Vai al contenuto

CoseNascoste Forum uses cookies. Read the Privacy Policy for more info. To remove this message, please click the button to the right:    I accept the use of cookies



Le poesie piu' belle famose e non


  • Per cortesia connettiti per rispondere
1426 risposte a questa discussione

#21 Renè Guènon

Renè Guènon

    Super Utente

  • Validating
  • 7568 messaggi

Inviato 17 febbraio 2010 - 08:53


E lentamente muore


Ma sai che ho da poco scoperto che è un "falso"?. In realtà è di una giornalista e scrittrice brasiliana, tale Martha Meideiros. Sarei curioso di sapere che fine avrebbe fatto senza il nome di Neruda vergato sotto.
  • JustinSob, KamorkasEa, BleatmestBora e 8 altri piace questo

giphy.gif




#22 Giocher

Giocher

    Bannato

  • Bannati
  • 1346 messaggi

Inviato 17 febbraio 2010 - 08:57

Ma sai che ho da poco scoperto che è un "falso"?. In realtà è di una giornalista e scrittrice brasiliana, tale Martha Meideiros. Sarei curioso di sapere che fine avrebbe fatto senza il nome di Neruda vergato sotto.

Scoperto anch'io dopo...anni fa.Tranqilo: pare che lo dichiarò sempre apertamente,visto che fu lui per primo a porsi la tua stessa questione.
LA STRADA DELL'ECCESSO PORTA AL PALAZZO DELLA SAGGEZZA.


#23 George Hale

George Hale

    Super Utente

  • Utenti
  • 5161 messaggi

Inviato 17 febbraio 2010 - 09:12

A costo di far la figura del polveroso scrivo qualcosa del mio poeta preferito da sempre:

A ZACINTO

Né più mai toccherò le sacre sponde
Ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
Del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
Col suo primo sorriso, onde non tacque
Le tue limpide nubi e le tue fronde
L'inclito verso di colui che l'acque

Cantò fatali, ed il diverso esiglio
Per cui bello di fama e di sventura
Baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il,canto avrai del figlio,
O materna mia terra; a noi prescrisse
Il fato illacrimata sepoltura.


IN MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI

Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo
Di gente in gente, mi vedrai seduto
Su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
Il fior de' tuoi gentili anni caduto.

La madre or sol, suo dì tardo traendo,
Parla di me col tuo cenere muto:
Ma io deluse a voi le palme tendo;
E se da lunge i miei tetti saluto,

Sento gli avversi Numi, e le secrete
Cure che al viver tuo furon tempesta,
E prego anch'io nel tuo porto quiete.

Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, l'ossa mie rendete
Allora al petto della madre mesta.

(Ugo Foscolo, Sonetti)

Ciao a tutti


#24 Giocher

Giocher

    Bannato

  • Bannati
  • 1346 messaggi

Inviato 17 febbraio 2010 - 09:17

A costo di far la figura del polveroso scrivo qualcosa del mio poeta preferito da sempre:

Bè..più che del polveroso,direi proprio uno stracciacabasisi angosciante!
Ma a te te lo si perdona..

LA STRADA DELL'ECCESSO PORTA AL PALAZZO DELLA SAGGEZZA.


#25 George Hale

George Hale

    Super Utente

  • Utenti
  • 5161 messaggi

Inviato 17 febbraio 2010 - 09:26

Bè..più che del polveroso,direi proprio uno stracciacabasisi angosciante!
Ma a te te lo si perdona..


Ma dai non è così pesante e angosciante... è pure piacevole da leggere, quando mi è capitato come monografico nell'esame dell'unversità ho fatto i salti di gioia!:)

Ciao a tutti


#26 Giocher

Giocher

    Bannato

  • Bannati
  • 1346 messaggi

Inviato 17 febbraio 2010 - 09:43

Mettiamola così:a un Foscolo si reagisce solo con un mezzo..


