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Il meccanismo che sta alla base dei tumori


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1355 risposte a questa discussione

#961 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 10 febbraio 2019 - 10:51

Comunque l'ipotonia muscolare se c'è forte carenza, la trovi su tutti i testi medici

 

https://translate.go...pubmed/26288665



#962 mario61

mario61

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Inviato 11 febbraio 2019 - 07:14

gli anziani sono spesso malnutriti ...   https://www.ncbi.nlm...les/PMC5872687/



#963 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 11 febbraio 2019 - 07:37

gli anziani sono spesso malnutriti ...   https://www.ncbi.nlm...les/PMC5872687/

Concordo, però se hai 3 ng/ml di Vit D hai ipotonia muscolare anche nei giovani.... è guarda caso mi è capitata una ragazza di 18 anni con 3 e non era malnutrita, ed un uomo di 50 anni con 4,5 che non era malnutrito...



#964 mario61

mario61

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Inviato 11 febbraio 2019 - 10:07

https://labtestsonli...vitamin-d-tests



#965 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 11 febbraio 2019 - 11:21

Cosa viene testato?

La vitamina D è una famiglia di composti che è essenziale per la corretta crescita e la formazione di denti e ossa. Questo test misura il livello di vitamina D nel sangue.

Due forme di vitamina D possono essere misurate nel sangue, 25-idrossivitamina D e 1,25-diidrossivitamina D. La 25-idrossivitamina D è la forma principale trovata nel sangue ed è il precursore relativamente inattivo dell'ormone attivo, 1, 25-diidrossivitamina D. A causa della sua lunga emivita e concentrazione più elevata, 25-idrossivitamina D viene comunemente misurata per valutare e monitorare lo stato di vitamina D negli individui.

La vitamina D proviene da due fonti: endogeno, che viene prodotto nella pelle all'esposizione alla luce solare, ed esogeno, che viene ingerito negli alimenti e negli integratori. Le strutture chimiche dei tipi di vitamina D sono leggermente diverse, e sono chiamate vitamina D2 (ergocalciferolo, che viene dalle piante) e vitamina D3 (colecalciferolo, che proviene da animali). La forma D2 si trova negli alimenti fortificati e nella maggior parte dei preparati e integratori vitaminici. La vitamina D3 è la forma prodotta nel corpo e viene anche utilizzata in alcuni integratori. La vitamina D2 e ​​D3 sono ugualmente efficaci quando sono convertiti dal fegato e dal rene nella forma attiva, 1,25-diidrossivitamina D.

Alcuni test non distinguono le forme D2 e ​​D3 della vitamina e riportano solo il risultato totale. I metodi più recenti, tuttavia, possono riportare i livelli di D2 e ​​D3 e quindi sommarli per un livello totale.
Il ruolo principale della vitamina D è quello di aiutare a regolare i livelli ematici di calcio, fosforo e (in misura minore) di magnesio. La vitamina D è vitale per la crescita e la salute delle ossa; senza di esso, le ossa saranno morbide, malformate e incapaci di ripararsi normalmente, causando malattie chiamate rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti. La vitamina D ha anche dimostrato di influenzare la crescita e la differenziazione di molti altri tessuti e di aiutare a regolare il sistema immunitario. Queste altre funzioni hanno implicato la vitamina D in altri disturbi, come l'autoimmunità e il cancro.

Sulla base dei dati del National Health and Nutrition Survey Survey, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) riportano che due terzi della popolazione statunitense hanno vitamina D sufficiente, mentre circa un quarto sono a rischio di vitamina D insufficiente e 8% sono a rischio di carenza, come definito dall'assunzione dietetica di riferimento (DRI) stabilita dall'Istituto di Medicina.

Le persone a più alto rischio di carenza includono le persone anziane o obese, le persone che non ricevono abbastanza esposizione al sole, le persone con la pelle più scura e le persone che assumono determinati farmaci per lunghi periodi di tempo. Generalmente si stima che l'esposizione al sole sia di due periodi alla settimana di 5-20 minuti. Le persone che non hanno un'adeguata esposizione al sole possono ottenere la vitamina D di cui hanno bisogno da fonti di cibo o integratori.
 

Quindi si doserebbe sia la Vit D2 che la Vit D3 sommandole?? Non lo sapevo. Il laboratorista del Policlinico di Borgo Roma che esegue i dosaggi della Vit D mi ha detto che si dosa solo il 25-oh-colecalciferolo. Del resto le due molecole sono parecchio diverse, soprattutto per le catene laterali. Per cui necessiterebbero due esami distinti. Già è abbastanza costoso dosare la Vit D3 (18 euro), dosandole tutte e due credo che si andrebbe al doppio, non so se negli Stati Uniti facciano entrambi i dosaggi e li sommino. Il sito sopra dice anche che si dosa anche la forma terminale, cosa che non ho mai sentito, in effetti la più significativa sarebbe la forma terminale di entrambe le vitamine D2 e D3 perchè quella effettivamente attiva, ma credo che sarebbe un esame parecchio costoso, perchè della forma terminale se ne forma una quantità talmente esigua: si pensi, 2 milionesimi di grammo ogni 4 ore,  e l'emivita è di 4 ore.



#966 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 11 febbraio 2019 - 12:05

 

Cosa viene testato?

La vitamina D è una famiglia di composti che è essenziale per la corretta crescita e la formazione di denti e ossa. Questo test misura il livello di vitamina D nel sangue.

Due forme di vitamina D possono essere misurate nel sangue, 25-idrossivitamina D e 1,25-diidrossivitamina D. La 25-idrossivitamina D è la forma principale trovata nel sangue ed è il precursore relativamente inattivo dell'ormone attivo, 1, 25-diidrossivitamina D. A causa della sua lunga emivita e concentrazione più elevata, 25-idrossivitamina D viene comunemente misurata per valutare e monitorare lo stato di vitamina D negli individui.

La vitamina D proviene da due fonti: endogeno, che viene prodotto nella pelle all'esposizione alla luce solare, ed esogeno, che viene ingerito negli alimenti e negli integratori. Le strutture chimiche dei tipi di vitamina D sono leggermente diverse, e sono chiamate vitamina D2 (ergocalciferolo, che viene dalle piante) e vitamina D3 (colecalciferolo, che proviene da animali). La forma D2 si trova negli alimenti fortificati e nella maggior parte dei preparati e integratori vitaminici. La vitamina D3 è la forma prodotta nel corpo e viene anche utilizzata in alcuni integratori. La vitamina D2 e ​​D3 sono ugualmente efficaci quando sono convertiti dal fegato e dal rene nella forma attiva, 1,25-diidrossivitamina D.

Alcuni test non distinguono le forme D2 e ​​D3 della vitamina e riportano solo il risultato totale. I metodi più recenti, tuttavia, possono riportare i livelli di D2 e ​​D3 e quindi sommarli per un livello totale.
Il ruolo principale della vitamina D è quello di aiutare a regolare i livelli ematici di calcio, fosforo e (in misura minore) di magnesio. La vitamina D è vitale per la crescita e la salute delle ossa; senza di esso, le ossa saranno morbide, malformate e incapaci di ripararsi normalmente, causando malattie chiamate rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti. La vitamina D ha anche dimostrato di influenzare la crescita e la differenziazione di molti altri tessuti e di aiutare a regolare il sistema immunitario. Queste altre funzioni hanno implicato la vitamina D in altri disturbi, come l'autoimmunità e il cancro.

Sulla base dei dati del National Health and Nutrition Survey Survey, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) riportano che due terzi della popolazione statunitense hanno vitamina D sufficiente, mentre circa un quarto sono a rischio di vitamina D insufficiente e 8% sono a rischio di carenza, come definito dall'assunzione dietetica di riferimento (DRI) stabilita dall'Istituto di Medicina.

Le persone a più alto rischio di carenza includono le persone anziane o obese, le persone che non ricevono abbastanza esposizione al sole, le persone con la pelle più scura e le persone che assumono determinati farmaci per lunghi periodi di tempo. Generalmente si stima che l'esposizione al sole sia di due periodi alla settimana di 5-20 minuti. Le persone che non hanno un'adeguata esposizione al sole possono ottenere la vitamina D di cui hanno bisogno da fonti di cibo o integratori.
 

