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Il meccanismo che sta alla base dei tumori


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728 risposte a questa discussione

#1 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 02 settembre 2014 - 03:50

Mi scuso se il brano può risultare ostico per i non addetti ai lavori e pure lungo, ma vi assicura ne vale la pena. Leggetelo e cogliete quello che riuscite a cogliere, può risultarvi utile a titolo preventivo.

Tempo fa avevo riportato quanto segue:

 

 

”Stà per verificarsi una rivoluzione nella medicina, è cominciata diversi anni fa in laboratori di molti laboratori di ricerca.. Negli ultimi anni, la consapevolezza del fenomeno ha cominciato ad approdare su tutti i giornali medici, varie riviste importanti e siti internet. Ed io vi dico che non passerà molto tempo prima che tutti sulla terra divengano consapevoli e  comprendano la potenza di questa trasformazione e di come potrà cambiare il mondo. Questo rivoluzione è il risultato di nuove ed ampie ricerche in moltissimi laboratori del mondo e su un numero elevatissimo di studi sulla popolazione che evidenziano l’importanza della Vit.D. Infatti è emerso che questa straordinaria vitamina (che non è neppure una vitamina ma un ormone) consente di migliorare non solo la nostra salute ossea ma la sua carenza è collegata ad un numero imprecisato di patologie. Infatti si è visto che la carenza di questa vitamina è collegata a 17 tipi di cancro, oltre che a malattie cardiache, pressione alta, ictus, malattie autoimmuni e lo stesso diabete.

 

L’uomo è l’unico animale che ha perso, durante l’evoluzione, la capacità di sintetizzarla senza l’esposizione al sole.  Paradossalmente abbiamo trovato bassi livelli di questa vitamina anche in Florida ed in molte zone dell’Africa. Si tenga presente che il negro per sintetizzarla deve esporsi molto più tempo al sole del bianco.

 

Proff. Michael Holick e Prof Jeffrey Bland della Boston Uiversyty”

Vi avevo anche posto il sito di un articolo comparso sulla rivista “ LE SCIENZE” tradotto dal Scientific American dove si riportava quanto segue:

 

 

Nello studio degli effetti preventivi della vitamina D, i ricercatori del Moores Cancer Center dell'Università della California a San Diego, hanno proposto un nuovo modello di sviluppo del cancro che si basa sulla perdita della capacità da parte delle cellule cancerose di legarsi le une alle altre.

 

Tale modello, denominato DINOMIT, differisce in modo sostanziale da quello attualmente più accreditato, secondo cui l'origine prima delle neoplasie sarebbe una mutazione genetica.

 

"Il primo evento nel tumore è la perdita di comunicazione tra le cellule dovuta, tra le altre cose, a bassi livelli di vitamina D e di calcio”, ha spiegato l'epidemiologo Cedric Garland, docente di medicina preventiva e di famiglia della School of Medicine dell'UC San Diego, che ha guidato lo studio. "In questo nuovo modello, proponiamo che tale perdita possa rivestire un ruolo nell'insorgenza del cancro per effetto di un disturbo nella comunicazione tra cellule che è essenziale per il ricambio delle cellule sane, permettendo alle forme di cancro più aggressive di svilupparsi.”

 

Secondo quanto riferito sull'ultimo numero della rivista “Annals of Epidemiology”, il modello di Garland prevede che questa mancata comunicazione potrebbe rendere conto degli stadi primordiali di molti tumori.

 

Precedenti studi hanno collegato la vitamina D ad alcune neoplasie: tale legame è stato testato in più di 200 studi epidemiologici e le sue basi fisiopatologiche

sono state analizzate in circa 2500 ricerche di laboratorio.

 

Secondo Garland, altri ricercatori hanno trovato che le cellule aderiscono le une alle altre nei tessuti con adeguati livelli di vitamina D, comportandosi come cellule epiteliali mature. Senza un adeguato livello di vitamina D, esse possono perdere la loro adesività insieme con la loro identità di cellule differenziate e ritornare a uno stato simile a quello delle staminali.

 

I ricercatori sostengono inoltre che la dieta e l'integrazione possono ristabilire gli appropriati livelli della sostanza e con ciò probabilmente anche prevenire lo sviluppo di neoplasie. "I livelli di vitamina D possono essere incrementati con una modesta supplementazione con vitamina D3 in quantità intorno a 2000 UI al giorno," ha sottolineato Garland

 

E' incredibile in questo modello studiato dai più illustri ricercatori dell' Moores Cancer Center dell'Università della California a San Diego, il tumore non sarebbe dovuto ad una mutazione genetica ma ad una mancanza di Vit D che provoca la perdita dell'adesività fra le cellule che ne causa l'impossibilità di auto riconoscimento. Tale auto riconoscimento fra le cellule sarebbe importantissimo, perchè impedirebbe alle cellule di legarsi le une alle altre, non solo ma farebbe regredire le cellule a livelli primordiali simili alle cellule staminali. Da qui ne risulta la comleta perdita di autocontrollo delle cellule che si replicherebbero in modo caotico. Questo spiegherebbe anche perchè le metastasi siano difficilmente riportabili al tumore iniziale da cui sono partite.

Questa non è un ipotesi ma è quasi una certezza suffragata ormai da 200 studi epidemiologici e da 2500 ricerche di laboratorio. Il fatto che l'articolo sia comparso sulla rivista Scientific American ne convalida ulteriormente la validità.

 

Secondo ulteriori studi riferiti dal Prof Saram Khalasa la mancanza di Vit. D sarebbe alla base di 17 tipi di tumore, in particolare i carcinomi, il tumore della mammella , ed il tumore del collo dell'utero.

 

Si tenga presente che da una semplice ricerca che ho fatto io la mancanza di Vit D è cronica nella popolazione (valori medi 10 contro 30-100), perchè non è una vitamina che si trova nell'alimentazione, ma si sintetizza nella pelle con l'esposizione al sole.

 Si tratta di uno studio dei ricercatori del Moores Cancer Center dell'Università della California, quindi estremamente qualificato. Tale studio conferma altri numerosi studi che si stanno facendo in tutto il mondo.

Nel suo testo sulla Vit D, il professore universitario Sarom Khalasa, sottolinea come una carenza di Vit D sia alla base di 17 tipi di cancro.

Del resto un motivo forte se non determinante che mostra quanto i ricercatori del Moores Cancer Center dell'Università della California abbiano ragione stà nel fatto che i supposti fattori cancerogeni spesso non lo sono affatto. Ne è un esempio lampante la radioterapia che si usa per i tumori.

I raggi X della radioterapia non colpiscono solo il tumore, ma anche i tessuti sani circostanti o sovrastanti.  Ebbene non si è mai verificato nella storia della medicina un tumore da raggi X. Si possono manifestare delle ulcere a distanza anche di anni, spesso inguaribili, ma mai un tumore. Che dire allora di altre sostanze supposte cancerogene?? Lo vedremo parlando dell’infiammazione.

Ora viene da chiedersi se questo meccanismo è univoco per tutti i tipi di cancro, o se esistono forme di cancro che si sviluppano con altri meccanismi?? E’ probabile che sia un meccanismo univoco, perché anche le cellule del sangue hanno i recettori G sulla loro membrana e comunicano fra loro. Intendo dire che anche le leucemie rispondono a questo meccanismo. Del resto abbiamo visto che la radioterapia non provoca tumori, ma nei tessuti irraggiati passa anche il sangue, passano in abbondanza i linfociti, ed allora perché dopo 40 sedute di radioterapia non si manifesta una leucemia?? E che cos’è che può determinare mutazioni genetiche e rotture del DNA più dei raggi X??

A pensarci bene, credo che tale meccanismo sia univoco perché tutti i fattori cancerogeni possono essere alla base di un disturbo dell’adesività e comunicazione cellulare mediato dalla Vit D e dal Calcio.

Ma qual è il meccanismo principale che può determinare questo squilibrio?? E’ presto detto : è l’infiammazione! Io preciserei l’infiammazione cronica. Qualsiasi infiammazione cronica possiamo considerarla una forma pre-tumorale. Ma cos’è l’infiammazione??

Clinicamente, i segni cardine dell'infiammazione sono: arrossamento, tumefazione, calore della parte infiammata, dolore, alterazione funzionale (rubor, tumor, calor, dolor, functio laesa, predisposizione per lo sviluppo di tumori). Sono manifestazione delle modificazioni tissutali che consistono in: vasodilatazione, aumento della permeabilità dei capillari, stasi circolatoria, infiltrazione leucocitaria (con marginazione, rotolamento e adesione sulla superficie endoteliale di leucociti attraverso l'espressione di molecole di adesione, fase finale di extravasazione leucocitaria attraverso l'endotelio, chemiotassi per risposta dei leucociti presenti nello spazio interstiziale agli agenti chemiotattici, i quali li indirizzano verso la sede del danno).

Fisiologicamente si hanno:

-              modificazioni vascolari

-              passaggio dei leucociti dal letto capillare al tessuto leso

-              migrazione dei leucociti all'interno del tessuto soggetto al processo flogistico, in seguito a stimoli chemiotattici

-              alterazione dell'adesività cellulare e mancata comunicazione fra le cellule (vengono a mancare i recettori G) con conseguente sviluppo di tumori se l'infiammazione è cronica.

Ma gli stimoli che causano infiammazione quali sono:

-              Le infezioni, di qualsiasi tipo, sono uno degli stimoli più comuni per l'insorgenza dell'infiammazione, spesso le tossine prodotte dai patogeni sono una delle cause principali di infiammazione. I recettori TLR (Toll-like receptors) sono in grado di riconoscere organismi estranei (non-self) e scatenare la risposta immunitaria con conseguente infiammazione.

-              La risposta immunitaria è un'altra causa principale di infiammazione. Essa può avvenire in seguito all'infezione da parte di un organismo patogeno con rilascio di sostanze proinfiammatorie (citochine, leucotrieni...) ma in condizioni patologiche può essere anche diretta verso cellule self facendo insorgere una malattia autoimmune; spesso questa tipologia di malattia determina infiammazione cronica. In alternativa, si possono avere risposte immunitarie non regolate ed eccessive che oltre ad uccidere i patogeni arrecano danno anche alle cellule circostanti.

-              La necrosi, a differenza dell'apoptosi, provoca pressoché in tutti i casi infiammazione acuta nei tessuti circostanti poiché rilascia numerose molecole proinfiammatorie quando libere al di fuori della cellula, come per esempio ATP ed acido urico.

-              L'ipossia tramite il rilascio di HIF-1α (Hypoxia Induced Factor-1α) da parte delle cellule che subiscono una forte riduzione dell'apporto di ossigeno. Tale proteina agisce quale fattore di trascrizione per proteine pro-infiammatorie o coinvolte nell'infiammazione come VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor).

-              I corpi estranei di tutti i tipi possono indurre infiammazione a causa di lesioni tissutali o infezioni.

-              I radicali liberi possono essere un motivo importate di infiammazione. con la loro capacità di cedere uno o più elettroni, possono determinare infiammazione generalizzata o locale per danno cellulare e liberazione di fattori flogogeni

-              Di conseguenza la mancanza di fattori sia endogeni ( glutatione reduttasi, glutatione perossidasi ed altri) che esogeni (Vit C, Vit E, Antocianine, Bioflavoni ecc) che neutralizzano i radicali liberi o superossidi può determinare infiammazione con lo stesso mecanismo di cui sopra.

-              I raggi X e le radiazioni cosmiche (protoni) possono dare infiammazione generalizzata perchè rompono il DNA cellulare ed il dNA mitocondriale, disturbani quindi il ciclo dell'ossigeno  e di conseguenza si ha liberazione di HIF-1α  (Hypoxia Induced Factor-1α)

-              I campi magnetici intensi e prolungati nel tempo possono dare un intenso aumento di calore della zona interessata con conseguente rilascio di istamina e prostaglandine che causano un infiammazione cronica

-              Certi metalli come il l'Asbesto possono dare infiammazione cronica per rilascio di mediatori latenti (IFN-γ, TNF-α, IL-1β, LPS, PAF); in particolare l'Asbesto penetra fino alla pleura polmonare per le sue fibre estremamente sottili ed appuntite; oltre all'asbesto ci sono altri metalli ed oligoelementi che nel tempo possono dare flogosi cronica con lo stesso meccanismo o con delle variabili (mercurio, piombo, uranio ecc)

-              Le allergie, che possono manifestarsi nei confronti di qualsiasi sostanza determinano la liberazione di numerosi prodotti infiammatori, e possono essere alla causa di numerose malattie autoimmuni

-              Le carenze di tutte le vitamine sia liposolubili che idrosolubile può determinare processi infiammatori. Questo si ha perche le cellule in seguito alla carenza può determinare fattori proinfiammatori; un esempio classico è la carenza di Vit B1 che determina il Beri-Beri e cioè un infiammazione di tutti i nervi periferici

La carenza di alcuni oligoelementi (magnesio, rame, zinco ecc) che presiedono a numerose funzioni enzimatiche, può determinare per la mancanza di queste morte cellulare con liberazione di sostanze proinfiammatore
- Molte sostanze possono dare infiammazione sia acuta che cronica; il tutto dipende dal tempo di esposizione. Ad esempio le sostanze contenute nel fumo di sigaretta danno un infiammazione cronica ai polmoni sia per il benzopirene che per le gli idrocarburi policiclici aromatici; questo con il tempo può determinare il classico carcinoma polmonare per attivazione della proteina chinasi G (PKG), conseguente inattivazione del colecalciferolo e diminuzione del calcio intracellulare; i meccanismi saranno spiegati meglio in seguito.
- Un infiammazzione generalizzata può essere causata da tossine della flora intestinale putrefattiva che vanno in circolo. Responsabili sono soprattutto le tossine del Clostridium Perfrigens che vanno in circolo e causano liberazione di istamina e prostaglandine.