LA MORTE SI FUMA I MIEI SIGARI
sai com'è: sono qui ubriaco ancora
una volta
e ascolto Chajkovskij
alla radio.
Gesù, lo sentivo 47 anni
fa
quando ero uno scrittore morto di fame
ed eccolo qui
di nuovo
ora io sono uno scrittore con un po'
di successo
e la morte va
su e giù
per questa stanza
e si fuma i miei sigari
beve qualche sorso del mio
vino
mentre il vecchio Pietro continua a darci dentro
con la sua "Patetica",
ho fatto un bel pezzo di strada
e se ho avuto fortuna è
perché ho tirato bene
i dadi:
ho fatto la fame per l'arte, ho fatto la fame per
riuscire a guadagnare 5 dannati minuti, 5 ore,
5 giorni -
volevo soltanto buttare giù qualche
frase,
il successo, il denaro non importavano:
io volevo scrivere
e loro volevano che stessi alla pressa meccanica,
in fabbrica alla catena di montaggio
volevano che facessi il fattorino in un
grande magazzino.
be', dice la morte, passandomi accanto,
ti prenderò comunque,
non importa quello che sei stato:
scrittore, tassista, pappone, macellaio,
paracadutista acrobatico, io ti
prenderò...
okay, baby, le dico io.
adesso ci beviamo qualcosa insieme
mentre l'una di notte diventano
le 2
e lei solo sa
quando verrà il
momento, ma oggi sono
riuscito a fregarla: mi sono preso
altri 5 dannati minuti
e molto di
più.



.....E cosi:

Crocifisso nel pugno d'un morto

sì, cominciano tra i salici, direi,
i monti inamidati cominciano tra i salici
e vanno via così senza badare
né ai puma né alle pesche
chissà come
questi monti somigliano a una vecchia
con poca memoria e una sporta per la spesa.
siamo in una conca. ecco
l'idea. giù nella sabbia e tra i vicoli,
questa terra trafitta, percossa, divisa,
stretta come un crocifisso nel pugno d'un morto,
questa terra comprata, rivenduta, ricomprata
e ancora venduta, le guerre finite da un pezzo,
tornati gli spagnoli nella Spagna lontana
sempre nel bussolotto, e adesso
agenti immobiliari, lottizzatori, proprietari terrieri, costruttori
di autostrade che discutono. questa è la loro terra
e io ci cammino sopra, ci vivo per un po'
qui dalle parti di Hollywood vedo giovani nelle stanze
che ascoltano vitree registrazioni
e penso anche ai vecchi stanchi di musica
stanchi di tutto, e la morte come suicidio
credo siaqualche volta volontaria, e per avere un pungo d'appoggio
qui sulla terra è meglio ritornare
al Grand Central Market, vedere le vecchie messicane,
i poveri... sono certo che hai visto queste stesse donne molti anni prima
discutere
con gli stessi giovani impiegati giapponesi
spiritosi, intelligenti e dorati
tra i loro mucchi di arance, di mele,
avocado, pomodori, cetrioli -
e sai che aspetto hanno, hanno davvero un bellissimo aspetto
ti sembra che potresti mangiarteli tutti
accendere un sigaro e, col fumo disfarti del mondo cattivo.
poi è meglio tornare nei bar, gli stessi bar
lignei, verdi, spietati, stantii
col giovane poliziotto di passaggio
terrorizzato e in cerca di guai
e la birra è sempre cattiva
ha un sapore che si confonde già col vomito
e la putrefazione, devi farti forza tra le ombre
per ignorarlo, ignorare i poveri e te stesso
e la borsa della spesa che tieni tra le gambe
bella piena di avocado, arance e pesce fresco
e bottiglie di vino, chi ha bisogno di un inverno
come quelli di Ford Lauderdale?
25 anni fa c'era sempre una battona
con una membrana su un occhio, che era troppo grassa
e faceva campanule d'argento con la stagnola
delle sigarette. allora il sole sembrava più caldo
anche se forse non era affatto vero
e tu porti fuori la borsa
della spesa e cammini per la strada
e la birra verde ti resta là sospesa
proprio sopra lo stomaco come
uno scialle corto e vergognoso,
e tiguardi intorno e non vedi
più
vecchi.
"Hanck" Charles Bukowski

  • API piace questo
LA STRADA DELL'ECCESSO PORTA AL PALAZZO DELLA SAGGEZZA.