Quindi si doserebbe sia la Vit D2 che la Vit D3 sommandole?? Non lo sapevo. Il laboratorista del Policlinico di Borgo Roma che esegue i dosaggi della Vit D mi ha detto che si dosa solo il 25-oh-colecalciferolo. Del resto le due molecole sono parecchio diverse, soprattutto per le catene laterali. Per cui necessiterebbero due esami distinti. Già è abbastanza costoso dosare la Vit D3 (18 euro), dosandole tutte e due credo che si andrebbe al doppio, non so se negli Stati Uniti facciano entrambi i dosaggi e li sommino. Il sito sopra dice anche che si dosa anche la forma terminale, cosa che non ho mai sentito, in effetti la più significativa sarebbe la forma terminale di entrambe le vitamine D2 e D3 perchè quella effettivamente attiva, ma credo che sarebbe un esame parecchio costoso, perchè della forma terminale se ne forma una quantità talmente esigua: si pensi, 2 milionesimi di grammo ogni 4 ore,  e l'emivita è di 4 ore.

 

Il sito sopra a mio parere dice anche una cosa in disaccordo con quella che dicono altri studi, vediamo: “”Sulla base dei dati del National Health and Nutrition Survey Survey, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) riportano che due terzi della popolazione statunitense hanno vitamina D sufficiente, mentre circa un quarto sono a rischio di vitamina D insufficiente e 8% sono a rischio di carenza, come definito dall'assunzione dietetica di riferimento (DRI) stabilita dall'Istituto di Medicina.””

 

Se noi andiamo su Wikipedia che si basa su numerosi studi troviamo scritto:

 

https://it.wikipedia...wiki/Vitamina_D

 

“”Al contrario di quanto sostenuto dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che ritiene molte prescrizioni di vitamina D non appropriate basandosi su studi clinici pubblicati su "The Lancet" e “Annals of Internal Medicine”[1], la Società italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS) sostiene che in Italia l'80% della popolazione sia carente[2]: l'insufficienza di vitamina D interesserebbe circa la metà dei giovani italiani nei mesi invernali. La condizione carenziale aumenterebbe con l'avanzare dell'età sino ad interessare la quasi totalità della popolazione anziana italiana che non assume supplementi di vitamina D. Uno studio italiano del 2003[4] mostrava che su 700 donne in età postmenopausale il 76% presentava livelli di vitamina D inferiori a 12 ng/ml. Ritenendo tale livello "assolutamente insufficiente", Falaschi et al. sostengono che "Queste evidenze confutano la credenza["confutano" o "contrastano con"?], diffusa anche tra i medici, che nel paese non sia necessario un supplemento di vitamina D per assicurare degli adeguati livelli ematici a tutte le età."[5] Un altro studio ha rilevato come i neonati italiani siano tra le fasce di popolazioni più carenti, con una prevalenza di oltre il 97%[6].

Le prime alterazioni, in caso di vitamina D sotto la norma, consistono in: diminuzione dei livelli sierici di calcio e fosforo con conseguente iperparatiroidismo secondario ed aumento della concentrazione di fosfatasi alcalina. Si hanno alterazione dei processi di mineralizzazione con rachitismo (nel bambino non esposto al sole) ed osteomalacia (nell'adulto non esposto al sole) e debolezza muscolare[7], deformazione ossea (in caso di malattia ossea) e dolori[8]. Alcuni studi del 2006 hanno portato alla luce come la carenza di vitamina D possa essere collegata con la sindrome influenzale: secondo il team di ricercatori il motivo potrebbe essere associato al fatto che questa vitamina stimola la produzione di antimicrobici nei polmoni. Altri studi del 2009[9] correlano la carenza della vitamina, soprattutto in fase neonatale, con il manifestarsi della sclerosi multipla.

Questo per la carenza, ma andiamo a vedere i dosaggi che consiglia:

 

“”Il dosaggio della vitamina D nella forma 25(OH)D sierica rappresenta il metodo più accurato per stimare lo stato di replezione vitaminica D: in Italia un livello inferiore a 30 ng/ml è considerato insufficiente. Secondo l'Istituto di Medicina (IOM) sarebbero necessarie 600UI al giorno per far raggiungere al 97,5% della popolazione un valore di 20 ng/ml di 25OHD nel sangue[16], ma questi calcoli non si sono rivelati esatti[17] e le dosi raccomandate sono considerate troppo basse,[18][19] circa un decimo di quella necessaria.[20]Holick sostiene che le attuali dosi raccomandate, essendo troppo basse rispetto alla produzione che avviene normalmente tramite l'esposizione solare (una persona di carnagione chiara in costume d'estate produce circa 10.000 UI in 20 minuti), siano potenzialmente dannose, perché espongono la popolazione a rischio per diverse malattie croniche.[21]””

Le Linee Guida elaborate dalla Società Italiana dell'Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS), affermano che "In presenza di deficit severo vanno somministrate dosi cumulative di vitamina D variabili tra 300.000 ed 1.000.000 di UI, nell'arco di 1-4 settimane".[22]

Durante la gravidanza e l'allattamento le richieste di vitamina D aumentano per far fronte alla maturazione dello scheletro del feto e del neonato. Generalmente l'esposizione alla luce dovrebbe mantenere dei livelli adeguati, ma alle latitudini italiane da ottobre a marzo questo non è possibile e si possono verificare stati carenziali sia per la mamma che per il nascituro. La carenza di vitamina D è particolarmente frequente in Italia, specie negli anziani e nei mesi invernali[23], la carenza è tanto comune e di tale entità che l'86% delle donne italiane sopra i 70 anni presenta livelli ematici di 25(OH)D inferiori ai 10 ng/ml alla fine dell'inverno “”

 

Io facendo oltre 700 dosaggi ho trovato un livello medio di 13,1 ng/ml. Per forza siamo continuamente ammalati, la Vit D è uno dei pilastri del sistema immunitario.



#967 mario61

mario61

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Inviato 11 febbraio 2019 - 12:47

https://academic.oup...12/2071/5060378

... le persone anziane spesso hanno bassi valori di filtrato glomerulare, non evidenziati dai valori di creatinina



#968 renè

renè

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Inviato 11 febbraio 2019 - 02:52

Da LiberoQuotidiano on line del 10/02/2019

Cancro, quell'odore che rivela la malattia: uno snodo fondamentale per la prevenzione

Questa che racconto è una piccola storia, ma molto importante per il suo contenuto e soprattutto per il suo significato scientifico. Una donna inglese, Claire Grandville, che vive a Hull in Gran Bretagna, diventata madre per la prima volta a 40 anni, mentre allattava al seno la sua neonata Matilda, aveva notato che la bambina prendeva il latte solo da una mammella, la destra, mentre invece si rifiutava di attaccarsi a quella sinistra, girando la testolina, chiudendo la bocca e spesso piangendo al solo contatto con il capezzolo.

Dal momento che la montata lattea post partum era abbondante, la neomamma era costretta ad aspirare il latte del seno sinistro che diveniva turgido, rigonfio e dolorante per il mancato svuotamento, e se solo provava a riproporlo a sua figlia con un biberon otteneva lo stesso deciso rifiuto.

Questo insolito comportamento ha insospettito Claire, che ha portato Matilda dal pediatra pensando che stesse male, ma mentre la neonata stava benissimo, chi stava davvero male era propio lei, poiché gli accertamenti medici hanno evidenziato un pericoloso cancro nella mammella sinistra, non diagnosticato alle analisi effettuate in gravidanza, durante la quale aveva avuto il tempo di crescere ed invadere i tessuti limitrofi, raggiungendo la dimensione di circa 10 centimetri.

La paziente è quindi stata sottoposta a mastectomia completa, ovvero alla rimozione chirurgica dell' intera mammella, a sei cicli di chemioterapia e terapia radiante, e la cura ha portato a remissione della malattia, un cancro aggressivo che si era già diffuso in 31 dei 33 linfonodi asportati.

Se la piccola Matilda, rifiutandosi di succhiare quel capezzolo, disgustata dal suo afrore, non avesse insospettito la madre spingendola ad un consulto medico, molto probabilmente sarebbe rimasta orfana in pochi mesi, mentre il suo atteggiamento istintivo è stato decisivo per svelare una diagnosi fino ad allora misconosciuta. In realtà noi medici sappiamo bene che ogni malattia ha un suo odore, che però in molti casi non può essere percepito dal naso umano, mentre l' olfatto dei cani riesce ad individuarlo immediatamente.

