tale e quale nelle formiche; sentite cosa leggo fra avversarie della stessa specie: Le formiche si sfidano per tutta l’area contesa allo stesso modo dei cavalieri medioevali , una contro l’altra. Nel far questo camminano con le zampe tese come trampoli, sollevando la testa e l’addome, che ogni tanto viene gonfiato un pò. L’effetto complessivo è quella di far apparire ciascuna formica più grande di quanto sia in realtà. Le operaie accentuano ulteriormente l’effetto arrampicandosi in cima a piccoli sassi e zolle di terra, da cui rivolgono le esibizioni in basso, verso le avversarie. Non appena due antagoniste si incontrano, eseguono un pax de deux formichesco ; ruotano il corpo in modo da fronteggiarsi, poi si affiancano cercando di sollevarsi sempre più in alto, ed infine girano lentamente l’una contro l’altra tamburellando il corpo dell’antagonista con le antenne e spingendola via con le zampe. Di quando in quando , una delle due si aggrappa all’avversaria, come in un timido tentativo di farla cadere. Tutta questa attività è ritualizzata e non violenta, ben al di sotto del potenziale offensivo delle formiche. Ciascuna di esse infatti potrebbe facilmente afferrare e smembrare l’antagonista con le mandibole affilate, oppure spruzzarle addosso acido formico; entrambi questi comportamenti avrebbero un esito fatale. Ma durante questi tornei è raro che si manifesti tale violenza. Dopo diversi secondi una delle formiche in esibizione si arrende e l’incontro finisce. Allora le due formiche avanzano sollevandosi in modo ostentato sulle zampe tese come trampoli, in cerca di altre rivali. Ogni volta che una formica incontra una compagna ne controlla l’odore con uno sfregamento delle antenne, scuote il proprio corpo in su ed in giù e procede oltre. Tale esibizione incruenta ricorda i combattimenti simbolici delle tribù Maring della Nuova Guinea, in cui i contendenti si allineano dall’una e dall’altra parte del confine territoriale, per mettere in mostra i costumi da cerimonia, gli ornamenti sul viso, la potenza numerica, le armi. Quindi una ritualità che ha dello strabiliante e che forse ritroviamo a fatica fra i delfini e gli scimpanzè. Tutto questo con un corpo che è un decimilionesimo del nostro come massa, anche se il cervello, rapportato al corpo, è maggiore di quello del cervello di uno scimpanzè rapportato al corpo dello scimpanzè. Forse riuscirebbero ad esprimere anche un aspetto morale se ne avessero la necessità.. Ma questa è solo una briciola di quello che descrivono Bert Holldobler e Edward O. Wilson, perché in molti punti della loro vita, che è lunghissima (da 18 a 22 anni) sfiorano l’aspetto intellettivo e creativo, anzi un aspetto creativo che non ritroviamo in nessun altro animale, come ad esempio la costruzione di stanze apposite per coltivare funghi, e per depositare per il periodo invernale solo quel tipo di briciola commestibile, stanze che sono costruite con quella particolare umidità che ne impedisce lo sfiluppo di muffe, ecc



