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I feticci


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184 risposte a questa discussione

#141 Menkalinan

Menkalinan

    quark charm

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Inviato 08 giugno 2017 - 06:56

Ho letto tantissimo sulla Sindone, appunto per questo affermo che non c'è certezza. Ma non lo affermo io, eh. Quasi tutti gli esami son stati contestati: io di fronte a dati del genere, mi permetto di dire che non c'è certezza.

Se tu hai qualche link da suggerire che ci aiuti a toglierci ogni dubbio, linka pure.

 

Ogni dubbio no :D , penso nessuno si arroghi  queste facoltà, però magari qualche ragionevole dubbio...non so, dipende molto dall' obiettività e dallo spirito analitico di chi legge una ricerca.

 

"5. Perché la Sindone è il lenzuolo funerario di Cristo

C'è una perfetta coincidenza tra le narrazioni dei quattro Vangeli sulla Passione di Cristo e quanto si osserva sulla Sindone, anche riguardo ai particolari "personalizzati" del supplizio.
 

  • La flagellazione come pena a sé stante, troppo abbondante per essere il preludio della crocifissione (120 colpi invece degli ordinari 21).

  • La coronazione di spine, fatto del tutto insolito.

  • Il trasporto del patibulum.

  • La sospensione ad una croce con i chiodi invece delle più comuni corde.

  • L'assenza di crurifragio.

  • La ferita al costato inferta dopo la morte, con fuoruscita di sangue e siero.

  • Il mancato lavaggio del cadavere (per la morte violenta e una sepoltura affrettata).

  • L'avvolgimento del corpo in un lenzuolo pregiato e la deposizione in una tomba propria invece della fine in una fossa comune.

  • Il breve tempo di permanenza nel lenzuolo."

http://www.sindone.info/STUDI.HTM


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La scienza non può svelare il mistero fondamentale della natura. E questo perché, in ultima analisi, noi stessi siamo parte dell'enigma che stiamo cercando di risolvere. (Max Planck)




#142 Lunanerina

Lunanerina

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Inviato 08 giugno 2017 - 08:31

nessuno sceglierebbe di adorare un padre-padrone che pretende di farsi amare, obbedire e temere contemporaneamente   

Vedila come vuoi, in ogni caso non è una scelta, per le ragioni che ho detto.


"Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Sia benedetto il nome del Signore" ( Giobbe 1:21 )


#143 Myfriend

Myfriend

    Utente Esperto

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Inviato 09 giugno 2017 - 07:44

Vedila come vuoi, in ogni caso non è una scelta, per le ragioni che ho detto.

La "fede" è un "transfert". Cioè è un processo psicologico per cui si "trasferisce" sulla chiesa - qualunque chiesa - la figura autorevole dei propri genitori. La "fede" è figlia della volontà inconscia di perpetuare la relazione di sottomissione figlio-genitori in cui si sostituiscono i propri genitori con una struttura organizzata alla quale ci sottomettiamo.

 

Psicologicamente si chiama "rifiuto del cambiamento". E' la volontà inconscia di perpetuare la nostra condizione di figli per rimanere nel giardino dell'Eden dell'infanzia, quando tutto era chiaro e la sottomissione all'autorevolezza dei nostri genitori ci dava un senso di protezione e di felicità.

 

Chi invece ha effettuato il processo psicologico di staccarsi dalla propria condizione di figlio (la fase di "ribellione" verso l'autorità dei genitori), ha sostituito i proprio genitori con la propria "presunzione" e il proprio "delirio di onnipotenza". Questo è l'ateismo: una "fede" non in una struttura-organizzazione che sostituisce l'autorità dei nostri genitori, ma una "fede" nel proprio "delirio di onnipotenza".

Anche "l'ateo", però, può vivere momenti di insicurezza psicologica ed è per questo che anche "l'ateo", spesso, si rifugia in una "chiesa" atea. Cioè una organizzazione che confermi il suo "delirio di onnipotenza", che lo rinforzi e che sia di sostegno al suo "delirio di onnipotenza" (è la fase psicologica dell' individualismo che diventa il proprio totem).

 

Sono processi psichici e di "maturazione" psicologica che la psicologia conosce molto bene e che ha già analizzato e chiarito da tempo.

Basta informarsi.

E' per questo che un "religioso" e un "ateo" non potranno mai intendersi e mai potranno accettarsi l'un l'altro. Non potranno mai dialogare e si concepiranno sempre come "rivali". Perchè vivono fasi di maturazione psicologica diverse. Perchè sono in fasi psicologiche diverse.

 

Non sono io a dirlo eh...non prendetevela con me. E' la psicologia a dirlo.

Dopodichè....credete pure a ciò che vi pare e a tutti i "feticci" che vi pare; feticci religiosi o atei che siano. Perchè esistono anche i feticci atei eh....uhhhhh se esistono. La "fede" nei feticci è solo la proiezione mentale su un "oggetto" della fase psicologica che stiamo vivendo. E' per questo che esistono feticci "religiosi" e feticci "atei". A ognuno i propri feticci. :icon_biggrin:


Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita.

#144 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 09 giugno 2017 - 08:59

La "fede" è un "transfert". Cioè è un processo psicologico per cui si "trasferisce" sulla chiesa - qualunque chiesa - la figura autorevole dei propri genitori. E' il perpetuare della relazione di sottomissione figlio-genitori in cui si sostituiscono i propri genitori con una struttura organizzata alla quale ci sottomettiamo.

Psicologicamente si definisce "rifiuto del cambiamento". E' il tentativo inconscio di perpetuare la nostra condizione di figli per rimanere nel giardino dell'Eden dell'infanzia, quando tutto era chiaro e la sottomissione all'autorevolezza dei nostri genitori ci dava un senso di protezione e di felicità.

Chi invece ha effettuato il processo psicologico di staccarsi dalla propria condizione di figlio (la fase di "ribellione" verso l'autorità dei genitori), ha sostituito i proprio genitori con la propria "presunzione" e il proprio "delirio di onnipotenza". Questo è l'ateismo: una "fede" non in una struttura-organizzazione che sostituisce l'autorità dei nostri genitori, ma una "fede" nel proprio "delirio di onnipotenza".
Anche "l'ateo", però, può vivere momenti di insicurezza psicologica ed è per questo che anche "l'ateo", spesso, si rifugia in una "chiesa" atea. Cioè una organizzazione che confermi il suo "delirio di onnipotenza", che lo rinforzi e che sia di sostegno al suo "delirio di onnipotenza" (è la fase psicologica dell' individualismo che diventa il proprio totem).