25 RECETTORI
Negli ultimi decenni, infatti, sono stati addestrati cani per identificare l' odore del cancro, i quali avendo 25 recettori olfattivi in più rispetto all' uomo, incrementano le possibilità percettive degli odori di 100mila volte, e quindi li riconoscono con una percentuale superiore al 94%, e su questo modello animale l' ingegneria scientifica ha messo a punto un "naso elettronico", uno strumento grande quanto un' unghia, formato da centinaia di nanotubi di carbonio legati a filamenti di Dna, che racchiude il potere del naso del cane in un piccolo chip in grado di convertire l' odore in un segnale elettronico.

La maggior parte dei tumori, infatti, rilascia dei markers specifici che invadono i liquidi biologici, come il sangue, la saliva o le urine, ma evaporano anche molecole volatili attraverso la pelle ed il respiro, che possono essere percepite come odori, funzionando di fatto come "segnalatori" caratteristici della malattia neoplastica in sviluppo.

Attualmente esiste uno strumento, il "Breath link" (chiamato anche "Breath test", test del respiro), dove il paziente deve semplicemente insufflare aria in un tubo per due minuti, e la macchina è in grado di confrontare le sostanze presenti nel suo respiro con quelle tipiche del cancro, stabilendo in soli dieci minuti se il soggetto è affetto da una forma tumorale, benigna o maligna, con una precisione simile a quella delle indagini strumentali e radiologiche più sofisticate, ma senza ricorrere all' uso dei raggi X. Questi apparecchi rappresentano un gioiello scientifico della biotecnologia per la diagnosi precoce dei tumori maligni, utilizzano l' Intelligenza Artificiale, sono in uso sperimentale in diversi centri oncologici statunitensi ed anche italiani (Milano, Roma e Bari), e visti i risultati incredibili di precisione, la speranza è che la produzione dei "nasi elettronici" possa aprire l' epoca di una nuova forma di diagnosi, applicabile ad ampio spettro su tutti i carcinomi.

ELETTROBISTURI
Per esempio, all' Imperial College di Londra è stato sviluppato un elettrobisturi "intelligente", chiamato "iKnife" (coltello intelligente), che in soli 3 secondi dice al chirurgo se c' è ancora tessuto tumorale da rimuovere dal corpo del paziente in sala operatoria; questo strumento infatti "sente" l' odore del tessuto che via via viene polverizzato con il bisturi elettronico, e lo fa con un' accuratezza del 100%, rendendo di fatto precisissima la rimozione chirurgica del cancro. "iKnife", infatti, taglia il tessuto tumorale bruciandolo ed analizzando il "fumo" emanato dal tessuto rimosso, ovvero il vapore convogliato all' esterno del corpo, dando la possibilità all' operatore di capire se ha estirpato bene il cancro, o se vi è ancora tessuto da rimuovere.

I metaboliti volatili del cancro, anche nella sua prima fase di sviluppo, rilasciano quindi tutti un odore specifico, che può essere intercettato da queste innovative tecnologie che saranno diffuse in pochi anni, che permetteranno diagnosi precocissime, che salveranno molte vite umane, esattamente come ha fatto il naso della piccola Matilda, che appena nata, guidata da un istinto quasi animale, aveva percepito l' odore del cancro della madre, e rifiutando di alimentarsi da quella fonte malata che le aveva appena donato la vita, istintivamente e inconsapevolmente ha ricambiato, salvando lei la vita della sua mamma.

di Melania Rizzoli



#969 SauroClaudio

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Inviato 12 febbraio 2019 - 10:47

L' IMPORTANZA DEL POTASSIO NELL’OSSIGENAZIONE CELLULARE.

 

Il POTASSIO regola circa 70 reazioni enzimatiche a livello endocellulare, infatti è uno ione quasi esclusivamente endocellulare, anche se lo ritroviamo nel sangue nella percentuale di 3,5-5 mEq/L. Questo livello però non rispecchia il reale livello di POTASSIO endocellulare perché la differente concentrazione di potassio tra i compartimenti intra ed extracellulari è garantita dalla pompa sodio-potassio ATP-asi, che pompa attivamente il sodio all'esterno della cellula ed il potassio al suo interno, con un rapporto di due ioni potassio ogni tre ioni sodio. In condizioni di acidità cellulare, l'ingresso di idrogenioni nel compartimento intracellulare favorisce l'uscita del potassio (K+), che di riflesso aumenta la propria concentrazione nel plasma per mantenere la neutralità elettrica; di conseguenza si può avere iperpotassiemia transitoria anche in uno stato di deplezione potassica. L'ingresso di potassio nelle cellule è invece facilitato dalla condizione opposta (alcalosi), e dal rilascio di catecolamine (stimolazione B-adrenergica) ed insulina, che aumenta l'attività della pompa sodio-potassio e la sintesi di glicogeno. Per questo motivo le concentrazioni plasmatiche di potassio tendono a diminuire dopo i pasti.

Farmaci come i diuretici dell'ansa possono ridurre i livelli di potassio nel sangue, mentre diuretici risparimiatori di potassio tendono ad aumentare i livelli sierici di questo prezioso minerale.Il potassio è presente in molti alimenti, riporteremo qui i principali

    fagioli bianchi (561 mg/100 g)

    albicocche disidratate (1260 mg/100 g)

    spinaci crudi (558 mg/100 g)

    patate cotte al forno con la buccia (535 mg/100 g)

    avocado (485 mg/100 g)

    zucchine (264 mg/100 g)

    funghi bianchi (396 mg/100 g)

    banane (385 mg/100 g)

    uvetta essiccata (864 mg/100 g)

    mandorle (780 mg/100 g)

Nell'organismo il potassio esiste sotto forma di ione positivo (catione), K+ ed è lo ione inorganico più abbondante all'interno delle cellule, dove viene trasportato mediante meccanismi che richiedono un apporto di energia. È presente in alte concentrazioni anche nel succo gastrico. Molti antibiotici, come per esempio quelli prodotti dal Bacillus brevis (tirotricina) , attaccano le cellule batteriche aprendo su di esse canali di scambio attraverso i quali gli ioni Na+ e K+ possono attraversare la membrana cellulare, alterando il potenziale elettrico della membrana stessa.

La concentrazione di ioni K+ nel sangue è regolata in maniera da avere fluttuazioni minime, dato che concentrazioni troppo alte (iperkaliemia) o troppo basse (ipokaliemia) possono avere ripercussioni gravi sul cuore e sui nervi.

Nel plasma sanguigno la concentrazione degli ioni K+ è generalmente compresa tra 0,0035 e 0,005 M; all'interno delle cellule è invece circa 0,1 M. Quindi il POTASSIO per il 98% si trova dentro le cellule. Negli esami del sangue della medicina di laboratorio questa misura viene effettuata sul siero sanguigno, con le stesse tecniche degli altri elettroliti mentre per misurare  il potassio endocecellulare ci sono vari meccanismi, il più semplice dei quali è misurarlo su lisati di cellule. Le principali funzioni possiamo elencarle come segue:

 controlla (insieme al sodio) la corretta contrazione muscolare e il ritmo del cuore;

   - regola l’equilibrio di acqua, fluidi e minerali all’interno e all’esterno delle cellule;

   - partecipa alla sintesi delle proteine e alla trasformazione degli zuccheri in glicogeno;

  -  attiva molti enzimi coinvolti nel metabolismo energetico;

   - è fondamentale per la trasmissione degli impulsi nervosi e per il controllo della pressione    arteriosa (smorzando gli effetti del sodio);

   - provvede a mantenere il giusto rapporto acido-base (insieme al cloro) e a regolare la ritenzione idrica;

   riduce il rischio di calcoli renali e la possibilità di perdita di tessuto osseo (che si verifica durante l’invecchiamento); aiuta la memoria.