LE CARATTERISTICHE DELL'INFIAMMAZIONE:

 

-rubor: arrossamento dovuto all'aumento di sangue nell’area

-tumor: rigonfiamento dovuto all'edema

-calor: aumento della temperatura in seguito all'ipertermia e ad un aumento del metabolismo cellulare

-dolor: dolore per alterazioni biochimiche locali

-functio laesa: inibizione della funzionalità dell'area colpita (specie se si tratta di un'articolazione) a causa del dolore e degli squilibri indotti dai meccanismi facilitatori dell'infiammazione (es. edema) sull'integrità delle strutture infiammato.

Infiammazione cronica.

Nell'infiammazione cronica si ha predisposizione per lo sviluppo di tumori per un alterazione dell'adesività frà le cellule e conseguente incapacità delle cellule di comunicare fra loro. Ciò va a determinare un disturbo della funzione dell'ergocalciferolo che presiede le proteine G che sono determinanti per l'adesività cellulare. Da qui si capisce perchè la cirrosi epatica (che è un processo infiammatorio cronico), l'epatite cronica attiva, e l'ulcera gastrica , il morbo di Crohn, e la colite ulcerosa possono degenerare in tumori, generalmente in carcinomi; ma è fatto constatato che tutte le infiammazioni croniche possono degenerare in tumori. I tumori non sono mai causati da un alterazione genetica ma da una regressione delle cellule a livello staminale con conseguente passaggio alla glicolisi anaerobia e moltiplicazione incoordinata ed indeterminata e formazione di metastasi

Ed allora la chemioterapia e la radioterapia?? Certamente quando il tumore si è sviluppato sono utili insieme alla chirurgia. Chiaramente la Vit. D ed i fattori antiinfiammatori sono utili come prevenzione, ma hanno scarso effetto quando il tumore si è già sviluppato. Certo considerata l’importanza di questi fattori dovrebbe essere fatta una maggior prevenzione, insegnando anche nelle scuole quali sono i fattori preventivi. E vedremo in seguito che i fattori preventivi non sono solo la Vit D, ma tutti quelli che ne esaltano il meccanismo , anche se il dosaggio di questa fondamentale vitamina è sotto il range terapeutico.

Meravigliosi fattori preventivi dei tumori sono le antocianine (di mirtilli, ribes nero, sambuco nero) ed i bioflavoni della frutta. Ma questo è un altro argomento e ne parleremo in seguito.


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#2 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 12 settembre 2014 - 03:19

In sostanza tutte le sostanze ritenute anticancerogene non fanno altro che favorire il rapporto Vit D –Calcio e quindi favoriscono l’adesività e la comunicazione fra le cellule.
Al contrario tutte le sostanze cancerogene, (benzopirene, certi virus ecc) non fanno altro che ostacolare il rapporto Vit D-Calcio e qundi l’adesività e la comunicazione fra le cellule.
In tal modo abbiamo unificato il meccanismo che ostacola o stà alla base dei tumori.
A questo punto ci sarebbe da chiedersi perché persone che hanno valori ematici bassissimi di Vit D non sviluppano dei tumori. Ma al posto di questi, ad esempio un Morbo di Alzheimer. Probabilmente perché la carenza di Vit D è un cofattore, anche se determinante, ma necessita di altri fattori; in mancanza di questi si sviluppa un'altra patologia altrettanto grave.
Ma quando i valori di Vit.D sono così bassi, basta un minimo fattore scatenante che si ha un tumore.

Ad esempio questa persona che ha 84 anni, ha un valore di Vit D di 3 ng/ml (contro 30-100) non ha sviluppato tumori, almeno non visibili, però soffre di epilessia (per cui potrebbe avere un meningioma), di Demenza senile grave tipo Alzheimer, di grave insufficienza cardiaca, di aterosclerosi generalizzata, di morbo di Parkinson.
Si può proprio dire che una carenza di Vit D così grave gli ha fatto proprio bene:
Immagine inseritaricetta rid by claudiosauro, on Flickr

Il grave è che quando sono dementi restano sempre in casa e non prendono più il sole, è un circolo vizioso. Fino a quando non trovano qualche medico che ha capito i meccanismi, ma ormai per troppi la patologia è diventata irreversibile.

Messaggio modificato da cincin, 01 febbraio 2016 - 06:33

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#3 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 17 settembre 2014 - 11:01

Sia chiaro che la Vit D3 può essere anche terapeutica in caso di tumore avanzato, l'importante è mantenere il valore un po sopra i 100 ng/ml, in modo che la calcemia vada a 13 mg/dl; con questi dosaggi diventa esattamente come una chemioterapia. Ho già due casi di regressione completa dei tumori e di scomparsa di metastasi multiple, nei quali si è dovuto sospendere la chemioterapia e la radioterapia. La scomparsa completa anche delle metastasi è stata giudicata "strabiliante" dagli stessi oncologi, che non avevano mai visto casi del genere in precedenza ( la diagnosi è stata posta dopo RMN e dopo PET).

Con valori così alti di calcemia, consiglierei comunque di bere molto, al fine di evitare calcoli renali.

Il primo caso si è trattato di un linfosarcoma che è partito dal laringe e si è diffuso a tutti gli organi, comprese le ossa, il secondo caso di un carcinoma retromediastinico con metastasi multiple a fegato, pancreas e milza (oltre a numerosi linfonodi). La chemioterapia era stata instaurata solo a titolo palliativo, per allungare un po la vita, ma ha dovuta essere sospesa alla metà delle sedute programmate, perchè i pazienti si sentivano straordinariamente bene, e per curiosità gli oncologi hanno eseguito una PET che ha mostrato la completa scomparsa del tumore primario e delle metastasi. Io prima della chemioterapia avevo somministrato 600.000 UI di Vit D3, dosando a distanza di 20 giorni la Vit D ematica che era risultata di 80 ng/ml (in uno di 83), al che ho somministrato un altra fiala da 300.000 UI che ha portato dopo 20 giorni la Vit D al valore ematico di 110 ng/ml e la calcemia al valore di 13 mg/dl (il valore massimo dovrebbe essere 11 mg/dl), però non ho avuto nessun effetto collaterale o sintomo spiacevole; ho solo provvisto di far bere molto i pazienti.


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#4 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 22 settembre 2014 - 10:40

Ho fatto anche un filmato su YouTube, spero che vi piaccia:

Certo il concetto è veramente rivoluzionario.


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#5 Salsy

Salsy

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Inviato 22 settembre 2014 - 11:31

Tutto molto bello. Anche troppo...



#6 arjanedda

arjanedda

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Inviato 22 settembre 2014 - 12:57

Un forte e semplice segnale di possibile ripresa funzionale del corpo! Ho notato che, in vari amici, apparentemente sani, in seguito a un banale nodulo, e biopsia, sono state trovate cellule tumorali, dal momento in cui hanno appreso la notizia, con una velocità sorprendente, sono arrivate le metastasi e infine la morte! Mi sono chiesta: se non avessero saputo del cancro, avrebbero potuto in qualche modo continuare a vivere? Il sapere di essere "malati" gravemente, non ha forse condizionato la loro mente, a esserlo sempre di più?

#7 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 22 settembre 2014 - 03:49

Un forte e semplice segnale di possibile ripresa funzionale del corpo! Ho notato che, in vari amici, apparentemente sani, in seguito a un banale nodulo, e biopsia, sono state trovate cellule tumorali, dal momento in cui hanno appreso la notizia, con una velocità sorprendente, sono arrivate le metastasi e infine la morte! Mi sono chiesta: se non avessero saputo del cancro, avrebbero potuto in qualche modo continuare a vivere? Il sapere di essere "malati" gravemente, non ha forse condizionato la loro mente, a esserlo sempre di più?

Certamente, ma quello che è grave, anzi direi gravissimo è l'ignoranza sul ruolo della carenza di Vit D nella genesi dei tumori, ed il fatto, soprattutto, visto che ormai la cosa è stata dimostrata da moltissimi ricercatori, la gravità che non si faccia alcuna prevenzione in tal senso; infatti nella popolazione c'è una carenza cronica di Vit D; a ciò contribuisce il poco sole che si prende durante l'anno.



#8 HindIII

HindIII

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Inviato 22 settembre 2014 - 05:10

Certamente, ma quello che è grave, anzi direi gravissimo è l'ignoranza sul ruolo della carenza di Vit D nella genesi dei tumori, ed il fatto, soprattutto, visto che ormai la cosa è stata dimostrata da moltissimi ricercatori, la gravità che non si faccia alcuna prevenzione in tal senso; infatti nella popolazione c'è una carenza cronica di Vit D; a ciò contribuisce il poco sole che si prende durante l'anno.

io di gente rachitica in giro non ne vedo eh...


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#9 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 22 settembre 2014 - 05:34

io di gente rachitica in giro non ne vedo eh...

Di bambini rachitici ne vedo moltissimi, gli adulti decalcificati ovviamente non si possono vedere ma si manifestano quando con una banale caduta hanno una frattura, oppure per un cedimento vertebrale, frequentissimo. E poi ricordate, un indice importante di carenza di Vit D sono i denti che vanno in malora. Quanta gente anche giovane ha la protesi o i denti disastrati. Mio padre alla mia età aveva la dentiera, io ho i denti sanissimi. Da quando a 17 anni ho cominciato a prendere regolarmente la Merluzzina, non ho più avuto una carie. Le otturazioni che ho risalgono a prima della merluzzina. Ma cosa dico?? Vogliamo fare prevenzione e far perdere tutto l'introito ai dentisti?? Oppure far perdere l'introito alle case farmaceutiche per la chemioterapia. In Italia si spendono per i tumori 94 miliardi di euro all'anno, fra visite, esami, marker tumorali e chemioterapia; di questi 94 miliardi 1/3 va alle case farmaceutiche. Vogliamo che alle case farmaceutiche vengano a mancare 30 miliardi di euro di introiti?? Ma siamo pazzi, io devo stare attento, mi tirano una pallottola in testa.



#10 Salsy

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Inviato 22 settembre 2014 - 05:42

 Ma siamo pazzi, io devo stare attento, mi tirano una pallottola in testa.

 

Prima che ti ritrovino "suicidato", ti chiedo: se io da domani volessi iniziare a prendere quotidianamente delle bustine di vitamina D, senza aver fatto degli esami specifici per accertarne eventuali carenze; a cosa andrei incontro? Non c'è il rischio di un'alcalinizzazione dell'organismo?



#11 SauroClaudio

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Inviato 22 settembre 2014 - 06:43

Prima che ti ritrovino "suicidato", ti chiedo: se io da domani volessi iniziare a prendere quotidianamente delle bustine di vitamina D, senza aver fatto degli esami specifici per accertarne eventuali carenze; a cosa andrei incontro? Non c'è il rischio di un'alcalinizzazione dell'organismo?

 

Assolutamente no, a parte il fatto che il PH dell'organismo resta sempre fra 7,35 e 7,45, altrimenti muori (vai in coma prima); ma il colecalciferolo è una pro vitamina che deve essere attivata prima dal fegato e poi dai reni, l'eccesso si deposita nei grassi (è una vitamina liposolubile. Solo la forma già attivata è pericolosa perchè può dare ipercalcemia, ma il colecalciferolo puoi darlo tranquillamente anche alla dose di 600.000 UI e non hai nessun effetto collaterale. Lo so, perchè lo faccio sempre in chi ha gravi carenze (es 10 ng/ml); dandone 600.000 UI porti la Vit.D intorno a 50-60 ng/dl; poi puoi mantenere questo valore anche con sole 800 UI al giorno.



#12 Salsy

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Inviato 23 settembre 2014 - 12:44

 Lo so, perchè lo faccio sempre in chi ha gravi carenze (es 10 ng/ml); dandone 600.000 UI porti la Vit.D intorno a 50-60 ng/dl; poi puoi mantenere questo valore anche con sole 800 UI al giorno.

 

Ho nella disponibilità questo Cacit D3: per quanto tempo dovrei assumerlo per ottenere dei risultati?

 

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#13 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 23 settembre 2014 - 02:23

Ho nella disponibilità questo Cacit D3: per quanto tempo dovrei assumerlo per ottenere dei risultati?

Immagine inserita

Anche sempre, non ci sono controindicazioni. Piuttosto l'edulcorante è a base di aspartame , è l'unica cosa che mi preoccupa. Ma un grammo di calcio al giorno è una dose che va benissimo per prevenire l'osteoporosi, e questa ormai è diffusissima anche nell'anziano maschio. La quantità di Vit D è abbastanza bassa e non può dare sovraccarico. Solo se hai predisposizione familiare per i calcoli renali, ti consiglio di assumere insieme al Cacit 800, almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, in tal modo i calcoli non si formano.


Lo ribadisco, i supposti fattori cancerogeni lo sono perchè ostacolano l'effetto della Vit D. Il benzopirene, i derivati del catrame, certi virus ecc, vanno ad ostacolare l'effetto della Vit D, in modo che questa non riesce più a formare la sostanza G che tiene unite le cellule e ne permette la comunicazione. I fattori che rompono il DNA e che dovrebbero essere mutageni non lo sono affatto. I raggi X ad esempio è il più potente fottore che rompe il DNA, eppure avete mai sentito un tumore secondario a radioterapia ?? Altri fattori che rompono il DNA sono i radicali liberi; dopo una maratono si forma un numero enorme di radicali liberi, questi hanno uno o più elettroni spaiati e vanno a rompere il DNA. Un maratoneta, dopo una maratona, può avere, a causa dei radicali liberi, anche più di 100.000 cellule con il DNA rotto, eppure avete mai sentito che i maratoneti vadano più soggetti a tumori di chi stà a riposo?? Solo le sostanze che disturbano la sostanza G che tiene unite le cellule,sono cancerogene, al contrario tutte le sostanze che favoriscono la sostanza G sono anti cancerogene. Ormai sono stati fatti troppi studi al riguardo, e speriamo che anche la terapia medica (chemioterapia) si orienti in tal senso, perchè se continua a colpire con il cisplatino indifferentemente le cellule sane da quelle cancerogene avrà inevitabilmente pochi successi, come è avvenuto finoro. L'oncologo Giuseppe Nacci che ha avuto il coraggio di pubblicare i risultati della chemioterapia è stato espulso dall'Ordine dei Medici, dopo aver pubblicato il libro "Diventa medico di te stesso", che ha preso il primo premio, come miglior testo scientifico dal Resaerch Institut Widon di Graz, una specie di premio nobel. Dopo aver preso il premio è stato espulso dall'Ordine dei Medici senza nessun morto alle spalle (vedi Simoncini); non si possono intaccare gli interessi di 30 miliardi di euro delle Case Farmaceutiche (solo in Italia).