Come vedete dal filmato sopra le formiche salgono e scendono dal muro senza nulla in bocca. Poichè siamo su una terrazza alta 5 metri, e le formiche partono dal nido che stà alla base dell'albero che si vede nella seconda parte del filmato, c'è da presumere che esse percorrano una distanza considerevole ( arrivano fino alla grondaia a 10 metri di altezza), una distanza che per loro potrebbe essere quantizzata in 2 km circa solo per l'andata, ma c'è anche il ritorno, per cui percorrono 4 Km per che cosa?? Per esplorare il territorio?? Esplorano il territorio in fila?? Generalmente quando si esplora un territorio ci si sparpaglia. Allora c'è da presumere che abbiano una meta che finalizzano a qualcosa, ma a cosa?? Forse vogliono creare un secondo nido nel sottotetto e vanno e vengono comunicandosi il luogo e come costruirlo??? E' un bel mistero, bisognerebbe entrare nelle loro testoline per sapere cosa si comunicano. Certamente in questo andare e venire senza aver raccolto del cibo deve avere una finalità, ma quale?? Non dimentichiamoci una cosa che mi ha strabiliato, le formiche vivono 18-22 anni (più del mio gatto) e questo è veramente strabiliante per degli esseri così minuscoli. Significa che in questi 18-22 anni probabilmente hanno sviluppato dei meccanismi che non sono solo rituali, ma sono finalizzati alla sopravvivenza della specie. Pertanto quell'andare e venire è finalizzato alla sopravvivenza della specie. Significa con questo che hanno elaborato dei sistemi anche complessi, pur avendo un sistema nervoso minuscolo. Non dimentichiamoci che le formiche sono estremamente utili anche per le piante perchè fanno piazza pulita dei parassiti dannosi. Pertanto cerchiamo di non ucciderle volutamente, caso mai se vi infestano la credenza cerchiamo di deviare il loro tragitto ponendo delle bricile di pane all'esterno, in modo che non abbiano da cercare oltre. Generalmente funziona; dimenticavo, anche una vaschettina con dell'acqua perchè dopo lunghi tragitti anche loro hanno bisogno di bere. Le formiche hanno almeno 60 milioni di anni, noi ne abbiamo poco più di 100.000, ma se calcoliamo l'Homo Sapiens Sapiens, cioè l'uomo che ha dato inizio all'arte, alla creatività ecc, possiamo farlo risalire a non più di 20.000 anni fa. Che cosa ci preclude di dire che l'incredibile modo in cui è strutturato il nido delle formiche non sia una forma di creatività?? “Oltre ai tornei nel loro complesso, le colonie delle formiche adottano anche un altro metodo di valutazione preliminare del nemico con scarso coinvolgimento diretto. Nelle aree di confine fra nidi , dove si verificano più frequentemente i tornei esse sistemano contingenti di guardie. Le sentinelle, a volte solo poche operaie, (è raro che siano più di una dozzina), rimangono ferme nella postura anche per ore con le zampe tese come trampoli, in cima a piccoli ciottoli o zolle di terra. Drappoli contingenti di colonie limitrofe si mettono in posa negli stessi luoghi, e le due forze spesso ingaggiano minitornei. La neutralizzazione reciproca che ne deriva può durare per giorni o settimane. Se però il numero delle sentinelle di una delle colonie aumenta d’improvviso, le sentinelle dell’altra colonia corrono al nido per reclutare un armata di compagne, ed il confronto sfocia in un vero torneo. Gentile lettore, non concludere da questa descrizione che le formiche siano civilizzate. Esse possiedono micidiali denti sulle mandibole ed armi chimiche a malapena celate dalle cerimonie formali dei tornei. Quando una colonia risulta decisamente più forte di una vicina i tornei hanno fine e scoppia una battaglia. Le formiche si mordono, si strozzano, , si sopraffanno fino a che il contingente più numeroso si apre a forza un varco fino al nido nemico, mutilando ed uccidendo le operaie che si frappongono. Uccidono la regina e catturano le larve, le pupe e le operaie adulte più giovani. Inoltre trascinano nel proprio nido alcune operaie. Catturatele, non vengono uccise , ma incorporate nella colonia dove sono adottate come membri effettivi e non vengono trattate come subordinate anche se appartengono ad una specie diversa, e neppure a loro vengono destinate le incombenze più umili. Eppure non si può negare che le prigioniere abbiano perso la loro regina, la madre della loro colonia, e che senza la sua capacità di deporre le uova esse perdano la loro “raison d’etre” darwiniana. Esse non possono più allevare sorelle, che è la ragione principale per appartenere ad una colonia. I particolari della strategia di politica estera delle formiche ci ricordano che la vita delle formiche è fatta di piccole dosi di armonia in un mondo implacabile” Bert Holldobler il principale studioso mondiale delle formiche. Io leggendo questa parte mi chiedo se un maxi gigante vedendo il nostro comportamento dall’alto ci considererebbe esseri civilizzati. O poniamo il caso che potesse fare un paragone, quale fra le due specie, uomini e formiche sarebbe più civilizzato?? O meglio ancora, quale specie è più idiota, l'uomo o le formiche?? Questo mi pone anche degli interrogativi:”cos’è la VITA” Sicuramente la VITA rientra nei SISTEMI INFINITI, non c'è nessuna formula, anche quantistica, che possa esprimerla.



#10 Piter

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Inviato 02 ottobre 2017 - 08:35

"Stando quindi alla fisica moderna e per quanto essa non l’abbia ancora esplicitamente annunciato, l’atomo sarebbe da concepirsi come uno spazio sferico vuoto, entro il quale e nel suo centro si distingue una sferetta o più sferette (nucleo), ruotante su se stessa ed emanante forze elettriche e gravitiche, attorno alla quale rotorivoluiscono a varie distanze sferette planetarie di spazio vuoto cariche di elettricità negativa (elettroni)"

 

Non semplifichiamo eccessivamenete le cose.

 

Intanto la natura della materia è elettrica e l' atomo è fatto di elettroni e  protoni (e neutroni , ceh al di fuori del nucleo decondo in protoni ed elettroni)

 

Il fatto che gli elettroni siano particelle cariche ha come consegenza che si scansano uno con l'altro, ovvio quindi che stanno lontano tra di loro  e nell' atomo ci siano spazi vuoti.