  • entra attivamente nel ciclo dell’ossigeno ed è indispensabile per un normale funzionamento del Ciclo di Krebs; le catene enzimatiche mitocondriali infatti vengono attivate proprio dal POTASSIO ; una sua carenza infatti determina ipossia cellulare.
  • per quanto si ritengano normali concentrazioni ematiche di potassio intorno a 3,5-5 mEq/L, è molto importante tenerlo alto, intorno a 4,5 mEq/L anche se questo non rispecchia fedelmente la quantità endocellulare di potassio che deve essere di circa 35 volte superiore. Per avere una concentrazione alta endocellulare è indispensabile una dieta povera di sodio e tendenzialmente alcalinizzante (povera di proteine animali, ricca di proteine vegetali).
  • una carenza endocellulare di POTASSIO può causare alterazioni a livello della catena mitocondriale e quindi ipossia cellulare: l’ipossia cellulare è una delle principali cause di infiammazione e pare sia implicata anche nel promuovere alterazioni cellulari in senso tumorale.
  • una carenza di potassio può anche determinare una maggior aggregazione piastrinica e quindi il rischio di ictus e di infarti (forse questo non lo sapevate)
  • una alimentazione ricca di POTASSIO e povera di SODIO determina una diminuzione della pressione arteriosa e previene le malattie cardio vascolari.
  • attenzione a non dare potassio ai pazienti affetti da insufficienza renale perché si può avere iper potassiemia.
  • il digiuno protratto può dare ipopotassiemia
  • oltre che per la respirazione il POTASSIO regola un gran numero di catene enzimatiche che sono deputate soprattutto per la sintesi delle proteine (ogni proteina ha la sua catena enzimatica catalizzata dal potassio) e del glicogeno e per la crescita e la divisione cellulare. Si comprende pertanto come una carenza di potassio possa determinare ritardo della crescita cellulare accompagnata da fenomini ipossici endocellulari, e da qui si comprende come possa essere alla base anche di alterazioni endocellulari (tumori)
  • un assunzione di POTASSIO accompagnato da una dieta alcalina determina un alcalosi endocellulare che non è tollerata dalle cellule tumorali che necessitano per svolgere le loro funzioni di un PH endocellulare acido.
  • da qui si comprende l’utilizzazione del POTASSIO nelle forme tumorali (cura Pantellini) che pare in alcuni casi dia buoni risultati.

Il POTASSIO oltre che nell’alimentazione si può assumere attraverso vari Sali, o come POTASSIO CITRATO, o POTASSIO PIDOLATO, o POTASSIO ASCORBATO, POTASSIO CARBONATO o POTASSIO CLORURO (si tenga presente che in quest’ultimo caso, essendo presente il CLORO si ha un ulteriore deplezione di SODIO.

La quantità va regolata a seconda delle esigenze e non è possibile in questa sede dire quanto assumerne, la cosa importante, prima di ricorrere ai sali è avere un alimentazione ricca di POTASSIO.



#970 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 12 febbraio 2019 - 05:53

I danni causati dal Fluoro

Dal famoso trattato di J.I Rodale e coll. sui danni da metalli tossici.

Il Fluoro è uno degli alimenti più leggeri della tavola Stechiogenetica con Peso Atomico 19.

FLUORURAZIONE E CANCRO

Si è valutato che agli alimenti ed alle bevande vengono correntemente aggiunti più di 1000 additivi chimici. Per la maggior parte essi interferiscono con il bilancio catalasi- perossidasi (ci riferiamo ad esempio all’anidride solforosa, al nitrato di sodio, ed a certi ormoni, insetticidi, fungicidi, coloranti) Uno degli argomenti principali a favore dell’uso di sostanze chimiche è l’affermazione che queste prevengono nel consumatore l’insorgere di eventuali avvelenamenti alimentari ad origine batterica.

Ma a questo punto si insiste troppo.

Ad essere distrutta non è solo la catalasi dei batteri, ma anche quella degli alimenti. E questo è un enzima importantissimo per la prevenzione del cancro. La maggior parte delle sostanze chimiche aggiunte ai cibi per favorirne la conservazione dovrebbero essere proibite. Per lo più gli additivi dovrebbero essere considerati superflui, considerando che alcuni sono realmente tossici.

L’aggiunta deliberata all’acqua potabile del fluoruro di sodio, una sostanza velenosa, allo scopo di prevenire l’insorgere della carie dentaria, è una misura tanto antiscientifica, quanto contraria ad ogni principio etico. Il fluoruro di sodio è un potente veleno che agisce sulla catalasi, ed esercita effetti cumulativi. Il suoi impiego non è suffragato da presupposti medici seri ed ad ogni modo non agisce affatto sulla causa fondamentale della carie dentaria, che oggi si ritiene causata da un alimentazione basata su troppi zuccheri oltre che a sostanze raffinate ed adulterate con l’aggiunta di composti chimici. Vedremo in seguito come alla base della carie dentaria vi possa essere una carenza di vitamina D ed un eccesso di radicali liberi, come si ha negli etilisti..

Pertanto è sorta la domanda se la fluorurazione dell’acqua sia legata ad un aumento di tumori. La risposta non si è fatta attendere: un ampio studio condotto dai ricercatori negli stati dell’Illinois (Wisconsin, Illinois, North Dakota e South Dakota) dove veniva fluorurata l’acqua, hanno evidenziato un aumento del 30% dei carcinomi di ogni tipo, rispetto alle zone dove l’acqua non veniva fluorurata. Si tenga presente che lo studio comprende circa due milioni di persone e pertanto non ci possono essere margini di errore.

Non solo, ma i ricercatori dell’Università di Wisconsis hanno evidenziato un cospicuo aumento dei casi di mongolismo, di malformazioni fetali e di fratture ossee .

Il caso della maggior fragilità ossea poi è particolarmente interessante; si è visto che i fluoruri riducono il numero delle trabecole ossee della sostanza spugnosa dell’osso; le trabecole sono indispensabili per rendere l’osso più resistente alle fratture; se noi le riduciamo causiamo chiaramente un osso più fragile.

Generalmente il fluoro si lega principalmente nell’osso in combinazione con il fosfato di calcio; a questo punto si sostituisce al fosforo formando fluoro fosfato di calcio. Ma con questo elemento si determina subito una rarefazione delle trabecole ossee che rendono l’osso meno resistente e più predisposto alle fratture.

Il grave è che nelle zone dove l’acqua viene fluorurata si assume una quantità di fluoro 10 volte superiore (come media) a quella consentita.

Quello che è paradossale è che in queste zone, non solo non si è vista una riduzione della carie dentaria, ma addirittura un aumento della carie. Dopo questi studi, negli USA hanno cessato di fluorurare l’acqua. Del resto il fluoro entra solo in dosi infinitesimali nello smalto dentario, quello che conta è soprattutto il magnesio; a dosi infinitesimali il fluoro può servire, a dosi maggiori diventa un veleno cancerogeno (perché estremamente reattivo anche con il DNA) ed un tossico soprattutto in gravidanza ( con mongolismo, malformazioni fetali ecc). Se si è assunto troppo fluoro uno dei sistemi per eliminarlo è assumere grandi quantità (2 gr/die) di fosfato di calcio, ricordandosi però di bere molto perché non si formino calcoli renali.



#971 SauroClaudio

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Inviato 13 febbraio 2019 - 11:18

LA TOSSICITA  DELLA CASEINA

Claudio Sauro Martedì 15 agosto 2016

 