#27 zavijava

zavijava

    Utente Intergalattico

  • Utenti
  • 28334 messaggi

Inviato 17 febbraio 2010 - 10:03

Riporto a galla Shakespeare, con un suo sonetto:

Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami,
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso.
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto,
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino,
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita.


Se due punti sono destinati a toccarsi, l’universo troverà sempre un modo di metterli in collegamento, anche quando ogni speranza sembra persa...
...alcuni legami non si possono spezzare…. definiscono quello che siamo….quello che possiamo diventare.
Attraverso lo spazio, attraverso il tempo, lungo percorsi che non possiamo prevedere… la natura trova sempre una via.

#28 Giocher

Giocher

    Bannato

  • Bannati
  • 1346 messaggi

Inviato 17 febbraio 2010 - 10:19

Semper fidelis,Willy,chiunque tu fossi..

Ti comparerò dunque a giornata d'estate?
Tu sei ben più leggiadro e meglio temperato:
Ruvidi venti sferzano i soavi boccioli di maggio
E il termine d'estate troppo ha breve durata;
Troppo ardente talvolta splende l'occhio del cielo,
E sovente velato è il suo aureo sembiante,
E ogni bellezza alla fine decade dal suo stato,
Spoglia dal caso, o dal mutevole corso di natura:
Ma la tua eterna estate non potrà mai svanire
Né perdere il possesso delle tue bellezze,
Né la Morte vantarsi di averti nell'ombra sua,
Poiché tu crescerai nel tempo in versi eterni.
Sin che respireranno uomini, e occhi vedranno
Di altrettanto vivranno queste rime, se a te daranno vita.


Due amori ho, per disperazione e per diletto,

Due spiriti che fanno da suggeritore,

L’angelo migliore è un uomo biondo perfetto,

Donne è il peggiore spirito, di mal colore.

Per piombarmi all’inferno il mio femineo male

Adesca il mio angelo buono dal mio fianco,

Di corrompere il santo in dèmone si cale,

Ne insidia la purezza con immondo incanto.

E se quell’angelo mio sia in demonio vòlto

Lo posso sospettare, ma non certo dire,

L’un l’altro amici, ma e l’uno e l’altro a me tolto,

Un angelo nell’inferno altrui, posso arguire.

Eppure mai lo saprò, nel dubbio mi stia
Finché il malo angelo il buono scarichi via.





Ma un sonetto de noartri,no?
Giacomo da Lentini
Lo badalisco a lo specchio lucente
Tragg’a morire con isbaldimento;
lo cesne canta più gioiosamente
da ch’egli è presso a lo suo finimento;

lo paon turba istando più gaudente
quand’ai suoi piedi fa riguardamento;
l’augel fenice s’arde veramente
per ritornare a novel nascimento.

A·ttai nature sentom’abenuto,
c’a morte vado allegro a le bellezze,
e forzo ’l canto presso a lo finire;

estando gaio torno dismaruto,
aredndo in foco ’nao in allegrezze:
per voi, più gente, a cui spero redire.



LA STRADA DELL'ECCESSO PORTA AL PALAZZO DELLA SAGGEZZA.


#29 Guest_olivia_*

Guest_olivia_*
  • Ospiti

Inviato 17 febbraio 2010 - 10:34

Caro Collega, mi consenta....


Una Cecala, che pijava er fresco
all'ombra der grispigno e de l'ortica,
pe' da' la cojonella a 'na Formica
cantò 'sto ritornello romanesco:

- Fiore de pane, io me la godo, canto e sto benone,
e invece tu fatichi come un cane.
- Eh! da qui ar bel vedé ce corre poco:
- rispose la Formica - nun t'hai da crede mica
ch'er sole scotti sempre come er foco!
Amomenti verrà la tramontana: commare, stacce attenta...