 

Piu' complesso è il caso del nucleo, ci sono due ipotesi : la prima, quella comunemente accetata è quella che postula l' esistenza di una forza che tiene uniti protoni e neutroni; la seconda,  di nicchia, è quella che protoni ed alcuni sfortunati elettroni siano "schiacciati" dal campo elettromagnetico degli elettroni andando così a formare il nucleo (protonie neutroni) ( "z-pinch2 => https://www.plasma-universe.com/Pinch )

 

Quello che va tenuto presente è che le leggi "classiche" dell' elettromagnetismo e delal dinamica non è detto che possano essere applicate sic et simplicter al mondo degli atomi ( e vice versa : le leggi del microcosmo degli atomi non possono essere applicate sic et simplciter al macrocosmo) ,  anzi, tutt'altro, il mondo di atomi e moelcole ha bisogno di formalismi ben diversi, formalismi che hanno basi probabilistiche, quest aè la novità introdotta dalla funzione d'onda. non piu' la pretesa - irraggiungibile-  di consocere con precisione dove è la particella, ma stimare dove è probabile che sia.


E' con la sola volontà che metto in moto il mio pensiero
Le labbra si macchiano e le macchie sono un segno di riconoscimento
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#11 SauroClaudio

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Inviato 02 ottobre 2017 - 10:13

La conclusione alla quale pervenne Newton relativamente alla massa fu che essa rappresenta semplicemente una misura della quantità di materia. In base a ciò, è sufficiente sommare le masse dei costituenti elementari della materia per ottenere il valore esatto di massa. Ma le cose non stanno esattamente così e il perché si sarebbe scoperto soltanto due secoli più tardi.

In base al Modello Standard, ci sono ventiquattro particelle identificabili come i veri mattoncini di base della materia. Tra di esse, troviamo sei tipi di quark chiamati up, down, top, bottom, charm e strange che, a loro volta, si raggruppano in tre varietà, a seconda del valore di una loro proprietà chiamata carica di colore, e sei particelle chiamate leptoni, famiglia alla quale appartengono gli elettroni e i neutrini. Questi ultimi sono quasi interamente privi di massa e scarsamente interagenti a tal punto da essere in grado di attraversare senza difficoltà qualunque cosa si trovi sul loro cammino. Un protone è costituito da due quark up e un quark down.

Se sommiamo le masse dei tre quark, il totale risulta essere solo l’1% della massa del protone: il 99% della massa del protone sembra non esserci nonostante le misurazioni dicano il contrario. La stessa cosa accade con i neutroni, costituiti da un quark up e due quark down. Dalle ultime scoperte pare che la massa sia l'1% di quella che si credeva ci fosse, il 99% manca.



#12 SauroClaudio

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Inviato 03 ottobre 2017 - 05:47