Sono processi psichici e di "maturazione" psicologica che la psicologia conosce molto bene e che ha già analizzato e chiarito da tempo.
Basta informarsi.
E' per questo che un "religioso" e un "ateo" non potranno mai intendersi e mai potranno accettarsi l'un l'altro. Non potranno mai dialogare e si concepiranno sempre come "rivali". Perchè vivono fasi di maturazione psicologica diverse. Perchè sono in fasi psicologiche diverse.

Non sono io a dirlo eh...non prendetevela con me. E' la psicologia a dirlo.
Dopodichè....credete pure a ciò che vi pare e a tutti i "feticci" che vi pare; feticci religiosi o atei che siano. Perchè esistono anche i feticci atei eh....uhhhhh se esistono. La "fede" nei feticci è solo una proiezione mentale della fase psicologica che stiamo vivendo. E' per questo che esistono feticci "religiosi" e feticci "atei". A ognuno i propri feticci. :icon_biggrin:

una volta tanto sono abbastanza d'accordo con il tuo discorso, ma ti chiedo di completarlo illustrandone quali siano secondo te i possibili feticci atei.
Tuttavia mi permetto di osservare che la visione che hai della Chiesa (cattolica suppongo o forse le chiese e le organizzazioni religiose in generale) in questo commento non tiene conto della dimensione personale della fede, quella che sgorga dal cuore, condizione necessaria e sufficiente per dirsi credente a prescindere dal riconoscimento in un'organizzazione strutturata, che in ordine di importanza arriva dopo.

Nel senso: la tua disamina psicologica non guarda la fede in se' come dono, guarda più l'organizzazione strutturata, ovvero ciò che è evidente dall'esterno.
Ma così come è assolutamente possibile avere fede in Cristo (qui si parla prevalentemente di cristianesimo) senza una Chiesa, allo stesso modo è possibile essere ligi ai dettami ecclesiastici (frequenza, rispetto delle regole) senza il moto interiore di una fede autentica.
E questo VA detto.
Che è ciò che contraddistingueva il fariseismo, infatti non vorremmo credere che il problema del comportarsi da soloni farisei sia terminato con il distacco del cristianesimo dall'ebraismo.

Anzi il problema del l'atteggiamento farisaico è talmente trasversale ed indipendente dal credere che è un comportamento che può essere tranquillamente adottato in un'ottica atea.
Il sentirsi "quelli giusti" che stanno nel giusto "perché noi si seguono le regole e voi no" ed il sentirsi giustificati "di fronte alla folla" e' proprio una peculiarità umana.

Per questo credo che il distinguo sia fondamentale, altrimenti si finisce per giudicare l'insieme dei fedeli con i parametri dei fedeli di facciata, e questa sarebbe una lettura del tutto falsata.

un'altra cosa: non è tanto la Chiesa ad essere genitore ma è Dio ad esserci Padre attivando quel meccanismo che tuttavia non è necessariamente indice di poca maturazione psicologica, tanto è vero che esistono le chiamate alla fede tardive nella vita di uomini e donne che hanno già maturato un'autonomia psicologica.
Casomai il riconoscersi creatura e non creatore pone in un'ottica che offre la possibilità di aiutare a maturare psicologicamente superando il delirio dell'ego assoluto.
Insomma c'è un'umilta' che è sottomissione e debolezza ma esiste anche un'umilta' che è dignità e consapevolezza.
Rimasi sconvolta nella mia prima tardiva lettura dei Vangeli perché nella figura di Cristo non vidi la figura dell'uomo buonista ed accomodante che diffondeva una certa propaganda anestetizzante della religione, vidi l'ira del Giusto, vidi un uomo forte ed autorevole che non si faceva scrupolo di esternare la propria giusta indignazione ne' di dire pane al pane.
Tanto è vero che è stato crocifisso proprio per questo.

#145 Anarko

Anarko

    L'immancabile Luce dello Spirito

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Inviato 09 giugno 2017 - 09:34

una volta tanto sono abbastanza d'accordo con il tuo discorso, ma ti chiedo di completarlo illustrandone quali siano secondo te i possibili feticci atei.
Tuttavia mi permetto di osservare che la visione che hai della Chiesa (cattolica suppongo o forse le chiese e le organizzazioni religiose in generale) in questo commento non tiene conto della dimensione personale della fede, quella che sgorga dal cuore, condizione necessaria e sufficiente per dirsi credente a prescindere dal riconoscimento in un'organizzazione strutturata, che in ordine di importanza arriva dopo.

 

Il problema di questa considerazione è che è appunto del tutto personale e "autovalidante".

 

Considerare la fede sgorgante dal cuore o come Dono è una conseguenza del fatto di avere fede.

 

Io ho Fede in Gesù.

Gesù esiste.

Gesù mi ha donato la fede.

Io ho Fede in Gesù.

ecc....

 

La Fede per chi non ce l'ha è un concetto totalmente astratto ed arbitrario.

Chi dice di averla, ovviamente non può fare niente per trasmettere questa sensazione.

 

Comunque piace anche a me il discorso di Myfriend.

Però vorrei chiedergli quale sarebbe la giusta VIA, tra il "rifiuto del cambiamento" e il "delirio di onnipotenza"


Non vorrei mai guardarti negli occhi e non vedere più luce.


#146 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 09 giugno 2017 - 09:56

Il problema di questa considerazione è che è appunto del tutto personale e "autovalidante".

 

Considerare la fede sgorgante dal cuore o come Dono è una conseguenza del fatto di avere fede.

 

Io ho Fede in Gesù.

Gesù esiste.

Gesù mi ha donato la fede.

Io ho Fede in Gesù.

ecc....

non credo di avere capito bene.

"Io ho fede in Gesù" non può esistere senza "Gesù esiste". Cioè non sono due passaggi separati. E' un unico step.

Quello che forse non puoi capire è che questa illuminazione "Gesù esiste!" può investirti improvvisamente.

 

Ovvero non è necessariamente scaturita da una serie di ragionamenti uno conseguenza dell'altro.

 

Per questo, è possibile parlare di "dono".



#147 Anarko

Anarko

    L'immancabile Luce dello Spirito

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Inviato 09 giugno 2017 - 10:12

non credo di avere capito bene.

"Io ho fede in Gesù" non può esistere senza "Gesù esiste". Cioè non sono due passaggi separati. E' un unico step.

Quello che forse non puoi capire è che questa illuminazione "Gesù esiste!" può investirti improvvisamente.

 

Ovvero non è necessariamente scaturita da una serie di ragionamenti uno conseguenza dell'altro.