Contrariamente da un mio post precedente nel quale minimizzavo il ruolo tossico della caseina, in seguito ad ulteriori ricerche sono giunto alla conclusione che la caseina può rappresentare veramente un pericolo per la salute. A questo proposito Liborio Livio Quinto ha fatto uno bel filmato, però io sarei ancora più drastico di lui: la caseina non va data neppure nel bambino in crescita. E’ infinitamente meno tossica la carne, eventualmente si cerchi la carne meno trattata con ormoni, il manzo va meglio del vitello, ed il pollame da cortile è veramente da preferire alle altre carni. Ma tornando alla caseina vediamo perché è tossica: per il semplice fatto che attiva numerosi meccanismi pro- infiammatori. Ma perché, mi si può obiettare visto che la caseina viene scissa in aminoacidi semplici??? Questa osservazione non è vera, poiché moltissimi aminoacidi entrano in circolo in forma combinata, cioè catene di 2-3-4 aminoacidi, che innescano una reazione di rigetto e quindi infiammatoria. Questo accade molto meno con la carne, con le uova e con il pesce; non accade assolutamente con i cereali ed i legumi integrali. Ma perché accade questo?? Per il semplice fatto che molti aminoacidi della caseina hanno un legame particolarmente “forte” che le proteasi pancreatiche non riescono a rompere. Questo non avviene con tutte le altre proteine animali e tanto meno con quelle vegetali. Nei paesi, quali la Finlandia dove si consuma molto latte (300 litri anno pro capite) vi è un incidenza di malattie degenerative da 10 a 36 volte in più rispetto ai paesi dove non si consuma latte ( Cina, Giappone ecc), molto maggiore anche all’Italia dove si consumano 70 litri di latte/anno pro capite. Il latte in sostanza e da evitare e non vorrei che l’alta incidenza di tumori cerebrali nel bambino fosse dovuta proprio al consumo di latte abbinato ad una cronica carenza di Vit D. Nel bambino negli ultimi decenni c’è anche stato un aumento degli osteosarcomi, e questo è avvenuto proprio con l’aumento del consumo di latte. Il bambino in crescita ha bisogno di molte proteine, ma per questo non dobbiamo necessariamente dare latte e formaggi, c’è anche il pesce, ci sono le uova, ed anche la carne, preferibilmente non di allevamento (pollo da cortile) oltre alle proteine dei legumi che sono altrettanto nobili di quelle animali. Nell’adulto poi vale lo stesso discorso: aterosclerosi, tumori e malattie degenerative possono essere legate ad un eccessivo consumo di latte. C’è da ricordare che nella popolazione c’è una cronica carenza di Vit D che favorisce le patologie legate al consumo di caseina. Pertanto, mi spiace dirvelo, può rappresentare un sacrificio, ma se volete star bene eliminate latte e formaggi. C’è da riscoprire o da fare maggior uso della pasta e fagioli, lenticchie e pasta, ceci e pasta meglio integrale. Oltretutto i legumi hanno delle sostanze anti infiammatorie veramente importanti, ed è per questo che bisogna farne maggior uso.

 

P.S Se usate altri simil-latti, vi consiglio di usare Latte di Soia (addizzinato con calcio e Vit D), oppure Latte di Mandorle o Latte di Avena, Vi sconsiglio il Latte di Riso perchè contiene una notevole quantità di Arsenico perchè il riso viene quasi tutto dalla Cina dove usano ancora fertilizzanti che contengono cospicue quantità di Arsenico. La pianta del Riso poi è particolarmente propensa ad assorbirlo. L'Arsenico invece manca completamente negli altri latti che ho citato.



#972 mario61

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Inviato 13 febbraio 2019 - 02:57

in ogni caso la dieta mediteranea con... 3-4 daily servings of dairy foods .... sembra ridurre gli eventi cardiovascolari

 

https://www.ncbi.nlm...pubmed/30351388



#973 SauroClaudio

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Inviato 13 febbraio 2019 - 03:49

in ogni caso la dieta mediteranea con... 3-4 daily servings of dairy foods .... sembra ridurre gli eventi cardiovascolari

 

https://www.ncbi.nlm...pubmed/30351388

La dieta mediterranea chi è che la fa come una volta???? con prodotti integrali, grande quantità di legumi e di verdure, grandi quantità di olio di oliva (che ha un effetto antinfiammatorio), i latticini ci sono, ma vengono al terzo posto : 

 

https://www.fondazio...amide-di-salute

 

 

Tieni comunque presente che le patologie legate al latte sono esatte, non me le sono inventate. Probabilmente nella dieta mediterranea ci sono dei fattori che le mitigano, quali una grande quantità di olio di oliva, verdure, legumi, alimenti integrali.



#974 mario61

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Inviato 13 febbraio 2019 - 04:33

i latticini non fanno male .... https://foodandnutri...rticle/view/954

 

e i prodotti fermentati fanno anche meglio .... https://www.medicaln...cles/323555.php



#975 SauroClaudio

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Inviato 13 febbraio 2019 - 04:51

I prodotti fermentati sono tutta un altra cosa.....

 

https://viverepiusan...-latte-vaccino/

 

In molti si chiedono perché il latte di mucca può far male alla salute se viene ormai consumato da secoli? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un passo indietro, all’incirca agli anni ’60, quando si cominciò a modificare artificialmente l’allevamento dei bovini. Alcuni studi affermano che a metà del 1800, una mucca produceva all’incirca 2 litri di latte al giorno. A partire dal 1960, le mucche producevano all’incirca 9 litri di latte al giorno. Ai giorni nostri, sono state applicate nuove tecniche di allevamento artificiale degli animali, come ad esempio l’uso di antibiotici, la selezione degli animali, cambiamenti nell’alimentazione e l’uso di ormoni della crescita, che hanno fatto sì che una mucca arrivi a produrre anche 24 litri di latte al giorno. É  davvero impressionante vedere come le mucche sono passate dal produrre 2 litri di latte al giorno a produrne 24 al giorno.
Anche se le tecniche di allevamento artificiale hanno dato molti benefici economici alle industrie di latte e di carne, sicuramente questo processo di alterazione del naturale ha conseguenze che colpiscono i consumatori, dal momento che il latte è modificato dal modo di allevare gli animali, dagli antibiotici, dagli ormoni, dall’alimentazione ecc. Come conseguenza ci sono diversi problemi di salute che possono comparire con il passare degli anni.
Gli studi sugli effetti del latte di mucca sulla salute vanno avanti da molti anni e tutti coincidono nell’affermare i problemi che può creare alla nostra salute questo prodotto. Recenti studi condotti dall’università di Harvard hanno provato la stretta relazione tra il consumo frequente del latte vaccino e la comparsa di alcune malattie.

 

Da 2 litri a 24 litri: mica male.

 

 



#976 SauroClaudio

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Inviato 14 febbraio 2019 - 12:27

TANTO PER DIVAGARE UN PO PARLIAMO DEGLI ADDENSANTI ALIMENTARI

 

Gli addensanti alimentari entrano in un gran numero di prodotti alimentari, un esempio classico sono le confetture che generalmente vengono sempre rese più dense da determinati addensanti (pectine o altro). Generalmente si pensa che gli addensanti siano ricavati tutti dal mondo vegetale invece esistono degli addensanti non ricavati dal mondo vegetale. Gli addensanti vegetali sono i classici: amido di grano, amido di patate, amido di mais, amido di riso, agar-agar, carragenina, gomma arabica e farina di carrube pectine ricavate dalle mele e da qualche altro frutto.. Però esistono anche degli addensati di origine animale, sono le gelatine che sono costituite da collagene parzialmente idrolizzato che non è altro che una proteina molto abbondante nelle ossa e nella pelle, ma queste generalmente si usano sulla superficie dei dolci più che per addensare.. Ma esistono due addensanti molto particolari che non derivano né dal mondo vegetale né dal mondo animale ma da batteri. Sono la GOMMA DI GELLANO e la GOMMA DI XANTHAN. La GOMMA DI GELLANO deriva dalla cultura industriale di un batterio, il PSEUDOMONAS ELODEA che sarebbe patologico se venisse iniettato ma non ha nessuna tossicità la sostanza che produce appunto GOMMA DI GELLANO. Questa non è altro che un polimero non ramificato formato dalla ripetizione di un tetrasaccaride: glucosio-ramnosio-glucosio-acido glucuronico. Quello che è caratteristico e penso unico al mondo è che tali sequenze possono ripetersi anche mezzo milione di volte. Ciò rende la GOMMA DI GELLANO un addensante estremamente potente. In pratica può formare un unità monosaccaridica estremamente lunga. E’ una polvere bianca e ne basta mezzo cucchiaino per addensare un litro di acqua. A volte si usa in quantità estremamente modeste per rendere più densi certi “latti” vegetali, come ad esempio il latte di mandorle, dove le mandorle ci entrano solo al 6%. Il resto è acqua addizionata zucchero, GOMMA DI GELLANO ed aromi alla mandorla. Comunque, non ci si spaventi, la GOMMA DI GELLANO è totalmente innocua. Eventualmente può aumentare un po il transito intestinale perché viene poco assorbita. Gli zuccheri glucosio-ramnosio-glucosio-acido glucuronico non modificano la flora intestinale. Comunque occorre dire che ci sono due tipi di GOMMA DI GELLANO, una rigida ed una elastica. La prima permette di ottenere gelatine molto solide e di taglio netto (che anche per i dolci hanno sostituito completamente le gelatine animali, i vegani possono stare tranquilli), la seconda non da gelatine ma ha solo potere addensante. I due tipi dipendono dalla lunghezza del monosaccaride che la costituisce. La lunghezza del monosaccaride dipende da minime variazioni termiche in cui si forma. I monosaccaridi più lunghi diventano addensanti più potenti. La GOMMA DI GELLANO è indicata come E 128. Una curiosità: per ottenerne 1 Gr servono circa 100 miliardi di PSEUDOMONAS ELODEA. Ma passiamo allo GOMMA DI XANTHAN. Questa si ottiene sempre a livello industriale dal batterio XANTHOMONAS CAMPESTRIS. Questo a differenza della GOMMA DI GELLANO è il batterio stesso che viene lisato per produrre l’addensante. Comunque occorre dire che produce anche una grande quantità di  D-glucosio e il D-mannosio, nonché gli acidi D-glucuronico e piruvico. Una volta prodotto si presente come una polvere completamente bianca leggermente zuccherata. E’ meno efficace della GOMMA DI GELLANO e si presta più come addessante semplice completamente privo di retrogusti.  Mentre la GOMMA DI GELLANO non ha nessun indice calorico la GOMMA DI XANTHAN ha un modesto indice calorico. Per le sue caratteristiche viene più utilizzata non solo in campo dietetico, ma anche in campo farmaceutico e cosmetico. La troverete indicata come E 415.