- Quanno venne l'inverno la Formica se chiuse ne la tana.
ma, ner sentì che la Cecala amica seguitava a cantà tutta contenta,
uscì fòra e je disse: - ancora canti? ancora nu' la pianti?
- Io? - fece la Cecala - manco a dillo:
quer che facevo prima faccio adesso;
mó ciò l'amante: me mantiè quer Grillo
che 'sto giugno me stava sempre appresso.
Che dichi? l'onestà? Quanto sei cicia!
M'aricordo mi' nonna che diceva:
Chi lavora cià appena una camicia,
e sai chi ce n'ha due? Chi se la leva.

( Trilussa )

#30 Guest_Petalo_Nero_*

Guest_Petalo_Nero_*
  • Ospiti

Inviato 17 febbraio 2010 - 11:17

Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond'io nudriva 'l core
in sul mio primo giovenile errore
quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,

del vario stile in ch'io piango et ragiono
fra le vane speranze e 'l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.

Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;

et del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,
e 'l pentersi, e 'l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.


O cameretta che già fosti un porto
a le gravi tempeste mie diürne,
fonte se' or di lagrime nocturne,
che 'l dí celate per vergogna porto.

O letticciuol che requie eri et conforto
in tanti affanni, di che dogliose urne
ti bagna Amor, con quelle mani eburne,
solo ver 'me crudeli a sí gran torto!

Né pur il mio secreto e 'l mio riposo
fuggo, ma piú me stesso e 'l mio pensero,
che, seguendol, talor levommi a volo;

e 'l vulgo a me nemico et odïoso
(chi 'l pensò mai?) per mio refugio chero:
tal paura ò di ritrovarmi solo.


Petrarca (Canzoniere)


La pioggia nel pineto


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.


Gabriele D'Annunzio




#31 Fran85

Fran85

    Utente Junior

  • Utenti
  • 65 messaggi

Inviato 18 febbraio 2010 - 11:02

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.
Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice
"Grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo il concentrato aroma che ascese dalla terra".

#32 Menkalinan

Menkalinan

    quark charm

  • Utenti
  • 3294 messaggi

Inviato 18 febbraio 2010 - 02:56

Il mio amato e ombroso Leopardi.

L' Infinito
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

(Giacomo Leopardi 19° secolo)

La scienza non può svelare il mistero fondamentale della natura. E questo perché, in ultima analisi, noi stessi siamo parte dell'enigma che stiamo cercando di risolvere. (Max Planck)


#33 Guest_PiccoloSalice_*

Guest_PiccoloSalice_*
  • Ospiti

Inviato 18 febbraio 2010 - 03:47

:wink::eek: Sono ancora tutta sconvolta dall'emozione...Ma come ho potuto non accorgermi di questo 3d??????Io che mi nutro di poesie (degli altri, ovviamente :cool:)...

Ma vieeeeeniiiiiiiiiiiii

Allora, da dove cominciare? Le mie preferite saranno almeno un centinaio.
Per motivi di "fedeltà", per primo, il "mio" Camillo Sbarbaro...Ideale per esprimere alla persona amata i moti del proprio cuore;)

Ora che sei venuto,
che con passo di danza sei entrato
nella mia vita
quasi folata in una stanza chiusa –
a festeggiarti, bene tanto atteso,
le parole mi mancano e la voce
e tacerti vicino già mi basta.


Personalmente l'avrei terminata così :D e dedicata a chi so io (già fatto) mi pare già perfetta ma io non ne capisco niente e del resto "lui" ha ritenuto di dover continuare....sicché:rolleyes:


Il pigolìo così che assorda il bosco
al nascere dell’alba, ammutolisce
quando sull’orizzonte balza il sole.