 

Per questo, è possibile parlare di "dono".

 

Si, infatti il mio non era un ragionamento sequenziale, ma avevo evidenziato come fosse circolare e chiuso in sè stesso.

Di conseguenza non ci sono punti di partenza solidi da cui far partire la sequenza.

 

E' un ragionamento (anche se non è la parola esatta) che si regge da solo.

Ed è proprio per questo che non vi è altra soluzione che parlare di "dono" o di un qualcosa che sgorga dal "cuore."

 

Analogamente.

 

"Io ho fede in Babbo Natale.

Babbo Natale esiste.

Babbo Natale mi ha donato la fede in lui, oltre alla Xbox."

 

"Ma dai, Babbo Natale non esiste".

 

"Eh, se non hai fede, non puoi capire. E con la Xbox ci gioco solo io."


Non vorrei mai guardarti negli occhi e non vedere più luce.


#148 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 09 giugno 2017 - 10:27

Si, infatti il mio non era un ragionamento sequenziale, ma avevo evidenziato come fosse circolare e chiuso in sè stesso.
Di conseguenza non ci sono punti di partenza solidi da cui far partire la sequenza.

Anarko, il punto è che non è una sequenza. :D
Ti stai lamentando che non ci siano punti di partenza solidi per fare partire una sequenza che non c'è. :roll:

E' un ragionamento (anche se non è la parola esatta) che si regge da solo.

non è necessariamente un ragionamento.
Quando leggi il ragionamento dei filosofi che intendono dimostrare l'esistenza di Dio, è tutta completamente un'altra questione.

Ed è proprio per questo che non vi è altra soluzione che parlare di "dono" o di un qualcosa che sgorga dal "cuore."

io ti sto parlando di una consapevolezza, di un'illuminazione improvvisa, di un'intuizione, e tu parli di un ragionamento.

Mettiamola così ma guarda che la semplifico e purtroppo la banalizzo.
La fede è amore.
quando tu ami qualcuno, in che punto dell'amore ti fai il ragionamento del perchè amare proprio quella determinata persona?
quando GIA' la ami.
Inizialmente ti attrae e dopo un pò arrivi ad un punto di non ritorno, ed a quel punto dai un nome alle tue ragioni e trovi
le giustificazioni razionali a qualcosa che razionale non è, perchè se l'amore fosse una scelta razionale allora avresti amato
quella più ricca più alta e più compatibile col tuo carattere che abitava più vicino e non avresti speso tanti soldi in benza.

E' un esempio grossolano eh. ma per farti entrare di sghimbescio nell'ottica.



#149 Myfriend

Myfriend

    Utente Esperto

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Inviato 09 giugno 2017 - 10:35

@cimy e altri

 

I feticci sono solo oggetti. Di per sè, in quanto oggetti, sono neutri. Tutto dipende dal "potere" che noi gli attribuiamo. E il potere che noi gli attribuiamo nasce quando proiettiamo su questi oggetti il nostro stato psicologico.

I feticci della "fede" atea-individualista possono essere i più diversi. Dipende da persona a persona. Perchè ogni persona ha i propri oggetti preferiti ai quali attribuisce il potere di esaltare il proprio individualismo e il proprio "delirio di onnipotenza".

Non farei una lista. Ma non è difficile immaginarla. Basta un pizzico di fantasia. :icon_biggrin:

 

Nel senso: la tua disamina psicologica non guarda la fede in se' come dono, guarda più l'organizzazione strutturata, ovvero ciò che è evidente dall'esterno.

 

Il processo di "transfert" psicologico riguarda la sostituzione dell'autorevolezza dei propri genitori con l'autorevolezza di una chiesa (qualunque chiesa di qualunque religione). Ma non si ferma solo alla sottomissione psicologica alla stuttura e alla organizzazione, ovviamente. E non riguarda tanto questo.

Il processo è più articolato e il vero oggetto del "transfert" è un'altra cosa. Che cosa?

 

Quando eravamo bambini i nostri genitori erano "la chiave interpretativa e di lettura del mondo". Quindi non c'è solo la sottomissione alle figure genitoriali (la chiesa), ma c'è soprattutto la competa assimilazione della "lettura del mondo" che ci davano i nostri genitori (cioè, quella che viene trasmessa dalla chiesa e che viene chiamata "fede").

E proprio questo è il vero oggetto del "transfert". Cioè l'assimilazione della "lettura del mondo". Da quella dei nostri genitori a quella della chiesa (la "fede").

Questo è il cuore della dinamica genitori-figli. E questo è il cuore del "transfert" dai genitori alla chiesa: non tanto e non solo la sottomissione alla struttura, quanto piuttosto la completa assimilazione della "lettura del mondo".

Infatti con la struttura si possono avere anche dei conflitti (esattamente come da bambini vivevamo conflitti con i nostri genitori). Ma il vero "transfert" riguarda la "lettura del mondo".

 

Spesso chi ha "fede" critica la chiesa o si ha con la chiesa un rapporto conflittuale e la chiesa stessa viene messa in discussione. Ma nonostante questo si assume totalmente e acriticamente la "visione del mondo" che viene trasmessa dalla chiesa (cioè la "fede"). Cioè la lettura del mondo (il peccato, il giudizio, la figura di Gesù, il senso della sua missione, la salvezza etc etc). E questa non viene mai messa in discussione. Questo è il vero oggetto del "transfert".

Il vero "transfert", quindi, non riguarda tanto la fede nella struttura (con la quale si possono avere rapporti anche conflittuali), ma la visione del mondo che ci proviene dalla stuttura (cioè la "fede"). Proprio perchè noi "trasferiamo" sulla chiesa l'autorevolezza dei nostri genitori anche se viviamo con essa rapporti conflittuali.

Anche i bambini, infatti, vivono spesso rapporti conflittuali con i propri genitori (fanno i capricci e disubbidiscono), ma assumono comunque da questi la "chiave interpretativa e di lettura del mondo". E la "chiave interpretativa e di lettura del mondo" è il vero oggetto del "transfert".

 

E un'altra cosa: non è tanto la Chiesa ad essere genitore ma è Dio ad esserci Padre.

 

Questo è proprio un elemento della "chiave interpretativa e della visione del mondo" che viene trasmessa dalla chiesa e che chiamiamo "fede". La chiave interpretativa e di lettura del mondo della chiesa diventa la nostra "fede". Questo è il "transfert".

 

Tanto è vero che esistono le chiamate alla fede tardive nella vita di uomini e donne che hanno già maturato un'autonomia psicologica.