Questo solo per divagare un po.



#977 SauroClaudio

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Inviato 14 febbraio 2019 - 11:06

IL CARBONATO DI POTASSIO E’ UN ANTITUMORALE, FORSE LA CURA PiU’ SEMPLICE DA TENTARE PER SCONFIGGERE IL CANCRO

 

Ora vi racconterò una storia che forse già conoscete:

Prima che scoppiasse il caso Di Bella, il metodo del Dott. Gianfranco Valsé Pantellini era sicuramente la terapia contro il cancro più usata e più conosciuta in Italia, nel campo della medicina alternativa.
Come la maggior parte delle scoperte scientifiche più importanti, anche questa trae origine da un caso fortuito e da un errore.
Nel 1947, il Dott. Pantellini consigliò ad un malato di cancro inoperabile allo stomaco, con prognosi di pochi mesi di vita, di bere limonate con bicarbonato di sodio al fine di calmare i forti dolori. Immaginatevi la sorpresa quando, dopo un anno, lo rivide perfettamente ristabilito (il paziente morì infatti d'infarto vent'anni più tardi). Al momento di esaminare le radiografie, pensò che si trattasse di quelle di un altro.
Cos'era successo ? 
Il paziente, per errore, non aveva usato il Bicarbonato di Sodio, ma quello di Potassio.
"Ebbi come una botta in testa", raccontò un giorno Pantellini. "Feci delle separazioni di limone ed esperidati dei vari acidi presenti e mi accordai con dei colleghi medici, per sperimentarli su alcuni malati di cancro, ormai in fase terminale, che volontariamente si offrirono di assumere, per via orale, citrato di potassio, tartrato di potassio ed esperidato di potassio: non ottenni purtroppo alcun effetto. Quando poi somministrai ai malati l'Ascorbato (vitamina C) di potassio, conseguii i primi riscontri positivi.
Proseguendo nella terapia, i malati di cancro presentavano apprezzabili miglioramenti, già nell'arco di 10-15 giorni. Il dolore scompariva, o quantomeno si attenuava, ed il paziente era in grado di riprendere la propria attività lavorativa. In alcuni soggetti, ancora oggi, a distanza di 40 anni, non risulta alcuna presenza del tumore
".
Pantellini proseguì le sue ricerche per quarant'anni, scoprendo che l'Ascorbato di potassio trovava applicazione anche in alcune malattie degenerative ed autoimmuni. Continuò a tenere conferenze, partecipò a vari congressi di oncologia, pubblicò le sue scoperte su riviste mediche, curò con successo migliaia di persone. Risultato ? 
Alcune denunce da parte dell'Ordine dei Medici (assolto), problemi a non finire, diffamazioni; ma l'aspetto più grave è che in tutti questi anni, Pantellini non è mai stato preso in considerazione dalla classe medica. 
Non viene confutato, semplicemente viene totalmente ignorato.
Chi volete che abbia interesse a prescrivere l'Ascorbato di Potassio, un prodotto che costa poche migliaia di lire per un mese di terapia e che, oltre a tutto, non è brevettabile ?

Che dire?? E’ curioso che il Dott. Pantellini abbia tentato poi con dei sali organici di Potassio invece che con il Carbonato di Potassio con il quale aveva ottenuto la sua prima guarigione. In effetti dice lui stesso “ Feci degli esperimenti su malati di cancro con citrato di potassio, tartrato di potassio ed esperidato di potassio: invece quando sperimentai l’ascorbato di potassio ottenni dei risultati.” C’è da chiedersi perché questi Sali organici di Potassio non funzionano. Ora vi dirò che questi Sali sono prevalentemente lassativi e la dose di Potassio che viene assorbita è estremamente modesta. Al contrario l’Ascorbato di Potassio viene assorbito meglio anche se ne occorrono dosi considerevoli per raggiungere una quantità “discreta” di Potassio assorbito. In effetti l’Ascorbato di Potassio ha la formula bruta KC6H7O6. Se noi facciamo la somma dei pesi atomici otteniamo 39 + 72+ 7 + 96. In pratica 72+7+ 96 =175, cioè il Potassio entra solo per meno di 1 /4 nella molecola di Ascorbato di Potassio. Vi faccio un esempio: io ho le compresse di Ascorbato di Potassio della ditta Vis Medicatrix Naturae, ogni compressa pesa 0,5 gr. Questo significa che ogni compressa ha poco più di 0,1 gr di potassio: il Buggiardino della confezione consiglia di assumere 5 compresse al giorno, cioè 0,6 gr di potassio: è una dose estremamente modesta, è quella che assumete quando mangiate una banana. E’ presumibile che il primo paziente del Dott.Pantellini che aveva scambiato il Bicarbonato di Sodio con il Bicarbonato di Potassio ne assumesse diversi cucchiaini al giorno, questo significa diversi grammi al giorno. Ma è pericoloso??? Si è pericoloso solo se i reni funzionano male o non funzionano. Se i reni funzionano bene il potassio viene prontamente espulso per via urinaria dopo che ha supplito le possibili carenze di  potassio esistenti e queste sono particolarmente frequenti nelle forme tumorali. Non dimentichiamoci che il tumore all’interno ha un PH acido per il continuo acido lattico che produce grazie alla glicolisi anaerobica. Il tumore non riuscirebbe a sopportare un PH basico perché questo manderebbe in Tilt tutto il suo ciclo respiratorio. Vi ho già detto che il potassio è normalmente presente nel sangue nella percentuale di 3,5-5 mEq/L, ma essendo uno ione endocellulare nelle cellule è 35-40 volte superiore nella cellula sana, quindi può raggiungere 130 mEq/L dentro la cellula, ma sapete in che percentuale è presente nella cellula tumorale: solo per 15-20 mEq/l. Ora se noi portiamo la percentuale ematica di potassio a 5 mEq/L (che non presenterebbe nessun rischio), questo entra nelle cellule e ne ristabilisce un eventuale carenza, ma soprattutto entra anche nella cellula tumorale basificandola e mandandola in apoptosi. E’ quello che deve essere successo al primo paziente di Pantellini, che è presumibile che abbia assunto parecchio Carbonato di Potassio per curarsi il mal di stomaco. Ora è chiaro che un assunzione così massiccia di potassio può comportare dei rischi ed andrebbe attuata e costantemente monitorata in un Centro Ospedaliero. Sconsiglio assolutamente di farsela da se, uno potrebbe morire per l’arresto del cuore in distole. Però tentare in un Centro Oncologico varrebbe la pena. Con un costante monitoraggio non ci sarebbe alcun rischio.. E chissà mai che sia una cura che effettivamente funziona, pur non costando nulla.



#978 SauroClaudio

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Inviato 14 febbraio 2019 - 11:18

Interessante studio sulla Vit D come antiinfiammatorio e nel Lupus Eritematoso Sistemico

 

Può la vitamina D influire sulla prevenzione e sulla prognosi del Lupus Eritematoso Sistemico?

