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Astrologie a confronto


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70 risposte a questa discussione

#1 merenseth

merenseth

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Inviato 23 aprile 2009 - 08:06

Ho aperto questo thread cosi' io, pier e tutti quelli che conoscono un qualche tipo di astrologia possiamo mettere a confronto i vari sistemi.

Mi ricollego al discorso di Pier sui sufi... I sufi sono una corrente musulmana molto particolare, in effetti...

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTA8PxyCUZPcW2l5OEEg3sHD1hPDfiIva20XvaCt7dM3qYRFjjv4w

"He said shut up to me!"


#2 pier

pier

    Utente Senior

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Inviato 24 aprile 2009 - 07:15

ASTROLOGIA VEDICA.
I Veda
La parola Veda vuol dire conoscenza.
La letteratura che si riunisce sotto il nome di Veda racchiude in se' una varietà di testi, che vanno dalle correnti religioso/filosofiche più antiche e primitive, a quelle più complesse, tutti scritti dai quali ne sono derivati altri successivamente, ma che hanno in comune una nascita molto più vecchia di quella che si pensi, intendendo con questo che esistevano già prima di esser stati tramandati per via scritta.
L’astrologia vedica o jyotish (la scienza della luce) fa parte dei testi vedici .
La Carta Natale Vedica non ha una forma rotonda come quella Occidentale, ma quadrata . Ci sono due diversi tipi di Carta, uno in uso nell'India del sud ed uno in uso nell'India del Nord. Nello schema in uso nel Nord India, detto a diamante, e' posto l'accento sulle Case, mentre in quello del Sud India l'attenzione e' incentrata sui Segni.
Ciascuno e' libero di adottare quello che preferisce, in quanto non cambia assolutamente nulla ai fini dell'esattezza della stesura.
In India viene utilizzato il sistema delle case uguali , cioe' senza tenere conto del grado preciso in cui cade l'inizio (cuspide) della Prima Casa (Ascendente). Se l'Ascendente inizia a 2 gradi del Toro, ad esempio, la Prima Casa cade tutta nel Toro. Questo accade anche se l'Ascendente inizia a 29 gradi del Toro : la Prima Casa e' sempre nel Toro, anche se ci troviamo negli ultimi gradi, e la Seconda Casa inizia a 1° dei Gemelli. Questo sistema sembra imperfetto, ma non lo e', produce invece degli ottimi risultati.

Immagine inserita

#3 pier

pier

    Utente Senior

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Inviato 24 aprile 2009 - 11:56

ASTROLOGIA VEDICA 1.
L'Astrologia vedica viene divisa in tre parti:
1) La parte astronomica. A sua volta divisa in due classi:
 Quella, che si occupa dei calcoli astronomici e matematici (Astronomia)
 Quella che studia la struttura dell'universo (Astrofisica)

2) La parte che tratta degli eventi mondiali come l’andamento dei raccolti, il clima, le catastrofi naturali, ecc.

3) La parte chetratta l'Oroscopo degli esseri umani e a sua volta divisa in quattro classi:

 Quella che interpreta la carta natale e predice il futuro (Astrologia previsionale)

 Quella che risponde alle domande formulate basandosi sull'ora e il luogo in cui vengono fatte (Astrologia oraria)

 Quella che predice il futuro basandosi su segni o auspici che arrivano dall'ambiente circostante (Astrologia ambientale)

 Quella che sceglie il momento più propizio per compiere o pianificare un'azione di qualsiasi tipo (Astrologia temporale)

Vero gioiello dell’Astrologia classica è il sistema delle predizioni, la cui estrema accuratezza tra le arti divinatorie la rende la materia previsionale per elezione.
All'interno di tali argomenti, esistono diverse scuole d’interpretazione, le tre più importanti sono:

1) La Parashari
2) La Jaimini
3) La Thajaka

Universalmente la scuola più applicata è il sistema di Parashari. In essa, sono spesso inclusi, anche se non ne fanno direttamente parte, altri sistemi di divinazione come la chiromanzia (1) , la lettura del respiro e diversi tipi di oracoli.

Quello che l'Astrologo vedico annota nelle sue tabelle è quello che si vede realmente nel cielo. Gli Astrologi hanno bisogno di conoscere le posizioni corrette dei pianeti e delle stelle fisse in ogni preciso momento per ogni luogo della Terra. Note le posizioni delle costellazioni e dei pianeti, l’Astrologo può costruire degli specchietti che rappresentano queste posizioni e da questi trarre una lunga serie di conclusioni.

Ogni momento in ogni luogo ha una rappresentazione grafica, tabella o “Carta Natale” che sia. Durante l’epoca di quei grandi saggi non c’era nessuna distinzione tra Astronomia e Astrologia. In realtà tutte le culture antiche consideravano l'Astrologia una vera scienza interdipendente all'Astronomia, e non in contrasto a lei come avviene attualmente in occidente. Questa discordia tra aspetti dello stesso sapere è semplicemente assurda ed è indice di grande povertà spirituale.

(1) La chiromanzia in India viene chiamata Hast Jyotish
Secoli fa, i saggi indiani trascrissero la sapienza dei Veda in sei testi fondamentali noti come Vedanga (o membra del corpo dei Veda ). Uno dei principali tra questi rami - lo
Jyotish - rappresenta “l’occhio" dei Veda. Jyotish che tradotto letteralmente significa "signore della luce". è lo studio degli effetti della luce - in particolare. la luce degli astri: il Sole, la Luna. le stelle e i pianeti – sugli esseri umani.
Lo stesso Jyotish comprende molti trattati di insegnamento. Uno di essi, il Samudrik Shastra, che si traduce con "oceano di conoscenza” , consiste in un sistema di interpreta­zione delle caratteristiche del corpo umano(morfologia umana). Proprio come la Terra fa parte del sistema solare, che a sua volta appartiene alla galassia della Via Lattea - ed essa stessa non rappresenta che una piccola parte dell'universo - così ognuno di noi è un microscopico universo con galassie. costellazioni e sistemi solari. Ogni cellula con i suoi protoni. neutroni ed elettroni è un sistema solare in miniatura. Il corpo umano è costruito secondo schemi che si ripetono fino al livello più microscopico: si pensi ad esempio al sistema circolatorio, con le sue diramazioni di diversa dimensione, vasi sanguigni. arterie. vene e vasi capillari. La configurazione delle linee della mano segue uno schema simile di diramazioni su scala multipla.
All'interno del Samudrik Shastra vi sono molte branche di conoscenza, come la grafologia (studio della scrittura), la frenologia (studio della struttura del cranio) e la chi­romanzia, che in India è nota come hast jyotish, cioè lo studio degli effetti della luce ema­nata dai corpi celesti sulla mano (hast).
Un buon astrologo vedico consulta anche la mano per avere delle conferme circa una interpretazione astrologica.
Pier



#4 pier

pier

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Inviato 24 aprile 2009 - 01:31

ASTROLOGIA VEDICA 2.
La figura dell'Astrologo
L'Astrologia orientale enfatizza una forte base etica e spirituale dell'Astrologo. Durante l'era classica dei grandi Saggi, l'Astrologo aveva una grande conoscenza di:

·Astronomia
·Matematica
·Numerologia (I numeri sono collegati ai pianeti)
·Filosofia
·Disciplina Spirituale
·Ginnastica (hata Yoga)
·Medicina , Erboristeria , Terapia (Ayur Veda- Medicina vedica o indiana )
·Gemmologia (Jyotish /pietre dei pianeti)
·Meditazione con le preghiere (Mantra)
·Dialogo con gli spiriti (Pitri),Esorcismo,Benedizioni e Maledizioni (Atharva veda circa 6000 versi di preghiere , riti, incantesimi )
Chi conosce l’arte d’interpretazione del linguaggio stellare, ha altissime responsabilità sociali, dà i nomi ai bambini, combina e benedice i matrimoni, prescrive gemme e talismani, erbe e preghiere per difendersi dalle influenze negative dei pianeti, salmodia gli inni e compie i sacri rituali per rendere propizi gli influssi dei vari pianeti.

L'Astrologo dovrebbe essere un sacerdote, un mistico, un insegnante spirituale, ma in primo luogo soprattutto un amico, un consigliere e un terapeuta.

L’ Astrologo attraverso un corretto uso dell'Astrologia è capace di alleviare quella che è forse la paura più grande degli esseri umani, l'incertezza e l'ansia del futuro.