#14 Salsy

Salsy

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Inviato 23 settembre 2014 - 03:23

 Un maratoneta, dopo una maratona, può avere, a causa dei radicali liberi, anche più di 100.000 cellule con il DNA rotto, eppure avete mai sentito che i maratoneti vadano più soggetti a tumori di chi stà a riposo?? 

 

100.000 cellule mi sembra un numero infinitesimamente piccolo, considerato che stiamo discutendo del corpo umano.

Quali, a tuo parere, i migliori anti radicali liberi?



#15 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 23 settembre 2014 - 04:27

100.000 cellule mi sembra un numero infinitesimamente piccolo, considerato che stiamo discutendo del corpo umano.
Quali, a tuo parere, i migliori anti radicali liberi?

Sicuramente le antocianine del mirtillo, abbinate al selenio, quelle sono almeno 10 volte più potenti della Vit C ed E


Ho fatto il filmato anche in inglese, così spero che venga letto in tutto il mondo; ho posto un invito ai capi dei governi, affinchè facciano prevenzione nelle scuole fin dalle elementari:


100.000 cellule mi sembra un numero infinitesimamente piccolo, considerato che stiamo discutendo del corpo umano.
Quali, a tuo parere, i migliori anti radicali liberi?

100.000 cellule mi sembra un numero infinitesimamente piccolo, considerato che stiamo discutendo del corpo umano.
Quali, a tuo parere, i migliori anti radicali liberi?

100.000 cellule con il DNA rotto non sono poche, calcolando che qualcuna dovrebbe partire in senso mutante, cioè dare un tumore, ma questo si è visto non avviene mai. Anche i radicali liberi danno mutazioni a livello del DNA, ma non danno mai tumori. Un esempio ad esempio è l'ozono, l'ozono è un potentissimo radicale libero, come l'acqua ossigenata, eppure se lo respiri non da mai cancri a livello polmonare; può danneggiare gli alveoli, andare in circolo e causare cefalea, ossidare le membrane delle cellule, rompere il DNA , ma parodossalmento non sono descritti tumori da ozono. La rottura del DNA o una sua modifica, non determina mai tumori, semplicemente perchè o la cellula muore o viene riconosciuta dal sistema immunitario e quindi eliminata.Del resto una modifica del DNA non vedo come possa portare ad una glicolisi anaerobia. Solo la regressione cellulare a livello di staminali può portare ad una glicolisi anaerobia, ma questo non avviene mai per mutazioni del DNA, ma per mancanza della proteina G che tiene unite le cellule e ne permette la comunicazione. Senza questa comunicazione, si ha regressione verso le staminali, ma il tumore può manifestarsi a molti livelli, prima di raggiungere lo stadio di staminali, cioè l'indifferenziazione completa, e la massima capacità di replicarsi caolticamente e di dare metastasi.

Con questi filmati comincio a prenderci gusto; adesso voglio trattare anche le piante medicinali più importanti:


Molto interessante distribuire le informazione con i filmati di YouTube; in questo modo vanno in tutto il mondo; poi magari li traduco in inglese, ancora meglio; magari bisogna mettere su "pausa" per leggere le parti più lunghe, ma nessun problema:



Già fatta la traduzione in inglese:



Ho rifatto il filmato sul cancro con molto più dettaglio; prima le parole apparivano un po sfuocate, adesso potete guardarlo tranquillamente a schermo intero.


E non vi dico, cosa mi ricorda quella contrada, è meglio che non lo dica.

Per i tumori, solo in Italia si spendono ogni anno 94 miliardi di euro; in questi sono comprese visite specialistiche, ricoveri ospedalieri, analisi di laboratorio (RMN, TAC, PET, Marker tumorali, ecografie, radiografie ecc), e la chemio e la radioterapia. Di questi 94 miliardi di euro 1/3 circa vanno alle case farmaceutiche soprattutto per la chemioterapia..
Dando la Vit D3 come prevenzione si spenderebbero 3,5 euro all'anno (il Dibase 300.000 UI costa 3,5 euro e basta per un anno). Al posto della chemioterapia si potrebbero attuare altre terapia altrettanto efficaci e meno costose, ad esempio la terapia con il calore e la dieta chetogenica. Per darvi un idea di cosa si tratta vi pongo le due terapie sotto:

LA DIETA CHETOGENICA NELLA CURA DEI TUMORI
http://www.ceres-mct...CFcdZ3god_TUAnQ
http://www.pelotti.a...ltime&Itemid=27
http://www.medimagaz...e-radioterapia/
http://www.aerrepici...p?TOPIC_ID=5159
http://www.asmn.re.i...idSezione=10623
http://www.fondazion...-di-tumore/6219

Traggo quanto scritto da alcuni siti internet, estrapolando le parti più significative, modificando alcune cose e mettendoci molto del mio. Però vorrei apportare molte correzioni perché non lo condivido completamente pur ritenendolo molto interessante.
La dieta chetogenica la si usa e la si usava nelle epilessie resistenti ai farmaci, così casualmente si è scoperto che certi tumori cerebrali che causavano l'epilessia, con la dieta chetogenica regredivano e talvolta scomparivano.
Le prime segnalazioni in questo senso sono state fatte nel 1960, però subito non si è data importanza alla cosa pensando che le regressioni fossero dovute ad altre cause.
Ma che cos'è la dieta chetogenica?
La dieta chetogenica consiste in un alimentazione squilibrata, e cioè ricchissima di grassi e povera di proteine e di carboidrati.
Normalmente la dieta chetogenica si compone di un 80% di grassi, in un 10% di proteine, e in un 10% di carboidrati.
Tale dieta è rimasta tale da prima che si scoprisse che faceva regredire certe neoplasie.
Solo recentemente si è scoperto che l'acetone che si forma con un eccessivo consumo di grassi, diventa letale per numerosi tumori maligni perché non riescono ad utilizzarlo come alimento a differenza delle cellule sane.
A questo proposito bisogna dire che i tumori più sono maligni e quindi quanto più sono legati alla glicolisi anaerobia hanno molto più bisogno di glucosio delle cellule normali.
Il glucosio nel sangue non deve mai scendere sotto i 40 mg/dl altrimenti si va in coma, ma mentre questo livello di glucosio è sopportabilissimo dalle cellule normali, non è sopportato dalle cellule tumorali maligne che si avvalgono della glicolisi anaerobia.
Le cellule tumorali necessitano di livelli di glucosio di almeno 70 mg/dl per svilupparsi, se il valore scende sotto i 70 vanno in crisi.
Nella dieta chetogenica il glucosio deve essere continuamente monitorato per non scendere sotto i 45 mg/dl, ma i corpi chetonici sono alti per l’alto apporto di grassi e lo scarso apporto di zuccheri.
Le cellule tumorali, più sono maligne, più vanno sono sensibili a scarsi livelli di glucosio; con 45 mg/dl di glucosio non riescono ad alimentarsi e vanno in necrosi, cioè muoiono.
Comunque sia chiaro che la dieta chetogenica è una dieta estrema, certamente da usare solo nei centri oncologici perché i paziente va continuamente monitorato (in particolare la glicemia non deve scendere sotto i 40 mg/dl altrimenti si va in coma e si possono avere gravi sofferenze neurologiche.
La base della dieta chetogenica si basa sulla considerazione che il tumore sia una condizione patologica strettamente legata al metabolismo, e quindi che le alterazioni più o meno differenziate del DNA siano dovute ad alterazioni metaboliche che ne favoriscono lo sviluppo e la diffusione.
Dice il sito” Può una dieta chetogenica finalmente un "standard di cura" drug-free trattamento per il cancro? Personalmente, credo che sia assolutamente indispensabile, per qualsiasi tipo di cancro che si sta cercando di affrontare, e speriamo che un giorno tale metodo possa essere adottato come prima linea di trattamento per certi tipi di tumori, e cioè quelli che rispondono meglio a tale dieta.
Una dieta chetogenica prevede eliminando tutti i carboidrati, cerali e verdure amidacee, e la loro sostituzione con grassi sani e poche proteine di alta qualità ed una piccola quantità di zuccheri complessi (pasta, pane , riso ecc). Non devono mai essere usati gli zuccheri semplici (saccarosio, glucosio ecc)
La premessa è che, poiché le cellule del cancro hanno bisogno di glucosio per prosperare, e i carboidrati si trasformano in glucosio nel nostro corpo, quindi abbassare il livello di glucosio nel sangue con una restrizione di carboidrati e proteine, produce una grande sofferenza alle cellule tumorali ed il tumore può fermarsi o addirittura andare in necrosi.
Se si riduce anche l'apporto proteico, il tumore andrà in sofferenza ancora maggiore, perché non riuscirà più a costruire quella rete di capillari che gli sono indispensabili.
In pratica si è visto che con un apporto di grassi dell'80%, ed un apporto proteico del 10% ed un apporto in carboidrati del 10%, anche i carcinomi vanno in necrosi.
Bisogna inoltre tener presente che l'acetone stesso deve essere continuamente monitorato, perché se supera una certa soglia può essere di danno per vari organi, quali rene, fegato, encefalo ecc.
Comunque è una dieta che si comincia a prendere in considerazione anche presso i centri oncologici, come supporto alle terapie convenzionali.
Il punto forte di questa dieta sta nel fatto che le cellule tumorali sono molto più sensibili all'acetone delle cellule normali.
Mentre dalle cellule normali l'acetone può essere accettato come alimento, questo non si verifica per le cellule tumorali, che addirittura dall'acetone subiscono gravi danni con rottura delle membrane e blocco della glicolisi anaerobia.
In questo senso sono molto più sensibili all'acetone i tumori altamente maligni perché sono quelli che hanno le membrane più "fragili".
C'è chi sostiene fra gli oncologi che è molto meglio ridurre a zero le proteine e mantenere nell'alimentazione una certa quantità di carboidrati, e questo perchè l'organismo dei carboidrati non può farne a meno, pena un ipoglicemia che porterebbe al coma, mentre delle proteine può farne tranquillamente a meno per sei mesi, visto che le cellule normali dell'adulto hanno una grandissima resistenza ad un ipoproteinemia, mentre le cellule tumorali in carenza di proteine vanno subito in necrosi.
Non bisogna dimenticare che con una carenza proteica limitata nel tempo, le cellule tumorali non possono più costruire vasi sanguigni, ed è solo attraverso i vasi sanguigni che il tumore si alimenta e può espandersi.
Una carenza proteica insomma provoca una regressione del tumore, se non addirittura la morte.
Una carenza proteica limitata nel tempo, si è visto che non compromette il sistema immunitario, e soprattutto i T linfociti, che sono molto importanti per il riconoscimento del tumore come corpo estraneo.
Come già dicevo la dieta chetogenica sta prendendo piede presso numerosi centri oncologici, ma attualmente come compendio alle terapie convenzionali.
Sarebbe interessante abbinare tale dieta alla terapia con il calore e ad altre sostanze antitumorali che sono emerse negli ultimi anni.
Il grave è che gli stessi oncologi hanno difficoltà a discostarsi dalle terapie convenzionali perché devono attenersi ai protocolli, e se il paziente muore possono essere accusati dai famigliari di omicidio colposo.
Pertanto, la medicina è ferma, con pochissimi progressi, e questo anche nell’interesse delle case farmaceutiche.
CBN News ha recentemente pubblicato un articolo sulla dieta chetogenica . Chiaramente, molte persone si stanno rendendo conto che ciò che abbiamo fatto in termini di lotta al cancro semplicemente non funziona, e non possiamo permetterci di continuare nello stesso modo. La Prevenzione deve essere affrontate se mai si vuole invertire la tendenza sulla crescente incidenza del cancro in tutti i gruppi di età. Ma ancor più sorprendente, in termini di trattamento, è che il cancro può rispondere alla sola dieta.
"Dr. Fred Hatfield è un ragazzo impressionante: un campione di sollevamento di potenza campione, autore di decine di libri, un uomo d'affari milionario con una bella moglie. Ma ti dirà la sua più grande realizzazione è che sta uccidendo il suo cancro proprio nel momento giusto, "
CBN News scrive. "I medici mi hanno dato tre mesi di vita a causa di un diffuso tumore metastatico (carcinoma del colon metastatizzato) nella mia struttura scheletrica", ha ricordato. "Tre mesi, tre medici diversi mi ha detto la stessa cosa."
Dr. Hatfield si preparava a morire quando ha sentito parlare di terapia metabolica, conosciuta anche come la dieta chetogenica. Non aveva niente da perdere così ha fatto una prova presso un Centro Oncologico, e ... ha funzionato. Il cancro scomparve completamente, e al momento della sua intervista (sopra), era guarito.
"'Abbiamo aumentato notevolmente la sopravvivenza con la terapia metabolica,' [Dr. D'Agostino] ha detto. 'Così pensiamo che sia importante per conoscere questa informazione.' Non sono solo i topi di laboratorio. Dr. D'Agostino ha visto anche il successo simile in persone - un sacco di loro. 'Sono stato in corrispondenza di un numero di persone', ha detto. 'Almeno una dozzina negli ultimi anno e mezzo a due anni, e tutti loro sono ancora in vita, nonostante le probabilità. Quindi questo è molto incoraggiante. '"
Si pensi che anche una dozzina di persone affette da tumore, in fase terminale, persone che si sono già sottoposte a cicli di chemioterapia, e sono state mandate a casa a morire, sono un numero consistente e particolarmente significativo.
Dr. D'Agostino spiega come la dieta chetogenica può avere un drammatico (e rapido) effetto sul cancro. Tutte le cellule del vostro corpo sono alimentati dal glucosio. Questo comprende cellule tumorali. Tuttavia, le cellule tumorali hanno un difetto fatale interno - non hanno la flessibilità metabolica delle cellule normali e non possono adattarsi a usare i corpi chetonici come combustibile, come possono fare tutte le altre cellule .
Così, quando si altera la propria dieta e la si trasforma in quella conosciuta come "grasso-adattata," il tuo corpo inizia a utilizzare il grasso come carburante, piuttosto che i carboidrati. Quando si passa dai carboidrati ai grassi sani, si fa morire di fame il cancro che, dal momento che non si fornisce più il carburante necessario - glucosio - per la loro crescita. Come D'Agostino spiega:
"Le cellule normali hanno la flessibilità metabolica necessaria per adattarsi dall’ utilizzare il glucosio all’ utilizzare i corpi chetonici., Ma le cellule tumorali non hanno questa flessibilità metabolica. Così possiamo sfruttare questo"
Io aggiungerei, non solo il glucosio, ma anche le proteine, perché è con quelle che il tumore costruisce vasi e DNA per svilupparsi.
E’ un principio semplice, come la terapia con il calore che vedremo in seguito.
Uno dei miei mentori principali sull’importanza dell’ insulina e della leptina, Dr. Rosedale. è stato uno dei primi professionisti a sostenere una dieta sia a basso contenuto di carboidrati e sia moderato di proteine (e quindi con grasso di alta qualità) dieta. Questo era in contrasto con la maggior parte dei sostenitori del basso consumo di carboidrati, che erano, e sono tuttora, molto propensi, se non la promoventi, un alto contenuto proteico, come un sostituto per i carboidrati. Le proteine si potrebbero anche eliminare completamente, almeno nella prima fase, perché le cellule normali resistono ad una mancanza proteica per sei mesi mentre i tumori hanno bisogno di molte proteine per svilupparsi. C’è da dire anche che una dieta con uno scarsissimo introito proteico, non comporterebbe un abbassamento delle difese immunitarie.
Se voi o qualcuno che conosci è sfidato dal cancro, l'opzione più sana potrebbe essere quella di sostituire i carboidrati con grassi benefici, e limitare la vostra proteina a fonti di alta qualità biologica / pascolava solo. Dr. Rosedale consiglia 0,2 grammo di proteine per chilogrammo di massa magra del corpo, che per la maggior parte delle persone sarà di circa 20 grammi di proteine al giorno (o 0,2 grammi per chilo di peso corporeo ). La chiave è quello di aggiungere grassi sani per sostituire i carboidrati e proteine in eccesso. L’oncologo Giuseppe Nacci consiglia di togliere completamente le proteine, mantenendo un apporto di carboidrati minimo, sufficiente a mantenere la glicemia a 45 mg/dl; tale dieta senza proteine potrebbe in teoria essere mantenuta per sei mesi senza che il sistema immunitario venga compromesso; c’è da dire comunque che una dieta simile per sconfiggere il tumore andrebbe mantenuta per un periodo molto più corto, massimo di 1-2 mesi.
Quale dieta quindi:
Olive e olio d'oliva extra vergine 200 gr (1800 calorie)
Riso 50 gr (180 calorie)
Frutta o verdura (per il valore di 150 calorie)
Gli alimenti proteici si sospendono per almeno tre mesi.
Tale composizione dei pasti permette una formazione ottimale dei corpi chetonici. Negli anni ’60 dello scorso secolo è stato appurato che i grassi MCT(a media catena) dispongono di un effetto chetogenico ancora più elevato rispetto ai tradizionali grassi LCT (saturi a lunga catena), ovvero a parità di grassi assunti, aumenta la formazione dei corpi chetogeni. È quindi stata sviluppata la dieta chetogenica a base di grassi MCT, la quale prevede il 80% di grassi MCT, 10% di grassi LCT, 10% di proteine (come già detto l’apporto proteico si può completamente sospendere per tre mesi). La dieta chetogenica tradizionale e quella a base di grassi MCT presentano effetti simili, tuttavia quest’ultima permette di aumentare le quantità di carboidrati assunti, aumentando quindi le possibilità alimentari e rendendo la dieta più variegata.
Altri fattori di stile di vita che sono stati trovati ad avere un impatto sulla malattia cronica e il cancro includono:
Vitamina D: Ci sono prove schiaccianti che punta al fatto che la carenza di vitamina D svolge un ruolo cruciale nello sviluppo del cancro. (lo vedremo anche più avanti
Ottenere sonno adeguato: sia in termini di dormire a sufficienza, e dormire tra alcune ore
C'è un picco di melatonina che si verifica tra la mezzanotte e le 01:00 che non si vuole perdere, perché le conseguenze sono assolutamente spettacolari. La melatonina non è solo un ormone del sonno, ma è anche un antiossidante molto potente. Si riduce la quantità di estrogeni il corpo produce e stimola il sistema immunitario.
Ribadisco ancora una volta che la dieta chetogenica deve essere attuata solo da un Centro Oncologico, perché durante tale dieta il paziente va continuamente monitorato (glicemia, corpi chetonici, elettroliti, ECG, EEG ecc); se uno la fa di suo può andare incontro al coma ed alla morte.