Di fronte a tanti misteri, chiederemo ora al nostro logo di darci la sua unica e reale spiegazione di tutti e dieci questi fantasmi cosmici, messi da noi appositamente in maiuscole. In fig.1 ingrandiamo le prime tre onde del campo rappresentato dal logo, disegnandole con i rispettivi diametri..  Esse hanno - come già s'è detto - un movimento di rotazione intorno a un baricentro eccentrico: questo divide ogni diametro in due segmenti diseguali che rappresentano il disequilibrio di un campo tra le parti che lo compongono. I due segmenti hanno misure inversamente proporzionali al rapporto massa periferica/massa centrale. (Diciamo questo in prima istanza: definiremo il problema nella sez.III). (La fisica newtoniana, che attribuisce matematicamente al centro tutta la massa, ignora, con i suoi teoremi fondati su sfere idealmente perfette, un carattere costitutivo della gravitazione, che è la polarizzazione: v. i capitoli di "Perché fisica Unigravitazionale".) Ciò significa che quel baricentro sarà centrale, se il rapporto è 1 (equintensità, col risultato di una propagazione concentrica: v. pagina 2 di questa sezione: "Ci sono troppe coincidenze..."); coinciderà invece con un estremo del diametro, se quel rapporto tende a zero (attrazione periferica tendente a zero).L'equazione cosmologica, in ragione di tale rapporto, fornisce - come vedremo - il valore dell'angolo acuto, col vertice nel baricentro, di un triangolo rettangolo inscritto nella spirale di propagazione. Nel caso del logo (rapporto 0,3), tale angolo è di 36,2791° ed è quello che intercorre tra le prime due onde del campo. I due estremi di ogni diametro tracciano nella rotazione eccentrica delle onde due spirali logaritmiche, percorrendole a velocità lineare costante: su ciascuna spirale archi rettificati eguali vengono percorsi in tempi eguali e la successione delle onde è scandita da intervalli di tempo eguali (lungo le due spirali si affollano le intersecazioni dei fronti d'onda creando la banda di cui s'è parlato nella stessa pagina 2). Ciò evidentemente comporta, per l'allargarsi geometrico delle spirali, che l'angolo tra diametri successivi diminuisca continuamente. In fig.2 aumentiamo fino a 9 il numero delle onde coi rispettivi diametri, tra i quali intercorrono i seguenti valori angolari in gradi, forniti sempre dall'equazione cosmologica: 36,2791; 29,83; 25,33; 22,01; 19,47; 17,45; 15,81; 14,45. l progressivo decrescere dell'angolo nel baricentro della propagazione determina un progressivo avvicinamento tra le superfici sferiche di onde successive, il che implica che ci sarà un certo angolo critico, molto piccolo, al di sotto del quale due onde successive, troppo ravvicinate, imploderanno l'una nell'altra. Proseguirà un'unica onda, con la stessa velocità spirale e con un carico globale doppio di "energia" (usiamo per il momento un termine per noi improprio). Nello stesso luogo geometrico dello spazio le onde sopravvenienti subiranno lo stesso fenomeno di fusione a coppie. Superata tale "soglia critica" , le onde fuse a due a due procederanno separate da una distanza linearmente doppia lungo la spirale e con un angolo di divaricazione nel baricentro più elevato di quello critico. Ma anche questo nuovo angolo tenderà a decrescere per l'allargamento continuo della spirale di propagazione, toccando inevitabilmente anch'esso il valore critico. Si ripeterà quindi, a distanza radiale maggiore dal baricentro di campo, il fenomeno prima descritto, con ulteriore raddoppio della distanza lineare tra le onde e del loro carico globale di "energia". Naturalmente tale processo (che chiamiamo "pulsazione") continuerà indefinitamente e noi lo descriviamo appunto con la geometria del logo, cui abbiamo aggiunto gli assi cartesiani incrociantisi nel baricentro della propagazione.§ 2. Non è chi non veda ora che tutti e dieci quei mostri della cosmologia moderna sono svaniti nel nulla grazie a una soluzione unica e perfettamente logica. Esaminiamo la situazione. Poniamo nel baricentro di propagazione delle onde, all'incrocio degli assi, il centro di un astro: una stella qualsiasi; poi, una galassia qualsiasi. Gli assi rappresentano le distanze nello spazio cosmico di tutti i possibili osservatori di quell'astro. Abbiamo supposto che l'angolo critico al di sotto del quale avviene l'implosione tra onde successive sia di 8 gradi. Seguendo nella fig.3, coi calcoli dell'equazione cosmologica, la successione delle onde nella loro propagazione rotante intorno al baricentro dopo l'inizio di figg.1 e 2, s'incontra la prima pulsazione (rappresentata con una marcatura della circonferenza equatoriale dell'onda) dopo una rotazione di campo di 281,67°; l'angolo tra due diametri successivi, inizialmente di 36,2791°, è ora di 7,8°, quindi inferiore alla criticità (8°). Quello in temporaneo aumento dopo la pulsazione è di 14,6°: anch'esso diminuisce progressivamente fino a un nuovo valore critico e quindi alla seconda implosione, che si verifica a 397,76° di rotazione. Così si va alla terza pulsazione, dopo una rotazione di 514,15°, e alla quarta, dopo una rotazione di 630,69°; successivamente, alla quinta, dopo una rotazione di 747,31°, e così via. Stando così le cose, domandiamoci: quali sono i punti dello spazio che contorna la stella, nei quali l'implosione viene registrata istantaneamente? Evidentemente solo quelli disposti lungo certe "soglie critiche", ovvero le circonferenze marcate in fig.3 (limitiamoci per semplicità al piano equatoriale della propagazione rappresentato dallo schermo), perché per tutti gli altri punti le onde passeranno nella normalità del loro contenuto "energetico". Ciò significa che il campo della stella, sempre pulsante costituzionalmente, apparirà tale solo in una infima minoranza di punti di osservazione dello spazio circostante. La conseguenza-beffa per la fisica odierna è che solo pochissime stelle ci appaiono statisticamente pulsanti, perché come osservatori ci troviamo casualmente lungo una soglia critica del loro campo di propagazione. In realtà, tutte le stelle sono delle PULSAR: solo che disgraziatamente non ce ne possiamo accorgere.  Via quindi il COLLASSO GRAVITAZIONALE, le STELLE DI NEUTRONI e i BUCHI NERI ed il BIG-BANG. L'universo è infinito, è sempre esistito ed è alla base dei sistemi infiniti.



#13 SauroClaudio

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Inviato 03 ottobre 2017 - 05:56

Mi sono riletto quanto dice Anton Zeilinger e parla proprio di un teletrasporto immediato, tanto che alla domanda risponde:

 

Prof. Zeilinger cosa state facendo?

 

Stiamo trasferendo le proprietà delle particelle di luce ad una certa distanza dentro altre particelle di luce, senza ritardo.

 

Quel “senza ritardo” indica che è immediato, non centra la velocità della luce. Non si tratta del teletrasporto da Milano a Roma che alla velocità della luce potrebbe sembrare immediato, ma del teletrasporto anche su una galassia distante anche un miliardo di anni luce “immediato”, cioè significa che quel miliardo di anni che la luce impiegherebbe vengono annullati. Quando gli chiedono:

 

Quali pensa che siano i limiti del teletrasporto?

 

Chi lo sa, forse tra un migliaio di anni saremo davvero capaci di teleportare una tazza di caffè senza ritardo. Ma attenzione: anche la più piccola interferenza potrebbe significare che la tazza arrivi senza il manico. Questo metodo è di gran lunga troppo pericoloso per gli umani.