L'etica professionale chiede al professionista di non chiedere mai soldi “a tariffa” ma accettare sempre quanto viene donato, di accogliere tutti i clienti che arrivano, che siano ricchi o poveri e senza nessuna distinzione di religione o altro
Pier




#5 silvya

silvya

    kkkhhh??

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Inviato 24 aprile 2009 - 10:17

Questa nasce dalla teoria che inizialmente esisteva solo un "brodo primordiale" che atraverso la teoria del caos, ognuno e ogni cosa ha preso coscienza di sè, così come i pianeti hanno fatto ordine e creato lo spazio e così come gli dei ognuno padrone di ogni pianeta; hanno creato la vita sulla terra e dato una coscienza agli esseri viventi. I pianeti regolano l'universo nel suo ordine come lo conosciamo e vengono a loro volta regolati da ciò che li circonda, i loro signori che sono al di sopra di noi ma vengono considerati anche elementi più semplici di noi influenzano e si lasciano influenzare dagli altri signori e tutto ciò ricade sulla terra facendo si che il caos non invada questo pianeta e lo renda abitabile. Penso di poter omettere adesso di elencare tutti i segni dello zodiaco perchè si sà quali e quanti ne sono. Adesso qualsiasi sia il segno e le complicanze di un tema natale, L'oroscopo occidentale divide il corpo a metà in verticale e definisce che il lato sinistro è quello materno e della crescita interiore ed emotiva, destra padre lato pratico e la forza dell' individuo.

#6 pier

pier

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Inviato 25 aprile 2009 - 07:39

Differenze tra il sistema astrologico indù o vedico o Jyotish e quello occidentale (del prof. Barillà)

Occorre dire subito che vi sono profonde differenze tra il sistema indù e quello occidentale.


Esse si possono riassumere in:
  • differenza di atteggiamento culturale
  • differenza di zodiaco
  • differenza di tecnica interpretativa (numero e significato dei pianeti, uso degli asterismi, uso di diverse carte oroscopiche, sistemi previsionali)

DIFFERENZA DI ATTEGGIAMENTO




In India, l'astrologo viene interpellato per dare risposte a quesiti squisitamente di carattere pratico che riguardano per es. quanti figli si avranno, se saranno maschi o femmine, quando saranno concepiti. Ci si aspetta di sapere le probabilità di successo nella vita, se il matrimonio sarà felice, se si vivrà a lungo, se si compreranno case e terre. Si vuole conoscere quale professione intraprendere e così via.
Si è poco interessati alla propria personalità, psicologia e motivazioni interiori. (Astro-logos pag.49)
L'astrologia indù è strettamente collegata alla legge del Karma, che presuppone il ciclo delle rinascite. Secondo questa concezione, l'uomo deve soffrire le conseguenze delle proprie azioni, anche se c'è libertà di agire o non agire. Non si può sfuggire alle conseguenze, ma con l'esercizio del libero arbitrio si può guidare il proprio futuro e creare il proprio destino. L'astrologia rivelerebbe allora quali sono i risultati delle azioni che non ricordiamo perché commesse in vite precedenti. (Raman, Planetary influences, pag. 25)
I pianeti indicano quindi i risultati del Karma precedente, però senza che vi sia nulla di prestabilito riguardo gli effetti del nuovo Karma che si crea con l'agire quotidiano.
Secondo VARAHAMIHIRA (astrologo-astronomo del sesto secolo d.C.), l'astrologo deve possedere le seguenti virtù: "deve essere pulito, efficiente, coraggioso, eloquente, geniale, conoscitore dell'ora e luogo, sincero, non timido in pubblico, non farsi sovrastare dai colleghi, esperto, scevro da vizi, ben versato nell'arte di celebrare i riti sia di tipo preventivo che terapeutico, come nell'arte della magia e dei bagni, dedito agli dèi ........"
Soprattutto, l'astrologo indiano è consapevole di studiare e praticare una sacra scienza!
Il prof. Ramakrishna Bhat, capo del dipartimento di Sanscrito presso l'Hindu College dell'Università di Nuova Delhi, ha scritto: "Nell'antica India gli astrologi erano tenuti in grande considerazione, poiché essi coniugavano una mentalità scientifica con un atteggiamento spirituale nei confronti della vita; essi conducevano un'esistenza pura e secondo alti principi morali. Praticavano questa disciplina non per ammassare ricchezze, ma per offrire una guida ai bisognosi e agli afflitti. Avevano lo scopo di eliminare le cause delle sofferenze della gente e di rivolgere le loro menti al Dharma e a Dio. E' per questo che che ci si aspetta dagli studiosi di astrologia un atteggiamento reverenziale. I lettori ricorderanno ciò che dice il Signore verso la fine della Gita: "Questo [insegnamento] non dovrebbe essere impartito a colui che non fa penitenza, non è devoto, non ha interesse e a chi Mi odia." Ciò è estensibile anche all'astrologia. Iniziando questo studio, si dovrebbe invocare la benedizione del Sole sull'insegnante e sullo studente affinché ci dia un chiaro intelletto, un cuore pieno di comprensione e pensieri puri. Che ci sia consentito di bearci nella Luce Misericordiosa di quel Supremo Fulgore!" (Fundamentals of Astrology, pag. 1-2)
Vorrei precisare che questa citazione è tratta da un libro stampato nel 1992 e tuttora in comune commercio.