Casomai il riconoscersi creatura e non creatore pone in un'ottica che offre la possibilità di aiutare a maturare psicologicamente superando il delirio dell'ego assoluto.
Insomma c'è un'umilta' che è sottomissione e debolezza ma esiste anche un'umilta' che è dignità e consapevolezza.

 

Quello che dici è vero.

Ma tutto va inquadrato all'interno degli stadi psicologici di "sviluppo spirituale". E gli stadi sono quattro.

Io non voglio e non posso dare giudizi sui singoli casi. Qui c'è uno spunto di riflessione. Chi è interessato può prenderlo in considerazione e lavorarci su. Chi non è interessato va bene uguale. Ognuno vive come vuole e, soprattutto, crede in ciò che vuole.

Ma la psicologia può essere di aiuto per chi vuole capire qualcosa in più del mondo e di se stesso.

Ovviamente la "lezione" dello psicologo è molto più articolata. Per ragioni di spazio ho dovuto condensarla e sintetizzarla. Più precisamente la suddivisione in stadi non è così netta e, spesso, in ciascuno di noi convivono stadi differenti e altri sono "borderline", cioè rimangono sul "confine" tra due stadi e continauano a oscillare.

Ma in ogni caso penso che questo spunto, anche se molto sintetizzato, possa contribuire a fare chiarezza.

 

 

Gli stadi della crescita spirituale

Nella vita spirituale esiste uno schema di progressione attraverso stadi ben identificabili. Li ho individuati durante gli anni in cui ho esercitato la professione di psicoterapeuta. Essi sono:

I Stadio: Narcisista, egoista
II Stadio: Formale, istituzionale
III Stadio: Scettico, individuale
IV Stadio: Mistico, comunitario

I bambini e probabilmente un adulto su cinque rientrano nel primo stadio. Si tratta fondamentalmente di uno stadio di spiritualità non sviluppata che ho definito egoista perchè gli adulti che ne fanno parte sembrano in genere incapaci di amare gli altri. Sebbene possano fingere l'amore (e pensare effettivamente di provarlo) mirano sempre a strumentalizzare gli altri e a trarne un vantaggio personale. Sono persone a cui non importa assolutamente nulla degli altri. Chiamo lo stadio narcisista perchè le persone che vi si trovano ritengono di essere dio e la propria volontà è l'unica religione possibile. Alcuni di questi individui sanno darsi una certa disciplina in nome dell'interesse personale e della propria ambizione e possono arrivare a posizioni di notevole prestigio e potere, diventando anche predicatori.

Di tanto in tanto capita che queste persone tocchino con mano il caos che regna in loro e che producono attorno a loro ed è questa, credo, l'esperienza più dolorosa che un uomo possa mai provare. In generale ne escono immutati. Altri si convertono al secondo stadio. Il processo è apparentemente inconscio, ma volendo razionalizzarlo è come se l'individuo si dicesse: "Qualsiasi cosa è preferibile al caos della mia vita. Sono disposto a fare qualunque cosa per liberarmi da questa situazione, persino sottomettermi a un'istituzione che mi controlli".
Per alcuni l'istituzione può essere l'esercito, dove il caos della loro vita viene regolato dalla struttura paternalistica della società militare. Per altri ancora si può trattare di un'azienda, di un guru o di qualsiasi altra entità rigidamente strutturata. Ma nella maggior parte dei casi l'istituzione a cui queste persone si rivolgono per trovare una guida è la chiesa.

Molti sono gli elementi che caratterizzano il comportamento di uomini e donne nel secondo stadio del loro sviluppo spirituale. Si tratta dello stadio in cui si trovano la maggior parte dei credenti e di coloro che frequentano chiese, guru ed enti che hanno una rigida visione del mondo (o fede). Uno di questi elementi è l'attaccamento alle forme più che ai contenuti della religione. Queste persone a volte sono talmente attaccate ai canoni che qualsiasi cambiamento della forma nell'ordine tradizionale delle cose li sconvolge. Poichè è proprio alle forme che le persone che si trovano in questo stadio del loro sviluppo spirituale devono la liberazione dal proprio caos interiore, non c'è da stupirsi che si spaventino quando qualcuno gioca liberamente con grande disinvoltura con le regole.

Un altro elemento tipico del comportamento religioso delle persone in questo stadio di sviluppo è che la loro visione di Dio corrisponde quasi completamente a quella di un Essere trascendente ed esterno a loro. Essi non accettano la concezione della divinità immanente che dimora dentro di noi.  E sebbene lo considerino un Dio d'amore, spesso pensano anche che Egli possieda, e si riservi di usare, il potere di punirci. Tuttavia ancora una volta non è un caso che la loro visione di Dio coincida con quella di un grande e benevolo Poliziotto dei Cieli, poichè è precisamente il tipo di divinità di cui hanno bisogno proprio come hanno bisogno di una religione legalitaria che imponga loro delle regole.

Fannno parte del secondo stadio di sviluppo anche coloro che non hanno mai differenziato se stessi dalla propria condizione di figlio. Queste persone non hanno mai vissuto fino in fondo la tipica ribellione adolescenziale nella quale ci si separa dall'autorità dei propri genitori e si comincia a strutturare la propria individualità. Continuano a perpetuare la loro condizione di figli sostituendo la figura dei genitori con la figura di una chiesa o di un gruppo che dia loro una rigida e strutturata visione della vita. Anche molti scienziati fanno parte di questo stadio di sviluppo. Sono quelli che trasformano la scienza in una religione.

Esistono poi i bambini che crescono e verso la fine dell'adolescenza compiono il processo di differenziazione dalla propria famiglia e di superamento dalla loro condizione di figli e cominciano a determinare la propria condotta. A questo punto essi non sono più dipendenti da una istituzione che dia loro delle regole. Di conseguenza cominciano a dirsi: "Chi ha bisogno di una chiesa vecchia e antiquata e di tutte le sue stupide superstizioni?" E' così che cominciano a convertirsi al terzo stadio (quello dello scetticismo e dell'individualismo) diventando spesso, con grande e inutile dolore dei genitori, atei e agnostici. Questo processo non riguarda solo gli adolescenti, ma anche quegli adulti che non hanno mai vissuto la "ribellione adolescenziale". Di fatto, questa ribellione e la differenziazione dalla condizione psicologica di figlio, può svilupparsi anche in età matura.

