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Ricordi della mia vita e di una possibile reincarnazione


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128 risposte a questa discussione

#121 Lunanerina

Lunanerina

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Inviato 21 luglio 2019 - 01:29

@SauroClaudio
Per il gatto...la soluzione al quesito è...un bel trattamento antiparassitario ed hai appianato la questione 😆
No, beh, a parte gli scherzi, tutta la materia, ma proprio tutta, di per sé è cosa morta.
Perché anche dove sembra che non ci sia vita, in realtà la vita c'è eccome, perché tutto è energia.
Ed anche una pulce, un ragno...non sono nulla...hanno in sé stessi una vita che va molto al di là di quel che pensiamo...
Gli animali, specialmente i più evoluti, si, sognano...anche loro abbandonano il corpo durante il sonno per il principio che ho spiegato più su. Quando l'anima lascia il corpo ( ovviamente quella degli animali è un'anima di sviluppo inferiore ) anche il corpo eterico ( in tutto o in parte...più in parte secondo me ) lo lascia e si "ricarica" nelle dimensioni sottili. Poiché il corpo eterico è proprio quello che mantiene vitale il corpo fisico durante lo stato di veglia ed è durante il sonno che si ricarica.
Questo succede sicuramente anche per gli animali...anche loro visitano le dimensioni sottili, ovviamente con mancanza di lucidità e consapevolezza, ma lo fanno.

"Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Sia benedetto il nome del Signore" ( Giobbe 1:21 )




#122 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 21 luglio 2019 - 09:41

Mi pare giusto porre" IL RITMO INCARNATIVO DELLA TERRA" anche se le considerazioni travalicano la normale logica:

 


"ORA, SE PURO E SOLO CONTEMPLI IL MONDO SUPERIORE E NON VEDI NESSUNO DEGLI DEI O DEGLI ANGELI VENIR GIU’, PREPARATI A SENTIRE UN TUONO IL CUI FRAGORE SARA’ TANTO POTENTE CHE TU COMINCERAI A TREMARE. MA DI’ ANCORA: IO SONO UNA STELLA CHE MUTA IL SUO CORSO CON VOI E SORGE DAL PROFONDO.  APATHANATISMOS"


#123 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 19 ottobre 2020 - 04:29

Bellissimo è questa comunicazione di A: "SULLA MORTE ED IL MORIRE", in cui si ribadisce il concetto di reincarnazione:

 

Sulla morte ed il morire



La nostra impostazione del problema " vita-morte" è una impostazione che esclude la morte.

Cioè, in realtà, per noi la morte veramente non esiste. E non esiste inquantochè, nello stesso corpo umano, ciò che veramente vive è sempre l'anima. Il corpo soggiace a certe leggi biologiche e la vera vita è della mente, dell'intelligenza. L'uomo è tale in virtù di questi attributi. Il corpo non potrebbe avere null'altro che una certa meccanicità, una certa funzionalità ma, in voi, quello che veramente vi contraddistingue è la presenza dello spirito. Certo, non è che lo spirito vi contraddistingua nella banalità dei vari momenti della giornata. Esso non è certo nelle mille operazioni che un uomo svolge durante la giornata...

Lo spirito e' nelle vostre maggiori attività di pensiero, nell'assunzione di certe esperienze, di certe particolari attività che riguardano tutto l'essere.

Quando operate una scelta tra il bene e il male, quando scegliete la direzione della vostra esistenza in un settore o l'altro del bene, dell'etica, della morale. allora vi è lo spirito!... Sotto questo profilo, dunque, quando muore il corpo non muore niente! E' un'immagine, è una figura che muore. Si dissolve, si trasforma.

Anche sotto il profilo strettamente biologico la morte non esiste, non è che un fenomeno di " reversibilità". La materia ritorna alla materia, alla grande Natura, e il corpo si disintegra e ritorna ad essere quello che era prima di nascere. Non era altro che una serie di realtà, di consistenze bio-elettriche le quali raggrumate, per così dire, consolidate entro una cellula hanno dato vita al corpo e non avviene altro, alla morte, che l'operazione inversa. Tutto si rescinde. la cellula torna in libertà e la materia, che è passata attraverso una sua particolare trasformazione, che era diventata un "corpo", torna energia come lo era prima, un'energia che torna all'energia.

Da questo punto di vista la notazione o l'ammonimento biblico. "Sei polvere e alla polvere tornerai!" è fondamentalmente esatto, nel senso, appunto, di quella che è la realtà della materia.

Ma quando ciò avviene, contemporaneamente si ha un altro fenomeno. La vostra personalità, la parte vera autentica di voi stessi, può seguire lo stesso fenomeno della morte?

A questo punto si prospettano le due tesi antitetiche: quella spiritualista e quella materialista. Secondo la tesi materialista, la cosiddetta anima - questa essenza - si distruggerebbe col corpo.

Ma, in realtà, questa essenza che viene riconosciuta anche dal materialismo, era veramente legata in maniera indissolubile al corpo? Veramente il corpo esprimeva lo spirito, o lo spirito era un secondo elemento posto accanto al corpo?

La tesi materialista non tien conto del fatto dell'interdipendenza fra corpo o soma e realtà intelligente dell'uomo, e non tien conto del fatto che la personalità spirituale si svolge durante la vita dell'uomo in maniera opposta a quella del corpo, tanto è vero che sorgono conflitti continui fra istinti corporali, istinti biologici, e istinti, per così dire " mentali". In altri termini, fra mente e corpo vi è, durante la vita, una lotta continua. E' una lotta continua che non dipende soltanto dall'adeguarsi all'etica o alle leggi sociali, quanto, effettivamente, da una consistenza personale e da un valore personale, che è diverso dal valore dell'istinto della materia. Insomma, se voi doveste seguire esclusivamente l'istinto della materia dovreste svolgervi al livello delle bestie, e dovreste poter sopravvivere e conservarvi solo in conseguenza di una lotta biologica.