 

Il fatto che ipotizzi che sarà possibile trasportare una massa ad una distanza praticamente infinita in un tempo che è zero, significa che il teletrasporto non tiene conto della formula E=M*C^2.

 

In questa sua esposizione Anton Zeilinger è chiarissimo e mi stupisco il modo in cui avete cercato di risolvere il problema, e cioè che anche il teletrasporto non può superare la velocità della luce. Quel "senza ritardo" significa trasporto immediato e non ha nulla a che vedere con la velocità della luce.

 



#14 SauroClaudio

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Inviato 03 ottobre 2017 - 06:00

UNA NUOVA IPOTESI DI ATOMO DA VERIFICARE(PIER)

 

Sempre più spesso la comunità scientifica viene forzata ad accettare il fatto che gli atomi e le molecole siano come la fiamma di una candela, in cui l’energia che essa rilascia (come il calore e la luce della fiamma) deve essere bilanciata dall’energia che assorbe, come la cera della candela e l’ossigeno dell’aria, tale apparente “moto perpetuo” (assorbire ed espellere) dentro l’atomo viene spiegato semplicemente come “la magia della meccanica quantistica”, od ancora “il respiro dell’universo”.

A metà dell’ottocento Louis Pasteur aveva scoperto che il blocco di vita in formazione noto come “protoplasma” era intrinsecamente non simmetrico, e che le colonie di microbi crescevano in una struttura a spirale nota come numeri di Fibonacci, Sezione Aurea, o spirale “phi”; inoltre aveva notato che queste proporzioni in espansione corrispondevano anche alla struttura presente in natura su parti di alcune piante, insetti, animali, uomini ecc. da tali osservazioni si potrebbe quindi dedurre che alla base della materia vi è una forma di energia invisibile a forma di spirale logaritmica.

Dopo aver stabilito che tutti i campi come la forza gravitazionale e quella elettromagnetica sono semplicemente differenti forme di etere informatico in movimento, abbiamo trovato un’ ipotesi scientifica per spiegare il concetto di gravità, ed una semplice e chiara ragione per la quale essa dovrebbe esistere.

Per cui possiamo osservare che ogni atomo, molecola ecc. devono essere sostenuti da un continuo flusso di energia eterica, che è la stessa energia che interviene nella creazione della Terra e che fluttua dentro di noi, ed ecco che allora noi restiamo impigliati nella corrente gigante del fiume di energia che scorre all’interno della Terra e di tutto l’Universo esattamente come le zanzare restano incastrate in una zanzariera mentre l’aria continua a fluire attraverso la retina.

Quasi tutti gli scienziati “tradizionali” ritengono che le teorie della relatività di Einstein, eliminino alla base la necessità di fare riferimento all’etere; ed invece Einstein sosteneva il rifiuto dell’etere nel 1910, che corrisponde all’anno in cui la scienza ufficiale ritiene conclusa la riflessione di Einstein sull’argomento, ma nel 1920 lo stesso Einstein invece affermava che in realtà l’ipotesi dell’esistenza dell’etere non contraddice la teoria sulla relatività, e nel 1924 ancora scrive: “nella fisica teoretica non andiamo da nessuna parte senza l’etere, cioè un continuum di proprietà fisiche definite, in quanto la teoria generale della relatività esclude un’azione diretta a lungo raggio, e ogni teoria a breve raggio assume la presenza di campi continui, e quindi conseguentemente l’esistenza dell’etere”.

Nel 1913, il fisico Eli Cartan dimostrò per primo che la “fabbrica” o flusso di spazio e tempo nella teoria della relatività generale di Einstein non solo curvava, ma possedeva in sé stessa anche un movimento di rotazione spiraliforme conosciuto come torsione; questa parte della fisica viene collegata esplicitamente alla teoria Einstein-Cartan, o ECT; da notare che la teoria di Cartan da principio non venne presa troppo sul serio, poiché venne fuori prima dell’epoca della fisica quantistica, successivamente nei primi anni ’70 studi più approfonditi crearono un grande interesse verso la conoscenza più dettagliata dei campi torsionali.

Nelle sue ricerche Ginzburg scoprì che potevano essere effettuate poche semplici modifiche alle comuni equazioni facenti parte della teoria della relatività di Einstein, senza con questo creare discordanze con le osservazioni scientifiche già note, in quanto che la teoria della relatività afferma che un oggetto aumenta gradualmente la sua massa una volta che è stato sottoposto ad accelerazione, e secondo il pensiero scientifico convenzionale nessun oggetto può superare la velocità della luce perché appena esso raggiunge tale velocità l’oggetto diventerebbe infinitamente grande come massa.