I DUE ZODIACI


Molti di voi certamente sapranno che cosa è lo zodiaco. Mi scuso quindi se ripeterò cose ben note a beneficio di coloro che si stanno accostando a queste tematiche.
Si dice zodiaco quella fascia circolare che si estende 8°-9° a nord e a sud dell'eclittica (ovvero del percorso annuale del Sole sulla sfera celeste come lo si vede dalla Terra). Lo zodiaco è dunque una banda circolare larga circa 17° nel cui ambito si trovano sempre il Sole ed i pianeti, con l'eccezione di Plutone.
Il piano dell'eclittica è inclinato rispetto a quello dell'equatore celeste e forma un angolo di circa 23,5° (obliquità dell'eclittica). Questa è la distanza massima dall'equatore che il Sole raggiunge nei giorni dei solstizi.
Eclittica ed equatore si intersecano in due punti: uno di questi si chiama "punto zero" o "punto gamma" o "punto vernale" o "primo punto dell'Ariete". Questo punto serve agli astronomi per il calcolo della longitudine celeste. Questa è intesa come la distanza angolare, misurata sull'eclittica, tra il piano ove si trova l'oggetto celeste ed il primo punto dell'Ariete.
La cintura dello zodiaco è divisa in dodici parti uguali di 30° cadauna che rappresentano i dodici segni zodiacali. La posizione degli astri in questa cintura si calcola a partire dal punto vernale ed è espressa in gradi di longitudine celeste.
L'inizio dello zodiaco tropico è sempre identico al punto dell'equinozio vernale e cioè il punto dove si trova il Sole nel primo giorno di primavera. Trascura quindi il gruppo di stelle (costellazione) visibile alla levata del Sole nel giorno dell'equinozio stesso.
Lo zodiaco tropico non si basa sulle stelle fisse (o costellazioni), bensì su come è orientata la Terra rispetto al Sole sicché gli equinozi ed i solstizi segnano l'inizio delle stagioni. Al tempo d'Ipparco (130 a.C.), il Sole compariva all'equinozio di primavera all'inizio di un gruppo di stelle che formavano la costellazione dell'Ariete, con un accavallarsi del segno e della costellazione dell'Ariete. Oggi tuttavia, a causa dello spostamento di 50" l'anno (1° ogni 72 anni), il punto equinoziale è retrocesso in 20 secoli di circa 27°. Dimodoché l'equinozio di primavera (punto vernale) si presenta all'inizio della costellazione dei Pesci (Pisces) e tende a passare alle prime stelle della fine di quella (costellazione) dell'Aquario (Aquarius). (A. Barbault, La precessione degli equinozi e l'Astrologia, Ric. '90 n. 14)
Lo zodiaco tropico resta pertanto legato ai punti degli equinozi e dei solstizi, ed è insensibile al moto precessionale.
Due parole sulla precessione degli equinozi.
Se prolunghiamo l'asse di rotazione terrestre fino alla volta celeste, notiamo che il Polo Nord celeste va a cadere vicino ad una stella appartenente all'Ursa Minor, chiamata Stella polare. Poiché il movimento di rotazione della terra attorno al proprio asse non mantiene un parallelismo assoluto (ciò è dovuto all'attrazione combinata che Sole e Luna esercitano sul rigonfiamento equatoriale) ma bensì si sposta lentamente descrivendo un cono di 47° di apertura, il polo celeste si sposta a sua volta tra le stelle. Intorno al 7000, Alderamin (Alpha Cephei) diventerà la stella polare, e intorno al 14000 lo diventerà Vega (Alpha Lyrae). La durata di questo moto di precessione è di circa 26.000 anni.
L'astrologia indù considera la precessione nei calcoli relativi alle longitudini planetarie. Essa usa uno zodiaco suddiviso in dodici settori di 30° cadauno tendenzialmente coincidenti con le costellazioni delle stelle fisse, malgrado che le stesse si estendano fra i 19° (Libra) ed i 41° (Pisces).
Il punto di partenza dello zodiaco siderale corrisponde al punto gamma dell'epoca in cui si sono sovrapposti il segno e la costellazione dell'Ariete. Non si conosce in quale data precisa ciò sia avvenuto e le opinioni in proposito differiscono considerevolmente. Si va infatti dal 76 a.C. (P.E.A. Gillet) al 397 d.C. (B. V. Raman), passando per il 285 d. C. (Cyril Fagan).
A complicare ulteriormente le cose, non c'è accordo tra i sideralisti su quale sia il punto della costellazione dell'Ariete da prendere a riferimento. Infatti, mentre è facilmente accertabile in quale parte del cielo cade oggi l'esatto punto equinoziale, è difficile da accertare quale sia il primo punto della costellazione dell'Ariete. E' controversa l'attribuzione alla stella fissa che gli Indù chiamano "Revati"; conseguentemente, varia il momento storico in cui il primo punto della costellazione ha coinciso con il punto vernale. L'"Ayanamsha" (e cioè la differenza tra i due zodiaci, misurata dalla differenza tra l'odierno punto dell'equinozio di primavera - attualmente all'inizio della costellazione dei Pesci - e l'inizio della costellazione dell'Ariete) varia pertanto - per l'anno 1950 - dai 21°42' calcolata da B. V. Raman ai 24°02' di Fagan-Bradley.
La maggior parte degli astrologi vedici sono però attestati sui 23°10' calcolati per incarico del governo indiano (N. C. Lahiri Ayanamsha).
Per passare dall'oroscopo occidentale a quello indù è pertanto sufficiente sottrarre l'ayanamsha; si ottengono le nuove posizioni planetarie e il nuovo ascendente del soggetto. Parlerò di questo più avanti. Al momento è sufficiente notare che molti si troveranno con il segno zodiacale cambiato: ad esempio un Cancro si ritroverà Gemelli, un Acquario si scoprirà Capricorno. Ciò potrà risultare gradito o sgradito, ma è bene ricordare che l'astrologia vedica non attribuisce grande importanza ai segni solari e soprattutto l'ottica interpretativa è completamente diversa, essendo gli indù più interessati a delineare eventi e fare previsioni piuttosto che a tracciare profili psicologici.
Non bisogna inoltre dimenticare che non si deve mai mescolare i due sistemi né giudicare un sistema usando i principi dell'altro: si farebbe solo confusione.

DIFFERENZE INTERPRETATIVE


Lo zodiaco indù è suddiviso in dodici segni (Rasi) esattamente uguali a quelli occidentali. I signori dei segni sono i sette pianeti classici poiché non vengono considerati Urano, Nettuno e Plutone. Gli indù attribuiscono inoltre grande importanza ai nodi lunari, RAHU (nodo nord) e KETU (nodo sud), .
Nello zodiaco si trovano anche 27 costellazioni (Nakshatra) che si estendono per 13°20' dell'arco zodiacale. Ciascuna costellazione è divisa in quattro parti (Pada) di 3°20': dunque in ogni segno zodiacale si trovano mediamente due costellazioni e un quarto. Ne consegue che alcune costellazioni si trovano interamente in un segno mentre altre lo occupano solo con alcuni quarti.
Le costellazioni sono governate dai 7 pianeti classici e da Rahu e Ketu.
L'inizio della prima costellazione, Aswini, coincide col primo punto dell'Ariete.

Pier
Da http://www.aneshvari...ica/indian1.htm

#7 silvya

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    kkkhhh??

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Inviato 26 aprile 2009 - 12:40

La madre rappresenta la luce del giorno in un tema natale, le esperienze che facciamo con gli amici il gusto del vestirsi del mangiare di ciò che ci piace, il padre invece rappresenta la notte, sono le cose in qui investiamo tipo il tempo e ci danno dei benefici nel tempo tipo la scuola o gli investimenti matrimoniali dal punto di vista femminile, per capirci bene io ho comparato il mio oroscopo con quello di un' altra persona che poi era la stssa che mi ha insegnato, in tempo reale e poi ho tratto le mie conclusoni. Mia mamma è del leone, segno creatore di luce, perchè è la rappresentazione del dio del sole, influenza il mio lato sinistro che è quello della crescita emotiva, mio papà invece è dei pesci e regge la mia crescita pratica. i pesci sono appoggiati alla luna, nella sua casa però c'è la dea che viene rappresentata dal cancro. Il sole viene visto come un dio al maschile che governa l'elemento fuoco (la forza la grinta) e il suo massimo splendore potrebbe essere nei giorni senza notti. La luna è femminile, elemento acqua, ed è l'unico satellite della terra.

#8 merenseth

merenseth

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Inviato 26 aprile 2009 - 09:25

L'ASTROLOGIA ARABA

L'Astrologia Araba deriva, parzialmente, da quella Persiana e dagli insegnamenti contenuti nello Zend Avesta. A tutt'ora, alcuni metodi di calcolo che possono essere usati sono di origine persiana e caldea. Precursori di questa corrente si possono considerare anche i tre Re Magi.

Il periodo d'oro dell'Astrologia Araba inizio' nel 9 secolo d.C., si puo' quindi notare come questa corrente sia molto piu' giovane rispetto allo Jyotish.
Gli arabi divisero quasi subito l'astrologia dall'astronomia definendo la prima, un metodo per prevedere gli eventi e la seconda lo studio organico dei corpi celesti. Molto spesso le due discipline si incontravano soprattutto perche' in Astrologia Araba si fece uso molto presto delle cosiddette "stelle fisse", una metodologia non usata in Astrologia Occidentale.

Molti furono gli studiosi arabi che contribuirono al perfezionamento di questa disciplina ma quelli che vale la pena nominare sono Ja'far ibn Muḥammad Abū Ma'shar al-Balkhī (VIII secolo d.C.), prominente studioso che realizzo' il modello chiamato "eliocentrico", Muhammad ibn Musa Khwarizmi(VIII secolo d.C.) i cui studi matematici molto diedero anche all'astrologia. Al Khwarizmi fu il primo a riunire in modo organico gli studi sulla matematica avanzata e a scrivere un libro sulle equaziono. Dal suo nome latinizzato (Algoritmi) deriva il termine moderno "algoritmo".
Alcabito (Abû al-Saqr al-Qabîsî 'Abd al-'Azîz ibn Uthmân, X secolo d.C.) autore di un trattato sull'astronomia giudiziale.
Abū Rayḥān Muḥammad ibn Aḥmad al-Bīrūnī (Al Biruni, X secolo d.C.) autore, pure lui, di un imponente trattato di astrologia, astronomia e geometria.
Al Biruni e' probabilmente l'autore di riferimento piu' importante perche' e' ancora possibile reperire, in edizione moderna, il suo "Trattato sull'Arte dell'Astrologia" (che e', in effetti, una porzione dell'opera completa su astrologia, astronomia e geometria) e alcuni suoi lavori sui minerali e le pietre (per chi si occupasse di cristalloterapia).

Il trattato di Al Biruni sull'astrologia e' sicuramente un passo imprescindibile per studiare l'Astrologia Araba. Si tratta di un libro di dimensioni contenute che spiega dettagliatamente le basi su cui si fondano le leggi di questa astronomia, e' fornito di chiari schemi e di rimandi continui che mettono in corrispondenza l'Astrologia Araba con quella Vedica (con cui condivide alcune regole) e quella Egiziana.