La lotta biologica non esiste fra gli uomini. Esiste una lotta mentale, una lotta per l'affermazione di principi, una lotta di natura sociale o di natura economica; non esiste una lotta biologica, salvo che in casi delinquenziali, ben delimitati. E l'uomo si accorge di questa lotta continua, che e', da una parte, la lotta o l'istinto della materia che si muove entro e fuori certi orizzonti, certe direzioni, e dall'altra quella che e' invece della personalità profonda vera dell'individuo, che si svolge lungo certi binari di un'etica non più di natura sociale, ma di natura sostanziale, tutta "dentro". Voi, per questa etica personale, per questo istinto, per questo inconscio spirituale, sacrificate spesso il vostro corpo, e lo sacrificate quando lo soffocate, quando controllate i vostri istinti, quando vorreste far certe cose e non le fate perché la vostra natura spirituale si rifiuta, si ribella, perché se voi faceste certe cose, non ne avreste pace e il rimorso vi distruggerebbe continuamente.

E perché tutto questo?

Perché secondo la tesi del materialismo tutto questo non dovrebbe esserci, se lo spirito risultasse essere semplicemente una estrinsecazione biologica, cioè un prodotto della natura. E un prodotto della natura non può essere contrario alla natura, ma funzionale ad essa, interno allo schema della natura stessa. Questa lotta fra l'inconscio spirituale e l'istinto biologico dimostra invece che l'origine dell'inconscio spirituale non può derivare dalla natura, perché non può creare principi opposti a sé e cioè che le sono antitetici. Entro uno schema ed entro certe leggi l'effetto " spirituale", in quanto materialisticamente risultante dagli elementi biologici, non potrebbe contrastare con la natura stessa.

Ora questa riflessione, che e' del tutto obiettiva e che si presta ben poco ad una opposizione, e' una delle principali armi in difesa della seconda versione che si dà del fenomeno della morte e cioè di questo elemento indipendente che segue leggi sue proprie. In base a queste leggi sue proprie, che noi definiamo leggi dello spirito, esso svolge dopo la morte un suo ruolo. Infatti, questo spirito, questa presenza inconscia fortissima nell'uomo, se non è di natura materiale come appare da questo brevissimo esame della tesi del materialismo, evidentemente non segue le leggi della natura.

E se non le ha seguite durante la vita, perché dovrebbe seguirle al momento della morte?

Non le ha seguite durante la vita quando e' stato in continua lotta con i principi biologici, quando ha lottato costantemente con la natura, cioè col proprio corpo materiale, quando ha soffocato certi istinti materiali per una sua pace interiore, per un suo bisogno di integrità, perché dovrebbe soggiacere proprio in ultimo ad una legge che non gli appartiene, cioè a dire alla legge della natura?

Che è vita o morte o, per meglio dire, trasformazione o evoluzione. Quindi seguirà sue leggi.

E quali possono essere le altre leggi se non sono quelle materiali? Quelle spirituali, non c'e' alcuna altra risposta! L'opposto della legge materiale e' la legge spirituale. E possiamo chiamarla legge mentale, o psichica, e possiamo darle tutti i nomi che vogliamo, non ha importanza, la sostanza del discorso rimane sempre la stessa: e' una serie di leggi che e' oltre la morte, che non e' toccata dalla morte o dalla trasformazione della materia e quindi se essa non soggiace a una legge finita, essa e' in un'orbita in cui le leggi non sono più finite. Tralasciamo il fatto se il "non essere finito" comporti necessariamente l'infinito; quello che ci interessa e' che alla morte del corpo quest'anima non muore.



Ora, evidentemente, al momento della morte accadono molti e complessi fenomeni. Chi muore in realtà non soffre. La sofferenza, come ben sapete in quanto noi lo abbiamo già detto, e' semmai del corpo. Un corpo può soffrire perché una certa morte può essere dolorosa in senso biologico, certamente. Ma la morte, come dolore, non tocca lo spirito in sé, cioè non e' il fenomeno della morte a dare dolore. e' quello della malattia a dare dolore. La distinzione e' importante, soprattutto tenendo conto di tanta gente, a comprova di ciò, che muore tranquillamente o muore, come voi dite, senza accorgersene, passando dal sonno alla morte.

Si, certo, morire cosi e' comodo, e' bello, e' simpatico.

E' simpatico inquantochè non si ha quello choc violento del dolore materiale, ma in ogni modo, questo comprova che la morte, senza un fatto fisico doloroso, in sé non ha alcun dolore. E non potrebbe averlo, un dolore, inquantochè la morte, da un punto di vista strettamente spirituale, è l'allontanamento dello spirito dal corpo, dell'anima dal corpo. E noi facciamo una distinzione fra anima e spirito. Ordunque l'anima, in cui e' compreso lo spirito, soggiace a certi fenomeni, direi quasi a delle necessità tecniche. Nel momento in cui il corpo muore, l'anima e' lucidamente consapevole di quello che avviene.

L'anima vede il suo corpo che e' morto, se ne rende conto, sente l'ambiente che le e' intorno, le sofferenze dei cari. Avverte dolore di queste sofferenze e questo fenomeno di attenzione, di veglia, dura uno o due giorni, qualche volta un po' di più, qualche volta un po' meno.

Poi cosa accade? L'anima cade in una specie di sonno letargico, diciamo noi, cioè perde coscienza di sé, e si risveglia dopo un periodo variabilissimo che dipende da molte circostanze che sarebbe qui troppo lungo elencare. Questo tempo di sonno e' proporzionato alla sua evoluzione spirituale. E perché c'e' questo sonno? Questo sonno e' necessario per diverse ragioni. Fra le principali vi e' che l'anima ha bisogno di questo sonno per liberarsi da una sorta di richiamo terreno, un richiamo che e' forte non appena si muore. Essa ha bisogno di non essere turbata dal dolore dei cari che sono rimasti in Terra, quindi, durante questo sonno, si svolge un fenomeno singolarissimo.

Il trapassato "sogna" tutta la sua vita cioe', in altri termini, si ripresenta in lui un po' tutta la sequenza della sua esistenza e nella sua semincoscienza tutta particolare, lo spirito - quando si risveglierà - riavrà presenti davanti a sè le fondamentali azioni compiute e potrà quindi, risvegliandosi, fare un bilancio esatto del bene e del male, dell'utilità o inutilità della propria vita, vagliare insomma le singole attività, i singoli affetti, collegandoli col quadro generale della sua evoluzione. Ora, questo sonno che tende appunto a isolarlo, a lasciarlo solo, e' un sonno impenetrabile. Cioè a dire, nel momento in cui effettivamente l'anima cade in questa sonnolenza, in questo letargo, e' in una posizione di privilegio. Non può comunicare con alcuno, né alcuno può comunicare con essa, e' praticamente come un letargo animale, proprio necessario. L'anima ha quindi questa possibilità di riepilogo, di sintesi, di vaglio della sua vita e, alla fine, potrà fare appunto questo bilancio.