LA CURA DEI TUMORI CON IL CALORE
Traggo quanto riportato da alcuni siti internet:
http://www.curadelca...-il-calore.html
http://www.ipertermi...oli/febbre.html
http://www.lamescola...bre=060509.html


La sensibilità delle cellule tumorali nei confronti del calore è cosa nota da tempo. Per altro, questa sensibilità è decisamente superiore a quella delle cellule sane. Quando la temperatura si porta da 37°C a 42°C, inizia una vera e propria moria di cellule cancerose. Questo effetto è attualmente sfruttato dalla terapia Ipertemica antitumorale, che in sostanza si sostituisce alle stesse capacità dell’organismo di produrre una salutare reazione febbrile. Inoltre, diversi studi hanno anche dimostrato che cellule tumorali sottoposte per circa sei ore ad una temperatura di 41°C iniziavano a produrre linfociti T, che sono fondamentali per le difese immunitarie, conclude Perugini Billi.


In Italia vi sono alcuni centri specialistici che curano i tumori proprio con una sorta di febbre indotta. Tale terapia viene definita Ipertermia. Si tratta di una terapia non invasiva effettuata con un apparecchio che produce una radiofrequenza allo scopo di direzionare il calore direttamente sull’organo malato. Il Synchrotherm RF 13.56, questo il nome dell’apparecchio, provoca un riscaldamento localizzato a una temperatura di circa 43°-44° C. «L'ipertermia è impiegata nella cura dei tumori poiché le cellule tumorali avendo una membrana aberrante temono il calore. La loro membrana cellulare non riesce a smaltirlo adeguatamente e quindi si innesca un meccanismo di morte cellulare denominato apoptosi. Inoltre localmente il danno da chemioterapia e/o radioterapia concomitante viene amplificato. Non da ultimo il calore attiva localmente le cellule del sistema immunitario potenziando la risposta contro il tumore. Può essere impiegata nella cura di tutti i tumori solidi a patto che non vi sia imponente versamento ascitico o pleurico» spiega il dr. Carlo Pastore.
Un altro dei motivi per cui le cellule cancerose sono molto più sensibili alla febbre sarebbe la loro modalità di respirazione attraverso la glicolisi anaerobica.
Tale respirazione con l'ipertermia cessa completamente e la cellula tumorale muore.
Questo si verifica anche nei carcinomi con metastasi, scompare il tumore primario e le metastasi.
In passato dopo febbri molto alte si era notata una completa scomparsa di tumori maligni e si era gridato al miracolo.
E' incredibile dice il dr .Carlo Pastore che un sistema così semplice non abbia preso piede e non sia entrato nella terapia ufficiale, o meglio è entrato in alcuni centri ma solo come compendio della chemioterapia.
http://www.youtube.com/watch?v=KdKBJMT3e6U

Ma la febbre molto alta già da sola è sufficiente a debellare parecchi tipi di tumore maligno senza bisogno di intossicare l'organismo con farmaci molto tossici.
Ma purtroppo non esistono studi sufficienti o perlomeno sono ancora in corso.
Provocare febbri molto alte in pazienti sarebbe semplicissimo utilizzando l'opportuno antigene.
Facendo viaggiare la febbre intorno ai 43 gradi si provocherebbe la morte completa di tutte le cellule tumorali e le cellule sane resterebbero vive ed in grado di riprendersi completamente.
Ovviamente per una febbre così alta il paziente deve essere ospedalizzato e monitorato continuamente.
Anche i rischi sarebbero minimi, basterebbe somministrare al paziente un anticonvulsivante, ad esempio del fenobarbitale (che non costa nulla, per scongiurare gli eventuali rischi di convulsioni.)
Ma la terapia con la febbre costa troppo poco, per questo non si è imposta (per motivi etici dicono ).

E chissà che molte guarigioni da tumori repentine e quasi immediate per le quali si è invocato il miracolo, non siano state causate proprio da febbri belle alte che hanno distrutto le cellule tumorali (vedi Lourdes ecc)
Poi è importante non usare antipiretici per abbassarla, perché gli antipiretici inibiscono un enzima importantissimo, la glutatione - perossidasi che riduce i radicali liberi ed aumenta le difese immunitarie.
Forse avremmo anche qualche tumore in meno.
Ho telefonato proprio oggi all'Istituto di Medicina Biologica di Milano per sapere se ci sono degli studi in merito alla febbre sistemica tramite la tossina di Coley. Ho parlato con un medico e mi ha detto che non lo sa perchè loro trattano solo apparecchi che focalizzano le radioonde sul tumore in modo da portare la massa tumorale a 42 gradi.
Mi ha detto che questa pratica è abbastanza nuova e sono pochi finora i centri che hanno questi apparecchi, ma che con questi apparecchi si ottengono dei risultati straordinari, si rende più sensibile il tumore al chemioterapico ed alla radioterapia e questo è molto intuitivo da capire, per cui si può usare il chemioterapico in dosi minori e così pure la radioterapia.
Gli ho chiesto perchè non tutti i Centri Oncologici ne fossero provvisti, e mi ha risposto che alcuni anni fa hanno fatto un convegno a Milano sulla terapia con il calore ed hanno incontrato resistenze enormi, perchè molti Centri Oncologici avevano paura che la terapia tramite il calore andasse a sostituire la chemioterapia e la radioterapia.
Invece no, con la terapia con il calore si potevano ridurre considerevolmente i chemioterapici e la dose di raggi X; ma quanto c'è voluto perchè lo capissero! E nonostante i risultati veramente straordinari, pochi centri si sono forniti sinora di queste apparecchiature il cui funzionamento è molto semplice.
Mi ha detto che per eventuali studi con la Tossina di Coley e febbre sistemica dovrei rivolgermi all'Associazione Europea di Ipertermia comunque mi ha detto che adesso l’ipertermia sistemica si ottiene con i raggi infrarossi; questi sono molto più sicuri della tossina di Coley, che finora ha dato scarsissimi risultati.
E' bello che mi ha detto: "lei dottore capisce vero, perchè ci sono tutte queste resistenze " Io gli ho risposto : "Capisco benissimo"
Molti centri oncologici comunque ultimamente si stanno attrezzando per abbinare la febbre e poter ridurre al minimo gli effetti collaterali delle terapie convenzionali, vedi il Centro Oncologico del Prof . Mancuso di Milano, il Centro Oncologico di Verona, di Pavia, di Roma e molti altri.
Ricapitolando ed aggiungendo altre cose:

l’ipertermia oncologica è attualmente un trattamento che può essere utile per molte forme tumorali, è pur usando la terapia convenzionale permette la riduzione di chemioterapici e radiazioni, con il vantaggio che ne deriverebbero minor effetti tossici da questi.
Il principio base dell’ipertermia oncologica è quello di surriscaldare le cellule tumorali, a temperature che superano di molto il valore fisiologico. E’ ormai accertato che ad un valore di 43-44 gradi le cellule tumorali muoiono sicuramente, mentre le cellule normali resistono anche a 48 gradi. Il principio pertanto è semplicissimo. Il calore altera l’omeostasi delle cellule neoplastiche, soprattutto la glicolisi anaerobia, inducendo danni al DNA ed alle membrane e conseguente necrosi
Migliora inoltre enormemente l’ingresso dei farmaci chemioterapici, in tal modo si possono ridurre gli effetti tossici.
Inoltre la febbre alta stimola molto il sistema immunitario favorendo il riconoscimento da parte dei leucociti delle cellule tumorali come corpi estranei. I leucociti in tal modo si mettono in azione e provocano l’eliminazione delle cellule tumorali.
Inoltre la febbre alta blocca l’angiogenesi, stimolando la produzione di una proteina, (chiamata PAI-1) capace di inibire la formazione di nuovi vasi sanguigni. Il tumore per svilupparsi ha bisogno di sviluppare rapidamente nuovi vasi sanguigni, se gli viene tolta questa possibilità il suo sviluppo si ferma e regredisce. Inoltre non sarà più in grado di mandare cellule tumorali in circolo con la formazione di metastasi.
Vi sono diversi tipi di terapia oncologica in base alla localizzazione del tumore ed all’area da trattare.
La principale tipologia d’ipertermia viene definita capacitiva poiché è una tecnica non invasiva che applica il calore nel punto interessato con particolari radiofrequenze. Questo permette che la zona dove è localizzato il tumore venga portata a 44°, una temperatura che manda in necrosi le cellule tumorali.
Total Body: prevede l’applicazione, mediante frequenze all’infrarosso. Questa mira a riscaldare l’intero organismo per stimolare il sistema immunitario. Può in tal modo portare l’intero corpo a 42 gradi ed è particolarmente utile in caso di metastasi ma tuttora in fase sperimentale.
La tossina di Coley non si usa più perché troppo rischioso indurre la febbre con una tossina, e poi da una febbre molto variabile con molti insuccessi.
Terapia intra operatoria perfusionale: è un tipo di ipertermia che ha lo stesso meccanismo di funzionamento delle altre ma che viene eseguita sul sangue. In pratica il sangue viene riscaldato a 43° e poi riinfuso nell'organismo del paziente. E' una metodica abbastanza invasiva e poco usata.
Tutti i tumori possono essere trattati con l'ipertermia., ad esempio l'esecuzione focalizzata per un tumore solido è abbastanza rapida, dura in media 45- 60 minuti e non necessita di ricovero. Può essere eseguita nell'ambulatorio oncologico e non provoca alcun dolore al paziente.
La procedura è molto semplice: il paziente viene fatto sdraiare sul lettino e gli vengono applicate due piastre (chiamate anche elettrodi)collegate alla macchina che eroga le onde elettromagnetiche. Il paziente non avverte mai una sensazione di calore nelle piastre.
Le piastre vengono applicate ed orientate in modo che le onde elettromagnetiche si focalizzano sul tumore portandolo a 44 gradi e quindi alla necrosi.
Finita la seduta il paziente può tranquillamente tornare a casa.
Per maggior sicurezza che il tumore sia andato in necrosi, si eseguono 4-5 di queste sedute.
Se il tumore è particolarmente aggressivo si può abbinare l'ipertermia alle terapie convenzionali, con il vantaggio che l'ipertermia favorisce maggiormente l'efficacia della chemioterapia e dalla radioterapia e può addirittura permettere che si usino dosaggi inferiori di chemioterapici e di raggi X.
La terapia con il calore ha diversi vantaggi
-breve durata
- assenza completa di tossicità
-minori danni ai tessuti se non addirittura assenti
-riduce la necessità di sottoporre il paziente ad un intervento chirurgico
L'ipertermia oncologica va eseguita sempre ed esclusivamente da un medico oncologo.
Vediamo finora l'efficacia dell'ipertermia dagli studi finora condotti:
- Glioblastoma: il trattamento nei confronti della sola chemioterapia aumenta da 15 al 31 %
-Carcinoma mammario recidivante: una remissione completa in una percentuale che va da 38 al 60% dei casi
-Carcinoma della cervice uterina: si parla di una remissione completa in una percentuale che va dal 53 al 87 % dei casi.
Tralascio altri tumori perchè non ci sono studi attendibili perlomeno su larga scala e sono tuttora in esecuzione, ma i risultati definitivi si avranno frà qualche anno.
Fortunatamente molti Centri Oncologici si stanno attrezzando con la cura con l'ipertermia ed è sufficiente fare una breve ricerca su internet per trovarli.
Un ultima cosa: a parte i tumori, anche nelle malattie infettive, la febbre non andrebbe mai abbassata a meno che non superi i 39,5 gradi (a parte il bambino che è un caso a parte).
Infatti la febbre è una risposta naturale dell’organismo alle infezioni e seve per una maggior sintesi di anticorpi; abbassarla significa molto spesso cronicizzare la malattia.
Dare antipiretici ad uno che ha un tumore è indice della più completa ignoranza in materia, perché con l’abbassamento della febbre si riduce la risposta immunitaria dell’organismo.
Se presente dolore causato dal tumore non conviene usare FANS, ma farmaci che non abbassano la febbre tipo il Tramadolo Cloridrato e nei casi più gravi la Buprenorfina Cloridrato.
Esiste attualmente una clinica in Germania che da la massima importanza al sistema immunitario ed alle tossine esogene per stimolarlo. Mentre Coley usava batteri vivi, questa clinica usa lisati di batteri morti per stimolare la febbre per le cellule tumorali e con ottimi risultati; inoltre sono stati trovati anche virus specifici che attaccano le cellule tumorali.
Riporto il sito:
http://www.praxis-th...talienisch.html
“”Febbre, virus e cellule immuni autologhe nella terapia biologica
del cancro di stadio avanzato

Febbre, virus e cellule immuni autologhe (ossia del paziente) sono agenti naturali curativi, che si schierano milioni di volte ogni giorno. La correlazione inversa che si stabilisce fra l’incidenza del cancro e la febbre [1] e l’infezione virale [2] suggerisce che la febbre e i virus siano strategie che si sono evolute per offrire una protezione contro il cancro. E’ evidente che il sistema immunitario assume un ruolo importante, tuttavia la maggior parte delle immunoterapie non sono efficaci nel cancro di stadio avanzato a causa dell’inesorabile crescita del tumore. Le cellule cancerose non solo creano fattori che stimolano la propria crescita, sono anche in grado di scacciare i loro assalitori. La cellula cancerosa è parzialmente invulnerabile (formazione inadeguata del recettore FAS, CD95), spesso è immortale (difetto del gene regolatore p53) ed è assolutamente in grado di trasmettere il segnale di morte (legando FAS, CD95L) e di uccidere i suoi inseguitori. Nel cancro di stadio avanzato le cellule immuni non sono più in grado di tenere il passo con la crescita del tumore. In questa situazione terribile, la devastazione, paragonabile a quella di Hiroshima, causata dalla chemioterapia è causa più della disperazione che della scienza reale. Con l’esclusione di alcune rare forme di cancro al testicolo e di alcune forme di leucemia, non si può asserire che la chemioterapia abbia effetti curativi. Qualsiasi prolungamento della vita dei pazienti viene ottenuta ad un costo veramente troppo alto, sia in termini di sofferenza che economici. L’opinione è divisa anche sull’utilità di inibire la formazione di vasi sanguigni per controllare l’inesorabile crescita del tumore.
Davanti a questi fatti la maggior parte delle immunoterapie è utile esclusivamente negli stadi di carica tumorale minima: per l’eradicazione di cellule tumorali residue che non possono essere visualizzate con le tecniche di immagine ancora prima che i marker convenzionali e quelli tumorali indichino la presenza di pericolo. Ipertermia, virus e cellule immuni autologhe costituiscono eccezioni scientificamente documentate alla regola che l’immunoterapia possa essere usata con successo solo negli stadi di carica tumorale minima.

1. La terapia ipertermica indica tutte quelle terapie associate con un aumento della temperatura corporea. Comprende ipertermia attiva (terapia della febbre vera e propria) e ipertermia passiva di tutto l’organismo (ipertermia di tutto l’organismo) o di parti individuali del corpo (ipertermia locoregionale) ottenuta mediante raggi infrarossi (ipertermia superficiale) o campi elettrici alternati (ipertermia profonda).

1.1. Terapia della febbre: la febbre viene scatenata utilizzando batteri uccisi. Lo standard indiscusso è la tossina di Coley, una miscela di batteri gram-positivi e gram-negativi usata da oltre un secolo.[5] Altre miscele o sostituti come l’α-interferone, si sono dimostrati meno efficaci. Tre studi comparativi [6] e uno studio pilota [7] universitario svoltosi in Germania hanno dimostrato il successo inequivocabile e l’efficacia fondamentale della terapia della febbre nel cancro di stadio avanzato è indiscussa.[8]

1.2. Termoterapia locoregionale profonda: mentre la febbre ha un effetto immunostimolante globale, le temperatura raggiunte non sono sufficienti per favorire l’oncolisi. Procedure per indurre l’ipertermia passiva di tutto l’organismo fino a 42 °C e 42,5 °C non danneggiano solo le cellule cancerose, ma anche il sistema immunitario, rendendo l’efficacia di questa terapia pari a quella della chemioterapia.

La strategia della combinazione della terapia della febbre con la termoterapia locoregionale profonda [9] quando la febbre raggiunge i suoi picchi, offre due vantaggi decisivi:

1.2.1. Le temperature si sommano. Gli attuali dispositivi utilizzati per l’ipertermia possono aumentare la temperatura del tumore di 4 – 8 °C al di sopra della temperatura ambientale. Pertanto con febbre a 39 °C - 40 °C, possono essere raggiunte temperature del tumore di 43 °C – 48 °C. Si ritiene che questi livelli siano sufficienti per attivare l’oncolisi. Per contrasto, a causa del calore distribuito in modo non uniforme, la termoterapia locoregionale profonda da sola non consente di ottenere temperature oncolitiche regolari e pertanto può essere necessaria una chemioterapia concomitante.

1.2.2. La terapia della febbre provoca un’immunostimolazione ottimale e la distruzione del tumore viene provocata dalla termoterapia locoregionale profonda quando la febbre raggiunge il suo picco.

Le mete contraddittorie di un’ immunostimolazione ottimale e della distruzione del tumore effettiva possono essere ottenute solo combinando la terapia della febbre con la termoterapia locoregionale profonda.

2. Virus oncolitici: uno studio multicentrico placebo-controllato su stadi avanzati di cancro ha evidenziato risultati impressionanti a favore del trattamento con un vaccino del virus della malattia di Newcastle.[10]

In uno studio di osservazione in corso, 14 pazienti affetti da glioblastoma multiforme sono attualmente in terapia con un ceppo vivo attenuato del virus della malattia di Newcastle. [11] La diagnosi è stata verificata istologicamente in tutti i 14 pazienti dello studio. Sette pazienti sono ancora vivi, virtualmente senza handicap e in 4 casi la diagnosi iniziale risaliva a 5 e 9 anni. Nessun altro trattamento raggiunge questo livelli di successo.

Il virus della malattia di Newcastle, l’organismo scatenante della pseudo-peste aviaria non è noto in medicina umana. Si ritiene pertanto che possa essere un citostatico ideale: interessa le cellule cancerose,[12] risparmiando le cellule umane sane. Le cellule cancerose si disintegrano o sono “marcate” dal virus per consentirne l’identificazione e l’attacco da parte del sistema immunitario. Questa immunogenicità aumentata del tumore incoraggia una previsione di successo anche nei tipi di cancro che rispondono poco o non rispondono per nulla all’immunoterapia.

"I virus, inoltre, stimolano direttamente la secrezione da parte delle cellule immuni di sostanze che funzionano da messaggero attivando l’intero sistema immunitario. Utilizzando il dosaggio corretto, la temperatura corporea aumenta dopo solo poche ore, molto prima che le cellule tumorali si disintegrino. I virus pertanto stimolano l’immunità specifica e non specifica, riducendo la presenza di cellule tumorali e facilitando l’attività delle difese immunitarie.

Le proprietà immunostimolanti uniche del virus suggeriscono che in futuro nessuna terapia anti-cancro avrà successo senza di queste.

Tuttavia, si tratta ancora di teoria e i risultati nella pratica sono molto più moderati. La conclusione opposta ottenuta in relazione allo studio sui glioblastomi è che la probabilità di morte è più alta di quella di guarigione. La svolta nella terapia virale oncolitica dipende da due piccoli dettagli:

2.1. è necessario aumentare l’efficacia del virus.

2.1.1. E’ stato sviluppato un metodo di test (virogramma) per identificare il virus anti-cancro più efficace fra un’ampia gamma di virus in grado di infettare una cellula tumorale. I due criteri chiave sono rappresentati dal tempo di distruzione della cultura cellulare (tempo di lisi) e dalla capacità del virus di distribuirsi nelle cellule vicine prima della distruzione delle cellule tumorali e prima che il sistema immunitario e il tumore possano difendere se stessi formando interferone e anticorpi (capacità di formazione del sincizio).

2.1.2. Prima dell’uso, il virus naturale più idoneo viene adattato al tumore. Il tempo di lisi può essere ridotto marcatamente attraverso passaggi continui in culture autologhe od omologhe, creando un ceppo di virus oncolitico specifico per il tipo di tumore (TAO).

2.2. I virus devono essere somministrati regionalmente. I virologi che si occupano di oncologia concordano che questi virus funzionano al meglio se vengono somministrati in prossimità del tumore.[13] L’esperienza ha dimostrato che l’iniezione intratumorale porta sempre a una riduzione della dimensione del tumore o almeno a una marcato rammollimento di questo a seguito della concomitante risposta immunitaria. Tuttavia, ciò non ha un effetto visibile sul focolai contigui. La vera svolta si manifesta esclusivamente con la somministrazione regionale di virus TAO neivasi sanguigni che riforniscono il tumore. Nei tumori del polmone è sufficiente l’inserimento di un Port-A-Cath nell’atrio destro. In tutti gli altri tumori i virus devono essere iniettati in un’ arteria irrorante.

Da diverso tempo i radiologi interventisti specializzati inseriscono simili sistemi per la chemioterapia regionale. Il mio modesto contributo è stata la somministrazione regionale dei virus. La superiorità della terapia virale oncolitica mediante somministrazione sistemica e locale è talmente evidente che uno studio comparativo non sarebbe giustificabile per motivi etici.

Nella pratica abituale, utilizzata in passato, dell’ iniezione in una vena periferica, il lungo percorso del flusso in entrata e della rete di capillari polmonari riduce il numero di virus che alla fine raggiungono il tumore in misura di £ 1 su 1000. La situazione è simile nell’inalazione, dove le membrane mucose rappresentano ostacoli critici. Mentre il virus della malattia di Newcastle non infetta le cellule umane sane, viene legato da tutte le cellule e trasportato all’esterno della circolazione. Per contrastare questo targeting minimale è importante inviare il virus proprio verso il tumore.

La situazione è cambiata in modo incredibile con la somministrazione regionale di virus: essendo il percorso di apoptosi in genere difettoso, le cellule tumorali vengono eliminate attraverso l’infiammazione che porta al rammollimento e al rigonfiamento del tumore e successivamente a una riduzione della dimensione. I marker tumorali evidenziano un rapido innalzamento iniziale, per poi decrescere durante il corso di poche settimane o mesi. Un quadro simile si traduce in benessere: la disintegrazione delle masse tumorali intaccano la vitalità e i pazienti sono stanchi ed esausti. Si sentiranno meglio solo dopo che questa fase di reazione sarà passata. Tuttavia, la semplice conoscenza di ciò che significa questo malessere lo riduce a un livello tollerabile.

Se i pazienti non rispondono alla somministrazione regionale di virus, la probabile causa è il malfunzionamento del sistema di somministrazione. Un’ulteriore individuazione vascolare è indicata per garantire che i virus raggiungano il loro target.

3. Terapia con cellule immuni autologhe:

Il sistema immunitario specifico (acquisito) enon-specifico (innato) svolgono diversi compiti di uguale importanza.[14] Nel sistema immunitario specifico ogni cellula ha un singolo scopo, altamente specializzato. I linfociti B vengono trasformati in plasmacellule e formano anticorpi che identificano le cellule cancerose per il sistema complemento e per i linfociti T citotossici. I linfociti T uccidono le cellule cancerose innescando una morte cellulare programmata (apoptosi) o rilasciando una proteina cilindrica (perforina), che autopenetra nella membrana della cellula target. L’immunità anticorpo- e cellulo-mediata evidenzia un antagonismo paradosso in cui un’aggressività aumentata del sistema immunitario coesiste con la tolleranza del tumore. Ciò può essere superato con farmaci adatti, p.e. inibitori COX-2..