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTA8PxyCUZPcW2l5OEEg3sHD1hPDfiIva20XvaCt7dM3qYRFjjv4w

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#9 merenseth

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Inviato 26 aprile 2009 - 09:46

ASTROLOGIA ARABA - Fondamenti

L'Astrologia Araba condivide alcuni fondamenti con quella Vedica per cui non sto a ripetere cio' che ha detto Pier e mi limito a rimandare a quanto da lui gia' scritto a riguardo della precessione degli equinozi dato che anche nell'Astrologia Araba classica si usa l'Ayanamsha. Alcuni astrologi non ne fanno uso ma cio' snatura il sistema. E' ottimo, quindi, quanto scritto da Pier sui due zodiaci; aggiungo che pure "noi" che ci occupiamo di Astrologia Araba ci attestiamo sul calcolo di Lahiri.

Lo schema utilizzato e' simile a quello vedico del Nord:
Immagine inserita

Inizialmente questo schema puo' risultare un po' difficoltoso, soprattutto per collocare i pianeti al loro giusto posto e per questo, per avere un aiuto, quando si redigono le prime carte in copia personale, prendere a prestito lo schema vedico del Sud che con le sue case quadrate e susseguenti e' piu' facile da seguire.

Come in Astrologia Vedica, anche in quella Araba ogni casa e' rigidamente di 30 gradi e ogni casa include un segno zodiacale intero. I segni sono gli stessi dell'Astrologia Occidentale, se ne variano solo i nomi, chiaramente in arabo o persiano ma al giorno d'oggi si usano tranquillamente i nomi classici.
La difficolta' dello schema arabo sta nel fatto che ogni casa finisce e inizia non all'inizio o alla fine di ogni triangolo, bensi' nel suo centro, in corrispondenza della sua cuspide per cui, in realta', ogni triangolo appartiene a due segni.
Idealmente, cosi', possiamo intravvedere quattro quadrati per ogni lato, proprio come nello schema vedico del Sud ed e' per questo, che almeno inizialmente, puo' essere utile sostituirlo a quello arabo.

Anche nel mondo arabo, le case, come detto, sono di 30 gradi esatti per cui, prendendo ad esempio l'immagine che ho postato, se l'Ascendente cade a 20° del Sagittario, tutte le case seguenti cadranno a 20° dei segni a venire (20° in Capricorno, 20° in Acquario, 20° nei Pesci e cosi' via).

Gli astrologi arabi, al pari di quelli vedici, sono piu' interessati a studiare un cielo di nascita in cerca di presagi che facciano capire come la vita futura di un soggetto possa svolgersi piuttosto che per comprenderne il carattere. Cio' non toglie che il sistema arabo possa ben mostrare anche il carattere di un individuo, cio' in cui e' piu' o meno portato.
Per le previsioni, il sistema arabo ha elaborato un interessante metodo basato sulla rivoluzione solare ed un altro sulla rivoluzione dell'Ascendente di nascita.
In epoca piu' recente e' stato steso anche un trattato basato sulle rivoluzioni annuali mentre paiono non avere alcuna importanza i transiti.

Vale la pena, in futuri post, spendere qualche parola sulla filosofia dei numeri applicabile all'Astrologia Araba dal momento che molti calcoli che vengono fatti per stendere un cielo di nascita si basano su un computo preciso.
D'altra parte, gli schemi approntati dagli arabi sono ancor oggi un punto di partenza fondamentale per chiunque si voglia avvicinare anche alla magia.

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#10 pier

pier

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Inviato 26 aprile 2009 - 10:03

L'ASTROLOGIA ARABA
.............



Come ho preannunciato inserisco l'articolo sulla reincarnazione del prof.Mandel responsabile dei Sufi in Italia , i mistici dell'Islam.
Poichè in molti tipi di astrologia si parla anche della reincarnazione mi pare corretto inserire nell'intervento di merenseth l'articolo del prof Mandel che ha il pregio di fare anche il confronto con altre filosofie/religioni .
Per questa ragione ritengo di non essere andato OT e se è così mi scuso .