E perché questo? Perché contrariamente a quanto si crede in Terra, il giudizio sullo spirito non lo fa Dio, non e' Dio il giudice! Giudice dell'anima e' l'anima stessa. Cioè, ognuno di voi, quando ritornerà spirito, vaglierà da solo la propria esistenza, e non c'e' tema che possa sbagliare, ecco la necessità del letargo che e' automatico. Non dipende dallo spirito, non e' lo spirito che può richiamare quello che gli fa comodo, e quello che non gli fa comodo lo mette da parte. E' un fenomeno spontaneo al quale l'anima non può sottrarsi. E l'anima e' in condizioni di giudicarsi con assoluta equità e severità, e può vagliare effettivamente quello che di giusto o di non giusto ha fatto, ciò che di utile ha fatto soprattutto rispetto al programma che scelse quando venne in terra, perché l'anima decide da sola l'esperienza da fare in terra.

Ora la fedeltà a questo programma, il vaglio dell'utilità o meno di certe situazioni che affrontò in terra, sono al suo diretto esame, e alla fine lo spirito si accorgerà da solo degli errori compiuti e accorgendosene ne soffrirà e naturalmente vorrà , cercare di sanarli, " espiare", per cosi dire, certe infrazioni e questo sarà il suo purgatorio. Il letargo dura un periodo che, all'incirca, secondo il vostro tempo, e' di tre o quattro mesi. Dopo, lo spirito si risveglia ed e' completamente libero, cioè è completamente sveglio, per intenderci, e quindi può vagliare esattamente le sue responsabilità, le azioni che egli mosse nel corpo per suo volere. Di questo e' responsabile, e delle azioni del corpo alle quali egli non poté fare opposizione, non e' responsabile. Le responsabilità dello spirito sono viste in una maniera completamente diversa da quella che voi potete immaginare. Cioè, vi sono azioni del corpo (la maggior parte) che non sono volute dallo spirito, e sulle quali lo spirito non ha potuto svolgere nessuna censura, alcuna azione, per cui, ad un certo punto, vi sono effettivamente manifestazioni che sfuggono al controllo dello spirito, oppure casi in cui veramente la mente materiale prende il sopravvento, e quando lo spirito non può veramente fare nulla egli non e' responsabile. Egli svolge un giudizio sulle azioni che veramente hanno potuto dare certe esperienze, certi significati. Di queste egli risponde. Egli non risponde, naturalmente, delle banalità della sua vita, della sua giornata terrena. Risponde soltanto delle azioni veramente impegnate, veramente importanti e, ciò soprattutto, perché lo spirito scelse per grosse linee un suo programma, come quello ad esempio di capire il significato della solidarietà umana, il significato della carità, l'importanza del dolore (scegliendosi una vita di sofferenza).

Ora, in fin dei conti allo spirito interessano esperienze valide sul piano spirituale, e non gli interessano tutte le beghe sociali e umane. Lo spirito svolge un suo particolare ruolo. Egli dalle esperienze umane trae soltanto quegli elementi che sono utilizzabili sul piano spirituale. Non e' l'esperienza in sè che ha importanza per lo spirito. Per esempio, se il corpo lavora in terra questa esperienza non serve allo spirito e perché ? Perché egli, nell'altro mondo, di questa esperienza di lavoro materiale non sa che farsene, inquantochè non gli serve. Egli, però, dal tipo di lavoro può trarre esperienza; egli può capire l'importanza dell'attività, dell'evoluzione, della forza, della volontà nel lavoro. Egli, insomma, può trarre dall'esperienza di fare il falegname ad esempio un'esperienza di tipo diverso e capire l'importanza dell'attività, del moto, della necessità del lavoro in senso astratto, in senso funzionale allo spirito. E questo valore del lavoro gli serve anche dopo, perché egli e' in evoluzione.

Lo spirito non e' fermo. Lo spirito che intuisce veramente, che capisce l'importanza dell'attività, l'importanza dell'applicazione, l'importanza della meditazione e l'importanza di capire il prossimo, per esempio, va avanti. Il prossimo esiste anche nel nostro mondo, vi sono altri esseri viventi intorno a noi. Ma per capire l'importanza della fraternità, bisogna acquisirne l'esperienza, e dove la si può acquisire bene? In Terra! Perché in Terra il concetto di fraternità e' fortemente ostacolato e lo spirito che riesce ad afferrare, a capire l'importanza della fraternità in Terra, la utilizzerà anche dopo. E cosi via di seguito. Insomma lo spirito trae attraverso il corpo i significati, le esperienze vere che non sono quelle apparenti del mondo, ma quelle che stanno " dentro" le varie attività. Quando riesce a cogliere la maggior parte di queste esperienze attraverso varie incarnazioni la sua evoluzione nell'ambito della Terra e' finita, non ha più ragione di vivere in essa. Cosi, se uno spirito, per esempio, vuole scendere in Terra per capire l'importanza della carità e se riesce ad afferrarla, ad impadronirsi spiritualmente di questo concetto ed a svolgere praticamente questa virtù, nel momento in cui l'ha messa in pratica e l'ha veramente digerita, in Terra non ci resta più. Può darsi che egli raggiunga questa verità a trent'anni e a trent'anni il corpo muore. Perché rimanere ancora in Terra per lo spirito sarebbe inutile.

Ora tutto questo apparentemente voi non lo vedete e non lo potete vedere perché tutto questo fenomeno " occulto" della vostra vita si maschera nei rivoli delle attività banali della società, del mondo. Ma in questi rivoli apparentemente banali si celano queste potenti necessità dei vostri spiriti che vengono in Terra per delle ragioni ben precise. Insomma non e' possibile che voi concepiate un Dio, il quale crei lo spirito, e lo crei per il semplice gusto di farlo venire in Terra a perder tempo, semplicemente per incarnarsi in quel ricco e passare la sua vita tra i bagordi, ecc. ecc... Quando sarà morto il corpo, lo spirito si troverà davanti a quel suo giudizio e capirà tutta l'importanza della sua vita magari inutile, di una vita che poteva essere sfruttata in un altro modo, di esperienze che si potevano conquistare in un altro modo, e via di seguito>>.””