Sebbene si tratti in genere di "non credenti", le persone che rientrano nel terzo stadio sono di norma spiritualmente più evolute di molti che si accontentano di rimanere al secondo. Per quanto individualisti, essi non sono per nulla antisociali, al contrario spesso si impegnano con grande dedizione per le cause sociali. Si formano idee proprie su ogni cosa e non credono necessariamente a quello che leggono sui giornali più di quanto credano che Gesù (piuttosto che Budda, Mao o Socrate) è il nostro Signore e Salvatore. Essendo scettici spesso sono scienziati e come tali spesso tornano a sottomettersi a un principio. Quello che chiamiamo metodo razionale o metodo scientifico. Molti uomini e donne del terzo stadio si dedicano attivamente alla ricerca della verità.


Se queste persone cercano sinceramente e con sufficiente costanza la verità, trovano un numero di frammenti che permette loro di cominciare a ricostruire il quadro, ma non troveranno mai tutti i pezzi del puzzle. Infatti, più pezzi trovano, più il puzzle diventa grande e splendido. Ogni tanto riesce loro di avere una fugace visione del "grande insieme", di intuirne la bellezza e di sentire che rassomiglia stranamente a quei "riti primitivi" e a quelle "superstizioni" in cui credono i loro genitori e i loro nonni, fermi al secondo stadio. E' a questo punto che comincia la conversione al quarto stadio, lo stadio mistico comunitario.

Il "misticismo" assume diverse forme. Tuttavia, nel corso delle epoche, i mistici di ogni credo religioso hanno parlato di unità, di una connessione sotterranea che unisce tutte le cose, uomini e donne; esseri umani, le altre creature e persino la materia inanimata: tutto trova il suo posto all'interno della struttura normalmente invisibile su cui il cosmo si fonda. I mistici riconoscono che l'ignoto ha dimensioni sconfinate, ma invece di sentirsene spaventati, cercano di penetrarlo ancora più profondamente in modo da poterlo capire meglio, pur sapendo che più lo si penetra, più il mistero si allarga.

Al contrario di coloro che si trovano nel secondo stadio, che hanno bisogno di strutture ben definite e dogmatiche e preferiscono tenersi lontani da tutto ciò che non si conosce nè si può conoscere, i mistici amano il mistero. Mentre uomini e donne del quarto stadio si avvicinano alla religione per avvicinarsi al mistero, spesso le persone del secondo stadio lo fanno per fuggire l'ignoto. Nasce così una certa confusione, poichè esistono individui che scelgono la religione, e spesso la stessa religione e a volte persino la stessa confessione religiosa, per motivi addirittura opposti. Chi per cercare la verità e chi, invece, per non cercarla.


Ho definito il quarto stadio comunitario oltre che mistico non perchè i mistici vivono in comunità, ma perchè tra gli esseri umani sono i più consapevoli che il mondo intero è effettivamente un'unica comunità e sanno che ciò che ci divide in schieramenti opposti è proprio la mancanza di questa consapevolezza. Avendo imparato a svuotarsi di tutti i pregiudizi e di tutte le fedi, riescono a percepire l'invisibile stuttura sotterranea che collega ogni cosa; non pensano più in termini di fazioni, blocchi o perfino di confini nazionali, poichè essi sanno che il mondo è un'unità.

Paul Vitz, autore di Psychology as Religion, durante un simposio, disse: "Penso che gli stadi di cui ha parlato Scott, siano un criterio valido e credo che li userò anche nella mia pratica di psicologo, ma vorrei ricordare che ciò che Scott chiama il quarto stadio è soltanto l'inizio."

(M. Scott Peck, psicologo e psichiatra)

Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita.

#150 Nefertari

Nefertari

    Utente Senior

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Inviato 09 giugno 2017 - 01:00

Anarko, il punto è che non è una sequenza. :D
Ti stai lamentando che non ci siano punti di partenza solidi per fare partire una sequenza che non c'è. :roll:

non è necessariamente un ragionamento.
Quando leggi il ragionamento dei filosofi che intendono dimostrare l'esistenza di Dio, è tutta completamente un'altra questione.

io ti sto parlando di una consapevolezza, di un'illuminazione improvvisa, di un'intuizione, e tu parli di un ragionamento.

Mettiamola così ma guarda che la semplifico e purtroppo la banalizzo.
La fede è amore.
quando tu ami qualcuno, in che punto dell'amore ti fai il ragionamento del perchè amare proprio quella determinata persona?
quando GIA' la ami.
Inizialmente ti attrae e dopo un pò arrivi ad un punto di non ritorno, ed a quel punto dai un nome alle tue ragioni e trovi
le giustificazioni razionali a qualcosa che razionale non è, perchè se l'amore fosse una scelta razionale allora avresti amato
quella più ricca più alta e più compatibile col tuo carattere che abitava più vicino e non avresti speso tanti soldi in benza.

E' un esempio grossolano eh. ma per farti entrare di sghimbescio nell'ottica.

A me pare che il principale problema che si pongono sul concetto di fede in quanto dono è:

Se Dio esiste, perchè ha donato la fede a qualcuno e ad altri no? Come può giudicare qualcuno se queste persone non hanno ricevuto il "dono" da lui?

Io credo che comunque gli atei che non credono davvero in nulla e che siamo semplicemente parte di un grande caso nel caos siano davvero pochi (se davvero esistono).



#151 Guest_Owl_*

Guest_Owl_*
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Inviato 09 giugno 2017 - 01:05

A me pare che il principale problema che si pongono sul concetto di fede in quanto dono è:

Se Dio esiste, perchè ha donato la fede a qualcuno e ad altri no? Come può giudicare qualcuno se queste persone non hanno ricevuto il "dono" da lui?

Io credo che comunque gli atei che non credono davvero in nulla e che siamo semplicemente parte di un grande caso nel caos siano davvero pochi (se davvero esistono).

io sono un nichilista, diversamente da molti altri atei, nel senso che al fondo diffido di qualunque ideologia o dottrina 



#152 Nefertari

Nefertari

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Inviato 09 giugno 2017 - 01:07

io sono un nichilista, diversamente da molti altri atei, nel senso che al fondo diffido di qualunque ideologia o dottrina 

Lo sei sempre stato? O c'è stato un momento nella tua vita in cui credevi in qualcosa(non necessariamente nel Cristianesimo- anche in una generica entità creatrice )



#153 Guest_Owl_*

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Inviato 09 giugno 2017 - 01:09

c'è stato un periodo nell'adolescenza in cui ho fatto sforzi per trovare qualcosa in cui credere, ma alla fine mi sono arreso all'evidenza del mio innato pessimismo  



#154 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 09 giugno 2017 - 01:17

A me pare che il principale problema che si pongono sul concetto di fede in quanto dono è:

Se Dio esiste, perchè ha donato la fede a qualcuno e ad altri no? Come può giudicare qualcuno se queste persone non hanno ricevuto il "dono" da lui?

