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Io e i miei alieni - La saga di Kernel.


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72 risposte a questa discussione

#1 U F O

U F O

    In cielo come in terra.

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Inviato 20 settembre 2013 - 02:07

VORREI SOTTOLINEARE CHE TUTTA LA SAGA è SCRITTA E INVENTATA UNICAMENTE DA KERNEL IO SONO SOLO IL SUO EDITORE :D.

Ero in un campo di grano a tracciare i contorni di un ca**o con una fune e una trave, era notte fonda e le stelle spendevano nel cielo terso.

C'era una fresca brezza di mezz'estate che piegava le spighe come le onde del mare e mi carezzava il viso imperlato di sudore.
Il mio lavoro era quasi compiuto, quand'ecco che compare una luce azzurrina lontana sull'orizzonte.
Posai i miei strumenti e strizzai gli occhi per capire cosa fosse.
La luce si faceva sempre più vicina e sfavillante, ma io mantenni la calma: dopotutto, sono Kernel Angel.
Estrassi dalla tasca la mia fidata M1911, controllai che fosse carica e la puntai in direzione del misterioso oggetto.
In pochi secondi, questo accellerò e si posizionò a circa una decina di metri di altezza sopra la mia testa: potevo distinguerne la forma triangolare, il corpo dalla lucentezza metallica con un riflettore azzurro posto su ciascun angolo.
Nemmeno il tempo di programare una tattica di attacco o fuga che all'improvviso avvertii una presenza alle spalle; con una mossa felina mi voltai e balzai all'indietro, pistola alla mano.
<<Chi sei?>> Chiesi nel miotono più autoritario.
Fra le spighe vi era una figura nera dai tratti evanescenti che avanzava decisa.
Tolsi la sicura e alzai il cane della mia arma, pronto a sparare con una lieve pressione sul grilletto.
D'un tratto l'oggetto sopra di me accese con uno scoppio una quarta luce centrale, che illumina me e il mio avversario in un circolo azzuro: adesso potevo vederlo, era lì, davanti a me, incurante dell'arma che gli avevo puntato contro.
Era un essere umanoide, anzi proprio un uomo, dai tratti delicati, quasi femminei, un colorito pallido tendente al bluastro e occhi ambrati, così come biondi erano i capelli.
Indossava una sorta di tuta bianca molto aderente, come quelle degli atleti olimpionici, che ne metteva in risalto la corporatura esile ma muscolosa.
<<E beh?>> Chiesi ancora una volta.
Lui si accigliò, guardandomi come se fossi una qualche sorta di animale raro.
<<Questo campo è nostro.>> Mi rispose con una voce melliflua e calma.
<<Col cazzo! C'ero prima io. La prossima volta alzatevi prima la mattina così potete farvi 3000 anni luce senza traffico e arrivare qui in orario!>>
L'essere piegò la testa perplesso.
<<Tu non capisci, abbiamo un importante messaggio da comunicare al genere umano!>>
La sua voce mostrava un pizzico di autorevolezza.
<<Davvero? Cioè, voi comunicate con quelle merde di scarabocchi geometrici? Vi farà piacere sapere che non ci capiamo un cazzo!>>
Una scintilla di sorpresa balenò allora nei suoi occhi inespressivi.
<<Voi non conoscete il Codice della Federazione Galattica?>>
<<Amico, io no parlare klingon! Cosa sei, una specie di fan di Star Trek? Lo trasmettono anche da voi?>>
<<Non capisco...>>
<<Figurati noi allora.>>
Vedendo il presunto alieno in difficoltà, cercai di andare con più calma.
Rimisi in tasca la mia pistola, come segno di fiducia.
<<Partiamo dalle basi. Io sono Kernel Angel, ma puoi chiamarmi KA. Tu come ti chiami?>>
<<Io mi chiamo Samael.>>
<<Che nome del cazzo. Io ti chiamo Sam.>>
<<Sam>> Ripetè lui un po' stordito; guardò verso il disco volante sopra le nostre teste, poi di nuovo verso di me.
<<C'è altra gente lassù? Non è che ne hai una come te però femmina?>>
<<Noi... Io... No, c'è solo il pilota e...>>
<<Bon dai, io qui mi sto rompendo le palle e visto che col disegno ho finito, e quindi voi non potete più farci niente con 'sto campo, che ne dici di andarci a prendere qualcosa al bar? Mi dai un passaggio?>>
<<Umano, io non capisco.>> Sbottò scuotendo la testa.
<<In primo luogo non chiamarmi umano, che non lo sono, poi non devi capire tu, fidati di me: andiamo al bar - è un posto magico di incontri e grandi discussioni - mi ci fai portare dal pilota, e lì parliamo del messaggio che volete dare al genere umano, d'accordo?>> Proposi come se stessi parlando a un bambino.
<<È un'opzione possibile...>>
<<Sì!>> Esultai io alzando un pugno al cielo.
<<Ma aspetta, non sono ancora sicuro che...>> Iniziò lui in tono conciliante.
<<Senti, dovete iniziare a fidarvi di "noi" umani, altrimenti come pretendete di darci un messaggio o roba del genere?>>
<<Forse hai ragione.>>
Disse in tono risoluto, facendo un cenno con la testa al veicolo luminoso sospeso sopra di noi, ad aspettare.
Ancora immerso nel fascio di luce, cominciai a levitare verso la navicella assieme al mio nuovo amico.

Continua la prossima volta.
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Che io possa divenire terra,

che io possa divenire cielo,

che io possa divenire la montagna,

che io possa crescere,

allargando e allungando il mio corpo,

fino a disperdermi nel vuoto dell'infinito.




#2 U F O

U F O

    In cielo come in terra.

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Inviato 20 settembre 2013 - 02:08

Seconda parte.