 


"ORA, SE PURO E SOLO CONTEMPLI IL MONDO SUPERIORE E NON VEDI NESSUNO DEGLI DEI O DEGLI ANGELI VENIR GIU’, PREPARATI A SENTIRE UN TUONO IL CUI FRAGORE SARA’ TANTO POTENTE CHE TU COMINCERAI A TREMARE. MA DI’ ANCORA: IO SONO UNA STELLA CHE MUTA IL SUO CORSO CON VOI E SORGE DAL PROFONDO.  APATHANATISMOS"


#124 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 17 gennaio 2021 - 02:00

Vi lascio questo, perchè ha alcune analogie con quello che è successo a me:

 

 

Questo ancora più strabiliante:

 

 

E' un caso analogo a quello di Augustin Lasage.

Si vede che l'Entità a ha torto nel dire che si possono avere ricordi entro breve tempo e l'ultima reincarnazione non può essere troppo "lontana"


"ORA, SE PURO E SOLO CONTEMPLI IL MONDO SUPERIORE E NON VEDI NESSUNO DEGLI DEI O DEGLI ANGELI VENIR GIU’, PREPARATI A SENTIRE UN TUONO IL CUI FRAGORE SARA’ TANTO POTENTE CHE TU COMINCERAI A TREMARE. MA DI’ ANCORA: IO SONO UNA STELLA CHE MUTA IL SUO CORSO CON VOI E SORGE DAL PROFONDO.  APATHANATISMOS"


#125 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 28 luglio 2021 - 04:07

LA REINCARNAZIONE NELLA STORIA

 