Ginzburg invece ipotizzò che era possibile invertire completamente queste equazioni senza violare alcuna regola scientifica, il che stava a significare che l’oggetto in movimento invece di diventare più grande avrebbe addirittura rilasciato energia verso l’etere, provocando così la perdita graduale di tutte le sue caratteristiche profonde di massa gravitazionale, massa inerziale e polarità elettrica, qualora avesse raggiunto la velocità della luce. Ginzburg presenta questi nuovi concetti nei seguenti termini in cui le caratteristiche principali di queste nuove equazioni sono:

1)Sia la massa gravitazionale che quella inerziale di una particella decrescono quando la sua velocità aumenta.

2)La polarità elettrica di una particella decresce allo stesso modo quando la sua velocità aumenta.

Da tali affermazioni si evince il fatto che la massa complessiva di un oggetto è rappresentata sia dalla massa gravitazionale che da quella inerziale, le quali sono semplicemente misure del comportamento della gravità e dell’inerzia su di un oggetto.

Curiosamente qui possiamo notare che la gravità e l’inerzia manifestano essenzialmente effetti identici sulla materia. Tale principio è noto anche come il “Principio di Equivalenza” di Einstein che ci mostra che la gravità e l’inerzia sono due forme di stessa intensità inerenti la stessa forma di energia, con una gravità che si muove verso in giù, e l’inerzia che provoca la resistenza al movimento nello spazio.

Continuando sulla strada tracciata dagli studi di Ginzburg si arriva ad enunciare il fenomeno fisico che dice: solo quando una particella è a riposo può essere considerata come materia pura, appena la particella comincia a muoversi nello spazio, la sua massa gravitazionale e la polarità elettrica inizieranno a decrescere in accordo con le nuove equazioni relativistiche, così che una parte della sua materia sarà convertita in un campo, e quindi quando la velocità della particella diventerà uguale all’ultima velocità di campo a spirale “C”, la sua massa gravitazionale e polarità elettrica diventeranno uguali allo zero, ed a quel punto la materia sarà completamente convertita in un “campo puro”. Da notare che l’ultima velocità di campo a spirale “C” menzionata da Ginzburg è leggermente più alta della normale velocità della luce, a causa del percorso a spirale che egli ritiene ogni energia debba seguire.

Questo semplice cambio nelle equazioni della relatività base porta quindi ad una nuova visione della fisica quantica della trasmutazione, contenente il concetto che un oggetto può sparire completamente dalla nostra realtà fisica conosciuta; tale fatto ci conduce direttamente verso un nuovo e grande interrogativo: sparisce si, ma per andare a finire dove?

Ginzburg asserisce che un oggetto diviene “campo puro” quando la sua velocità si avvicina a quella della luce, ed in ogni caso risulta piuttosto evidente che ci possono essere diversi livelli vibratori dell’etere, da qui a dedurre che quando un oggetto viene accelerato verso la velocità della luce, sia per mezzo di moto lineare, che per vibrazione interna o per azione energetica correlata, l’energia mancante e la massa vengono semplicemente spostate in un livello vibratorio di etere più elevato che potremmo anche definire come diversa densità.

Veniamo a conoscenza che alcuni scienziati come ad esempio Kozyrev, Mishin, Aspden, Tesla e Keely avevano già scoperto in modo indipendente che l’etere può presentarsi suddiviso in differenti livelli di densità, per cui la materia e l’energia assumono modalità diverse di presentazione a seconda del loro grado di densità eterica.

Il nuovo modello di Ginzburg ci porta a considerare l’idea che gli atomi e le molecole sono in realtà semplicemente formazioni di vortici, come anelli di fumo o mulinelli, i quali vanno a formare all’interno di questo etere fluido ciò che egli chiama “dynosfera”, anche se Ginzburg e molti altri hanno fornito molte evidenti prove dei loro asserti, la maggior parte degli scienziati ufficiali continuano ad ignorare questi concetti restando fermi all’interno di confortevoli edifici di pensiero basati sul concetto che gli atomi sono costituiti da “particelle”, dove Niels Bohr per primo portò avanti il modello dell’atomo detto “magnetron”, basato sulle particelle che orbitano le une con le altre come un piccolo sistema solare, e molti non sanno che questo modello non può essere vero ed è in realtà fuorviante poiché una grande quantità di esperimenti scientifici conferma che le cosiddette “particelle” si comportano in realtà come se fossero onde.

Tale controverso fatto porta a indurre uno stato di confusione scientifica, come lo dimostra ad esempio il paradosso del gatto di Schroedinger, ed il principio di indeterminazione di Heisenberg, entrambi i quali cercano di dirci che gli atomi non sono reali, ma risultano essere solo una probabilità a livello quantico; per cui avere dei concetti di fisica di base fondati sul non reale come fondamento di una scienza della materia che affonda le sue radici sulla concretezza materiale della massa, sembra un assurdo inconciliabile, eppure regge ormai da parecchio tempo. "



#15 giuliano47

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Inviato 03 ottobre 2017 - 06:08

In realtà, tutte le stelle sono delle PULSAR: solo che disgraziatamente non ce ne possiamo accorgere.  Via quindi il COLLASSO GRAVITAZIONALE, le STELLE DI NEUTRONI e i BUCHI NERI ed il BIG-BANG. L'universo è infinito, è sempre esistito ed è alla base dei sistemi infiniti.