Sussiste il concetto di reincarnazione nell’Îslâm? E, in particolare, per i Sufi?- di Gabriele Mandel Kan.-
Uno dei più eminenti sufi, il maestro turco cAzîz âlDîn Nasafî, nato a Nasaf, in Transoxiana nel XIII° secolo e vissuto ad Ârbaqûq (sud dell’Îrân), nel suo Kitâb âlÎnsân âlKâmil (Il libro dell’Uomo perfetto), affermò a proposito della metempsicosi: «E’ una dottrina immemorabile, presente da millenni e millenni d’anni fra gli uomini. I tre quarti degli abitanti di questo mondo, che dico: ancor più, sono stati e sono impegnati in questa via [...]. Per gli adepti della reincarnazione il luogo del ritorno è quello stesso in cui, avendo soggiornato in origine, l’anima aspira a tornare [...]; e questo luogo è l’Essere Necessario, Dio [...]. Per gli adepti della reincarnazione tutto ciò che appartiene al mondo sublunare - ossia il mondo della generazione, della corruzione, delle nature e degli appetiti - costituisce l’Inferno e gli abissi dell’Inferno». Su queste posizioni si trovò anche il grande maestro sufi Jâbir bn cAbdÂllâh âlÂnsârî, nel suo commento al Versetto 28ª85.
Per i vari tipo di reincarnazione, metempsicosi e trasmigrazione sussistono in arabo vari termini: naskh; taqmis âlârwâh; tanâsukh; maskh, che è la trasmigrazione comprendente anche l’eventuale passaggio in un animale; raskh: anche in piante o minerali, secondo una teoria evoluzionistica esposta da Jalâl âlDîn Rûmî; faskh: ogni tipo di trasmigrazione. Il termine Rajca, o karra significa letteralmente “ritorno”, e perciò ha tre differenti adattamenti interpretativi. Vi credono i membri di varie sette di ghulât [il ghâlî (esagerato) è un estremista disapprovato dagli ortodossi, ma in effetti a semplice tendenza speculativa per lo più avventista]. I Sufi che credono nella reincarnazione, vi credono esclusivamente nella sua accezione di “metempsicosi”: la trasmigrazione di un’anima da un corpo umano deceduto ad un altro corpo umano che nasce, dato l’assunto che solo l’essere umano è responsabile delle sue scelte e nella vita terrena è dotato di libero arbitrio, pur se limitato dall’ambiente. L’anima trasmigrerebbe in una serie di rivisitazioni terrene che la perfezionerebbero e la depurerebbero dalle negatività, dandole così la possibilità di ritornare pura nell’oceano infinito che è Dio. V’è infatti da dire che laddove il Corano parla ai musulmani di Paradiso e di Inferno, prosegue anche ammonendo che si tratta di parabole, mentre il vero premio è il ritorno in Dio.
E’ possibile che alcuni sufi si siano accostati al concetto di reincarnazione nei momenti storici in cui l’Îslâm imperava in India, a causa della stretta vicinanza con religioni per le quali la reincarnazione è basilare: hinduismo, buddhismo e jainismo. In particolare accettarono il concetto di reincarnazione i munasukhin (o munasihî), gli hulûliyyn (gli Incarnazionisti)¸ e - tra i sufi - molti appartenenti alla tarîqa Çishtiyya, fondata Immagine inseritada Mucîn âlDîn Hasan Çishtî (1142-1236), cui si rifece in seguito l’illuminato imperatore moghul Âkbar (1542-1605). I Moghul furono l’ultima ondata di conquistatori turco-afghani che portarono l’Îslâm all’India. I primi furono Ghaznavidi e Ghoridi, 997-1192; e poi la dinastia fondata da Qutb âlDîn, 1206-1211. Infine i Moghul, o Grandi Mongoli, cosiddetti perché idealmente intendevano riallacciarsi all’impero di Gengis Khân. Dal grande tronco della Confraternita sufi Çishtiyya sorgeranno poi i due potenti rami della Sâbiriyya (fondato da cAlâ’ âlDîn Sâbir, ?-1291); e della Nizâmiyya (vivificata da KalîmÂllâh Jahânâbâdî, ?-1729), che proseguirono nella corrente reincarnazionista, condivisa anche, oggi, dalla Ânjumaniyya, ramo della Âhmadiyya (India).
In particolare aderirono al concetto della reincarnazione lo shaykh âlShuyûkh della Confraternita Çishtî, Malik Muhammad Jâyasî (1493-1542), che tra le numerose opere compose un vasto poema di 5.000 versi, il Padumâvâti, considerato la più antica opera d’una certa importanza in un dialetto indiano; e Muhammad Ghawth Gwâliyârî (1500-1562) esponente della Shattariyya e discendente diretto del celeberrimo maestro e poeta sufi Farîd âlDîn cAttâr. La loro propensione fu comunque avversata, in India, dalla Naqshbandiyya, con una ortodossia intransigente, contrastata e criticata tuttavia da altre Confraternite.
Altre formazioni islamiche molti dei cui adepti credono nella reincarnazione o ne accettano il principio, sono la Âhl âlHaqqiyya, la Nuseiriyya, la Âhmaditi Saba’iyya e la Kaysâniyya; vi è anche una parte esigua dei Râfida e della Zaydiyya, che fu un elemento costitutivo dello Shicismo imâmita dapprima, duodecimale poi.
D’altro canto, e comunque sia, il Corano non dice specificatamente che la teoria della reincarnazione è da ricusare, e nell’Îslâm vige la consuetudine secondo la quale tutto ciò che nel Corano non è specificatamente vietato è ammissibile. Nell’Îslâm i Sufi che propendono per la reincarnazione interpretano alcuni passi coranici come indicazioni, forse anche relativamente vaghe, che li autorizzano però a crederci. Ecco alcuni passi: Dio prende a Sé [yatawa] le anime al momento della loro morte, e quelle che dormono senza essere morte. Trattiene quella di cui ha decretato la morte, e rimanda le altre fino al termine fissato. Davvero in ciò vi sono dei segni, per gente che riflette (39ª42). Tu fai entrare la notte nel giorno e Tu fai entrare il giorno nella notte, e Tu fai uscire il vivo dal morto, e Tu fai uscire il morto dal vivo. E Tu attribuisci a chi Tu vuoi, senza lesinare. (3ª27). «Signor nostro, ci hai fatti morire due volte e due volte ci hai dato la vita. Riconosciamo le nostre colpe; esiste una via per uscirne?» (40ª11).
E infine il Versetto 2ª259: O quell’altro che passando per una città dai tetti crollati, disse: «Come potrà Dio darle la vita dopo la sua morte?» Dio lo tenne morto per cento anni. Poi lo resuscitò e disse: «Quanto sei rimasto?» Disse: «Sono rimasto un giorno, o una parte di giorno.» Disse: «No, sei rimasto cento anni…» Analoga a questa vicenda è la leggenda dei “Sette dormienti”, citata nel Corano e accolta dall’Îslâm come verosimile allusione alla reincarnazione, ma per alcuni musulmani dell’India chiaro adombramento della reincarnazione.
Gli shiti reincarnazionalisti preferiscono comunque citare i Versetti 2ª243 (Non hai visto quelli che uscirono dalle loro case - ve n’erano a migliaia - per paura della morte? Poi Dio disse loro: «Morite.» Poi rese loro la vita.); 17ª6; 24ª55; 28ª5,6; 27ª83-86. Alcuni poi vanno sino ad aggiungere una parola - wa manshûra (e sarà ricondotto alla vita) - al Versetto 3ª185: Ogni anima gusterà la morte; ma, certo, il giorno della Resurrezione riceverete le vostre retribuzioni. Inutile dire che ogni aggiunta al Corano è del tutto inammissibile.
Leggendo ancora il già citato Maestro transoxiano cAzîz âlDîn Nasafî, troviamo: «L’anima umana è un’anima parlante. A questo livello è “l’anima imperativa”. A grado a grado si innalza sino al livello dei saggi.
Giunta a questo livello è detta “anima biasimante”. A grado a grado si innalza ancora sino al livello degli Amici di Dio. A questo livello l’anima parlante è detta “anima santificata”. Di grado in grado, s’eleva ancora sino al livello dei profeti. Giunta a questo piano l’anima parlante è detta “anima pacificata”. L’anima raggiunge allora la perfezione, e per lei è il tempo del ritorno. «O anima placata! Ritorna al tuo Signore appagata e appagante; entra dunque coi Miei servi, entra nel Mio Paradiso!» (Corano, 89ª27-30). Quel “a grado a grado si innalza ancora…” è stato interpretato da alcuni saggisti come indicazione delle successive reincarnazioni.
Nel suo commento, il Maestro Nasafî afferma: «O sufi! Ritorna al tuo Signore significa: O Anima, raggiungi le intelligenze e le anime del mondo superiore, i gradi del paradiso. Entra nel Mio Paradiso significa: raggiungi l’Intelligenza prima, che è il tuo paradiso precipuo. Quando l’anima giunge al livello dei saggi supera l’Inferno e raggiunge i gradi del Paradiso. Quando giunge al livello degli Amici, supera i gradi del Paradiso, e giunge al suo paradiso specifico. Quando giunge al livello dei profeti, supera il suo paradiso specifico e giunge a Dio. Corano, 54ª54-55: E per i timorati, Giardini con ruscelli, in un soggiorno di Verità presso un Re onnipotente [Muqtadiru].
«O sufi, sinché non ti sarai purificato del tutto dalle inclinazioni biasimevoli e non ti sarai ornato di qualità lodevoli, non ti potrai liberare dall’Inferno e non raggiungerai i livelli del Paradiso. Sino a che non saprai e non vedrai la realtà delle cose e la loro ragion d’essere, non accederai al Paradiso che è il tuo. Sino a che non morirai a te stesso e non ti rianimerai in Dio, non giungerai a Dio. Queste tre tappe corrispondono rispettivamente alla Sapienza, all’Amicizia divina, alla Missione profetica [...].
«Così l’anima, da abisso in abisso, ridiscende sino a che non ha espiato secondo le sue colpe e non è stata punita secondo i suoi crimini. (Corano, 4ª56): Ogni volta che le loro pelli si saranno disseccate, Noi ne daremo loro un’altra di ricambio perché gustino il castigo. Dio è, certo, Potente [âlcazîzu] e Saggio [âlHakîmu]. Una volta giunta nelle profondità dell’Inferno [abbiamo visto sopra che Nasafî chiama inferno la vita sulla Terra], l’anima risale a grado a grado e raggiunge livello umano. Se questa volta ancora non conquista la perfezione, l’anima, di nuovo, dopo la separazione dal corpo, si reincarna, sino a che non abbia espiato i propri errori e non sia stata castigata per le sue colpe, poi risale [...] Passa così da forma umana a forma umana sino a che raggiunge la perfezione [...]. Ogni volta che l’anima lascia un corpo per prenderne un altro, diventa più perspicace e più atta. L’estrema perspicacità e attitudine di certe anime è dovuta agli effetti di questa reincarnazione ripetuta [...].
Più l’anima è elevata, più la sua conoscenza e la sua purezza sono grandi. Pertanto l’anima che ha maggior conoscenza e purezza corrisponde all’anima e all’intelligenza d’un rango più elevato, ed a questo farà ritorno. O sufi, quando invece l’anima passa da un corpo umano ad un altro che è inferiore al precedente, scende in un abisso. Vi è allora metamorfosi (maskh). Quando passa da un corpo a un altro superiore al precedente, sale di un grado. Vi è allora metempsicosi (naskh)».
Il concetto di maskh è coranico (2ª61-65; 7ª166; 36ª67, in cui figura il termine stesso), ma si tratta per lo più di trasmutazioni di esseri umani in animali o pietre come castigo divino, per cui numerosi giuristi e teologi hanno dovuto parlarne, sviscerandone l’aspetto simbolico piuttosto che un senso reale. Per i Muctaziliti ciò rientra nel novero dei miracoli divini, mentre ne respingono ogni attinenza con la realtà i due eminenti teologi Âbû Bakr Âsamm, shâficita (861-958), e Hishâm ben âlHakam (il gran giudice di Basra).
In Nûr cAlîshah Elâhî abbiamo invece l’accettazione (unica a mia conoscenza) di un tipo di reincarnazione non accettata dai sufi, e ancor meno dall’Îslâm in generale. Egli scrisse infatti (L’Esotérisme kurde, pagina 145): «Un’altra punizione è entrare nel corpo di un animale che sia lecito o non lecito mangiare. Stanno entro questo animale a causa di un peccato che hanno commesso, e capiscono che le pene sopportate entro il corpo di questo animale sono la conseguenza del loro sbaglio.»
(Questa pagina e la seguente non hanno attinenza con il Sufismo ma, il sapere,il conoscere è arrichimento dello spirito)
Poiché indubbiamente l’origine e il nesso filologico della teoria sono indiani, vediamone allora in breve i passi salienti, per determinarne le differenze con il Sufismo (i sufi, dopotutto, non ignorano i princìpi delle altre religioni).
Immagine inseritaNel Libro sacro induista Srimad Bagavatam: (circa 500 aC) leggiamo: «Come chi cammina mette avanti i piedi uno alla volta, e come un bruco procede da filo d’erba a filo d’erba, così ogni essere trasmigra da un corpo all’altro a causa delle sue azioni» (X°,1°40). In un altro importantissimo Libro sacro hindù, il Bagavad Gita, leggiamo la quartina II°22: «Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, così l’anima si riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili».
Per l’hinduismo l’anima, situata nel corpo, prova dunque desideri, gioie e dolori, ma dipendenti dal corpo. Sono il prodotto dei sensi, che sono gli strumenti messi a disposizione dell’essere per appagare i suoi desideri e per metterlo alla prova. A seconda dei desideri e delle attività l’essere è dunque responsabile dei dolori e delle gioie che lo toccano: «Così l’essere individuale segue, nella natura materiale, diversi modi di vita e gode dei tre influssi della natura materiale. Ciò è dovuto al contatto con questa natura. Incontra allora piaceri e sofferenze nei vari tipi di corpi» (Bagavad Gita, XIII°, 22).
Esiste il modo di liberarsi da questo samsara? Per quanto si riferisce alla gerarchia dei valori nei diversi sistemi hinduisti di liberazione, il sistema dei Veda è la Kriya, cioè atti (morali e rituali); quello dei Vishnuiti è precipuamente la devozione (bhakti); quello degli hivaiti è la conoscenza (jnana); quello dei Tantra della mano destra è il sistema del progresso attivo (pravrtti) verso la liberazione; quello dei Tantra della mano sinistra è il sistema del ritorno (nivrtti) all’origine, o anche quello della non-attività. Il passaggio dallo stato di essere umano (pasu) a quello di maestro (vira) si effettua mediante la rottura degli otto vincoli (pasa) che condizionano l’esistenza morale dell’essere umano comune: misericordia (daya), turbamento (moha), vergogna (lajja), famiglia (kula), moralità (sila), casta (varna), tenerezza (gharna), paura (bhaya). Condizione superiore è quella dell’essere illuminato (diviya).
Attorno al VI° secolo a.C., Mahavira, contemporaneo del Buddha, fondò il Jainismo, per il quale si sfugge alla reincarnazione karmica grazie alla non-violenza (ahimsà).
La dottrina Sànkya, fondata dal filosofo ateo Kapila (uno studio analitico dell’anima spirituale), introdusse invece il concetto d’una materia primitiva, eterna (prakriti), che entra in rapporto con la reincarnazione karmica.
Immagine inseritaInfine il concetto buddhista. E’ dissimile da quello hinduista della trasmigrazione, dal momento che non considera la sussistenza di un’anima eterna e perciò immutabile.
L’essere è solo un aggregato di spirito e materia, e la rinascita è semplicemente la manifestazione, in un essere, degli aggregati (khanda), o agglomerazioni, aggregazioni. Così come uno stato fisico è condizionato da uno stato fisico precedente che ne è la causa (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma), del pari una vita psicofisica è condizionata dalle cause che hanno preceduto la sua nascita. “Diviene” perché nella vita precedente ha avuto il desiderio di divenire; e l’attuale desiderio di divenire condiziona il rinascere nella vita seguente. In un certo senso la forza di vita impressa in un essere trasmigra in un essere successivo, così come l’energia passa e determina il vivere in un successivo essere, e non la stessa materia o la medesima anima del concetto hinduista.
Tutto esiste e nulla esiste, essendo tutto forma illusoria così come la intendiamo: sia ciò che è costituito da aggregazioni di atomi, di cellule, sia ciò che si pensa, sia ciò in cui si crede. Il pensiero è energia e consuma energia, ed anche la materia è un coordinamento di energia elettrica: “un sottile calore impulsato”, come diceva il Buddha. Tutto esiste come fatto in sé, come proiezione del nostro pensiero che vede materia laddove vi sono aggregati atomici di quanta di energia, e quindi tutto è una somma delle nostre supposizioni, delle nostre credenze.
Comunque sia non dobbiamo pensare che tutti i pensatori, anche quelli lontani da queste religioni, si siano disinteressati dell’argomento. Alcuni, fosse solo per conoscenza e per studio, ne hanno trattato nei loro scritti, da Léon Denis (1846-1927) al biologo Maurice Maeterlinck (1862-1949), dagli psichiatri Jan Steevenson e Denys Kelsey, allo psicologo William Bryan.
Certo è, comunque, che ogni via per indagare è una via aperta. Sta a noi scegliere positivamente o negativamente (Rammentiamo l’esortazione del Profeta: «Impegnatevi nella ricerca del Sapere, doveste per questo andare sino in Cina»). Secondo il Corano, Dio vuole che ognuno di noi abbia una istruzione, ma dello scibile sapremo soltanto ciò che Dio, unico detentore assoluto della Scienza, concederà che noi si sappia, come è appunto affermato dal Corano: Dio sa ciò che è davanti a loro e ciò che è dietro di loro. Della Sua scienza essi colgono solo ciò che Egli vuole che colgano (2ª255). Sta a noi scegliere come