Parlare di una storia della reincarnazione risulta arduo e semplice allo stesso tempo. Arduo in quanto non è possibile individuare un percorso evoluzionistico vero e proprio della teoria della reincarnazione attraverso i secoli e le civiltà. Tuttavia, l'idea della reincarnazione, essendo presente come consapevolezza fin dai primordi dell'umanità porta con sé numerose date, avvenimenti e studi strettamente dipendenti tra loro che nell'insieme, sì, formano una loro storia.
Molte popolazioni primitive hanno creduto e credono tutt'oggi che un individuo non muoia mai veramente e possa tornare a rivestire sembianze umane, soprattutto nell'ambito di uno stesso nucleo familiare. E' il caso degli indiani tlingit dell'Alaska sud-occidentale, che giungono ad augurarsi la morte di un malato o di un indigente della loro comunità per vederlo ritornare in una condizione psico-fisica più favorevole.
Gli studi reincarnazionisti, secondo alcuni, partirebbero dalla cultura caldeo-mesopotanica, da cui poi nacquero le civiltà egizie e quelle indiane.
In Egitto, il testo più importante e noto di cui si ha notizia è il "Libro dei Morti", una sorta di guida per l'aldilà rivolta a tutte le anime in procinto di abbandonare il corpo fisico o che hanno già superato la soglia della dimensione terrena. Ma gli egizi oltre a credere nella vita dopo la morte avevano certezza anche della reincarnazione. Del resto, molti nomi di re dell'antico Egitto celavano significati inequivocabili. Amonemhat I, ad esempio, stava ad indicare "colui che ripete le nascite" e Sensurert I "colui le cui nascite vivono".(1)
Le prime teorie sulla reincarnazione in India risalirebbero, invece, al IX o all'VII sec. a.C. e, in particolare, nelle Upanisad, (dal sanscrito "Sedersi ai piedi del maestro"), testi sacri dell'Induismo risalenti all'incirca all'800 a.C. si troverebbe già l'idea del Karma sviluppata in tutte le sue sfaccettature. Ogni individualità torna sulla terra con una condizione personale differente a seconda del bene o del male commesso. E anche nel Bhagavadgita (dal sanscrito "Il canto del beato"), testo del III sec. a. C., si da un senso alla reincarnazione considerando l'anima (in sanscrito: atman) come un'entità staccatasi dal suo assoluto (brahman) e che solo attraverso una purificazione, possibile dopo numerose reincarnazioni, potrà tornare ad unirsi ad esso.
In seguito, anche il Buddismo, nato sempre in India nel VI sec. a.C., abbracciò l'idea della reincarnazione e con essa la legge del karma. La sola differenza tra queste due correnti è che se per l'induismo l'anima mantiene la propria individualità, con tratti personali inalterati, nel corso delle sue numerose esistenze, per il buddismo la reincarnazione avviene con una totale depersonalizzazione. Sia l'induismo che il buddismo ritenevano comunque che l'anima potesse trasmigrare indifferentemente da un uomo a un animale (metampsicosi) a seconda del premio o castigo che gli era stato comminato. Le teorie più avanzate in tale campo, invece, ritengono che ciò non sia possibile, in quanto compito dell'anima è quello di evolversi ed essa non può tornare indietro. Tuttavia, la convinzione che l'anima di un uomo malvagio potesse reincarnarsi nel corpo di un animale la si ritrova anche in Occidente nelle teorie platoniche e neoplatoniche, pur non avendo subito queste ultime alcuna influenza dalle dottrine indiane.
Platone (Atene 427-347 a.C.), uno dei più importanti filosofi greci di cui rimangono integralmente le numerosissime opere, nei suoi scritti sostenne l'immortalità dell'anima e la sua rinascita, nonché la possibilità da parte di questa di ricordare limpidamente alcune o tutte le sue esistenze precedenti.
Dal Menone può leggersi:
"L'anima essendo immortale, essendo rinata più volte e avendo visto tutte le cose che esistono sia in questo mondo che nell'altro, ha conoscenza di tutte; e non è meraviglia che essa possa ricordare tutto ciò che ha conosciuto sulla virtù e su ogni altro argomento perché, dato che tutta la natura è simile e l'anima ha imparato tutte le cose, non vi è difficoltà nel rievocare".
Pitagora (isola di Samo 570-Metaponto 490 ca. a.C.) fu un altro filosofo e scienziato greco a credere nella reincarnazione, di cui però si hanno poche notizie certe. L'unico dato storico a cui poter fare seriamente riferimento è la setta religiosa creata da egli stesso a Crotone nella quale si sosteneva alacremente la trasmigrazione delle anime, "costrette a incarnarsi in successive 'carceri' corporee, umane e bestiali, a causa di una colpa originaria da espiarsi sino alla finale purificazione o catarsi" (2).
Egli credeva inoltre nelle molte rinascite personali. Il suo soprannome era già indicativo: Mnesarchide cioè: "colui che ricorda le sue origini". Egli affermava secondo una tradizione orale tramandata, di essere stato Eraclide e poi Eufonio, ucciso nell'assedio di Troia da Menelao.
L'idea del karma dunque, risulta fortemente presente anche in questi autori. Platone, ad esempio, la propone ne "Le leggi":
"O giovane che fantastichi di essere abbandonato dagli dei, sappi che se divieni peggiore andrai in un'anima peggiore, e in un'anima migliore se migliorerai, e in ogni successione di vita e di morte farai e soffrirai ciò che il simile ha dal simile. Questa è la giustizia celeste alla quale né tu né altri sfortunati si potranno mai vantare di essere sfuggiti".
I romani, a loro volta, subirono l'influenza dei filosofi greci. Cicerone stesso si convertì al platonismo fino ad affermare, nell'Ortensio:
"Gli antichi, sia che fossero veggenti o interpreti della mente divina nella tradizione delle iniziazioni sacre, sembrano aver conosciuto la verità quando affermavano che siamo nati nel corpo per pagare la pena dei peccati commessi in una vita precedente".
Virgilio (70-19 a.C.), nel sesto libro dell'Eneide, dette voce ad Anchise dall'al di là che nell'istruire il figlio Enea così disse: "Son anime a cui sarà dato il corpo a tempo debito. Frattanto dimorano sulla riva del Lete e bevono l'oblio delle loro vite precedenti".
Ma l'idea della reincarnazione trovò la sua massima espressione con la scuola neoplatonica di Alessandria e in particolare con Plotino (Egitto 205- Campania 270 d.C.) e Origene. Quest'ultimo, tra l'altro, aprì il grande dibattito sulla reincarnazione all'interno del mondo cristiano-cattolico che sfociò poi nella ripulsa da parte del potere ecclesiastico dell'idea di un'anima che possa tornare a farsi più volte carne.
Nato ad Alessandria nel 185 ca e morto a Tiro nel 253 ca d. C., Origene, teologo e scrittore cristiano di lingua greca, fu uno dei più grandi dottori della Chiesa, anche se attualmente non riconosciuto come tale. Egli formulò una dottrina in cui erano presenti molti elementi neoplatonici, predicò la preesistenza dell'anima e la reincarnazione. Secondo Origene:
"L'anima non ha principio né fine. Ogni anima entra in questo mondo fortificata dalle vittorie oppure indebolita dai difetti della vita precedente. Il suo posto in questo mondo, quasi dimora destinata all'onore o al disonore, è determinato dai suoi precedenti meriti. Il suo operato in questo mondo determina il posto che essa avrà nel mondo successivo… Non è forse più conforme a ragione che ogni anima, per certe misteriose ragioni, venga introdotta in un corpo e ivi introdotta secondo i suoi meriti e le sue precedenti azioni?" (2)
Origene, poi, a causa delle sue teorie che indebolivano il potere della Chiesa, in quanto offrivano all'individuo la possibilità di salvarsi da solo attraverso l'espiazione delle proprie colpe, vita dopo vita, fu condannato una prima volta un secolo e mezzo dopo la sua morte nel 399 d.C. in occasione del sinodo di Alessandria. Le sue teorie vennero stigmatizzate una seconda volta nel sinodo di Costantinopoli nel 543 e qualche anno dopo furono pubblicati gli anatemi ma che riguardavano più che altro la trasmigrazione delle anime, cioè la discesa, o caduta, di queste nella dimensione terrena, e non la reincarnazione (farsi più volte carne) in senso stretto. C'è da rilevare inoltre che il concilio fu promosso dall'imperatore Giustiniano e che nessun rappresentante di Roma era presente. Anche gli anatemi pare siano stati formulati ed emessi in una sessione extraconciliare proposta sempre dall'imperatore che costrinse in qualche modo il Papa Vigilio, noto per la sua debolezza, a suggellarli. Nei secoli successivi non ci fu mai esplicita condanna alla credenza nella rinascita, se non l'affermazione, nel Concilio di Lione del 1274 e in quello di Firenze del 1439 che le anime dopo la morte sono destinate ad andare in paradiso, in purgatorio o all'inferno.
D'altro canto, non fu solo Origene a rifarsi alla tradizione ermetica. Molti altri dottori della Chiesa si schierarono più o meno apertamente su questo fronte. Anche Sant'Agostino (354-430), teologo e filosofo, padre della chiesa latina, nei suoi scritti dichiarò senza remore le sue simpatie per il sistema platonico e neoplatonico e lasciò emergere le sue riflessioni sulla reincarnazione. Nel "Contra Academicos" così, scrive:
"Il messaggio di Platone, il più puro, il più luminoso di tutta la filosofia, ha finalmente dissipato le tenebre dell'errore e ora traspare soprattutto attraverso Plotino, così simile al suo maestro che crederesti che Platone sia rinato nella sua persona."
E ancora, nelle "Confessioni", si esprime in tal modo:
"Dimmi, Signore, dimmi se la mia infanzia successe ad altra mia età morta prima di essa? E prima ancora di quella vita, o Dio, mia gioia, fui io forse in qualche luogo o in qualche corpo?"(3)
Dunque, non solo l'induismo e il buddismo, hanno predicato la reincarnazione ma ben altre religioni: l'islamismo, l'ebraismo e, come abbiamo già visto, il cristianesimo, per ben sei secoli consecutivi. Del resto anche nella Bibbia, nonostante i rimaneggiamenti e i riferimenti specifici all'argomento tolti su ordine dell'imperatore Giustiniano a seguito della condanna di Origene, restano ancora oggi alcuni passi indicativi di una credenza comune nel popolo ebraico.
Mosé, in alcuni salmi (90, 3-6) così recita:
"Tu fai tornare i mortali in polvere e dici: 'Ritornate, o figlioli degli uomini'. Perché mille anni agli occhi tuoi, sono come il giorno d'ieri quand'è passato, e come una veglia nella notte. Tu li porti via come in una piena; son come un sogno. Son come l'erba che verdeggia la mattina; la mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è segata e si secca".
Mosé, pare fosse figlio di una principessa reale egizia, sorella di Ramses II e vi sono molte probabilità che egli sia stato iniziato ai misteri del tempio come sacerdote di Osiride e quindi che si rifacesse alla dottrina di Ermete, autore leggendario di testi in lingua greca e di contenuto filosofico-religioso, divenuti noti poi come "scritti ermetici", di natura reincarnazionista.
Anche nei Vangeli i riferimenti alla preesistenza dell'anima e alla possibilità che questa ha di reincarnarsi portandosi dietro colpe e meriti, restano ancora molti. I discepoli di Gesù, sembravano a conoscenza della metampsicosi (dal gr. Metempsýchõsis, passaggio delle anime), teoria secondo la quale le anime sono soggette a successive reincarnazioni. Un primo riferimento lo si ritrova in Matteo, 14, 1-2, in riferimento a Giovanni Battista, decapitato da Erode. Erode stesso sentendo la fama di Gesù divenire sempre più grande, dichiarò ai suoi servitori: "Costui è Giovanni Battista; egli è resuscitato dai morti", e perciò agiscono in lui le potenze miracolose".
E poi nel versetto 16, 13, sempre in Matteo si trova scritto: "Gesù venuto nelle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: chi dice la gente che sia il Figliuol dell'uomo? Ed essi risposero: Gli uni dicono Giovanni Battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno de' profeti".
Un altro riferimento che lascia intendere che gli apostoli fossero a conoscenza della realtà della reincarnazione lo si ritrova nel passo del Vangelo di Giovanni, 9, 1-2,: "E passando vide un uomo che era cieco fin dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: 'Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?"
Naturalmente nessun individuo può peccare prima della sua nascita a meno che non si dia per scontata la sua preesistenza dell'anima e una colpa derivante da una precedente incarnazione. Il cristianesimo dunque è stato da sempre intriso di riferimenti più o meno espliciti alla reincarnazione e a tutt'oggi la Chiesa cattolica non si ha mai espresso ufficialmente aperta condanna ad essa.
La teoria della reincarnazione, dopo i concili che misero al bando la dottrina di Origene, gradualmente scomparve per poi venire tramandata solo dalle varie discipline esoteriche dei templari, dei cabalisti, dei rosacrociani fino al pensiero rinascimentale. Un nuovo sviluppo si ebbe con l'Illuminismo e il Romanticismo (XVIII e XIX sec.) e alcuni autori come Von Helmont, Kant, Goethe, riportarono nelle loro opere considerazioni sulla reincarnazione.
Nell'epoca contemporanea un forte risveglio spirituale è stato avviato da Rudolf Steiner (Kraljevica, Croazia 1861- Dornach, Basilea 1925), filosofo austriaco fondatore della società antroposofica. Centro di questa dottrina è la distinzione, nell'uomo, di sette principi (dal corpo fisico a quello etereo e astrale, dall'io all'io spirituale, allo spirito vitale e all'uomo-spirito). Con la morte il corpo fisico si dissolve, mentre quelli etereo e astrale accompagnano l'io in un periodo di sonno profondo che precede le successive incarnazione fino al ritorno allo spirito puro.