Ma te la mia inquietitudine cercava
quando ragazzo
nella notte d’estate mi facevo
alla finestra come soffocato:
che non sapevo, m’affannava il cuore.
E tutte tue sono le parole
che, come l’acqua all’orlo che trabocca,
alla bocca venivano da sole,


l’ore deserte, quando s’avanzavan
puerilmente le mie labbra d’uomo
da sé, per desiderio di baciare



E adesso una o due di Tagore, deliziose miniature, capolavori di una bellezza semplice, squisita, struggenti nella loro spontanea freschezza...Sempre per la stessa persona...




Io desidero te, solo te.
Il mio cuore lo ripete infinitamente.
Sono false e vuote
le esigenze che di continuo
mi distolgono da te.


Come la notte nel buio
nasconde il desiderio della luce,
così al culmine della mia incoscienza
risuona questo grido:
"Io desidero te, solo te".


Come il monsone che vuole finire
nella calma, anche se la sua lotta
è furiosa, così la mia ribellione
s'oppone al tuo amore anche se grida:
"Io desidero te, solo te".




Sì, lo so, non è che il mio amore
questa luce d'oro che danza sulle foglie,
queste pigre nuvole che navigano in cielo,
questo vento che passa,
accarezzandola mia fronte
con la sua freschezza.
La luce del mattino mi ha inondato la vista:
è questo il tuo messaggio al mio cuore.
Chini il viso, i tuoi occhi fissano i miei,
il mio cuore tocca i tuoi piedi..



Mi si consenta infine un piccolo ritorno alla crepuscolarità e all'ineffable dolcezza della poesia ermetica...Massimo, splendido, eccelso esponente Giuseppe Ungaretti; scolpisce poche e scarne parole sulla pietra, come epitaffi su una lapide eppure riesce a dire tutto, ma tutto...
Oltre ai "gioielli" menzionati da Ransie io mi permetto di aggiungere:


"Fra un fiore colto e l'altro donato l'inesprimibile nulla"..




L'indimenticabile "San Martino"...non esistono parole sufficienti a elogiarne la bellezza..





San Martino del Carso

Di queste case




Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
E’ il mio cuore
Il paese più straziato



E, infine, "NATALE", una poesia che è diventata quasi un mantra, per me, indipendentemente dal periodo dell'anno in cui ci troviamo...



Non ho vogliadi tuffarmi
in un gomitolo di strade
Ho tanta stanchezza sulle spalle
Lasciatemi così
come una cosa posatain un angolo
e dimenticata
Qui non si sente altroche il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole di fumodel focolare




Scusate ma ce ne sono talmente tante ...e talmente belle da togliere il respiro..

Come si puo', ad esempio, dimenticare il senso della vita secondo Montale, nel suo "Meriggiare pallido e assorto"


Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.


Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.


Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.


E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.



che contrasta in modo stridente con l'ottimistica visione di un sereno Sandro Penna:


La vita...è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all'alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell'aria pungente



Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l'azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori

un mare tutto fresco di colore.

E ancora un'altra visione, piu' cupa, piu' introversa, ritratta in un delizioso acquerello, del "mio":D:p Camillo Sbarbaro, un poeta che amo moltisimo e dai cui versi traspare ogni moto dell'anima

La bambina che va sotto gli alberi
non ha che il peso della sua treccia,
un fil di canto in gola.
Canta sola
e salta per la strada; ché non sa
che mai bene più grande non avrà
di quel po' d'oro vivo per le spalle,
di quella gioia in gola.
A noi che non abbiamo
altra felicità che di parole,
e non l'acceso fiocco e non la molta
speranza che fa grosso a quella il cuore,
se non è troppo chiedere, sia tolta
prima la vita di quel solo bene.
(Camillo Sbarbaro - La bambina che va sotto gli alberi)



Ce ne sarebbero ancora a tonnellate..Mi permetto di trascriverne soltanto un'altra, per me paricolarment significativa e non soltanto perché coinvolge il mio "nick"...:D L'indimenticabile, unica, inarrivabile "Alle fonde dei Salici", di Salvatre Quasimodo..