Io credo che comunque gli atei che non credono davvero in nulla e che siamo semplicemente parte di un grande caso nel caos siano davvero pochi (se davvero esistono).

Tutto dipende da che cosa intendi con "non credere davvero in nulla".

Se una persona dice di non credere in nulla io mi attengo. Non è che gli dico "no ma tu in fondo in fondo in qualcosa credi".

cioè deve essere lui/lei a dirlo, se ha voglia di dirlo.


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#155 Nefertari

Nefertari

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Inviato 09 giugno 2017 - 01:28

Tutto dipende da che cosa intendi con "non credere davvero in nulla".

Se una persona dice di non credere in nulla io mi attengo. Non è che gli dico "no ma tu in fondo in fondo in qualcosa credi".

cioè deve essere lui/lei a dirlo, se ha voglia di dirlo.

Ma per molti essere "atei" in genere è semplicemente essere anti clericali o non identificare Dio con quello delle religioni.

Altri non credono in un Dio ma credono che sono stati alieni a crearci.

Cioè, alla fine sono davvero in pochi quelli a credere che la storia dell'umanità è nata casualmente dal nulla per generazione spontanea.

Il fatto che stiamo qua ad interrogarci perchè esistiamo e se qualcuno ci ha creati per me fa già parte del "dono", se di dono si vuole parlare.



#156 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 09 giugno 2017 - 01:45

Ma per molti essere "atei" in genere è semplicemente essere anti clericali o non identificare Dio con quello delle religioni.

Altri non credono in un Dio ma credono che sono stati alieni a crearci.

Cioè, alla fine sono davvero in pochi quelli a credere che la storia dell'umanità è nata casualmente dal nulla per generazione spontanea.

Il fatto che stiamo qua ad interrogarci perchè esistiamo e se qualcuno ci ha creati per me fa già parte del "dono", se di dono si vuole parlare.

secondo me quelli che pensan siamo stati creati dagli alieni non fanno che rimandare il problema.

infatti chi ha creato gli alieni?

è che preferiscono invocare una spiegazione materiale.

ma se gli piace così.



#157 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 09 giugno 2017 - 03:36

La "fede" è un "transfert". Cioè è un processo psicologico per cui si "trasferisce" sulla chiesa - qualunque chiesa - la figura autorevole dei propri genitori. La "fede" è figlia della volontà inconscia di perpetuare la relazione di sottomissione figlio-genitori in cui si sostituiscono i propri genitori con una struttura organizzata alla quale ci sottomettiamo.

Psicologicamente si chiama "rifiuto del cambiamento". E' la volontà inconscia di perpetuare la nostra condizione di figli per rimanere nel giardino dell'Eden dell'infanzia, quando tutto era chiaro e la sottomissione all'autorevolezza dei nostri genitori ci dava un senso di protezione e di felicità.

Chi invece ha effettuato il processo psicologico di staccarsi dalla propria condizione di figlio (la fase di "ribellione" verso l'autorità dei genitori), ha sostituito i proprio genitori con la propria "presunzione" e il proprio "delirio di onnipotenza". Questo è l'ateismo: una "fede" non in una struttura-organizzazione che sostituisce l'autorità dei nostri genitori, ma una "fede" nel proprio "delirio di onnipotenza".
Anche "l'ateo", però, può vivere momenti di insicurezza psicologica ed è per questo che anche "l'ateo", spesso, si rifugia in una "chiesa" atea. Cioè una organizzazione che confermi il suo "delirio di onnipotenza", che lo rinforzi e che sia di sostegno al suo "delirio di onnipotenza" (è la fase psicologica dell' individualismo che diventa il proprio totem).

Sono processi psichici e di "maturazione" psicologica che la psicologia conosce molto bene e che ha già analizzato e chiarito da tempo.
Basta informarsi.
E' per questo che un "religioso" e un "ateo" non potranno mai intendersi e mai potranno accettarsi l'un l'altro. Non potranno mai dialogare e si concepiranno sempre come "rivali". Perchè vivono fasi di maturazione psicologica diverse. Perchè sono in fasi psicologiche diverse.

Non sono io a dirlo eh...non prendetevela con me. E' la psicologia a dirlo.
Dopodichè....credete pure a ciò che vi pare e a tutti i "feticci" che vi pare; feticci religiosi o atei che siano. Perchè esistono anche i feticci atei eh....uhhhhh se esistono. La "fede" nei feticci è solo la proiezione mentale su un "oggetto" della fase psicologica che stiamo vivendo. E' per questo che esistono feticci "religiosi" e feticci "atei". A ognuno i propri feticci. :icon_biggrin:


In quale manuale di psicologia o psicologia infantile l'hai trovata, questa cosa?

#158 Furor

Furor

    Cave Canem

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Inviato 09 giugno 2017 - 03:40


@cimy e altri

I feticci sono solo oggetti. Di per sè, in quanto oggetti, sono neutri. Tutto dipende dal "potere" che noi gli attribuiamo. E il potere che noi gli attribuiamo nasce quando proiettiamo su questi oggetti il nostro stato psicologico.
I feticci della "fede" atea-individualista possono essere i più diversi. Dipende da persona a persona. Perchè ogni persona ha i propri oggetti preferiti ai quali attribuisce il potere di esaltare il proprio individualismo e il proprio "delirio di onnipotenza".
Non farei una lista. Ma non è difficile immaginarla. Basta un pizzico di fantasia. :icon_biggrin:

Nel senso: la tua disamina psicologica non guarda la fede in se' come dono, guarda più l'organizzazione strutturata, ovvero ciò che è evidente dall'esterno.

Il processo di "transfert" psicologico riguarda la sostituzione dell'autorevolezza dei propri genitori con l'autorevolezza di una chiesa (qualunque chiesa di qualunque religione). Ma non si ferma solo alla sottomissione psicologica alla stuttura e alla organizzazione, ovviamente. E non riguarda tanto questo.
Il processo è più articolato e il vero oggetto del "transfert" è un'altra cosa. Che cosa?

Quando eravamo bambini i nostri genitori erano "la chiave interpretativa e di lettura del mondo". Quindi non c'è solo la sottomissione alle figure genitoriali (la chiesa), ma c'è soprattutto la competa assimilazione della "lettura del mondo" che ci davano i nostri genitori (cioè, quella che viene trasmessa dalla chiesa e che viene chiamata "fede").
E proprio questo è il vero oggetto del "transfert". Cioè l'assimilazione della "lettura del mondo". Da quella dei nostri genitori a quella della chiesa (la "fede").
Questo è il cuore della dinamica genitori-figli. E questo è il cuore del "transfert" dai genitori alla chiesa: non tanto e non solo la sottomissione alla struttura, quanto piuttosto la completa assimilazione della "lettura del mondo".
Infatti con la struttura si possono avere anche dei conflitti (esattamente come da bambini vivevamo conflitti con i nostri genitori). Ma il vero "transfert" riguarda la "lettura del mondo".