 

La reincarnazione secondo l'Entità A (val la pena di ascoltarlo):

 


"ORA, SE PURO E SOLO CONTEMPLI IL MONDO SUPERIORE E NON VEDI NESSUNO DEGLI DEI O DEGLI ANGELI VENIR GIU’, PREPARATI A SENTIRE UN TUONO IL CUI FRAGORE SARA’ TANTO POTENTE CHE TU COMINCERAI A TREMARE. MA DI’ ANCORA: IO SONO UNA STELLA CHE MUTA IL SUO CORSO CON VOI E SORGE DAL PROFONDO.  APATHANATISMOS"


#126 SauroClaudio

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Inviato 28 luglio 2021 - 04:19

https://nunzyconti.w...-pietro-ubaldi/

“Preghiera del viandante in sintesi”di Pietro Ubaldi

“Sulla via dolorosa, sosta;

tergi la tua lacrima e ascolta.

Il canto è immenso,

le armonie giungono dall’infinito,

per baciarti in fronte,

o stanco viandante della vita.

Accanto al tuono delle voci titaniche dell’universo,

bisbigliando in un ricamo di bellezze,

le minime voci delle umili creature sorelle.

‘Anche io, anche io’, ciascuna grida

‘sono figlia di Dio e lotto e soffro,

porto il mio peso e tocco la mia vittoria;

anche io sono vita, nella grande vita del Tutto’.

E tutto,

dal fragore della tempesta

al mattutino canto del sole,

dal sorriso del neonato

al grido straziante dell’anima,

tutto dice se stesso,nella sua voce;

e si accorda con le voci sorelle;

tutto esprime il suo intimo mistero;

ogni essere manifesta il pensiero di dio.

Quando il dolore addenta le più intime fibre del tuo cuore,

tu odi una voce che ti dice:

Dio;

quando la carezza del tramonto ti addormenta

nel sonno queto delle cose tutte,

una voce ti dice

Dio.

E la visione stupenda supera ogni dolore”.

 

""La Preghiera del viandante in toto""  BELLISSIMA

 


"ORA, SE PURO E SOLO CONTEMPLI IL MONDO SUPERIORE E NON VEDI NESSUNO DEGLI DEI O DEGLI ANGELI VENIR GIU’, PREPARATI A SENTIRE UN TUONO IL CUI FRAGORE SARA’ TANTO POTENTE CHE TU COMINCERAI A TREMARE. MA DI’ ANCORA: IO SONO UNA STELLA CHE MUTA IL SUO CORSO CON VOI E SORGE DAL PROFONDO.  APATHANATISMOS"


#127 SauroClaudio

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Inviato 29 luglio 2021 - 05:57

Pietro Ubaldi, Preghiera del Viandante

 

 

Anima stanca che ti accasci sull'orlo della via, sosta un istante nell'eterno cammino della vita, deponi il fardello delle tue espiazioni e riposa. Ascolta come è piena di armonie l'opera di Dio! Il ritmo dei fenomeni emana una musica dolce e grandiosa.

Attraverso le forme esteriori i due misteri, dell'anima e delle cose, si guardano e si sentono. Dal profondo, il tuo spirito ascolta e comprende. La visione delle opere di Dio dà la pace e l'oblio; di fronte alla divina bellezza del creato la tempesta del cuore si acqueta; passione e dolore si assopiscono in un lento e dolce canto senza fine.