Ancora Renato Palmieri?



#16 SauroClaudio

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Inviato 03 ottobre 2017 - 06:14

Ancora Renato Palmieri?

Mi piace, cosa vuoi farci???



#17 SauroClaudio

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Inviato 03 ottobre 2017 - 06:26

Non c'è nessuna formula nè di fisica tradizionale, nè di fisica quantistica e neppure nella Teoria delle Stringhe che spieghi i la VITA con una o più formule; come già detto questo non può essere perchè la VITA rientra nei sistemi infiniti.

 



#18 giuliano47

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Inviato 03 ottobre 2017 - 06:34

Non c'è nessuna formula nè di fisica tradizionale, nè di fisica quantistica e neppure nella Teoria delle Stringhe che sieghi la VITA; come già detto questo non può essere perchè la VITA rientra nei sistemi infiniti.

 

Veramente e' compito della biologia. E comunque l'Input per comprendere qualcosa della molecola del DNA fu di un fisico quantistico: Schrödinger.



#19 SauroClaudio

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Inviato 03 ottobre 2017 - 06:59

Veramente e' compito della biologia. E comunque l'Input per comprendere qualcosa della molecola del DNA fu di un fisico quantistico: Schrödinger.

Il DNA c'è anche nei cadaveri tale e quale. Non parliamo poi del pensiero e del pensiero critico-intuitivo...



#20 SauroClaudio

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Inviato 03 ottobre 2017 - 10:40

Del resto lo studio di Laurence Hecht pone effettivamente alcuni interrogativi:

 la prima chiede di spiegare come sia possibile che le cariche positive possano superare la repulsione elettrostatica colombiana fin tanto da agglomerarsi nel nucleo centrale;

la seconda (largamente diffusa tra i chimici del tempo) è mossa a partire dalla constatazione che gli elettroni orbitanti non sono compatibili con l'evidenza ricavata dalla stereochimica e dalla cristallografia, indicante la costanza degli angoli con cui tipicamente i legami interatomici si presentano;

 la terza contesta l'affidamento esclusivo ai dati della spettroscopia, senza alcun riguardo per altre indicazioni sperimentali.

Partilò dal secondo interrogativo:

35825271095_581186ed23_m.jpgAnthocyanidins.svg by Claudio Sauro, su Flickr

Questa è la molecola dell'antocianina del mirtillo, per intenderci quello che da il colore viola al mirtillo. Fondamentale è l'anello benzolico a destra che in natura si dispone sempre in modalità TRANS. Le antocianine non si riesce a sintetizzarli, (come anche la DIGOSSINA della DIGITALE)perchè ne risulta una molecola piatta e non si riesce ad ottenere la modalità TRANS. E' interessante che se la molecola è piatta perde qualsiasi proprietà terapeutica (come per la DIGOSSINA per cui sono costretti a coltivare la digitale), ma non solo, perde anche il colore, ne risulta una molecola completamente incolore. Se l'anello benzolico a destra è invece disposto in senso contrario si dispone secondo la modalità CIS e ne risulta un colore verde, credo che la molecola in modalità CIS sia piuttosto tossica. Questa incapacità a sintetizzare molecole in modalita CIS o TRAN è uno dei grossi limiti della biochimica attuale. L'antrochinone del mirtillo ha anche un azione antitumorale ed ha spinto numerosi Centri Oncologici d'Europa (cappeggiati dal Prof. Veronesi) a produrre i pomodori viola, introducendo nel genoma del pomodoro il gene dell'antrochinone del mirtillo, anzi, no credo sia l'antocianina che conferisce il colore viola alla Bocca di Leone. I pomodori viola purtroppo hanno avuto poco successo, in compenso sono riusciti ad ottenere le patate viola sempre in versione OGM, convinti, gli oncologi, che una maggior diffusione nell'alimentazione delle antocianine contribuisse a ridurre l'incidenza di tumori. Quello che premevo dire è che qui siamo in ambito molecolare dove la disposizione elettronica dell'atomo gioca un ruolo determinante. Pertanto, per la configurazione dell'orbitale elettronico, perchè si disponga in CIS o in TRAN dovremmo ipotizzare una configurazione rigida, e cioè che l'orbitale si disponga sempre sullo stesso piano o in piani leggermente diversi tanto da dare il CIS il TRANS o il PIATTO, ma sempre in disposizioe rigida. Questo non so se contraddica alcuni aspetti della fisica quantistica, deve essere un fisico a dirmelo. Nè si può trovare la scusa che il subatomico non ha niente a che vedere con l'atomico perchè qui si parla proprio di orbitali.