L'astronave aliena ricordava il Tardis di Doctor Who: molto più grande dentro di quanto apparisse fuori.
All'estremità anteriore del veicolo vi era il pilota, di spalle, incastrato in una console di comando circolare.
Era un tizio grottesco; molto più alto di Sam, dal corpo esile al limite della deformità avvolto in un'uniforme aderente dai colori cangianti.
I capelli neri come la pece erano raccolti in una lunga treccia che gli arrivava fino al bacino, ma se a guardarlo di spalle sembrava ancora umano, quando si girò verso di me emisi un grugnito di orrore: sul suo volto spigoloso spiccavano un paio di occhi cerei esageratamente grandi e allungati, orientati in diagonale in modo da convergere verso la punta del naso, la bocca piccola e sottile era contratta in una smorfia di disappunto.
Il pilota si muoveva su di un supporto rotante al centro di una console cilindrica semi-trasparente interamente costituita da grossi schermi tattili che mostravano simboli sconosciuti, nonché una grossa porzione di cielo: si potevano distinguere la luna, alcune stelle e persino una fetta del campo di grano sul quale eravamo sospesi.
L'essere cambiò l'inquadratura con un gesto delle mani scorrendo velocemente la zona fino a evidenziare le spighe piegate a formare il grosso fallo frutto del mio lavoro, quindi mi guardò con un'espressione che era, almeno secondo la mia interpretazione, un misto fra la sorpresa e lo sconforto.
<<Minchia quanto sei brutto!>> Esclamai con sincero disgusto.
<<Penso la stessa cosa di te, faccia storta!>> Commentò lui ironico, la sua voce era squillante e metallica.
<<Kernel?! Questo è Sinoday, pilota uffiale della F.D.G.L.>> Intervenne Sam prima che io potessi controbattere.
<<F.D.G.L.? Sta per Froci Da una Galassia Lontana?>>
Sam mi lanciò un'occhiataccia e mi corresse: <<È la Federazione Galattica di Luce.>>
Ero ansioso di mostrare lui e l'UFO ai miei amici, quindi liquidai la notizia con un gesto della mano e dissi: <<Va beh, me ne parleremo quando saremo arrivati al bar.>>
Mi rivolsi al pilota strabico: <<Sgorbio? Finocchiay, come ti chiami, portaci a...>>
<<Allora!>> Sbottò lui infastidito. <<Chi mi spiega cosa sta succedendo qui?>>
Mi squadrò come se stesse guardando uno scarafaggio parlante, ma prima che potessi aprir bocca, fece un cenno del capo verso Sam e parlò in una lingua sconosciuta, dal suono poetico e l'accento vagamente arabo: <<Samael, gi chis orsba? Gnay un-gi vaul, vanv! Ip conisbra!>>
Sam fece spallucce, un gesto molto umano, quindi rispose calmo: <<Ve zonrensg iadnah, oq par ip faaip ohorela.>>
Sinoday sembrò sorprendersi: <<Che vuol dire non capiscono i simboli della F.D.G.L.?>> Esclamò in perfetto italiano.
Capii che stavano parlando di me e di quello che avevo detto a proposito dei cerchi nel grano e decisi di intervenire.
<<Che i vostri scarabocchi per noi non hanno senso, anzi, ci danno più noia che altro a cercare interpretazioni alla cazzo di cane: il mio invece...>> Spiegai facendo un cenno allo schermo che ancora inquadrava il mio capolavoro: <<...metterà sicuramente di buon umore qualcuno.>>
Calò un improvviso silenzio. Sam e Sinoday si fissarono per un lungo istante, poi concentrarono nuovamente le loro attenzioni su di me.
<<Non siamo autorizzati a interferire direttamente con gli umani, questo lo sai, Sam.>> Cominciò Sinoday, senza distogliere lo sguardo. Dovetti trattenere una risata e cercare di non fissarlo negli occhi.
<<Verissimo: ma come avrai potuto capire, non hanno ancora le conoscenze adeguate per assimilare il nostro messaggio: il Comando di Asterope dev'essersi sbagliato. Quindi dobbiamo ideare una nuova strategia di contatto.>> Spiegò Sam.
Cercai di seguire la conversazione, ma dopo un po' di penosi botta e risposta senza senso persi interesse e mi dedicai a osservare l'interno della navicella.
Era dannatamente più grande del triangolino che avevo osservato dall'esterno.
L'ambiente era circolare, immenso, e il soffitto era alto una decina di metri: da esso pendevano lunghe stalattiti vitree che illuminavano la stanza di una soffusa luce verde-acqua e cavi di diametro e colori diversi che si piegavano e rilassavano ritmicamente come se un qualche fluido vi scorresse all'interno.
Le pareti erano attraversate da lunghi solchi verticali e orizzontali che si incrociavano fra di loro e ogni tanto erano percorsi da piccole particelle bianche luminose, che correvano veloci e silenziose senza mai scontrarsi.
A terra erano poggiati macchinari di ogni tipo, collegati fra loro da linee di vari colori diversi tracciate sulla superficie liscia del pavimento: ne ricordo distintamente uno fatto di vari anelli intrecciati fra loro che ruotavano attorno a un centro comune, sospesi a diversi centimetri da un prisma rosso attorniato da un'aura scura che distorceva l'aria circostante.
Mi avvicinai, passando inosservato ai due marziani che intanto discutevano fra loro in "alienese."
Quando fui abbastanza vicino da toccarlo, sentii un rumore elettrico e avvertii una strana sensazione di repulsione, la spinta di un campo magnetico che mi fece rizzare i capelli in testa: sembravo uno scienziato pazzo intento ad ammirare la sua nuova invenzione.
<<Io ezzere doctor Kernel ya, vedere coza ezzere kwesto cozo ya!>> Borbottai sfregandomi le mani, attento a non farmi sentire, e allungai un dito verso gli anelli rotanti.

Continua domani.

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Che io possa divenire terra,

che io possa divenire cielo,

che io possa divenire la montagna,

che io possa crescere,

allargando e allungando il mio corpo,

fino a disperdermi nel vuoto dell'infinito.


#3 Nehelamite

Nehelamite

    Flip Flap

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Inviato 21 settembre 2013 - 12:57

Terza Parte - Piume di traverso.