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#11 merenseth

merenseth

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Inviato 27 aprile 2009 - 09:14

GLI ANNI ENNEATICI E LE ORE PLANETARIE

Come gia' detto, l'Astrologia Araba e' molto influenzata da sistemi precedenti tra cui quello caldeo.
I caldei non avevano nozione di longitudini o latitudini e quindi non potevano calcolare ascendenti o medii cieli, inoltre non conoscevano gli ultimi tre pianeti del nostro Sistema Solare.
Non avendo neanche una divisione temporale simile al nostro orologio, i caldei si basavano sui presunti effetti dei pianeti conosciuti per dividere il tempo diurno e notturno.
Su questa scorta, gli arabi hanno elaborato una tabella nota come "Tabella delle Ore Planetarie" a cui si assegna l'influenza di un determinato pianeta (o luminare) ad un'ora data di un giorno definito. Ad esempio, sappiamo che le ore 15.00 di un giovedi' sono sotto l'influenza di Giove e che le ore 03.00 di una domenica sono sotto l'influenza di Mercurio.
Essere sotto l'influenza di un pianeta piuttosto che un altro puo' favorire determinate attivita' e renderne meno facili altre. Ad esempio, nell'ora di Giove e' piu' facile acquisire beni, viaggiare, andare in tribunale, tentare di avanzare nella carriera ma e' sconsigliato assumere medicine, firmare contratti, darsi al commercio.
Secondo Ambelain, gli ultimi tre pianeti del Sistema Solare e cioe' Urano, Nettuno e Plutone non potrebbero essere riconosciuti come ore planetarie in quanto sconosciuti dagli arabi. Volendo, pero', si possono associare rispettivamente a Marte, Giove e Saturno. Tuttavia questo esula dall'utilizzo ortodosso delle ore planetarie.
Coloro che studiano magia pratica sanno l'importanza di questa tabella che stabilisce in quale periodo del giorno praticare determinati riti con una ragionevole sicurezza di riuscita.
Va da se che ogni persona, quindi, e' nata in un'ora retta da un pianeta e questo pianeta, al pari di quello Signore dell'anno di nascita, diventa particolarmente importante.

In accordo con quanto riferito dalla Bibbia (di cui il Corano riconosce i primi cinque libri), l'eta' di un uomo si aggira sui 120 anni. A questo scopo, gli arabi hanno stabilito una tabella in cui la divisione di anni e di cicli partisse dall'anno uno di nascita e terminasse nell'anno 120.
La tavola dei Maestri degli Anni permette di sapere quale pianeta influenza un particolare anno della vita in modo molto simile ai Dasha e ai Bukhti vedici.
Sappiamo che i primi nove anni di un individuo sono retti dal Sole e che all'interno di questi nove anni, il quinto, per esempio, e' retto da Giove. Abbiamo quindi una reggenza Sole-Giove.
Nel trentacinquesimo anno di vita troveremo che l'individuo si trova in un ciclo di nove anni retto da Giove e nell'anno retto da Saturno ed essendo l'ultimo anno di un ciclo di nove, sara' un anno particolarmente sensibile.
In particolare, si considerano in grado di portare grossi cambiamenti (non sempre in bene) gli anni cosidetti climaterici, cioe' quelli che secondo la tabella, si trovano alla fine di un ciclo in congiunzione Marte-Giove o viceversa dato che questi due pianeti sono quelli che possono procurare i maggiori sconvolgimenti.
A tale proposito si definiscono gli anni 21, 49, 70 e 98 della vita di un individuo come i piu' sensibili.