La maggior parte del lavoro immunologico viene svolto dal sistema immunitario non-specifico che comprende i granulociti, i macrofagi e le cellule NK. Le cellule NK esistono principalmente per eliminare le cellule cancerose e quelle infettate con i virus.

La maggior parte delle terapie immunitarie, come la fitoterapia, la terapia organica e quella ortomolecolare stimolano principalmente il sistema immunitario non-specifico. Anche la febbre e le cellule NK sono immunostimolanti non specifici. I virus agiscono su entrambi i sistemi: inizialmente stimolano il sistema immunitario non specifico e successivamente si manifesta un’immunorisposta potenziata dalla presenza di virus.

3.1. L’immunità specifica viene stimolata in modo più potente dalle cellule dendritiche: queste formano un ponte fra il sistema immunitario innato e quello acquisito. Identificano, ingeriscono e “smantellano” le cellule cancerose, migrano nei linfonodi (o nel midollo osseo) e “presentano” frammenti ai linfociti. Questi attendono il segnale per trasformarsi in linfociti T citotossici attivati, che uccidono le cellule cancerose.

Le cellule dendritiche hanno dimostrato un’efficacia straordinaria nel carcinoma a cellule renali, [15] una forma altamente immunogenica di cancro. Per lo stesso effetto miracoloso che si manifesta anche in altri tipi di cancro, queste devono essere rese identificabili, una strategia che può essere ottenuta mediante i nostri virusche rappresentano i costimolanti più efficaci delle cellule dendritiche.

3.2. I trattamento con le sole cellule denditiche consente un vantaggio clinico al massimo nel 30 – 40% dei pazienti. Tuttavia, un fallimento si verifica più frequentemente del successo ottenuto con le sole cellule dendritiche. Ecco perché aggrediamo il cancro utilizzando molteplici strategie, non additive, ma mutuamente potenzianti.

Un approccio completamente nuovo è la combinazione di cellule dendritiche con cellule NK. L’inconveniente delle cellule dendritiche e delle loro cellule effettrici (linfociti) è che riescono ad aggredire esclusivamente se le cellule cancerose hanno formato antigeni (epitopi MHC) sulla loro superficie. Ciò limita l’utilità nella difesa contro i tumori, in quanto le cellule cancerose frequentemente sono caratterizzate da una perdita totale di identità che le rende invisibili al sistema immunitario specifico. Tuttavia il sistema immunitario innato, che comprende le cellule NK, riesce a identificarle. Rosenberg ha utilizzato ciò per la remissione di alcuni tipi di cancro.[16] Si prevede che l’uso in combinazione con le cellule dendritiche significherà una rinascita dell’uso delle cellule NK.

Nella nostra pratica, l’immunoterapia viene effettuata in cicli separati da un intervallo di ca. 3 settimane, durante le quali vengono somministrati esclusivamente virus. Il primo ciclo dura 3 settimane, con cicli successivi della durata di rispettivamente 2 settimane. Un trattamento di base di immunizzazione comprende 4 cicli e ha una durata di ca. 6 mesi.

La nostra strategia di trattamento del cancro di stadio avanzato è la seguente:

1. anamnesi biografica che comprenda il contesto sociale e la predisposizione profonda del paziente alla malattia.

2. Un esame generale per valutare:

2.1. la capacità del paziente di far fronte alla febbre (ECG sotto sforzo e spirogramma).

2.2. L’attuale carica tumorale (indagini di laboratorio e tecniche d’immagine)

2.3. Diagnosi focale (agopuntura auricolare di Nogier) per la rivelazione dei foci infiammatori cronici (tonsille, seni paranasali, denti, cavità addominale).

2.4. Prescrizione omeopatica per la detossificazione:

2.4.1. la detossificazione non specifica sostiene il metabolismo e esplica stimolazione farmacologica e fisica degli organi di escrezione.

2.4.2. La detossificazione specifica basata su prescrizioni omeopatiche favorisce la funzione degli organi e interrompe i segni patologici di trasduzione da parte dei carcinogeni. Negli stadi post-chemioterpia, gli agenti chemioterapici omeopatizzati sono indispensabili per ripristinare l’immunocompetenza.

3. Un programma di trattamento dettagliato.

4. Istruzioni sotto forma di semplici esercizi qigong per prevenire i sintomi influenzali correlati alla febbre e per migliorare la predisposizione profonda del paziente alla malattia (psico-oncologia).

5. I sistemi di somministrazione vengono inseriti in modo che i virus oncolitici possano essere iniettati giornalmente o in giorni diversi nelle immediate vicinanze del tumore.

6. Le cellule dendritiche e le cellule NK vengono ottenute attraverso la raccolta di sangue. Una terapia UVB o con ozono poco prima del prelievo stimola vigorosamente la proliferazione di cellule NK.

7. Terapia della febbre combinata a termoterapia locoregionale profonda giornaliera da lunedì a venerdì in cicli di 2 settimane.

8. Una settimana dopo il prelievo di sangue verranno iniettate cellule dendritiche mature (non caricate) nel tumore o (caricate con materiale tumorale autologo o estraneo) nella pelle o in un linfonodo.

9. Due settimane dopo il prelievo di sangue vengono iniettate cellule NK nel tumore o in un’arteria.

10. Dopo un intervallo di 2 – 3 settimane (durante il quale si somministrano solo virus) si ripetono inizialmente questi cicli di trattamento di 2 settimane per 4 volte. Il successo viene monitorato mensilmente e gli intervalli di trattamento possono essere aumentati una volta che lo stato del tumore regredisce.

Se la carica tumorale è bassa, per prevenire ricadute e metastasi, le cellule dendritiche e quelle NK possono essere tralasciate. Tuttavia, se il materiale tumorale è stato conservato adeguatamente, la terapia con cellule dendritiche riduce notevolmente il rischio di ricadute. A seconda dell’aggressività del tumore consigliamo anche 1 – 2 serie annuali, consistenti in 6 terapie della febbre.

L’aggressività viene determinata attraverso la carica tumorale e i reperti istologici. Se la diagnosi si basa su dati insufficienti è consigliabile aggiungere una strategia di trattamento del cancro di stadio avanzato, in particolare cellule dendritiche e cellule lymphokine-activated killer (cellule killer attivate da linfochine) (LAK)). In assenza di materiale tumorale autologo, le cellule dendritiche vengono innescate utilizzando cellule cancerose estranee note per trasportare la maggior parte degli antigeni di superficie cancro-specifiche.

In questo stadio favorevole di libertà dal tumore, tutti i foci suppurative vengono eliminati.

La domanda: “Perché mi sono ammalato?” non deve essere ne forzata ne dimenticata. La malattia può essere un buon motivo per indurre il paziente ad apportare cambiamenti radicali al suo stile di vita.[17]

August 2004

[1] Hager, E.D., Abel, U.: Biomodulation und Biotherapie des Krebses [Biomodulation and biotherapy of cancer], Heidelberg 1987, p. 26.



[2] Kölmel, K.F.: Infections and melanoma risk: results of a multicentre EORTC case-control study. Melanoma Research 1999; 9: 11-519.


[3] Brewer, G., Dick, R., Grover, D., LeClaire, V., Tseng, M., Wicha, M., Pienta, K., Redman, B., Jahan, T., Sondak, V., Strawderman, M., LeCarpentier, G., Merajver, S.: Treatment of metastatic cancer with tetrathiomolybdate, an anticopper, antiangiogenic agent: Phase I study. Clinical Cancer Research 2000; 6: 1-10.

[4] Nous avons fondé une société pour le diagnostic précoce et le traitement du cancer.


“Gesellschaft für Krebs-Frühdiagnostik und -Therapie e.V.”, Arno Thaller, President, Benzing 6, 91801 Markt Berolzheim, tel.: 09146-9429714, fax: 09146-224, e-mail: Krebsfruehdiagnostik@t-online.de


[5] Helen Coley Nauts, in: Bibliographie von Berichten zur klinischen oder experimentellen Anwendung von Coley-Toxinen.(Streptococcus pyogenes und Serratia marcescens) 1893 – 1986 [Bibliography of reports on the clinical or experimental administration of Coley’s toxins; (Streptococcus pyogenes and Serratia marcescens) 1893 – 1986] in: Hager, E.D., Abel, U.: Biomodulation und Biotherapie des Krebses. Endogene Fiebertherapie und exogene Hyperthermie in der Onkologie [Biomodulation and biotherapy of cancer. Endogenous fever therapy and exogenous hyperthermia in oncology], Heidelberg 1987, pp. 168 - 188.


[6]Kempin, S., Cirrincone, C., Myers, J., Lee III, B., Straus, D., Koziner, B., Arlin, Z., Gee, T., Mertelsmann, R., Pinsky, C., Comacho, E., Nisce, L., Old, L., Clarkson, B., Oettgen, H.: Combined modality therapy of advanced nodular lymphomas (NL): the role of non-specific immunotherapy (MBV) as an important determinant of response and survival. Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, New York, N. Y. 10021, in: Proceedings of ASCO (American Society of Clinical Oncology) 2=19, 56 (1983), C218.

Oettgen, H.F., Old, L.J., Hoffmann, M.K. and Moore, M.A.S.: Antitumor effects of endotoxin: possible mechanism of action, in: Homma, Y., Kanegasaki, S., Lüderitz, O., Shiba, T., Westphal, O., Bacterial Endotoxin, Weinheim, 1984, pp. 205 -21.

Zhao You Tang, Hai Yan Zhou, Gang Zhao, Li Mian Chai, Ming Zhou, Ji Zhen Lu, Kang Da Liu, H. Francis Havas, Helen Coley Nauts: Preliminary result of mixed bacterial vaccine as adjuvant treatment of hepatocellular carcinoma. Med. Oncol & Tumor Pharmacother. 1990; 8 (1): 23-28.

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[7] Kölmel, K.F., Abel, U., Kuhn, B., Vehmeyer, K., Wieding, J. U.: Behandlung des metastasierenden malignen Melanoms mit einem Endotoxin enthaltenden Bakterienlysat. Ergebnisse einer Pilotstudie [Treatment of metastasising malignant melanoma with a bacterial lysate containing endotoxin. Results from a pilot study], in: Waclawizel, H. W., Gebhart, W., Manfreda, D., Schlag, P. (eds.): Das maligne Melanom [Malignant melanoma], Berlin, Heidelberg, New York 1991, pp. 238 – 241.


[8]Abel, U.: Die Wirksamkeit der aktiven Fiebertherapie des Krebses mit Bakterientoxinen [The efficacy of active fever therapy of cancer with bacterial toxins]. Zeitschrift für Onkologie 1999; 31 (2): 47-55.

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[9] Øvergaard, J., The Design of Clinical Trials in Hyperthermic Oncology, Danish Cancer Society, Department of Experimental Clinical Oncology, Radiumstationen, D-8000 Aarhus C, Denmark, in: Physics and Technology of Hyperthermia, ed. by Fields, S.B. and Franconi C., 1987.

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Szasz, A., Szasz, O., Szasz, N., Electro-hyperthermia. a new paradigm in cancer therapy, Deutsche Zeitschrift für Onkologie, 2001; 33: 91-99

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[10] Csatary, L.K., Eckhardt, S., Bukosza, I., Czegledi, F., Fenyvesi, C., Gergely, P., Bodey, B., and Csatary, C.M.: Attenuated veterinary virus vaccine for the treatment of cancer, in: Cancer Detection and Prevention 1993; 17(6): 619-627.

Driever, P. H., Rabkin, S. D.: Replication-competent viruses for cancer therapy. Basel, 2001, Monographs in Virology Vol. 22, ed. Doerr, H.


[11] Csatary, L.K., Gosztonyi, G., Szeberenyi, J., Fabian, Z., Liszka, V., Bodey, B., Csatary, C.M.: MTH-68/H oncolytic viral treatment in human high-grade gliomas. Journal of Neuro-Oncology 2004; 67: 83-93.


[12]Le professeur Schirrmacher du centre allemand de recherche contre le cancer(DKFZ) à Heidelberg a étudié “des centaines de cultures cellulaires de tumeurs humaines” et n’a pas pu découvrir un seul clone résistant (communication personnelle). Cela représente un avantage majeur de plus par rapport aux cytostatiques.

Comparé aux autres virus, le virus de la maladie de Newcastle se distingue par la stabilité de son code génétique et par le fait qu’il n’est pas incorporé au génome humain. Dans ce contexte, les craintes que ce virus bénéfique puisse un jour changer d’apparence par une mutation et produire ainsi des tumeurs semble totalement irréalisable.


[13] Schirrmacher, V., Griesbach, A. and Ahlert, T.: Antitumor effects of Newcastle Disease Virus in vivo: local versus systemic effects. International Journal of Oncology 2001; 18: 945-952.


[14] Thaller, A.: Tumortherapie mit Fieber, Viren und Visualisierung, ein Konzept, das alte Erfahrung, moderne Wissenschaft und die Kraft des Glaubens in sich vereint [Tumour therapy with fever, viruses and visualisation: a strategy that combines ancient experience, modern science and the power of faith].In: Leben mit Krebs, Perspektiven in das 21. Jahrhundert [Living with cancer – a look ahead into the 21st century], ed. Heiss, G., Mainz 2001. This article is based on :

Thaller, A.: Tumortherapie mit Fieber und onkotropen Viren unter Leitung der Polymerase-Kettenreaktion zur Erstellung eines “Virogramms” und zur Erfolgskontrolle [Tumour therapy with fever and oncotropic viruses guided by the polymerase chain reaction to prepare a “virogram” and to monitor success]. Congress report: Stacher, A., (ed.) “Ganzheitliche Krebstherapie. 5. Wiener Dialog über Ganzheitsmedizin” [“Holistic cancer therapy. 5th Vienna Dialogue on Holistic Medicine”], 25.-27.3.1999, Vienna 2000, pp. 256-270.