Quando il mio dito attraverò la zona di distorsione creata dall'oggetto, gli anelli rotanti iniziarono a deformarsi, ad allungarsi e restringersi disponendosi in modo da formare una sfera con uno spicchio mancante, come la forma di Pacman.
<<Ora che succede?>> Mi chiesi incuriosito, ma subito mi accorsi che la mia voce non veniva dalla mia testa, ma... dall'oggetto, una eco prodotta dagli anelli che vibravano come altoparlanti ad ogni mio pensiero.
<<Com'è possibile?>> Ripetè dopo di me quell'affare.
<<A cosa sto pensando?>> Domandai ad alta voce.
<<Elefante rosa, elefante rosa, elefante rosa....>> Ripetei mentalmente, in contemporanea con l'oggetto. <<Sono un oggetto stupido e inutile che non sa fare nient'altro che ripetere.>>
<<No, è capace di molto di più.>> Intervenne una voce alle mie spalle, Sam.
<<Hey, faresti molti soldi alle fiere con un trucco del genere!>>
<<Non è un "trucco", umano!>> Mi corresse Sindoday. <<È un oggetto molto potente in grado di fare grandi cose: non di certo intrattenere voi altre scimmie troppo cresciute in qualche vostra stupida festività!>> Esclamò amareggiato.
Allorché in piedi, la sua figura sovrumana troneggiava nella stanza: era davvero più alto di tutti noi e la sua imponenza non risultava di certo addolcita da quegli ambigui tratti somatici.
<<Ok, sarai anche alto tre metri e passa, ma abbassa la cresta, faccia di sogliola.>> Lo avvertii sprezzante, puntandogli un dito contro.
<<Io...>
Sam lo interruppe: <<Non abbiamo bisogno di questo, Sinoday.>>
Mi rivolse uno sguardo prima di concentrarsi sull'oggetto della discussione, che nel frattempo aveva ripreso l'assetto rotante originario.
<<Quello è un Estrattore Psichico: serve a raccogliere e proiettare i contenuti attivi e passivi della psiche di qualsiasi creatura intelligente. Lo usiamo per comprendere l'Universo e le sue forme di vita.>>
<<Credo di aver capito. Perciò se io adesso mi avvicino di nuovo...>> Tesi ancora una volta una mano verso l'Estrattore che scintillò, ma Sam mi fermò afferrandomi un polso.
<<Pensavo che avessimo cose più importanti di cui discutere.>>
<<Che hai deciso? Ci vieni sì o no al bar? Ci saranno alcuni amici fidati con cui fare una buona conversazione e capire di più gli uni degli altri. Anzi...>> Gli mostrai il mio vecchio cellulare. <<...se vuoi, li chiamo subito e prendo appuntamento.>>
Sam mi fece un grosso sorriso e rispose: <<Ho deciso di venire.>>
Mi si illuminarono gli occhi. <<Fantastico. Allora li chiamo e...>>
<<Ma nessun altro oltre te e i tuoi amici deve sapere chi sono, almeno per ora.>>
<<Questo è ovvio.>>
Lanciai un'occhiata a Sinoday. <<Viene anche lui?>>
<<No, sarebbe impossibile nascondere la sua... estraneità al contesto.>>
<<Una bella locuzione per indicare la sua faccia di cazzo.>> Commentai ridacchiando.
Sinoday arrossò, furente, ma si sforzò di riprendere la calma e mi rivolse un cenno della mano accompagnato da un sorriso forzato.
<<Arriveremo lì in pochi secondi, schermati in modo da risultare totalmente invisibili: atterreremo in un luogo isolato il più vicino possibile e ci incammineremo a piedi fino al... bar, dove sono i tuoi amici.>>
Effettuai un veloce giro di telefonate intimando alla mia ragazza e agli amici più fidati di presentarsi il prima possibile in un bar gestito da... un mio collaboratore, per così dire, quindi mi volsi al pilota e descrissi nel modo più elementare possibile la zona e i possibili punti in cui atterrare senza che nessuno ci vedesse comparire dal "nulla."
In fine, mi dedicai a Sam e gli spiegai cosa dire e come comportarsi per non spaventare tutti.
<<Andiamo per gradi: non presentarti subito come Samael della Federazione Galattica e blablabla, altrimenti ti prenderanno per pazzo e sarà tutto più difficile. Vediamo... potresti cominciare con un bel discorso del tipo: cosa pensate quando guardate le stelle?>> Assunsi un tono solenne. <<Miliardi di masse gassose sparse come puntini in un cielo piatto... oppure altri mondi, vivi e pulsanti, abitati da creature come voi?>>
Sam si passò una mano fra i capelli lunghi.
<<Oppure potrei far vedere queste...>>
Alzò gli occhi verso l'alto e fece ruotare le scapole.
<<Beh, non penso che far vedere i muscoli possa...>>
Alle sue spalle corsero delle ombre veloci e fluide che soffocarono la luce intorno come un uragano di tenebre.
Quando riuscii a mettere a fuoco vidi ben tre paia d'ali spuntargli dalla schiena... sì, proprio lunghe ali da uccello, con un'apertura di quasi sette metri il primo paio, sei il secondo e cinque il terzo.
Erano bianche immacolate, spiegate del tutto, e sembravano molto pesanti: Sam le sbatté una volta per paio e d'un tratto apparivano più leggere ed eteree.
Alcune penne e piume volarono tutt'intorno in un turbinio bianco.
<<Samael, dopo la pulisci tu l'astronave dalle tue penne: lo sai che sono allergico.>> Borbottò Sinoday, compiaciuto della mia espressione sorpresa.
Scossi la testa e mi accigliai per sembrare il più indifferente possibile.
<<Dove le tenevi nascoste queste ali enormi? Sono uno che nota tutto, le avrei viste piegate sulle scapole.>>
<<Posso schiacciarle così tanto sul dorso da renderle quasi impossibili da individuare se non sai cosa e dove guardare: si avvolgono intorno al corpo, sotto la tuta che si dilata e restringe in modo da spingerle fuori attraverso un'apertura quasi invisibile.>>
<<Diciamo che ho capito.>> Concessi. <<Ma ci puoi davvero volare?>>
<<Sì, ma principalmente noi altri le usiamo come segno di riconoscimento.>>
<<Capisco: esempio di penilunghismo intergalattico.>>
<<In che senso?>>
<<Lascia perdere: piuttosto, anche Sinogay ne ha sei?>>
<<No, lui non ne ha: è di una razza diversa dalla mia.>>
<<Oh, poveretto! Niente ali per il pilota? Che ironia!>>
Sinoday battè un pugno sulla console. <<Con questa io vado più veloce di qualsiasi essere alato, umano! E poi, ti faccio notare che neanche tu ne hai, di ali.>>
<<Touché!>> Mi portai la mano al cuore, poi al viso. <<Ma almeno non ho la faccia storta, io.>>
<<Senti...>>
<<Basta!>> Intimò Sam ritraendo le ali. <<Tutt'e due.>>
<<Sissignore.>> Rispose Sinoday.
<<Sissignore!>> Lo imitai io abbozzando un saluto militare.
<<Non avevi fretta di partire?>>
<<Certo!>> Esclamai, ricordando la fretta con cui avevo convocato i miei amici, che probabilmente già erano lì.
<<Ma... lascia fare a me: tieni le ali a posto, daresti l'impressione sbagliata, ci penso io a tutto, fidati.>>
L'alieno annuì, quindi fece cenno al pilota di partire.
<<Tieniti forte, amico!>> Ringhiò Sinoday, troppo tardi.
Prima che potessi afferrare qualsiasi oggetto, la navicella partì di colpo sbalzandomi al lato opposto dell'immenso abitacolo.
<<Oooops!>>
<<Sinoday...>> Lo rimproverò Samael.

To be continued.

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-Flip Flap-


#4 Guest_me-me_*

Guest_me-me_*
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Inviato 21 settembre 2013 - 02:11

Ficooooo!
E credo che userò questa frase come firma al mio avatar, in modo da stoppare tutte le discussioni OT di questo forum

<<Non abbiamo bisogno di questo, Sinoday.>>


#5 Guest_me-me_*

Guest_me-me_*
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Inviato 23 settembre 2013 - 01:08

ma allora, la storia continua o no?

#6 Nehelamite

Nehelamite

    Flip Flap

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Inviato 23 settembre 2013 - 01:10

ma allora, la storia continua o no?