La ricerca del Signore dell'Anno e dell'Ora di nascita oltre a dare una previsione di massima sull'anno a seguire, e' utile per definire i loro influssi sul cielo di nascita.

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTA8PxyCUZPcW2l5OEEg3sHD1hPDfiIva20XvaCt7dM3qYRFjjv4w

"He said shut up to me!"


#12 silvya

silvya

    kkkhhh??

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Inviato 27 aprile 2009 - 02:12

Il principio, sotto il quale l' individuo è influenzato, del sole e della luna, sulla terra, è quello delle opposizioni, ed è la chiave universale che riconduce, attraverso il periodo ellenistico della grecia, noi siamo solo influenzati, perchè è un processo che è più grande di noi, che ci invade e che stimola e questo può avvenire attraverso anche un 'altra persona o un esperienza o un animale, perchè per principio, la morte e la vita sono la stessa cosa sulla stessa terre, la punizione divina avviene tramite la vita, non c' è paradiso migliore della terra e non c' è inferno che non agisca tramite la terra, questo è anche un principio di generazione che passa dalla nascita di una persona che abbia un genitore del leone e uno della luna, e si confronta ciò col tema natale di una persona, che voglia sapere la sua vita come scorrerà, quali anni saranno più influenti per la sua crescita, e quali esperienze più significative per lui-lei, un astrologo specializzato, tiene sempre in considerazione che può esserci un percorso diverso tra uomo e donna perchè è il principio terreno di opposizione.

#13 pier

pier

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Inviato 28 aprile 2009 - 06:46

Nell’astrologia vedica sono molto importanti gli aspetti tra i vari pianeti ed i rapporti che hanno fra loro
Aspetti.
L'astrologia vedica tratta gli aspetti in modo assai diverso da quella occidentale. Innanzitutto essa considera che l'influsso di un pianeta si esercita sempre in senso orario; i pianeti, poi, lanciano aspetti oltre che su altri pianeti, anche sulle case, non importa se vuote. Ovviamente i pianeti malefici danneggiano case e pianeti che ricevono i loro raggi. Gli aspetti vengono considerati da un segno all'altro e non sono reciproci.
Rapporti tra pianeti
Altra peculiarità dell'astrologia indù è data dai rapporti di amicizia od inimicizia tra pianeti.
Tali rapporti possono essere "permanenti" e "temporanei".

Rapporti permanenti
Sole
amico di Luna, Marte, Giove
nemico di Venere, Saturno
Luna
amica di Sole, Mercurio
nemica di nessuno
Marte
amico di Sole, Luna, Giove
nemico di Mercurio
Mercurio
amico di Sole, Venere
nemico di Luna
Giove
amico di Sole, Luna, Marte
nemico di Mercurio, Venere
Venere
amico di Mercurio, Saturno
nemico di Sole, Luna
Saturno
amico di Mercurio, Venere
nemico di Sole, Luna, Marte
Rahu e Ketu
amici di Mercurio, Venere, Saturno
nemici di Sole, Luna, Giove


I pianeti che non sono né amici né nemici tra di loro si considerano neutrali.
Rapporti Temporanei
Si prende in esame la posizione dei pianeti nelle case. Quelli che si trovano nella seconda, terza, quarta, decima, undicesima e dodicesima casa da quella ove è situato un pianeta, (contandola come la prima) sono considerati amici temporanei di quel pianeta.
I pianeti nella stessa casa e nella quinta, sesta, settima, ottava e nona sono considerati nemici temporanei.
Combinando insieme ambedue le situazioni, si avranno sei tipi di rapporto come segue:
Amico permanente + amico temporaneo= migliore amico
Amico permanente + nemico temporaneo = neutrale

Neutrale permanente + amico temporaneo = amico
Neutrale permanente + nemico temporaneo = nemico
Nemico permanente + amico temporaneo = neutrale
Nemico permanente + nemico temporaneo = peggior nemico


I rapporti di amicizia od inimicizia planetaria sono utili per determinare l'effetto degli aspetti e dei periodi planetari (Dasa e Bhukti). Sono inoltre indispensabili per valutare l'efficacia dei pianeti nelle case.
Da : Conferenza tenuta al "Centro Astrologico" di Bologna da Enzo Barillà il giorno 17 dicembre 1994 - Pubblicata sulla Rivista "Ricerca ’90" numeri 23 e 24; sulla Rivista "Klaros" n. 1 - 2 - giugno-dicembre 1995 e Cio' che l'Astrologia Indiana ci puo' insegnare di Enzo Barilla'

#14 merenseth

merenseth

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Inviato 28 aprile 2009 - 11:49

PUNTI SENSIBILI IN UN CIELO DI NASCITA

L'Astrologia Araba riconosce alcune zone del cielo di nascita considerate sensibili perche' capaci di alterare (in bene o in male) le influenze dei pianeti che vi si trovano a passare.

Uno dei piu' importanti e' la cosiddetta "Via Combusta", una fascia che per alcuni autori va dal 18° grado dei Gemelli incluso al 2° Grado del Cancro e dal 18° grado del Sagittario al 2° del Capricorno. Altri autori attribuiscono una diversa collocazione a questa fascia ma quella sopraddetta e' la piu' comunemente accettata.
Un pianeta in Via Combusta ottiene un punteggio negativo al fine del calcolo delle dignita' per capire quanto potente esso sia. La posizione in Via Combusta, infatti, e' una delle situazioni meno favorevoli.

Un pianeta che si trovi "entro i raggi del Sole", ovvero in una congiunzione stretta con questo luminare (non piu' di 17 minuti di grado) si dice che e' "cazimi" e tutte le sue qualita' e caratteristiche vengono di molto accentuate.

Un pianeta, invece, che si trovi a meno di 8°30' o a piu' di 17 minuti dal Sole si dice che e' combusto e quindi mediamente sfortunato.

Infine, si ricorda l'Hyleg. Solo la Luna, il Sole o l'Ascendente possono trovarsi in un luogo hylegiale, cioe' dispensatore di Vita.
I luoghi hylegiali sono:
a) 5° sopra all'Ascendente o 25° al di sotto di esso;
b) Dopo la meta' dell'arco separante l'Ascendente dal Medio Cielo e fino a 5° oltre la cuspide di Casa 9;
c) Da 5° sopra la cuspide di Casa 8 fino a 7° sotto a quella di Casa VII.
Se ne' Sole e ne' Luna si trovano in questa posizione, e' l'Ascendente a diventare Hyleg definitivo.

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTA8PxyCUZPcW2l5OEEg3sHD1hPDfiIva20XvaCt7dM3qYRFjjv4w

"He said shut up to me!"


#15 silvya

silvya

    kkkhhh??

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Inviato 28 aprile 2009 - 02:17

Ciò che il sole fà di giorno la notte può disfare e viceversa, si oppone a questo moto la terra, il capricorno, e l'aria, la bilancia. Infatti nel cerchio dell'oroscopo come lo conosciamo, ci sono il sole col fuoco opposto all'aria e la luna con l'acqua opposto alla terra, capricorno, questi pianeti sono considerati come delle forze, e rappresentano le quattro casa base di un essere vivente, ascendente, discendente, la testa e i piedi, rispettivamente:l' apprendimento e la voglia di apprendere, il modo di capire e la crescita.Il segno che invece appartiene al mese in cui si è nati è i nostri propositi e le nostre ambizioni quella parte di noi che più ci piace mostrare agli altri anche i nostri doppi scopi e sara il nostro giudice insindacabile. Rappresenta la legge del fare e del ricevere, lo stesso che ci fà espandere e rimanere con i piedi per terra, il punto prossimo dell' evoluzione personale.

Volevo chiedere a Pier, siccome ho letto Siddartha, il divenire un budda nell'astrologia è alla fine di tutte le vite e con quale astrologia và comparato? Sempre se anche lui lo ha letto.