La seconda domanda: ""la seconda (largamente diffusa tra i chimici del tempo) è mossa a partire dalla constatazione che gli elettroni orbitanti non sono compatibili con l'evidenza ricavata dalla stereochimica e dalla cristallografia, indicante la costanza degli angoli con cui tipicamente i legami interatomici si presentano;""

Qui ho voluto riportare la configurazione rigidamente cubica di un cristallo di NaCl ovvero comune sale da cucina; non dovete rifarvi ai cristalli maggiori che sono degli agglomerati di cristalli, ma alla forma veramente molecolare del NaCl come si presenterebbe nel cristallo più piccolo possibile. Ora la domanda è leggittima :"come possono gli elettroni orbitanti (secondo un orbitale) essere compatibili con la costanza degli angoli che si ripete all'infinito, sempre quella.

 

27856360960_b14455d24c_b.jpg200px-NaCl_polyhedra ingr by Claudio Sauro, su Flickr

 

 

E' interessante poi la prima domanda anche se l'ho tenuta per ultima: " chiede di spiegare come sia possibile che le cariche positive possano superare la repulsione elettrostatica colombiana fin tanto da agglomerarsi nel nucleo centrale

 E' interessante l'interpretazione che ne da Laurence Hecht anche in base alle considerazione di numerosi altri fisici: ""Considerando i protoni come coppie di particelle-onde di Weber oscillanti in opposizione diagonale (quel che Weber propose come stato legato stabile di oscillazione lineare di due cariche di ugual segno, come conseguenza dalla sua Legge Fondamentale dell'Elettricità del 1846 [3]), piuttosto naturalmente cadde la prima obiezione alla repulsione coulombiana tra di essi. In secondo luogo, considerando gli elettroni extranucleari come orbite elicoidali ("a forma di cavatappi", dice l'autore, NdT) modellate dal campo indotto dalle continue accelerazioni e decelerazioni delle coppie di protoni, anche la valida obiezione dei chimici alla trovata di Bohr e Sommerfeld fu superata. Gli elettroni, così, non orbitano attorno al nucleo con ogni angolazione (azimut), ma sono vincolati ad assumere certi orientamenti in corrispondenza delle direzioni delle diagonali dei solidi platonici. L'orientamento nucleare determina così le possibilità dei legami chimici.

Interessanti sono anche lo constatazioni successive:

 Nello stesso periodo 1999-2006, notai che la costante d'azione di Planck avrebbe potuto essere interpretata come un'azione fisica (cioè proprio il prodotto di una massa, di una velocità e di una lunghezza [raggio, NdT]), in cui la massa fosse quella dell'elettone, la velocità quella della luce e la lunghezza il valore assunto dalla lunghezza critica (ρ) di Weber . La costante di Planck h è il prodotto di queste quantità, ulteriormente moltiplicato per l'inverso di [la costante di struttura fine] a (approssimativamente uguale a 137):

 

 

37349985992_1f9a5e5f3a_m.jpgformula_h by Claudio Sauro, su Flickr

 

Questo implica che il risonatore armonico ipotizzato da Planck potrebbe essere identico alla collezione di 137 elettroni appaiati secondo la modalità proposta da Weber. Nella concezione dello scienziato tedesco dello stato legato stabile di due cariche di ugual segno, queste ultime oscillano lungo un segmento di lunghezza ρ, accelerando verso il centro, ove si trapassano, e decelerando verso gli estremi del segmento, fino alla massima distanza di separazione, appunto ρ.

Ed infine la rivelazione cruciale: "

 

 

Velocità relativa maggiore di c

 

 

Tra le conclusioni più interessanti dell'esperimento di Weber e Kohlrausch vi fu che la velocità relativa alla quale la forza tra due cariche in moto si riduce a zero è uguale alla radice quadrata del doppio della velocità della luce. Il valore definisce il rapporto tra l'unità di forza elettromagnetica e l'unità di forza elettrostatica, ed è incorporato nel sistema della fisica moderna. Dunque non v'è contraddizione, ma piuttosto una completa corrispondenza tra i risultati dell'esperimento e ogni altra successiva misura elettrodinamica. La contraddizione con i risultati della relatività speciale, per cui la velocità c costituisce un massimo insuperabile, normalmente non si considera, poiché la formulazione del 1871 di Weber è sconosciuta o ignorata.

Faccio notare però che le successive considerazioni sono state fatte nel 2009, e cioè quando la formula di Einstein era stata già messa nel tabernacolo della scienza. Insomma le considerazioni di Laurence Hecht e di altri eminenti scienziati e sperimentatori non sono state prese nella minima considerazione. Chiaramente tali considerazioni visto tutto il contesto e le considerazioni, io le ritengo valide, pertanto il titolo iniziale che ho dato a questa discussione è pienamente leggittimo, e convalidato da considerazioni successive. Se l'elettrone, che ha massa, arriva ad avere una velocità doppia di quella della luce tutto l'impianto Einsteniano salta, e non tiratemi fuori gli apparecchi GPS dal momento che i satelliti che dovrebbero calcolare il presunto ritardo, in realtà sono soggetti al ritardo dei transistor e dell'apparecchiatura elettronica che portano, e vengono regolati da terra perchè il valore abbia attendibilità.






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