La sto giusto scrivendo :p
Calma :D

-Flip Flap-


#7 Nehelamite

Nehelamite

    Flip Flap

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Inviato 23 settembre 2013 - 05:00

Parte quarta - Il Bar

Camminammo per alcuni minuti attraverso canneti e sterpaglia fino ad arrivare ai margini di una campagna coltivata e da lì raggiungemmo una strada di periferia che passava sotto un ponte ferroviario.
Il paesaggio era spoglio: pochi edifici, in maggioranza vecchi casolari, capannoni industriali o basse abitazioni di contadini.
In lontananza si scorgevano le sagome di colline, punteggiate da poche luci disposte in fila, mentre la pianura era quasi totalmente buia, eccezion fatta per le luci delle case.
Il cielo notturno era sbombro da nuvole e più chiaro di quando avevo terminato il lavoro nel campo, circa un'ora prima: erano probabilmente le tre o le quattro del mattino e il vento si era trasformato in una brezza appena percettibile.
La strada era lunga e rettilinea, priva di bivi o vie secondarie.
In tutto questo, Sam continuava a guardarsi attorno come se non fosse mai sceso dal suo disco volante, ed in effetti, mi aveva confessato, era così: non aveva mai messo piede sulla superficie terrestre, almeno fino a quando non mi aveva visto nel campo di grano che gli era stato assegnato per comunicare il "Grande Messaggio."
Dire che fosse emozionato, o che si sgranasse gli occhi per la meraviglia sarebbe un'esagerazione: si muoveva calmo e sicuro come sempre, il suo volto una maschera di cera, ma una certa luce negli occhi tradiva che lo spettacolo dei "bordi di periferia" non lo aveva lasciato indifferente, almeno non nel profondo.
<<Ecco, siamo arrivati!>> Dichiarai, indicando un locale con una grossa insegna al neon al bordo della strada.
L'alieno piegò la testa, come lo avevo già visto fare prima. Forse era una maniera della sua razza per esprimere confusione o interesse: il loro massimo livello di espressività, oltre naturalmente ai finti sorrisi.
Il bar dava l'impressione di un posto che una volta era stato molto elegante: il grosso parcheggio, praticamente vuoto, era circondato da arbusti incolti e ai quattro angoli crescevano grosse palme secche, altre due in condizioni ancora peggiori segnavano l'ingresso.
Salimmo i quattro gradini che portavano all'entrata e attraversammo la porta ad apertura automatica, non senza difficoltà.
<<Cosa devo fare? Come si apre? Devo dare una parola d'ordine? Voi umani usate molto le parole d'ordine...>>
<<Ok, non andare in palla, è facile! Te lo ripeto: passaci senza preoccuparti, si apre da sola. Guarda...>>
Entrai a grandi passi per fargli vedere come fare e la porta si richiuse alle mie spalle, quindi mi voltai verso di lui facendogli un cenno con la mano di farsi avanti.
I miei amici erano ad un tavolo, all'apparenza contrariati dal ritardo.
Alcuni battevano col dito sull'orologio che non avevano, la mia ragazza mi mostrava il dito medio. Tipico.
L'interno del locale era spartano: pochi tavolini rotondi a grandi distanze fra di loro ed un bancone con degli sgabelli vuoti. Come avevo previsto, gli unici eravamo noi e il barman che ci guardava incuriosito.
<<Ce la fai?>> Sbottai innervosito.
<<Ma chi diavolo è quello e perché non entra?>> Fece Mercurio. (N.d.A: I nomi sono criptati per nascondere la vera identità delle persone convolte.)
<<Guarda la faccia: dev'essere senz'altro un tossico...>> Propose Marte spegnendo un mozzicone di sigaretta nel posacenere del tavolino.
Fedora, la mia ragazza, si fece scappare un sorrisetto e si mise comoda a guardare la scena, cercando di capire dove volessimo andare a parare.
<<Stiamo scherzando? Voi altri vi fare milioni di anni luce su astronavi ipertecnologiche e poi non siete capaci di attraversare una porta automatica?>>
<<Oddio Kernel, ma sei di nuovo ubriaco?>> S'informò Fedora in tono apprensivo. <<E che hai combinato a quel pover'uomo?>>
<<Niente, tranquilla.>> Rassicurai sfoggiando il mio sorriso più abbagliante. <<Vedrai, è una "persona" molto speciale.>>
Sam mi lanciò un occhiataccia: <<Devo andare piano o veloce?>>
<<Come ti pare, basta che entri! Muoviti, fa come se non ci fosse nessuna porta.>>
Lui mi prese alla lettera e scattò a una velocità tale da anticiparne l'apertura.
Andò a sbattere contro il vetro rompendolo in mille pezzi: feci appena in tempo a spostarmi prima che questi mi colpissero, ma una scheggia abbastanza grossa mi si conficcò comunque nel braccio destro.
I miei amici balzarono sulle sedie dalla sorpresa mentre il barista, che era andato chissà dove, ricomparve al bancone e corse verso di noi.
Sam era illeso e cercava di giustificarsi: <<Pensavo che fosse meglio andare veloce...>>
<<Cazzo, SAM! Che ti passa per la testa?>> Ringhiai estraendomi la scheggia dall'avambraccio.
<<Mi dispiace...>>
Sono una persona che si ricompone abbastanza in fretta, in qualsiasi situazione.
Sospirai e il mio commento all'accaduto fu soltanto: <<E adesso?>>
<<Metto a posto tutto io.>>
<<Come?>>
Sam non mi rispose e distese una mano verso i frammenti di vetro sbriciolato sul pavimento.
Intando il barman ci aveva raggiunto e sbraitava agitando furiosamente le braccia, rosso in viso.
L'alieno tese l'altra mano e il barman cadde a terra, come un pupazzo senza vita, un burattino a cui venissero tagliati i fili.
<<Starà bene.>> Commentò Sam secco, senza degnarlo di uno sguardo.
Io feci spallucce.
Voltò verso l'alto il palmo dell'altra mano e le schegge di vetro schizzarono come per magia verso il riquadro rotto della porta, ricomponendosi fra loro come le tessere di un puzzle saldate da una strana luce dorata.
Quando il lavoro fu finito avevo gli occhi sbarrati, ma subito scossi la testa prima che Sam vedesse la mia espressione.
Penso che fu più "stupito" lui di trovarmi calmo che io nel guardarlo all'opera.
<<Energia psichica: la mente vince sulla materia.>>
<<Confucio, andiamoci a sedere va'.>>
Dopo un primo momento di disagio e stupore, i miei amici e la mia ragazza erano assolutamente concentrati.
Io scelgo bene la mia compagnia: un qualsiasi gruppo di idioti sarebbe fuggito a gambe levate, ma loro no, erano lì e...
<<Hey, Plutone, dove stai andando...?>>
Il quarto del gruppo, che fino a quel momento era rimasto muto, si alzò in piedi e tirò fuori una fiaschetta di grappa dal taschino della sua elegante giacca in twed.
<<In bagno.>> Rispose prendendo un grosso sorso.
<<Ti sembra questo il momento?>>
Non mi rispose.
Fece scivolare la fiaschetta nel taschino e sparì oltre la porta della toilette a un angolo della grossa e vuota sala.
<<Bah...>>

Stay Tuned :D

-Flip Flap-


#8 Guest_me-me_*

Guest_me-me_*
  • Ospiti

Inviato 23 settembre 2013 - 09:52

ti chiamavano pier-bradbury.
non può esser già finito!

#9 Nehelamite

Nehelamite

    Flip Flap

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Inviato 24 settembre 2013 - 08:52

ti chiamavano pier-bradbury.
non può esser già finito!


Un pezzo al giorno, per appassionarvi :D

EDIT: OK, prometto che il prossimo sarà più lungo e intenso ;)

-Flip Flap-


#10 AcrossTheDark

AcrossTheDark

    Utente Senior Plus

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Inviato 25 settembre 2013 - 09:17

Hehehe fighi, secondo me plutone nasconde qualcosa:D

Ps: secondo me sam ha altre quattro faccie tra cui una è un leone

#11 Avagaia

Avagaia

    Utentessa Basita

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Inviato 26 settembre 2013 - 07:06

sto aspettando anch'io il resto della storia!!!ma che meraviglia, mi sto divertendo un sacco, e scrivi benissimo. Bravo!!!