Messaggio modificato da cincin, 03 maggio 2009 - 07:12
unito 2 post


#16 pier

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Inviato 29 aprile 2009 - 07:10

Volevo chiedere a Pier, siccome ho letto Siddartha, il divenire un budda nell'astrologia è alla fine di tutte le vite e con quale astrologia và comparato? Sempre se anche lui lo ha letto.

Si ho letto il libro Siddartha , di Hermann Hesse, nel quale si parla di un giovane indiano vissuto in un India ambientata circa nel VI secolo a.C.
A prima vista dunque l’astrologia di riferimento sarebbe quella indiana con tutte le sue diramazioni (vedica, buddista , tibetana, ecc.) .
Però tutte le astrologie antiche (molte sono collegate fra loro , in quanto risentono delle rispettive influenze) trattano della conoscenza di se stessi attraverso le stelle . Conoscersi vuol dire capire anche il rapporto far noi e ciò che non conosciamo ma sappiamo esistere in modo intuitivo. Questa conoscenza ci porta ad una comprensione che ci libera dai legami che ci vincolano al nostro vissuto quotidiano che è fatto anche di tensioni, delusioni , paure ,ecc.
Questa conoscenza viene anche chiamata illuminazione . Conoscersi vuol dire liberarsi da tutto ciò e per chi crede nella reincarnazione e nella liberazione finale (anche diventare un budda) può trovare in ogni astrologia che non sia solo materialista un mezzo per avvicinarsi ad un sistema filosofico/religioso che gli faciliti questa liberazione finale poichè temo che la sola astrologia non consenta ciò.

Pier

#17 silvya

silvya

    kkkhhh??

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Inviato 29 aprile 2009 - 02:33

Grazie Pier, te l' ho chiesto perchè ho letto anche un'altro libro "Lo scimmiotto" scritto da un monaco buddista. E' la storia di una scimmia che nasce da una pietra a forma di uovo che è la parte di un monte, dopo un processo lungo di raggi di sole di luna di vento e di piogggia, e dopo aver preso la sua forma così perfettamente rotonda, con l'aiuto di un fulmine la pietra prende coscienza di se e ne esce fuori una scimmia, questa poi sarebbe la vera storia di goku, il monaco lo accompagna nel libro, in tutte le sue avventure, poi la scimmia diventa forte, immortale, e impara ad usare le sue armi per aiutare gli dei, che in questo modo la lasciano libera di vivere sulla terra. Penso che però questo faccia parte di una cultura più animista.

#18 pier

pier

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Inviato 29 aprile 2009 - 04:37

Grazie Pier, te l' ho chiesto perchè ho letto anche un'altro libro "Lo scimmiotto" scritto da un monaco buddista. E' la storia di una scimmia che nasce da una pietra a forma di uovo che è la parte di un monte, dopo un processo lungo di raggi di sole di luna di vento e di piogggia, e dopo aver preso la sua forma così perfettamente rotonda, con l'aiuto di un fulmine la pietra prende coscienza di se e ne esce fuori una scimmia, questa poi sarebbe la vera storia di goku, il monaco lo accompagna nel libro, in tutte le sue avventure, poi la scimmia diventa forte, immortale, e impara ad usare le sue armi per aiutare gli dei, che in questo modo la lasciano libera di vivere sulla terra. Penso che però questo faccia parte di una cultura più animista.


Alcuni studiosi credono che il personaggio sia stato ispirato dalla divinità hindu Hanuman l'eroe dall'aspetto di scimmia, avatar di Shiva dell'antica epica Ramayana di cui Xuanzang ha scritto dopo essere tornato in Cina.
Pier

Allega File(s)



#19 silvya

silvya

    kkkhhh??

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Inviato 29 aprile 2009 - 11:50

L' aria placa gli impulsi del fuoco e viceversa (impulso cosciente) la terra placa il moto dell' acqua e viceversa "fertilizza" ( emotività coscienziosa). In questo senzo l'individuo è iscritto nel cerchio dell' oroscopo con i piedi nella casa della luna, la testa nella casa del capricorno e le braccia una nel leone e una nella bilancia, ipotizzando sempre e comunque che sia una persona giusta equilibrata e moderata. Questo schema si usa e si tiene in considerazioni, quando ad esempio ci troviamo di fronte a una cuspide che vuole conoscere il proprio oroscopo, perchè per una cuspide l' ascendente è inesistente. Per capire cos'è una casa ci sono molti riferimenti, basta dire che la prima è quella di marte-ariete-fuoco, a seguire tutte le altre fino ai pesci che saranno la dodicesima.

Ogni segno zodiacala è di 3 decadi, ad esempio io sono un capricorno della prima decade, e quindi sarò influenzata e sostenuta dal segno che nel cerchio dello zodiaco mi precede che è il saggittario dell' ultima decade. poi c' è la decade di mezzo che è propria del segno e l'ultima decade che sarà più influenzata dal segno che precede di prima decade. Le decadi compromettono un pò i caratteri che appartengono ad un segno, e possono anche rendere un nativo del segno per niente incline a certe cose che invece descrivono il segno a livello caratteriale. Ogni segno governa un elemento, cancro scorpione pesci (Acqua) leone ariete sagittario (fuoco) capricorno vergine toro (terra) bilancia acquario gemelli (aria). Ognuno di questo segno ha la sua casa, ad esempio la numero uno è sempre quella dell'ariete, quindi si considera sempre che appartenga all'ariete. Quindi la prima casa rappresenterà sempre la voglia di intraprendere delle nuove avventure.

Messaggio modificato da cincin, 03 maggio 2009 - 07:14
unito 2 post


#20 pier

pier

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Inviato 01 maggio 2009 - 06:58

Questo è il mio ultimo intervento sull'astrologia vedica o Jyotish poichè continuare significa tenere un corso su tale astrologia e questo non è lo scopo di questo Thread o 3D.

Gli Astrologi vedici non si limitano a tracciare il solo tema di natalità.
Secondo il padre dell'astrologia vedica il mitico Parasara, occorre considerare sedici carte divisionali o Shodasavargas. Secondo il Prof. Bangalore Venkata Raman (Hindu astrology and the West, pag. 300) "la Rasi Kundali è la carta fondamentale su cui si basano tutte le altre. In essa si trovano tutti i fattori che verranno a maturazione nel corso della vita di un individuo. Essa però deve essere sezionata in altre carte in modo da potere ottenere una chiara visione di ciascuno di tali fattori. Spesso succede che gli indizi giudicati importanti nella Rasi (o oroscopo di base) siano modificati dagli elementi riscontrati nelle carte divisionali. Talvolta accadono eventi non rintracciabili nell'oroscopo di base ma i cui indizi sono potenzialmente presenti nelle carte divisionali."
Tutti gli autori sono però concordi nell'affermare che non è possibile stravolgere le indicazioni presenti nel Rasi. Ciò che vi si trova può essere accresciuto o diminuito dalle carte divisionali ma mai cambiato radicalmente.
1. Rasi. E' la carta di base.
2. Hora. Indica la ricchezza.
3. Drekkana. Indica fratelli, sorelle, legami familiari.
4. Chaturthamsa. Indica le proprietà immobiliari.
5. Panchamsa. Indica le inclinazioni e l'evoluzione spirituale.
6. Shashtamsa. Indica la salute e le malattie ereditarie.
7. Saptamsa. Indica i figli.
8. Ashtamsa. Indica la longevità.
9. Navamsha. E' la più importante e può essere utilizzata, insieme alla Rasi per indagare su tutti gli aspetti della vita del soggetto. La funzione principale sarebbe quella di valutare la vita matrimoniale del nato e di fornire indicazioni sul coniuge. Se un pianeta è forte sia nella carta natale che nella Navamsha, sicuramente darà buoni risultati. Se è forte nel Rasi e debole nella Navamsha, i risultati saranno meno positivi. Un pianeta che si trovi nello stesso segno zodiacale sia nel Rasi che nella Navamsha si trova nella condizione di Vargottama ed è considerato particolarmente significativo, nel bene o nel male.
10. Dasamsa. Indica la professione o vocazione.
11. Ekadamsa. Indica legati, eredità ed entrate improvvise derivanti da speculazioni e giochi d'azzardo.
12. Dwadasamsa. Indica i genitori ma non solamente. Dal suo esame gli Indù traggono informazioni sull'incarnazione precedente.







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