Una review pubblicata su Clinical Rheumatology esamina le proprietà immunoregolatorie della vitamina D e il suo possibile ruolo nei meccanismi patogenetici delle malattie autoimmuni, come il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) , suggerendo una supplementazione di vitamina D per correggere lo stato carenziale caratteristico di questi pazienti che sembra interferire con l’attività e la cronicità della malattia.

Nell’ultimo decennio del numerose ricerche hanno mostrato come la vitamina D sia coinvolta nell’omeostasi del sistema immunitario. L’esistenza di recettori per la vitamina D (VDR) è inoltre documentata in diversi tessuti e cellule, così come la presenza dell’enzima 1-α-idrossilasi in tessuti quali prostata, polmone, placenta, paratiroide ghiandole, colon, cellule β del pancreas e cellule del sistema immunitario. Queste scoperte confermano quindi l’esistenza di una produzione locale di vitamina D attiva con effetti sia paracrini sia autocrini, a supporto dell’implicazione di questa molecola in altre funzioni di regolazione non legate esclusivamente al metabolismo osseo. In particolar modo lo studio di questa vitamina si è incentrato sulle proprietà immunomodulanti; i VDR sono infatti localizzati su macrofagi, cellule dendritiche, cellule B, T e soprattutto sulle cellule immunitarie immature del timo e i linfociti T CD8. L’azione antinfiammatoria della vitamina D è stata largamente dimostrata attraverso studi in vitro. . Da questi studi è emerso che la vitamina D è in grado di inibire l’attività delle cellule Th1 e la produzione dell’IL-2, INF-γ e TNF-α. Inoltre l’1,25(OH)2D esercita un effetto inibitorio sulla proliferazione delle cellule T e può anche modificare il profilo della citochina Th2, con un maggior effetto antinfiammatorio e immunoregulatore. Queste proprietà hanno portato alla ricerca di un possibile ruolo nei meccanismi patogenetici delle malattie autoimmuni come il Lupus Eritematoso Sistemico. A tal proposito sono stati condotti più di cento studi sulla vitamina D e il Lupus Eritematoso Sistemico, revisionati da Schneider e colleghi della Division of Rheumatology dell’Hospital de Clínicas e della Universidade Federal do Rio Grande do Sul (Porto Alegre, Brazil). NLo scopo della review era stabilirne una possibile correlazione fra vitamina D e LES. Diversi studi attestano che la carenza di vitamina D è molto diffusa tra la popolazione nei pazienti con LES piuttosto che nella popolazione generale, spesso a causa di fattori noti come la fotoprotezione.L’utilizzo di farmaci quali glucocorticoidi e idrossiclorochina, potrebbero inoltre interferire con il metabolismo della vitamina D. Altri studi evidenziano che la carenza di vitamina D può essere un fattore di rischio per lo sviluppo del LES (spesso associato ad anomalie immunologiche), ed altri ancora suggeriscono un’associazione tra maggiore attività della malattia e bassi livelli sierici di vitamina D. Spesso però alcuni di questi studi presentano risultati controversi, soprattutto a causa delle differenze fra le popolazioni studiate. “I ricercatori hanno cercato di stabilire la prevalenza della carenza di vitamina D e la sua importanza per vari aspetti clinici della malattia, come l’attività della malattia, il danno cronico associato alla malattia e i parametri clinici e di laboratorio” ma, come affermano gli stessi autori “una domanda che rimane senza risposta è se la carenza di vitamina D cambia il corso e la prognosi del LES”. Per capire se la correzione della carenza di vitamina D può influenzare il corso del LES, sono stati presi in considerazione dagli autori i pochi studi sulla supplementazione di vitamina D, potenziale agente antiinfiammatorio e immunosoppressore nella prevenzione e nel trattamento di questa patologia. Da questi studi emergono dei dati incongruenti e non confrontabili a causa delle differenze in termini di disegno di studio, obiettivi prefissati, parametri valutati e supplementazione di vitamina D. sono Tuttavia sono in corso alcuni studi clinici valutando atti a valutare l’efficacia di diverse dosi di vitamina D – in particolare 800, 2000 e 4000 UI/die – , sia nel trattamento che nella prevenzione del LES. Molti esperti sono concordi nel definire i range di vitamina D, detta anche 25-idrossicolecalciferolo o 25(OH)D, carenza che indicano uno stato carenziale (livelli inferiori a 20 ng / mL), un’insufficienza (livelli compresi tra 21 e 29 ng / mL) e la sufficienza (livelli pari o superiori a 30 ng / mL). Tuttavia la review condotta da Schneider e colleghi, evidenzia che, di fatto, le concentrazioni ottimali di 25(OH)D necessarie per il corretto funzionamento del sistema immunitario non sono state ancora ben definite. Nonostante non ci siano ancora evidenze chiare sulla supplementazione di vitamina D nel Lupus Eritematoso Sistemico, ancora oggetto di dibattito, molti esperti raccomandano che la carenza di vitamina D in questi pazienti sia opportunamente corretta, tenendo comunque sotto controllo i livelli sierici del 25(OH)D. “La deficienza di vitamina D è associata con il LES, e sembra interferire con aspetti clinici quali l’attività di malattia e la cronicità. Tuttavia, gli studi sulla supplementazione sembrano dimostrare l’assenza di miglioramenti dei sintomi clinici nei pazienti con LES”, spiegano la Dott.ssa Schneider e gli altri autori della review ( forse perchè si sono usate dosi troppo basse, infatti il livello di Vit D nel sangue in queste patologie come nei tumori, deve essere portato ai livelli massimi del range terapeutico e cioè 95 mg/cl) Poi aggiungono che “sono necessari trial clinici per determinare come la supplementazione di vitamina D influisca sulla fisiopatologia del LES e possa contribuire all’immunomodulazione della malattia e al trattamento”. Infine gli autori ci lasciano inaspettatamente con una domanda: “La vitamina D potrebbe rappresentare solo un epifenomeno o potrebbe effettivamente cambiare la suscettibilità al LES, il suo corso e la prognosi?”I medici ed i pazienti con LES aspettano fiduciosi che la risposta possa presto arrivare.

 

Rif.

Schneider L. et al. Vitamin D and systemic lupus erythematosus: state of the art. Clin Rheumatol 2014.

 

Da questo studio emergono chiaramente i meccanismi antinfiammatori della Vit D e come questa possa risultare utile in patologie infiammatorie sistemiche. Essendo un antinfiammatorio che agisce alla base dell'infiammazione (con meccanismo completamente diverso dai FANS) può risultare chiara anche la sua azione antitumorale sicuramente come preventivo, e forse ad alte dosi anche come curativo. I ricercatori di numerosi stati sono ormai concordi nel ritenere che supplementi di Vit D prevengano 17 tipi di tumore.

Questo probabilmente è legato alla sua azione antinfiammatoria che è selettiva nei confronti dei recettori di comunicazione cellulare. Qualsiasi infiammazione infatti può determinare uno scollamento di questi recettori di membrana che come abbiamo visto sono costituiti da proteine assai complesse. Lo scollamento abbiamo già visto che determina il tumore. Tutte le sostanze cancerogene compresi virus e funghi possono contribuire all'infiammazione, anzi è più giusto dire che alla base del tumore c'è sempre un infiammazione. I FANS ed il Cortisone fanno poco o nulla contro questa infiammazione perchè probabilmente non vanno a toccare certi fattori che stanno alla base dell'infiammazione stessa. La Vit D invece agisce a livello di "base" e cioè ha una funzione veramente curativa e non sintomatica.

Già io stesso mi ero posto la domanda del perchè persone con dolori articolari diffusi , con la somministrazione di Vit D, avvertano la scomparsa completa di questi dolori. Ora trovo la risposta più che esauriente in questo studio.

Pertanto un supplemento di Vit D dovrebbe essere dato sempre fin dalla nascita, per prevenire non solo la decalcificazione ossea ma anche tutte quelle patologie legate all'infiammazione e soprattutto per prevenire i tumori.

Purtroppo questo non si fa ancora, è auspicabile che si faccia al più presto.