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#12 Nehelamite

Nehelamite

    Flip Flap

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Inviato 26 settembre 2013 - 04:36

Parte Quinta - Il Segreto di Plutone.

<<Quindi fammi capire, tu sei un alieno che ha incontrato per caso Kernel mentre il genio qui presente stava disegnando un pene su un campo di grano, l'hai fatto salire a bordo, sulla tua nave, in aperta violazione con un qualche codice intergalattico, hai acconsentito ad accompagnarlo ad una riunione fra amici terrestri e hai abbandonato il tuo UFO a un chilometro e mezzo da qui, in un canneto, giusto?>> Chiese Fedora scettica, squadrando Sam da sopra gli occhiali da sole.
All'epoca li indossava sempre: il giorno, la notte, con il sole o con la luna.
"Perché mi piace poter guardare tutti senza che nessuno si accorga del mio sguardo." Si giustificava.
<<Non è "abbandonato"...>> La corresse Sam. <<È sospeso in uno stato di schermatura controllato dal personale.>>
<<Con "personale" intende una specie di elfo strabico alto tre metri che pilota la nave da un box per poppanti di vetro.>> Aggiunsi io.
Prima che Sam o Fedora potessero rispondere, Plutone comparì all'angolo della sala e tornò al suo posto barcollando leggermente, lasciandosi sprofondare sulla sedia alla destra di Marte.
Alla sua sinistra c'era Fedora, poi io, Sam e infine Mercurio.
Quest'ultimo fissava l'alieno come fosse... beh, come fosse un alieno.
<<Tornato dal bagno, amico?>> Domandai insospettito.
<<Ehm... sì.>>
<<Dov'eri andato realmente?>> Tagliò corto Marte.
<<Nel... bagno.>> Balbettò l'altro.
<<Ma hai visto cos'è successo o stavi dormendo?>> Sbottò la mia ragazza.
Mercurio sussultò, Plutone ammutolì e Sam mi rivolse un'occhiata perplessa.
In realtà sapevamo benissimo che il nostro amico non era un incontinente, né una specie di fumatore cronico o magari un maniaco di onania... sarebbe stato divertente e senz'altro meno spiacevole.
Ci conoscevamo da anni, era praticamente il primo amico che avessi mai avuto da quando ero in quel posto dimenticato da Dio.
Aveva attraversato una fase di tossicodipendenza a causa di un trauma, diceva lui, di cui però non ci aveva mai parlato apertamente: ne era uscito da poco, con tanto sforzo e sacrifici da parte sua e di molti di noi, ma ora c'era qualcosa che non andava.
Quando si era alzato dal tavolo, il suo sguardo mostrava una strana luce negli occhi, come il risveglio di un vecchio incubo.
Forse la violenza di quello che era successo gli aveva riportato alla mente quel fantomatico trauma.
<<Fammi vedere le braccia.>> Ordinò Mercurio a Plutone in tono risoluto.
Plutone sbattè entrambe le braccia sul tavolo e se le scoprì fino alla spalla: non c'era alcun segno, tranne vecchie cicatrici di aghi e tagli.
Sam guardava uno a uno i convitati aspettandosi una spiegazione che non arrivò mai.
<<Soddisfatto?>>
<<Sì, lo siamo tutti.>> Mi intromisi io per stroncare un eventuale litigio.
Marte sospirò e si rivolse a Sam: <<In ogni caso, abbiamo gatte più importanti da pelare.>>
<<Gatte? Che vi hanno fatto i...>>
<<Oh Sam!>> Esclamai ridacchiando. <<È un modo di dire: significa che ci sono questioni maggiori da affrontare.>>
L'alieno annuì.
<<Quindi tu hai pure le ali? Ce le fai vedere?>> Si fece avanti Mercurio, sorprendendo tutti.
<<Hey! Ti sembrano proposte da fare così, davanti a tutti?>> Lo canzonai, ma la mia allegria fu presto interrotta da una fitta tremenda al braccio in cui si era infilata la scheggia. Emisi un mugolio appena percettibile, ma abbastanza da catturare l'attenzione di Fedora.
<<È un graffio.>> Dissi in risposta al suo sguardo apprensivo.
<<Sai che ho passato di peggio.>> Le feci un sorriso, che lei ricambiò.
<<Posso aiutarti.>> Propose Sam sporgendosi verso il braccio ferito.
<<Vuoi farmi esplodere i bicipiti come con la porta?>>
Oppure poteva guarirmi, così come aveva riparato il vetro?
Sam roteò gli occhi; era la seconda volta che vedevo un gesto così umano e stonato con l'austerità della sua figura.
Allungò la mano verso la mia ferita sanguinante e mi parve di vedere il palmo scintillare di una luce dorata mentre i due lembi del profondo taglio si ricongiungevano.
Il sangue smise di fuoriuscire e di quella che poteva essere una valida motivazione per una visita al pronto-soccorso non rimase che una sensazione pulsante e una camicia sporca di sangue scuro e secco.
I presenti avevano assistito alla scena col fiato sospeso e gli occhi spalancati, tutti tranne Plutone che aveva distolto lo sguardo innervosito. Forse la vista del sangue gli riportava alla mente le esperienze da tossicomane.
<<Amico, puoi far niente per il mio ginocchio dolorante?>> Chiese Marte fra il serio e il faceto.
<<Già, potresti farmi sparire una vecchia cicatrice che mi rovina la pelle?>> Fece eco Mercurio.
Fedora s'illuminò e lanciò uno sguardo fiducioso verso Plutone: <<Tu non vorresti essere guarito definitivamente dai segni lasciati dalla tossicodipendenza? Non vorresti riavere gli anni di vita persi? Non potresti...>>
<<No.>> Rispose secco Plutone, sprofondando nella sedia di ferro.
<<Ma... come...?>>
<<Ho detto no! Non mi serve alcun aiuto.>> Concluse incrociando le braccia.
Tossii vistosamente in modo che tutti mi sentissero e mi rivolgessero l'attenzione.
<<Se non vuole, lascia stare. Sam non è una specie di santo, e poi non sono certo che questa cosa faccia bene a lui, o sbaglio?>>
Guardai Sam in volto.
Gli occhi gelidi e l'espressione glaciale mostravano appena dei segni di affaticamento.
<<Noi Pleiadiani traiamo energia dai nostri soli: sono lontano anni luce dal mio pianeta, quindi devo fare molta attenzione a come uso l'energia.>>
<<E così vi chiamate allora, "Pleiadiani"? Vivete nel sistema delle stelle Pleiadi? Ma com'è possibile? Insomma, ci sono dei pianeti abitati in quell'ammasso stellare? Non credo siano le condizioni migliori per la vita...>>
Era Marte. Tutte quelle domande rivelavano chiaramente il suo interesse per l'astronomia.
Non dimenticherò mai tutte quelle serate passate a fissare il vuoto attraverso un telescopio, sulla cima di una collina, Fedora e gli altri sul punto di andarsene e lui che continuava a ripetere "Ma no, ancora un attimo che regolo il telescopio..."
<<Non esattamente.>> Facemmo io e Sam in coro.
Non mi aveva ancora spiegato quella cosa delle pleiadi, anzi, non si era nemmeno preoccupato di specificare da quale pianeta venisse, ma per qualche ragione sapevo che avrebbe pronunciato quelle parole: conosco i miei polli, anche quelli appena arrivati nel pollaio.
<<Oh ma che carini, fate flic e floc?!>> Fece Fedora con voce da bambina.
<<Fedora!>> Sbottai io fintamente irritato. <<Probabilmente non servirebbe a niente: magari Sam legge anche nel pensiero e...>>
Quando mi resi conto che poteva non trattarsi di una semplice battuta, le parole mi morirono in gola.
Mi voltai verso Sam alzando un sopracciglio.
<<Non è che leggi nel pensiero, vero?>>
Sam fece spallucce.
<<Dubito che tu conosca il significato di quel gesto.>> Puntualizzai.
<<Fuori dalla mia mente!>> Esclamò Mercurio muovendo le mani come se stesse lanciando un incantesimo.
Sam gli rivolse un sorriso, molto diverso da quelli che gli avevo visto fare sulla navetta: non era una semplice imitazione di un'emozione umana, ma vera e propria empatia.
Oppure gli piaceva Mercurio, con quel look casual e i capelli bruni tagliati alla bell'e meglio, il viso spigoloso - ma non ai livelli del Pilota - e gli occhi piccoli e neri: chi sono io per giudicare i gusti di un alieno? Tutta una serie di domande mi balenarono in testa, ma Fedora prese il controllo della discussione, sporgendosi in avanti per guardarmi in faccia.
<<Prima di andare avanti, vorrei ribadire il mio scetticismo su questo incontro "casuale.">>
Si scostò i capelli di lato e parlò con Sam, pur continuando a fissarmi da dietro gli occhiali scuri.
<<Sam, Samael... Come puoi aspettare che noi crediamo che Kernel, per quanto tremendamente soggetto a eventi sorprendenti, si sia imbattuto casualmente in un alieno che per di più viola la legge del suo popolo per assecondarlo nelle sue follie?>>
<<Hey!>>
<<Parlavo dal suo punto di vista, caro.>>
<<Seems legit to me.>> Conclusi schioccando le dita.
Sostenevo il suo sguardo alla perfezione, anche se non potevo vederle gli occhi. Forse guardava Sam.
<<Come puoi dire che ti sembra logico? Ma te le sei fatte le domande giuste? Gli hai dato subito fiducia, tu, che prima di entrare in un bar cerchi i cecchini sui palazzi attorno e esamini la gente all'interno!>>
<<Boh, mi suggeriva fiducia.>>
<<Non hai pensato che potrebbe averti stregato o qualcosa di simile?>>
A parlare era stato Plutone. Fino a quel momento aveva assistito ed ascoltato in silenzio, turbato dalla scenata di Marte, ora invece aveva tirato fuori la testa dal sacco e sembrava appoggiare la tesi di Fedora.
Non sapevo se esserne felice o infastidito.
<<Nah. Ricordi quella volta col mentalista? Eheh.>>
<<Non siamo allo stesso livello, almeno credo.>> Mi fece notare Marte.
<<Potrebbe anche essere una sorta di mentalista avanzato che è entrato nel cervello di tutti noi allo scopo di condurre una qualche specie di esperimento televisivo!>> Propose Mercurio accompagnando l'idea con ampi gesti delle braccia.
<<Ma no, che vi viene in mente. Se mi avesse stregato, ingannato, mentalizizzato o altro lo saprei.>>
<<Ah, non cominciare!>> Inziò Fedora. <<Non cominciare con la storia di te che sai tutto e puoi fare tutto: non farti accecare dal tuo narcisismo.>>
Il suo tono era più preoccupato che bellicoso, ma io sapevo che avevano torto: Sam non ci stava ingannando, anzi, era davvero venuto per consegnarci una sorta di messaggio.
Non sapevo perché, ma ero sicuro di questo.
<<Se non riuscite a fidarvi di me non posso chiedervi di andare avanti.>> Replicò Sam, attirando l'attenzione generale per l'ennesima volta.
<<Se mi chiederete di andarmene, di lasciarvi stare, che il vostro pianeta non vuole sapere ciò che noi abbiamo da comunicare, né il buono, né i pericoli che correte, allora noi ce ne andremo in pace così come siamo venuti.>>
<<Che intendi con "pericoli"? È forse una minaccia?>>
<<No Marte, non è questo che intendo. Oltre noi, ci sono altre razze di alieni che non andranno tanto per il sottile con voi.>>
La voce di Sam era calma e seria.
<<Chi sono?>> Lo incalzò Fedora.
<<Ce ne sono molti. I più pericolosi sono i Rettiliani e i loro alleati. Esseri dalla forma di rettili umanoidi...>>
A quelle parole Plutone ebbe un sussulto e cominciò ad agitarsi e tremare sulla sedia.
<<Plutone? Cosa ti prende?>> Domandai preoccupato.
<<...e credo che lui ne sappia qualcosa.>> Concluse Sam.