Sembra che la mano di Dio, attraverso le armonie dell'universo, sfiori quale brezza confortante la tua fronte prostrata di fatica e vi sosti come una carezza. Bellezza, riposo dell'anima, contatto col divino! Allora il viandante stanco si rianima in un rinnovato presentimento della sua meta.

Non è più lungo, l'andar tanto lontano, quando un istante si sosta, per attingere alla sorgente. Allora l'anima contempla, anticipa, si risolleva lungo la via. Con lo sguardo fisso verso l'Alto è più facile riprendere poi il faticoso cammino.

...Sulla via dolorosa sosta; tergi la tua lacrima e ascolta. Il canto è immenso, le armonie giungono dall'infinito, per baciarti in fronte, o stanco viandante della vita. Accanto al tuono delle voci titaniche dell'universo, bisbigliano in un ricamo di bellezze, le minime voci delle umili creature sorelle.

"Anche io, anche io", ciascuna grida "sono figlia di Dio e lotto e soffro, porto il mio peso e tocco la mia vittoria; anche io sono vita, nella grande vita del Tutto” E tutto, dal fragore della tempesta al mattutino canto del sole, dal sorriso del neonato al grido straziante dell'anima, tutto dice se stesso, nella sua voce; e si accorda con le voci sorelle; tutto esprime il suo intimo mistero; ogni essere manifesta il pensiero di Dio.

Quando il dolore addenta le più intime fibre del tuo cuore, tu odi una voce che ti dice: Dio. Quando la carezza del tramonto ti addormenta nel sonno quieto delle cose tutte, una voce ti dice: Dio.

Quando la tempesta muggisce e la terra trema, una voce ti dice: Dio.

E la visione stupenda supera ogni dolore. ..Sosta, ascolta e prega. Allarga le braccia al creato e con esso ripeti: "Dio ti amo”. La tua preghiera, non più sgomenta ammirazione della potenza divina, è ora più alta: è Amore.

È la preghiera dolce, che va come un canto che l'anima ripete, echeggiante di zolla in zolla per la terra tutta, di onda in onda per i mari, di stella in stella per gli spazi immensi: è la parola sublime dell'Amore, che le unità colossali degli universi ripetono accanto e all'unisono con la voce sperduta dell'ultimo insetto che si nasconde timido fra l'erba.

Sembra sperduta, eppure anche questa Dio conosce, raccoglie ed ama. Nell'infinito dello spazio e del tempo, questa forza sola, questa immensa onda d'amore, tutto sostiene compatto in armonico sviluppo di forze. La suprema visione delle ultime cose, dell'ordine in cui vanno tutte le creature, ti darà sola un senso di pace, di pace vera, di pace profonda, dell'anima sazia perché vede la più alta sua meta.

Così Dio ti appare ancor più grande che nella Sua potenza di creatore; ti appare nella potenza del Suo Amore. Esplodi, anima, non temere. Il nuovo Dio della buona novella di Cristo è bontà. Non più i vendicativi fulmini di Giove, ma la verità che convince, la carezza che ama e perdona. L'infinito abisso in cui guardi sgomento non è lì per ingoiarti nella tenebra del mistero, ma si fa pieno di Luce e dentro vi canta senza mai fine l'inno della vita.

Gettati al sicuro, perché quell'abisso è Amore. Non dire: non so, ma dì: io amo. ...Prega. Prega dinanzi alle immense opere di Dio; dinanzi alla terra, al mare, al cielo. Chiedi loro che ti parlino di Dio, chiedi agli effetti la voce della causa, domanda alle forme il pensiero e il principio che tutte le anima. E le forme tutte ti affolleranno intorno; ti tenderanno le loro braccia fraterne, ti guarderanno coi mille occhi fatti di luce, l'eterno sorriso della vita ti avvolgerà come una carezza.

E le mille voci diranno: "Vieni, fratello, sazia il tuo sguardo interiore, attingi forza alla visione sublime.

La vita è grande e bella, e anche nel dolore più atroce e tenace è sempre degna di essere vissuta”. E ti prenderanno per matto, gridando: "Vieni, varca la soglia e guarda nel mistero. Vedi: tu non puoi morire, mai, mai morire. Il tuo dolore passa e per esso tu sali e il risultato

resta.

Non temere morte e dolore. Essi non sono né fine e né male; sono il ritmo del rinnovamento e la via delle tue ascensioni. La vita è un canto senza fine. Canta con noi, canta con tutto il creato, l'infinito canto dell'Amore".

Così prega, o anima stanca: "Signore, benedetto sia Tu soprattutto per fratello dolore, poiché esso a Te mi ravvicina. Io mi prostro alla Tua opera grande, anche se in essa la mia parte è fatica. Nulla posso chiederti perché tutto è già perfetto e giusto nella Tua creazione, anche il mio soffrire, anche la mia imperfezione che passa.

Attendo al posto del mio dovere la mia maturazione. Nella Tua contemplazione, riposo. Rispondi, o anima, all'immenso amplesso e sentirai veramente Dio.

Se l'intelligenza dei grandi si prostra e venera, sgomenta di fronte alla potenza del concetto e della sua realizzazione, e si accosta al divino per le faticose vie della mente, il cuore degli umili giunge a Dio per le vie del dolore e dell'Amore, Lo sente per le vie di questa più profonda sapienza. Così prega, o anima stanca. Posa il capo sul Suo petto e riposa.

 


"ORA, SE PURO E SOLO CONTEMPLI IL MONDO SUPERIORE E NON VEDI NESSUNO DEGLI DEI O DEGLI ANGELI VENIR GIU’, PREPARATI A SENTIRE UN TUONO IL CUI FRAGORE SARA’ TANTO POTENTE CHE TU COMINCERAI A TREMARE. MA DI’ ANCORA: IO SONO UNA STELLA CHE MUTA IL SUO CORSO CON VOI E SORGE DAL PROFONDO.  APATHANATISMOS"


#128 SauroClaudio

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Inviato 08 agosto 2021 - 08:22

Kahalil Gibran, nato in Libano nel 1983 fu poeta filosofo pittore.

Ad 11 anni emigrò con la famiglia negli Stati Uniti, a Boston.