  • ALLE FRONDE DEI SALICI.




  • E come potevano noi cantare
    Con il piede straniero sopra il cuore,
    fra i morti abbandonati nelle piazze
    sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
    d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
    della madre che andava incontro al figlio
    crocifisso sul palo del telegrafo?
    Alle fronde dei salici, per voto,
    anche le nostre cetre erano appese,
    oscillavano lievi al triste vento.


    Ogni volta, ma proprio ogni volta che la leggo, nonostante siano passati tanti anni, quasi una vita, dalla prima volta, mi colpisce ancora come un pugno in pieno stomaco; una commozione inesprimibile....


Messaggio modificato da lesena1, 20 febbraio 2010 - 11:25
unito post


#34 Guest_Petalo_Nero_*

Guest_Petalo_Nero_*
  • Ospiti

Inviato 20 febbraio 2010 - 07:56

Sempre Petrarca, il poeta antico della mia antica e tormentata "adolescenza" :D:roll:



Solo et pensoso i più diserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
et li occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l'arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché ne li atti d'allegrezza spenti
di fuor si legge com' io dentro avampi.

Sì ch'io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch'è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né si selvagge
cercar non so, ch'Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co · llui.



Amor piangeva, et io con lui talvolta,
dal qual miei passi non fur mai lontani,
mirando per gli effecti acerbi et strani
l'anima vostra dei suoi nodi sciolta.

Or ch'al dritto camin l'à Dio rivolta,
5
col cor levando al cielo ambe le mani
ringratio lui che' giusti preghi humani
benignamente, sua mercede, ascolta.

Et se tornando a l'amorosa vita,
per farvi al bel desio volger le spalle,
10
trovaste per la via fossati o poggi,

fu per mostrar quanto è spinoso calle,
et quanto alpestra et dura la salita,
onde al vero valor conven ch'uom poggi.



Questa invece è l'unica poesia di Leopardi che mi piace

Immagine inserita

O graziosa luna, io mi rammento
che, or volge l’anno, sovra questo colle
io venia pien d’angoscia a rimirarti:
e tu pendevi allor su quella selva
siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
il tuo volto apparia, che travagliosa
era mia vita: ed è, né cangia stile,
o mia diletta luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l’etate
del mio dolore. Oh come grato occorre
nel tempo giovanil, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l’affanno duri!

Anche se non proprio degna di essere annoverata tra i lumi della Poesia, incollo qui la bellissima preghiera/poesia di San Francesco, datata 1225

Cantico di Frate Sole

Altissimo, onnipotente, bon Signore,
tue so le laude, la gloria e l'onore e onne benedizione.
A te solo, Altissimo, se confano
e nullo omo è digno te mentovare.
Laudato sie, mi Signore, con tutte le tue creature,
spezialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno, e allumini noi per lui.
Ed ello è bello e radiante cun grande splendore:
de te, Altissimo, porta significazione.
Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle:
in cielo l'hai formate clarite e preziose e belle.
Laudato si, mi Signore, per frate Vento,
e per Aere e Nubilo e Sereno e onne tempo
per lo quale a le tue creature dai sustentmento.
Laudato si, mi Signore, per sor Aqua,
la quale è molto utile e umile e preziosa e casta.
Laudato si, mi Signore, per frate Foco,
per lo quale enn'allumini la nocte:
ed ello è bello e iocundo e robustoso e forte.
Laudato si, mi Signore, per nostra matre Terra,
la quale ne sostenta e governa,
e produce diversi fructi con colorati flori ed erba.
Laudato si, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quelli che 'l sosterrano in pace,
ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale
da la quale nullo omo vivente pò scampare.
Guai a quelli che morrano ne le peccata mortali!
Beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime voluntati
ca la morte seconda no li farà male.
Laudate e benedicite mi Signore,
e rengraziate e serviteli cun grande umilitate.