To be continued.

-Flip Flap-


#13 AcrossTheDark

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Inviato 26 settembre 2013 - 08:51

Mmmmh sembra scontato ormai che plutone sia stato vittima di abduction, mi piace la piega che la storia sta prendendo lo vorrei proprio vedere sam che fa il culo a qualche lu.certolone, spero pero che il tutto non perda la comicità

#14 Guest_me-me_*

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Inviato 26 settembre 2013 - 09:13

lo sapevo, lo sapevo che Plutone ne sapeva qualcosa!!!

comunque quella ragazza, Fedora, fa domande strane per essere di fronte ad un alieno.

#15 Avagaia

Avagaia

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Inviato 27 settembre 2013 - 06:17

vai cosìììììì la storia è bellissima!!!

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#16 Nehelamite

Nehelamite

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Inviato 27 settembre 2013 - 09:29

Mmmmh sembra scontato ormai che plutone sia stato vittima di abduction, mi piace la piega che la storia sta prendendo lo vorrei proprio vedere sam che fa il culo a qualche lu.certolone, spero pero che il tutto non perda la comicità


Eheh, non darei per scontato nulla con Plutone ;)
La comicità ci sarà sempre, ma la storia si arricchirà ulteriormente e non dico altro :icon_biggrin:

lo sapevo, lo sapevo che Plutone ne sapeva qualcosa!!!

comunque quella ragazza, Fedora, fa domande strane per essere di fronte ad un alieno.


Rappresenta la voce della ragione, mentre io sono quella della fiducia: è quella che più di tutte ha fatto domande logiche.
Del tipo: come fai a fidarti di un alieno appena conosciuto?

vai cosìììììì la storia è bellissima!!!