#979 SauroClaudio

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Inviato 14 febbraio 2019 - 11:57

ANCHE LA MALATTIA E’ UNA SOLA

Come l’uomo, come l’universo, come l’atomo, anche la malattia è concettualmente una sola. Le definizioni di malattia sono infinite, tante quante le scuole e le sette, le dottrine e gli indirizzi medici. E le differenze fra loro riguardano soprattutto il riferimento all’eziologia, diciamo più semplicemente alla causa, all’origine del male: virale, microbica, neurovegetativa, umorale, da cause tossiche , o psicosomatica.ma l’elemento unitario , in ciascuna definizione, è dato dal fatto che sempre si individua come malattia quel qualcosa che altera o scompagina la normale armonia dell’uomo, comparendo in quadri morbosi ciascuno dei quali non è se non l’espressione localizzata del quid che ha alterato l’armonia. Storicamente il concetto di malattia è il primo che è sorto inteso come “daimon”, il cattivo genio. L’unità della patologia è quella del corpo e dello spirito in cui si uniscono il microbo, l’uomo, l’universo, il micro ed il macro cosmo. Unica è la forza vitale morbosamente perturbata, dirà Asclepiade, laddove la diversità delle malattie viene dalla differenza di ogni singolo terreno organico. La malattia è del malato, gli appartiene, è sua. Obiettivamente intanto, la malattia ha una sua realtà solo all’interno di una cultura collettiva che la consideri tale: è ad esempio sotto gli occhi di tutti che la nostra cultura tende a non far rientrare nella qualifica di malati curabili, coloro che considera inguaribili, i cronici, i pazzi. Chi ha un tumore con metastasi troppo diffuse, viene mandato a casa a morire, né si cerca un possibile rimedio. Io personalmente ho avuto due pazienti con metastasi diffuse (prognosi, due- tre mesi di vita) che sono stati mandati a casa dai centri oncologici e sono campati anni, uno di questi non è morto neppure per il tumore, ma dopo quattro anni è deceduto per un infarto mentre portava una palla di fieno al suo fienile. Come ho sempre detto, alla base di ogni malattia c’è un infiammazione cronica (questo vale anche per i tumori), e chissà mai che le persone che vengono mandate a casa a morire, non avvertano un riequilibrio psicologico che ristabilisce l’ordine, magari aiutate da qualche rimedio della medicina popolare che viene considerato acqua fresca dalla medicina ufficiale, ma che in realtà può avere un grande impatto nel ristabilire l’equilibrio. Qui dalle mie parti, quando stanno male, usano pestare il così detto Menego Maistro (Artemisia Absintium)e pongono il pestato in una scodella d’acqua fresca, al mattino bevono la soluzione amara. In tal modo, mettendolo solo nell’acqua fresca non estraggono le sostanze tossiche dell’assenzio ( come farebbe l’alcool) ma solo quelle amare, coleretiche e depurative del fegato. Non esagero se vi dico che lo usano per tutti i mali e molto spesso con successo. Non mi risulta difficile pensare che l’anziano ( a cui non avevano neppure fatto la chemioterapia) e l’hanno mandato a casa a morire, sia deceduto dopo quattro anni e neppure per il tumore, ma per un infarto, abbia bevuto degli infusi di assenzio per mettersi in forze, e non mi risulta difficile pensare che con questo rimedio il tumore possa essersi fermato, ridotto, o addirittura scomparso (purtroppo no non è stata fatta l’autopsia, ma è stato tenuto a casa ed il funerale l’hanno fatto due giorni dopo). Mi sarebbe piaciuto vedere, attraverso l’autopsia, a che livello era il tumore. A quel tempo non avevo la mia CHEMIOTERAPIA NATURALE e non gli avevo consigliato nulla, convinto anch’io che qualsiasi rimedio fosse inutile. Poi mi ha solo stupito che abbia vissuto così tanto. Guarda caso l’Artemisia Absintium è molto simile all’Artemisia Annua nella composizione. Bevendo una tazza al mattino si introducono non solo sostanze depurative ma anche parecchia acqua che porta via le tossine per via renale. Ma come dicevo l’infuso viene usato un po per tutti i mali, perché l’intuizione profonda è che la malattia fondamentalmente sia una, anche se si presenta in diverse forme. Ma come diceva un famoso medico Alexis Carrell il corpo si guarisce da se “ il grande curatore delle malattie non è il medico, ma la natura di ognuno” “Ognuno trova in se stesso i rimedi per ristabilire l’equilibrio, basta che si sappia ascoltare”. Ed è indubbio che la malattia sia una rottura dell’equilibrio. “il medico non può che dare dei consigli, ma è importante che non sia troppo invasivo nei suoi consigli e lasci trovare ad ogni ammalato la sua strada per la guarigione”



#980 SauroClaudio

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Inviato 15 febbraio 2019 - 02:17

SIAMO AFFIDATI ALLE MACCHINE, NON C’E’ SCAMPO.

 

Mi riferisco in particolare alle macchine per fare le analisi, quanto sono attendibili??? Questo ve lo dico perché sono reduce da una storia che ha dell’incredibile: ad un mio paziente ho richiesto l’emocromo dove si vedono globuli bianchi, globuli rossi e piastrine, globuli bianchi e globuli rossi sono perfetti solo le piastrine sono 39 mila anziché 300.000- 400.000 mila. Non c’era motivo che fossero basse dal momento che il paziente non prende farmaci, non abusa di alcool, droghe, non usa estrogeni, interferone, diuretici tiazidici, non ha deficit di Vit B12, acido folico, non presenta azotemia o insufficenza renale, non ha segni di avere una mononucleosi infettiva, , non presenta porpora idiopatica trombocitopenica, o porpora trombocitopenica trombotica, non presenta sindrome emolitica uremica, rickectiosi, mononucleosi infettiva (in tal caso sarebbero aumentati i globuli bianchi), malaria, non ha ustioni massive, non ha trombosi della vena renale ipertiroidismo né altre patologie che possano far pensare ad una piastrinopenia isolata. Generalmente una piastrinopenia fa pensare per prima cosa  ad una leucemia (ma in tal caso sarebbero alterati anche i globuli bianchi), a certi carcinomi, ma in tal caso sarebbero mossi anche i Marker Tumorali (il paziente li ha fatti e sono perfetti), ad un istiocitosi, ma in tal caso sarebbero mossi anche i Marker dell’Infiammazione (il paziente li ha fatti e sono perfetti), ma quello che più conta per far diagnosi di piastrinopenia è che ad un forte pizzicone ne risulta un ematoma sottocutaneo; io ho provato a darlo ma non è risultato nessun ematoma (basta che le piastrine siano sotto le 50.000 perché ne risulti un ematoma). Ma qui viene il bello, ho voluto fare uno striscio di sangue su vetro zigrinato, si contano i globuli rossi che ci sono su un quadratino, si contano le piastrine e si fa il rapporto; questa operazione si deve fare tre volte e poi si fa la media; ebbene a me risultavano 330.000 piastrine. Al che ho telefonato al laboratorio facendo presente la discrepanza fra la mia conta e quella del laboratorio. A questo punto il laboratorista mi ha detto che loro già da anni non guardano più con il microscopio, buttano tutto nella macchina apposita che fa la conta. Ma non possono risultare degli errori, ho chiesto?? E’ molto difficile mi ha detto, a meno che le piastrine non formino dei piccoli aggregati. Ora dovete sapere che le piastrine spessissimo si uniscono in due-tre quattro, ed in questo caso la macchina non le rileva; perché una piastrina ha un diametro di 1,5 micron, e la macchina è programmata solo per rilevare corpi da 1,5 micron. Se un corpuscolo supera questo diametro non viene neppure segnalato. Ora la maggioranza delle piastrine si aggregano almeno in due o tre e non vengono segnalate. La conta microscopica non può sbagliare perché le piastrine hanno un caratteristico colore verde e non possono essere confuse con altri corpuscoli; inoltre si vede bene se si sono aggregate; se formano un grumuletto di 3 si conta 3; poi facendo una media su più campi, non ci si scappa. La conta è infallibile. Allora mi sono chiesto, poichè tutto è affidato alla macchina, quante volte, per altri valori possono sbagliare?? Ho rifatto fare gli esami al paziente dopo una settimana (solo dell’emocromo) raccomandando al laboratorista che facesse la conta microscopica ( e non tramite computer), e gli sono risultate 320.000 piastrine, più o meno quello che avevo visto io.






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