Spesso chi ha "fede" critica la chiesa o si ha con la chiesa un rapporto conflittuale e la chiesa stessa viene messa in discussione. Ma nonostante questo si assume totalmente e acriticamente la "visione del mondo" che viene trasmessa dalla chiesa (cioè la "fede"). Cioè la lettura del mondo (il peccato, il giudizio, la figura di Gesù, il senso della sua missione, la salvezza etc etc). E questa non viene mai messa in discussione. Questo è il vero oggetto del "transfert".
Il vero "transfert", quindi, non riguarda tanto la fede nella struttura (con la quale si possono avere rapporti anche conflittuali), ma la visione del mondo che ci proviene dalla stuttura (cioè la "fede"). Proprio perchè noi "trasferiamo" sulla chiesa l'autorevolezza dei nostri genitori anche se viviamo con essa rapporti conflittuali.
Anche i bambini, infatti, vivono spesso rapporti conflittuali con i propri genitori (fanno i capricci e disubbidiscono), ma assumono comunque da questi la "chiave interpretativa e di lettura del mondo". E la "chiave interpretativa e di lettura del mondo" è il vero oggetto del "transfert".

E un'altra cosa: non è tanto la Chiesa ad essere genitore ma è Dio ad esserci Padre.

Questo è proprio un elemento della "chiave interpretativa e della visione del mondo" che viene trasmessa dalla chiesa e che chiamiamo "fede". La chiave interpretativa e di lettura del mondo della chiesa diventa la nostra "fede". Questo è il "transfert".

Tanto è vero che esistono le chiamate alla fede tardive nella vita di uomini e donne che hanno già maturato un'autonomia psicologica.
Casomai il riconoscersi creatura e non creatore pone in un'ottica che offre la possibilità di aiutare a maturare psicologicamente superando il delirio dell'ego assoluto.
Insomma c'è un'umilta' che è sottomissione e debolezza ma esiste anche un'umilta' che è dignità e consapevolezza.


Quello che dici è vero.
Ma tutto va inquadrato all'interno degli stadi psicologici di "sviluppo spirituale". E gli stadi sono quattro.
Io non voglio e non posso dare giudizi sui singoli casi. Qui c'è uno spunto di riflessione. Chi è interessato può prenderlo in considerazione e lavorarci su. Chi non è interessato va bene uguale. Ognuno vive come vuole e, soprattutto, crede in ciò che vuole.
Ma la psicologia può essere di aiuto per chi vuole capire qualcosa in più del mondo e di se stesso.
Ovviamente la "lezione" dello psicologo è molto più articolata. Per ragioni di spazio ho dovuto condensarla e sintetizzarla. Più precisamente la suddivisione in stadi non è così netta e, spesso, in ciascuno di noi convivono stadi differenti e altri sono "borderline", cioè rimangono sul "confine" tra due stadi e continauano a oscillare.
Ma in ogni caso penso che questo spunto, anche se molto sintetizzato, possa contribuire a fare chiarezza.



Gli stadi della crescita spirituale

Nella vita spirituale esiste uno schema di progressione attraverso stadi ben identificabili. Li ho individuati durante gli anni in cui ho esercitato la professione di psicoterapeuta. Essi sono:

I Stadio: Narcisista, egoista
II Stadio: Formale, istituzionale
III Stadio: Scettico, individuale
IV Stadio: Mistico, comunitario

I bambini e probabilmente un adulto su cinque rientrano nel primo stadio. Si tratta fondamentalmente di uno stadio di spiritualità non sviluppata che ho definito egoista perchè gli adulti che ne fanno parte sembrano in genere incapaci di amare gli altri. Sebbene possano fingere l'amore (e pensare effettivamente di provarlo) mirano sempre a strumentalizzare gli altri e a trarne un vantaggio personale. Sono persone a cui non importa assolutamente nulla degli altri. Chiamo lo stadio narcisista perchè le persone che vi si trovano ritengono di essere dio e la propria volontà è l'unica religione possibile. Alcuni di questi individui sanno darsi una certa disciplina in nome dell'interesse personale e della propria ambizione e possono arrivare a posizioni di notevole prestigio e potere, diventando anche predicatori.

Di tanto in tanto capita che queste persone tocchino con mano il caos che regna in loro e che producono attorno a loro ed è questa, credo, l'esperienza più dolorosa che un uomo possa mai provare. In generale ne escono immutati. Altri si convertono al secondo stadio. Il processo è apparentemente inconscio, ma volendo razionalizzarlo è come se l'individuo si dicesse: "Qualsiasi cosa è preferibile al caos della mia vita. Sono disposto a fare qualunque cosa per liberarmi da questa situazione, persino sottomettermi a un'istituzione che mi controlli".
Per alcuni l'istituzione può essere l'esercito, dove il caos della loro vita viene regolato dalla struttura paternalistica della società militare. Per altri ancora si può trattare di un'azienda, di un guru o di qualsiasi altra entità rigidamente strutturata. Ma nella maggior parte dei casi l'istituzione a cui queste persone si rivolgono per trovare una guida è la chiesa.

Molti sono gli elementi che caratterizzano il comportamento di uomini e donne nel secondo stadio del loro sviluppo spirituale. Si tratta dello stadio in cui si trovano la maggior parte dei credenti e di coloro che frequentano chiese, guru ed enti che hanno una rigida visione del mondo (o fede). Uno di questi elementi è l'attaccamento alle forme più che ai contenuti della religione. Queste persone a volte sono talmente attaccate ai canoni che qualsiasi cambiamento della forma nell'ordine tradizionale delle cose li sconvolge. Poichè è proprio alle forme che le persone che si trovano in questo stadio del loro sviluppo spirituale devono la liberazione dal proprio caos interiore, non c'è da stupirsi che si spaventino quando qualcuno gioca liberamente con grande disinvoltura con le regole.