Grazie, apprezzo il vostro sostegno :D

-Flip Flap-


#17 Nehelamite

Nehelamite

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Inviato 28 settembre 2013 - 03:38

Parte Sesta - Lucertole del Cazzo

Ci voltammo tutti verso Plutone che si contorceva ed emetteva strani versi sulla sua sedia.
Fedora però continuava a scrutare Sam.
<<Sam, fa' qualcosa. Deve avere un attacco epilettico!>> Sbottò Mercurio.
<<Non è così.>> Replicò lapidario.
<<E allora cos'ha? Che volevi dire? Cosa dovrebbe sapere Plutone?>> Lo interrogai io.
<<Precisamente ha detto "Credo che lui ne sappia qualcosa." Strana espressione per un alieno che non sa cosa voglia dire "Gatta da pelare.">> Borbottò Fedora, ma nessuno le prestò attenzione.
<<Rivelati: dimmi il tuo nome! Chi abita questo corpo?>> Ordinò Sam a Plutone, sconcertando tutti i presenti tranne me.
<<Oh my God, chiamate l'exorciccio!>>
Inutile dire che mi attirai le occhiatacce del gruppetto, ma quello era un altro esempio del mio "inopportunismo funzionale", come io stesso lo chiamavo: serve a mantenermi all'erta ma allo stesso tempo rilassato e spensierato. Lavoro meglio così, ma ad alcuni dà fastidio, chissà perché.
Intanto Plutone continuava a tremare, a contorcersi e fare versi. Aveva cominciato persino a fare schiuma dalla bocca: una scena a cui avevo già assistito, ma non vi dico in che contesti.
<<Dobbiamo fare qualcosa...!>> Marte battè un pugno sul tavolo e tentò di afferrare Plutone per le spalle, ma questo si divincolò e balzò agilmente sul tavolo, d'un tratto calmo e immobile.
La sua figura diafana, gli occhi infossati e il viso consunto lo facevano assomigliare a un vampiro: aveva un'espressione ferina che non gli avevo mai visto sfoggiare, nemmeno ai vecchi tempi quando era totalmente sano.
<<Plutone?! Cosa...>> Iniziò Marte.
<<Taci.>> Lo interruppe lui con una voce rauca, gutturale e profonda che mi provocò un lieve fremito, più che d'interesse che di paura, quindi emise un sibilo, come... come un serpente.
Marte sbiancò, Mercurio si passò entrambi le mani fra i capelli fulvi, noi tutti non sapevamo cosa pensare: io valutavo delle soluzioni mentre Fedora... fissava ancora Sam, come se da lui si aspettasse qualcosa.
<<Io sono Samael, Messaggero e Comandante della Federazione Galattica della Luce, nell'ordine dei Serafini. Identificati.>>
Mi stupii poco a sentirlo citare una gerarchia angelica: ormai avevo capito, come anche i miei amici e i miei lettori, che c'era un collegamento fra gli alieni e la mitologia religiosa in generale, ma non era quello il momento per questo genere di domande.
L'imperativo era aiutare Plutone e capire cosa gli stesse succedendo.
<<La Federazione non ti è amica da tanto, Samael il Cad...>> Sibilò Plutone con quella sua nuova voce da posseduto, ma subito fu interrotto.
<<Rispondi alla mia domanda.>> Lo incalzò Sam, con una scintilla d'ira nella voce.
<<Ho più diritto io di essere qui che tu, Sa-ma-el, Pleiadiano.>>
<<Chi sei? Perché sei qui?>> Ripetè il Pleiadiano.
<<Sono Adonakhásh...>> Gli occhi di Sam brillarono per la sorpresa e la sua mano destra si strinse in un pugno.
<<...della Casa di Aln.>>
<<Un erede della linea di Sangue Reale dei Rettiliani, un Draconiano, cosa può mai volere da un umano qualunque? Inoltre, voi avevate giurato di non interferire con gli umani fino al prossimo Ciclo del Sole Galattico. Ti ordino per quanto detto di lasciare quell'umano!>>
L'essere che una volta era Plutone scoppiò in una risata satanica che gli scoprì i denti, adesso dalla forma affilata come quelli di uno squalo.
Fedora a quella vista sussultò e portò le mani al viso.
<<Voi ci avete mentito!>> Ringhiò contorcendo il viso, poi indicò me. <<Lui ne è la prova.>>
<<Moi?>> Feci io in tono distratto. <<Tutta 'sta storia perché lui mi ha dato un passaggio sulla sua navicella al bar con gli amici? Pfff, e tu che controlli un mio amico come una marionetta?>>
<<Taci!>> Il Draconiano mi rivolse uno sguardo furioso.
<<Ma vaffanculo! "Taci" vallo a dire a quella salamandra di tua madre.>>
Fedora per un attimo si dimenticò della situazione e mi schiacciò il cinque: <<"Salamandra di tua madre", davvero Kernel, questa era bellissima...>>
<<Beh, modestamente...>>
Prima che potessi completare la frase, dalla bocca di Plutone fuoriuscì una colonna di fuoco che esplose nella mia direzione, ma io mi diedi uno slancio all'indietro spingendo le gambe sopra il mio corpo e contemporaneamente distesi le braccia come fossero un paio di ali in modo da spostare Fedora e Sam di lato, fuori dalla portata delle lingue di fuoco.
Caddi sul pavimento con tutta la sedia ed evitai le fiamme per un soffio.
Presi una gran botta alla schiena, ma mi riportai subito seduto, in atteggiamento di sfida.
Fedora era al sicuro, ora più vicina a Marte che a me, mentre Sam non si era affatto mosso.
<<Serpentello arrabbiato!>> Feci ancora, estraendo dalla tasca la mia Colt. L'adrenalina a mille.
La mano di Sam mi fermò.
<<No, Kernel.>>
<<Saggia decisione, Pleiadiano. Controlla il tuo esperimento.>> Intimò Adonakhásh sfoggiando un largo sorriso.
Il suo volto somigliava sempre più a quello di un coccodrillo.
Esperimento? Che parola sbagliata da usare: dopotutto, ero io a condurre un "esperimento" fidandomi di Sam.
<<Tu non sai molte cose, umano...>> Mi rivelò il lucertolone.
<<E tu saresti un esempio di "vita extraterrestre intelligente"?>>
<<Davvero credi che un esponente di una delle razze più antiche dell'Universo perda tempo con un pianeta come il tuo e si faccia convincere da un omuncolo come te senza avere un tornaconto personale? Di essere stato nel posto giusto al momento giusto su milioni di ettari di campi di grano in tutto il mondo? Pensaci bene: chi è lo stupido fra noi due?>>
Feci spallucce e risposi: <<Touché. Forse avrei dovuto farmi qualche domanda in più, ma lì per lì mi sembrava un'idea più che sensata.>>
Fedora scosse la testa.
<<Ma come mai il re si mette in prima linea? Qual è il tuo, di secondo fine?>>
Il Draconiano scoppiò in una risata fragorosa e metallica.
<<Tu!>> Mi indicò con il dito ossuto del mio amico, con l'indice di Plutone.
Pensai a dove fosse in quel momento, cosa stava facendo, se fosse intrappolato nella sua stessa mente o boiate del genere... oppure non era mai stato davvero lui? Era forse stato sempre Adonakhásh, che fingeva di essere un amico per indurmi a fidarmi?
E la storia della tossicodipendenza? Un tocco drammatico per rendere più credibile il tutto?
<<No, Kernel.>> Sam interruppe il mio flusso di pensieri: capii che poteva davvero leggere il pensiero. <<"Il trauma" di cui Plutone parlava era un rapimento alieno, da parte dei rettiliani: hanno introdotto la coscienza di uno dei loro capi nella mente del tuo amico tramite tecniche che non ti spiego, perché...>>
<<Perché?>> Fece eco Adonakhásh. <<Diglielo, Samael, ora! Diglielo, Samael il Caduto!>>
Mi guardò negli occhi e io guardai i suoi; non erano più gli occhi di Plutone, non erano gli occhi del mio amico... erano gli occhi di un mostro: l'iride era ambrato, scintillante, e la pupilla aveva la forma di una serratura, esattamente come quella di un rettile.
Caduto? Che voleva dire?
<<Caduto... Sam, sei caduto da qualche parte? Spero tu non ti sia fatto male!>>
<<Ha la stessa ironia spicciola e superflua di Mikael, non trovi, Samael? Anche nelle situazioni più disperate: una delle tante emozioni che imparò vivendo fra gli umani...>>
<<Basta!>> Ordinò Samael, la voce leggermente incrinata. <<Non osare nominarlo!>>
Nella sua mano destra vidi comparire un piccolo vortice di energia azzurra.
Adonakhásh emise un profondo ruggito e iniziò a contorcersi.
Le ossa sembravano spezzarsi, le spalle si alzavano e il torace si protraeva in avanti, così come la bocca le cui labbra spaccate lasciavano scoperti i grossi denti da rettile.
Due grosse protuberanze spuntarono sulla testa di Plutone finché due lunghe corna forarono la cute facendo scorrere dei rigagnoli di sangue sul volto sfigurato e fra i capelli dell'uomo, che ora iniziavano a cadere, secchi come paglia.
La pelle e la carne di braccia, testa e corpo presero a sfogliarsi orribilmente, lasciando scoperta una viscida superficie squamosa rossa come il sangue, così come i vestiti cadevano a brandelli sul tavolino.
La creatura si ingobbì e dalle spalle spuntarono due enormi ali coriacee da pipistrello.
Una sinfonia di ossa stirate, stoffa strappata e ruggiti - o lamenti - faceva da sottofondo a quel macabro spettacolo accompagnato dai versi di stupore dei miei amici e della mia ragazza.
Solo io e Sam eravamo ancora al tavolino, leggermente sprofondato al centro sotto il peso del mostro, io seduto e lui alzato con la mani che emanavano una luce di colore blu scuro.
<<Ondaaaa eneeeergeeeticaaaa!>> Esclamai sorridendo a Sam, dal basso verso l'altro, che per un attimo mi guardò come se io gli ricordassi qualcuno.
<<Kernel, vieni via!>> Mi pregò Fedora, in piedi davanti al bancone trattenuta da Mercurio per un braccio.
Marte si era preoccupato di portar via il barista svenuto sul pavimento e metterlo al riparo con gli altri dall'altro lato del banco e mi lanciava occhiate furiose, forse perché aveva capito che il mio rimanere lì poteva essere un pericolo per Fedora.
<<Fedora vai con gli altri.>> Dissi io placidamente. <<È solo Plutone che si trasforma in un drago sputa-fuoco.>>
Quando ebbi finito e tutti ebbero notato la mia espressione rilassata, Fedora si infilò dietro al bancone, lo sguardo perso che correva da me a Plutone come se stesse seguendo una partita di tennis.
<<Kernel.>> Era Sam.
<<Uhm?>>
<<Indietro.>> Disse, quindi sfoderò i tre paia d'ali e con l'onda d'urto mi sbalzò verso la porta di vetro, proprio mentre la creatura che un tempo era stata Plutone scattava verso di lui, la metamorfosi completata.
Sentii il vetro infrangersi contro la mia spalla sinistra e l'ultima cosa che vidi fu il cielo stellato sopra la mia testa, ora quasi albeggiante.
<<Brutto giorno per questa cazzo di porta.>> Commentai prima di perdere i sensi.