[15] Kugler, A., Stuhler, G. Walden, P., Zöller, G., Zobywalski, A., Brossart, P., Trefzer, U., Ullrich, S., Müller, C., Becker, V., Gross, A., Hemmerlein, B., Kanz, L., Müller, G., Ringert, R.-H.: Regression of human metastatic renal cell carcinoma after vaccination with tumor cell-dendritic cell-hybrids. Nature Medicine 2000; 6 (3): 332-336.


[16] Rosenberg S.A.: Progress in human tumour immunology and immunotherapy. Nature 2004;411: 380-384.


[17] Šebková-Thaller, Z.:
•I flourish, I relish and I tackle it! Taijiquan & Qigong Journal 3/2000, pp. 14-19.
•“I tackle it!” - Qigong in therapies, Die Andere Realität 4/2000, p.20.
•The roots of heaven and earth, Grenzenlos, 3/ 2001 p 6, 7, 16.
•Qigong in cancer therapy – Mensch & Sein 7/01, p. 59.
• I flourish, I relish and I tackle it! Qigong in cancer therapy, tiandiren, 2/2001””
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#16 HindIII

HindIII

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Inviato 30 settembre 2014 - 08:24

Sauro, è inutile che tu faccia post chilometrici che nessuno legge, cerca di riassumere le cose invece che fare un copia incolla!


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#17 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 30 settembre 2014 - 09:37

Sauro, è inutile che tu faccia post chilometrici che nessuno legge, cerca di riassumere le cose invece che fare un copia incolla!

Sauro, è inutile che tu faccia post chilometrici che nessuno legge, cerca di riassumere le cose invece che fare un copia incolla!

Non ho fatto un copia- incolla, ho preso da diversi siti ed ho cercato di riportare le cose più interessanti; certo non tutti possono capire certe nozioni, o forse si?? Io credo che se uno avesse un tumore si leggerebbe il post tutto intero con grande interesse e cercherebbe di capire, anche se è a corto di nozioni mediche, ; che poi dai non sono proprio chilometrici (ma quasi) :sado:


Allora cerchiamo di riassumere in poche righe: la dieta chetogenica ha dimostrato di funzionare bene in molti tipi di tumore, soprattutto quelli molto indifferenziati, perchè il tumore non riesce ad utilizzare i corpi chetonici come alimenti (a differenza delle cellule normali) ma soprattutto i corpi chetonici recano un danno alle cellule altamente indifferenziate, mentre non recano alcun danno alle cellule normali; in pratica i corpi chetonici provocano la necrosi del tumore per un danno diretto. A ciò si aggiunge che durante la dieta chetogenica la glicemia va a valori troppo bassi per il tumore che ha bisogno per alimentarsi di una glicemia alta (almeno 70 mg/dl), mentre le cellule normali resistono benissimo anche a valori di glicemia più bassi (fino a 45 mg/dl); ma anche se la glicemia non andasse tanto bassa c'è da considerare il danno che i corpi chetonici provocano alle membrane cellulari dei tumori altamente indifferenziati.

Anche la terapia con il calore reca un danno soprattutto ad i tumori altamente indifferenziati, perchè questi diventano molto più sensibili al calore delle cellule normali. La terapia con il calore si avvale di un calore che può essere generalizzato (febbre) tramite la tossina di Coley (inizialmente), ma attualmente con sistemi meno rischiosi, tramite l'irraggiamento diretto di tutto il corpo con i raggi infrarossi, o con l'irraggiamento focalizzato dei raggi infrarossi del tumore e delle metastasi che vengono portate a 44°, temperatura alla quale il tumore va in necrosi, mentre le cellule normali resistono a temperature anche di 48°. In pratica il calore impedisce la glicolisi anaerobia del tumore, il quale va letteralmente in necrosi. La terapia focalizzata con il calore assomiglia un po alla radioterapia, però non apporta ai tessuti circostanti i danni che causano i raggi X. I risultati sono praticamente sovrapponibili, senza il rischio però che si sviluppino a distanza di 2-3 anni delle ulcere da radiazioni difficilmente guaribili.
A titolo di curiosità, il Centro Oncologico di Verona si è da poco provvisto dell'apparecchiatura per la terapia con il calore, per cui se uno volesse fare, al posto della chemioterapia, la terapia con il calore si potrebbe rivolgere al Centro Oncologico di Verona. Oppure c'è un altra possibilità, si può abbinare la terapia con il calore alla chemioterapia, in tal modo si possono usare dosi molto meno tossiche di chemioterapico, perchè il calore ne facilita l'ingresso nel tumore. Io ho già un paio di pazienti che ho indirizzato alla terapia con il calore, pare finora con ottimi risultati. :smile:

Sia chiaro, sia la dieta chetogenica che la terapia con il calore vanno fatti comunque presso un Centro Oncologico, perchè entrambe le terapie hanno un certo rischio, ed il paziente va continuamente monitorato (cioè si devono fare spesso gli esami appropriati)


Da quanto è emerso, anche in base a quello che abbiamo detto, cioè il meccanismo che stà alla base dei tumori e successivamente convalidato da osservazioni e prove sperimentali, vorrei sfatare un pregiudizio o meglio una convinzione che è abbastanza diffusa e cioè che quando c’è un tumore ci sia anche una risposta anticorpale contro di esso. In realtà, questi presunti anticorpi, si sono cercati innumerevoli volte ma non si sono mai trovati.
La realtà bruta è che l’organismo non produce anticorpi contro il tumore. Per cui è del tutto inutile stimolare le difese immunitarie nella speranza che il tumore regredisca, perché anche stimolando le difese si è visto che non si ha nessuna risposta, cioè il tumore non viene minimamente influenzato da una risposta anticorpale.
Se fosse influenzato sarebbe semplicissimo fare un siero contro il tumore. Sarebbe sufficiente fare una pappetta con il tumore ottenendone delle cellule morte, però senza alterare le proteine ed il DNA, e successivamente iniettare tale pappetta nell’organismo; in tal modo il sistema anticorpale riconoscerebbe facilmente le parti del tumore che si differenziano dalle cellule normali dell’organismo, ci sarebbe una forte risposta anticorpale ed il tumore sarebbe debellato dal sistema immunitario.
Questo, per la verità si è tentato anche di fare, ma senza nessun esito, e senza nessun esito perché non c’è nessuna parte o componente del tumore che sia diversa dalle cellule organiche.
Questo da perfettamente ragione ai ricercatori del Moores Cancer Center dell'Università della California i quali dicono che il tumore si esprime semplicemente come una regressione a diversi livelli, verso le staminali.
Ed essendo un fatto di regressione non c’è nessuna parte del tumore che sia diversa dalle cellule normali dell’organismo. Il motivo di questa regressione lo abbiamo già discusso anche troppo. Abbiamo anche detto che le sostanze anticancerogene non fanno altro che facilitare l’azione del colecalciferolo e del calcio verso i recettori G cellulari e nel facilitare la comunicazione fra le cellule, e le sostanze cancerogene fanno l’esatto contrario.
Abbiamo anche sfatato un'altra convinzione molto diffusa e cioè che il tumore non è dovuto ad una mutazione del DNA dovuto a sostanze mutagene e che rompono il DNA, quali ad esempio i Raggi X ed i Radicali Liberi. I raggi X in particolare dovrebbe essere il fattore più mutageno in assoluto, visto che rompono il DNA e ne possono provocare la mutazione. In realtà nella radioterapia da Raggi X non si è mai vista l’insorgenza di un tumore, ma soltanto ulcere difficilmente guaribili che possono svilupparsi anche a distanza di anni. I radicali liberi hanno uno o più elettroni spaiati e possono rompere il DNA di molte cellule e pure provocarne la mutazione, però non si è mai visto un tumore da Ozono che è uno dei radicali liberi più potenti. Ed allora il Benzopirene ed i derivati del catrame che si trovano nel fumo di sigaretta?? Questi non vanno a rompere il DNA, ma semplicemente vanno ad ostacolare l’azione del colecalciferolo e del calcio, in pratica dei recettori G che permettono la comunicazione fra le cellule. Senza questi fondamentali recettori, le cellule non riescono più a comunicare e praticamente impazziscono, regredendo a livello di cellule staminali. E’ come un uomo chiuso in una grotta per anni, e senza nessuna possibilità di comunicazione con l’esterno, praticamente impazzisce.
Del resto non vedo come una mutazione del DNA debba portare sempre verso una glicolisi anaerobia. Questo si ha quando le cellule regrediscono a livello di staminali, ma prima che arrivino a livello di staminali ci sono molti diversi livelli. Per questo il tumore può essere più o meno indifferenziato, e guarda caso, quanto più è indifferenziato, tanto più adotta una glicolisi anaerobia, facendo a meno dei mitocondri, esattamente come avviene nelle staminali.
Abbiamo bisogno di esporci al sole perché questo non avvenga, ma l’inquinamento ed il tipo di vita che abbiamo adottato ci porta a restare praticamente sempre coperti (eccetto il breve periodo in cui andiamo al mare). Siamo nati, nudi, senza peli, forse per una ragione. Ma lo sapevate che gli animali riescono a sintetizzare la Vit D nei loro peli, ed eventualmente non essendo coperti con abito, non vanno incontro a carenze. Infatti delle carenze si sono viste solo nei bovini che stanno sempre al chiuso nelle stalle ed ai quali per motivi economici, vengono tolti venti o trenta litri di latte al giorno. Quelle vanno incontro a decalcificazione; almeno portassero quelle povere vacche un po di ore al sole ogni giorno, visto quello che ci danno se lo meritano.
“”Vorrei che la vostra pelle, e non il vostro abito, fosse sfiorata dal sole e dal vento. Poiché il soffio della vita è nella luce del sole e la mano della vita è nel vento.””
Gibran





Vorrei chiarire subito un punto importante: di cellule staminali se ne formano continuamente a livello di ogni organo. Ad esempio se prendiamo l'osso abbiamo staminali, o indifferenziate, che evolvono alcune in matrice ossea, altre in globuli rossi, altre in globuli bianchi. Che differenza c'è fra le staminali del tumore?? La differenza è fondamentale e consiste nel fatto che queste staminali neoformate hanno una direzionalità ben precisa. E perchè possono averla?? Proprio perchè riescono a comunicare fra loro ed a darsi una direzionalità ben precisa; riescono a comunicare proprio in virtù di quei recettori G, che sono sulla loro superficie e che dipendono dal colecalciferolo e dal calcio. Ed è incredibile come da una MORULA possa differenziarsi un organismo così ben formato, con tanti organi ognuno con la loro funzione. A questo punto potremmo pensare che il tumore generi, non tanto da cellule mature che regrediscono, ma da staminali, a vari livelli, che hanno perso la loro direzionalità. Io credo che questa sia l'ipotesi più plausibile da prendere in considerazione. Una volta che hanno perso la direzionalità, le staminali danno origine ad un tumore più o meno differenziato. Per questo è tanto importante che anche in gravidanza ci sia un adeguato apporto di Vit D e di calcio, proprio perchè le staminali non perdano la loro direzione. Molto spesso quando ciò avviene si ha un aborto spontaneo; in un numero più limitato di casi si possono avere delle malformazioni a livello fetale e del bambino che nasce. Io credo che la soglia critica perchè ciò avvenga siano 5 ng/ml di Vit D, una soglia estremamente bassa che si vede raramente; con livelli più alti di Vit D le cellule mantengono la loro direzionalità,ed i recettori G riescono ancora a funzionare. Con livelli più bassi le cellule perdono la loro capacità di comunicare e si hanno una serie di problemi che possono manifestarsi anche dopo la nascita con le infinite SINDROMI di cui la medicina è letteralmente tappezzata, e non sapendone la causa invoca sempre tali sindromi come patologie ereditarie, magari risalenti al bisnonno ed al trisavolo, visto che i genitori non ne erano affetti.
Amen.


In questo sito è spiegato molto bene come dopo radioterapia non si ha praticamente mai lo sviluppo di tumori:

http://www.senosalvo.com/oss/4.pdf

Questi possona aversi in casi rarissimi solo se si esagera con le sedute, e se la zona irraggiata diventa sede di un infiammazione cronica. Mi pare di avere già detto che un infiammazione cronica può considerarsi uno stadio pre tumorale, anche se non sempre evolve in tumore. Si possono infatti avere delle infiammazioni croniche con livelli di colecalciferolo alti i quali impediscono l'evoluzione in tumore.

#18 Cremisi

Cremisi

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Inviato 02 ottobre 2014 - 06:02

Se posso...il problema e che i tumori hanno spesso origine ereditaria, a cosa serve la prevenzione in questi casi se e scritto nel nostro dna che svilupperemo un tumore nel corso della vita,  chi ci dà garanzia che la prevenzione funziona sempre?!

 

Non sono molto daccordo sul discorso della "malafede" per cui non si vuole proporre cure alternative alle classiche  chemioterapie pur di fare cassetta.

 

La ricerca continua, passi avanti ne sono stati fatti, diversi tipi tumori una volta incurabili oggi lo sono,  grazie alla ricerca oggi in molti casi c'è anche una certa sopravvivenza.

 

La lotta al tumore e difficilissima, secondo me la medicina e ancora ai primi passi nel capire esattamente cosa scatena questi mali che da sempre esistono, ci vorrà tempo, ma sono sicuro che un giorno nessuno morirà più di tumore.

 

Giungere a una soluzione radicale  sarà impossibile a tempi brevi;  Sauroclaudio complimenti per l'impegno con cui esponi i tuoi concetti.

 

Ti chiedo scusa se sono stato banale ho voluto solo esprimere il mio pensiero.



#19 SauroClaudio

SauroClaudio

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Inviato 02 ottobre 2014 - 10:30

Se posso...il problema e che i tumori hanno spesso origine ereditaria, a cosa serve la prevenzione in questi casi se e scritto nel nostro dna che svilupperemo un tumore nel corso della vita,  chi ci dà garanzia che la prevenzione funziona sempre?!