:)

http://www.iltaccodi...c/sole alba.bmp



#35 Giocher

Giocher

    Bannato

  • Bannati
  • 1346 messaggi

Inviato 20 febbraio 2010 - 11:57

Questa,invece,è l'unica mia sopportabile del Recanatese:
CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE NELL'ASIA
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
la vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
move la greggia oltre pel campo, e vede
greggi, fontane ed erbe;
poi stanco si riposa in su la sera:
altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?
Vecchierel bianco, infermo,
mezzo vestito e scalzo,
con gravissimo fascio in su le spalle,
per montagna e per valle,
per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
al vento, alla tempesta, e quando avvampa
l'ora, e quando poi gela,
corre via, corre, anela,
varca torrenti e stagni,
cade, risorge, e piú e piú s'affretta,
senza posa o ristoro,
lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
colà dove la via
e dove il tanto affaticar fu vòlto:
abisso orrido, immenso,
ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
è la vita mortale.
Nasce l'uomo a fatica,
ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
per prima cosa; e in sul principio stesso
la madre e il genitore
il prende a consolar dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
l'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
con atti e con parole
studiasi fargli core,
e consolarlo dell'umano stato:
altro ufficio piú grato
non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
perché reggere in vita
chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
perché da noi si dura?
Intatta luna, tale
è lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
e forse del mio dir poco ti cale.
Pur tu, solinga, eterna peregrina,
che sí pensosa sei, tu forse intendi,
questo viver terreno,
il patir nostro, il sospirar, che sia;
che sia questo morir, questo supremo
scolorar del sembiante,
e perir dalla terra, e venir meno
ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
il perché delle cose, e vedi il frutto
del mattin, della sera,
del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
rida la primavera,
a chi giovi l'ardore, e che procacci
il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
che son celate al semplice pastore.
spesso quand'io ti miro
star cosí muta in sul deserto piano,
che, in suo giro lontano, al ciel confina;
ovver con la mia greggia
seguirmi viaggiando a mano a mano;
e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante facelle?
che fa l'aria infinita, e quel profondo
infinito seren? che vuol dir questa
solitudine immensa? ed io che sono?
Cosí meco ragiono: e della stanza
smisurata e superba,
e dell'innumerabile famiglia;
poi di tanto adoprar, di tanti moti
d'ogni celeste, ogni terrena cosa,
girando senza posa,
per tornar sempre là donde son mosse;
uso alcuno, alcun frutto
indovinar non so. Ma tu per certo,
giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
che degli eterni giri,
che dell'esser mio frale,
qualche bene o contento
avrà fors'altri; a me la vita è male.
O greggia mia che posi, oh te beata,
che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
quasi libera vai;
ch'ogni stento, ogni danno,
ogni estremo timor subito scordi;
ma piú perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
tu se' queta e contenta;
e gran parte dell'anno
senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
e un fastidio m'ingombra
la mente, ed uno spron quasi mi punge
sí che, sedendo, piú che mai son lunge
da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
e non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
o greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
se tu parlar sapessi, io chiederei:
- Dimmi: perché giacendo
a bell'agio, ozioso,
s'appaga ogni animale;
me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale? -
Forse s'avess'io l'ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
piú felice sarei, dolce mia greggia,
piú felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
forse in qual forma, in quale
stato che sia, dentro covile o cuna,
è funesto a chi nasce il dí natale.

Simpatico anche leggerla in autografo
LA STRADA DELL'ECCESSO PORTA AL PALAZZO DELLA SAGGEZZA.


#36 SPACE COWBOY

SPACE COWBOY

    Utente Junior Plus

  • Utenti
  • 213 messaggi

Inviato 20 febbraio 2010 - 07:54

...ovviamente il titolo è ironico...

riporto di seguito un brano tratto dalla Divina Commedia... personalmente uno dei canti più belli di tutta l'opera, indubbiamente quello che ha dato qualcosa in più.

I' cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggieri». 75
Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno». 78
Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri nol niega!». 81
Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere, dal voler portate; 84
cotali uscir de la schiera ov'è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettüoso grido. 87
«O animal grazïoso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno, 90
se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso. 93
Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che 'l vento, come fa, ci tace. 96
Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui. 99
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. 102
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona. 105
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte. 108
Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso, e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?». 111
Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!». 114
Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio. 117
Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?». 120
E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore. 123
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice. 126
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto. 129
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse. 132
Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso, 135
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante». 138
Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangëa; sì che di pietade
io venni men così com'io morisse. 141
E caddi come corpo morto cade.

#37 Menkalinan

Menkalinan

    quark charm

  • Utenti
  • 3294 messaggi

Inviato 21 febbraio 2010 - 11:02

Pochi versi che dicono tanto ;)

Una sublime sintesi della condizione umana...

ED E’ SUBITO SERA

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Salvatore Quasimodo

La scienza non può svelare il mistero fondamentale della natura. E questo perché, in ultima analisi, noi stessi siamo parte dell'enigma che stiamo cercando di risolvere. (Max Planck)


#38 Giocher

Giocher

    Bannato

  • Bannati
  • 1346 messaggi

Inviato 21 febbraio 2010 - 11:12

Erbe nebbia
fra acque silenti
il tramonto


Yosa Buson

Desolazione invernale
in un mondo d'un solo colore
il suono del vento


Shiki
LA STRADA DELL'ECCESSO PORTA AL PALAZZO DELLA SAGGEZZA.


#39 Guest_PiccoloSalice_*

Guest_PiccoloSalice_*
  • Ospiti

Inviato 21 febbraio 2010 - 07:34

Un piccolo omaggio a un altro poeta che amo molto, la cui antica saggezza a fatica traspare dai versi essenziali e sbarazzini, camuffati di gioia infantile, dalle parole con cui ama giocare. E le sue poesie sono autentiche "chicche" da rinfilare e gustare una dietro l'altra, come ciliegine:


SANDRO PENNA



Il mare è tutto azzurro
Il mare è tutto calmo
nel cuore è quasi un grido di gioia
e tutto è calmo



Se la vita sapesse il mio amore!
me ne andrei questa sera lontano.
Me ne andrei dove il vento mi baci
dove il fiume mi parli sommesso.
Ma chi sa se la vita somiglia
al fanciullo che corre lontano ...



lo vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita.



La tenerezza tenerezza è detta
se tenerezza cose nuove dètta




E l'ora in cui si baciano i marmocchi
assonnati sui caldi ginocchi.
Ma io, per lunghe strade, coi miei occhi
inutilmente. lo, mostro da niente




Come è bella la luna di dicembre
che guarda calma tramontare l'anno.
Mentre i treni si affannano si affannano
a quei fuochi stranissimi ella sorride.




Torna un pensier d'amore
nel cuore stanco, come
nel tramonto invernale
ritorna contro il sole
il fanciullo alla casa




I tuoi calmi spettacoli. La vita.
L'amore che li lega. Sole sul colle.
E più tardi la luna. Aiuto, aiuto!



Andiamo, andiamo disperatamente
ancora insieme ne la notte fonda
e lieve e vellutata dell'estate.


Ogni giorno era bello. In cuor la vita
cresceva come vela a mare colmo.
Ogni gioia che era in cuor finita
rieresceva nel cuor di vita colmo


Nella notte profonda
si consumano le stelle.
Un dolore m'inonda:
un amor di cose belle.




#40 Menkalinan

Menkalinan

    quark charm

  • Utenti
  • 3294 messaggi

Inviato 22 febbraio 2010 - 02:52

Per riflettere un pò ....:roll:

Se questo è un uomo.


Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

La scienza non può svelare il mistero fondamentale della natura. E questo perché, in ultima analisi, noi stessi siamo parte dell'enigma che stiamo cercando di risolvere. (Max Planck)





2 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 2 visitatori, 0 utenti anonimi