To be continued.


Piccolo commento finale.
Come avevo anticipato, ho arricchito un po' la narrazione con scene movimentate e di combattimento, questo dovrebbe piacere ad Ancan e a Fenomenale :D
Il nome dell'alieno deriva dall'ebraico, una mia speciale composizione costruito con la radice Adona(i)- che vuol dire "Signore" più il termine "nakash" che vuol dire "Serpente"... no, dico giusto per fare lo sborone.

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#18 AcrossTheDark

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Inviato 29 settembre 2013 - 11:49

La salamandra di tua madre ahahaha ( la avra una madre almeno? :D )

La nuova pagina mi piace molto, inevitabile ormai che sei nella merda, secondo me samael è stato esiliato per un qualche errore e tu gli necessiti per porre fine al casino e rientrare nelle grazie degli angelucci, il povero plutone spero che non diventi una sorta di villan della storia, magari sam brucera la coscienza del rettiliano in qualche modo.

Una cosa che mi chiedo è come la prendera kernel (nella storia) se accettasse di aiutare samael in qualche modo metterebbe a rischio la sua ragazza e i suoi amici, vedremo il dafarsi

ps: vai sam spaccagli il culo !!!

#19 Nehelamite

Nehelamite

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Inviato 29 settembre 2013 - 12:14

La salamandra di tua madre ahahaha ( la avra una madre almeno? :D )

La nuova pagina mi piace molto, inevitabile ormai che sei nella merda, secondo me samael è stato esiliato per un qualche errore e tu gli necessiti per porre fine al casino e rientrare nelle grazie degli angelucci, il povero plutone spero che non diventi una sorta di villan della storia, magari sam brucera la coscienza del rettiliano in qualche modo.

Una cosa che mi chiedo è come la prendera kernel (nella storia) se accettasse di aiutare samael in qualche modo metterebbe a rischio la sua ragazza e i suoi amici, vedremo il dafarsi

ps: vai sam spaccagli il culo !!!


Eheh. Ho lasciato con degli interrogativi abbastanza interessanti alla fine dell'ultima puntata.
"La salamandra di tua madre" me lo dico da solo, è stata geniale :D

Poi non so, mi servirebbe anche un grafico o qualcuno che ama - ed ha talento - disegnare in modo da concludere ogni puntata con l'immagine disegnata di una scena.
Qualcuno si offre? :D

-Flip Flap-


#20 silvya

silvya

    kkkhhh??

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Inviato 29 settembre 2013 - 01:27

Eheh. Ho lasciato con degli interrogativi abbastanza interessanti alla fine dell'ultima puntata.
"La salamandra di tua madre" me lo dico da solo, è stata geniale :D

Poi non so, mi servirebbe anche un grafico o qualcuno che ama - ed ha talento - disegnare in modo da concludere ogni puntata con l'immagine disegnata di una scena.
Qualcuno si offre? :D

bel racconto lo sto seguendo anch'io
propongo anarko:barbershop_quartet_ anarko & i suoi sgorbietti;)

...d.dd..ddddddd.d .    .
z.d





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