E’ considerato in Libano il genio della sua epoca.

Dopo essere stato a Parigi dove studiò ed imparò la pittura e la poesia, tanto che come pittore fu paragonato a William Blake e le sue opere e disegni sono stati esposti nelle più grandi capitali del mondo, nel 1923 scrisse la sua opera più importante “Il Profeta” che fu accolto dalla critica come un vero capolavoro.

Successivamente scrisse molte altre opere ma di tenore minore.

Posso dire io stesso che ho trovato “Il Profeta” una rivelazione.

Almustafà che si appresta a lasciare il mondo (per tornare alla sua isola nativa), aspetta i naviganti , gli uomini della sua terra, e vede la sua nave avvicinarsi al porto “Figli della mia antica madre, cavalieri delle onde, quante volte veleggiaste nei miei sogni, ed ora approdate al mio risveglio, che è il mio sogno più profondo”

Ma prima che parta tutto il popolo gli si fa incontro e gli chiede dell’amore, del matrimonio, dei figli, dei doni ecc

Particolarmente interessante è l’ultima parte, quella del commiato.

Voglio riportare solo alcune parole:

"Voi non siete chiusi nei vostri corpi, nè confinati nelle vostre case e nei vostri campi,

 Quel che siete abita sopra le montagne ed erra con il vento,

 

non striscia nel sole in cerca di calore,

 

nè si scava nell'oscurità la tana

 

ma è uno Spirito libero che ammanta la terra e si muove nell'etere.

 

Se queste vi paiono parole vaghe non cercate di chiarirle

 

Vago e nebuloso è il principio di ogni cosa ma non la fine.

 

E vorrei essere un principio nella vostra memoria.

 

La vita e tutto ciò che vive, è concepita nella bruma e non nel cristallo

 

Questo vorrei ricordaste nel ricordarmi: quello che più debole sembra

 

e più sconcertato in voi è il più forte ed il più determinato.

 

Non è forse il vostro fiato che ha eretto e rinsaldato le vostre ossa?

 

E non è un sogno che nessuno ricorda di aver sognato

 

che ha costruito la vostra città e tutto ciò che di bello in essa ci stà.

 

Ma voi non vedete, ne sentite e non udite.

 

Il velo che vi annebbia gli occhi vi sarà tolto dalle mani che l'anno tessuto

 

e la creta che vi serra le orecchie sarà perforata dalle stesse dita che l'anno plasmata

 

E così voi udirete

 

e vedrete

 

e non lamenterete l'essere stati ciechi,

 

ne rimpiangerete di essere stati sordi,

 

poichè in quel giorno voi saprete lo scopo occulto di ogni cosa.

Ed infine prima di congedarsi definitivamente dice “ Addio popolo di Orfalese

Questo giorno è finito

Su di noi sta reclinando come il giglio acquatico nel proprio futuro.

Noi serberemo quello che ci è stato donato

E se non basterà, ci riuniremo di nuovo per tendere insieme le mani al donatore.

Ricordatevi che tornerò frà di voi.

Un attimo ed il mio anelito raccoglierà saliva e polvere per un altro corpo.

Un attimo ed in una breve calma di vento un'altra donna mi partorirà!

 

 


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#129 SauroClaudio

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Inviato 13 agosto 2021 - 01:35

Gibran e satana

 

Chi sei chiesi?

Io sono Satana il dio del male, mi rispose.

Mi appoggiai tremante ad un grosso albero, e lui continuò dicendo:

“In ogni città sotto il sole , il mio nome fu l’asse portante dei circoli didattici religiosi, artistici e filosofici.

Se non fosse stato per me, non sarebbero stati edificati templi, non sarebbero state erette torri e palazzi.

Io sono il coraggio che induce l’uomo alla risolutezza, sono la fonte che provoca l’originalità del pensiero, sono la mano che muove le mani dell’uomo.

Io sono Satana, l’immortale.

Sono Satana che la gente combatte per riuscire a sopravvivere.

Se cessano di combattere contro di me l’ignavia estinguerà le loro menti, i loro cuori e le loro anime, in conformità con le pene soprannaturali del loro tremendo mito

Io sono la furente e muta tempesta che agita la mente dell’uomo ed il cuore della donna.

Per timore di me, essi viaggiano nei luoghi di culto per condannarmi, e nei luoghi di vizio per farmi felice arrendendosi alla mia volontà.

Il monaco che prega nel silenzio della notte per tenermi lontano dal suo letto è simile alla prostituta che m’invita nella sua camera.

Io sono Satana l’immortale e l’eterno

Sono colui che edifica conventi e monasteri su fondamenta di paura, che costruisce bettole e case di perdizione su fondamenta di lussuria e autocompiacimento

Se io dovessi cessare di esistere, la paura ed il godimento sarebbero aboliti dal mondo, e con la loro sparizione i desideri e le speranze cesserebbero di esistere nel cuore umano.

La vita diventerebbe vuota e fredda, come un arpa dalle corde rotte.

Io sono Satana l’immortale.

Io sono ispirazione alla falsità, alla maldicenza, all’inganno, alla disonestà ed alla derisione, e se questi elementi dovessero essere aboliti dal mondo, la società umana diventerebbe come un campo deserto in cui non fioriscono se non le spine della virtù.

Io sono Satana l’immortale.

Io sono il padre e la madre del peccato, e se il peccato dovesse mai svanire, coloro che lo combattono svanirebbero con esso, assieme alle loro famiglie ed alle loro costruzioni.

Io sono il cuore di tutto il male.

Desidereresti che il movimento umano si arrestasse con il cessare del battito del mio cuore?

Accetteresti il risultato dopo aver distrutto la causa?

Se fossi gravemente ferito mi lasceresti morire in questo luogo deserto.

Rispondi vigliacco!!!!!

Certo gli dissi, ti lascerei morire secondo il tuo insegnamento.

Facendomi forza mi uscirono dalla bocca queste parole: “La vita non ti appartiene”

Dimmi Satana a chi appartiene la vita?

Ma non udii risposta.

Il suo profilo svanì, e mi risuonarono all’orecchio queste parole : io non posso parlare del vostro male poiché il cattivo non è che il buono torturato dalla sua fame e dalla sua stessa sete e tutto ciò che avete edificato è opera del sogno che avete dimenticato di aver sognato.


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