 

Non sono molto daccordo sul discorso della "malafede" per cui non si vuole proporre cure alternative alle classiche  chemioterapie pur di fare cassetta.

 

La ricerca continua, passi avanti ne sono stati fatti, diversi tipi tumori una volta incurabili oggi lo sono,  grazie alla ricerca oggi in molti casi c'è anche una certa sopravvivenza.

 

La lotta al tumore e difficilissima, secondo me la medicina e ancora ai primi passi nel capire esattamente cosa scatena questi mali che da sempre esistono, ci vorrà tempo, ma sono sicuro che un giorno nessuno morirà più di tumore.

 

Giungere a una soluzione radicale  sarà impossibile a tempi brevi;  Sauroclaudio complimenti per l'impegno con cui esponi i tuoi concetti.

 

Ti chiedo scusa se sono stato banale ho voluto solo esprimere il mio pensiero.

Per carità, non hai detto niente di male, anzi grazie per essere intervenuta. Effettivamente ci può essere un ereditarietà nei tumori, ma è dato certo che c'è un ereditarietà anche nel trasformare il colecalciferolo nella sua forma attiva. Per cui vedi, le due cose possono essere collegate. Il colecalciferolo è una pro- vitamina; per trasformarsi nella forma attiva (calcidiolo) deve passare prima dal fegato e poi dai reni. Se uno ha una grave insufficenza epatica o renale non trasforma il colecalciferolo (Vit D3), nella sua forma attiva. Ma la capacità di trasformarlo non è solo legata ad un insufficenza epatica o renale; può essere strettamente legata anche a fattori ereditari. Certi individui, pur avendo il fegato ed i reni sani riescono a trasformarlo pochissimo, per cui si rende necessario in questi casi somministrare la dose già attivata (Rocaltrol). Si è visto che c'è una stretta relazione fra tumori della mammella e carenza di Vit D. Ormai gli studi si sono accumulati a migliaia ed il sito che ho riportato delle Scienze è solo un piccolo spunto nella marea di studi che sono stati fatti:

 

http://www.lescienze..._tumori-574951/

 

Comunque è estremamente qualificante perchè è stato pubblicato sul Scientific American, forse la rivista scientifica più qualificata in questo senso.

Ora può darsi, che coloro che vanno soggetti a tumori della mammella su base ereditaria abbiano anche un difetto ereditario di trasformare il colecalciferolo nella sua forma attiva; e non trasformandolo, si accumula nei grassi e non serve assolutamente a niente.

Gira e rigira possiamo sempre tornare a questo meccanismo, e cioè che viene a mancare la comunicazione fra cellule per cui queste perdono la direzionalità e diventano cellule tumorali. Mi piace la mia ultima intuizione che credo strettamente che sia vera " A questo punto potremmo pensare che il tumore generi, non tanto da cellule mature che regrediscono, ma da staminali, a vari livelli, che hanno perso la loro direzionalità. Io credo che questa sia l'ipotesi più plausibile da prendere in considerazione. Una volta che hanno perso la direzionalità, le staminali danno origine ad un tumore più o meno differenziato"

Sono il primo che la formula, ma è in se estremamente semplice, mi stupisco che nessuno l'abbia mai formulata. Comunque se è vera potrebbero darmi il premio Nobel :rotfl:

Spero solo che queste intuizioni servano per una terapia più appropriata, finora la chemioterapia fa pochissima differenza fra cellule sane e cellule malate. Ora si stanno studiando altre terapie che ho citato in precedenza: la terapia chetogenica e la terapia con il calore. Certo si potrebbero abbinare queste due terapie per avere una risposta ancora migliore. La terapia con il calore stà imponendosi anche nei centri oncologici, la terapia chetogenica stenta ad entrare forse per i costi (monitoraggio continuo del paziente e per i rischi (l'ipoglicemia potrebbe portare al coma, ma io penso che queste due terapie abbinate, se fatte bene siano estremamente efficaci. E poi la prevenzione con adeguate dosi di colecalciferolo, che dovrebbe essere insegnate fin dalle elementari. Certo, crollerebbe gran parte degli introiti delle case farmaceutiche per la chemioterapia, ed una gran parte degli introiti dei dentisti, ma ti assicuo, ne valerebbe la pena.


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#20 SauroClaudio

SauroClaudio

    Super Utente

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Inviato 04 ottobre 2014 - 09:25

Voglio porre in questo capitolo anche questo:

 

L’IMPORTANZA DELL’ACQUA NELLA CURA DELLE MALATTIE E PER PREVENIRE I TUMORI.

 

L' acqua è fondamentale per l'organismo: è infatti il mezzo attraverso il quale si svolgono tutte le reazioni metaboliche.

Interviene nei processi digestivi, nella regolazione della pressione osmotica, nel trasporto delle sostanze nutritive e nel mantenimento della temperatura corporea ma soprattutto per eliminare le scarie (sostanze inutili e dannose che si formano nell’alimentazione, soprattutto radicali liberi)

Quando l'acqua introdotta e formatasi nell'organismo equivale a quella eliminata (urine, sudore, respirazione e traspirazione) l'individuo è in equilibrio idrico.

L'acqua è il nostro costituente fondamentale: nell'organismo umano adulto è presente in una quantità pari al 60% del peso corporeo, mentre alla nascita raggiunge circa il 75%.

 

La pelle è la parte del corpo dove l'acqua è presente in maggior quantità, specialmente negli strati più profondi che sono costituiti dal 70% da acqua.

Bere abbondantemente aiuta a mantenere la pelle ben idratata, giovane ed elastica, soprattutto nei mesi estivi, quando l'esposizione prolungata ai raggi del sole comporta una maggior perdita d'acqua, rendendola più secca.

 

La giusta quantità d'acqua permette al cervello di controllare correttamente i meccanismi di termoregolazione del nostro corpo. La mancanza d’acqua da origine a scompensi come: crampi, sensazione di spossatezza e mancamenti nei casi di disidratazione più gravi.

La presenza dell'acqua è fondamentale nel sangue, non solo perché è il principale elemento del plasma (la componente liquida del sangue), ma anche perché assolve all'importantissima funzione di regolare il volume del sangue e la sua fluidità. Un organismo fortemente disidratato ha il sangue più denso e, di conseguenza, la circolazione rallentata.

Infine l'acqua all’interno dell'intestino fa volume prevenendo la stipsi. Una grande introduzione di acqua inoltre ostacolerebbe i processi putrefattivi proprio perché aumenta la peristalsi intestinale e quindi favorisce l’espulsione delle feci.

All’organismo è necessaria l’introduzione di due litri di liquidi al giorno, poiché è questa la quantità che viene eliminata quotidianamente attraverso pelle, polmoni, vescica e intestino. Poiché l’acqua è il costituente corporeo più importante, l’organismo non può farne a meno per più di tre giorni. La quantità di fluidi nell’organismo è regolata dalla pelle e dai reni: la traspirazione mantiene la temperatura interna costante a 37 gradi centigradi, mentre i reni filtrano le sostanze tossiche e i prodotti di scarto del metabolismo, presenti nel sangue, eliminandoli attraverso le urine. Per cui uno dei rischi di una scarsa introduzione di acqua è propri quello di appesantire i reni fino ad un insufficienza renale soprattutto se l’alimentazione è ricca di proteine.

Recenti studi di Mendelson e Wilson, hanno inoltre messo in evidenza che l’acqua agisce proprio come antiinfiammatorio, e se presa in grande quantità come antidolorifico. Potremmo pertanto far a meno dei FANS se assumessimo acqua in quantità adeguata o perlomeno potremmo ridurne la dose (di FANS)

Altri studi, ancora non ufficiali stanno mettendo in evidenza che bevendo molta acqua c’è un minor rischio di tumori intestinali, proprio perché l’acqua ostacola la stipsi se presa in quantità adeguate.

Come saprete, i carcinomi intestinali, sono una delle principali cause di morte.

Un rischio da evitare è quello di bere solo quando ne avvertiamo strettamente il bisogno, perché potrebbe essere già troppo tardi. Infatti, il senso di sete è controllato dall'ipotalamo, ma questa ghiandola del cervello non è un indicatore sempre affidabile e a volte può scattare in ritardo. Cioè è dovuto al fatto che i centri ipotalamici per la regolazione idrica si sono adattati durante la preistoria a lunghi periodi di siccità. Per questo sono poco sensibili al fabbisogno idrico. Perciò, bisogna imparare a idratarsi regolarmente durante la giornata, anche quando si crede di non averne bisogno.

L'acqua è determinante anche per il controllo del peso corporeo; persone che bevono poco sono maggiormente esposte al ristagno di tossine oltre ad incentivare la ritenzione idrica. Questa situazione gioca nettamente a sfavore della perdita di peso e del rassodamento dei tessuti.

Anche se è l'ultimo degli elementi trattati, è però il più importante: Senza cibo possiamo sopravvivere relativamente a lungo (anche 10 settimane), ma senza acqua la nostra vita si spegne in poco tempo, addirittura in quattro/sei giorni. Questo perché l'acqua è il componente principale del nostro organismo: il nostro corpo infatti è costituito dal 60/70% di acqua, quantità che varia in base all'età, al sesso e alla proporzione tra tessuto muscolare e grasso.

 

L'acqua è il primo "farmaco" a cui si dovrebbe ricorrere nella cura di quasi tutte le malattie, ma pochi ci pensano purtroppo.

A proposito lo sapevate che per far scendere la febbre basta bere molta acqua? E lo sapevate che un paio di bicchieri di acqua, se presi prima di andare a letto favoriscono il sonno? Pertanto non c'è nessun bisogno di aggiungere la camomilla. Detto in termini semplici stò facendo una statistica fra una maggior introduzione di acqua e la riduzione della pressione arteriosa e dai casi che ho esaminato ho già ottenuto ottimi risultati. Ad alcuni ho perfino eliminato i farmaci per l'ipertensione.

Poco tempo fa mi è capitato fra le mani un articoletto di un medico che aveva potuto sospendere la terapia ipertensiva ai suoi pazienti solamente facendo bere un paio di litri di acqua al giorno.

Caspita, ho detto, voglio provare anch’io. Ho selezionato tre pazienti che rispondevano poco ai farmaci ed avevano frequenti sbalzi pressori ed ho spiegato dell’importanza di bere molto; ho detto, facciamo una prova, voi sospendete i farmaci e fra tre giorni venite a provarvi la pressione qui nel mio ambulatorio: miracolo, la loro pressione che normalmente viaggiava su 150-90 nonostante fossero in trattamento con sartani, si è abbassata a 120-70, addirittura in uno a 110-70.

Adesso lo farò con tutti.

Ma avendo io la pressione bassa non avevo pensato che l’acqua potesse avere altre proprietà significative.

Fatto stà che quattro giorni fa, ho voluto fare una ricerca su internet, ed ho trovato delle cose veramente interessanti, per cui mi sono messo a bere anch’io, ad ogni piè sospinto bevevo e poco dopo facevo pipì.

Prima di questa scoperta avevo un po’ di difficolta a fare pipì (non ho mai fatto il PSA devo confessarlo), ed addirittura la notte, se mi alzavo dovevo restare un quarto d’ora sul Water per potermi liberare con molta fatica (in precedenza avevo provato a prendere la finasteride, ma è stata un esperienza tragica ed ero andato vicino ad una crisi familiare, inoltre non potevo prendere gli inibitori dei recettori alfa adrenergici per la mia pressione troppo bassa), come dicevo facevo molta fatica a fare pipì, ora che mi sono messo a bere in abbondanza ho notato che faccio sempre meno fatica, se facessi l’uroflussometria risulterebbe normale (ma come sapete i medici sono gli ultimi a fare gli esami)

Caspita, ho scoperto anche questa cosa nuova, non citata da nessun testo, l’acqua serve anche nell’ipertrofia prostatica e senza l’ausilio di nessun farmaco.

Comincio a pensare che l’acqua sia anche antitumorale a largo spettro. E se uno avesse un tumore, lo indirizzerei non alla chemioterapia, ma gli direi di andare a vedere le cascate del Niagara (anche la vista è importante) e di bere il più possibile, di alimentarsi solo con due bicchieri di olio di oliva extra vergine al giorno (soltanto quello intendo) e di assumere 300 mg di piridossina (Vit B6 e magari Vit. D3 ad alte dosi) per scongiurare una crisi acetonemica eccessiva, ma mantenere l’acetone a livelli accettabili.

Altri tre pazienti che non rispondevano ai farmaci li ho trattati con due litri di acqua al giorno sospendendo completamente la terapia e con ottimi risultati, in tutti la pressione viaggia fra 120/70, prima di consigliare a bere viaggiava nonostante i farmaci su 150-160/90-100

Uno in particolare che veramente non rispondeva a nessuna terapia ed in trattamento con 5 farmaci ipotensivi, ho fatto sospendere tutto consigliando sempre di provare la pressione anche a domicilio, proprio poco fa (31/10/2013) è venuto in ambulatorio , ebbene ho provato la pressione, 102/65.

Mi ha confidato che di acqua ne ha bevuto anche tre litri al giorno, l'unica cosa è che deve fare pipi 4 volte per notte, ma la fa senza fatica, mentre prima faceva molta fatica.

Mi ha detto che gli gira un po la testa, per cui ho consigliato di portare i tre litri a due.

Non solo ma gli si sono abbassati anche i valori del diabete tanto che penso di ridurre anche l'ipoglicemizzante orale: un ipoglicemia è più pericolosa di un iperglicemia. Mi ha chiesto se all'acqua poteva aggingere anche del succo di limone "certamente, gli ho detto, ma quello gli abbasserà ancora di più la pressine.”

Una cosa che ho notato in tutti è una riduzione della frequenza cardiaca anche se modesta, talvolta significativa.

" Ma allora, mi ha chiesto, non devo prendere più i farmaci?" Basta gli ho risposto, solo acqua comunque venga a controllarsi almeno tre volte alla settimana con il mio sfingomanometro a colonna, quello non può sbagliare.”

La pressione si è mantenuta bassa (120/70) anche nei mesi successivi. Ora il paziente non prende più farmaci, ma beve solo acqua. (2 litri/die)






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