Un altro elemento tipico del comportamento religioso delle persone in questo stadio di sviluppo è che la loro visione di Dio corrisponde quasi completamente a quella di un Essere trascendente ed esterno a loro. Essi non accettano la concezione della divinità immanente che dimora dentro di noi. E sebbene lo considerino un Dio d'amore, spesso pensano anche che Egli possieda, e si riservi di usare, il potere di punirci. Tuttavia ancora una volta non è un caso che la loro visione di Dio coincida con quella di un grande e benevolo Poliziotto dei Cieli, poichè è precisamente il tipo di divinità di cui hanno bisogno proprio come hanno bisogno di una religione legalitaria che imponga loro delle regole.

Fannno parte del secondo stadio di sviluppo anche coloro che non hanno mai differenziato se stessi dalla propria condizione di figlio. Queste persone non hanno mai vissuto fino in fondo la tipica ribellione adolescenziale nella quale ci si separa dall'autorità dei propri genitori e si comincia a strutturare la propria individualità. Continuano a perpetuare la loro condizione di figli sostituendo la figura dei genitori con la figura di una chiesa o di un gruppo che dia loro una rigida e strutturata visione della vita. Anche molti scienziati fanno parte di questo stadio di sviluppo. Sono quelli che trasformano la scienza in una religione.

Esistono poi i bambini che crescono e verso la fine dell'adolescenza compiono il processo di differenziazione dalla propria famiglia e di superamento dalla loro condizione di figli e cominciano a determinare la propria condotta. A questo punto essi non sono più dipendenti da una istituzione che dia loro delle regole. Di conseguenza cominciano a dirsi: "Chi ha bisogno di una chiesa vecchia e antiquata e di tutte le sue stupide superstizioni?" E' così che cominciano a convertirsi al terzo stadio (quello dello scetticismo e dell'individualismo) diventando spesso, con grande e inutile dolore dei genitori, atei e agnostici. Questo processo non riguarda solo gli adolescenti, ma anche quegli adulti che non hanno mai vissuto la "ribellione adolescenziale". Di fatto, questa ribellione e la differenziazione dalla condizione psicologica di figlio, può svilupparsi anche in età matura.

Sebbene si tratti in genere di "non credenti", le persone che rientrano nel terzo stadio sono di norma spiritualmente più evolute di molti che si accontentano di rimanere al secondo. Per quanto individualisti, essi non sono per nulla antisociali, al contrario spesso si impegnano con grande dedizione per le cause sociali. Si formano idee proprie su ogni cosa e non credono necessariamente a quello che leggono sui giornali più di quanto credano che Gesù (piuttosto che Budda, Mao o Socrate) è il nostro Signore e Salvatore. Essendo scettici spesso sono scienziati e come tali spesso tornano a sottomettersi a un principio. Quello che chiamiamo metodo razionale o metodo scientifico. Molti uomini e donne del terzo stadio si dedicano attivamente alla ricerca della verità.


Se queste persone cercano sinceramente e con sufficiente costanza la verità, trovano un numero di frammenti che permette loro di cominciare a ricostruire il quadro, ma non troveranno mai tutti i pezzi del puzzle. Infatti, più pezzi trovano, più il puzzle diventa grande e splendido. Ogni tanto riesce loro di avere una fugace visione del "grande insieme", di intuirne la bellezza e di sentire che rassomiglia stranamente a quei "riti primitivi" e a quelle "superstizioni" in cui credono i loro genitori e i loro nonni, fermi al secondo stadio. E' a questo punto che comincia la conversione al quarto stadio, lo stadio mistico comunitario.

Il "misticismo" assume diverse forme. Tuttavia, nel corso delle epoche, i mistici di ogni credo religioso hanno parlato di unità, di una connessione sotterranea che unisce tutte le cose, uomini e donne; esseri umani, le altre creature e persino la materia inanimata: tutto trova il suo posto all'interno della struttura normalmente invisibile su cui il cosmo si fonda. I mistici riconoscono che l'ignoto ha dimensioni sconfinate, ma invece di sentirsene spaventati, cercano di penetrarlo ancora più profondamente in modo da poterlo capire meglio, pur sapendo che più lo si penetra, più il mistero si allarga.

Al contrario di coloro che si trovano nel secondo stadio, che hanno bisogno di strutture ben definite e dogmatiche e preferiscono tenersi lontani da tutto ciò che non si conosce nè si può conoscere, i mistici amano il mistero. Mentre uomini e donne del quarto stadio si avvicinano alla religione per avvicinarsi al mistero, spesso le persone del secondo stadio lo fanno per fuggire l'ignoto. Nasce così una certa confusione, poichè esistono individui che scelgono la religione, e spesso la stessa religione e a volte persino la stessa confessione religiosa, per motivi addirittura opposti. Chi per cercare la verità e chi, invece, per non cercarla.


Ho definito il quarto stadio comunitario oltre che mistico non perchè i mistici vivono in comunità, ma perchè tra gli esseri umani sono i più consapevoli che il mondo intero è effettivamente un'unica comunità e sanno che ciò che ci divide in schieramenti opposti è proprio la mancanza di questa consapevolezza. Avendo imparato a svuotarsi di tutti i pregiudizi e di tutte le fedi, riescono a percepire l'invisibile stuttura sotterranea che collega ogni cosa; non pensano più in termini di fazioni, blocchi o perfino di confini nazionali, poichè essi sanno che il mondo è un'unità.

Paul Vitz, autore di Psychology as Religion, durante un simposio, disse: "Penso che gli stadi di cui ha parlato Scott, siano un criterio valido e credo che li userò anche nella mia pratica di psicologo, ma vorrei ricordare che ciò che Scott chiama il quarto stadio è soltanto l'inizio."

(M. Scott Peck, psicologo e psichiatra)



Forse questo, non avevo letto fino in fondo la discussione. Mò me lo leggo, perché nei manuali che ho letto io non è proprio così, la questione del "transfert" non è esente da altre valide contestazioni.

Appena ho un minuto leggo tutto. Ho avuto fretta a rispondere perché a leggere così sembrava una gran stronzata, pardon puor Mon francaise.

#159 Myfriend

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Inviato 09 giugno 2017 - 04:38

Ho usato il termine "transfert" nella sua accezione generale. E cioè si intende la traslazione di schemi e dinamiche relazionali risalenti tipicamente all'infanzia in situazioni e relazioni che viviamo nella età adulta.

Non mi riferivo al "transfert" tra analista e paziente.


Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita.

#160 Guest_cimychan_*

Guest_cimychan_*
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Inviato 09 giugno 2017 - 04:51

ok ma questo schema lunghissimo qua e la' alla fine in soldoni cosa ci dice, che solo i mistici con un alto grado di maturazione spirituale riescono ad afferrare il reale significato di quello che per gli altri è uno schema formale a volte incomprensibile e rifiutato, ed altre volte accettato senza porsi domande.




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